Ieri e domani

Seregno 2 giugno 2020

Apro una terza paginetta in questo mio amato sito mettendomi in un oggi che ha il suo passato e il suo futuro. Già,  perchè esiste soltanto il presente (S.Agostino). In queto 'oggi' sta ciò che ho vissuto e aspetto ciò che vedrò 'domani'! Un presente difficile che mi chiede 'pazienza' ossia accettazione del limite della mia età longeva.Ma non mi impedisce di conoscere ciò che avviene in questo tempo  di pandemia. Ieri il Presidente Mattarella nella festa della Repubblica ha tenuto un  discorso magistrale. Ne riporto un commento giornalistico del passaggio più importante e significativo dela  sua allocuzione: c’è tutta un’antica sapienza repubblicana nel riferimento allo “spirito costituente”, alla capacità mostrata dalle forze politiche, nel dopoguerra, di condividere valori e principi su cui ricostruire l’Italia, sia pur in quadro di contrapposizione ideologica. Un “nuovo inizio”, fondato sul cemento dell’“unità morale” che ha consentito di ricostruire il Paese su basi nuove, che lo ha tenuto assieme nei momenti più difficili della sua storia e che consente ancora oggi di farci “riconoscere legati da un comune destino”.È in questo nesso tra l’allora e l’oggi, tra l’allora come lezione per l’oggi, e in questo aggettivo “morale” il senso profondo del messaggio.

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Seregno 3 giugno 2020

Ho provato una 'grande pena' vedendoieri  la manifestazione del centro destra a Roma, nel giorno della Repubblica quando invece avremmo dovuto, noi italiani, ritrovarci insieme nell'amore di quesrto nostro meraviglioso paese pronti a 'ricominciare'! Ho avuto una sofferta visione di un paese da 'Arlecchino'. Si danza e si gicoa, come la famosa maschera napoletana, con un vestito a pezzi colorati: ho pensato di vedere l'Italia così, un paese da Arlecchino! Il nostro domani  non si gioca sul potere del presente e del futuro ma sulla purificazione delle coscienze degli italiani che fanno della loro democrazia ritrovata dopo la traagedia della guerra non un'occasione di scontri politici ma un'opportunità da cogliere per 'creare una nuova società' poù giusta, più umana, più solidale, più attenta i suoi cittadini'. Spero che gli uomini di buona volontà - e sono tanti ancora - continueranno il loro impegno anche quando sarà passato questo spaventoso evento nazionale e mondiale della pandemia. Non ci si deve arrendere per fare migliore questa stupenda Italia, un paese da sogno!

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Seregno 4 giugno 2020

Torno a 'dire' i miei pemsieri sulla  dfficoltà del momento. Questo sito porta un sottotitolo particolare:" Piccola storia di un prete'. E la storia mia ogggi  racconta di un ultimo fatocoso cammino verso il Calvario dove il mio Signore ha dato la sua vita per me. Cammino con lui per la strada che porta lassù, con la croce delle mie sofferenze condividendo la sua dolorosa ascesa verso la crocifissione. Oggi i ha confidato  al  Don che non potendo celebrare all'altare, celebro un sacrificio quotidiano ( e notturno!) per la sua bella comunità parrocchiale. Dentro l'intimo di un prete scorrono tanti sentimenti a partire dallesue  condizioni fisiche,  dalle sofferenze del corpo. Uno di questi pensieri esprime il desiderio di vivere la  difficoltà attuale  per gli altri. Credo che un prete trovi il senso della sua 'identità profonda' proprio nello spendersi per la gente, nella Chiesa. E' uno che esiste per gli altri. Vorrei esserne capace ancora orggi.....

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Seregno 4 giugno 2020

Torno su questa mia vicenda personale. E' un momento del tutto particolare quello che sto vivendo. Me  scrivo con pudore. Ma penso che possa 'servire' ad altri sacerdoti quando verrà per loro la 'prova' della sofferenza. Ho letto un pensiero che ho incrociato sul web. Non conosco l'autore. Ma mi è stato utile in questa difficile circostanza. "Una delle più stimolanti definizioni del ministero sacerdotale è di S. Paolo: “Noi non siamo i dominatori della vostra fede, ma i servitori della vostra gioia” (2 Cor 1, 24). Giovanni Paolo II nella Catechesi tradendæ (n. 61) direbbe che dobbiamo aiutare i fedeli a essere “lieti nella loro fede”Uno degli ambiti in cui questo compito è più difficile e delicato è quando le persone vengono a trovarsi nel dolore e nella sventura. Nella casa del dolore il sacerdote deve entrare in punta di piedi e in silenzio, perché è terreno sacro. Guai a entrare con la presunzione di chi sa tutto come gli amici di Giobbe, il sofferente per eccellenza: consolatori da nulla, che farebbero meglio a tacere (Gb 13, 4-7) e che fanno arrabbiare il Signore, perché parlano di lui senza fondamento (42, 7).La sventura è comunque e in ogni caso uno sconquasso della persona, della sua sicurezza interiore, delle sue convinzioni " Lo ritengo un invito a soffrire nel silenzio anche quando  la sofferenza è vsibile. 

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Seregno 4 giugno 2020

In questi giorni gli anni scorsi iniziava l'oratorio feriale. Prorprio sotto le mie finestre la giornata dei ragazzi iniziava con la musica prima di recarsi in chiesa per la preghiera. Giorni belli con centinaia di ragazzi e ragazze impegnati dai loro educatori sia nello studio e nella preghiera come nei giochi. Li vedevo rincorrersi per il cartile e nei campi di calcio. Ero felice con loro.  E oggi che non ci sono più mi mancano! Come mimancano i piccoli della scuola materna. Li vedevo correre sul prato del campo di calcio: una bellezza indimenticabile. La bellezza della vita. Anche loro da mesi non ci sono più! 'Ieri' ho riletto quanto scrissi il 12 ottobre 2003 riportando uno stupendo innno alla vita di Charles Pegguy:""Nulla è bello  quano un fanciullo che si addormenta pregando,  dice Dio. Ve lo dico io  dice Do -  nulla è più bello al mondo : eppue ne ho visto nel mondo di bellezze e mi riconosco in esse. La moa creazione trabocca di bellezze. la mia creazione traboccad i meraviglie......Io ho vvisto milioni e milioni di astri  ruotare sotto i miei piedi cme le sabbie del mare. Ho visto giorni ardenti ccome fiamme, giorni d'estate di giugno di luglio e di agosto. Ho visto sere di inverno distese come un mantello. ho visto sere d 'estate calme come scese dl  paradiso tutte costellate di stelle. Ho visto il profondo mare e la foresta profonda e il   cuore profondo dell'uomo.  ho visto cuori divorati dall'amore. Ora lo dico - dice Dio - npn conosco nulla di così bello nel mondo intero quanto un fanciullo che si addprmenta pregando".Cpn questi pensieri mi avvio alla notte: sarà un'altra notte 'oscura'. Pensando ai piccoli della nostra scuole maternasaprò convivere con la sofferenza.

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Seregno 5 giugno 2020

Una mattina serena. Un'altra. Ho partecipato spiritualmente alla liturgia eucaristica celebrata da Mons. Borgonovo in Duomo. Una interessante omelia sul'monte': il Sinai il Paran. e il monte dove nella notte Gesù  è salito a pregare (dalle letture del giorno). Ha suggerito di non dimenticare cher la vita è un'ascesi. Di seguito è salito Don Sergio portandomi l'Eucaristia. Come ogni giorno. Un tempo di ringraziamento : mi servo  quotidianamente di un bel libretto di Cortois dove fa 'parlare il Signore Gesù. Oggi Lui mi ha detto: "Vivi in me e tu vivrai per me, agirai effettivamente per me e i tuoi ultimi anni serviranno efficacemente alla mia Chiesa"(G. Cortois, "Quando il maestro parla al cuore" Pag. 25). Ancora dunque dono la mia vita, i miei ultimi giorni alla Chiesa che tanto ho amato. Non sono inutile..anche si giorni si fanno sempre più pesanti...

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Seregno 8 giugno 2020

Vorrrei raccontare qualcosa della mia anima: pensieri legati alla salute fisica ma in particolare sentimenti intensi di fede davanti a un 'mio domani' incerto. Se fosse possibile vi chiederei di interrogarmi su questa profondità interiore che si fa di giorno in giorno presente tanto da rendere ai miei occhi gli eventi del mondo tanto scipiti, tanto vuoti, inutili...Ho sempre amato il calcio, ad esempio, oggi ne faccio volontieri a meno. Sì, vadetto che avverto in me crescente questa certezza che mi soccorre quando sale il pianto: Gesù è l'unico che 'spiega' il mio oggi:  mi sento da Luii amato . Dice il salmo: "Nelle tue mani sono i miei pensieri'! E' così. Mi sia  perdonato quanto ho confidato....E' bene che non ritorni più su di me ......Trattengo tutto e mi appresto a vivere giorni d difficili.

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Seregno 8 giugno 2020

Da poco abbiamo celebrato la solenne liturgia della Pentecoste: ci è stato ricordato il dono del Padre e del Figlio, lo Spirito Santo. Ricorro a Edith Stein che dello Spirito scrive appassionatamente: "Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie, e rischiara l'oscurità del mio cuore?
Tu mi guidi con mano materna, e se mi abbandonassi, non saprei fare più nessun passo.
Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé.Da te lasciato, cadrebbe nell'abisso del nulla, dal quale tu l'hai elevato alla luce.
Tu, più vicino a me di me stessa, e più intimo del mio intimo, e tuttavia inafferrabile e incomprensibile, che oltrepassi ogni nome: Tu, amore eterno!

Edith Stein

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Seregno 13 giugno 2020

Ho tardato a 'raccontarmi'. Non stavo proprio bene. Ho avuto tempo per pensare. Mi sono ricordato (...siamo 'ieri') che da giovane prete amavo leggere molti romanzi soprattutto di autori  francesci. Tra i tanti Bernanos. Un suo romanzo mi ha impressionato raccontando la vicena drammatica di un giovane rete. Il suo romanzo (pubblicato 1946) si intitola: "Diario di un prete di campagna' L'ho cercato nella mia libreria ma non l'ho trovato. Mi affido, per narrarne la trama a quanto ho trovato nel web. Mi sarà perdonato. Ma è una memoria che in questo momento mi fa bene. Ecco la trama del romanzo: "Un giovane prete appena ordinato viene inviato come parroco ad Ambricourt, piccolo villaggio francese.Il giovane prete vuole ispirare la sua azione pastorale allo spirito del Vangelo, e per questo entra continuamente in contrasto con i parrocchiani. Non gli resta che affidare pensieri e tormenti a un diario segreto, strumento di presa di coscienza della propria interiorità e di conseguente auto-liberazione.Per questioni di ministero deve occuparsi della situazione esistente nella famiglia di un conte. Questi ha una relazione con la governante della sua figlia adolescente, Chantal. La contessa è nemica di tutti: il marito la trascura, vive solo del ricordo di un figlio morto piccolo, ha un atteggiamento di ribellione anche verso Dio.Il giovane parroco le si avvicina, la aiuta a confessarsi, e la riporta alla fede; la notte seguente la contessa muore. Questo episodio rafforza l'ostilità della famiglia del conte e dei parrocchiani contro di lui.Dopo poco tempo si scopre malato di cancro. Morirà poco dopo in casa di un ex compagno di seminario, prete spretato, tubercolotico, che ha abbandonato il sacerdozio per una donna. A lui chiederà l'assoluzione finale dei suoi peccati. L'amico accondiscende, anche se non nasconde il suo turbamento per il fatto che il parroco di Ambricourt è venuto a morire proprio nella sua casa di peccato. "Che cosa importa? Tutto ègrazia", replica il sacerdote morente che scopre, adesso, come l'itinerario della sua esistenza sia stato guidato dalla Grazia"

Due rilievi personali

: il primo relativo alla decisione del giovane prete di 'raccontarsi in un diario'. Mi sorprende perchè pure io ricorro a questo 'sito' per  dirmi cose importanti personali. Chi ha la pazienza di leggermi forse riuscirà a entrare nel mondo interiore di un prete. Il secono: quella affermazione finale al momento di chiudere la sua vita: "Tutto è grazia" mi ritorna 'dentro' quando la sofferenza si fa violenta fino a sembrare insopportbaile. "Tutto è grazia": tutto è dono d del Padre nel Crocifisso Figlio suo. Vorrei vivere con questa certezza fino alla fine. Me lo conceda l'amante Dio!

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Seregno 16 giugno 2020

Mi interrogo sul senso religioso della sofferenza. Pensando al Signore Gesù in crocecredo che sia una modalità di comunione con Lui. Se alle volte mi capita di lamentarmi per il dolore penso che pure Lui, il ,mio Signore, davanti alla sua tragedia imminente ha chiesto al Padre che passi 'il suo calice amaro' ma confermando la sua fiducia senza riserve (l'obbedienza) al Padre suo. Mi viene chiesta per la comunionre interiore che ho con Lui la stessa cosa. Altre volte ho scritto di non temere la morte, ma la sofferenza che la precede. Per questo motivo penso che una cosa devo chiedere al Signore Gesù: di sostenermi con il dono del suo Spirito nel tempo della rova. Ma in questi giorni  mi è venuto alla memoria /è ancor viva p er fortuna!) un klibro  dei miei anni giovani ,, forse gli anni sessanta. E' im'opera di Bernanos, il grande scrittore cattolica francesce. Il suo libretto mi aveva intrdotto in una visione della vita e della morte necessaria mentre continuavo con entusiasmo il mio ministero pastorale. Il suo titolo: "Diario di un curato di campagna". Mi permetto di riportarne un riassunto per terminare con l'espressione e il pensiero che mi sta a cuore, oggi!;

La trama del romazo:Un giovane prete appena ordinato viene inviato come parroco ad Ambricourt, piccolo villaggio franceseIl giovane prete vuole ispirare la sua azione pastorale allo spirito del Vangelo, e per questo entra continuamente in contrasto con i parrocchiani. Non gli resta che affidare pensieri e tormenti a un diario segreto, strumento di presa di coscienza della propria interiorità e di conseguente auto-liberazione.Per questioni di ministero deve occuparsi della situazione esistente nella famiglia di un conte. Questi ha una relazione con la governante della sua figlia adolescente, Chantal. La contessa è nemica di tutti: il marito la trascura, vive solo del ricordo di un figlio morto piccolo, ha un atteggiamento di ribellione anche verso Dio.Il giovane parroco le si avvicina, la aiuta a confessarsi, e la riporta alla fede; la notte seguente la contessa muore. Questo episodio rafforza l'ostilità della famiglia del conte e dei parrocchiani contro di lui.Dopo poco tempo si scopre malato di cancro. Morirà poco dopo in casa di un ex compagno di seminario, prete spretato, tubercolotico, che ha abbandonato il sacerdozio per una donna. A lui chiederà l'assoluzione finale dei suoi peccati. L'amico accondiscende, anche se non nasconde il suo turbamento per il fatto che il parroco di Ambricourt è venuto a morire proprio nella sua casa di peccato. "Che cosa importa? Tutto è grazia", replica il sacerdote morente che scopre, adesso, come l'itinerario della sua esistenza sia stato guidato dalla Grazia.

 Alcuni pensieri dal romanzo

"Quanto è piccolo un paese! E questo paese era la mia parrocchia. Era la mia parrocchia, ma non potevo niente per lei, la guardavo tristemente inoltrarsi nella notte, scomparire... Qualche momento ancora, e non l'avrei più vista. Non avevo mai sentito così crudelmente la sua solitudine e la mia (p. 6).Eppure è appena arrivato nella sua nuova parrocchia! Egli porta in se stesso la coscienza della propria diversità, è per questa ragione che non si illude sul futuro.
Ciò detto, questa consapevolezza non gl'impedisce di dedicarsi completamente alla propria missione. È in questo che si vede, soprattutto, la grandezza del personaggio. ......Per quanto riguarda il tema dell'accettazione, è vero che durante tutto il diario (e dunque durante tutta la sua esistenza) il giovane parroco oscilla continuamente tra momenti di disperazione e momenti di pura accettazione della propria condizione. Proprio per questo, tuttavia, è significativo prendere in esame il momento supremo della sua esistenza, cioè quello in cui muore, per verificare se è vero che possiamo definirlo un "eroe dell'accettazione". Durante questa sua ultima prova, infatti, il parroco arriva ad una risoluzione definitiva dei propri tormenti.Per il giovane curato, la morte rappresenta la fine dei tormenti e dei dubbi; l'accettazione a posteriori di tutta l'esistenza vissuta, e Dirio dii un prete di campagna così la capacità del parroco di accogliere in sé le due istanze che abbiamo individuato come "nemiche", la preghiera e la scrittura. Nella sua accettazione totale della propria esistenza, queste due entità si fondono, sono inserite in un sistema in cui la necessità di distinguere tra opposti diventa non pertinente.  Questa risoluzione della morte orientata verso l'accettazione è esplicita nell'ultima pagina del Diario, dove vengono riportate le ultime parole del giovane curato morente: "tutto è grazia".

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Seregno 21 giugno 2020

Solo un pensiero: oggi ho ringraziato il mio Signore che mi ha voluto  sacerdote nella sua santa Chiesa. Ho chiesto anche di perdonarmi le mancanze sia della mia  vita personale come nell'impegno pastorale. Purtroppo oggi - 21 giugno 2020 - non sto davvero bene e mi appresto all'Incontro. Chiedo con fiducia e umiltà che Lui mi stia accanto!

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Seregno 7 luglio 2020

E' dal 21 giugno che no0n ci metto penna in quresto sito,  Ho vissuto alla mia etàgiorni difficili: la sofferenza si è inserita nel mio vissuto e nel corpo ha fatto ciò che ha voluto. Affidandomi a >Colui che ci sta accanto ho tentato di 'resistere' cercando per quanto è sato possibile di non disturbare nessuno.Purtroppom,  sferzato il mio orgoglio, in molti si sono fatti attenti alle mie condizioni mostrando così il loro affetto per questo povero pretei in  disfacimento (fisicamente però,,,,). La ferquente preghiera , la condivisione della lode della Chiesa nell recita del Breviario, l a meditazione, il misterioso incontro al mattino con Gesù nrel sacramento (las 'comuione')qualche  breve  lettura.....Ma non ho    'detto' quanto  avveniva inquelle ore 'dentro la mia anina, In breve; il pensiero della morte sempre presente, il timore della sofferenza assillante, la tristezza di dover dare fastidio agli altri,,,,,Tutto questo ha riempitol'anima mia. Ma ogni volta che pensavo a tanto saliva il canto al Dio che mi ama e mi ha amto, un canto di speranza per un futuoche è suo dono. Sì l'anima mia era colmadi serenità mentre il corpo avvertiva ( e avverte) la sua sofferenza. In questi giorni sono stato a lungo al 'Getsemani', insiene con Lui che vedeva il suo destino di 'Agnello sacrificato'. Ho cercato abbracciandolo di comprendeere gli intimi pensieri e sentimenti suoi: Gesù è un uomo e come uomo, aveva l'anima in tumulto. Ecco ho tentato di entrare nella sua vita umana intima tper 'conoscere' per 'imoarare' 'per condividere.'. Lo stare in quel giardino degli ulivi sento crescere la gratitudine per il suo soffrire,riesco a immergermi in una vicenda segnata dall'obbedienza e dall'amore al Padre: "Sia fatta la tua e non la mia volontà". Il Padre ci ama al punto di dare in sacrificio il suo Figio nella sua umanità. Nei misteri dolorosi del rosario il primo è 'la notte di Gesù al Getsemani'. E' l'evento che più mi ttrae: vi vedo un Uomo che soffre 'intimamanete' ecapace di dire un sì per la vita del mondo, per noi tutti, per me!