Le cattedrali gotiche...non solo, nella...Gallia!

QUASI PER CRONACA.....            

           Cè!

Non solo nella memoria ma in quell’angolo del mio intimo dove fremono le emozioni vissute e le impressioni percepite. Ognuno di noi possiede questa ‘intimità’. Basta ritornarci, qualche volta e tutto il vissuto torna a coinvolgerti. La memoria è come le fotografie che accompagnano un’esperienza. Saranno belle, perfino troppo belle. Ma ciò che si avverte entrando in quell’angolo intimo, del tutto personale,  è un’altra cosa.  Con sorpresa si ripresentano persone e natura, ti ‘coprono’  possenti  le facciate e gli archi portanti delle cattedrali gotiche mentre ti ritrovi con il naso all’insù nello stupore davanti a quell’immensa massa di pietra che canta la fede cristiana,  scorre piatta  la terra di Borgogna e quella della Normandia, si sentono profumi  della cucina di quelle lande al nord di questa Europa verso l’occidente che non vuole riconoscere le sue origini cristiane, quelle delle piccole  cozze della Britannia immerse nella panna e nel latte, o come le.....di quella ‘taverna’ nella discesa dalla impressionante cittadina di Mont  Saint Michel....o il sapore forte e intenso di quel distillato chiamato ‘calvados’ noto in tutto il mondo estratto dalle meline delle colline di quella terra. Là sono tornato ai miei giorni innocenti, quando ragazzo di dieci anni sentii che gli americani erano sbarcati in Europa....Ma subito ho ‘visto’ la tragedia di quei giorni...non solo quei luoghi...il grande cimitero militare americano...le tombe bianche allineate come se quei giovani fossero ancora pronti compatti e ‘ricominciare’ una nuova battaglia contro un nemico che ricompare sempre nella storia....Ero solo nel monumento eretto poco distante: appoggiato a una colonna ho lasciato scorrere il pensiero.....per capire i giorni che sto vivendo! Sono impressioni, sono sensazioni mai sopite e che non si possono spegnere. Stanno con noi. Rendono la nostra vita intima una meravigliosa realtà difficile da comunicare, tutta da condividere...Senza nostalgia, ma con un quotidiano sentimento di gratitudine per aver potuto ‘sentire’ e storia e vita di due popoli nella Gallia di un tempo e nella Francia di oggi: i normanni della Normandia e i bretoni della Britannia.

C’è!

Tutto questo   potrebbe introdurre una cronaca di quei giorni passati con un gruppo amicale straordinario al quale debbo un grazie oceanico per la simpatia e la delicatezza con cui mi hanno accolto compagno della loro avventura. Avevo esitato. Mi pareva di dare loro fastidio per le difficoltà che mi porto dietro. Pensavo di far bene rimanendo a casa. Ma poi insistenze affettuose mi hanno convinto che avrei potuto ‘condividere’ i loro giorni anche se mi avrebbero richiesto qualche sacrificio. Ed ora sono felice di esserci stato.....!

Mi pare, questa volta di non mettermi a raccontare un viaggio in pullman che dall’Italia attraversato il Monte Bianco nel lungo tunnel ci ha portato dapprima a Caen e poi a Rouen. Cattedrali, centri antichi medioevali nell’alta Normandia piatta e sterminata...Ma a Rouen ho sostato sul luogo  dove Santa Giovanna d’Arco fu bruciata viva come eretica...nella sua modernissima Chiesa davvero straordinaria....e poi su su  fino ai luoghi della Normandia alta là dove avvenne il famoso sbarco alleato.....Poi quella ‘cosa’ lì che ti ruba lo sguardo appena lo intravvedi: Pont Saint Michel....Un percorso fatto di pendii scoscesi e di gradini che ti portano fin lassù dove sta la Chiesa di quell’abbazia antica. Nella discesa anch’essa faticosa per uno come me...accompagnato da un amico fraterno, ho potuto capire la struttura di quella straordinaria costruzione, nelle spiegazioni della guida.....Meriterebbe di essere raccontata.  Ma basta andare su Wikipedia dove è possibile trovare ogni spiegazione della grande abbazia.

Il viaggio entra in Britannia una terra di fede dove i segni religiosi si impongono.....Brest, il capoluogo della   regione. Si sosta al Calvario di Pleyben, al Pointe du Penhir a Concarneau e a Carnac...Sono luoghi che andrebbero spiegati: accenno solo a Pointe du Penhir che è la parte più estrema dell’Europa continentale nell’Atlantico. Si continua lungo il golfo del Marbihan per raggiungere Angers una città che   ho ammirato. Si raggiunge in seguito Tour la città di San Martino per giunger fermarsi  infine a Bourges. Sempre cattedrali....A Tour celebro nella cripta la liturgia. Con gioia, assieme alla ‘mia gente’. Un tempo di comunione ‘vera e profonda’ con tutti. Quasi al termine di un viaggio indimenticabile.

Si va poi a Lione costruita sui due fiumi, il Rodano e la Saona....Ma basta così.....La cronaca disturba....Ogni mio compagno di viaggio ha tra le mani il programma del viaggio: lo invito a rileggerlo e ripescare dai ricordi e dalla propria vita intima tutto ciò che ha ‘raccolto’: emozioni, sensazioni, impressioni,....E’ stato un pezzo della nostra vita. Davvero indicibile....Ma rimane prezioso dono custodito con amore nella proprio intimità....!

Questa volta ho desiderato leggere confidenze di chi mi è stato compagno di avventura. Ho chiesto a Cristiana che tutti conoscono e alla signora Margherita di esprimersi con alcuni pensieri a proposito di ciò che hanno vissuto nei dieci giorni di Francia. Le ringrazio anche a nome di tutti gli altri amici. Ecco i loro pensieri.

CRISTIANA

‘Impression soleil levant’, il titolo del quadro di Monet riaffiora dalla storia dell’arte imparata al liceo. Il termine definì una corrente pittorica ormai ultra famosa: Gli Impressionisti (appunto) che nacquero proprio qui in Normandia.

In fondo nove giorni sono pochi per capire luoghi così ricchi di storia, di natura, di memoria e di folklore. Perciò restano solo impressioni, fuggevoli a volte, stupefacenti per un attimo, profonde e indimenticabili altrimenti. Ecco le mie. Così come vengono, per quel che sono io, con tutte le mie passioni e la grande curiosità di sapere.

Mi sento in Normandia quando ai campi verdissimi della Borgogna cominciano a sostituirsi le case con i tetti spioventi, lucenti di ardesia umida. Siamo all’Ovest dell’Europa.

Pensavo Francia e associavo leggerezza, frivolo, moulin rouge e can can. Ma qui c’è una Francia diversa, molto più simile all’Irlanda o alla Norvegia che a Parigi. Un territorio forgiato dall’oceano, nel paesaggio e nel carattere degli abitanti. E il mare è selvaggio, difficile, tempestoso e duro (vediamo la tempesta che distrugge il porto mobile che gli Alleati stavano costruendo davanti alle spiagge del D – Day).

Angoli di colore tra le mura di pietra grigia. Te li trovi lì improvvisamente: cumuli fioriti che traboccano dalle finestre, una bancarella di girasoli all’angolo di una stradina. E capisci perché gli impressionisti non potevano che fermarli nella memoria e nella storia con pennellate indefinite e calde.

Le falesie di Claude Monet....

Il Medioevo è presente con tutte le sue caratteristiche. Lo ritroviamo nell’imponenza delle Cattedrali, nella violenza della condanna e del rogo di Giovanna D’Arco, nelle case a graticcio affacciate su stradine strette e selciate come se non fossero passati secoli, nell’atmosfera opulenta delle piazze dove un tempo si faceva mercato. (Mi immagino le cantine dei mercanti stracolme di beni preziosi arrivati via mare).

Il telo di Bayeux, lo chiamano arazzo, ma non è tessuto, è ricamato! Con punti lunghissimi fermati da altri punti a barra trasversale, trama e ordito irreale. Che potenza quei disegni! Che movimento! Rilievo, impensabile per un manufatto dell’anno 1000. Nei fianchi dei cavalli, nelle scene di battaglia ritrovo la magia e la ‘possanza’ dei cavalieri di Paolo Uccello.

Il freddo del mare davanti a Saint Malò. Un bagno indimenticabile, mentre sale veloce (e un po’ paurosa) la marea.

Dolmen e menhir. Il vento soffia impetuoso e piega l’erba giallastra in onde frementi. È la natura o l’energia di un passato misterioso e incomprensibile, a noi del XXI secolo?

La cattedrale di Bourges. Siamo all’ultima tappa del viaggio. Entriamo mentre l’organo suona prorompente. È un dono. Forse il Signore ci aspettava proprio qui, in questo momento, per emozionarci e strapparci un pensiero verso la Sua Onnipotenza. 

Le connessioni delle lingue e delle civiltà. Celti e Vichinghi sparsi un po’ più a Nord e un po’ più a Sud (i Normanni fino in Italia). Bretoni o britannici che abitano due sponde opposte. Il parlare, le tradizioni, la cultura: che miscuglio! Questa è la vecchia Europa, con le sue radici che sono groviglio inestricabile, mai nettamente divisibile, per questo così ricco.

Vedere e guardare. La distinzione la fa don Pino, spiegandoci, come sua consuetudine, la chiave di lettura del viaggio. Forse per deformazione tecnologica mi viene da pensare alla macchina fotografica: inquadrare con un teleobiettivo per ‘vedere’ solo un particolare … non è come usare un luminoso grandangolo che amplifica la visione, allarga l’attenzione oltre le nostre attitudini, i nostri giudizi o pregiudizi, incita ad accorgersi di tutta la realtà che ci circonda.

MARGHERITA

Con il pensiero ispirato da Don Pino: prima l’amicizia e poi l’amore è iniziato il nostro viaggio attraverso la Borgogna, poi la Normandia e la Bretagna.  Testimonianza del popolo normanno, un popolo di grandi guerrieri e conquistatori e di nobili personaggi, sono le maestose cattedrali gotiche erette per fare entrare nelle chiese e negli animi umani la luce del divino, la ricerca del soprannaturale.  Ho ricevuto l’impressione di un popolo forte e caparbio, dedito ad azioni straordinarie superiori alle comuni capacità umane per controllare e domare la natura selvaggia dei loro luoghi. Commovente è stata la visita al museo dedicato al “D-Day” e la visione del documentario sullo sbarco in Normandia e la visita al cimitero militare dove ho pregato e ricordato il sacrificio di migliaia di giovani vite spezzate per la conquista della nostra libertà

Infine la Bretagna,fatta tutta di granito, ogni casa ha il suo girdino,pieno di fiori di ogni specie, cinto da uno steccato. Sembrano tutte eguali, facenti parte di un presepe, invece ognuna ha la sua individualità. Un paese rude, agricolo dove si allevano gli animali sui prati salati dall’acqua del mare dove essa arriva e si ritira con le alte e basse maree.  Una popolazione religiosissima che venera Santi che non esistono in nessun calendario: St.Corentin, Sant’Eutropio, protettore degli storpi( in effetti in francese “estropier” vuol dire storpiare ), St.Jean porte le tin, il protettore dei vignaiuoli ecc.  La lingua bretone ha conservato dialetti,tra cui il gaelico, che si ricollegano alla civiltà celtica della Francia precedente la conquista romana.  L’influenza nordica si percepisce in ogni angolo e un pittoresco folklore è tenacemente difeso da un individualismo esasperato.

I calvari che ricordano la Passione di Cristo documentano la pietà religiosa delle genti Bretoni. Popolazioni di cui non si conosce l’origine hanno lasciato nel Morbihan caratteristici monumenti come i Dolmen, i Menhir, testimoni di una religiosità antica come l’uomo. La provincia francese è rimasta intatta a portata d’uomo che dimostra l’animo conservatore e tenace dei francesi per mantenerla tale. Ritornando al pensiero dell’amicizia e poi dell’amore, all’empatia che unisce gli uomini, penso che sia nostro principio di buoni cristiani amare i diversi, anche chi non ti ispira né amicizia né amore. Non è facile, ma se tutti lo facessero non ci sarebbero inimicizie e guerre tra i popoli!