INTRODUZIONE
Se nel mio ministero c'è stato qualcosa che amavo fare era rivolgere una parola settimanale alla mia gente....in Seregno (soprattutto sul settimanale locale), a Garbagnate (sul notiziario settimanale), su 'Da Emmaus' dapprima e su 'Insieme'poi in Lissone. Di anno in anno per decenni ho tratto dalla mia vita interiore tanti pensieri che amavo comunicare alla mia gente. Forse con un poco di presunzione. Sempre comunque per dire qualcosa che poteva sostenere la mia gente nel duro mestiere del vivere da cristiano nella cultura d'oggi. Così in questa sezione del mio piccolo sito ho pensato di riprendere qualche 'pensiero' dei tempi antichi e riportarli. Nella speranza che possano essere di aiuto a chi avrà la pazienza di leggerli.

Ancora una parola di fiducia e un invito  all’ascolto

SAPPI DI NON ESSERE SOLO.  ANCHE QUANDO TI ACCORGI DI ESSERE DIMENTICATO....

Ho letto recentemente pensieri di un filosofo che voleva convincermi che nella vita si è sempre e comunque soli.  Dentro il tempo che scorre. Aveva struggente la percezione della solitudine ‘esistenziale’ (potete capire chi poteva essere questo filosofo). Si entra nella storia ‘nudi’, diceva, e  se ne esce ‘nudi’, soli. Nel romanzo di C. Arnothy: ’Il cardinale’ (la storia di Mindszenty il presule ungherese che ha vissuto per oltre vent’anni nell’ambasciata americana di Budapest) la fine sua e del suo amico Morton, morti l’uno accanto all’altro quasi tenendosi per mano, vengono sepolti – ironia della sorte -  l’uno in terra americana anche se era ungherese e l’altro nella cattedrale di Buda, anche se era ateo.... mi  ha  indotto davvero a pensare come la solitudine definisca la vita umana, la storia di una persona, qualunque sia stato il suo ruolo nella società .  

Eccomi allora qui a confessarvi  che  per un cristiano l’esperienza più viva non è  la solitudine, quella paurosa sensazione di incomunicabilità  tante volte sperimentata nei rapporti umani, ma l’amicizia.  Un cristiano vive i suoi giorni cosciente di non essere mai ’solo’ Sapendo di poter sempre ‘comunicare’...parlare con Qualcuno che avendoci rivolto la Sua parola attende la nostra risposta.

Ecco, la Parola di Dio è la fonte prima, basilare e insostituibile della preghiera. La preghiera è il respiro dell’anima, ha affermato Papa Benedetto. La preghiera non è tempo perduto, ma tempo prezioso. E ha aggiunto il Papa: “Per un cristiano, pertanto, pregare non è evadere dalla realtà e dalle  responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell’amore fedele e inesauribile del Signore” La volta scorsa vi avevo invitato alla preghiera ‘piccola, innocente, semplice del mattino e della sera’, un dialogo con Lui! La preghiera – ha scritto Tagore – è il catenaccio della sera e la chiave del mattino. "L’orazione – l’ha definita S. Teresa di Gesù – è vivere l’amicizia con chi sappiamo che ci ama”. La preghiera è colloquio e contemplazione d’amore: "Mi guarda e lo guardo ", fu riferito al Santo Curato d’Ars da un contadino della sua parrocchia. Allora, se talvolta, quando parli con il Signore pensi che Egli non ti risponda, leggi la Bibbia. E’ la sua Parola. Parola di vita eterna, Parola che oggi e qui parla a te.  Recita con confidenza filiale, per esempio, appena sveglio:  “Sono venuto a prendere il tuo tocco  prima che il mio giorno cominci. Lascia che ancora per un poco i tuoi occhi si posino sui miei. Lascia che porti nel mio lavoro  l’assicurazione della tua amicizia. Colma la mia mente con la tua musica per sopportare il deserto di rumore. Lascia che il sole del tuo Amore  baci le cime dei miei pensieri, e indugi nella valle della mia vita  dove maturano le messi!" (Tagore). Come  si può pensare  di  essere ‘soli’ nella vita? Come si può credere di non saper comunicare? Prega e saprai di non essere solo a questo mondo. Conoscerai la gioia dell’incontro!"

Da 'Insieme' del 17 luglio 2011

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A PROPOSITO DEL  VII CONVEGNO MONDIALE DELLE FAMIGLIE: FAMELY  2012

Si fa sempre più vicino l'evento da tempo in preparazione nelle parrocchie e condiviso, almeno si spera, da tante famiglie cristiane: il 'Convegno internazionle delle famigie sul tema: "Famiglia. Lavoro e festa" al quale sarà presente anche il Santo Padre Benedetto XVI.
Un appuntamento che ha visto il coinvolgimento di molte persone, come volontari per le giornate programmate e di molte famiglia per l'accoglienza delle famiglie straniere che parteciperanno all'incontro.
Un evento  per il quale prego affinchè segni una stagione pastorale intera, lasciando un segno nelle comunità cristiane, nelle famiglie,nella Chiesa intera.
Mi è venuto in mente che tempo fa un evento straordinario - l'inizio del nuovo millennio - ha coinvolto, nella pastorale ordinaria, le famiglie. In quella circostanza sul piccolo foglio settimanale dell'Unità pastorale 'Emmaus' scrissi un pezzo che riletto mi ha fatto ricordare con quanto impegno allora fu sostenuto il programma spsirituale desiderato dal Santo Padre all'interno della famiglia. Ora lo riporto; ancora una volta non per nostalgia ma perchè anch'io in qualche modo
possa sentirmi coinvolto nell'evento imminente del Convegno.

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Ho paura, questa sera, di lasciarmi prendere da troppi pensieri ‘critici’. Devo respingerli perchè sono chiamato  a dare fiducia ai miei fratelli e sorelle che con me vivono ‘la comunione ecclesiale’, raccolti attorno al Signore che ci ‘ama’ tutti personalmente. So che è  proprio questa ‘fiducia’ che mi deve aiutare a rifiutare  il timore e la paura che alle volte montano nell’anima e a superare quel senso di smarrimento che si insinua in me davanti a ciò che ritengo sia mio dovere preciso di  pastore di queste comunità di cristiani affidate anche al mio ministero sacerdotale.

Ho insistito, la volta scorsa, sulla ‘preghiera’ pensando che il tempo di grazia, l’anno di misericordia si svolge anzitutto nell’intimità delle coscienze, fino a condurle all’incontro con Gesù Cristo e a riconoscerlo Signore della propria vita e della vita del mondo. E mi sono domandato come avrei potuto e dovuto ‘prendere per mano’, nel rispetto della loro libertà personale, i miei fratelli per aprirli all’esperienza personale della preghiera come ‘dialogo’.

L’anno santo è un tempo vissuto ‘personalmente’ come ‘pellegrinaggio interiore’ alle sorgenti del proprio atto di fede, ossia a quella conoscenza viva della Persona del Signore Gesù che costituisce la stupenda motivazione del giubilo interiore, della letizia del cuore, del ‘giubileo’ spirituale.

Ora, in questa comunicazione confidenziale, pur sapendo che dovrò tornare ancora su questo punto del ‘giubileo personale’, mi permetto di porre una domanda per spostare l’attenzione e la riflessione  vostra ad un altro livello: “Cosa significa vivere l’anno santo in una famiglia di cristiani?”. Cosa comporta questo ‘stacco’, questo ‘salto’, dal piano individuale e interiore a quello familiare e ‘esteriore’,  fino a ritenere l’esperienza spirituale del Giubileo un impegno e un ‘pellegrinaggio’ di tutta una comunità di persone come è quella familiare?

La domanda che mi pongo, allora, questa volta è altrettanto inquietante quanto quella che mi sono posto l’altra settimana: “Come posso aiutare le famiglie della mia comunità ad accogliere la grazia dell’anno di misericordia?”  Dovrei gridare nella preghiera: “Indicami Signore ciò che devo dire e devo fare perchè nella comunità ogni famiglia possa mettersi in cammino verso di Te?”Ho dato un rapido sguardo al ‘calendario del giubileo’ da più parti pubblicato e che ormai scorre veloce, quasi inarrestabile. Vi ho trovato un appuntamento ‘cattolico’ in ottobre, proprio quando la nostra città vive una sua fortissima tradizione. Il 15 di ottobre la Chiesa celebra il ‘giubileo delle famiglie’.  Abbiamo mesi per prepararci ad un appuntamento così significativo: perchè allora non arrivarci dopo aver fatto un ‘pellegrinaggio’ dentro le nostre famiglie - la nostra famiglia -  e con l’aiuto cercato di Dio ricco di misericordia risolvere finalmente tutte le questioni che le rendono sovente ‘sofferenti’, poichè non mancano situazioni dolorose di rapporti  faticosi tra sposi, tra genitori e figli, tra parenti che ‘convivono nello stesso cortile....”Perdono, accoglienza reciproca, disponibilità al servizio, riconciliazione vera, riscoperta dell’amore vero tra sposi, tra fratelli, tra parenti....” : quanto è lungo questo ‘pellegrinaggio’ da vivere tappa dopo tappa fino all’incontro decisivo con Colui dal quale parte ogni ‘capacità di perdono e di amore’, il Cristo Signore della vita! E’ stato scritto: “L’importanza di questo nuovo anno, che conduce al terzo millennio, non dipende dall’essere a cavallo di un nuovo millennio, ma dall’essere un’occasione in più per dare qualità alle relazioni umane, intra ed extra familiare. La ristrutturazione dei palazzi, la costruzione di nuove strade, l’abbellimento delle chiese, l’ospitalità sono aspetti di una millenaria tradizione che non devono però offuscare la dimensione spirituale del grande evento”. E questo anche a livello familiare.... Parliamone, dunque, con i nostri ragazzi e giovani, tra coloro che vivono la comunione sponsale...Parliamone in comunità, dandoci l’un l’altro una mano, vincendo la tentazione di farci i ‘fatti nostri’.....perchè il ‘giubilo’ tocchi ogni persona, ogni coppia, ogni famiglia! Signore Iddio, se fosse veramente così? E cosa ci può mancare perchè lo sia veramente, se tu sei con noi?

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L'AMICIZIA FRATERNA CON UN VESCOVO INDIANO E IL SUO CANCELLIERE PADRE JOE


  • Un’amicizia  nella mia vita è sempre contata molto. Qualcuno deve aver detto che “ Tutti cercano un vero amico ma nessuno si preoccupa di esserlo!” C’è stato un tempo  e forse c’è ancora oggi in cui potevo pensare ad un amico lontano con simpatia e gratitudine.   Ho cercato di tenerlo vivo dentro di me, come se fosse stato presente nel mio ministero pastorale e nei rapporti occasionali. Si sa, infatti, che sovente gli amici si perdono per strada..: E’ un prete indiano della diocesi  di Alleppey nel Kerala al Sud dell’India. Il suo nome – indiano – è Padre Joy Puthenveetil. L’ho conosciuto in occasione della sua permanenza in Italia, studente all’Alfonsiana in Roma, ospite in Lissone per un mese dovendo imparare la lingua. Giovane, intelligente, umile e gentile. Mi fu presentato da due giovani indiane che una domenica vidi in preghiera, molto raccolte, nella Prepositurale. Un primo dialogo, una confidenza con loro per giungere all’invito che mi fu rivolto di accogliere Padre Joy in estate. Fu ospite loro nella casa della Parrocchia. Ogni anno seppure per brevi periodi faceva una sosta da noi per poi andare a Prato per un ministero pastorale. Ma ormai l’amicizia era nata. Si ‘era preoccupato’ di rimanere mio amico. Anch’io feci lo stesso. Ed ora questa amicizia continua anche se non mancano difficoltà nelle relazioni. L’ho incontrato altre  volte  soprattutto quando con un piccolo gruppo di lissonesi ho fatto visita all’India del Sud, a partire dal Tamir fino al Kerala. Lì l’ho visto in azione. Responsabile di un progetto interessante di coordinamento della catechesi in ambito diocesano. Il suo Vescovo l’aveva scelto bene. Ora dal sito della diocesi di Alleppey ho saputo che è stato nominato ‘Cancelliere’: una carica prestigiosa che conferma la stima e le attese dei suoi superiori. Sono davvero contento che Padre Joy possa servire la Santa Chiesa con tutte le sue energie e la sua intelligenza. Anche con il suo carattere riflessivo e simpatico, gioioso e sincero. Chissà se potrò ancora una volta vederlo....

Chancellor: Father Joy Puthenveetil

Address:

 

Bishop's House,
Alleppey-688 012,
Kerala, India

  • Grazie a Padre Joy più volte è stato nostro ospite in Lissone il suo Vescovo. Persona estremamente gentile. Pastoralmente attivo con iniziative davvero interessanti. L’abbiamo aiutato nel suo ‘sogno’ di costruire una grande scuola dove i ragazzi e le ragazze fin dai primi anni di scuola potessero parlare inglese, uno dei modi più sicuri per  vivere dignitosamente nella società indiana. Ci è stato sempre amico sincero. Non ha mai mancato di farmi gli auguri sia per l’onomastico come per il compleanno, a Natale e a Pasqua. Una persona che sa essere riconoscente. Spiccio e deciso, intraprendente, sempre in movimento.....Sua Eccellenza sa essere un ‘amico’: forse io non sempre lo sono stato anche se davvero in larga misura gli ho dato una mano....Ricordo la sua accoglienza non solo amicale ma soprattutto fraterna in Alleppey, ospite suo nel suo episcopio sull’oceano indiano. Ricordo il gesto inatteso di porre una lapide con il mio nome scolpito e quello della Parrocchia di Lissone all’ingresso della scuola ‘Little floor’ che attendeva ancora di essere terminata. Un’accoglienza favolosa, circondati da 700 bambini tutti in divisa e da un corpo insegnante cordiale, sorridente, ordinato. Uno spettacolo fatto dai bambini sotto il grande albero dell’ampio cortile della scuola. Davvero molto bello.....Sua Eccellenza Mons, Stafano mi ha per amico: vorrei poterlo sentire vicino in questo tempo di profondo malessere.... Ma non posso... non ho nulla da offrirgli, neanche l’impegno di una comunità che non ho più... Non mi resta che la mia simpatia, la mia amicizia....il mio bisogno di Lui!. 

 

Bishop Steph en Athipozhyil was born on May 18, 1944, in Allepey diocese, Kerala state

Address:

 

Bishop's House,
Alleppey-688 012,
Kerala, India

Phone: +91 477 2243363, 2243362
Fax: +91 477 2243362
Email:
bpstephen2009@gmail.com , bpstephen@sancharnet.in

 

 

Natale 2011

Introduzione
E' per lo meno probabile che un uomo dopo settantasette anni possa avere delle memorie. Ma a chi possono interessare? Tante personalità del mondo politico, militare, cultruale, religioso hanno scritto le loro memorie. La loro speranza è che eventi della loro vita in qualche misura possano dare spiegazioni a fatti o scelte che hanno anche segnato la storia del mondo. Ma le 'mie memorie' a chi potrebbero servire se non a me solo?  perchè mi sia dato di capire quando e come ho sbagliato nella vita. E anche così possono comunque servire. 'Memorie' che rinnovano sentimenti, rettificano comportamenti, suggeriscono il futuro. In questo senso potrei ripescare qualcosa del mio vissuto in questa pagina. Magari chi le leggerà potrà anche sorridere: lo penso davvero. Gli chiedo scusa se l'ho importunatocon le mie faccende. Resta però dentro di me la speranza che  possano in qualche misura servire a chi si fermerà a leggerle. Per questo sono finite, qui , su questo piccolo sito, nascosto ai più.

25.12.2011
NATALE DEL SIGNORE
E' il primo Natale del Signore che vivo da pensionato. Ci sono arrivato accogliendo tante persone che mi hanno dimostrato affetto e riconoscenza. Grazie a Loro. Fossi anche parroco della Comunità di Santa Teresa della Croce, nella notte avrei fatto questa omelia: "
  • Credo siate saturi di auguri. Offerti a tanta gente e ricevuti da tante persone. Fa piacere. Almeno una volta all’anno. Fa piacere in mezzo a tanta banalità quotidiana.  Fa piacere soprattutto perché il carico quotidiano del vivere se non è faticoso è per lo meno noioso. Fa bene sentirsi dire di guardare al futuro con serenità e fiducia: auguri!
  • Credo anche che in qualche misura anche voi siate annoiati  della patina dolciastra che ha rivestito sempre di più di anno in anno questa ricorrenza tipicamente ed esclusivamente cristiana. Viene la voglia di pensare ad altro...nel corso di questo giorno che pure dovrebbe essere vissuto nell’intimità dei rapporti umani più autentici, più schietti, più profondi. Cerco di capire perché tanta gente va altrove – se le finanze familiari lo permettono – a  passare questi giorni. Sono sicuro che molti di loro a messa ci vanno. Anche chi è lontano da una pratica religiosa, in questo giorno avverte il desiderio di entrare in una chiesa e rimanere in silenzio a pensare. Basterebbe che capitasse questo, per fare di questo giorno un momento particolare del quotidiano. Forse è il richiamo di un passato , è il fascino di un tempo perduto vissuto nell’innocenza e nel mondo di una meravigliosa favola resa ancora più struggente  da ricordi di persone amate che forse non ci sono più o che sono entrate nel  viale del tramonto.
  • Straordinario questo giorno: nell’evento di una nascita il pensiero corre a chi si affretta a finire i giorni. C’è luce tanta luce o speranza quando una vita comincia e fra le mani c’è quel qualcosa che stupisce, il volto di un bimbo che sorride alla vita Ma c’è tanta luce, sì tanta luce anche sul volto sovente triste, segnato dalla fatica e dalla delusione della vita sul volto di chi sta concludendo i suoi giorni. C’è una culla, oggi, ma anch’essa uomo corre verso una tomba..
  • Voglio dire che il Natale va pensato a due livelli: quello che ci introduce nel tempo ma è segnato dalla fine. E quello che ci immette nella Vita che i cristiani amano dire eterna perché non conoscono  altra parola per indicare ciò che saremo in Dio. Due livelli che ci sono suggeriti dall’evento che oggi celebriamo: la nascita di Gesù di Nazareth.
  • Lo sapete. Lui c’entra con noi. Quando nasce è uno di noi. Entra nel tempo, dal grembo di una giovane donna, perché possiamo capire che non è diverso da noi. Ma anche lui ha una fine. Anche lui terminerà la sua vita. Là su un croce nella solitudine avendo accanto sempre quella donna che l’ha messo al mondo e pochi altri. Termina così la sua vita quel bimbo che oggi vediamo tra le braccia di mamma. E là la sua umanità viene offerta in sacrificio perché quell’uomo che muore come quel bimbo che nasce è  il Verbo di Dio, il Figlio ‘diletto’ di Dio.
  • L’altro livello è ancora Lui che lo inizia: egli nella resurrezione entra nella vita che non verrà meno, ,  perché non sarà più segnata dal tempo. Entra in quella vita, primogenito indicando a ognuno di noi,  a me quel futuro che nella vita nel tempo non  mi è  dato da vedere ma solo da credere e che nella vita eterna sarà pienezza di comunione.
  • Sì il Natale di Cristo è la chiave di lettura della nostra vita. Presente. Futura. La vita, l’unica perché possiamo incontrare l’Unico. E stare per sempre con Lui così come l’Unico è venuto per stare con noi nei giorni brevi di un’esistenza nel tempo.
  • Carissima gente cristiana cerchiamo insieme di capire la straordinaria affascinante nascita del Cristo. Di credere fermamente che in quel Binmbo di donna Dio ci è venuto vicino per condurci a Lui.
  • E tra di noi, sommessamente e con sincerità,avendo nell’anima una gioia vera, ci diremo: Felice Natale’. Anche a ciascuno di voi.....
17.01.2012
Natale è già un altro ricordo. L'ho vissuto in serenità con la mia gente di casa, scorrendo gli eventi passati....Non quelli pastorali, nella solennità dei riti in Prepositurale o in Garbagnate Milanese. Ma quelli legati alla mia vita di uomo, nella ricchezza dei miei sentimenti, dei miei affetti.
E' stato un giorno di fede: la preghiera nella presidenza di una Messa solenne nella bella chiesa del Lazzaretto, la riflessione dettata all'assemblea raccolta per la memoria della nascita del Signore e poi, la sera, al crepuscolo il mio 'canto dei vesperi' nello studio deserto prima di passare la sera assieme ai familiari....Un 'altro' Natale, proprio un altro, diverso dai tanti vissuti nella lunga esperienza pastorale.
Quei giorni li ricordo anche perchè molte persone sono passate per casa: la loro visita aveva il timbro di una parola di gratitudine nei miei confronti, in particolare di tanta simpatia. Li ho accolti con gioia anche se 'dentro' avvertivo che il mio legame con loro era cambiato: ora mi veniva chiesto di vivere una relazione amicale.
La loro premura nei miei confronti è stata sincera: lo so. Il loro affetto, vero. Questo, almeno per ora, mi immerge in una condizione umana serena. Ne ringrazio il Signore.
Ai loro doni e ai loro auguri ho risposto con il piccolo documento che allego. 'Dentro' c'è un richiamo al 'deserto' che comincia a prendere consistenza nella mia vita. Ma un deserto pieno che non mi sconcerta, un deserto che richiama una Presenza. Attendo il 'roveto ardente'.