Mi racconto

 

Seregno 25 marzo 2020,

 

Riprendo a scrivere i mei pensieri nel tempo del coronavirus. Non so bene perchè. Ma ne ho sentito il bisogno. Non tanto per confessare i miei problemi (sono 86 gli anni ornai) ma per sostenere chi di certo sta lottando contro questo nemico misterioso e nascosto. Con gli occhi quasi spenti cerco di 'accogliere tanti messaggi che mi vengono mandati. Seguo con vivo interesse le notizie della curva dei contagi sperando che diminuisca. Ascolto e condivido con viva fede le preghiere che i canali televisivi stanno trasmettendo.Mi piace pensare a questo mondo che rotola nell'universo con tutti noi aggrappati come le mosche alle finestre. Un mondo che ha un'umanità che riscopre la propria fragilità e sta per capire che la vita è unimmenso dono da custodire e da spendere  per gli altri. Forse è il momento della riscoperta dell'amore evangelico: quel Cristo che muore sulla croce è Colui al quale guardiamo per riprendere in mano davvero la nostra vita e come Lui vivere l'amore per tutti. So che a me mancherà il tempo, questo tempo perchè spero di entrare nel mondo di Cio eterno e felice. Vorrei  dire tutto il mio grazie a chi sta spendendo  il proprio tempo per me. Soprattutto penso a chi ha dato la vita per i maqlati del virus.....Riprenderò domani con qualcha altro pensiero. I miei occhi si offuscano....

Se4regno 26 marzo 2020

Ieri sera sono stato con Papa Francesco che solo nella piazza deserta di San Pietro e sotto la pioggia chiedeva a nostro Signore di starci vicino e di placare la tempesta che si è scatenata nel mondo. Quanto amo questo Papa! Pur se evidente è la sua stanchezza  non cessa di dire parole di speranza al mondo intero. Agli uomini dai quali dipende il futuro delle genti in Europa e nel mondo, nel mio piccolo eremo con i miei disturbi quotidiani prego e tanto, mattina e  e sera per loro.. Ho negli occhi la paura delle genti ma anche la speranza di tanti. Mi rendo conto di quanto sia vero ciò che mi ha scritto Nadia una ragazza della quintaG ora nonna. Una parola che esprime con chiarezza la coscienza di vivere un momento tragico della nostra vita ora cambiata. Non so se riuscirò a vedere la 'tempesta calmarsi' e la barca del mondo navigare serena nel mare del tempo. Npon lo so. Mi basti pensare che i nostri piccoli vedranno, lo spero, un mondo migliore dopo aver traversato questo mare di sofferenza, di paura, di dolore. Possano i nostri piccoli, il nostro futuro, costruire un mondo nuovo, con  l'aiuto del Signore Gesù che per noi ha dato la sua vita umana, Lui, Figlio di Dio!

 

Seregno 30 marzo 2020

 

Un altrro giorno! Si cerca di risolvere u gravi problemi del virus. Assisto a straordinarie generosità per aiutare chi  sta soffrendo per l'epidemia. Però devo assistere anche e giochi di potere che mi fanno male. Nel panorama politico del nostro paese ci sono aancora conflitti penosi. Non riesco a immaginare come si possa vivere una demoxcrazia in questo modo. Non si arriverà mai a evitare contrapposizioni politiche purtroppo anche in questa emergenza terribile...Mi conforta la foraza spirituale sia del santo Padre come del nostro Arcivescovo che esortano sempre ad avere fiducia a sorridere anch4e in questo momento di difficoltà.

Seregno 31 marzo 2020

La speranza. Un modo per guardare il futuro. Quello del tempo, il nostroe quello futuro che è proprietà di Dio. Un cristiano  si affida a Gesù che per il sacrificio della sua vita ci porta al Padre quando sarà il momento. E questo è la 'unica e vera speranza'. E' bene anche sperare un futuro del tempo sereno. Anche oggi nella vicenda terribile per l'intero mondo del virus. La speranza che mi permette di pensare a un domani eterno anche se non mi dispiacerebbe un domani nel tempo. Però l'età non mi rassicura. Mi piace riprendere quanto ha scritto Charles Peguy sulla speranza.

 

La "piccola" sorella. Così chiama la speranza lo scrittore francese Charles Peguy.

 

LA BAMBINASPERANZA (Cheles Pegey)

 

La fede che preferisco, dice Dio, è la speranza.

 

La fede non mi stupisce. Non è stupefacente. Risplendo talmentenella mia creazione, Nell’uomo e nella donna sua compagnasoprattutto nei bambini. Creature mie. Nella vallata quieta. Nellamica mia serva. E fino al serpente. Io risplendo talmente nellaia creazione. Che per non vedermi ci vorrebbe che quellaera gente fosse cieca.

La carità, dice Dio, non mi stupisce. Non è stupefacente. Quelle povere creature sono così infelici chea  meno di avere un cuore di pietra, come non avrebbero carità le une per le altre. Come nonavrebbero carità per i loro fratelli. Come non si toglierebbero il pane di bocca, il pane qotidiano, perrdarlo ai dei bambini disgraziati che passano. E mio figlio ha avuto per loro una tale carità.

Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce. Questo è stupefacente. Che quei poveri figlivedano come vanno le cose e che credano che annoreglio domattina. Questo è stupefacente ed èproprio la più grande meraviglia della nostra grazia. E io stesso ne sono stupito. Quello che mistupisce, dice Dio, è la speranza. Non me ne capacito. Questa piccola speranza che ha l’aria di esserenulla.Questa bambina speranza. Immortale.

Perché le mie tre virtù dice Dio. Le tre virtù sono mie creature. La Fede è una Sposa fedele. la Carità è una Madre. La Speranza è una bambina da nulla. Eppure è questa bambina che traverserà imondi. Questa bambina danulla. Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti.

La fede va da sé. La fede cammina da sola. Per credere c’è solo da lasciarsi andare. C’è solo da guagrdare. La fede è tutta naturale, tutta alla buona, tutta semplice. È una buona donna,una buonavecchia, una buona dneonnetta  della parrocchia.

La carità purtroppo va da sé. Per amare il prossimo c’è solo da lasciarsi andare. C’è solo da guardareuna simile desolazione. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. Lacarità è una madre e una sorella.

Ma la speranza non va da sé. La speranza non va da sola. Per sperare bisogna essere molto felici,bisogna avere ottenuto, ricevuto una grande grazia. È la fede che è facile e non credere che sarebbeimpossibie È la carità che è facile e non amare che sarebbe impossibile. Ma è sperare che è difficile.

La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi e non si nota neanche. Sulla via dellasalvezza, sulla via carnale, sulla via accidentata della salvezza, sulla strada interminabile, sulla stradatra le due sorelle grandi, la piccola speranza. Avanza. Tra le sue due sorelle grandi. Quella che èsposata. E quella che è madre. E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione che alledue sorelegrandi. La prima e l’ultima. E non vede quasi quella che è in mezzo. La piccola, quellache va a scuola. E che cammina. Persa nelle gonne delle sue sorelle. E crede volentieri che siano ledue grandi che tirano la piccola per mano.In mezzo. Tra loro . È lei che nel mezzo si tira dietro le sue sorelle grandi. E che senza di lei loronon sarebbero nulla. Se non due donnegià anziane. Due donne di una certa età. Sciupate dalla vita.Tirata, appesa alle braccia delle sue due sorelle grandi. Che la tengono per mano. La piccolasperanza. Avanza. E in mezzo tra le sue due sorelle grandi ha l’aria di farsi trascinare. E in realtà è leiche fa camminare le altre due. E che le tira. La piccola bimba. Perché non si lavora mai che per  i bambini.

Da “Il portico del mistero della seconda virtù” di Charles Péguy

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Nel mattino di Pasqua, la piccola, con la sua gioia fresca e innocente, come il volto incantato di una bimba, trascina le altre due "grandi": la fede e la carità.

 

Se la Pasqua non risveglia la speranza, gradualmente si spengono la fiducia e l'amore. Si spengono anche i sorrisi dei bimbi.

Ma la Pasqua è affidata a noi, testimoni del Risorto, come gli apostoli e le donne del Vangelo.

A noi che corriamo numerosi alle processioni del Cristo morto e continuiamo a disertare la Veglia della notte di Pasqua. E questo la dice tutta sulla nostra familiarità con l'eventò che dà senso allanostra fede. Siamo infatti molto lontani dalla risurrezione. Probabilmente perché l'abbiamo dimenticata, trascinando anche Dio nel nostro oblio, reso compagno inseparabile della nostra sofferenza, tristezza e morte.

La Pasqua è lontana dalla nostra cultura che quotidianamente produce minacce alla convivenza, rende il nostro parlare intriso di pessimismo e di sconforto, come quello dei viandanti sulla strada di Emmaus.

Abbiamo urgente bisogno di cambiare aria. O meglio, di cambiare vita.

Il Cristo risorto è per noi e per le nostre risurrezioni quotidiane.

La Pasqua appartiene al mondo e all'universo. Perché è Dio che passa sulla terra, che s'incrocia con le strade degli uomini. È Dio che veglia l'intera notte per liberare l'uomo dalle sue schiavitù. A Pasqua Dio esce dal tunnel della morte, perché più nessuno muoia definitivamente.

A Pasqua Dio scoperchia la tomba e rovescia la grande pietra che la sigillava, i soldati e i potenti vanno in fuga nella notte con i loro tesori. Abbiamo bisogno estremo di essere risollevati da una condizione di non vita e solo Gesù il Risorto ci può trasmettere la sua forza divina e ridare slancio al nostro vivere.

La Pasqua, dunque, è affidata alle nostre mani, perché ne diventiamo collaboratori e artefici, seminando speranza.

 

Come si fa a restarne estranei? Come si fa a non restare conquistati da questo evento stupendo?

Il padre David Maria Turoldo immaginava questo "passaggio" come un invito alle nozze e gridava con tutta la sua forza poetica: "Quando da morte passerò a vita... Allora saprò la pazienza con cui mi attendevi; e quando mi preparavi, con amore, alle nozze".

Il passare dalla morte alla vita è lasciare alle spalle il fardello del vivere grigio e insignificante, accorgersi della paziente attesa di Dio e da quel momento vivere da innamorati felici.

Non rassegniamoci a restare sempre prigionieri di sogni irrealizzabili e pensare da eterni sconfitti, negati alle grandi imprese: sarebbe un inqualificabile atto di sfiducia nell'onnipotenza divina e finiremmo con il restare eternamente devoti del Cristo morto e non uomini e donne del Risorto.

La speranza, la piccola sorella, va fatta crescere.

( "Il Cavaliere dell’Immacolata", Marzo 2006 )

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Seregno 1 aprile 2020

Spesso in questi ultimi tempi mi sono soffermato a riflettere  sulla differenza che c'è tra il morire e la morte. Mi è sembrato che ci sia  qualcosa da  tenere presente. Il morire è un atto della vita, l'ultimo. La morte è una situazione defintiva. Mi ha interessato quanto scrive il nostro vescovo Delpini nel suo messaggio per la Pqasqua alla diocesi. Sarebbe opportuno meditarlo. E' bello davvero come sono luminose le sue omelie. E' bravo. Mi permetto oggi di mettere in questo mio pvbero sito una sua parola tratta dal suo messaggio sulla morte. E' tratto da una sintesi pubblicata sul sito della Chiesa di Milano.

"Avevamo immaginato un’altra Pasqua»: con queste parole si apre il “messaggio di speranza” che l’Arcivescovo mons. Mario Delpini invia alla Diocesi per questo tempo pasquale, vissuto in maniera del tutto singolare..

«La morte è diventata vicina, interessa le persone che mi sono care» cosa che – nota l’Arcivescovo – normalmente non è per noi usuale, all’interno delle quotidiane preoccupazioni. Il pensiero va a coloro che vengono ricoverati, alle loro famiglie e a quelli che passano dalla vita terrena alla vita eterna a causa di questa pandemia. «La morte è così vicina e non ci pensavamo» e tutto questo «suscita domande che sono più ferite che questioni da discutere»

 

 

 

Rivolgendo poi l’attenzione agli interrogativi sulla presenza di Dio, difficili non solo per coloro che si professano non credenti ma fonte di fatica anche per chi vive una intensa vita spirituale, l’Arcivescovo mostra come sia forte per tutti l’esigenza di segni che manifestino la presenza di Dio. In un tempo in cui anche chi non crede si interessa all’apertura delle chiese c’è «bisogno di segni"

 

Data la mia età il morire lo penso vicino. Non mi è facile ammetterlo. Ma è così. Scrive il Vescovo in questo suo messaggio: "La morte è diventata vicina. Interessa le4 persone che mi sino care....La morte vicina suscita domande che sono più ferite che questioni da risolvere.....Si intuisce  che non basta avere un compito da svolgere a convincere le morte a passare oltre il numerocivico di casa mia. La morte è così vicina e non ci penssavamo. Rivolgerò più spesso lo sguardo al crocifisso appeso in sala e con più intenso pensiero." Lui Il Signore Gesù  con le vesti sacerdotali sta  sulla croce  appeso in camera   proprio davanti al mio letto. Un crocifisso venuto da una bottega di arte  della Val Gardena. Lo sguardo ma più il pensiero per la notte chiude sempre una giornata faticosa ma  vissuta con fiducia nella bontà del Signore.Grazie al mio vescovo per il suo messaggio. Invito chi mi legge a cercarlo sul stio della Chiesa di Milano.

 

Seregno 3 aprile 2020

 

Ho cercato con la mia 'testa' di capire quanto sta succedendo. Ma non sono riuscito a dare una  risposta 'intelligente'. Allora sono passato a interrogare la fede che professo non solo in Dio eterno e misericordioso ma in Gesù Signore della vita. Ho pensato che con la fede posso cercare di vivere questi miei ultimi giorni con fiducia  pur immerso in questa tragedia che colprisce il mondo. Ma la fede basta? Da qualche giorno  in molti cristiani in questo  tempo penoso e sofferto sorge un domanda. Lo fa presente nel suo messaggio il nostro arcivescovo: "Per i devoti quello che era ovvio è diventato problematico. L'antica domanda che mette alla prova il Siignore è rinata spontanea: 'Il Signore è in mezzo a noi sì o mo?'". Per questo con la mia 'tedsta' ho cercato di capire le ragioni della fede e come possa affidarmi senza esitazioni o dubbi alla f fede che mi porto dentro. Mi sono rivolto al grande Agostino che su questo tema - ragione e fede - ha scritto parole chiare e forti. Eccole in breve. "Uno dei temi fondamentali trattati da Agostino é quello riguardante il rapporto tra fede e ragione.
La concezione agostiniana a riguardo può essere sintetizzata nell' espressione : " Credo ut intelligam , intelligo ut credam ", ossia credo per capire e capisco per credere . In Agostino il rapporto fede e ragione non è vissuto in termini di esclusione reciproca ed é convinto che si possano intrecciare vicendevolmente ; dunque se la ragione può intrecciarsi con la fede , allora la ragione umana non é corrotta , come aveva sostenuto Tertulliano .
Per Agostino solo chi ha la fede può capire fino in fondo , ma , paradossalmente , chi ha solo la fede, a sua volta , non può capire fino in fondo : fede e ragione si completano a vicenda . Per avere una piena conoscenza di una verità bisogna partire dall' atto di fede , tipico di una filosofia cristiana quale quella agostiniana : ricordiamoci che Agostino in primo luogo era cristiano , poi anche filosofo. Una volta fatto l' atto di fede , si può capire meglio e applicare la ragione . Solo chi ha la fede può applicare la ragione fino in fondo , nel migliore dei modi . Però é solo con la ragione che si può comprendere l' atto di fede : é come se la ragione illuminasse la fede . E tuttavia la sola ragione non basta, e cercare di capire Dio con essa, rifiutando l'atto di fede, sarebbe per Agostino come voler racchiudere in una ciotola l'intero mare; tuttavia, compiuto l'atto di fede, la ragione può illuminarci e farci comprendere meglio tale gesto, sì perché in fondo sia la fede sia la ragione per Agostino hanno origine divina" Non c'è male, vero? Allora in questi giorni turbati e insicuri cerco di capIRE CIò CHE LA MIA FEDE MI CDICE A PROPOSITO DELLA PRESENZA DEL sIGNORE IN MEZZO ANOI. lA MIA RAGIONE MI INTRODUCE ALLA COMPRENSIONE DELLA MIA FEDE. E  LA MIA FEDE MI SOSTIENE IN QUESTO ULTIMO TEMPO DELLA MIA VITA E IN QUESSTO MOMENTO TERRIBILE PER TUTTI.

 

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Seregno  7 aprile 2020

 

Un articolo a firma di  Piero Schiavazzi dell'Uffingpost con un'aricolata riflessione a più pagine  si sofferma sulla figura di Papa Francesco, il Santo Padre. Va detto che è un articolo che  merita di essere letto. Die4tro questa riflessione sta la cultura dell'autore e la   conoscenza della personalità e della  storia di questo Papa. Riporterò  qualche stralcio raccomandando a chi mi legge di andare a leggerlo personalmente. Intanto però nella mia stanca memoria restano le  immagini del Santo Padre che sale la gradinata di San Pietro sotto la pioggia in una piazza di San Pietro vuota, mentre benedice dal sagrato l'umanità in difficoltà con il Sacramento di Cristo, l'Eucaristia,   nel pesante ostensorio. Faceva fatica.....Una impressionante scena vista da oltre 8  milioni di persone......

 

Ma torniamo all'articolo citato per comprendere quanto queste immagini televisive hanno suscitato pensieri a chi ama riflettere. Scrive Schiavazzi: "Davanti alle piazze vuote, Francesco raccoglie la sfida, ineludibile per un Papa, di riempirle di senso. Sentendo sotto di sé “la certezza che si sgretola” e sopra le spalle il peso della storia. Con la memoria, recente o antica, di celebri duelli epocali. Tra le pieghe degli anni e piaghe degli uomini.Cercando nell’aria il nemico invisibile. Diverso dalle frecce a tre punte dei cavalieri unni. Dalle spade a due mani dei fanti lanzichenecchi. Dalle fortezze, volanti e gravide, che rasero al suolo San Lorenzo. E optando al dunque per la strada del logos, in luogo del patos.Scegliendo, sul crinale scosceso tra le sue due anime, la via cognitiva, endoscopica, ignaziana del discernimento, piuttosto quella emotiva, esoterica, sudamericana del sentimento.

 

“Non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio”.Giudizio severo. Da ultima spiaggia. Tirato a lucido da una pioggia leggera e indirizzato a un mondo che, avrebbe detto il predecessore, “soffre per mancanza di pensiero”. Discorso duro, divaricato tra i toni, sussurrati teneramente al microfono, ....."

 

Ma chi  è questo uomo che si è trovato  a reggere la Chiesa di Cristo in questo tempo micidiale per ciò che stiamo vivendo  e che vivremo in futuro? Chi è quando le vedo in Santa Marta al mattino e nelle diverse udienze col volto tirato segnato dalle rughe dell'età  cosciente della sua pesante rresponsabilità verso l'umanità tutta offrendo la parola di fiducia e di speranza,  proponendo con coraggio e sincerità interventi in più ambiti della vita del mondo? Ancora  un brano dell'articolo di  Schiavazzi ci aiuta a capire questo 'Uomo di Dio' e io penso ua n Uomo che Dio ha voluto in questo momento pauroso della storia del mondo e della Chiesa di Cristo. "Quando appena eletto l’arcivescovo di Buenos Aires rinunciò in un sol colpo, il 13 marzo 2013, al “palazzo” e alla “mozzetta”, per cingersi al loro posto di “popolo” e di “piazza”, non avrebbe pensato mai sette anni dopo di ritrovarsi a vivere la ricorrenza privo di entrambi.L’unica “spoliazione” alla quale il pontefice, a dispetto della duplice predisposizione - argentino di nazione, assisiate di adozione - non era preparato. Sperimentando in modalità estrema il mistero e ministero della solitudine, indotta nel DNA di un Vicario di Cristo dall’incubatrice michelangiolesca della Sistina. Mutazione genetica che lo rende concettualmente l’uomo più prossimo a Dio ma pure, contestualmente, il più solo al mondo. Non solo servo bensì “nervo”, scoperto ed esposto ai sovraccarichi e cortocircuiti storici. Servo dei servi e, in definitiva, nervo dei nervi di Dio. Assimilandone la figura - oltre che a un ponte - ad un “fusibile”: paziente zero e portatore sano, filo conduttore della contraddizione insanabile, dell’orizzonte inconciliabile, in questa vita, tra cielo e suolo, natura e cultura, terra promessa e valle di lacrime, ospedali da campo e camere sterili". Mi è caro questo 'Uomo di Dio, gli voglio bene e con la mia povera preghiera vorrei aiutarlo: davvero il Signore sia con Lui! E voi?

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Seregno, 11 aprile 2020

Domani sarà di nuovo Pasqua di resurrezione. Il Signore Gesù sorgerà dalla terra e ci conegnerà il futuro, e sarà il mio domani. Ne ho celebrato tante di Pasqua nei miei 62 anni di sacerdozio anche da parroco (quasi trent'anni!). Questa sarà una solennità pasquale diversa, forse l'ultima, non lo so. Di certo comunque una Pasqua che mi riempie di Speranza, di kluce, di gioia anche per i miei fratelli e sorelle. E' la Pasqua di quel Cristo Gedsù di cui ha scritto quel grande uono di Kierghegard così come commenta un sito interessante (Cultura cattolica) ": Seguire una persona
Sarebbe comodo confinare le parole, la vita, la morte e la resurrezione di Gesù tra gli eventi consegnati agli archivi della storia: in tal modo si priverebbe il Vangelo della sua capacità di fare presa sul presente e sulla vita di ognuno. La contemporaneità diventa allora la condizione essenziale perché ciascuno possa diventare davvero discepolo del Signore: per l’autentico cristiano non si tratta infatti di accettare una dottrina, ma di seguire una persona. Kierkegaard rifiuta un cristianesimo “visto a distanza”, ovvero illanguidito e privato della sua dirompente scandalosità: per lui, il paradosso di un Dio che si fa uomo non ammette comode vie di uscita.". La 'contemporaneità'"! La resurrezione del Signore è dunque 'oggi. Sì, e con Lui anch'io dopo la fine dei miei giorni risorgerò  per stare per sempre con Lui. Ci credo! E attendo. Dico questo anche pensando a chi ho cercato di servire nella santa Chiesa. La 'gente cristiana' del mio tempo di prete! Domani sarò nella gioia e nella luce del 'mio Signore risorto'. E' ddi nuovo Pasqua!

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Seregno 13 aprile 2020

Si dice che oggi, lunedì dopo Pasqua, sia ' pasquetta'.  Davvero le abitudini umane si trasmettono nel tempo inalterate. Invece, oggi è  la  festa dell'Angelo e  l'onomastico di mia madre e di mjo padre, Angelo e Angela. Nella liturgia della Chiesa oggi infatti è il giorno dell'angelo', quello che disse "Lui, il Crocifisso non è qui (nel sepolcro). E' risorto". Altro che pasquetta!Ieri a sera tardi mi sono affacciato alla finestra per immettere i miei stanchi occhi nel buio. Ma lassù c'era la luna 'piena' . La sua pallida luce scendeva sull'Oratorio e sulla Chiesa dell'Addolorata al Lazzaretto. Sono rimasto quasi in contemplazione. Mi è venuto in mente Leopardi e il suo canto notturno di un pastore errante dell'Asia. Una splendida poesia dove si canta la tristezza di  essere venuto al mondo per morire. Ma mi è venuto alla mente anche Don Guiovanni morto proprio ieri, pasqua del Signore nella sua casa di riposo a Besozzo. Don Giovanni fu per tanti anni parroco al Lazzaretto. E' venuto dopo di me nel lontano 1960. Costruì in questa periferia di Seregno una splendia chiesa e un asilo anche grazie al 'potente e generoso' aiuto della vedova dell'architetto Cabiati. Voleva morire il giorno di Pasqua e così è stato. Ma torno a Leopardi e al 'suo triste canto perchè rende bene l'idea della condizione in cui versano  tante famiglie in questo tempo mcidiale: "Chi sei tu luna in ciel, dimmi chi sei? Silenziosa luna? Sorgi la sera e vai contemplando i deserti; indi ti posi. Ancora non sei paga di riandare i sempiterni calli?...Somiglia alla tua vita la vita del pastore. Sorge in sul primo albore, muove la greggia oltre pel campo e vede greggi lontane ed erbe poi stanco si riposa in su la sera, altro mai non ispera. Dimmi o luna a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? Dimmi dove tende questo vagar mio il tuo corso immotrale?..." Leopardi con il suo canto mette tristezza a tutti noi. Ma nel giorno della Resurrezione di Cristo che ieri abbiamo celebrato nella fede rinnovata in noi è entrata la luce. Ce lo ha detto il nostro vescovo Delpini:"Accadde però una cosa straordinaria, un evento memorabile. Nel paese delle tenebre a poco apoco si fece luce, brillarono i colori, si avvertiva un’aria lieta, si diffondeva una musica festosa. Mache cosa era successo? Nessuno aveva visto sorgere il sole eppure la terra fu piena di luce.Che cosa era successo? Gli abitanti nelle tenebre e nell’ombra di morte cominciarono aguardarsi intorno. Ecco: la luce! La luce! La luce non veniva dal sole, che non era sortoall’orizzonte, la luce brillava dentro, era uno splendore dell’anima! Dentro coloro che cercavano laluce con cuore puro dentro ogni uomo, dentro ogni donna s’era accesa la luce! La luce splende nelletenebre e le tenebre non l’hanno vinta (Gv 1,5)" Sì, una luce che non finirà mai di illuminare la vita di noi, uomini e donne anche oggi  dopo  duenila ann!. E di questa luce abbiamo tanto bisogno, soprattuto oggi!

NB.  Perdonate gli errori, ma  i miei occhi si sono fatti stanchi e vedono a fatica, Grazie!.

 

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 Seregno 14 aprile 2020

Ci sono giorni 'pesanti. Oggi è uno di questi. Mi sono permesso di leggere 'Dei sepolcri' del Foscolo. Egli scrive delle sepolture, dei cimiteri, delle tombe a seguito di un'ordinanza relativa alle sepolture, al suo tempo. Un 'carme' come scrive Lui, per 'intelligenti' in un contesto davvero difficile da capire oggi. Ma è un carme famoso che impegna gli studenti. Non ho trovato nulla che mi poteva servire a capire il micidiale 'oggi'. Le sepolture sono .....anonime. Ho visto sui mezzi militari casse da morto , anonimi, per esere inumate nel deserto di affetti e di preghiere di suffragio. . Erano le vittime del virus! Una pena immensa. Non c'è proprio niente 'delle sepolture di Foscolo. Rimane dentro nell'anima sconcertata e in pena un senso di inquietudine. Ho pensato che solo la luce della Resurrezione di Cristo Gesù mi possa sostenere in questo frammento di tempo. E' a questa luce che mi aggrappo per contnuuare una fatica della vita davvero 'pesante'.

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Seregno 19 aèrile 2020

Oggi è un giorno di 'quelli'! Cioè una giornata di fatica e di problemi. Ho avuto il tempo per 'tornare' indietro negli anni quando insegnavo religione nelle superiori di Seregno. E subito ho pensato alle lezioni sul Sartre, il filosofo dell'esistenzialismo. Un 'pensatore' che ha segnato profondamente alccune generazioni. Sartre era ateo e comunista impegnato. La sua filosofia era in netto contrasto con la la fede cristiana. Ho trovato alcuni commenti su di lui nel web. In parte ne pubblico un 'pezzo' perchè l'annuncio evangelico preme sull'uomo di questo tempo micidiale e lo sostiene.. Lui, Sartre è scomparso la sua utopia comunista è finita, ma la Parola di Pasqua resta e è oggi l'unico conforto perchi si trova nella prova.  E sono tantissime. Si dice di Sartre:"Ogni coscienza è estranea al mondo e a tutte le altre coscienze.
L’unico ente di cui conosciamo la libertà siamo noi stessi, gli altri sono oggetti.
Egli affronta il problema dell’altro: dell’esigenza del rapporto con gli altri uomini.. L’inferno sono  l’altro è un ostacolo, perché la coscienza, essere per sé,àgli altri”  ad un certo punto tende a diventare essere per l’altro, si mette in relazione con un altro uomo, che è un'altra coscienza, tende a ridurla ad un oggetto ma l’altro non si fa nullificare perché è una coscienza, e subentra quella che lui chiama la vergogna: non la provi se sei solo, ma se ci sono gli altri perché c’è un'altra coscienza che ti guarda e che tende a ridurti a un oggetto: l'inferno sono gli altri" Quanto dista la fede cristiana da queste affermazioni. L'annuncio cristiano cala sull'umanità di oggi come una luce di speranza e vede negli altri persone non un inferno  ma da amare fino al dono della propria vita. Il Papa Francesco dall'alto della sua cattedra universale continua a suggerire speranza e invita all'imegno per 'quelli che sono in trincea, uomini e donne  che lottano senza risparmio 'per gli altri'. Allora, Sartre e l'esistenziakismi andavano di moda. Me comme sono finiti?
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Lunedì 20 aprie 2020

E' un lunedì di passione. Sotto un cielo plumbo, scende una pioggerellina, il grande cortile della parrocchia e la strada che la 'rasenta' sono deserti. Incombe un silenzio 'assordante'. Personalmenente devo  fare i conti con i malanni che mi devastano. Ma è 'stupenda' la vita anche in questie condizioni fisiche.  Non finisco di ringraziare il Signore e i miei genitori di avermela donata. Oggi ho letto di Papa Francesco che a Santa Marta questa mattina ha invitato tutti noi a pregare per gli uomini politici"Preghiamo oggi per gli uomini e le donne che hanno vocazione politica: la politica è una forma alta di carità. Per i partiti politici nei diversi Paesi, perché in questo momento di pandemia cerchino insieme il bene del Paese e non il bene del proprio partito". Il Santo Padre è la voce degli ultimi che si affidano  ai politici ai quali deve stare a cuore il bene delle nazioni e dei popoli. Purtroppo non è così: anche ai nostri giorni alcuni che vanno per la maggiore in modo evidente pensano al potere  cercando dis sostituirsi a chi regge il destino dei popoli e delle nazioni. E questo succede perchè nn si pensa che fare politica ' è amare , la forma più alta di carità. Quando politici e popolo capiranno che le scelte decisive della sorte di un paese (....governare o essere alla opposizione!)) nel mondo e da noi  sono una modalità alta di carità? Pregherò davvero per chi si spende per tutta la nazione e per quanti si trovano dalll'altra parte perchè siano capaci non solo di critica 'assordante' ma di collaborazione sincera , rispettosa, sia pure con le proprie idee. Questo Papa ha un coraggio eccezionale. Dall'alto della Cattedra petrina continua a 'parlare al mondo'. Pregherò per Lui e Lo ringrazio!Pregherò davvero per chi si spende per tutta la nazione e per quanti si trovano dalll'altra parte perchè siano capaci non solo di critica 'assordante' ma di collaborazione sincera , rispettosa, sia pure con le proprie idee. 

 

La foto presenta un momento del grande raduno del KK
Kmba-mela in India al Gange

Io e il virus.2

Seregno, 21 aprile 2020

Di questi tempi si assiste a causa del virus a una strage di anziani che se ne vanno  soli e senza la preghiera dei familiari, della Chiesa. Mi è venuto alla mente allora che fino ad oggi un anziano finisce in una casa di riposo, In famiglia  da fastidio e impegna toppo. Giovani e adulti hanno forse altro a cui pensare. E' vero anche questo: bisogna lavorare e trovare un poco di tempo per divertirs finchè c'è tempoi. La vita corre implacabile e bisogna cogliere 'l'attimo fuggente'. Un anziano però merita attenzione affetto e generosità: ma perchè? “Una famiglia che ha presso di sé un anziano ha presso di sé il più bello degli ornamenti e il più prezioso dei tesori.”. Ma non tutti ne sono convinti. Sto provando anch'io le condizione di una tarda età:86 anni! E so  essendo solo che si fa davvero tanta fatica a vivere il giorno. Qualcuno ha fatto presente che "“Un bambino ha tutta una vita davanti, un anziano l'eternità.”. Si, è cosi. Da giovani e da adulti si pensa al futuro 'nel tempo'. Si sogna e si  fanno progetti. Sarebbe un guaio se non fosse così. Ma l'anziano  pensa al suo futuro non nel tempo ma sapendo che per lui ci sarà 'un domani sconosciuto, ma reale": l'eternità   in Dio.

NB. Mi scuso. Ci sono errori ma la mia vista è calata..

La foto è una ripresa di un giorno di temporale. A termine sulla Chiesa dell'Addolorata al Lazzaretto è comparso uno splendido arcobalen. Sarà così.....domani!

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Martedì 28 aprile 2020

Ho ripassato i miei docmenti e ho trovato qualche 'memoria' che mi ha condotto ancora una volta a pensare che il Risorto per la sua morte ha salvato tutta l'umanità. Ricordo i pensieri che mi impegnavano la mente e l'anima quando  visitai l'India. Un'esperienza straordinaria in un mondo tanto diverso dal nostro. Non poche volte davanti a templi, sette, simboli, esperienze sono rimasto pensieroso cercando di capire quella umanità. Una filoofia pofonda,  sette a centinaia, milioni sul Gange, la loro preghiera alla dea Ganga....tutto mi interpellava. Da cristiano ho pensato al Signore Gesù che per  tutta l'umanità ha dato la sua vita per la sua salvezza. Desuderavo però capire la vicenda umana così come era vissuta in quel enorme paese. L'uomo pensa di costruire il suo destino. La verità però sta nella creazione dell'onnipotente unico Dio e Signore e la redenzione ossia la salvezza per il   domani eterno sta nel Figlio di Dio fatto uomo, il Figlio del'Uomo. Vagavo per paesi nel silenzio meditando. Ora ricordando innalzo il mio immenso grazie al Cristo Signore che mi ha guidato fino ad oggi e presto mi chiamerà a condividere la sua realtà di Risorto.Il desiderio di essere perdonati dal proprio peccato è forte negli indù. Ho rireso alcune foto di un grande raduno che si celebra ogni 12 anni poroprio perchè gli indù in qualsiasi modo possano giungere al Gange e tuffarsi per essere perdonati. La coscienza della propria fragilità è presente anche là. Mi ha impressionato davvero. Quanto qui riportato è solo una parte di questa tradizione vissuta anche dgli indù con fede. Ho un profondo rispetto di questa umanità che cerca Dio secindo le loro antichissime tradizione vissute con sincerità. Per questo il cristiano ama ogni uomo o donna cercando in ciascuno di loro di 'inctrare il Signore'.

Il grande  aduno nello stato indiano dell’Uttar Pradesh  il Kumbh Mela

Un occidentale si fa delle domande assistendo ad esempio al rituale che vede milioni di indù immergersi nel Gange ogni 12 anni  per farsi perdonare i peccati. I primi a tuffarsi nei fiumi sono i sādhu,

Le foto riportate qui sotto sono state riprese al grande raduno nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, il Kumbh Mela, una festa induista che raduna milioni di fedeli provenienti da tutto il paese. La festa dura 55 giorni e prevede sei giorni di abluzioni, in cui i fedeli si immergono nella Triveni Sangam, la confluenza tra i fiumi Gange, Yamuna e il Saraswati, fiume sacro e invisibile. I fedeli credono che in questo modo i loro peccati verranno cancellati. Secondo la mitologia indù il Kumbh Mela festeggia la vittoria degli dei sui demoni durante una battaglia su un nettare che avrebbe garantito l’immortalità. Mentre un dio fuggiva con una brocca di miele nel cielo, una goccia sarebbe caduta sulle città di Allahabad, Nasik, Ujjain e Haridwar, le quattro città in cui da secoli viene organizzata. Il momento più importante è l’abluzione dei sadhu, gli asceti indù che trascorrono la vita meditando per ottenere la salvezza e la liberazione. Quando il sole non era ancora sorto, i sadhu – nudi, ricoperti di cenere e indossando soltanto ghirlande di calendula – si sono gettati in acqua, recitando canti indù e accompagnati dai fedeli.Ho postato queste due foto per una documentazione delle modalità di ricerca del bene chiedendo perdono dei peccati gettandosi nudi nel Gange. Spero dii non aver offeso nessuno. Uno squarcio sull'umanità......che Dio onnipotente e buono con la sua creatura ha salvato nel sacrificio di suo Figlio Gesù crocifisso e risorto.. In India del sud nel Kerala c'è una comunità cristiana Alleppey, amica che porta il ricordo della mia visita con una  targa alla grande scuola costruita anche con qualche risorsa della nostra parrocchia.. Ho cominciato allora ad amare l'India e ho cercato di capirla nelle sue molteplici esperienze religiose che i grandi templi documetano.

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29 aprille 2020

Oggi la Chiesa celebra la memoria di Santa Caterina da Siena, patrona d'Italia. Una donna decisiva per le sorti del papato e per i suoi inerventi perportare la pace tra le fazioni in lotta tra le città italiane. Ma soprattutto donna che ha vissuto il mistero del Cristo in croce: è stata una mistica.Di Lei e del suo impeegno intelligente e generso voglio qui ricordare una sua 'presenza' nel suo mono e davanti ai gravi problemi della Chiesa e della società mediante la sua 'famosa corrispondenza' con i grandi del suo tempo.Ccaterina da Siena iniziò infatti  un'attività di corrispondenza, avvalendosi di membri della brigata a cui dettava le sue lettere. Ne scrisse circa 300, durante gli ultimi dieci anni (1370-1380) della sua vita. Questo ricco epistolario affrontava problemi e temi sia di vita religiosa che di vita sociale di ogni classe, e anche problemi morali e politici che interessavano tutta la Chiesa, l'impero, i regni e gli Stati dell'Europa trecentesca. Caterina scrisse anche a personalità importanti dell'epoca. Su questi interessi qualcuno esprimeva giudizi critici, per questo Caterina dovette presentarsi al Capitolo Ordine Domenicano, che si tenne a Firenze nel 1374.C'era chi accusava Caterina di tendenza a un protagonismo fuori degli schemi tradizionali, che non competevano certo a una donna, per di più popolana e non colta. Al Capitolo non fu trovata in Caterina nessuna colpa ma, riconoscendo la singolarità del suo caso, i Padri preferirono prendere una decisione eccezionale: le assegnarono un confessore personale, il quale fosse sua guida e garante del suo spirito domenicano; a questo compito fu assegnato fra Raimondo da Capua. Caterina fu impegnata in Firenze ad assistere gli ammalati, colpiti da una delle frequenti epidemie di quel tempo. Intanto due dei suoi precedenti discepoli e confessori, trasferiti a Pisa, diffusero in quella città la sua fama tanto che Piero Gambacorti, il signore di quella città, invitò Caterina a Pisa. Caterina accettò quell'invito e vi si recò nei primi mesi del 1375. Secondo la tradizione qui, nella domenica delle Palme, nella chiesa di Santa Cristina, davanti a un Crocifisso oggi nel santuario Cateriniano, Caterina ricevette le stimmate, che però su richiesta della santa rimasero a tutti invisibili. Incomincia agli inizi del 1376 la corrispondenza con il papa Gregorio XI, da lei definito il "dolce Cristo in terra". In un anno furono ben dieci le missive da lei dirette al pontefice. In esse vengono toccati tutti i temi riguardanti la riforma della Chiesa, a cominciare dai suoi pastori, insistendo sul ritorno del papa alla sua sede propria che è Roma.Nel 1375 la repubblica di Firenze, che era in conflitto con la Santa Sede per aver aderito a una politica antipapale e per questo era stata colpita da interdetto, si trovava in forti difficoltà economiche. Caterina da Siena fu incaricata di fare da mediatrice di pace e di perdono e inviò, perché la precedessero con una sua lettera, il suo confessore e altri due frati" Penso ai nostri tempi che devono far fronte al virus dominante nel mondo e alle difficoltà economiche cche colpiscono persone e imprese tanto da far prevalere, così sembra, alla salute il sostegno finanziario alle attività e alle famiglia. Ci vorrebbe una Caterina dei tempi moderni per convincere tutti a 'lavorare insieme ì per il bene di tutti. Lei, ora è patrona dell'Europa. Intervenga nelle società e in particolare in questa sua Italia che fa fatica ad affrontare la 'ripresa. Intervenga anche perchè la 'sua' Chiesa e il suo pontefice diano testimonianza limpida e forte agli uomini e alle donne del no stro tempo. Se  è doveroso riandare il passato incontrando guerre e pestilenze ricorrenti è per avere il coraggio di guardare avanti oggi in questa drammatica situazione,  con fiducia e speranza perchè possa nascere un nuovo modo di vivere questa meraigliosa vita.Santa Caterina ci sia di esempio e ci conforti con la sua illuminata presenza anche oggi!

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1 maggio 2020

La società civile celebra questo giorno dedicato al lavoro. Un tempo c'erano manifestazioni anche culturali (come il grande concerto a BBologna dei cantanti del tempo).  Il lavoro è il fondamento della costituzione italiana: lo ha ricordato il Presidente Mattarella. Ed è giusto e doveroso anche oggi farne memoria. In questo tempo di pandemia il lavoro è stato bloccato. Prossimamente però milioni di italiani riprenderanno il loro impegno lavorativo. Il grande pontefice San Giovanni Paolo 2 ha scritto una stroardinaria enciclica 'Laborem exercens' dove  ricorda agli uomini e alle donne del mondo che "Il lavoro è  un obbligo, cioè un dovere dell'uomo, e ciò nel molteplice senso di questa parola. L'uomo deve lavorare sia per il fatto che il Creatore gliel'ha ordinato, sia per il fatto della sua stessa umanità, il cui mantenimento e sviluppo esigono il lavoro. L'uomo deve lavorare per riguardo al prossimo, specialmente per riguardo alla propria famiglia, ma anche alla società, alla quale appartiene, alla nazione, della quale è figlio o figlia, all'intera famiglia umana, di cui è membro, essendo erede del lavoro di generazioni e insieme co-artefice del futuro di coloro che verranno dopo di lui nel succedersi della storia. Tutto ciò costituisce l'obbligo morale del lavoro, inteso nella sua ampia accezione.".  Anche Papa Francesco Papa ha ricordato che il lavoro è la vocqazione primaria dell'uomo chiamato fin dalle sue origine a completare l'opera della creazione con il suo impegno e il suo genio. Oggi però prevale il 'bisogno' di soldi.....La Chiesa invece in questo giorno fa memoria del padre legale di Gesù, l'uomo giusto che scelse come su sposa Maria già incinta del Signore Gesù  per l'intervento dello Spirito santo . La sua liturgia  è celebrata solennemente il 19 marzo. Oggi però la Chiesa  celebra la sua memoria  riconoscendolo come 'il caprentiere' che con il suo lavoro  ebbe cura della sua famiglia, di Gesù e Maria. Per questo oggi è una solennità particolare che oil santo Padre ha voluto commentare. Dalla mia piccola ricerca ho trovato che il culto a San Giuseppe ha origini antiche: "Nel primo Medioevo, insieme a una più ampia devozione mariana, cominciava lentamente a fiorire anche una devozione a san GiuseppeTesti importanti sulla posizione di Giuseppe nell'opera della salvezza, si incontrano nei due grandi mistici benedettini: Ruperto di Deutz (†1130) e san Bernardo di Chiaravalle (†1153). Entrambi hanno tentato di chiamare i fedeli a una vera devozione a Giuseppe: san Bernardo di Chiaravalle ha cercato di descrivere con devoto impegno la sua umile e nascosta figura. Nei suoi Sermoni "In laudibus Virginis Mariae", composte per le feste della Madonna si trovano brani sul santo in cui è espresso che "la fama della Vergine Maria non sarebbe integra senza la presenza di Giuseppe". Sul santo, avverte Bernardo, non esiste "nessun dubbio che sia stato sempre un uomo buono e fedele. La sua sposa era la Madre del Salvatore. Servo fedele, ripeto, e saggio, scelto dal Signore per confortare la Madre sua e provvedere al sostentamento di suo figlio, il solo coadiutore fedelissimo, sulla terra, del grande disegno di Dio".Per questa memoria ho ricevuto auguri poichè porto il nome dell'iomo giusto, lavoratore per la sua gente,  Giuseppe. Ringrazio tutti coloro che hanno voluto starmi vicino in questo giorno che ho vissuto con serenità e gratituine. Mi affido anch' io a Lui mentre corrono i giorni......

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2 maggio 2020

Celebrando la memoria di San Giuseppe, il carpentiere, sposa di Maria e padre legale di Gesù, mi è venuto in mente che nella Chiesa Egli è ricordato anche come patrono dei morenti. Lo sapevo ma non ne  ho tenuto molto conto nel mio ministero. Accanto a un mio fedele morente chiedevo l'auiuto del Signore amministrando il sacramento dell'Unzione. Sono preghiere e segni davvero struggenti ma intrisi della speranza in Cristo risorto e certi della sua misericordia per la sua morte in croce. San Giuseppe in quei momenti non mi è mai venuto in mente. Gli chiedo perdono. Ora in questo tempo terribile dove la morte pascola furiosa tra le nostra gente (quanti ne abbiamo vssti di fretalli portati al campo santo senza una preghera!) Lui San Giuseppe mi è tornato alla mente e proprio in questa sua veste che La Chiesa ha riconosciuto: patrono dei morenti! Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato alcune notizie che mi hanno fatto bene! "San Giuseppe è il Patrono della santa morte, è l’avvocato benigno e sollecito, che intercede per i suoi devoti e per tutti i fedeli un transito simile al Suo. Giuseppe muore tra Gesù e Maria! Che altro vorrà fare il grande e generoso Patriarca, se non assicurarci la presenza del suo Gesù, schiuderci il seno delle divine misericordie e renderci propizia la sua illibatissima Sposa?

Tutto provò nella vita: i dolori, le angosce, le persecuzioni, l’esilio, il martirio dell’anima: ma la sua vita è coronata con la preziosa morte dei santi e per questo è giustamente venerato quale Patrono della Buona Morte e tale ci viene proposto dalla Santa Chiesa.

La preghiera in suo onore

E la Chiesa eleva anche a Lui la preghiera e con accento devoto gli ripete:

«A te ricorro, o San Giuseppe, Patrono dei Morenti e a te, al quale nel beato Transito furono presenti vigilanti Gesù e Maria, per questo duplice carissimo pegno, fervidamente raccomando l’anima di questo servo che si affanna nell’ultima agonia, perché, mercé la tua intercessione, sia libero dalle insidie del diavolo e dalla morte perpetua e meriti di giungere ai gaudi eterni».In questa preghiera viene con voce autorevole confermato che alla morte di San Giuseppe si trovarono presenti Gesù e Maria; il caro Santo viene proclamato Patrono dei Morenti; si dice che Gesù e Maria sono un carissimo pegno per Lui e finalmente si chiedono grazie, che solo un Santo, così buono e così potente come S. Giuseppe, può intercedere con tanta garanzia d’essere esaudito dal Cuore del Suo Gesù e dalla bontà della Sua Sposa.

Questa preghiera è in ordine di tempo l’ultima gemma incastonata nel Rito della raccomandazione, per effetto del citato Decreto dell’anno 1922.

5. Mag, 2020