Da settimane mi interrogo  su come sto al mondo! Alla mia età! Scorre il tempo. E questa è una certezza. Non posso farci niente.  Nel tempo, in questo tempo entra nel mio vissuto (direi addirittura nel 'mio eremo')il mondo intero attraverso quello strumento che sembra essere stato creato per annullare la personale capacità di conoscere. Ti informa ma non ti permette di fare domande. Resti con il tuo mondo interiore turbato, quasi sempre, per tutto quanto ti rovescia addosso 'internet'. Ti estranea da te stesso. Ti impedisce di 'sentire emozioni' tanto sono rapide e sconvolgenti le notizie del giorno. Mi sono chiesto se, oggi, sono in grado di portare il peso di questa mondo così come lo conosco.  Una società come quella nella quale viviamo e le altre società così diverse diffuse su questa pianeta fanno nascere  turbamento nel cuore di un uomo che  cerca di capire.  Il rischio di lasciar perdere tutto e di badare a ciò che succede nella propria vita intima è davvero grande.  Ci sono  tematiche assai dibattute e a tutti ii livelli: economici, politici, morali, ecclesiali...Non mi rifiuto di correre nel tempo con chi vive in questo mondo, penso che sia davvero urgente fare spazio dentro di me perchè possa lì trovare il senso dei miei giorni.  Ciò che mi raggiunge (se lo permetto ovviamente) dall'esterno, anzi da tutto il mondo non sa darmi pace 'dentro',  là dove so che freme il mio amore per la vita.

Ecco allora che per l'ennesima volta riprendo a scrivere su questo sito che ho amato e che da tempo ho lasiato perdere....! Qyello che succede nel mio mondo interiore per quanto possibile   lo si potrà trovare nella pagina 'Pensieri del giorno'. Tutto il resto sarà di nuovo collocato nelle pagine che già esistono. Saranno riflessioni personali sulle vicende dei nostri giorni, anche quelli ecclesiali.

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Il titolo di questa nuova pagina  è scaturito da una semplice riflessione sul modo in cui vivo le mie ore. Se all'inizio del giorno la mia premura, dopo ovviamente le preghiere del giorno (quelle di mamma, s'intende) e la S. Messa , è quella di sapere cosa sia successo nel mondo apro il sito Ansa e subito dopo la mia pagina e-mail per prendere nota di quanto  alcune persone mi hanno scritto.e  di qualche avviso del decano, del Vicario episcopale, dell'aricvescovo: Poi mi porto  al sito della diocesi di Milano per sapere se qualche mio confratello ha raggiunto la casa del Padre. Un altro clik ed eccomi a Gerusalemme. Apro il sito del patriarcato latino dove vengo a sapere  ciò che è successo  da quelle parti. E' la mia Chiesa dove mi trovo Canonico del santo Sepolcro. Un tocco sul sito della Gazzetta dello sport per  avere notizie su società, campionato e alciatori. Tutto questo  spiega  una parte del titolo dato a questa pagina: "Vicende atuali".Il mondo è penetrato in me appena iniziato il giorno. Continuerà ancora fino a sera. Perchè allora la domanda del titolo: ""Vicende attuali o ricerca interiore?".  Perchè, nonostante tutto,  non è venuto meno il desiderio di continuare la mia ricerca interiore della quale ho a lungo scritto soprattutto nelle pagine '"Pensiero del giorno''. Con ostinazione non ho permesso che questo desiderio di '...fare a meno del mondo per incontrare e stare con la mia anima'" venisse meno nel mio quotidiano. Sento il dilemma. Mi pare di non vivere se non permetto al 'mondo' di entrare nella mia vicenda personale. Anche se sovente avverto la pochezza delle notizie che dovrebbero farmi sentire di 'essere nel mondo'. E' poca cosa il faragginoso evolversi della storia attuale. Invece, là nel mio intimo  torna e pulsa vigorosamente la speranza di 'conoscere'  il mio futuro spesso caricato da pensieri di morte vicina. Una ricerca però non triste, ma aperta alla gioia, desiderosa di un incontro dal quale tutto il 'bene' mi verrà dato. 

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S. AGOSTINO E IL 'TEMPO'

Poichè altrove su questo sito ho scritto del tempo mi permetto di ricorrre alla parola del 'doctor gratiae', Sant' Agostino che ha cercato di spiegarsi il tempo che ognuno di noi avverte a mano a mano che si dispiega in noi e fuori di noi. Ho fatto una piccola ricerca. Ho trovato un passo famoso del grande Padre della Chiesa.

Che cos’è dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so. Tuttavia affermo con sicurezza di sapere che, se nulla passasse, non vi sarebbe un tempo passato; se nulla si approssimasse non vi sarebbe un tempo futuro; se non vi fosse nulla, non vi sarebbe il tempo presente. Ma di quei due tempi, passato e futuro, che senso ha dire che esistono, se il passato non è più e il futuro non è ancora? E in quanto al presente, se fosse sempre presente e non si trasformasse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità... Questo però è chiaro ed evidente: tre sono i tempi, il passato, il presente, il futuro; ma forse si potrebbe propriamente dire: tre sono i tempi, il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Infatti questi tre tempi sono in qualche modo nell'animo, né vedo che abbiano altrove realtà: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione diretta, il presente del futuro l'attesa... Il tempo non mi pare dunque altro che una estensione (distensio), e sarebbe strano che non fosse estensione dell'animo stesso. »
(Agostino d'Ippona, Confessiones XI, 14, 17: 20, 26; 26, 33)

Come il male è un semplice non-essere, allo stesso modo Agostino scoprì che anche il tempo non ha una sua vera consistenza, essendo soltanto privazione, mancanza di essere. Il problema del tempo in Agostino era collegato anzitutto all'obiezione dei pagani riguardo alla creazione del mondo ad opera di Dio: il Dio cristiano o è perfetto, e allora non si capisce perché abbia sentito la necessità di creare l'universo, oppure è imperfetto e solo con la creazione ha potuto raggiungere la perfezione. Pertanto, era perfetto prima e imperfetto dopo, oppure imperfetto prima e perfetto dopo. Ma il "prima" e il "dopo", affermava Agostino, cioè i limiti del tempo, non riguardano Dio: il tempo è una sua creatura; la sua dimensione è quella dell'eternità. Dio è principio e fine, alfa e omega.

Per Agostino, il tempo è quindi creatura di Dio, oggetto della sua eternità: "l'eterno che cammina". L'universo non deriva da una divinità imperfetta, che abbia sentito il bisogno, la mancanza di creare, ma ne richiede l'esistenza, poiché il tempo e l'evoluzione del creato, che sono all'interno di Dio, sarebbero inconcepibili senza una coscienza creatrice, preesistente a quella dell'uomo, che è il fine ultimo dell'opera divina.

Se il tempo, però, non è un problema per Dio, esso lo è per la comprensione degli uomini. Il tempo è, infatti, una strana realtà: il passato non è più, il futuro non è ancora e il presente non posso identificarlo nell'istante attuale, perché questo è subito trascorso, non è più. Quindi è una realtà costituita dal non-essere ma che modifica l'essere.

La soluzione di Agostino, che anticipava quella di Henri Bergson, fu assolutamente originale: per concepire il tempo, realtà dinamica, non si può utilizzare una definizione "statica", ma una dinamica; come non si può concepire un fiume sempre diverso per le sue acque se non esistesse il letto su cui scorrono, così lo scorrere del tempo è accompagnato dalla coscienza che permette che si abbia la comprensione del tempo come memoria del passato, attenzione al presente e attesa del futuro.

Pensando al 'mio tempo' mi sorge una domanda inquietante: quando finirà e come questo grande dono che mi ritrovo, il tempo nel quale vivo, penso, amo?Cosa comporta 'la fine' del tempo nella vicenda del tutto personale che sto vivendo. Posso dire che tutto per me finisce quando si ferma il tempo...Ma se non esiste? Rimane il mistero della mia realtà, se sono una realtà!

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Ho cercato ancora in Wikipedia riflessioni sulla questione del tempo in S. Agostino. Filosofi e teologi hanno commentato acutamente il pensiero del  grande dottore circa la 'realtà' del tempo. Ciò che succede dopo aver cercato di 'capire' Sant'Agostino sono rimasto ancora con qualche domanda a questo proposito. Per esempio . come posso fare del mio tempo, l'unico che vivo, il presente, uno spazio dove mi esprimo, mi spendo, ricevo affetti?

Anche qui una riflessione di un filosofo può aiutarmi a entrare non soltanto nel pensiero del grande dottore ma soprattutto nella comprensione iniziale del grande problema del tempo, del mio tempo...

Il problema del tempo Nell' undicesimo libro delle confessioni Agostino analizza il problema del tempo : Agostino diceva " io so che cosa é il tempo , ma quando me lo chiedono non so spiegarlo " . Il punto di partenza é dato dal racconto biblico che presenta la creazione come una successione di operazioni e di eventi . Da questo racconto sembra risultare che la creazione avvenga nel tempo , sia frutto di una decisione da parte di Dio e comporti dunque un mutamento nella sua volontà . In particolare , ci si può anche chiedere che cosa facesse Dio prima della creazione . Questa domanda presuppone che anche Dio sia nel tempo . In realtà , secondo Agostino , Dio é fuori dal tempo , é nell' eternità e non crea le cose nel tempo . Con la creazione delle cose , Dio crea anche il tempo , quindi non esiste tempo prima della creazione . Ma che cosa é il tempo ? Parrebbe ovvio considerare il tempo come la somma di passato , presente e futuro : ma il passato non é più e il futuro non é ancora . Parrebbe dunque che soltanto del presente si possa dire che é . E allora che cosa significa che é ? Se il presente fosse sempre attuale , sarebbe l' eternità . In realtà esso esiste come presente solo a condizione di tramutarsi in passato e di non essere ancora futuro . Il tempo allora sembra esistere solo in quanto " tende a non essere " . Di fatto però esso non può essere nulla , dal momento che percepiamo e misuriamo gli intervalli di tempo , distinguendo tra brevi e lunghi . Gli intervalli di tempo sono divisibili all' infinito ; se trovassimo il non ulteriormente divisibile , questo sarebbe il presente . Ma se il presente é un intervallo , si divide in qualcosa di passato e in qualcosa di futuro : il presente non ha estensione ; si dà allora soltanto il continuo tradursi del futuro nel passato . Per cogliere la vera realtà del tempo occorre guardare nell' interiorità . Se il passato é oggetto di ricordo, e questo ricordo é vero , chi lo ricorda deve vederlo e quindi in qualche modo il tempo deve essere . Parlando del passato noi non esponiamo le cose che sono passate , ma usiamo parole formate secondo le immagini impresse nel nostro animo delle cose nel loro accadere . La memoria ha la facoltà di trattenerle ; essa , però , é qualcosa che si possiede al presente . La memoria , allora , non é altro che presente del passato . Un discorso analogo vale anche per le altre due dimensioni del tempo : il futuro non é altro che attesa presente di ciò che sarà e il presente attenzione presente a ciò che é . Le 3 dimensioni del tempo sono dunque tre " presenti " nella nostra anima : eventi passati , presenti e futuri sono in quanto sono presenti nella nostra anima . Solitamente per misurare il tempo che trascorre si assumono come termine di riferimento i moti degli astri , ma Agostino capovolge la prospettiva : non sono questi moti a determinare l' unità di misura del tempo . E' piuttosto il tempo ad essere il fondamento della determinazione della durata di questi stessi moti ; un moto astronomico , infatti , potrebbe mutare . Il tempo invece é " distensio animi " , un distendersi dell' anima . E' questo a darci la misura del tempo . Ciò che viene misurato dall' anima non sono , quindi, le cose nel loro trascorrere , ma l' affezione che esse lasciano e che permane nella nostra anima anche quando esse sono trascorse . Le tre dimensioni del tempo non sono altro che tre articolazioni del distendersi dell' anima : il ricordo , il prestare attenzione a qualcosa , l' attesa . L' anima consente di connettere le tre dimensioni temporali in un' unità . La conseguenza é che , se non ci fosse l' anima , non ci sarebbe il tempo . L' unità divina , invece , comprende nel presente stabile della sua eternità tutto ciò che é stato , é e sarà . In tal modo , l' unità divina é la garanzia che il tempo , che é traccia della nostra lacerazione e lontananza da essa , non trascini tutto verso il non essere