Pensiero del giorno  3

Gennaio - Luglio  2014

Riprendo a scrivere lo scorrere dei miei pensieri quotidiani. Per la verità mi metto al computer quando è il 9 di marzo, la prima domenica dlla quaresima 2014. Ma nei precedenti mesi - gennaio e febbraio - ho vissuto esperienze diverse che  tardo a descrivere perchè esse appartengono al mio mondo interiore e non solo alla mia memoria. Le emozioni non si collocano infatti nel 'ricordo' ma sono presenti nella persona che ne resta influenzata. Ricordo qui di sfuggita due eventi di questo tipo: il viaggio in India e in Nepal con amici davvero cari e la decisione di un sacerdote che stimo di rinunciare  al suo ministero per condividere l'amore umano con una donna. E altro ancora che non riprendo qui ma che ha avuto una stimolante  sollecitazione nel mio quotidiano di 'pensionato di Dio'.

Ed eccoci alla Quaresima. Un'altra!  Ho avuto tempo per pensarci su anche perchè vorrei che avesse un senso per la mia vita spirituale. Mi irrita pensare che posso vivere questa Quaresima superficialmente. Alcune riflessioni le ho inserite nell'omelia che oggi - 9 marzo 2014 - terrò alla celebrazione della Messa nella comunità del Lazzaretto. Ne prendo alcuni spunti:

"Ma cos’è la quaresima?La connotazione ben conosciuta da tutti  della quaresima è che sia un 'tempo penitenziale'. Segnato dalla 'verifica' della propria coscienza, l'umile riconoscimento della propria debolezza, il desiderio di perdono. La quaresima sa di penitenza, di rinuncia volontaria. E lo è per davvero nella misura in cui avvertiamo sulla nostra pelle, dentro la nostra coscienza, la presenza del peccato. Anche se alle volte non ne conosciamo bene i contorni, la coscienza ci dice ogni giorno che siamo peccatori….Chi non riesce a riconoscersi peccatore  si condanna a una presunzione pericolosa….Non potrà mai invocare la misericordia. Non conoscerà mai  la gioia dell'amore e del perdono di Dio. Resterà con la sua miseria. La contemplazione del sacrificio di cristo sulla croce, il venerdì santo, per intenderci, induce la comunità a un cammino penitenziale.

* Ma la quaresima è anche un tempo 'positivo'. Sono giorni, settimane che ci conducono allaPasqua. Il giorno della contemplazione della sua Resurrezione! La Quaresima ci porta a quel giorno quando un uomo, Cristo Signore, è risorto. Allora in questa luce la quaresima è un percorso straordinario di riscoperta delle decisioni  di Dio sulla nostra vita mortale. E' arrivare alle sorgenti della speranza. Un cammino fatto speditamente, quasi di corsa per arrivare a quel sepolcro e scoprire che è vuoto, perché la vita ha vinto. E  nel risorto vediamo il nostro domani quello pensato e voluto da chi ci ha amato da sempre! In questa luce la quaresima è una straordinaria avventura dello spirito. Conversione a Dio, ritrovata coscienza della propria dignità, riscoperta dunque del nostro battesimo, impegno quotidiano di fedeltà morale alle esigenze della nuova vita battesimale,  desiderio di dialogo con il Signore, la preghiera,  immersione nel mistero di Gesù in sacrificio sulla croce e risorto nell'Eucaristia celebrata e ricevuta nella fede."

Mi affido anche allo Spirito che di certo mi sugfgerirà di giorno in giorno, le scelte spirituali migliori per giungere al giorno della Resurrezione e gridare al Risorto 'Mio Signore'!

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19 marzo 2014

MEMORIA DI SAN GIUSEPPE

Il giorno si è aperto con la celebrazione della S. Messa nella piccola sacristia della Chiesa parrocchiale al Lazzaretto. Erano le 8.30. Ma dalle 7 il mio pensiero è corso ai giorni del mio ministero, a Seregno, dapprima, a Garbagnate poi e a Lissone. Un tempo era giorno di festa anche a livello civile. E la Colleggiata di Seregno (allora non era ancora Basilica, si riempiva di fedeli per la solenne liturgia della memoria dello sposo di Maria. Lassù,  sulla balconata dell'organo, seguivo la liturgia con la mia amata corale di  Santa Cecilia...Un canto che esaltava la comunità e la conduceva all'incontro con il  Signore nella memoria di San Giuseppe. Poi nelle comunità dove ho svolto il mio ministero  celebravo la liturgia con fede: era il 'mio giorno' e da parroco sentivo la vicinanza affettuosa della mia gente. Intimamente ne gioivo. E questo affetto manifestato apertamente mi  sollecitava  al servizio pastorale con rinnovato impegno. Ho parlato di lui, di Giuseppe, per anni a partire dai testi  dai testi evangelici o dalla liturgia del giorno Oggi ho celebrato in una piccola comunità. Sceso dal mio eremo con il permesso del mio amato Vicario Don  Sergio Loforese, ha ancora una volta predicato sulla figura e sulla missione di questo giovane uomo. Se negli incontri di anni ho richiamato alcuni dei suoi titoli più noti (Giuseppe, l'uomo del sì, l'uomo del  Silenzio, l'uomo dell'obbedienza, l'uomo dell'umile servire....) questa volta ho cercato di conoscerlo meglio, partendo dal travaglio non suo ma di quella della sua giovane donna. Giuseppe  di certo era un giovane uomo. Non c'è bisogno di farlo vecchio e cadente per salvare l'integrità della Madre del Signore. Era un giovane di certo che amava la sua ragazza. Vivevano nello stesso villeggio. Si erano fidanzati ma non ancora sposati secondo il rito ebraico e vivevano ciascuno nella propria  famiglia.  La notizia che la sua ragazza attendeva un Figlio lo ha certamente scosso. Conosciamo il suo tormento per giungere a un decisione che non avrebbe voluto. Ma non conosciam il tormento della sua rag azza. Maria doveva amare il so ragazzo. E quanto era successo in Lei non poteva annullare i suoi sentimenti. Non temeva di rimanere sola se Giuseppe l'avesse allontanata. Si sarebbe trovata in un ben triste condizione in mezzo alla sua gente. Maria attende acon fiducia la decisione di  Giuseppe.   Ella sapeva che l'amava. Si sa dal racconto evangelico che il travaglio di Giuseppe si risolse con un atto di fede, con un sì non detto ma vissuto per una scelta coraggiosa che lo impegnerà per tutta la vita. L'esultanza di Maria sarà stata grande. Avrà amato ancora più intensamente questo suo uomo che per quanto era venuto a sapere doveva aver deciso di condividere un amore in pienezza anche se non nell'intimità sponsale. Una  decisione che ci permette di dire che ai titoli che gli sono riservati va aggiunto anche questo. Giuseppe, l'uomo dell'amore, il giovane che ha saputo amare di un amore profondo la sua ragazza.

Ho ringraziato il Signore per questo pensiero su Colui del quale porto il santo nome. Mi ha occupato per qualche tempo, prima di scendere in cappella a celebrare.  Saper amare....è il 'dono' prezioso di Giuseppe a ciascuno di noi , in particolare a coloro che vivono nel celibtato il loro amore pr il Signore. Saper amare...tutti, ogni giorno anche se ogni giorno, nel mio caso, sento la solitudine non fisica ma spirituale che solo la certezza della presenza di Gesù riesce a risolvere! Saper amare....come Giuseppe!

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21 Marzo 2014

Ho ripreso a leggere e meditare l'esortazione apostolica: "Evangelium gaudium" di Papa Francesco. Per la verità l'ho letta appena uscita.Ma di..corsa! Il linguaggio che il Santo Padre usa in questa sua 'parola scritta' alla Chiesa è di facile comprensione anche se tocca temi di importanza rilevante e di complessa problematica. Ora la riprendo, quasi giorno dopo giorno, come sentiero da percorrere in questo prezioso tempo di Quaresima.

Mi servo del libretto stampato a cura della casa editrice 'Ancora' con una interessante introduzione di Aldo Maria Valle.

A pag. 10 oggi ho pregato con il papa: ",,,Quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui aspettava già il suo arrivo a braccia aperte. Questo è il momento per dire a Gesù Cristo: "Signore, mi sono lasciato ingannare in mille maniere sono fuggito dal tuo amore , però sono qui ancora una volta per rinnovare la mia alleanza con Te. Ho bisogno di Te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici"...

Questa tensione interiore verso il Signore Gesù motiva l'impegno quotidiano di preghiera, di silenziosa riflessione nel mio eremo. Scoprire alla luce del Vangelo il mio ritardo nella sequela non mi fa paura se penso che Lui mi accoglie e mi salva. Mi torna la pace interiore. Il sorriso sul volto. E sulla mia bocca il mio grazie!

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22 marzo 2014

L'Evangelii gaudium' si apre con un invito alla gioia. Del resto lo annuncia il titolo stesso dell'Esortazione apostolica'. La gioia che procede da Chi non ha mai cessato di volerci bene. Il Papa riprende in diverse citazioni il tema dell gioia e poi dice...."Il profeta Sofonia ci mostra lo stesso Dio come un centro luminoso di festa e di gioia che vuole comunicare  al suo popolo questo grido salvifico. Mi riempie di gioia rileggere questo testo: " Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore , esulterà per te con grida di gioia" (Sof 3,17) E' la gioia che si vive tra le piccole cose  della vita quotidiana  come risposta all'invito di Dio nostro Padre: "Figlio, per quanto possibile trattati bene....Non privarti di un giorno felice" (Sir 14,11.14) Quanta tenerezza paterna si intuisce dietro questa parole!"

Ecco: la realtà della gioia dovrebbe possedere il mio cuore...Vorrei che non fosse il piccolo risultato di un mio sforzo interiore quasi volessi impormi di vivere il giorno nella gioia. Essa nasce e sta in me solo quando sovviene nella mente e nel mondo dei miei affetti il pensiero che Lui, il  Dio misterioso mi vuole davvero bene e ne sento la carezza sul mio viso...Quando questo manca si fa buio, si intristisce l'anima mia...

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23 Marzo 2014

C'è un problema oggi....potrebbe essere così chiarito: cosa trasmettono i papà ai loro piccoli? Nella vita pastorale, in ogni parrocchia, gruppi di catechisti raccolgono i ragazzi cristiani per prewpararli ad accogliere il Signore nei grandi misteri: la confessione, l'Eucaristia, lo Spirito Santo. Sovente però essi lamentano la quasi totale assenza nel cammino di fede dei ragazzi dei loro genitori. Avviene così che terminato il cammino di catechesi i ragazzi se non dimenticano proprio ciò che hanno studiato della loro fede, per la gran parte la mettono nel dimenticatoio senza che in qualche misura i oloro genitori ai quali compete di essere i primi educatori dei loro figli sene rendano conto. Passa un'intera stagione, anzi quasi un'intera vita prima che alcuni ritrovino le certezze accolte nel tempo del loro catechismo.  Per la trasmissione della fede occorre che testimoni ne siano i genitori. A loro tocca di far conoscere una fede che anima un'intera vita.

Mi ha interessato un sito inglese che ha pubblicato questa foto davvero commovente.....Il sito è Catechists' Union of Jesus Crucified and of Mary Immaculate.

La bella foto sta qui sotto! 

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 2 aprile 2014

L'ANNUNCIO DELLA MORTE DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

 Nel mio eremo 'le memorie' sovente tornano riportando al di là del flusso del tempo, le emozioni, i sentimenti vissuti. Alle volte   avverto nel 'mare dei ricordi'  quella gioia provata che si è ficcata dentro di me. Alle volte torna la memoria con il suo carico di sofferenza, di paura, di timore per il futuro. Quando le memorie però riportano volti e messaggi di persone amate che ora non fanno più parte del mio tempo che scorre., allora nasce il desiderio di sentirli vicini....Così il ricordo ti lascia l'impressione che qualcuno che non è più, in realtà  si fa sentire oggi   anche se ti richiama un passato finito.. Quando poi la memoria riguarda una persona che ti ha lasciato un segno nella vita,  accompagnandoti nel tuo tuo ministero di prete, allora questo ricordo si fa    struggente  Tutto questo perchè oggi ho desiderato sentire l'emozione provata quando in serata di quell'anno Papa Giovanni Paolo II chiudeva la sua esistenza. Il perchè di questo ritorno al passato potrebbe far emergere la personale conoscenza che ho avuto di quel  grande 'Uomo di Dio', presto santo. Sia quando era solo un 'vescovino' in Polonia, sia quando fu elevato alla porpora, sia quando fu eletto Pontefice di Santa Madre Chiesa.

Ecco quell'episodio ripreso in un video e in un testo  che ho rintracciato sukl web.

31 marzo, il Papa sviluppò "febbre alta causata da un'infezione dell'apparato urinario" (notizia della BBC), ma non fu portato in ospedale, come invece era stato fatto due volte nel periodo precedente, secondo una sua espressa volontà di morire nei suoi appartamenti in Vaticano. Più tardi lo stesso giorno, fonti del Vaticano annunciarono che al Pontefice era stata impartita l'Unzione degli Infermi (Estrema Unzione), per la prima volta dall'attentato del 1981. Come confermato successivamente dal cardinale Javier Lozano Barragán (articolo sul Corriere della Sera, 7 ottobre 2007), il papa coscientemente rifiutò di tornare all'ospedale Gemelli e le relative cure mediche che avrebbero soltanto prolungato la sua agonia.

Non è chiaro se il Papa abbia ricevuto altresì il perdono apostolico. (Vedi l'articolo della CNN).

Il 1º aprile, le sue condizioni peggiorarono drasticamente ed insorsero insufficienza cardiaca e renale. Al Papa venne sistemato un sondino naso-gastrico per aiutarlo a incrementare l'apporto nutritivo dopo la febbre. Notizie raccolte fuori dagli ambienti vaticani riportarono quella mattina che il Papa aveva subito un attacco di cuore, ma rimaneva cosciente. Il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls smentì la voce, ma disse che il Papa aveva subito un collasso cardiocircolatorio e giudicò la condizione del Papa molto seria. (Vedi CNN article).

Alle 12:30 circa, un portavoce vaticano fornì un nuovo aggiornamento sulla salute del Papa, e confermò che Wojtyła aveva ricevuto l'Unzione degli infermi. Aveva rifiutato di essere condotto in ospedale, e aveva incontrato i suoi più vicini collaboratori. Aveva anche richiesto che gli fossero lette le meditazioni sulla Via Crucis che si era tenuta pochi giorni prima al Colosseo.

Alle 19:00 circa i notiziari italiani affermarono che papa Giovanni Paolo II aveva perso conoscenza. Secondo la MSNBC almeno un centro medico affermò che ormai non c'erano più speranze.

Il giorno 2 aprile, le condizioni del Papa vennero definite dal bollettino medico del Vaticano gravissime ed il Papa moribondo. Venne comunicato che il Papa aveva dei momenti di incoscienza ma non era in coma. A tarda sera, il Vaticano annuncia che le Sue condizioni rimangono estremamente gravi e che durante la sera è stato colpito da una forte febbre, specificando, tuttavia, che quando viene stimolato dai familiari, risponde correttamente.

Prima dell'ulteriore aggravarsi delle sue condizioni, all'alba del 2 aprile, il Pontefice viene informato della grande folla presente in piazza San Pietro, composta da molti giovani. Il Papa espresse a fatica il suo ultimo pensiero per i giovani, a lui tanto cari, riuscendo a mormorare le parole:

« Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E di questo vi ringrazio. »
(Karol Józef Wojtyła)

Il Vaticano infine emise un comunicato stampa alle 19:00 affermando che i reni del Papa avevano cessato di funzionare. L'ANSA riportò mezz'ora più tardi che aveva perduto coscienza. Molte agenzie media italiane riferirono la morte del Papa alle 20:20 ma subito il Vaticano smentì che il Papa fosse effettivamente morto, e i resoconti cambiarono. TV Sky Italia riferì che cuore e cervello funzionavano.

Sotto l'occhio attento dei media di tutto il mondo, Giovanni Paolo II si spense alle 21.37 del 2 aprile 2005 nel Palazzo Apostolico della Città del Vaticano, in conseguenza di uno shock settico e di un collasso cardiocircolatorio. Ad accompagnare uno dei pontefici più longevi della storia della Chiesa sono stati i canti e le preghiere dei presenti in Piazza San Pietro. Subito dopo la notizia della morte, la famiglia pontificia ai piedi del suo letto cantò l'Inno del Te Deum. Mons. Leonardo Sandri, sostituto alla Segreteria di Stato, annunciò così la morte: Carissimi fratelli e sorelle, alle 21,37, il nostro amatissimo Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre, preghiamo per lui, fu cantata la Salve Regina e le campane della Basilica di san Pietro hanno suonato a lutto.

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Lunedì 7 aprile 2014

Si fa vicina la Pasqua di Resurrezione. Nel mio eremo (ormai è il mio mondo...!) sento il richiamo di quel giorno quando Gesù di Nazareth vinta la morte entrò risorto nel suo 'mondodal quale venne incarnandosi nel seno di una ragazza ebrea. Condivise la nostra miserevole storia, conobbe da vicino l'umanità e le sue fatiche per costruire un mondo vivibile, per tutti e non solo per alcuni. Quell'Uomo visse per quel giorno....non lo fermò la sofferenza, la solitudine. la morte...voleva il sepolcro per mostrare la sua identità, velata da un'umanità pura e santa ma che non permetteva di riconoscerLo presente nella vicenda umana. 

Ecco Risorto: E' la Pasqua, un modo di annunciare il suo passare dalla morte alla Vita, sulla scorta di una rivelazione antica al popolo che era stato voluto da suo Padre.

A Lui che accoglierò con 'timore e gioia' quel giorno,  vinta la morte, risorto per donare la 'nuova Vita' a chi avrebbe creduto in Lui, canto la mia commozione nella povertà della mia umanità. Soino espressioni tolte dal Breviario ambrosiano di questi giorni:

"Non giudicarmi Signore

Secondo le mie azioni

Non ho fatto niente di buono al tuo cospetto!

Ma imploro la tua misericordia

(Responsorio dell’ufficio delle letture)

 

Non ci avvilisca la colpa

Né la superba innocenza ci illuda

Il cuore nell’orgoglio non si esalti

Né si deprima per la sue cadute

(Strofa dell’inno del giovedì

all’ufficio delle letture)

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Martedì 8 aprile 2014

E' sera. Per motivi particolari ho voluto ricordare il giorno in cui Mons. Molinari mi invitò in Basilica a Seregno per celebrare nel ringraziamento i miei 55 anni di sacerdozio. Per quell'occasione ho rilasciato un'intervista che fu pubblicata su qualche foglio locale (non ricordo quale...). Poichè sto vivendo un periodo di  difficoltà spirituali rileggere quanto dissi in quell'occasione mi ha indotto a guardare al futuro in modo diverso, più sereno e sempre con l'animo grato. L'intervista è questa:

NELLA LOGICA DELL’OBBEDIENZA....

Anzitutto esprimo con sincerità il mio ringraziamento a Mons. Molinari, prevosto della città che  mi ha invitato in Basilica a celebrare la memoria dei miei 55 anni di sacerdozio. E’ un ‘anniversario’ di transizione....ma è pur sempre un momento della mia storia di prete.  Dovessi ripercorrere a ritroso il cammino fatto in tutti questi anni darei spazio a memorie che sono un ‘patrimonio personale, intimo’, difficile da comunicare. Per questo in sintesi confesso che ho cercato di vivere tutto questo tempo secondo una logica nata il giorno in cui ho messo le mie mani tra quelle dell’allora arcivescovo di Milano, il  Cardinal Montini: la logica dell’obbedienza. E’ una delle tre parole che esprimono la dedizione radicale al Signore Gesù e alla sua Chiesa: povertà, castità, obbedienza. Quest’ultima  richiede a  chi risponde alla ‘chiamata misteriosa’ al sacerdozio, una disponibilità della libertà personale alla Chiesa di Gesù, vista alla luce della linea apostolica resa presente dal vescovo celebrante.

E’ questa obbedienza che mi ha condotto a dare testimonianza nel ministero pastorale in contesti diversi. Le altre due dimensioni dell’impegno sacerdotale  sono di pertinenza della mia coscienza.

Ma è proprio la consapevolezza di trovarmi  nel posto  scelto per me dal Signore che mi ha permesso di vivere l’obbedienza come gioia. Per questo il mio ministero o servizio pastorale nella santa Chiesa l’ho vissuto senza affanni, con      gratitudine cercando di ‘dire Gesù’ agli uomini e alla donne che ho incontrato nei miei giorni di prete. Ovviamente con quella ‘personalità umana e cristiana che caratterizza ciascuno di noi.

 

Ora che vivo l’ultimo tempo di questo cammino,  sereno nella gratitudine,   riservo all’obbedienza ancora un ‘posto’ importante  nel mio quotidiano, ‘lasciandomi gestire’ da altri, coloro cioè che mi hanno accolto in questa bella e amata comunità. Sento che è bello vivere il tempo in questa modalità: davvero un prete appartiene ad un Altro e agli altri!

Sono grato a tutti coloro che vorranno condividere la mia preghiera nel giorno cin cui si è voluto celebrare i miei 55 anni di prete.

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Domenica 8 giugno 2014

Ritorno a...pensare. L'ultimo 'pensiero del giorno' me lo ritrovo proprio due mesi fa, in aprile,  come oggi, domenica 8 giugno! Non so dare una risposta a chi mi potrebbe chiedere : 'Perhè tanto tempo?". Sono passati giorni e giorni 'sterili'. Sentivo la fatica del pensare.  Rifuggivo dal mettere su questo mio piccolo 'coso' ciò che passava per la mia mente. Un'aridità prima culturale e poi spirituale. Succede, vero? Qualcuno molto importante ha scritto della 'notte dell'anima'. Deve averla vissuta per  averne  parlato con tanta chiarezza:

"......a chi ha cominciato a inoltrarsi nel percorso (spirituale)  e ne ha già gustato qualche frutto: allora il Signore ottenebra questa luce e chiude la porta, ed essi annegano in questa notte la quale li lascia tanto aridi che essi non trovano alcun gusto nelle cose spirituali e nelle devozioni in cui erano soliti trovare diletto e piacere, ma al contrario vi trovano disgusto e amarezza … Non si può dire con certezza quanto duri… Quelli che hanno più capacità e forza per soffrire, vengono purificati dal Signore con maggiore intensità e prontezza, coloro invece che sono molto fiacchi, vengono condotti per questa notte a lungo con grande condiscendenza e con tentazioni deboli, poiché il Signore concede loro ordinariamente qualche sollievo al senso affinchè non tornino indietro; così essi giungono tardi… e alcuni non arrivano mai. Costoro non stanno né dentro né fuori di questa notte…"

Beh...qualcosa di simile deve essere successo nel mio quotidiano in questi mesi. Una 'notte spirituale' nella quale avvertivo di essere chiamato a una fedeltà alla mia vita spirituale nonostante le provocazioni interiori....Non  ho mai vissuto di certo la 'notte  dell'anima'. Ma quanto è passato in me in questi mesi ha qualcosa che potrebbe assomigliarle. E non è finita...Sono tante le vicende che si susseguono in famiglia e nella situazione umana e sacerdotale  nel tempo del pensionamento.  Spero che possa uscire al più presto. Comunque cercherò di mettere mano alla penna  nei giorni che verranno. Cercherò altrove 'pensieri' degni di essere meditati....Mi faranno bene....

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Martedì 10 giugno 2014

Ho vissuto un giorno sereno, offrendo alle mie 'donne di casa', la principessa Rachele e la contessa Pinuccia una gita sul balcone della Brianza, alla Madonnina sopra Barni, a mille metri!. Erano felici non tanto per il buon pranzo ma per l panorama mozzafiato che si offre a chi sale fin lassù. Davanti i monti, sopra un cielo azzurro e qualche nuvola che si erge a far da cornice alla bellezza della luce, e giù lo sguardo si posa sulla cittadina che si distende sul fianco di un 'braccio del lago di Como'....Il silenzio ...si  fa sentire. Dopo il pranzo ci sediamo davanti ai monti sotto il gazebo bianco posto quasi a ridosso della valle che sprofonda...Passa il tempo...e contemplo il cielo....non mi riesce di andare oltre...oltre quel  limpido cielo...Dall'aldilà di questo cielo però Lui mi dice che mi conosce....e ha cura di me...La domanda del salmo è quasi un dubbio...ma è proprio così?

"Dal salmo 8  ]Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?"

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Mercoledì 11 giugno 2014

Il 'Breviario', è per un prete una miniera spirituale. Chi vi entra con un'interiore attenzione 'sente' la 'voce' di Dio, meglio coglie il suo  'pensiero'. 'Recitare' il Breviario non è come stare su un palcoscenico a fare la propria parte, dire la propria battura.... ''Recitare'  il breviario è una quotidiana conversazione con Qualcuno che ti si propone: lo ascolti, gli rispondi; coonosce la tua fatica quotidiana e ti affidi fiducioso alla sua tenerezza. Mi capita di 'recitare' senza usare parole: Solo le sento e le dico nella mente dove non sempre ma di frequente avviene il dialogo che è la preghiera. Dal Breviaio che porta i segni del tempo(è ormai sgualcito...) ogni giorno faccio 'il pieno' soprattutto quando avverto la fuga del tempo  nel silenzio del mio eremo. Sulla scrivania posato aperto si trova il Breviario del 'tempo: uno sguardo e sento che mi chiama alla preghiera. Con lui, questo piccolo libro antico, passo momenti sereni....il resto del giorno, molte volte, è fatica....!

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Martedì 17 giugno 2014

IL SANTUARIO MARIANO 'MADONNA DELLA NEVE' AD ADRO IN FRANCIACORTA

E' sera...Nel mattino ho raggiunto al santuario mariano  della Madonna della neve ,  il mio confessore, Padre Alessandro, carmelitano del vicino convento. Sentivo da tempo il bisogno di comunicare con Lui. Mi conosce da tempo. Lo incontro infatti  una volta al mese o poco più. Ci vado anche se il viaggio ad Adro comporta per me almeno un poco di fatica. Ma la confessione è penitenza. E come sempre è stato un incontro aperto dove, il Padre posato nella sua seggiola al confessionale,con occhi chiusi  ascoltava la mia confessione. In ascolto del mio percorso spirituale, soprattutto dell'analisi approfondita della mia vita interiore. Cerco sempre quando chiedo l'assoluzione sacramentaria, di chiarire le sorgenti dei miei comportamenti non sempre 'giusti', della 'giustizia secondo il Signore'. Ricercare nella coscienza queste radici non è sempre facile. Bisogna essere sinceri con se stessi. Bisogna saper riconoscere non solo gli sbagli singoli, ma la loro origine, la loro radice. Solo estirpandole la 'giustizia evangelica' ben diversa da quella farisaica, può comninciare ad esprimersi.

Ecco la mia conversazione con il Padre si svolgeva su questi binari. E Lui, paziente, attento, intelligente sorridendo aprendo i suoi occhi, sul suo volto pasciuto,  sapeva suggerirmi  percorsi nuovi...La misericordia che lì in confessionale è la 'regina', la grande signora, penetrando nella mia coscienza, mi faceva felice, di una felicità intrisa di serenità e di fiducia, nonostante le scoperte radici dei miei peccati. Tornato sull'autostrada che da Palazzolo porta a Seregno il pensiero mi portava sempre dentro di me  per farmi sentire quanto la 'misericordia del Signore' faccia felice un uomo, un prete che si è inginocchiato per domandare perdono!

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56 e poi......?

Il giorno va verso la sera. Una notte per pensare a questo giorno. Rivedendo volti amati, raccolti nel grande Duomo dove il cardinal Montini si apprestava a ordinare preti 'suoi' e per la Chiesa ambrosiana, 37 giovani diaconi. In ginocchio, sulla prima panca a destra guardando l'altare con i miei compagni aspettavo di sentire il mio nome per dire a voce alta e ferma: "Eccomi...." Quel giorno, il 21 giuno, memoria di San Luigi, dell'anno 1958 Diiventavo prete. per sempre. Le mia mani 'unte dell'olio dell'ordinazione' avvolte in un fazzoletto 'ricamato' amorevolmente dai miei cari, strette da quelle del Cardinale, mi dicevano che ora ero 'suo',mi aveva fatto suo: avrebbero perdonato i peccati, avrebbero celebrato l'Eucaristia, avrebbero preso quel Pane che era il Corpo del Maestro e il suo sangue...Le mani. Hanno accarezzato bimbi, hanno benedetto malati e persone in ansia, hanno consegnato speranza,....hanno sofferto del dolore di tanta gente...quelle mani che qualcuno scrisse  che sono paurose pensandole staccate dal corpo....! Strisciano, si muovono mosse da sentimenti ora buoni ora superficiali, ora cattivi....

Ora da quel giorno sono passati 56 anni: oggi, memoria di San Luigi, ma dell'anno 2014. Sono solo nel mio eremo. Vivo una solitudine  avendo accanto due persone grate, mentre penso alla mia gente che ha raggiunto la casa del Padre. Ho solo lei, Maria Teresa presente quel giorno in Duomo...e il suo 'santo' sposo, Francesco. I miei affetti sono tutti lì  anche  per i  nipoti , pur se  non se ne rendono conto....Non sento pesare la solitudine. Si riempie di un'attesa...

Ho ritrovato sul mio diario  20 gennaio 1982 una mia riflessione che riporto qui. Forse sentivo già  allora quello che oggi è un desiderio:

L'ATTESA

"Non ho   radici  nè consistenza!

Mi penso e mi creo. Mi è facile 'concellarmi'.

E' la potenza micidiale del mio sentimento!

'Sentire' è percepirsi.  Ma chi e che cosa?

Non ho radici. Non conosco il mio passato. Non 'so' il mio presente, nebbioso, impalpabile. Mi impedisco di pensare al mio futuro.

Vorrei che Qualcuno pronunciasse il mio nome! E' nascere, 'stare', essere!

Vorrei poterlo sentire quando mi chiama.

Io credo però e la mia fede mi 'fonda'

Muore un uomo e nasce una novità!

E' ancora miracolo!

Pensieri antichi che mi stanno 'addosso' anche oggi, soprattutto oggi: vorrei gridare come quel giorno: "Eccomi..." ma devo  sentire che mi chiama!....

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venerdì 20 giugno2014

Gianni, l'amico vero umile e generoso è venuto a trovarmi e mi ha portato una lettera di Sua Beatitudine Mons. Twal Fouad, patriarca di Gerusalemme. Era arrivata a Lissone,, al vecchio indirizzo. Era stata aperta. Sorpreso. Ma soprattutto commosso per lo scritto del Patriarca. Mi permetto di renderla nota soprattutto perchè sisappia come non sia stato disponibile all'invito di Sua Beatitudine a raggiungere  il patriarcato a Gerusalemme per condividere la sua preghiera al Santo Sepolcro una domenica di quaresima. Qui chiedo scusa a Sua Beatitudine

"Carissimo Don Pino, ti ringrazio di cuore per il bellissimo dono che mi hai fatto racapitare attraverso i parrocchiani di Lissone. Ho rivisto con gioia le tante foto a ricordo di alcuni momenti indelebili che abbiamo vissuto insieme durante questi anni. Grazie di cuore per questo ricordo. Grazie anche per tutto quello che  stai facendo a servizio della Terra santa.

Quest'anno ti perdono per non essere venuto a Gerusalemme a compiere il tuo dovere di Canonico, ma il prossimo anno non credo di poterti perdonare di nuovo. Approfitto per augurare a te e ai tanti amici di Lissone una santa Pasqua di resurrezione e ti assicuro9la mia preghiera al Santo Sepolcro. Con la mia paterna benedixzione. Fouad Twal, patriarca latino

Gerusalemme, 15 aprile 2014"

Chissà se il Signore mi darà questa gioia di recarmi per l'ultima volta a  Gerusalemme....Chissà se troverò, dal mio eremo di solitudine, qualcuno che mi accompagnerà a questo desiderato incontro, in risposta all'invito di  Sua Beatitudine.....

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Mercoledì 25 giugno 2014

DAVANTI AL COMPUTER

Un pensiero mi ha sorpreso questa mattina... Voglio fare chiarezza sull'uso che faccio del web, davanti al mio computer. Nel mio eremo infatti sosto spesso, a lungo e volontieri davanti a questo 'strumento di informazione' in qualche misura di comunicazione. Sosto davanti al piccolo schermo e entro nel mondo: nel 'mio mondo' interiore, nel mondo della fede così come la vive e l'annuncia la Chiesa, nella società della quale si conoscono  non le 'mirabilia' ma le 'cattiverie' dell'animo umano., nelle relazioni che coltivo....Mi soffermo sui quotidiani, mi informo degli eventi della Chiesa leggendo i molti siti  della comunità dei credenti, ricerco notizie su ambiti di sapere  finora sconosciuti. Grazie al web che consulto di frequente quasi sempre trovo risposto a tanti miei interrogativi. Non so dire quanti 'territori culturali' ho ricercato, anche se questa ansia di conoscere alla fine    , proprio perchè veloce, non 'permette di possedere' quanto si è 'capito'. Qualcuno deve aver scritto: "Non fa scienza senza il ritenere l'aver inteso..."( Dante, Paradiso ...) anche se qualche altro (Umberto Eco) ritiene che sia inutile 'memorizzare quanto si è conosciuto" perchè basta sapere dove si può trovare ciò che cerchi ,  ossia "l'essenziale è sapere dove reperire di volta in volta le informazioni?".

Confesso che il computer è il mio amico del giorno: alle volte, come in questo caso, dialogo con Lui e quando nasce una domanda, ricercando, subito mi risponde. Vivo così nella solitudine del mio eremo che comunque è aperto sul mondo intero, sulla società e sulla Chiesa, sull'uomo e sulla donna, sulla storia dell'uomo e la storia del suo pensiero.....Alle volte gli dico: "Amico mio per ora basta..." perchè le notizie che mi offre mi riempiono di intima  gioia.

L'unico rilievo che gli faccio è che qualche volta è un amico malizioso: mi offre immagine e racconti, senza ricercarli, non sempre giusti, anzi provocatori...E' proprio come nel vissuto quotidiano  quando ti può capitare quaalcuno che ti fa discorsi e ti  suggerisce comportamenti sbagliati.

 

 

Grazie al web vivo, anche quando alle mie spalle mi accompagna nella preghiera del breviario....

 

 

L'annuncio della morte di Giovanni Paolo II