PAGINA IN ALLESTIMENTO

PICCOLA CRONACA

DI UN VIAGGIO INCREDIBILE

 QUINTA PAGINA

11 giorni per conoscere da vicino l'India

Alleppey nel Kerala indiano

in visita al vescovo

al clero alle splendide chiese

e alla 'nostra' scuola

LITTLE 'FLOWER"

nella diocesi di Alleppey

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Il 22  febbraio 2010 stavo per raggiungere la meta de miei sogni, dopo chilometri e chilometri  sul grazioso bus, attraverso il Tamil Nadu nel sud est dell’India e dentro il meraviglioso Kerala. Nel racconto del viaggio, in ‘Incredibile India’ per scelta personale  ho tralasciato di parlare dell’esperienza vissuta ad Alleppey.Devo fare una premessa per spiegare l’emozione che ho vissuto in quelle due giornate passate con i cristiani di quella Chiesa.

Già conoscevo S. Eccellenza Mons. Stephen Athipozhiyil In circostanze ‘strane’ è venuto in Lissone ospite della comunità e rispettosamente seguito dal Gruppo Missionario. Parlava solo inglese anche se capiva un poco l’italiano. Umile, gentile, sorridente sapeva stare con la nostra gente anche se le riservava solo il suo sorriso ‘indiano’. Ha presieduto diverse liturgie in Prepositurale, ha partecipato anche a una processione di comunità alla Chiesa della Madonna della Misericordia, tradizionale devozione alla fine del mese di

 Maggio in Lissone. Ha seguito la recita del Rosario, nel piccolo parco sul retro della Chiesa che Don Giuseppe, il parroco aveva artisticamente restaurato. Era una sera di primavera che si spegneva nei nostri sbiaditi colori....Avrà pensato ai tramonti della sua terra...quanto diversi! Ci aveva detto, grazie a un interprete, dei suoi problemi, ma soprattutto delle sue coraggiose vedute pastorali. Stava costruendo una grande scuola per accogliere centinaia di piccoli e grandicelli, Hindù, mussulmani e cristiani,  soprattutto per imparare l’inglese. Diceva: “I nostri ragazzi se non conoscono l’inglese nella società e nel futuro saranno esclusi  nella vita sociale, non riusciranno a superare il rigido schema della caste’. Soprattutto faranno fatica a inserirsi nei processi di sviluppo della società indiana. A causa del rapido processo di industrializzazione e dell'influenza multinazionale sull'economia indiana, l'inglese infatti  continua ad essere un mezzo di comunicazione popolare ed influente nel governo e nel commercio quotidiano, e i piani per sostituirlo sono stati di fatto accantonati. Oggi, secondo l’Ansa l’inglese è parlato del 10% degli indiani. Sono oltre 120 milioni a fronte di oltre 550 milioni che parlano l’hindo, l’altra lingua ufficiale dello Stato.

Un raro esempio di ‘ecumenismo’ nella vicenda quotidiana delle persone. Una lungimiranza pastorale non c’è dubbio. Un’intuizione ‘pastorale’ davvero affascinante Ne parlerò anche in seguito, però chi ha visto oltre settecento ragazzi sistemati ordinatamente  all’esterno delle loro classi, sotto i portici della ‘...lunga scuola’ tutti con la divisa potra capire il coraggio di una proposta pastorale di questo tipo. Lì, in quella scuola si parla solo inglese!

Ma torniamo a Lissone. Sempre per mezzo di quella ‘intraprendente ragazza’ dal sorriso  permanente, sempre fedele  alle sue fondamentali scelte di vita che si chiama Mary con la sua silenziosa amica Sheeba  abbiamo potuto accogliere per un mese un giovane prete inviato dal Vescovo a Roma per studiare ‘pastorale’. L’abbiamo accolto, ospite di Mary e ha cominciato a conoscerci partecipando alle nostre liturgie: padre Joe. Il sorriso sereno, il modo tipico indiano di ascoltare che alcuni scambiano come affettato, la sua voglia di conoscere un altro mondo ce lo ha reso caro....ospite di alcune nostre famiglie ha gustato l’amicizia di cui sono capaci i lissonesi....Peccato che poi ha passato alcuni anni di pastorale in un’altra diocesi. Ma credo che non abbia mai dimenticato questa sincera e affettuosa amicizia dei lissonesi...Ma Mons. Stephen non ci ha dimenticato: ogni anno passava per la nostra parrocchia., Vi rimaneva un giorno o poco più, il tempo necessario per rafforzare i legami nati. Il Gruppo missionario un anno dcise di impegnare la Quaresima dei lissonesi a favore della scuola di Alleppy: ‘Little floor’ . Beh....Qualcosa abbiamo dato a quella comunità diocesana impegnata in un progetto così coraggioso. Molti euro....Ma soprattutto l’amicizia, il desiderio di condividere la loro testimonianza in una terra stupenda dove governano i comunisti. Per dire  la ‘gentilezza innata’ di Sua Eccellenza: non manca mai di farmi avere il suo augurio sia a Natale, come a Pasqua ed anche il giorno del mio compleanno.... Commovente premura. Ultimamente passando per Lissone ha desiderato venirmi a trovare...purtroppo quel giorno ero impegnato. Ma l’avrei abbracciato e gli avrei chiesto di benedire il ‘tempo del mio  pensionamento’ che passerò nel mio eremo....! Padre Joe è impegnato molto  nella sua nuova responsabilità pastorale se il vescovo lo deve averlo nominato  suo Vicario! Accidenti, di strada ne ha fatto...e bravo Padre Joe!

Mary è sempre la stessa, attenta alla mamma che ho conosciuto in India, ha cambiato residenza, si è spostata  infatti in alta Brianza, mi pare;  ma mi tiene informato  sui suoi “sogni.....”

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Finalmente ad Alleppy....! Tutto era stato programmato con Padre Joe: Gianni e  Cristiana, avranno speso tanti soldi per le telefonate con lui e giungere all’appuntamento fissato. L’autista sapeva dove doveva portarci anche se sul programma dell’agenzia nulla era indicato per questi due giorni. Dopo una mattinata in bus provenendo ovviamente dall’est del Kerala, da Peyramar (Cfr. Il racconto in india 4) arriviamo al cuore della Diocesi di Alleppey dove si erge magnifica la Cattedrale dedicata

alla Vergine del Carmelo.

Ci aspettava Padre Joe con la classica veste bianca dei sacerdoti cristiani. Un incontro pieno di gioia. Veniamo a sapere che Padre Joe è fortemente impegnato perché alla sera, al tramonto,  davanti alla grande chiesa parlerà ai ragazzi della catechesi (lui infatti era allora responsabile della catechesi in Diocesi) e ai loro genitori, educatamente seduti davanti al grande palco allestito per l’occasione. Padre Joe si intrattiene con tutti noi in particolare con Padre Hanna in confidenziale  colloquio.

Nonostante i suoi impegni ci porta in visita della cattedrale, luminosa...non c’era un sedia né una panca.. l’unica grande navata  spaziosa, ariosa, lucida accoglieva solo alcune persone in ginocchio in preghiera. La visitiamo ammirandone l’architettura moderna, armoniosa piacevole.  E’ la cattedrale dedicata alla Madonna del Carmelo. Provvediamo subito a prepararci per celebrare la S. Messa.Un momento che ha segnato la mia vita intima...So di  sembrare prfino ‘bambino’ confessando ciò che ho vissuto anche in quel momento. L’Eucaristia tra le mani, concelebranti un mosnpadre maronita del Libano e un giovane padr del Kerala in India, mi parlava del sacrificio di Cristo Gesù per l’umanità intera....Ho celebrato una Messa ...diversa in un contesto di grande serenità e pace: Gesù ha davvero vinto il male, il mondo. Ha vinto per tutti anche per questi milioni indù che hanno nel cuore il desiderio di Dio ma che ancora non lo sanno riconoscere in Gesù, il Figlio di Maria. Va bene così, però. In fondo sto narrando la mia vita intima. A qualcuno forse dispiacerà...A qualche altro forse può essere di stimolo a camminare nella sua personale ricerca di Dio.... Terminata l’Eucaristia usciamo dalla cattedrale nell’ordinato piazzal  e dove a gruppetti sostano alcune persone.

Ma Padre Joe impegnato per l’imminente serata dove sarà protagonista, ci invita a fare una corsa alla spiaggia dove era giunto lo tsunami famoso facendo danni ai pescatori. Ci avrebbe ritrovato la sera stessa.  Il Vescovo ci aveva dato notizia a suo tempo delle difficoltà delle famiglie a motivo dei disastri provocati dallo tsunami.

Ci andiamo: una spiaggia splendida, un mare calmo....Siamo capitati in un momento di dolore per una famiglia: abbiamo visto infatti un giovane uomo, era il figlio, che spintosi nel mare arabico  buttava al vento tra le acque del mare  le ceneri di un suo parente defunto. In fila...indiana lo seguiva tanta altra gente....

 

Al termine qualcuno della famiglia, così ci è sembrato, ha dato ai presenti una monetina...sui loro viso non c’era dolore...ma un senso di fatalità che li rendeva quasi impassibili. Eppure uno di loro li aveva lasciati...Credo sia stato un...funerale secondo il rito bramano...

Riprendiamo il nostro bus....c’è da raggiungere il luogo del raduno diocesano dei ragazzi della catechesi. Anche lì un sorpresa. Davanti alla facciata della Chiesa illuminata in modo gentile, a lato un palco sul quale siamo invitati a salire, Mons. Hanna ed io a fianco di alcuni prelati in attesa del discorso di Padre Joe.Mi sento imbarazzato, oggetto di curiosità...Il gruppo è lì sotto di noi nella prima fila. Vedranno tutto molto bene...ascolteranno tutto....sono in quella sera protagonisti anche  loro. Quando il sole comincia a nascondersi, l’aria si fa più fresca , comincia il grande raduno. Centinaia di ragazzi e di genitori ascoltano Padre Joe. Io non ci capisco proprio nulla, ma deve aver fatto un’analisi del cammino catechistico in diocesi: gli fu consegnato un registro. Chissà...ci stava forse la documentazone di un intero anno di lavoro. E’la sera che mostra come la chiesa si prende cura della fede dei suoi ragazzi/e e delle loro famiglia.

E’ uno straordinario momento di Chiesa. Padre Joe ha finito. Un lungo applauso e poi la consegna dei diplomi....ormai le ombre della sera invadono il grande piazzale davanti alla cattedrale ....l’incontro prosegue con alcune attrazioni. Una gentile rappresentazione teatrale sul palco allestito davanti a noi poggiato alla facciata della Cattedrale. Bambine, felici di raccontarsi al loro pubblico, cantando: un’atmosfera davvero straordinaria. Torno a ripetere: abbiamo vissuto un momento di Chiesa nell’India del Sud!

Un ragazzino mi ha stupito: illuminato a giorno più volte è salito in modalità sconosciute sulle pareti della grande chiesa solo con le mani e i piedi...come...una scimmia (mi  perdoni...!) Un applauso scrosciante per dirgli tutta la nostra simpatia.  Ci attende una notte meravigliosa nello stupendo hotel di Alleppey, il ‘Lake.....” Lo raggiungiamo con la nostra personale barca, in tempo per un bagno salutare in piscina e poi andiamo a cena.......in attesa di stenderci sul comodo letto di una camera da nababbi, scambiamo le prime impressioni fuori... accanto alle acque scure del Blakswater!Il mattino venne presto: dopo un abbondante breakfast riprendiamo il nostro battellino per accostarci alla riva, dove giungono e partono gli altri mezzi di comunicazione sulle acque, per la gente. Venivamo dal meraviglioso hotel ‘Lake Palace’ nel blachwaters dopo  una notte ‘meritata’......Ne parlerò quando cercherò di illustrare gli hotel che ci hanno ospitato.  (Chiedo scusa se ora  pubblico una serie di foto meravigliose del nostro Gianni: questo è il Kerala

Prima sul battello ‘personalizzato’ curiosando a destra a sinistra osservando l’andirivieni delle lunghe barche o la vita sulla rive, tra le capanne dove la gente viveva con le mucche e  gli animali, e le donne scese all’acqua lavavano le entole e i loro abiti. Sorridenti ci salutavano...Era gente felice! Tutto era meravigliosamente bello: il sole che s’alzava sopra la laguna, le acque verdastre scorrevano  tranquille, la gente ai margini della foresta intenti ai soliti lavori quotidiani  nella loro accettata povertà.  Giunti al porticciolo sulla riva raggiungiamo il nostro pullmino...la guida  non ci sa dire nulla. Solo sa che si va a visitare qualcosa che Lui non conosceva...ma che io volevo vedere....L’autista è straordinario: sfreccia  tra la gente sulle strette strade immerse nel verde per andare...dove? Mi è parso una corsa folle...ma forse era l’attesa..... Lui guida con sicurezza in modo veloce, ci fa quasi paura....Si  va alla...’scuola.

Finalmente il bus si ferma.  Davanti a noi non si vede nulla...Nè un cancello, né un ingresso di un palazzo, di una scuola...solo il verde degli alberi. Scendiamo, un giovane sacerdote e una signora avvolta nel suo sari viola (era la direttrice della scuola) ci vengono incontro e ci accolgono con il saluto indiano: le mani giunte e l’inchino. Ci scambiamo il saluto sorpresi, quasi increduli...Lì qualcuno ci aspettava e doveva aver preparato tutto per bene ...ma all’improvviso giunge  una straordinaria ‘piccola banda’, sì una banda musicale, con tutti gli strumenti suonati da ragazzi in divisa che ci accolgono  suonando qualcosa del loro repertorio... piccole indiane con fiori fra le mani e il sorriso impagabile ci salutano, mentre confusi ci avviamo finalmente al portale d’ingresso ‘Little floor’! Finalmente....il sogno lasciava il posto alla realtà!

Non ce l’aspettavamo.... E adesso: seguiamo i  ragazzi che procedono fino a una curva che immette alla scuola, passando sottoun grazioso portale.... e allora davanti a noi  quasi d’improvviso si è spalancata un’ampia spianata dove stava ‘quella scuola’ la ‘little floor’: ho sentito un urlo, un grido che ci ha impressionato unito al sicuro e gioioso ritmo della  graziosa banda: era l’esultanza sincera dei ragazzi ci salutavano. Quasi impietriti....

Oltre settecento ragazzi disposi in ordine...seduti alla maniera indiana...Le bimbe col loro vestito maroncino, i ragazzi vestiti all’occidentale, tutti in piedi per salutarci mentre raggiungevamo il luogo a noi riservato al centro della scuola assieme alle maestre che stavano alle nostre spalle al giovane sacerdote di una gentilezza straordinaria...

Non era possibile: una gioia intima mi prese e corsi qua e là con gli occhi pieni di lacrime.,..(Sono un sentimentale, lo so....). C’era Lui, l’amico indiano di casa nostra, Padre Joe.

Ci accompagnò dal Direttore, un giovane prete  dalla faccia intelligente...e altri sacerdoti che erano in attesa  del  nostro arrivo.....Poi penso di aver salutato anche una ‘direttrice’, e poi tante maestre, giovani qualcuna meno giovane tutte vestite di un sari elegante. C’e anche qualche maestro. Raccolte insieme davanti penso alla sala centrale ella scuola, con noi sono in attesa del programma preparato per la nostra accoglienza. Dapprima Padre Joe si rivolge alla sua gente e ci presenta...

Poi, essendo io ignorante d’inglese, Mons Hanna porge il saluto a tutti in inglese. La nostra gente viene invitata a sedersi: davanti a noi uno spiazzo ben tenuto e poi tutto un terreno incolto.

Stava per succedere qualcosa, lo si capiva dalla frenesia di alcune piccole ragazze poco distante da ciò che poteva sembrare il palco.....Arriva il loro momento e cominciano la loro danza, sotto un gigantesco albero isolato nell’ampio cortile della scuola ....

Si sa che la danza indiana è un’arte....Credo che ogni ragazza indiana sogni di diventare ballerina.....Si muovono con grazia, le piccoline  nei loro vestiti bianche e gialli, in mano un fiore, sì, un fiore, forse il simbolo della loro scuola.

Già al nostro arrivo alcune di loro con grazia e gentilezza tipicamente indiane sono passati a donarci una rosa,  a ognuno del gruppo....Il loro gesto che accompagnava il dono era un inchino affettuoso....

 Non riesco a trattenere le lacrime. Tutto questo avveniva davanti ai nostri occhi per noi: graziose, sorridenti,  eleganti quste piccole ci offrono  uno spettacolo indimenticabile.... Guardo la mia gente: è stupita, per lo meno...Terminata la danza ci sono ancora alcuni discorsi. Ma la mia anima era così felice che ho fatto fatica ascoltarli.

 

Poi all’improvviso mi è venuta una voglia di vederli da vicini quei ragazzi: ho detto loro come mi chiamavo: Don Pino e loro felici lo ripetevano... e poi ho lasciato il palco degli ospiti e sono corso in mezzo ai bambini: volevo salutarli tutti, classe dopo classe, sono passato davanti a loro correndo dalla gioia, gridando una parola che non ricordo mentre i piccoli gridavano la loro simpatia....Non mi era mai capitato nulla di simile in vita mia......

 

Il tempo era passato e i piccoli dovevano tornare in classe, povere davvero:  i banchi, una lavagna, un cattedra.....Dovevano rientrare pr il pranzo: un pezzo di pane...qualche  altra cosa... che hanno consumato sui banchi mentre ci guardavano ancora dalle finestre.

Passavamo davanti a loro per  raggiungere le ultime due classi in costruzione: dovevano essere le aule tecniche! Mancavano però

i soldi!.....Poi successe una cosa davvero inattesa: Padre Joe, il Direttore e le maestre ci accompagnarono all’ingresso, per così dire, della scuola. Sul muro della prima aula della scuola, avevano posato una lapide marmorea nera. Vi stava scritto:” Gratitude to Don Pino Caimi e The parishionesrs of Sts. Peter e Paul Churchh. Lissone, Milan”

Troppo, davvero troppo...se penso che anche oggi, in quell’angolo dell’India c’è una memoria della mia insignificante persona, e della mia comunità generosa.... Era il loro modo di dire ‘grazie’ per tutto quello che era stato fatto  loro dai lissonesi!

Avevo davanti a me la testimonianza di quanto il Vescovo ci veniva a dire, il suo sogno, quello di vedere crescere come un piccolo fiore questa scuola ‘indo-inglese’ per i ragazzi della sua città. Una presenza della Chiesa a favore delle famiglie e della società stessa, un segnale di come la presenza e il lavoro nel sacrificio della Chiesa di Cristo contribuisce alla crescita dell’umanità. E’ una carità immensa, nascosta, concreta...davanti a questo duro lavoro educativo e  alle necessità anche economiche  delle famiglie  di quella grande scuola, umile e attiva,  che piccola cosa era stato il nostro dono.....!

E qui ricordo  dal mio passato pastorale  il tentativo che ho avviato di una modalità missionaria di stile nuovo, cercando soprattutto il rapporto fraterno con comunità sparse nel mondo e in difficoltà o in contesti politici o locali difficili. Fin dal principio della mia presenza in Lissone più volte in scritti e nelle omelie, negli incontri e nei gruppi soprattutto quello missionario ho avviato un percorso missionario nuovo senza trascurare il classico modo di celebrare la Missione (Giornata missionaria, aiuto ai missionari della città, ecc) Questo nuovo stile partiva da una sollecitazione della Chiesa sulla missionarietà oggi. Lo spiega bene in un interessanti studio Giovagnoli nel suo Libro: “ La Chiesa e le culture. Missioni cattoliche e scontro di civiltà’, edito da ‘Guerini associati’. La recensione dice: È finita l'epoca dei missionari che, sfidando coraggiosamente l'ignoto, dedicavano la loro vita all'evangelizzazione di popoli lontani. Il rapporto tra la Chiesa e le culture "altre" si è profondamente modificato nell'ultimo secolo,. Il mondo cattolico sembrerebbe oggi portato verso un'apertura e un dialogo con i paesi di diverse religioni e fedi”.

Ho cominciato a cercare un rapporto amicale e fraterno con la piccola comunità cristiana del Buon pastore in Gerico,  l’oasi famosa nel deserto di Giuda. Con padre Simon avviammo un relazione con le famiglie cristiane che avevano i  loro ragazzi alla scuola cristiana (300 alunni, dei quali solo 40 cristiani....!).  Le famiglie della comunità lissonese si sono impegnati a saldare la retta di un anno alla scuola per i bambini cristiani. L’amicizia è continuata con Padre Francesco Maria e poi con Padre Feraz, attuale parroco di San Salvatore in Gerusalemme. Non so se questa esperienza continui. Vorrei sperarlo....! Con il Patriarcato di Gerusalemme abbamo avuto una relazione fraterna tanto che Mions. Twan, poco prima di essere eletto Patriarca venne ben due volte in Lissone. Abbiamo sostenuto gli studi di alcuni seminaristi. Poi abbiamo conosciuto Padre Stefano parroco della comunità di San Pietroburgo quando ancora la parrocchia ‘si radunava  nella  ‘improvvisata navata’ dietro una banca (per raggiungere la chiesa bisognava attraversare la banca!) da poco restituita alla Chiesa dopo essere stata per i lunghi anni del comunismo il garage dei pullman della città . Padre Stefano venne tra noi. Ospite della nostra comunità. Era felice. Godeva di essere in mezzo a noi tanto da  partecipare alla biciclettata organizzata nella festa patronale dei Ss. Pietro e Paolo. Lo abbiamo aiutato pù volte. Abbiamo accolto qualcuno dei suoi. Vive ancora questa relazione con Lui e la sua comunità? Non lo so....Ci era stato detto di un  grande offesa fatta da un lissonese a una comunità di suore. Dovevamo riparare. Questa comunit sta alla periferia di una grande città, Piatra Neant, dove ci sono tanti  poveri. Hanno un asilo. Danno da mangiare ogni giorni ai poveri e alle famiglie...Ci siamo stati  e abbiamo visto di persona quanto riescono a ‘dire’,   nell’amore verso i loro poveri, il Vangelo di Gesù....ci hanno accolti nella gioia per quel poco che avevamo dato loro....Loro ci hanno dato il sorriso delle giovani suore, il loro canto, il grazie dei meravigliosi  bimbi... Era nata una amicizia fra le comunità, proprio come si deve fare per portare il Vangelo dappertutto: una parrocchia amica di un’altra dall’altra parte del mondo!

Ma dobbiamo  tornare a Alleppey, il secondo giorno della nostra permanenza nel Kerala. Dopo quell’entusiasmante incontro con i ragazzi della scuola ‘Little Floor’ e il colloquio con le maestre numerose e sorridenti, veniamo portati al’interno della casa  per una bibita, un biscotto offerti con grazia e sempre col sorriso.....Passa del tempo....E’ difficile lasciare quella realtà ‘umana’: non so cosa abbiano provato i miei amici...io qualche lacrima l’ho sparsa su quella terra....anche mentre ci salutavamo nell’abbraccio amicale con i responsabili della scuola. Sapevo che non ci sarei più ritornato: essa però è rimasta nella memoria ... le foto sono solo un muta testimonianza:  non raccontano ciò che si è vissuto! Quel momento stava per finire. Abbiamo salutato le maestre, stretto la mano alla direttrice, mentre i ragazzi nelle loro semplici aule stavano pranzando con quanto avevano portato da casa  nei loro cestini, ci avviamo all’uscita per raggiungere il nostro pullman.

Veniamo quindi portati a un altro luogo  voluto dalla Diocesi: una casa di accoglienza per disabili. Pensate: pure loro avevano preparato uno spettacolo per noi: i ragazzi con il sorriso tra i denti o la bocca aperta, con il loro muoversi insicuri volevano darci il ‘benvenuto’ con uno spettacolo che li deve aver impegnati molto, balletti, figure, guidati dai loro educatori....abbiamo visitato la casa....Quelle persone, ragazzi e giovani,  sarebbero state lasciate finire nei loro villaggi. Avrebbero vissuto una tragica esistenza nella solitudine: lì erano nell’amicizia e come in ogni casa dove ci sono disabili mentali c’era chi si offriva loro nel servizio....Loro, le suorine....!

Ci mancava  da vivere l’ultimo appuntamento di quei giorni: la visita al Vescovado che si trova proprio a ridosso del grande mare Aarabico, poco lontano dove si è verificato lo ysunami famoso, anche se di portata minore.   Scesi dal pullman veniamo accolti da un sacerdote che ci accompagna dentro il bel giardino chesorge proprio davanti all’edificio dove s trovano camere disponibili per gli ospiti. Ci porta vicino all’ingresso e con il suo sorriso dolce e sincero mi mette una stola ‘indiana’ sulle spalle quasi segno di un’accoglienza anche spirituale e che custodisco come dono prezioso di un amico vero. Ci sono le presentazioni: c’erano diversi sacerdoti, il Vicario generale che parlava molte bene l’italiano, Padre Joe e una decina di altri giovani sacerdoti. Una sorpresa...con passo umile e il volto illuminato da una gioia indicibile una’anziana signora accompagnata dal figlio chiede di potermi parlare e vuole che la benedica: era la madre di Mary e il suo fratello. Il mio pensiero è corso proprio a Lei rimasta a casa: di certo aveva parlato di me a sua madre un poco malata e Lei ha voluto dirmi ‘grazie’ per tutto quello che abbiamo fatto a sua figlia....E’ una lunga storia.....bella! Ci avviamo alla sala da pranzo e in una grande tavolata ci mettiamo a gustare le diverse portate...indiane. Vicino a Mons. Stephen parlavo nel cercare di farmi capire...Poi mi prese per mano, al termine, dopo la benedizione finale, e mi portò nei suoi studi: semplici, la sua scrivania colma di carte, un luogo ‘povero’ a confronto delle nostre supponenti segreterie episcopali, mi parlò dei suoi rapporti con la Chiesa in India, mi accompagnò su e giù per la casa felice di introdurmi nella sua vita privata e nella sua attività pastorale. Un piccolo grande uomo! 

 La sera stava per arrivare....Dbbiamo tornare all’hotel: invitiamo il Vescovo Mons.Stephen a passare la serata con noi. Qualche momento di consultazione con i suoi collaboratori e poi la sua risposta. Verrà con noi porterà Padre Joe e un suo prete. Contenti riprendiamo di corsa il bas, torniamo al cosiddetto ‘imbarcadero’ (da dove partono e dove arrivano i battelli di linea), saliamo sul nostro ‘personale’ e attraversando angoli stupendi dela laguna raggiungiamo l’hotel. Alcuni di noi rimangono i camera. Stanchei riposano. Altri in fretta scendono alla piscina..... al tramonto....Arriva la sera. Da lontano scorgiamo una bellissima barca che portava il Vescovo e gli altri invitati. In una sala davvero intima seppur grande abbiamo vissuto un momento indimenticabile, almeno io. Accanto a Lui ho cercato di conversare: ho saputo che quel bellissimo luogo era stato benedetto da Lui. Doveva essere così, poiché al suo arrivo c’era la gente dell’hotel ad accoglierlo. Una cena tipicamente indiana...saporita e gstosa. Anche qui emerge la caratteristica di quest’uomo di fede: la sua disponibilità sorridente, la sua permanente cortesia accompagnata da piccoli cenni del capo, la gratitudine espressa più volte fanno di lui un uomo ‘forte dentro, deciso, pronto a tutto per la sua gente...un carattere da vero pastore, dolce esd esigente....

Quando riprende la sua bella barca , allontanandosi dall’hotel (che aveva l’ingresso sulle  brekwaters) ci saluta e ci lascia il suo sorriso...Sparisce nella notte.....Ritorniamo nei favolosi giardini dell’hotel. Rimaniamo poco tempo insieme  per scambiarci qualche impressione del giorno...poi ci ritiriamo nella comode e lussuose stanze. Il mattino verrà presto....

Il viaggio sarebbe ripreso all’indomani. Il racconto si trova alla pagina ‘Incredibile India 4’ .

Prima di chiudere però voglio chiedervi di proseguire nella conoscenza di questa società, di questa civiltà, di questa religione e filosofia. Per questo tra poco inserirò anche  un ‘Excursus’ particolare che cercherà di informare,( come sono in grado di fare)  sullo stato in cui si trovano le relazioni tra la Chiesa Cattolica e le filosofie o religioni orientali a cominciare dall’India.

 

NB. Devo spiegarmi a proposito delle sidershow che troverete nelle pagine del sito. Il testo è lo stesso. Ma all’interno non è stato possibile inserire le foto del viaggio. Esse, sempre nel sito alle diverse pagine, si trovano appunto  negli sidershow. Testo e foto del viaggio insieme si potranno trovare nelle pagine intitolate : “Libro 1’, ‘libro 2’...e

 

S.Eccellenza Mons. Stephen, vescovo di Alleppey in confidenziale colloquio con Don Pino durante il pranzo offerto al gruppo nella sede del vescovo