Cordiali saluti

giuseppe

DAL 1 GENNAIO 2015

AL 30 GIUGNO 2015

1 Gennaio 2015

Ed eccoci all'inizio di un nuovo anno. Va ad aggiungersi a quelli già vissuti. Per la verità la confusa incomprensibile esultanza di folle in tutto il mondo non mi ha per niente interessato, voglio dire, non mi ha coinvolto. Semplicewmente non ho esultato. E' ridicolo buttare a mare quanto fino a quel momento ha caratterizzato la propria vita e brindare a un futuro che nasconde forse anche momenti difficili, esperienze negative, problemi esistenziali. Al 'vino brindato' nella notte  tra abbracci e  baci, corrisponde un desiderio, non tanto una speranza (ci fosse almeno quella), ma al desiderio di un domani 'felice'. Il desiderio che '  l'espressione di un cuore 'egoistico', qualcosa che esce dal proprio intimo per 'cogliere' un frutto....Il desiderio è la fonte delle violenze di ogni genere, anche quelle nascoste...O sbaglio' Ma nei comandamenti ci sta proprio questa parola: "Non desiderare...." Il Signore conosce il cuore dell'uomo:  sarà in pace e vivrà sereno solo quando il desiderio si spegnerà, ogni desiderio, eccetto quello che conduce all'incontro con la Verità, la Giustizia, l'Amore, con il misterioso Iddio!

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6 gennaio 2015

Epifania del Signore. Voglio qui riprendere alcuni pensieri che ho comunicato alla comunità durante la liturgia del giorno nella mia omelia. Mi pare possa davvero indurre a qualche riflessione personale. "

  • Nella sua liturgia oggi la Chiesa annuncia e testimonia la sua fede in quel Bimbo e lo riconosce come Dio. E lo adora. Ma è’ proprio così facile riconoscere Gesù come il Signore? I sapienti lo hanno raggiunto pare dopo non poca  fatica, interpretando i segni che riscontravano di giorno in giorno, correndo anche dei rischi. Per giungere a quella casa dove sta Gesù bisogna ‘camminare’. Non è facile piegare il ginocchio davanti a un bambino e riconoscerlo Signore!. Quei sapienti lo hanno fatto sapendo davvero chi era quel piccolo sul grembo di mamma? E noi, ciascuno di noi sappiamo metterci in ginocchio come loro, sapendo chi è?
  • Vedete la Chiesa sa bene che ‘credere’ non è facile. Credere comporta anche fatica e rischi. L’atto di fede viene dopo una ricerca, come quella dei magi. Beato chi vi è arrivato quasi portato dalla fede dei genitori, dalla fede della comunità e non ha sentito il bisogno di porsi delle domande, di fare chiarezza. Anche perché credere  comporta  il dovere di impostare la vita, i nostri giorni, secondo la Parola di quel Bimbo. La sequela, una volta diventato grande, Gesù la richiede senza nascondere ciò che essa potrebbe richiedere in futuro perfino il sacrificio della vita!. Quante volte quel Bimbo diventato il profeta di Galilea ha ricordato il rischio che i discepoli correvano decidendo di seguirlo

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Lunedì 23 febbraio 2015

E' cominciata una 'nuova quaresima'. Un tempo liturgico che ho sempre presentato alle comunità come un 'tempo dell'anima', un tempo prezioso per riscoprire quell'anima sepolta sotto un cumulo di 'macerie umane', gli interessi quotidiani, gli impegni diversi, la ricerca di altro...Si è quasi persa la coscienza di avere un'anima anche perchè in questa cultura mi pare abbia preso  sovrana importanza il 'corpaccio'! Il 'materialismo' viscido che penetra nel quotidiano di tante persone che alla fine cercano il benessere coltivando soprattutto quello fisico a tutti i livelli. La Quaresima mi riprometto di viverla cercando dentro di me quest'anima 'quasi perduta' per ricondurla alla contemplazione del mistero, alla conoscenza della verità, alla stupore della salvezza. Non sarà cosa facile. Credo però che 'camminando' con la Chiesa mettendomi in ascolto della Parola nel  quotidiano celebrare l'Eucaristia, possa ritrovarmi sereno alla fine quando sarà il tempo della stupenda verità della salvezza in Cristo morto e risorto ,  per aver 'camminato' un poco. Non mi rimane che rivolgermi con insistenza fanciullesca al  Signore perchè mi aiuti...

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UNA PREGHIERA DI SANT'AMBROGIO A CRISTO

Mi sono soffermato su un passodi  Sant'Ambrogio nel suo 'Trattato sulla penitenza'. Nel quotidiano incontro con il Signore nella preghiera del breviario, una lettura mi ha interessato e...provocato. S. Ambrogio doveva avere vissuto una profonda relazione di fede e di amore per il Signore Gesù. Nel contempo doveva avere una viva coscienza di appartenere alla comunità di Gesù, la Santa Chiesa. Arriva a questa invocazione con profondi sentimenti e mi suggerisce di avviare pensieri  simili per vivere questa quaresima ormai avviata. Scrive dunque il grande Pastore:"Signore Gesù mi sono interamente rivolto alla tua Chiesa. Manda dunque agli sbocchi delle strade, raccogli i buoni e i cattivi, fa entrare nella tua Chiesa storpi, ciechi e zoppi. Comanda di riempire la tua casa, fa entrare tutti alla tua cena, perchè, a patto che ti segua, ne renderai degno chi inviterai. Viene naturalmente respinto chi non ha l'abito sponsale cioè la veste della carità e il manto della grazia. La tua famiglia non dice:'Sono sana, non ho bisogno del medico' ma dice: 'Guariscimi Signore e sarò guarita, salvami e sarò salvata' perciò la figura della tua Chiesa si trova in quella donna che ti si accostò alla spalle e toccò la frangia della tua veste, dicendo tra sè: ' Se riuscirò a toccare la sua veste, sarò salva' . Questa Chiesa confessa le sue ferite, questa vuole essere curata. Anche tu Signore desideri guarire tutti, ma non tutti vogliono  essere guariti"

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Lunedì 2 marzo 2015

Ci sono giorno 'grigi'. Non a motivo del tempo. Per di più oggi  (è ormai sera mentre scrivo)  è stato un giorno di luce. No. Giorni 'grigi'   per l'anima che in me si nasconde lasciandomi un senso di noiosa inutlità! Passano ore senza 'contenuto'. Herman Hesse con la sua poetica prosa direbbe che quando scende il sole sul mondo si prova una sensazione di solitudine: il buio che avanza tutto annulla fors'anche le proprie emozioni. Sta di fatto che il grigio di questo giorno che sta finendo sa proprio di 'indifferenza' alla vita.  La ricerca di qualcosa che riesca a risolvere la fatica interiore di una percezione del 'niente' mi porta a Colui dal quale solo attendo un aiuto. So che è attento a me. So che nel buio di questa notte imminente Egli non mi lascerà solo. Gli presenterò il mio turbamento per un giorno vissuto 'inutilmente'. Lui capirà. Mi darà l sua carezza. In fondo alla fine è ciò che desidero più di ogni altra cosa

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Marcoledì 4 marzo 2015

I miei giorni si aprono con la celebrazione della S. Messa nell'accogliente chiesa al Lazzaretto. Salgo all'altare, concelebrando o anche presiedendo la liturgia. Con Don Sergio. E' la porta di accesso al giorno: un altro! Il timore del 'dopo' mi prende quando risalgo a casa....Il giorno pesante come un macigno cala su di me. Mi resta solo questa  verità che ben intende la mia 'maestra', Santa  Teresa Benedetta della croce: "Il morire con Cristo sulla croce per risorgere con Lui si traduce in una realtà - per ogni fedele e specialmente per ogni sacerdote - nel sacrificio della Messa. In chi lo celebra o vi partecipa con fede viva si verifica esattamente quello che è accadutos ul Golgota". Il giorno allora da quell'evento mattutino diventa ai miei occhi, al mio spirito turbato, il mio sacrificio personale. Credo che sia dififcile intendere ciò che ho scritto: bisognerebbe entrare nell'intimità della mia coscienza. E nel  mio quotidiano!

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Venerdì 6 marzo 2015

Mi ero ripromesso di non tornare sui miei passi. Ma Edith in una sua riflessione veloce e profonda mi conduce a rivedere il mio vissuto ma a livello spirituale. Scrive questa grande donna di fede: "Nell'aridità e nel vuoto l'anima diventa umile. L'orgoglio di un tempo sparisce quando in se stessi non si trova più nulla che autorizzi a guardare gli altri dall'alto al basso". Chi ha avuto 'il coraggio' di leggere questi 'Pensieri' si sarà reso conto delle difficoltà che incontro a vivere questo tempo, l'ultimo della vita, avendo alle spalle una lunga storia pastorale. una storia che forse è stata vissuta cercando alle volte di sperimentare la propria superiorità sugli altri. l'ho aperttamente confessato al mio confessore. il peccato di orgoglio è un'esperrienza penosa per ogni prete  nel suo ministero.credo che nessun prete  sia esente, ovviamente eccetto diversi preti santi. Ora questa 'parola' della mia maestra' evidenzando questa 'storia' la riscontra nell'oggi di ogni sacerdote, in particolare dei preti arrivati al silenzio e alla soslitudine non solo pastorale del pensionamento. e non sono sufficienti sforzi per dare poienezza di vita ale ore di un giorno che passa....resta come dice Edith, l'umiltà. e questa  tante volte ho chiesto al Signore mentre avanzo verso l'incontro. Nella cosceizna del mio essere attuale così povero e inutile mi è dato di conoscere l'umiltà e di cercare di di viverla giorno dopo giorno. Umile arriverò con la mia povertà là dove qualcuno mi darà finalmente una carezza!

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Sabato 14 marzo 2015

Dunque presto saremo impegnati a vivere giorni 'particolari' quando inizierà il giubileo straordinario segnato dalla 'misericordia'. Tutti riconoscono che l'annuncio del Santo Padre ha colto di sorpresa il mondo intero. Su questa umanità, con una semplice parola - misericordia - risuona  e si stende l'infinita tenerezza di Dio cil cui amore è misericordia, abbraccio affettuoso del Padre ai suoi figli prodighi. Condivido quanto l'Osservatore romano di oggi pubblica a questo proposito: " Papa Francesco, parlando della misericordia, ha indicato anche il primo luogo in cui ciascuno può sperimentare direttamente l’amore di Dio che perdona: la confessione. L’icona del Papa inginocchiato dinanzi al confessore permane come il linguaggio più espressivo per far riscoprire la bellezza di questo sacramento da troppo tempo dimenticato. Le parole di Papa Francesco al suo primo Angelus ritornano oggi con tutta la loro forza profetica: “Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai… noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare”. Molti fedeli in questi due anni si sono riaccostati, dopo tanti anni, al confessionale proprio perché colpiti da questo invito del Papa. Celebrare questo sacramento, comunque, è l’inizio di un cammino di carità e solidarietà. La misericordia, infatti, ha un volto: è l’incontro con Cristo che chiede di essere riconosciuto nei fratelli. Rivisitare le opere di misericordia, pertanto, sarà un percorso obbligatorio durante il prossimo Giubileo".
Credo che in settimana andrò a Adro da Padre Stefano. In ginocchio confesserò il mio ritardo nella vita spirituale e non solo i miei peccati.

Papa Francesco, parlando della misericordia, ha indicato anche il primo luogo in cui ciascuno può sperimentare direttamente l’amore di Dio che perdona: la confessione. L’icona del Papa inginocchiato dinanzi al confessore permane come il linguaggio più espressivo per far riscoprire la bellezza di questo sacramento da troppo tempo dimenticato. Le parole di Papa Francesco al suo primo Angelus ritornano oggi con tutta la loro forza profetica: “Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai… noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare”. Molti fedeli in questi due anni si sono riaccostati, dopo tanti anni, al confessionale proprio perché colpiti da questo invito del Papa. Celebrare questo sacramento, comunque, è l’inizio di un cammino di carità e solidarietà. La misericordia, infatti, ha un volto: è l’incontro con Cristo che chiede di essere riconosciuto nei fratelli. Rivisitare le opere di misericordia, pertanto, sarà un percorso obbligatorio durante il prossimo Giubileo. - See more at: http://www.osservatoreromano.va/it/news/cio-che-cambia-il-mondo#sthash.pgM822wD.dpuf

 Così Papa Francesco si è confessato in ginocchio nella Basilica di San Pietro

Non è un caso che l’annuncio del Giubileo sia stato dato proprio durante una celebrazione penitenziale. Papa Francesco, parlando della misericordia, ha indicato anche il primo luogo in cui ciascuno può sperimentare direttamente l’amore di Dio che perdona: la confessione. L’icona del Papa inginocchiato dinanzi al confessore permane come il linguaggio più espressivo per far riscoprire la bellezza di questo sacramento da troppo tempo dimenticato. Le parole di Papa Francesco al suo primo Angelus ritornano oggi con tutta la loro forza profetica: “Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai… noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare”. Molti fedeli in questi due anni si sono riaccostati, dopo tanti anni, al confessionale proprio perché colpiti da questo invito del Papa. Celebrare questo sacramento, comunque, è l’inizio di un cammino di carità e solidarietà. La misericordia, infatti, ha un volto: è l’incontro con Cristo che chiede di essere riconosciuto nei fratelli. Rivisitare le opere di misericordia, pertanto, sarà un percorso obbligatorio durante il prossimo Giubileo. - See more at: http://www.osservatoreromano.va/it/news/cio-che-cambia-il-mondo#sthash.pgM822wD.dpuf

 Sabato 14 marzo 2015

Ritorno su Papa Francesco. Ieri si è confessato. Qualcuno ha commentato il gesto di un ponteficce che si inginocchia davanti a un prete sconosciuto per chiederGli il perdono di Dio per i suoi peccati. E' un gesto che scuote la coscienza di molti di noi. Su un quotidiano che non conoscevo ho letto il commento all'episodio del 3 marzo 2014. a cura di Rossana Miranda. Un gesto che si è ripetuto anche quest'anno.  Penso possa servire a qualcuno per riflettere sulla confessione. Ringrazio il quotidiano. "Papa Francesco continua a stupire con i suoi gesti. Prima di confessare un gruppo di fedeli a San Pietro venerdì scorso, 29 marzo, il Pontefice ha messo da parte il protocollo, si è incamminato verso il confessionale e si è messo in ginocchio davanti a tutti: prima di confessare voleva confessarsi.

QUESTIONE DI ABITUDINE
Già nell’intervista a Ferruccio de Bortoli pubblicata il 5 marzo sul Corriere della sera, Jorge Bergoglio aveva detto che si confessa ogni 15 giorni “nessuno è libero da peccati”. Ma non si era mai visto un Papa inginocchiato davanti a un confessore, di cui non si conosce ancora il nome.

LA LEZIONE DI BERGOGLIO
Anche nel colloquio con Padre Antonio Spadaro pubblicato su Civiltà Cattolica, il Papa aveva detto di considerarsi “un peccatore al quale Dio ha guardato”. L’immagine di Bergoglio che si inginocchia è la migliore lezione per esemplificare il messaggio del perdono e la misericordia di Dio. Secondo alcuni vaticanisti, è anche un invito ai sacerdoti che dovrebbero essere più disponibili a passare del tempo in confessionale.

LA SORPRESA DEL CERIMONIERE
Per Alberto Chiara, caporedattore di Famiglia Cristiana, il primo ad essere visibilmente sorpreso del gesto di Papa Francesco è stato il cerimoniere, monsignor Guido Marini. “Aveva accompagnato il Papa fin al confessionale a lui riservato. Tutto pronto: la fila di fedeli in attesa del proprio turno, il giusto clima di raccoglimento, i canti di sottofondo, altri 61 preti pronti ad amministrare il sacramento della Riconciliazione. Ma Jorge Mario Bergoglio ha deciso altrimenti. E ha puntato deciso un altro confessionale, inginocchiandosi faccia a faccia di fronte a un sacerdote”, ha scritto Chiara.

IL PAPA IN GINOCCHIO
Secondo il giornalista, Bergoglio ha voluto ribadire in diretta tv quanto predica. Che siamo peccatori, che anche il Papa lo è, ma Dio è più grande del peccato: “Quel Papa in ginocchio davanti al confessore, ha svelato la vocazione all’infinito che noi, impasto di polvere, portiamo iscritta nel cuore”.

UNA IMMAGINE VALE PIÙ DI UNA PREDICA
“Non si era mai vista l’immagine di un Papa inginocchiato davanti a un confessore… è un’immagine forte, potente… Questa foto vale più di tante prediche sulla necessità di riscoprire il sacramento della confessione. E’ un invito a tutti a riscoprire il dono di un Dio che ‘non si stanca mai di perdonare’”, ha scritto Andrea Tornielli su Vatican Insider.

IL PRECEDENTE
Il 19 febbraio 2013, Papa Francesco aveva spiegato in un’omelia il valore della confessione: “Non bisogna vergognarsi di confessare i propri peccati e un po’ di vergogna serve”. E ha aggiunto: “non bisogna avere paura della confessione, uno quando è nella coda per confessarsi sente pesantezza, anche vergogna, ma quando ha finito esce bello, bianco, perdonato, felice, e questo è il bello della confessione”. Per dimostrarlo si è messo in ginocchio davanti al suo confessore, senza vergogna.

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Lunedì 15 marzo 2015

In risposta a una domanda che mi era stata rivolta da una giornalista davanti alle telecamere, risposi che nella mia vita di prete ciò che ho vissuto più intesamente è stata l'ubbidienza. In realtà la risposta nella sua semplicità disarmante rivelava la mia natura quasi 'ribelle', l'amore che ho sempre portato alla mia libertà anche nel ministero pastorale. Sentivo alle volte il bisogno di muovermi in  un altro modo nella pastorale, seguendo i miei pensieri piuttosto che obbedire pedissequamente alle disposizioni curiali. Ecco perchè oggi mi ha interessato un passo della 'mia' Edith: "Il diritto alla autodeterminazione è una proprietà inalienabile  dell'anima. esso costituisce il grande mistero della libertà personale, davanti alla quale  Dio stesso si arresta".  Credo, ora che tutto è finito - dico del ministero responsabile nelle comunità - penso che la mia risposta di allora era vera: l'obbedienza è stato il modo in cui ho quotidianamente gestito la mia libertà! Sembra paradossale. Ma è così: mai mi sono sentito tanto obbediente come quando mi lasciavo sollecitare dalla mia libertà. Obbedienza e libertà: un binomio che ha segnato il mio percorso umano e sacerdotale.

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 Domenica 22 marzo 2015

Ieri il Santo Padre 'è passato' per Napoli  suscitando come gli accade sempre tanta simpatia e tanto affetto. Un giorno dedicato a una grande città a partire dalla sua periferia dove ha voluto recarsi per consegnare speranza. Che altro può fare il Papa se non cercare di giungere al cuore della sua gente per aprirlo all'ascolto del 'venire di Dio' ogni giorno in mezzo a tante preoccupazioni e turbamenti e delusioni? Sarebbe opportuno raccogliere i suoi pensieri nelle omelie che ha tenuto in posti diversi della citta, davanti a uditori diversi. Ci sono però molti siti che riportano la parola del Pontefice.  In questo giorno c'è stato un incontro con la gente di Napoli e sull'altare da dove avrebbe rivolto la sua parola al popolo d Dio c'erano le suore di clausura che per l'occasione avevano avuto il regalo di poter stare accanto al loro Pontefice. Ebbene in questa chiesa, così si sono espressi i media, è successo che le claustrali presenti, scatenate, si sono rovesciate sul Papa, che si guardava d'attorno con stupore e e gioia....due occhi 'felici': quelle erano donne consacrate  alla preghiera, anche per Lui, nella loro clausura. Ho visto qualche immagine dell'episodio e mi sono commosso. I giorni non sono  colmi soltanto di male....c'è ancora tanta tenerezza, tanta fiducia, tanta voglia di sentimenti puri e veri....anche in ambito religioso. Potete vedere ciò che è successo dal video che pubblico, avendolo scoperto in facebook!

Qui ho riportato un video davvero interessante dove una gioavne claustrale racconta la sua vicenda e la sua esperienza religiosa che sta vivendo e che la fa felice. Vale la pena di ascoltarla. Proviene dalla Rai. 

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Non è un caso che l’annuncio del Giubileo sia stato dato proprio durante una celebrazione penitenziale. Papa Francesco, parlando della misericordia, ha indicato anche il primo luogo in cui ciascuno può sperimentare direttamente l’amore di Dio che perdona: la confessione. L’icona del Papa inginocchiato dinanzi al confessore permane come il linguaggio più espressivo per far riscoprire la bellezza di questo sacramento da troppo tempo dimenticato. Le parole di Papa Francesco al suo primo Angelus ritornano oggi con tutta la loro forza profetica: “Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai… noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare”. Molti fedeli in questi due anni si sono riaccostati, dopo tanti anni, al confessionale proprio perché colpiti da questo invito del Papa. Celebrare questo sacramento, comunque, è l’inizio di un cammino di carità e solidarietà. La misericordia, infatti, ha un volto: è l’incontro con Cristo che chiede di essere riconosciuto nei fratelli. Rivisitare le opere di misericordia, pertanto, sarà un percorso obbligatorio durante il prossimo Giubileo. - See more at: http://www.osservatoreromano.va/it/news/cio-che-cambia-il-mondo#sthash.pgM822wD.dpuf

 Lunedì 23 marzo 2015

Nella mia 'piccola' omelia di ieri commentando il brano di Giovanni relativo all'episodio del 'ritorno' in questa vita di Lazzaro ho avuto modo di parlare dell'amicizia all'assemblea presente per la liturgia domenicale Dell'amiciza di Gesù per quella famiglia di Betania, Marta, Maria e il loro fratello Lazzaro (i genitori non vengono rcordati...).L'amicizia che Gesù ha vissuto intensamente come suggeriscono la sua commozione davanti alle sorelle in pianto e  al suo pianto davanti alla tomba dell'amico Lazzaro. L'amicizia di Gesù così come l'ho potuta meditare sul piccolo e prezioso libretto di Henry Benson: "L'amicizia di Cristo". Bene! Oggi, scorrendo come  al solito il Web mi sono imbattutto nel sito dell'associazione 'Padre Matteo Ricci' e lì ho  scoperto che il grande missionario di Macerata aveva detto alcune cose sull'amicizia, riportandole dagli scritti antichi. Eccoli. Bastano per indurni a vivere il quotidiano con sentimenti amicali permanenti.

"76. L'amico è la ricchezza del povero, la forza del debole, la medicina del malato.

79. Un mondo senza amici sarebbe come un cielo senza sole o un corpo senza occhi.

57. Se nel mondo non vi fosse amicizia, non vi sarebbe gioia.

86. Se non puoi essere amico di te stesso, come potrai essere amico degli altri?

Tutto qui. E' quanto basta per l'oggi che comincia.

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Mercoledì 25 marzo 2015

Oggi la Chiesa nella sua liturgia a nove mesi dalla nascita di Gesù Cristo, fa memoria dell'inizio della sua vita nel seno di una donna, Maria. E' l'annunciazione a Maria. Una festa mariana che invita a  meditare la risposta di una ragazza alla proposta di un Dio misterioso che le chiedeva la sua disponibilità al concepimento 'umano' di suo Figlio. Ma è anche una memoria del mistero più profondo che ci sia nel cristianesimo, l'umilà di  Dio che attende una risposta dall'uomo per portare a termine il lungo percorso nella storia della salvezza dell'umanità. L'umiltà di Dio...insondabile, impressionante, incredibile...Ma è successo proprio questo.  Se oggi è l'annunciazione a Maria della sua maternità, oggi è soprattutto l'incarnazione di Dio nell'umano. Da quel momento, inconcepibile, l'umano è divenuto l'interesse prioritario del suo creatore!

Oggi però mi soffermo su Maria, la Vergine che accoglie il Verbo di Dio. Molto è stato scritto su questo momento della storia umana. E pagine sublime, di autori famosi. Molti hanno voluto ricordare questo misterioso avvenimento nell'intimità di una donna,  sia in splendide pitture sia in armosiose e imponenti costruzioni, tutte dedicate a Lei, la Madre di Cristo.  Un pensiero di San Bernardo, il cantore della Vergine, mi ha interessato anche perchè si inserisce nel vissuto di noi poveri uomini e donne in un modo singolare.

Dai 'Sermoni di San Bernardo, abate"E' una virtù degna di lode la verginità, ma l'umiltà e più necessaria. Quella è consigliata, questa è prescritta. A quella sei invitato, a questa sei costretto. Di quella si dice: 'Chi può intendere, intenda' Di questa si dice: 'Se uno non diventa come questo fanciullo, non entrerà nel regno dei cielui'. Quella dunque è ricompensata, questa è assolutamente richiesta.. Insomma puoi salvarti senza la verginità, ma non lo puoi senza l'umiltà. Aggiungo: può piacere l'umiltà che rimpiange la verginità perduta; senza l'umiltà, oso dire, non sarebbe piaciuta nemmeno la verginità di Maria"

Andrei per le lunghe se dovessi confidare qualche mio segreto pensiero: anche nei monasteri, dove la verginità è vissuta, non senza fatica  si possono incontrare persone consacrate che non si sono lasciate plasmare dall'umiltà. Basterebbe a questo proposito leggere alcuni passi de 'Il castello interiore' di Santa Teresa d'Avila per convincersi.

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Venerdì  17 aprile 2015

E' sempre una fatica quella di mettere per iscritto il 'pensiero' che mi ha sorpreso fin dal mattino. Credo  infatti che la coscienza risvegliata dopo il sonno della notte cerchi 'una piccola luce' che possa dare senso alle scelte del quotidiano. Scriverne però rimane una fatica. E questa è la ragione per la quale lascio trascorrere il tempo,  giorno dopo giorno.  C'è però sempre la voglia di 'dirsi, di 'raccontarsi'. Forse  c'è chi desidera  'confrontarsi e il 'pensiero del mio giorno' potrebbe essergli utile. Così, anche è trascorso quasi un mese, eccomi di nuovo

a                                                                                      consegnare il pensiero che mi ha occupato l'anima in questo giorno.

Come al solito prego con il Breviario. Ieri all'ufficio delle letture ho letto attentamente la pagina di Sant'Agostino (dai suoi 'Trattati, in particolare su  San Giovanni'). Parlava del 'desiderio. Una parola  dai contenuti controversi. Ovviamente si tratta di un'esperienza 'permanente' personale. Guai se mancasse il desiderio. C'è qualcuno che  non coltivi qualche desiderio? Ho sentito dire che la proposta buddista consiste proprio nel raggiungere un 'nirvana' che elimini del tutto ogni desiderio, poichè lo si ritiene la fonte, la sorgente di ogni sofferenza. E' anche possibile che si resti impressionati dalle vicende che ogni giorno vengono raccontate  sui media. Ogni 'gesto', quindi ogni espressione concreta della vita, ha alla sua origine un 'desiderio' Potremmo dilungarci in questa ricerca. Ma non qui. Riprendo invece ciò che scrive il grande dottore della Chiesa, Agostino di Ippona.  Egli commenta una 'beatitudine: "Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio".  Questa parola  'del monte' lo spinge a  ricordare ai suoi monaci e ai suoi fedeli la gioia che attende ogni discepolo del Signore: "Gioiremo dunque di una visione, o fratelli, mai contemplata dagli occhi, mai udita dalle orecchie (....la visione è un canto!) mai immaginata dalla fantasia, una visione che supererà tutte le bellezze terrene, quella dell'oro dell'argento,. dei boschi e dei campi, del mare e del cielo, del sole e della luna, delle stelle e degli angeli. La ragione è questa: la visione del'monte' (la visione di Dio) è la fonte di ogni altra bellezza!.....Non potendo voi  ora vedere questa visione, vostro impegno sia  'desiderarla''. La vita di un discepolo i (un cristiano, anche oggi!) è tutta un desiderio santo". Un desiderare di vedere il mistero della bellezza infinita. Dice  il,canto dal salmista: "io cerco il tuo volto, Signore, il tuo volto io, desidero!".  Mi sono sentito di interrogarmi a questo proposito. Mi sono detto che 'il portone' è vicino e presto si aprirà: finalmente riuscirò a vedere il volto del Signore , quel volto che sulla terra ha mostrato Gesù, Figlio di Dio.Per la verità in questa intima ricerca ho scovato anche altri 'desideri'....Essi occupano un posto non assoluto, di certo. Ma ci sono....E quindi il 'desiderio' di Dio deve essere continuamente tenuto presente. Uno sguardo sull'umanità che vengo a conoscere navigando nel web mi convince che in parte l'assioma buddista ha la sua ragione d'essere. E lo dice Agostino: "Saremo sempre più vivi nel desiderio santo, quanto più  allontaneremo  i nostri desideri dall'amore del mondo!" Basta. Per oggi.

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Mi permetto di aggiungere una riflessione interessante sul 'desiderio'. Lo si trova nel sito dei carmelitani.

Un cuore anelante: il nostro desiderio di Dio

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Sr. Maria Teresa della Croce, O.Carm.

Noi scegliamo tutto: “I nostri cuori sono senza riposo” scriveva sant’Agostino, e questa verità rimane fondamentale nella condizione umana. L’inquietudine umana, l’umano desiderio, la brama umana - nessuno di questi potrà mai essere definitivamente e pienamente soddisfatto. Il bambino inizia da piccolo ad esplorare l’ambiente che lo circonda con un’espressione di umana inquietudine; il viaggio di chi lascia per andare è animato dallo stesso desiderio. Noi siamo veramente pellegrini.  Noi uomini non abbiamo mai abbastanza perché, dice s. Teresa di Lisieux, noi scegliamo tutto. E non avremo riposo finché non lo otterremo.

Questa fame nel cuore umano dice che noi siamo fatti per cercare e ricercare, per bramare e desiderare ardentemente, finché il cuore trovi finalmente qualcosa o qualcuno che soddisfi la profondità del suo desiderio, finché il cuore trovi il nutrimento sufficiente per la sua fame. Noi chiamiamo questo cibo, questo appagamento, questa meta dell’umano desiderio: Dio. “Volevo vivere” , scriveva s. Teresa d’Avila, “ma non avevo nessuno che mi desse la vita…”.

Nominandola o no, ogni essere umano vive questa ricerca. Ogni studente della nostra scuola, ogni membro della nostra parrocchia, ogni pellegrino del nostro santuario, ogni candidato del nostro seminario ha un’apertura al mistero trascendente che chiamiamo Dio. Man mano che il tempo passa il desiderio può essere camuffato, la fame temporaneamente soddisfatta, la brama soffocata, distratta, indebolita. Ma c’è e emergerà in una forma o in un’altra. Diamo nome a questa fame, parole al desiderio, e .pone la fine del viaggio in Dio. Il cuore umano avrà sempre bisogno di chiarificare i suoi desideri. Non possiamo soddisfare la nostra fame ma possiamo aiutare a trovare le parole per essa e sapere dove essa ci porta. Noi possiamo e dobbiamo farlo, nell’arte, nella poesia e nel canto, nel consigliare e nell’insegnare, o semplicemente ascoltando e comprendendo. E se le nostre parole fallissero, comunque avrebbero aiutato noi e le persone accanto a noi a capire che cosa è il desiderio.

Un serio problema nella spiritualità oggi è l’ingenuità circa il desiderio o l’energia che ci guida. Il nostro Dio dona il desiderio spirituale, che si può esprimere in molti modi, inclusa l’energia creativa, erotica; è pericoloso per noi non orientarla attentamente. Noi siamo ingenui circa questo desiderio profondo dentro di noi e non siamo vigili ai suoi rischi. Se non c’è rispetto verso questa energia e i modi di accedervi e custodirne il contenuto, gran parte degli adulti vacillano nell’alienazione da questo ardore e spesso vivono nella depressione, oppure si lasciano consumare da esso e vivono in uno stato di passività. La depressione in tal senso è data dall’incapacità di cogliere la gioia innocente della vita, di sentire la vera gioia. La passività si riferisce alla nostra tendenza, ai tempi, a identificare con questo ardore, qualcosa di magico. “…Siamo generalmente così pieni di noi stessi che siamo una minaccia per le nostre famiglie, per i nostri amici, per le nostre comunità, per noi stessi”.  Incapaci di usare questa energia, noi ci sentiamo morti dentro oppure siamo iper-attivi e senza pace.“La spiritualità è quindi trovare il giusto modo, le discipline, con  cui accedere a questa energia e contenerla”

sr teresa della + o.carm.

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Martedì 16 giugno 2015

Toh...! Prendo nota che dall'aprile su questa pagina non ho scritto  alcunchè! Pigrizia? Asciutta la mente? Assenza di pensieri? Non lo so...Di fatto riprendo a scrivere dopo quasi due mesi...Non è che mi sia tornata la voglia di  esprimere qualche 'notizia interiore'...No... E' perchè qualcuno mi ha fatto presente che non mi è lecito trascurare di dialogare con chi mi ha seguito fino ad oggi (245.000 link....!) No, non  me lo posso permettere...In fondo è attraverso questo piccolo 'coso' che posso  credere di dialogare con qualcuno, al di fuori della cerchia dei rapporti quotidiani con familiari e amici. Qualcuno infatti mi ha fatto sapere dal sud, ad esempio, di aver letto qualcosa e ha chiesto di poter continuare la piccola relazione, per me importante.  Ed eccomi qui, in ripresa. Dovrei tornare 'insietro' nel tempo e commentare qualche episodio...e ce ne sono stati. La vita, ossia il quotidiano è corso via non senza lasciare nell'anima qualche sentimento, qualche emozione, qualche sofferenza. Beh...questo è il mio pensiero del giorno che sta passando (sono le 18). Uno squarcio che permette di mettere il naso 'dentro' la mia intimità.

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Mercoledì 17 giugno2015

L'avevo sulla scrivania e da tempo. Un libro che mi ero procurato su invito di qualcuno che l'aveva letto. Parlo di 'Noi delle strade', edizioni Gribaudi, 2012. L'ha scritto Madeleine Delbrel. Non ne avevo sentito parlare fino a qualche tempo fa. Per questo, curioso come sono, mi sono deciso ad aprirlo, un poco scettico. I.  Non è che mi attirasse tanto. Su Internet sono venuto a sapere che Madalein Delbrel è stata una mistica...sui generis.  Sarò più preciso nei prossimi giorni. Oggi ho letto una sua pagina: "Voci che pregano nel deserto'. Mi ha impressionato il suo modo di porsi davanti alla gente con la quale viveva i suoi giorni, in una periferia 'comunista' di Parigi, a Ivry-sur-Seine,...Un passo: "Deserto dove si è preda dell'amore. Questo amore che ci abita, questo amore che risplende in noi, perchè non ci modella? Signore, Signore questa scorza che mi copre non sia almeno uno sbarramento per te. Passa, Signore. I miei occhi, le mie mani, la mia bocca sono tuoi. Questa donna così triste di fronte a me : ecco le mie labbra perchè tu le sorrisa. Questo bambino quasi grigio tant'è pallido: ecco i miei occhi perchè tu lo guiardi. Quest'uomo così stanco, così stanco: ecco tutto il mio corpo perchè tu gli dia il mio posto e la mia voce perchè tu gli dica dolcissimamente: "Siediti". Questo ragazzo così  fatuo, così sciocco, così duro: prendi il mio cuore per amarlo con esso, più fortemente di quanto non gli sia mai accaduto...." (pag. 73)

Un modo di 'stare' con la gente in contatto intimo con il Signore. Di certo non è facile vedere l'altro come lo sa vedere questa donna. Ci vuole  un vero inserimento nel mistero di Dio. E' Dio infatti che vede quella donna, quel bimbo, quell'uomo, quel ragazzo....Penso che in questo modo anche chi è antipatico e suscita repulsione possa  essere 'accolto': ma è importante e decisivo che prima si sia immersi nel mistero di Dio.

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Sabato 20 giugno 2012

La lettura di pagine di quest'opera  della beata Delbrel mi procura stimoli 'sconosciuti': "Noi delle strade" ed. Gribaudi.  Quasi mi pare che mi spinga a entrare nella massa umana con occhi nuovi. Ho sempre visto la gente come 'persone amate da Cristo'. Però non sempre ho cercato di capire le loro fatiche quotidiane. Questa donna mi ha suggerito di guardare ogni uomo o donna in un modo diverso: essi sono ciò che la vita quotidiana li fa essere. E' un libro che va riletto, senza dubbio. E' un libro che costringe a una riflessione e nel contempo a un bisogno di essere più veri nel vissuto quotidiano.

Oggi Madeleine mi ha condotto fino al mio eremo....scrive del 'deserto', della 'solitudine' e mi conduce a giudicare la mia attuale esperienza umana. A pag.82 scrive qualcosa che mi tocca: "Le nostre minuscole solitudini sono grandi, esaltanti e così sante come tutti i deserti del mondo: sono abitate  dallo stesso Dio, il Dio che fa santa la solitudine................solitudini che potremmo temere e che scavano nel nostro cuore; persone amate che se ne vanno e che vorremmo tenere con noi; amici che attendiamo  che non vengono; cose che vorremmo dire e che nessuno ascolta; estraneità del nostro cuore tra gli uomini.....". D'improvviso ho letto della mia solitudine. Il 'deserto' è una realtà che vivo ogni giorno....la solitudine  mi costringe a convivere con me stesso....Non ho ancora trovato quel Dio che Madeleine dice....O forse è con me ma non riesco a 'sentirlo'. La solitudine diventa così una sofferenza.

 30 giugno 2015

I primi sei mesi dell'anno del Signore 2015 sono alle spalle. Alle 17 di questo giorno  chiudo questa pagina. Il pensiero che mi occupa è lo stupore di esserci ancora, e ancora in grado di pensare, comunicare, gioire. Questi pensieri che in  alcuni giorni ho scritto forse raccontano una 'piccola storia', la mia. Un racconto  scritto non per gli altri, ma per me.  Si dirà che sono chiuso in me stesso poichè molti pensieri confessano mie  situazioni interiori che però , scrivendone , mi hanno permesso di conoscermi meglio. Il desiderio di entrare in dialogo con tante persone che conosco e mi conoscono è sempre vivo. Alle volte addirittura arrivo  a soffrire dele difficoltà che incontro nei miei rapporti sinceri e veri. Alle fine, percepisco la mia 'solitudine' come ho letto in 'Noi delle strade' di Madeleine  Delbrel.   Forse, non  ne avevo preso coscienza, sono sempre vissuto nella solitudine anche se circondato da affettuose attenzioni fino a questi giorni.  Solo che prenderne coscienza potrebbe far male se non ne comprendiamo il valore: la soslitudine, l'essere solo ( e questo capita anche a chi vive un rapporto d'amore) è una condizione permanente della nostra oersona. Più arrviamo  a comprendere questo 'mistero umano', più diventa stupendo correre per giorni, per anni dentro questa condizione. Tutta la vita, dalla nascita quando apriamo gli occhi alla luce al momento in cui essi si chiudono,corre veloce  ... senza riconoscere che 'siamo vissuti' da soli....! La solitudine è una vasta misteriosa affascinante  terra 'personale' che non ci siamo permessi di  esplorare. Ora, in chiusura di questa pagina de 'Il pensiero del giorno' elevo la mia profonda gratitudine a Colui che dando la vita nella solitudine ci sostiene nella ricerca quotidiana di un rapporto non solo esteriore con chi corre con noi. Grazie Signore della mia solitudine......Seguirà  un'altra pagina dal 1 luglio al 31 dicembre 2015

 

Le suore di clausura 'assaltano' ilpapa in visita a Napoli

Deve essere stato quqlcosa di inatteso visto le 'facce' del Santo Padre e gli interventi di sacerdoti e laici pressenti sull'altare. Di certo le suore si erano preparate e avevano deciso di offrire al S anto Padre il loro affetto anche se scomposto...Del resto iìquesto Papa gradisce questi momenti particolari....E' davvero 'nuovo' questo pontefice a ben riguardare le 'presenze pontificali di Papi precedenti!