Alessandro

Proclama la Parola di Dio dall'ambone prezioso della Prepositurale di Lissone

Alessandro alla solenne liturgia nel 40° di sacerdozio di Padre ...anhe Lui ora presso il Padre. Di lato il giovane Merlino

E' una festa grande. C'era Alessandro con Padre Francesco Maria parroco di Gerico

L'indimenticabile udienza del Santo Padre Giovanni Paolo II....Due testimoni nella sofferenza....

Un momento di gioia con lo zio in vacanza

 

QUASI NASCOSTO...DIETRO UNA COLONNA DELLA PREPOSITURALE DI LISSONE

Venerdì 3 gennaio 2014 nella Prepositurale di Lissone si è celebrata la memoria di Alessandro Galimberti. Il  Signore l'aveva chiamato nel suo Regno dieci anni prima il 3 gennaio 2004. Si è trattato  dunque di una memoria particolare. Ha presieduto la liturgia eucaristica Mons. Garascia, vicario episcopale.  La grande Chiesa era ancora gremita di gente che non ha saputo dimenticare Alessandro soprattutto la sua straordinaria testimonianza di amore radicale per Gesù come dimostrano i suoi scritti. Mons.  Apeciti che conobbe personalmente e intimamente il giovane seminarista, studente di teologiain questa occasione ha  raccolto in un libro le 'confessioni segrete' di questo giovane teso al sacerdozio e che non ha potuto arrivare a celebrare la sua prima M>essa, rapito a tutti noi in particolare alla sua famiglia prima di quel giorno tanto desiderato.  Un   bel libro, decisamente come sa scrivere Monsignore.  Una testimonianza. Diventa in realtà una proposta di vita.

   Allora quando Alessandro ci lasciò per sempre ero il suo parroco. L?ho conosciuto ragazzo e forse per primo seppi che intendeva entrare in Seminario. Già c'era Davide. Nel segreto aveva preso contatto con gli educatori del seminario e insieme avevano deciso di iniziare il cammino seminaristico nell'estate del 1999. Un giorno ricevetti una cartolina che dava a Alessandro appuntamento in seminario un certo giorno. Una grande sorpresa. Volli sapere qualcosa dal giovane prete dell'Oratorio. Nessuno sapeva nulla. Sbaglierò ma forse anche Luigi il papà e la mamma Maria Grazia ancora non conoscevano le intenzioni del loro ragazzo. E nemmeno  Davide. Feci avere a Alessandro la cartolina di 'convocazione'. Cominciò così la sua 'breve , ma intensa avventura in seminario. Oggi, 5 gennaio 2014 -  voglio fare memoria 'personale' di Lui. Nel mio archivio  ho rintracciato una testimonianza tenuta a Radio Maria e due omelie tenute nelle liturgie della memoria, l'ufficiatura per Lui.

Chiedo  scusa. Aggiungo solo una confessione: lo stupore che mi suscitava gni volta che veniva a trovarmi, già malato e in cura nei momenti in cui si tratteneva a casa dal Seminario. Uno stupore che mi prendeva 'dentro' poichè sul suo viso segnato dalla malattia non mancava mai il sorriso e quella gioia che sprizzava dalla sua esuberanza ancora non vinta dal male.                            

 

 

UN TIMIDO E SINCERO RITORNO

AGLI EVENTI DI DIECI ANNI FA.

Anziutto una confessione: scrivo per rispondere a urgenze della mia vita interiore segnata da anni di ministero pastorale intenso. Quando si entra nella stagione ‘terminale’ della vita si è tentati di immergersi nei ricordi. In questo caso non è così!  Nel mio ‘eremo’, lo studio dove passo ore nella preghiera, nella lettura, nella meditazione appena si entra ci si imbatte in un quadretto gentile che incornicia Alessandro Galimberti ripreso all’ambone della Prepositurale di Lissone. Sono per così dire costretto e ‘vederlo’ ogni momento quando entro e quando esco dallo studio. Non gli rivolgo una preghiera, ma lo affido al Signore e soprattutto gli dico ‘grazie’ per la sua testimonianza anche nella mia vita personale.

Per questo dal mio archivio ‘pastorale’ traggo queste cinque ‘parole’ di lui e su di lui, prima e dopo la sua morte.

  • Un testo di Alessandro sulla ‘sua’ Prepositurale
  • La mia riflessione alla veglia di domenica 5 gennaio
  • Una lettera personale ad Alessandro
  • Due omelie negli anniversari
  • La mia testimonianza a Radio Maria gennaio 2005

In ogni testo si può leggere, dietro le righe, ciò che ho vissuto e come Alessandro abbia preso ‘dimora’ nella mia coscienza di prete, anzi di parroco.

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 LA 'MIA' CHIESA

di Alessandro Galimberti

 

            "Quante volte sarò entrato nella mia Chiesa? A migliaia penso! Eppure solo di recente ho scoperto la bellezza della Prepositurale…Sul piazzale d'ingresso sono accolto dalle braccia aperte di Gesù Risorto che con gioia quasi fosse lì ad aspettarmi, mi accoglie….e allora varco la porta d'ingresso…Questo ingresso sembra la porta di una casa: forse è la casa degli amici di Gesù, Marta, Maria e Lazzaro che Lo attendevano e Lo accoglievano con ansia … Mi fermo un istante appena varcato il grande portale di  vetro e guardo il vestibolo, e vedo nella parte mediana una serie di vetrate raffiguranti angeli con trombe e strumenti musicali…immagino che tipo di canti ed inni quegli angeli cantano nella chiesa!

Entro allora nella mia Chiesa, dalla parte sinistra e mi reco all'acquasantiera: quante mani avranno immerso le loro dita nell'acqua santa; quanti occhi si saranno soffermati su quell'angelo orante che posto al centro di essa, a mani giunte, mi sembra dire: "Fai silenzio, ascolta la stupenda sinfonia e gioia che si respira alla destra del Padre celeste…" La sua serietà incute un po’ di timore ma non toglie la gioia che mi porto in cuore, anzi l'accresce!….e poi guardo  all'inizio della navata laterale sinistra e sulla parete vedo la 'memoria' di un missionario lissonese, che ha dato la vita per i lebbrosi: Padre Raffaele Crippa.

Il cammino di fede comincia però qui, proprio all'inizio della Chiesa: dopo pochi metri dall'ingresso infatti, c'è il Battistero. Costruito in legno nella tradizionale forma ottagonale ricorda il giorno del mio ingresso vero nella Chiesa, la comunità dei cristiani: il mio Battesimo! Ricorda quell'evento che sta all'inizio della vita pubblica del Signore Gesù quando ricevette da Giovanni Battista il battesimo nel fiume Giordano mentre una 'voce dal cielo' diceva: "Questi è il mio Figlio Amato del quale mi sono compiaciuto". Questa è la frase che rivolta a ciascuno di noi, nel giorno del Battesimo, ci conduce sul cammino di crescita cristiana. Ogni volta che passo accanto a questo battistero mi sembra che gli angeli cantino queste parole per me: "Tu sei mio Figlio…."

Mi accorgo poi di non essere solo: alla mia destra e alla mia sinistra decine di vetrate colorano la fede del mio cammino, attraverso la testimonianza dei santi che vi sono raffigurati. La prima vetrata è dedicata a San Giovanni Bosco a cui sono particolarmente devoto. E' lì ad accogliermi dal suo 'sfondo celeste' quasi a dirmi: "Mira alla santità!"

Dai santi poi si scende nella navata centrale, verso il transetto, percorrendo la storia della Chiesa, con le figure illustri di altri  santi (S. Cecilia, San Paolo, San Pietro…) che accompagnano fisicamente il mio cammino verso il Signore con  la loro preghiera e la loro fede. Al di sotto di ogni vetrata i passi sono scanditi dalla presenza di numerosi confessionali: è da lì che parte periodicamente il mio essere amato. So di essere peccatore e nella gioia  accolgo il perdono dalla Chiesa nel nome del Signore Gesù. Nessuno di noi è perfetto e nessuno di noi può permettersi di pensare di salvarsi da solo. La gioia della salvezza viene dal pentimento e dalla grazia immensa del perdono di Dio…

Colonne imponenti reggono un cielo da sogno, un cielo stellato che ricorda la promessa fatta da Javhè ad Abramo: "Conta le stelle…"Ed esse sono simbolo dei fedeli che siedono nella grande chiesa e partecipano ai riti celebrati, quegli stessi fedeli che poi saettano via dalla Chiesa, per annunciare il vangelo, divenendo comete nel mondo, catturando d'amore per Gesù tante  persone!

E si raggiunge l'altare: lo si raggiunge grazie al pavimento decorato con i colori della terra….Siamo ora nel transetto, al di sopra del mosaico celeste e aureo che rappresenta le iniziali di Cristo. Mi fermo e osservo: Sopra di me lo Spirito Santo emana dalla cupola la sua forza vitale. Il Grande Crocifisso appeso in alto insieme al dipinto del Padre che lo regge in segno di Gloria e di Amore. Alla destra e alla sinistra insieme a ciò che mi sta davanti, forma un grande presepio: la Madonna (alla sinistra) e San Giuseppe (alla destra) e davanti a me, Lui, il Signore Gesù nell'Eucaristia nascosta nel bel tabernacolo.

E' proprio una chiesa delle beatitudini:  tutto il mondo antico e moderno è in essa rappresentato. Sopra l'altare della Madre di Gesù e di San Giuseppe vi sono le vetrate di uomini e donne dell'Antico testamento. Dietro l'altare maggiore, luogo del coro dell'organo, vi sono le dieci vetrate degli apostoli: dieci perché mancano Pietro (rappresentato assieme a San Paolo sull'altare maggiore) e Giuda.

Ai lati dell'altare altre due meraviglie delle nostre tradizioni cristiane: l'altare del Santo  Crocifisso (che fece piovere durante una grande carestia) e di Sant'Ilario (santo al quale i nostri nonni erano particolarmente devoti)

Tutto è stupendo., L'armonia di luci e colori è proprio  quella che mi aspettavo: la meravigliosa sinfonia che mi aveva anticipato l'angelo orante dell'acquasantiera.

Mi giro e come un tripudio,  il sole filtrato dagli stupendi colori del rosone  centrale,  mi sorprende: questa è la Gloria, questa è la Meraviglia. La nostra fede deve passare da questi colori.

Esco felice dalla Chiesa. L'angelo del campanile è lì sopra e  sembra lanciarmi con una fionda miracoloso, come cometa, per le vie del mondo ad annunciare quello che ho visto, contemplato nella mia Chiesa: La Pasqua del Signore Gesù!

                                                             Alessandro Galimberti"

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Omelia di domenica 4 gennaio 20o4

La mia è una parola, semplice e breve, che vorrebbe dare voce ai sentimenti di tutte quelle persone che hanno incontrato Alessandro, nei suoi pochi ma  intensi anni di vita.  So bene che ognuno ha qualcosa che vorrebbe far sapere a noi tutti, qualcosa di particolare, di proprio, di personale a riguardo di Alessandro. Un episodio, Una confidenza. Un'esperienza. La nostra esistenza infatti è un cumulo di memorie che a fatica si riesce a raccontare. Per queste sovente restano 'dentro' di noi, inespresse, e vanno a costituire il nostro  patrimonio di umanità.

Raccolti attorno alla sua salma, nel silenzio, ognuno di noi peschi nel suo passato per sentire' vivo dentro di sé Alessandro.

Non possiamo però  fermarci ai ricordi. Struggenti. Perché molti episodi della sua vita, molti atteggiamenti e molte chiacchierate con Lui, solo ora assumono contorni e dimensioni del tutto particolari. Sono da scoprire perché è ricchezza spirituale donata con il sorriso, con quella esuberanza giovanile, piena di futuro che neppure la malattia, consapevole, riusciva a contenere.

Lo sanno bene i ragazzi e i giovani degli oratori della nostra Unità Pastorale. Alessandro ha condiviso questa esperienza in atto nella nostra cittadina: le tre comunità cristiane di questa Unità in città, cuore Immacolato di Maria, San Giuppe artigiano e SS. Pietro e Paolo, l'hanno avuto presente, anche in periodi difficili quando la malattia lo stancava e a sera, terminato l'Oratorio feriale, faceva ritorno a casa desideroso solo di un po' di riposo, accanto ai suoi Genitori e al fratello Davide.

E le tre comunità ora elevano al Signore  il 'grazie'  per la testimonianza di Alessandro. Per il suo gioioso ministero liturgico e educativo.

In un momento come questo, segnato da un dolore così grande, vogliamo confermare la fede che professiamo da sempre nella comunione dei santi. E' una verità stupenda, una verità che suscita stupore in tutti noi.  Una verità che scaturisce dal 'Mistero del Regno di Dio', che sta nella storia e si compie nell'eternità..

Guardiamo allora al futuro. Il nostro che continua nel tempo. Un futuro da vivere nella fiducia, nella disponibilità totale ai segreti disegni di un Dio che salva. Un futuro che può anche 'comprendere' la sofferenza, ma da vivere in un rapporto intimo con Colui che le ha dato senso e valore. E questo è un dono di Alessandro. Sta scritto: "E' amando Gesù che si riceve la grazia di poter guardare a questo nemico con occhi da bambino; è il guardare e l'agire da bambini l'unica possibilità che noi abbiamo per sconfiggere la morte…".  La sua testimonianza è limpida. Offerta a tutti noi che presto riprenderemo il nostro cammino, giorno dopo giorno, verso appuntamenti che ben conosciamo….

Guardiamo al futuro di Alessandro. E'  in Dio, ora. Lui non ha più futuro. Così sembra.  Anzi così è. Perché per Lui il tempo, il nostro tempo, si è fermato. Lui vive nel Mistero di un Dio d'amore. Lo sapeva che sarebbe giunto quel momento. In una sua lettera scrive: "Dai anche a me Signore la forza di trovare e di cercare il vero amore all'interno di quella croce così dolorosa e così difficile da acccettare". Egli dunque, attraverso la sofferenza, la croce e il morire è giunto a quell'incontro che un cristiano, dalla fede robusta e amorosa, sospira e attende. L'incontro con il Signore Gesù.

Qui il nostro futuro si incontra con quello di Alessandro. Lui potrà starci vicino. Sempre. Sarà vicino alla sua gente. Alla mamma Maria Grazia, al papà Luigi, al fratello Davide, allo zio amato Don Ambrogio, alle sue zie religiose a tutta la sua gente. Sarà vicino ai suoi compagni di corso: li accompagnerà verso quel giorno che lui non ha visto, quando saliranno l'altare del Signore per celebrare l'Ecuaristia di Cristo Signore. Starà vicino a noi che viviamo la nostra esperienza di Chiesa che Lui ben conosceva. Ci suggerirà di volta in volta le scelte da fare. Ci sosterrà con la memoria del suo esempio, nei momenti dell'inqiuetudine.

Questa è la comunione dei santi, nei fatti, nella vita.

Scenda pertanto sui genitori di Alessandro e sui suoi parenti la 'consolazione' dello Spirito di Vita che tutto vivifica. Scenda anche su tutti noi raccolti  in preghiera perché possiamo accogliere, con animo grato, la testimonianza di Alessandro e la sua vicinanza nella fede della comunione dei santi.

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OMELIA DEL 3 GENNAIO 2006

* Questa mattina sono stato al camposanto, dove i cristiani vengono sepolti nella terra benedetta, formando anche là una comunità. La comunità di coloro che attendono il compimento delle promesse di Cristo.

Ho raggiunto la tomba di Alessandro. Lì sta la sua salma, sepolta due anni fa  fa al termine della sua giovane vita. E mi sono letto quel brano di Vangelo che narra di Lazzaro, richiamato di nuovo alla vita nel tempo dalla Parola di Gesù.  Lo stesso che qui è stato proclamato nella liturgia che stiamo celebrando.

Non mi aspettavo che succedesse qualcosa di simile., ovviamente Ma quella parola gridata da Cristo Gesù, nel pianto per la perdita del suo amico Lazzaro, mi è apparsa come la prova della verità di quanto aveva detto alla sorella Marta: "Io sono la resurrezione e la vita. Chi crede in mè risorgerà".

E ho confermato, sulla tomba di Alessandro, la mia, la nostra fede nelle promesse di Cristo. Ed è quello che ora, in questa celebrazione, tutti noi vogliamo confessare. La Resurrezione e la Vita è il nostro destino. Non quella tomba gelida. Non è lì che si conclude la storia d un giovane innamorato di Cristo Signore. Anche quel corpo con i suoi sentimenti, con la ricchezza delle sue emozioni, religiose e umane, un giorno, per la potenza di Dio Padre, parteciperà alla comunione tanto  cercata in vita con il Signore Gesù, per il quale Alessandro ha desiderato di essere come 'quel vasetto di olio di nardo': "Signore Gesù, voglio essere per te  come quel barattolino di olio di nardo  che Maria riverso sui tuoi piedi…come quell’olio e come Maria  ho scelto la parte migliore, che non mi verrà tolta.  Aiutami ad afferrarti Gesù.  Non permettere che la vita  e i suoi buffi e strani andamenti mi stacchino da te.

* E' sera. Dal camposanto ora mi trovo in chiesa, la Prepositurale dove A>lessandro ha vissuto momenti di intensa comunione con il Signore, dove ha condiviso la preghiera della sua comunità… E mi trovo qui, con tutti voi, riuniti nell'assemblea dei santi a celebrare nella fede l'Eucaristia, per il rendimento di grazie in Cristo Gesù. Con i suoi compagni di cammino seminaristico, con i suoi superiori, con la sua comunità, con lo zio Don Ambrogio, con la mamma Maria Grazia e il papà Luigi, con Davide il fratello amato..

E tutti Insieme stiamo vivendo un'altra grande verità della fede dei cristiani: la comunione dei santi. Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera di una giovane ragazza svizzera, nella quale mi confidava, dopo aver vissuto giorni di fede in questo tempo di Natale in Roma: "Per il viaggio a Roma, sia all'andata che al ritorno ho incontrato delle  persone meravigliose  la vita stà diventando come un bel puzzle...che mi fa  meglio capire il cosi bel mistero della comunione dei santi "! 

Ho colto in questa confidenza la gioia, quella che nasce dall'incontro nel tempo tra  persone che si riconoscono, si accolgono, si donano….La gioia della comunione,  la gioia di chi vive  sorprendendosi degli  altri. Scrive Alessandro in un testo citato da Don Ennio: "Oggi lo assaporo nella malattia l'amore del Padre, senza avere timore di chiedere quello che veramente desidero: la gioia" La gioia che Gli appartiene come confida in un altro passaggio: "vi è anche l’affetto e l’amicizia che provo verso alcuni ragazzi e alcune ragazze con le quali ho camminato insieme in questi anni e che tuttora camminano accanto a me e io cammino accanto a loro, accettando i loro consigli e affidando loro i miei consigli". E' la comunione dei santi, nel tempo. In questa storia che si svolge giorno dopo giorno. Una comunione che sussiste. Oggi in  tutti voi che avete voluto condividere questa liturgia. E' presente, forse struggente in  coloro che in vita Alessandro ha amato tanto da 'entrare nel loro vissuto'. Legati a loro da ricordi cari.

Ma la fede ci guida alla comprensione piena del mistero della comunione dei santi. Quella che è possibile vivere qui tra noi, quella che genera e fonda legami intensi di amicizia profonda, quella che vissuta dà gioia, la gioia auguirata da Paolo ai suoi cristiani: "Siate lieti, ve lo ripeto, siate lieti", è un'anticipazione vera ma parziale della 'comunione dei santi' che questa sera, qui si, è percepibile. Perché non siamo qui a fare memoria di un giovane levita che un anno fa ha chiuso la sua esistenza nel tempo. Siamo qui per vivere con Lui la liturgia del grazie, in Cristo Signore. Una liturgia  che raccoglie ogni sentimento,  ogni affetto di Lui Alessandro, di noi qui per il Padre che ci ha scelti fin dalla creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto…". Perché questa è la verità della comunione dei santi: noi, i viventi nel tempo, Lui vivente nell'eternità  diamo lode e rendiamo grazie al Padre in Cristo Gesù. La gioia spirituale di  credere 'veramente' che stiamo vivendo in comunione fra di noi, anche se tutto sembra così diverso: lui nella tomba, noi nel quotidiano. E' vero anche che la nostra pietà ci volge al Signore della vita per affidarGli Alessandro perché sia nella gioia desiderata…. Ma questa umile e fiduciosa preghiera  è la sua alla quale uniamo la nostra.  

* Al camposanto di mattina. Qui a sera per la liturgia.E domani?

Domani , riprendiamo il nostro cammino, personale e di comunità. Nel vostro bel Seminario e noi., qui in questa Unità Pastorale dove Alessandro ha generosamente  'lavorato', anche in tempo di sofferenza, coltivando soprattutto rapporti con le persone, non solo giovani ma anche adulti e in particolari anziani.

Riprendiamo la nostra vita , chiamati a dare speranza, a   generare fiducia, a comunicare gioia, nell'amicizia, nell'offerta di quanto di più personale possediamo. Chiamati soprattutto ad annunciare Cristo alla nostra gente.

Questa infatti è la testimonianza di Alessandro, Questo il suo testamento. Per noi. Quella fede che trabocca in alcune delle sue espressioni più stupefacenti, sapendo le condizioni i cui si era venuto a trovare: Consumami tutto, Signore;  non lasciare che nessuna goccia vada sprecata.  Riversami dove tu vuoi;  fa´ che il mio agire, il mio diffondere la tua presenza parta sempre da te,  che non avvicini amori fatui, amori leggeri". E ancora, rivolgendosi ai suoi compagni: "Carissimi fratelli, la fede - come l´eternità - è fatta dall’attimo di amore intenso che si ha con il Padre!"

Nel suo testamneto sta anche l'amore, quello evangelico, che parte da un'intima comunione con gesù per arrivare alle persone che nella vita si incontrano e con quelle con le quali si condividono sogni e speranza: "Se domani non mi svegliassi,  cosa accadrebbe al mondo?  Uffici pieni, botteghe al lavoro,  telefoni squillanti: tutto ordinario.  Anche il grande organo della chiesa  suonerebbe come il suo solito  inni e canti all’Altissimo.

Ed io non sono più, una nullità.  No, qualcosa avrò pur fatto, penso.

Continenti non li ho scoperti,  terre non ho esplorato,  mari non ho navigato. Non ho fatto proprio niente.  No, una cosa l´ ho fatta: ho amato.  Non importa se bene o male, l´importante è amare."

Soprattutto nel suo testamento Egli ci consegna un modo di intendere e vivere la sofferenza. Anche la coscienza della morte. Quella morte che tanto ci angoscia. Che tutti temiamo. Egli la guarda in faccia, forte della fiducia che ha ne suo Signore. E si affida ineramente al Dio della vita. Una riflessione di Alessandro ci stupisce, quasi fosse un'ultima sua confessione cosciente dell'imminenza della fine: "Parole e poi l’ultimo respiro esalato  Che cosa ho detto? Dove sono finito?  Nella mia immaginazione vi era solo tremendo buio,  invece qui la nebbia svanisce e tutto è più chiaro.

Rivivrò i sogni? Rivivrò le paure? Rivivrò le gioie?  Questo inizio è come quello della vita: ora il tempo non c´è, c´è solo il presente,  un presente strano, che si pronuncia,  con una sola, duplice emozione:  gioia !di amore.

Forse questo è il suo vero testamento: Il presente sia vissuto con una sola duplice emnozione: gioia di amore" E' un appello a tutti noi, questa sera. Riprendiamo il cammino, illuminati da questa testimonianza, nella certezza che nella vita in questo tempo che scorre per finire un giorno,  ciò che si deve desiderare è: "La gioia di amore". Una verità questa che, confessata sul letto di morte  ,da un giovane, diventa un annuncio profetico. Quasi volesse dirci: "Credi davvero nell'amore, e sarai felice!"

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Omelia del 3 gennaio 2007

Non si spegne la memoria di Alessandro nel cuore della gente che l'ha conosciuto, con la quale ha vissuto tanti giorni della sua vita giovane, i suoi amici di Oratorio e di scuola dai salesiani, i suoi  compagni di seminario, in cammino con loro verso il sacerdozio, tatno desiderato. Non si spegne nella nostra comunità  come ne è prova la indimenticabile vicenda dei giovani sul Mont Rous ad oltre 2000 metri, dove è stato posato un altare al Signore, proprio in sua memoria!

Non si spegne neppure nella memoria di chi ne ha sentito parlare per la prima volta nella liturgia celebrata alla sua morte, quel giorno di due  anni fa.

E' il caso di qualcuno che mi ha  voluto  rivelare la sua 'sorpresa continua' davanti alla testimonianza di Alessandro offerta a tutti noi negli anni delle sue paure, delle sue speranze e infine nei giorni del suo dolore terminale.

E' successo  infatti che nel suo lento e doloroso morire Egli abbia saputo dare alla sua giovane vita un senso che Lui stesso non comprendeva tanto era la sua voglia di vivere, la sua carica vitale, il suo carattere aperto, disponibile, comunicativo. Si può dire che abbia vissuto di fede, o nella fede, la vicenda drammatica dei suoi giorni di dolore: "Signore, non capisco, ma è in te che ripongo ogni mia fiducia"

Solo che ne siamo venuti a conoscenza solo quando è stato possibile in famiglia e poi in comunità, leggere i suoi scritti. E nei suoi fogli, vergati in momenti diversi e per  eventi particolari Alessandro ha manifestato i suoi più intimi pensieri. Da quei documenti personali è stato possibile comprendere la statura spirituale di un giovane seminarista.  Solo da quelle pagine è possibile in qualche misura intuire il cumulo di fortissime emozioni spirituali provate da Alessandro nelle   vicende che lo stavano consumando,

Da un giovane, aperto a un futuro di amorevole donazione agli altri ci si  aspetterebbe una ribellione. Alessandro ha chiesto tante volte  al suo Gesù, perché? Sapeva come sarebbero andate le cose. Non è una rivolta però a un destino così duro (si usa parlare in questo modo, oggi, davanti alle morti giovani…) Alessandro  è entrato invece nel 'mistero di Dio', che gli chiedeva un 'sacrificio' particolare ma non offerto sull'altare nelle nostre chiese, ma sul letto della sua sofferenza. E' entrato con la solida e appassionata fiducia che riponeva nel suo Signore con il quale amava conversare liberamente e sinceramente.

Alessandro rimane tuttavia, come ha scritto il fratello Daniele, un 'mistero', cioè un 'luogo' dove si è manifestato l'agire  incomprensibile di Dio, Signore della vita e vincitore della  morte!

Forse proprio questo 'sentire' la morte di Alessandro come 'mistero' nel quale il Signore Gesù si è manifestato, è il motivo profondo della sua viva  'presenza' viva in mezzo a noi.

La parola dell'apostolo Giovanni ci apre alla conoscenza della nostra vera identità, sovente dimenticata, quella cioè di essere stati chiamati all'intimità familaire con il Signore. " Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! …Ed è ancora la sua parola, scaturita dalla esperienza del suo Maestro amato,  ripensata per tutta  la sua vita, a dare una risposta alla domanda di senso sul morire, prima ancora che sul vivere: "Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è".

In queste confidenze dell'apostolo ci viene dato di capire cosa sia la vita e come vada inteso il morire, da cristiano.

Alessandro si trova dentro questa straordinaria  'storia di Dio' in noi: prima in vita e poi in morte. E l'ha vissuta fino in fondo perché in verità chi opera in noi è il Signore con il suo amore e le sue promesse. Oggi - ed è l'oggi di Dio, l'eternità e non l'oggi del tempo, oggi Alessandro vive l'incontro desiderato nella fede in vita: Egli lo vede così come Egli è! Ed è la sua  gioia…

Raccogliamo la sua proposta, vergata con la sua morte: "Ricordiamoci di essere figli di un Dio che ci ama, che ci è Padre. I nostri giorni siano segnati dal suo Amore riconoisciuto nelle vicende anche sofferte dei nostri giorni. Ricordiamoci che verrà quel giorno temuto e, nella fede, desiderato: quello dell'incontro con il 'Mistero'. Perché il vivere nel tempo è un cammino verso la gioia, anche se saremo chjiamati a passare per la sofferenza e il morire. Mi permetto anche quest'anno di ricordare la testimonianza di Don Ennio su Alessandro già comunciata lo scorso anno.  La voglio ricordare perché a lungo mi è stata presente  nel mio ministero pastorale. Quasi un invito ad andare oltre, ogni girno che comincia, per vedere quell'ultimo e definitivo  giorno quando vedrò Dio faccia a faccia:  "Brevi parole e poi l’ultimo respiro esalato  Che cosa ho detto? Dove sono finito?  Nella mia immaginazione vi era solo tremendo buio,  invece qui la nebbia svanisce e tutto è più chiaro.  Rivivrò i sogni? Rivivrò le paure? Rivivrò le gioie? Questo inizio è come quello della vita:  ora il tempo non c´è, c´è solo il presente, un presente strano, che si pronuncia, con una sola, duplice emozione:  gioia di amore."

 

La figura di Giovanni Battista che domina i vangeli delle liturgie di questi giorni è quella di un testimone'. Ma ciò che è strano e che ci fa pensare è che la  sua testimonianza è relativa a una Persona che non conosce: ". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele". Non lo conosceva nel suo mistero, nella sua identità vera, quella di essere il Figlio di Dio.. Solo dopo un'esperienza spirituale riuscirà a dire: " E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.

Quel dito teso ad indicare Gesù che passa - come abbiamo ascoltato nella parola evangelica della liturgia di ieri - è un modo plastico per invitare la sua gente, i suoi discepoli a riconoscerLo e a seguirLo. Un grande padre della Chiesa scriverà: "Timeo Iesum transeuntem". Ho paura di gesù che passa. Perché posso anche non accorgemene.

E passa tante volte, e nei momenti più diversi, come là sul giordano poi nella esperienza umana di Agostino. Passa il Signore e si fa vicino anche nella nostra vicenda personale. RiconoscerLo quando entra nella vita il dolore, il timore, la sofferenza spirituale è la testimonianza che ci lascia Alessandro. Nei suoi giorni giovani ha incontrato Gesù, lo ha seguito e amato. Nel tempo della speranza e della sofferenza lo ha cercato e gli ha affidato il suo domani, che non sarebbe stato quello da Lui desiderato, ma quello pensato per Lui da suo Signore.

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TESTIMONIANZA SU ALESSANDRO GALIMBERTI A RADIO MARIA

 

Scaletta.

1. La 'natura della mia testimonianza'. Racconto dei miei incontri con Lui. Non intendo fare la storia della breve vita di un ragazzo della mia parrocchia in Lissone. Dico semplicemente le mie  'esperienze di lui',  divenute ora testimonianza dopo la sua morte. Una confidenza : ho  capito chi era veramente  Alessandro dopo il suo calvario e la sua morte, proprio come i discepoli capirono veramente chi era il loro Maestro dopo la Pasqua, dopo la sua morte e la sua resurrezione. E non sembri blasfema questa relazione perché ogni persona, comunque, ha un'identità sua che va scoperta.

2. Chi ha conosciuto da vicino Alessandro potrà di certo convenire su questa

'costatazione'. Lo confermano anche i genitori: papà Luigi continua a ripeterlo a chi si avvicina per dire di Alessandro. Non conoscevo mio figlio. Lo scopro ora, l'ho scoperto dopo il travaglio doloroso della sua morte…..

3. Ecco, questa è la prima testimonianza. Alessandro aveva un'intensa vita interiore, documentata dai suoi scritti, dalle sue meditazioni, dalle sue lettere ma che custodiva gelosamente.

4. E credo di poter dire che questa fortissima interiorità (fede senza riserve in Gesù, appassionata ricerca di una relazione di amore per Lui, straordinaria capacità di stupirsi con emozioni fortissime, gioia incontenibile alle volte  a motivo della sua relazione nascosta e vissuta) costituiva il suo vero mondo nel quale credo che pochissimi siano entrati.

5. Ma a tutti  era dato di vederne le conseguenze. E qui do un'altra testimonianza. Mi sono domandato tante volte, nei colloqui con lui, nel mio piccolo studiolo, come facesse a rimanere così sorridente, con le sue battute, le sue risate scoppiettanti, sapendo che era a conoscenza della sua critica situazione. Me ne parlava come se l'andamento della malattia riguardasse qualcun altro, non Lui. Diceva dell'andamento degli esami clinici come se nulla fosse. Una risposta credo ora di poterLa dare: questo  comportamento che metteva a suo agio chi gli domandava del corso della malattia nasceva dal suo mondo interiore, fatto di sperimentata comunione con Lui, il Signore Gesù, al quale aveva dato definitivamente la sua vita e con il quale aveva un colloquio 'amicale' profondo e sincero, continuo e serrato, fiducioso da innamorato che gli faceva dire con semplicità disarmante tutto quello che viveva. Un esempio. In una lettera augurale per il Natale del Signore Gesù del 2002 scriveva al Cardinale Tettamanzi che qualche giorno prima  si era recato al Pliclinico in visita. Cfr. lettera.

6. Questa intimità con il Signore Gesù è ' il segreto di Alessandro. Potremmo averne conferma scorrendo le pagine delle sue confidenze. Ma mi prende un pò di pudore… Esito perché mi pare di violare la sua intimità. Resta vero comunque che la ragione della sua testimonianza trova la sua sorgente in questa intensa e delicata relazione di fiducia incondizionata in Colui che lo ha amato e che lo stava conducendo per una strada che portava diritto diritto al Calvario e alla celebrazione della sua 'prima ed unica messa' come  scrive lo zio sacerdote, Don Ambrogio (cfr.)

7. E la sua 'offerta', rinnovata per mesi e mesi nella speranza di riuscire a vincere il male che lo possedeva, è stata colta da molte persone della comunità. Posso confermare, per quanto mi è stato dato di sapere in confidenziali colloqui (anche nel sacramento della confessione), che la sua morte e la sua passione, vissuta nella luce di questa fede in cristo Signore, ha provocato 'cambiamenti' radicali di vita e ha condotto qualche persona a prendere una decisione vocazionale. La verità di questo sacrificio di un giovane teologo va compresa alla luce dei suoi frutti spirituali. E anche questa è un'altra  mia personale testimonianza.

8. Ma vorrei tornare  alle origini della vocazione al sacerdozio di Alessandro perché ho una testimonianza personale a questo proposito. Il suo 'racconto'  sull'origine della sua vocazione si può trovare su 'Fiaccolina' la rivista dei chierichetti a cura del nostro  Seminario. E' Alessandro stesso che cerca di dare una risposta a coloro  che gli chiedevano com'era nata in Lui l'idea di farsi prete. E dice con una semplcità disarmante: "La mia vocazione non nasce in un momento particoalre, da un evento straordinario ma dalla ceretzza che ognuno di noi è hiamato alla vita, ogni giorno, all'amore, alla sequela…" E aggiunge: "Bisogna però ascoltarla e non fuggire. Non è semplice."

Deve essere avvenuto questo in Alessandro, fin dai tempi della sua fanciullezza quando cresceva nella sua bella famigliola, accanto al papà Luigi, alla mamma Maria Grazia e al fratello Davide, fin dai giorni passati 'in Oratrio in quell'Oratorio che non è stato una pista di lancioo, un luogo da sfruttare per poi dimenticarlo come oggi spesso accade. Tutto si è giocato attorno a quelle quattro mura e a quella quantità di polvere respirata', guardando allo zio che del'Oratorio in Lissone è stato a lungo assistente, lasciando un'indimenticata impronta.

Deve essere successo soprattutto 'dentro la sua vivace interiorità'. Chissà per quanto tempo ha coltivato il proposito di entrare in Seminario  e  cominciare il cammino che porta al sacerdozio. Studiava dai salesiani di Sesto San Giovanni. In una lettera inviata ai professori e ai suoi amici studenti scrive: "Vi sono giorni in cui fremo dalla voglia di essere prete, di celebrare la messa e la penitenza…Ora porto all'altare le mie sofferenzxe e le mie gioie. Gesù mi sta facendo vivere un'esperienza proprio irrepetibile: essere in seminario non è da tutti e soprattutto non è da santi, ma da ragazzi che fanno coraggiosamente una scelta…"

Confidenze che in qualche misura aprono un spiraglio sul mondo interiore' di Alessandro.

Sta di fatto che un bel giorno sono raggiunto da una notizia che mi ha lasciato di stucco. Alessandro era atteso in Seminario. Chiedo dapprima a papà il quale non ne sa niente. Domando al giovane prete dell'Oratorio che mi rassicura invece che si tratta di Davide, il fratello minore, ormai deciso ad entrare in seminario e non di Alessandro. Mi decido a chiarire il tutto con Alessandro stesso. Sorridente, sereno e pieno  di disarmante semplicità, mi conferma che era stato accolto in seminario e avrebbe cominciato frequentando il corso P, il corso propedeutico. Poiché era solito scherzare con battute e interventi che sprizzavano gioia, avevo temuto che si trattasse di un equivoco, di uno scherzo. Ma non fu così. Alessandro 'fremeva dentro', conspavole delle difficoltà che avrebbe incontrato, ma tenacemnete legato al Signore Gesù, iniziava il suo percorso in Seminario. Nello studio e nella preghiera. Iniziava per Lui un cammino che lo avrebbe portato a 'celebrare la sua prima ed unica messa - come ha scritto Don Ambrogio - , in comunione con il Signore Gesù' sul letto della sofferenza e del suo morire. Tutto  deve essere avvenuto in un confronto serrato con i superiori. Ma la decisione era pesa. Definitvamente.

La sua insopprimibile  voglia di donazione radicale al Signore ha trovato così la sua massima espressione proprio su quel letto di sofferenza, accolta e vissuta nella fede in Colui che amava tanto intensamente. Aveva iniziato il cammino seminaristico con entusiasmo. Lo avrebbe concluso non con esami e discernimenti, ma con una totale 'obbedienza' ai misteriosi disegni di Dio Padre'. Scriveva quando stava per entrare in ospedale per l'ultima volta: "Comincia per me il periodo del discernimento. Aiutami Tu, o Maria piena di Grazia".

9. Non posso terminare la mia testimonianza su Alessandro senza riferire di due altre

dirette 'esperienze' di Lui. La prima sulla sua disponibilità negli anni seminaristici ad accogliere il 'mandato' pastorale in estate secondo le nuove urgenze emerse dopo la costituzione dell'Unità Pastorale che vede tre parrocchie della città portare avanti una pastorale di comunione nella forma dell'Unità. In qualche estate era stato attivo in altre parrocchie della diocesi, lasciando sempre una bella testimonianza Ma con la malattia era stato costretto a rimanere in Lissone

Alessandro , cresciuto nel suo Oratorio in Via Colnaghi assieme allo zio Don Ambrogio, avrebbe desiderato trascorrere il mese estivo tra quelle quattro mura e in quel cortile impolverato...Ma c'era bisogno che stesse con i ragazzi degli altri due Oratori della città. Non ha avuto riserve. Il suo 'eccomi' fu pronto. E si mise a 'lavorare' nei pomeriggi afosinegli Oratori del Cuore Immacolato di Maria e in quello di San Giuseppe artigiano. Anche lì, centinaia di ragazzi nei mesi di giugno e luglio….Sapevo che tornava a casa stanco. Sapevo che gli costava tanto quel 'ministero': ma non l'ho mai sentito lamentarsi. Ricordo che la mamma mi diceva che quando tornava si sdraiava sul letto. Sfinito.

Credo abbia sempre nascosto dietro quel suo sorriso stampato su in viso sofferente la fatica che gli costava quell'andare all'Oratorio, quelle ore passate assieme ai ragazzi….

10. Infine, in chiusura di  questa semplice e sincera carellata  di ricordi personali di Alessandro Galimberti . dico dei frequenti colloqui che ho avuto con Lui, quando al termine della Messa del mattino passava in casa parrocchiale a riprendersi la bella bicicletta. Si fermava, alle volte prendeva un caffè e se ero libero si sedeva nello studio e sicominciava a parlare. Una volta, credo sia stato all'inizio della sua tormentata malattia, gli chiesi di mettere per iscritto qualche suo pensiero da pubblicare sulla nostra rivista 'Comunità alternativa'. Scrisse, una volta. E fu per me una sorpresa. Raccontava del suo icontro in ospedale con una bambina in grave difficoltà. Ricordo di avergli chiesto perché aveva scritto di lei e non di se stesso. Mi pare abbia risposto che la sofferenza ci affina a tal punto da renderci capaci di condividere il dolore degli altri. Ho capito, in quel colloquio, che nel racconto di quell'incontro in un luogo di sofferenza  Alessandro gridava il suo bisogno di essere accolto e capito mentre la malattia che lo minava stava continuando iplacabile il suo corso. Una seconda volta in altro articolo volle confidare le sue emozioni al'incontro con il Santo Padre. Una terza volta gli chiesi di scrivere per la nostra gente….Ma non fece in tempo. Erano gli ultimi mesi e la malattia ormai lo stava portando sull'altare della sua 'immolazione'.

11. Altri ricordi mi porto in cuore. Di Lui. Della sua serenità e disponibilità al sacrificio. Credo di aver avuto la straordinaria opportunità di vivere accanto ad un ragazzo  che aveva saputo intessere una relazione vivace, profonda nei sentimenti, una relazione carica di riferimenti evangelici con il suo Signore Gesù. In una lettera a Gesù per il suo compleanno (Natale) Alessandro scrive: "Posso dire di averti invocato molte volte nel mio lettino: ti ho invocato anche con gli occhi grondanti di lacrime perché credevo di essere tra Te e Satana, a sconfiggere nella mia povertà il tuo gran Silenzio e le sue cattive indicazioni.Ho paura che per colpa delle lacrime i miei occhi ti abbiano confuso. Ti chiedo solo una cosa in questo tuo Natale e in questo anno: donami il coraggio dell'amore per Te"

Ecco, questi era Alessandro. Così l'ho conosciuto. Così mi è rimasto nella memoria e nei sentimenti. Rimanga viva la sua memoria  nella comunità che l'ha visto crescere fino al dono totale della sua vita. Sia di esempio a tanti giovani del nostro tempo in ricerca di senso, confusi ma sinceramente aperti al loro domani.

Ognuno di noi è testimone di Gesù davanti ai suoi fratelli e all'uomo e alle donne del nostro tempo. Siamo chiamati tutti alla testimonianza, ad indicare Cristo Signore, proprio come quel profeta, con il dito teso ad indicare Gesù. Alessandro lo è stato nel suo lento e dolororso morire.Un testimone di Cristo.

Forse per questo Alessandro  Lo sentiamo tanto vicino a noi., Perché della sua testimonianza noi tutti abbiamo bisogno.

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Chiudo  questa mia testimonianza con una lettera che scrissi a Alessandro in occasione della sua 'vestizione'.

 

Carissimo Alessandro,

            penso che tu abbia capito quanto mi sia dispiaciuto di non essere stato presente alla liturgia durante la quale hai ricevuto la 'veste talare'. Purtroppo un impegno pastorale assunto da tempo in una famiglia con gravi problemi mi ha tenuto lontano da Te.

            Ti assicuro però che mi sei stato presente quando ho celebrato la liturgia delle ore 18 ieri in Prepositurale. Ho pregato Colui che sta all'inizio della nostra storia di uomini e di consacrati per il Regno,  per il tuo futuro, dentro la sua Chiesa. Ti ho affidato a Lui…sapendo bene che tu stai vivendo una 'relazione con Lui' del tutto particolare. Deve essere una questione 'tua e soltanto tua'. Una questione che stai 'discutendo' con Lui…. Per questo ho domandato che si compia in Te il suo disegno e tu possa essere condotto a vivere la 'dedicazione della tua vita' in Lui, l'unico Sacerdote della nuova Alleanza.

            Alessandro carissimo mentre ti scrivo penso all'emozione che devi aver provato quando sulle tue spalle ti sei preso la 'talare'  quasi segno di una elezione, di una 'separazione' voluto dal Signore perché tu sia 'destinato' a una missione secondo il suo progetto.

            Sono momenti 'indimenticabili' nella vita. Anch'io ricordo quel  giorno con immutato stupore che poi si è fatto sempre più grande, a mano a mano che mi avvicinavo  al Sacerdozio.

            Ora mi sarai sempre più vicino: 'dentro' la mia 'passione pastorale'. Ti accompagnerò, come ho fatto fino ad oggi, passo passo verso quel giorno!

            Puoi far sapere a mamma e papà il mio rincrescimento di non aver potuto condividere la loro gioia? Spero mi abbiano perdonato….

            Con tanto affetto…

            Tuo Don Pino                                                                               

Lissone, 14 marzo 2003

 

 

Il CARDINALE tETTAMANZI ALLA VEGLIA

Dopo aver chiesto l'autorizzazione al cardinale il parroco rivolge alla folla presente per la preghiera in Prepositurale la sua parola e....

La salma di Alessandro parte da casa. passa accanto alla cappella dell'Oratorio fewmminile....

Il presbiterio durante la celebrazione della Messa esequiale

L'abbraccio della pace tra il papà e Don Ambrogio

Don Ambrogio presiede la liturgia esequiale

Lì, davanti all'altare la salma nella sua urna: sopra il suo Signore, quel Gesù che l'ha voluto per se!

Il parroco chiude il santo rito...

Per ultimo sarà Don Ambrogio a rivolgere il suo saluto al nipote Alessandro ringraziando l'enorma folla presente.

La salma esce dalla Prepositurale. Alessandro lascia la sua amata chiesa

A spalla i suoi giovani lo portando al camposanto passando a lato della Chiesa del Borgo

In cimnitero: la preghiera sulla salma fatta dal parcco prima della sua deposizione nella terra santa

La bara scende lentamente sotto gli sguardi di papà, mamma e Davide....

In chiusura di questa mia memoria ancora quel 'piccolo di donna' che ha saLVATO L'UMANITà E CHE HA con sè il giovane Alessandro. Sarà felice....lo sappiamo!