Giovedì 8 giugno 2017

Mi sono fermato tanto tempo fa....Il sito non mi sembrava necessario e tanto meno importante per la mia vita in quesi lunghi mesi. Alcuni mi hanno invitato a riprendere per 'raccontare gli 'ultimi tempi' del mio soggiorno su questa bella terra. Dovevo attendere ancora. Se mi sono deciso a riprendere a scrivere su questo amato compagno dei miei giorni nel tempo della mia solitudine è perchè 'sacerambro' è un sito' una 'cosa' che mi occupa e fa emergere il meglio dei miei pensieri e dei miei sentimenti. Chiedo scusa a chi so che attendeva che tornassi ad esserci nel web.....Eccomi dunque.... Dovrei fare un rapido sunto del vissuto di questi mesi. Ma a poche persone interessano le vicende che mi hanno sconvolto, almeno in parte, la vita. Sì, anche un prete e per di più carico di anni, incontra difficoltà di relazione e di comunione. Questo in fondo è il motivo per il quale mi sono 'trattenuto'a scrivere quaalcosa, poichè il sito è il racconto della storia di un prete. E' pur vero che il ministero pastorale anche se molo ridotto mi trova disponibile nella comunità pastorale di >Seregno. Confessioni, predicazione anche quotidiana, celebrazioni, incontri nei gruppi....ma la sensazione di trovarmi in una situazione di emarginazione se non è una tentazione poco ci manca. E' il risultato della messa in pensione di preti che potevano  ancora farcela a condividere l'esperienza cristiana di una comunità, sia pur piccola. Questo  spiega quanto ho confessato poco sopra, ossia la difficoltà di relazione e dei comunione. Un prete lungo la sua storiaa di pastore tante volte ha insistito su queste dimensioni dell'umano, la relazione e la comunione. Incontrare ora difficoltà a viverle nell'oggi tanto diverso di un ieri colmo di impegni e di gioia nel ministero....se non si sta attenti al soffio dello Spirito  porta alla delusione, a un sentimento di rifiuto, a una sommessa ribellione....Ma va bene così...Ho  alcune preoccupazioni di famiglia che richiedono una presenza di carità e di affetto.....

 

Sabato 10 giugno 2017

Ieri, venerdì 9 giugno la liturgia ambrosiana ha fatto memoria di S. Efrem.mI è caro fin dai primi anni del mio mministero. Ma chi era Efrem il siriaco?

Efrem il Siro  (Nisibis, 306Edessa, 9 giugno 373) è stato un teologo, scrittore e santo siro, fra i più antichi scrittori di lingua siriaca e il più importante fra essi.Autore di numerosi inni in lingua siriaca, visse buona parte della vita nella città natale ma fu esiliato a Edessa, dove morì nel 373.

Viene venerato come santo dai cristiani del mondo intero, ma in particolare dalla Chiesa ortodossa siriaca e dalla Chiesa cattolica sira. Venne riconosciuto come dottore della Chiesa cattolica nel 1920 da papa Benedetto XV nella sua enciclica Principi Apostolorum Petro del 5 ottobre.

Efrem ha scritto moltissimi inni, poesie e omelie in versi e commentari biblici in prosa. Questi ultimi sono opere di teologia pratica, per l'edificazione della Chiesa, scritti in un momento di grande incertezza attorno alla fede. Furono così famosi e apprezzati che venivano persino usati nella liturgia come testi di Scrittura ispirata assieme al Pastore di Erma e alle Epistole di Papa Clemente I. Per secoli dopo la sua morte, autori cristiani scrissero centinaia di opere pseudo-epigrafiche su di lui. Gli scritti di Efrem testimoniano una fede cristiana ancora primitiva ma vibrante, poco influenzata dal pensiero occidentale e più vicina al modo di pensare orientale

Anche oggi, dovendo occuparmi degli anziani della comunità pastorale in Seregno ho pensato a Lui tanto che ho ritenuto utile riportare una sua preghiera sulla sua condizione di anziano. Saper pregare così farebbe bene ai nostri anziani. Mi rendo conto che il nostro ministero 'pastorale e 'pirituale' si accontenta delle preghiere imparate da bambini. Quella che segue è una preghiera penitenziale di stampo e di cultura orientali. Vale la pena di conoscerla.Teniamo presente che la parola ricorrente 'metania' signidfica prostrazione, leggera o pesante.

Preghiera di sant'Efrem

La preghiera seguente è recitata dalla chiesa ortodossa ogni giorno della Quaresima, ed è inframezzata da metanie (prostrazioni):

Signore e Sovrano della mia vita, non darmi uno spirito di ozio, di curiosità, di superbia e di loquacità
si esegue una profonda metania
Concedi invece al tuo servo uno spirito di saggezza, di umiltà, di pazienza e di amore
si esegue una profonda metania
Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen
si eseguono 12 piccole metanie, dicendo per ciascuna: O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me
si esegue una profonda metania
Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen

 E questqa è la famosa preghiera di S. Efrem per gli anziani.

Preghiera per gli anziani

Questa è una delle più celebri preghiere, che raccoglie le intenzioni di una persona anziana:

Signore Gesù Cristo,
che hai potere sulla vita e sulla morte,
tu conosci ciò che è segreto e nascosto,
i pensieri e i sentimenti non ti sono velati.
Guarisci i miei raggiri e il male fatto nella mia vita.
Ecco, la mia vita declina di giorno in giorno,
ma i miei peccati crescono.
Signore, Dio delle anime e dei corpi,
tu conosci l'estrema fragilità della mia anima e del mio corpo,
concedimi forza nella mia debolezza,
sostienimi nella mia miseria.
Dammi un animo grato:
che mi ricordi sempre dei tuoi benefici,
non ricordare i miei numerosi peccati,
perdona tutti i miei tradimenti.
Signore, non disdegnare questa preghiera,
la preghiera di questo misero.
Conservami la tua grazia fino alla fine,
custodiscimi come per il passato. Amen.
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Efrem il Siro Inno primo sulla perla –

 

 

 

EFREM Siro, santo e dottore della Chiesa

 

Enciclopedia Italiana (1932)

 

di Giuseppe Ricciotti

EFREM (siriaco Aphrēm) Siro, santo e dottore della Chiesa. – È fra i più antichi scrittori di lingua siriaca e il più importante fra essi. Nacque a Nisibi, sentinella avanzata dell’impero romano nella Siria orientale, fra il 306 e il 307; suo padre, sacerdote idolatrico, lo scacciò di casa a 15 anni, allorché manifestò le prime simpatie per il cristianesimo, e il ragazzo, accolto da Giacobbe vescovo della città, fu battezzato a 18 anni. È dubbia la notizia che E. accompagnasse il suo vescovo al concilio di Nicea (325). Nella tradizionale lotta fra l’impero romano e il persiano, E. ebbe occasione di manifestare praticamente il suo amore per Nisibi nei varî assedi che la città subì dai Persiani (338, 346, 350). Nello stesso tempo coltivò gli studî, da autodidatta, e vi progredì al punto che il vescovo Giacobbe lo pose a capo della scuola di tipo catechetico che aveva aperta nella sua città poco dopo il concilio di Nicea. Dopo la disastrosa campagna persiana di Giuliano l’Apostata (363), Nisibi passò ai Persiani, ma E. con molti altri concittadini preferì alla sottomissione ai Persiani ntirarsi in territorio romano, e si trasferì a Edessa. Ivi, pur continuando il suo insegnamento e l’apostolato cristiano, abbracciò la vita monastica, che rispondeva alle sue inclinazioni ascetiche. È probabile che poco dopo il 370 E. si recasse a Cesarea a visitare il celebre Basilio (v.); è invece inverosimile che facesse una lunga dimora anche in Egitto. Invasioni di barbari e carestie gli offrirono occasione negli ultimi due o tre anni della sua vita di prodigarsi in favore dei bisognosi. Tornato alla sua vita monastica, morì nelle vicinanze di Edessa il 373, probabilmente il 9 giugno. Efrem fu soltanto diacono, non sacerdote: è anche più probabile che ricevesse tale ordinazione da Giacobbe di Nisibi (prima del 338), che non da Basilio in occasione della visita fatta a costui, come vorrebbero molti documenti. Venerato fin dalla prima metà del sec. V nella chiesa sira, e poi in quelle greche, il suo culto fu riconosciuto anche da Roma ed esteso alla chiesa universale con l’enciclica di Benedetto XV Principi Apostolorum (del 5 ottobre 1920), la quale dichiarò anche S. Efrem dottore della Chiesa. La sua festa è fissata, in Occidente, al 18 giugno.

Efrem fu uno degli scrittori più fecondi dell’antichità cristiana: questa sua produzione colpì già gli antichi che ne dànno varî computi, tutti naturalmente approssimativi; così, ad es., Sozomeno nella biografia che fa di E. (in Patrol. Graec., LVII, 1086-94) dice che egli scrisse trecento miriadi (3.000.000) di stichi. Quantunque E. abbia scritto solo in siriaco, tuttavia la sua produzione si cominciò a tradurre in greco fin dallo scorcio della sua vita. Assai presto fu tradotto in armeno, latino, e, anche parzialmente, arabo, copto, etiopico, slavo; attraverso queste traduzioni si è conservata qualche opera perduta nell’originale siriaco.

Ma, come norma generica, delle antiche traduzioni di E. è poco da fidarsi. Non di rado le traduzioni, fatte da chi conosceva poco il siriaco, sono inesatte: spesso sono infarcite di ampliamenti e rimanipolazioni: anche più spesso sono composizioni spurie. Qualche falsa attribuzione si può trovare anche nei testi siriaci. Questi sono solo in minor parte in prosa, principalmente i commenti alla Scrittura; la maggior parte invece è in forma metrica (prosa metrica e composizioni poetiche). La prosa metrica è rappresentata dai mīmrē(“discorsi”), costituiti da serie illimitate di eptasillabi, senza levatura poetica. Le composizioni poetiche sono i madhrāshē (“odi”), strofi di vario tipo, staccate l’una dall’altra dal ritornello o “responsorio” (‛ūnīthā). Queste canzoni furono scritte da E. per essere eseguite dal popolo (soprattutto per opporsi alla diffusione degli inni gnostici di Bardesane e di suo figlio Armonio), e le loro strofi erano cantate da solisti, ai quali rispondeva il popolo ripetendo il ritornello. Lo stile di E. è sovrabbondante e prolisso, ma è anche ricco di sentimento, e nelle sue composizioni poetiche si trovano pagine che devono essere annoverate fra le migliori d’ogni letteratura.

E. è il rappresentante più autorevole del cristianesimo siriaio fino a 50 anni dopo il concilio di Nicea; e anche dopo gli scismi cristologici, che divisero quella nazione nelle due sette dei nestoriani e dei monofisiti, si continuò ad appellarsi a lui come a indiscussa autorità. Né minore prestigio godé egli presso altre nazioni, come è attestato dall’accennata abbondanza di traduzioni in altre lingue, le quali cominciarono a esser redatte e lette nelle chiese, anche greche, quando E. era ancora in vita. Il tipo del suo pensiero teologico, ben differente da quello della scuola d’Alessandria, è notevolmente affine a quello della scuola d’Antiochia; egli infatti seguì i principî esegetici dalla scuola di Edessa, ch’era già stata in continue relazioni con Antiochia. Buona parte degli scritti di E. sono di polemica anti-gnostica. Di valore particolare per la teologia cattolica è il pensiero di E. sulla Trinità, sulla cristologia e sulla mariologia; nell’escatologia E. ha subito l’influenza della dottrina comune fra i Siri, secondo la quale l’anima del giusto dopo morte non entra subito nella pienezza della beatitudine, ma subisce un periodo d’attesa fino alla resurrezione del corpo.

Fonti: Non pochi documenti si presentano come fonti della biografia di Efrem, ma alcuni sono assai scarsi di notizie, altri o sono totalmente apocrifi o ampiamente rimanipolati. I più utili sono il Testamento siriaco, in massima parte autentico: gli Atti siriaci, in più d’una recensione, con notevoli interpolazioni, la nestoriana Cronaca di Seert araba (in Patrol. Orient., IV-V), e accenni minori in fonti greche e latine.

http://www.treccani.it/enciclopedia/efrem-siro-santo-e-dottore-della-chiesa_%28Enciclopedia-Italiana%29/

Inno primo sulla perla

Un giorno,

Miei fratelli,

Presi una perla,

Vi percepii dei simboli,

Relativi al regno,

Immagini e tipi,

Di quella (divina) Maestà.

Essa divenne una fontana

E io mi ci abbeverai

Dei simboli del Figlio.

RITORNELLO

Beato colui che possiede una perla

Ha confrontato il regno dell’Altissimo!(Cf. M t 1 3 , 4 5)

La collocai, fratelli,

Nel cavo della mano.

Per meglio esaminarla,

Mi disposi a guardarla

Su una sola faccetta.

Però, da tutti i lati,

Non era che faccetta.

Tale è la ricerca del Figlio,

Lui che non si può scrutare,

Poich’ E g l i è t u t t a l u ce.

In questa purezza (della perla)

Io riconosco il Puro

Che non sopporta macchia,

E in tale limpidità

Il grande mistero

Del corpo del Signore

Che è totalmente puro.

Nella sua indivisione

Riconosco la verità

Che è indivisibile.

E’ancora Maria

E il suo puro concepimento.

Anche la Chiesa

E il Figlio nel suo seno)

Che lo porta:

Simbolo del cielo

Donde rifulge

Il suo scoppio risplendente.

Io vidi in lei i trofei,

E delle sue vittorie

E delle sue corone.

Io vidi in lei il suo appoggio

E le risorse sue

Tanto celate

Che manifeste,

Più vaste per me

Dell’ Arca

Ho visto in lei segreti

Che non hanno ombra alcuna

Poiché essa è dell’Astro figlia

Vidi figure

Senza lingua evocate

E sim b ol i

Senza le labbra espressi:

Muta cetra

Che senza produrre suoni

Fa ascoltare canti.

Ma ecco venne della tromba il suono

E il tuono mormorò:

Non esser temerario,

Lascia cadere le questioni oscure,

Non prender altro che ciò che ti è chiaro.

Allora io vidi nel cielo sereno

Una pioggia tutta nuova;

Una fonte ai miei orecchi

Sembrando uscire dalla nube,

Li colmò di spiegazioni (cf. Es 18,44; Os 6,3)

Era come la manna

Che da sola

Saziò il  popolo

Rimpiazzando ogni altro piatto (cf. Es 16,15; S a p 1 6 , 2 0 s).

Anche me, delle sue delizie,

Essa ha saziato, Quella perla,

Sostiuendomi  l i b r i ,

Letture e anche

I c o m m e n t i .

E dato che le chiesi

Se vi fossero ancora in essa

Altri simboli:

La perla non ha bocca

Da cui io la senta parlare

Così come non ha orecchi

 

Per sentirmi parlare.

O tu che non hai sensi,

Che presso te io acquisti

Dei sensi tutti nuovi!

Essa rispose e dissemi:

Io son la figlia

Dell’immenso mare.

Più vasta di questo mare

Da cui son risalita,

Un tesoro di simboli

Nel mio seno alberga

Scruta il mare, se vuoi!

Ma scrutar tu non devi

Il signore del mare!

Ho visto i palombari

Avventurarsi alla mia ricerca

Col fiato mozzo

Quando dal fondo del mare

Risalgono alla terra

Dopo brevi momenti:

E’ perché non ne posson più!

Chi dunque potrebbe fissare,

Scrutare le profondità

Della Divinità?

Il mare del Figlio

E’ tutto benefico

Ma anche malefico.

Non hai tu osservato

Le onde del mare?

Sol che una barca voglia lottarvi contro,

Esse la infrangeranno.

Ma ch’essa si abbandoni

E non sia più ribelle:

Allora essa è salva

In mare essi perirono tutti,

Gli Egiziani

Senza raggiungere i loro nemici (cf. Es 14,28).

E, senza esser interpellati,

Sulla terra, gli Ebrei

Del pari furono inghiottiti (cf. N m 1 6 , 3 1).

(E voi) come sopravvivrete?

Anche le genti di Sodoma

Furono arse dal fuoco! (Cf. G e n 1 9 , 2 4.)

E voi come potrete vincere?

Durante tutti questi tormenti

I pesci nel mare               

Vicino a noi tremarono.

Avete dunque un cuore di pietra

Voi che leggete questi racconti

E li dimenticate?

C’è da temere ancor p i ù

Per il fatto che la giustizia (di Dio)   

Ha taciuto

si a lung

La ricerca gareggia                                                                         

Con il riconoscimento

Sul quale avrà la meglio.

L a lode abbonda

Come altresí la ricerca

Provenendo dalla stessa lingua.

Quale verrà ascoltata?

La ricerca o la preghiera?  

Venendo dalla stessa bocca,

Quale verrà esaudita?

In mare

Durante tre giorni

Tremarono per Giona

Divenuto loro vicino

Gli animali marini (cf. G n 2 , 1).

Chi dunque mai

Può sfuggire a Dio?

Giona, lui, è scappato,         

E voi, da parte vostra,                         

Oserete scrutare (Dio) ?                             

                  

Carmen de margarita

 

Il dono della perla – Ebook – Monastero di Bose

 Stupisco! Una poesia (o un canto) che ummerge nel mistero della fede cristiana. Immagini, idee, sentimenti, tutto conduce a 'vedere' al di là della perla Qualcuno o Qualcosa che avviene!! L'ho letta, riletta e mi sono soffermato a meditare le luminose  intuizioni contemplando sulla mano' una perla! Efrem sapeva riconoscere una Presenza contemplando e cantando le creature.... Ci manxca questo 'sguardo' del tutto spirituale che permette di scoprire una Presenza della quale abbiamo bisogno per la giornata che viviamo. Mi rimane di 'pensare' che in questo mondo o universo la Presenza non viene mai meno, soltanto che non siamo capaci di intravvederLa fra le 'cose' di un mondo che presto svanirà agli occhi di ogni uomo o donna!

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S. Efrem è 'maestro' di spiritualità. Oggi non ce ne sono molti, purtroppo...Allora in un tempo di decisive dispute sulle verità di fede questo diacono, con le sue poesie e i suoi inni stupendi, ha combattutto le eresie del suo tempo ma soprattutto ha offerto ai suoi monaci e alle chiesa temi e riflessioni e preghiere ricche di una fede di abissale profondità, come dimostra questa preghiera che ho rintracciat nel web.

 

Preghiera dei redenti

 

Con il giorno luminoso della t uaconoscenza,

a l l o nt ana, Signore, la notte oscura,

perché la nostra intelligenza illuminata

ti serva con una purezza tutta nuova...

Il principio della corsa del sole                                             

segna per imortali l’inizio del lavoro:                                                                               

prepara nelle nostre anime, Signore,

una dimora per quel giorno che non conosce tramonto.

Concedi di vedere in noi la vita della risurrezione

e riempi i nostri cuori delle tue delizie eterne.

Imprimi in noi, Signore,con la

nostra fedeltà nel servirti,

il segno di quel giorno

che non dipende né dal sorgere,

né dalla corsa del sole.

Ogni giorno, ti abbracciamo

 nei tuoi santi misteri

e ti riceviamo nel nostro corpo:

concedici di sperimentare in noi stessi

la risurrezione che speriamo.

Divieni per i nostri pensieri, Signore,

le ali che ci portano,

leggeri, sulle altezze

e ci conducono fino alla nostra vera dimora.

Noi portiamo il tuo tesoro nel nostro corpo

in grazia del battesimo;

questo tesoro aumenta alla

mensa dei tuoi sacri misteri:

concedici di trovare la nostra gioia nella tua grazia.

uo memoriale, Signore, noi lo accogliamo in noi stessi

alla mensa spirituale:

fa’che possiamo possederne la realtà

al tempo del rinnovamento futuro.

A quale bellezza siamo chiamati,

fa che possiamo comprenderlo c

on questa bellezza spirituale

c h e l a t u a

volontà immortale risveglia in noi

fin da questa vita mortale.

La tua crocifissione, o nostro Salvatore,

mise termine alla tua vita corporale:

concedici di crocifiggere il nostro spirito

in vista della vita nello Spirito.

La tua risurrezione, o Gesù,faccia

crescere in noi l’uomo spirituale,

e la contemplazione dei tuoi misteri

sia lo specchio in cui possiamo riconoscerlo.

I tuoi divini disegni, o nostro Salvatore,

formano il mondo spirituale:

concedici di conformarci

ad essi con sollecitudine

da veri uomini spirituali...

Non privare le nostre anime, Signore,

della manifestazione del tuo Spirito

e non sottrarre alle nostre membra il tuo dolce calore...

Concedici, Signore, di affrettarci

verso la nostra beata Patria,

e di possederla fin d’ora nella

contem p l a z i o ne

come Mosè ha visto la terra promessa

dalla cima della montagna.

 

Dal Discorso3,2.4