Non è solo per  'curiosità' cercare di conoscere gli eventi della Chiesa del Signore, da quella locale, a quella dove ho operato, da quella diocesana a quella universale. E' un'esigenza interiore poichè un prete non può rimanere indifferente davanti a quanto la comunità cristiana, oggi, sta vivendo .🙂

22.11.2011
Ho letto l'intervista che il Cardinale Scola ha rilasciato a Avvenire. Mi è piaciuta anche se alcuni temi sono stati da lui appena acennati e meriterebbero approfondimenti ulteriori. Qui  voglio  solo riferire una sua riflessione interessante  slla trestimonianza cristiana nella società. Mi interessa perchè in qualche misura mi aiuta a rivedere e vgiudicare il mio vissuto pastorale. In parte potrebbe esserestimolo a rettificare l'impegno quotidiano del cristiano nel contesto in cui vive. EA una precisa domanda il Cardinale ha risposto:"Dobbiamo prendere coscienza che noi siamo, per dono dello Spirito, il segno e lo strumento , come si legge in Lumen Gentium, della contemporaneità di Cristo. Perchè, come Kierkegaard ha acutamente affermato solo 'chi mi è contemporaneo mi può salvare'. Il non esserne sempre cosciente genera un 'fare' carico di generosità ma spesso frammentato e quindi difficilmente comuniocabile. Se si perde la consapevolezza di questo punto riginario che garantisce l'unità dell'io e della comunità, l'azione ecclesiale rischia di ridursi a erogare 'servizi'......
L'intervistatore gli ha fatto una domanda: "Vede un eccesso di attivismo?". La risposta: "Il problema è dove poniamo il baricentro del 'fare': sull'organizzazione o sull'esperienza di un rapporto con Gesù e con i fratelli? A volte è come se ci fosse una strana reticenza a comunicare Colui che ci muove, che è il Signore. La testimonianza deve essere umile...Non si può essere tiepidi....."
Il Cardinale ha dunque avviato una riflessione sul ministero pastorale o meglio sulla presenza nella società, in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo, dei cristiani.La loro presenza sarà efficiente solo se 'dirà' Colui che li muove, ossia il Signore. Ogni persona che saprà ascoltare la testimonianza saprà poi prendere posizione. E' l'attesa della grazia alla quale la testimonianza personale ha aperto la strada. C'è davvero di rivedere molto del nostro essere cristiani nella nostro tempo. Non parliamo poi del ministero dei preti...anche del mio, ormai in gran parte vissuto!😮


La visita del Papa ai certosini di Serra San Bruno (09.10.2011). Lettura di un desiderio personale..


Ne ha parlato la Televisione dandone notizia nell'ambito della visita pastorale che il Papa fece a Lamezia Terme in Calabria. Accolto dalla comunità certosina il Santo Padre ha tenuto una sua meditazione  mettendo in risalto che 'il nucleo della spiritualità certosina è il forte desiderio di entrare in unione di vita con Dio, abbandonando tutto io resto, tutto ciò che impedisce questa comunione e lasciandosi afferrare dall'immenso amore di Dio, per vivere solo diquesto amore".Quaslche giorno prima venne presentato un libro interessante scritto da un noto vaticanista, Luigi Accattoli dal titolo "Solo dinanzi all'Unico" nel quale racconta la sua intervista al superiore della comunità certosina il francese Padre Dupont: Mi riprometto di acquistarlo al più prestyo.Il motivo è presto detto. ho sempre sentito il fascino di una vita impegnata nella ricerca di Dio. Ciò ovviamente non significa che ho sentito la vocazione certosina. Dico solo che mi ha sempre affascinato questa modalità di spendere la propria esistenza cercando quel Dio che misterioso 'si fa trovare solo da chi lo cerca'.
Si legge in questo libro di Accattoli: "Nella serra San bBruno si vive da eremiti; si mangia da soli in cella; si tace anche nel pranzo domenicale comune; si parla solo la domenica pomeriggio a ricreazione e nello 'spaziamento',  psaseggiata di alcune ore in cui si conversa a due a due a rotazione; si taglia la legna per il camino perchè l'esercizio fisico avvicina alla natura; soli gli anziani hanno il riscaldamernto...."E ancora, ne libro ci sono pagine di grande spiritualità: quelle righe sulla preghiera, sulla preghiera del corpo, sulla preghiera che si fa grido, ma anche pianto. Talora 'le lacrime sono segno della prossimità di Dio, del suo amore che sta per raggiungerci - dice il priore -l'uomo 'd'oggi non ha paura di gridare, ma spesso ha paura o vergogna di piangere, mentre quando mi rendo conto che non posso fare nulla per l'altro, psso però piangere con lui".
Ricordo  di aver visto quel famoso film che ebbe l'onore di essere tra i primi di una stagione cinematografica  - Il grande silenzio - dove i certosini della 'Grande chartreuse' in Francia si raccontano nel loro giorno...Ebbi una tale impressione  che  decisi in un giorno di andare a visitare la grande abbazia certosina. Un viaggio di 800 chilometri con Gianni e Adriano. Non era permesso entrare nella abbazia ma l'abbiamo visitata nella stupenda 'Mostra'  allestita nella 'dependance', la 'Correrie, qualche chilometro più a valle, creato nel 1957. La flotta di automobili si ferma laggiù a un chilometro e mezzo dal Monasteroe per permettere ai certosini di vivere nella solitudine. Essi vogliono vivere in un deserto  immerso nel silenzio, protetto dalla convulsa vita del nostro tempo. Ricordo di aver fatto ritorno portandomi 'dentro' l'ansia, quasi la paura  di perdere tempo, sia pure  impegnato nel ministero pastorale. Mi è parso davvero che l'Unico dovevo cercare....ma poi la vita quotidiana e il richiamo della mia gente mi hanno coinvolto di nuovo...Vorrei però, ora risentire quella voce, provare di nuovo quel fascino... lo farò al più presto leggendo il libro di Accattoli.😮

Sabato 4 febbraio 2012
VERSO L'ANNO DELLA FEDE
Intendo seguire da vicino il cammino di avvicinamento della Chiesa all'anno della fede, indetto da Papa Ratzinger che si aprirà l'11 ottobre prossimo nella ricorrenza del 50° annioversario della indizione del Concilio Vaticano II.
Ho cominciato a ricordarlo in un articolo pubblicato su 'L'amico della famiglia', il mensile delle parrocchie di Seregno.  Nel piccolo editoriale invitavo infatti tutti a prepararsi, spiritualmente e culturalmente a celebrare questo evento alla luce anche della nuova evangelizzazione che di recente il Santo Padre ha voluto fosse sostenuta addirittura da un apposito Consiglio pontificio diretto dall'arcivescovo Fisichella.E sarà proprio Benedetto XVI ad aprire l’Anno della fede il prossimo 11 ottobre, cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, con una celebrazione alla presenza dei padri sinodali impegnati nella 13/a assemblea generale, in programma dal 7 al 28 ottobre - sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Lo riferisce l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione, in un’intervista all’Osservatore Romano. E' un'iniziativa davvero 'tempestiva' dopo lo stesso santo Padre ha affermato che si è di fronte a una grave crisi di fede diffusa nel mondo intero, in particolare nel vecchio mondo, l'Europa.
«Quindi - aggiunge Fisichella - assisteremo a una coincidenza di tematiche e di avvenimenti che possono provocare la nostra vita a una lungimiranza di impegno nei confronti di un’azione pastorale di evangelizzazione a cui il Papa ci ha richiamato nel discorso alla Curia per gli auguri di Natale con un impegno che toccherà la Chiesa nei prossimi anni».

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PENSIERI SU UN INCONTRO....

E' la sera del giorno dopo il 'Family 2012'. Lunedì 4 giugno 2012.  Un evento di Chiesa del quale hanno parlato in toni sinceri le TV nazionali e internazionali, i periodici, il web e con toni entusiastici la stampa  e gli altri strumenti della comunicazione in ambito cattolico. Avrò modo presto, raccogliendo le mie personali emozioni, di manifestare i miei sentimenti e con discrezione dare il mio parere sulla grande esperienza, sia nella fase di studio del Convegno internazionale teologico-pastorale sulla famiglia sia sui giorni della presenza del Santo Padre. Ho vissuto, lo anticipo, con una certa emozione e con riferimenti continui questo evento sulla falsariga di quello che ho celebrato nel 1983  per il quale ho dedicato tre anni della mia vita sacerdotale: il Congresso eucaristico nazionale.
Ma una notizia mi ha profondamente emozionato. L'ho letta sul Corriere della sera in un servizio ben fatto davvero. Si tratta del'incontro che in una saletta dell'arcivescovado di Milano, lontano da occhi indiscreti del Cardinal Martini con il Santo Padre. Non se ne sa nulla. E forse è davvero una buona cosa che tutto si sia svolto con totale riservatezza. Il Cardinale Martini è stato il mio vescovo con il quale ho cercato di servire la Chiesa italiana nella grande diocesi milanese al tempo del Congresso Eucaristico. E gli voglio tanto bene....
Mi pare bello riportare quanto ha scritto  il giornalista Armando Torno .sul Corriere della sera di Domenica 3 giugno.
Mi ha commosso. per un attimo contemplo questo 'incrocio di occhi' forse tra una parola e l'altra pronunciata con fatica, tra due uomini che il Signore ha scelto per la sua Chiesa in tempi davvero difficili. Voglio pensarli uniti profondamente. Quanta pena quando leggo tentativi messi in atto per far apparire l'Uno contro l'Altro: uno progressista, si dice, l'altro conservatore, si precisa!
Li amo e ringrazio Cristo Signore che alla sua Chiesa non fa mancare gente così, uomini ricchi di una fede che penetra l'anima fino in fondo, dalla mente lucida e dalla speranza incrollabile.
Ecco il testo dell'articolo citato.
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Martini: gli sono vicino......

di Armando Torno - “Corriere della Sera” del 3 giugno 2012

L'incontro tra il Papa e il cardinale Carlo Maria Martini è avvenuto ieri pomeriggio alle 16.45 in una saletta dell'Arcivescovado di Milano. È durato circa sette minuti. Dopo aver salutato il cardinale Angelo Scola — erano circa le 16.30 — Martini ha atteso il Santo Padre, che lo haraggiunto. Il Vicario di Cristo gli ha detto: «Eminenza, vengo anch'io con il bastone». Il cardinale, che chiede in questo tempo di essere chiamato semplicemente «padre», ha salutato il Papa in piedi, poi si è seduto sulla sedia a rotelle. Erano presenti, oltre i due principali interlocutori, don Damiano Modena (attuale assistente del porporato) e don Paolo Cortesi (già segretario durante il periodo in cui resse la diocesi).

Il Papa e Martini: è un incontro che ci invita a riflettere. Il Santo Padre lo ricevette in Vaticano lo scorso anno, prima della scelta del nuovo arcivescovo di Milano; poi lo ha ricordato appena giunto nel capoluogo lombardo nel discorso dinanzi al Duomo (e la gente lo ha salutato, sentito il nome, a sua volta con grida); quindi si sono rivisti. Non conta il tempo che hanno trascorso insieme, oseremmo anche aggiungere nemmeno quello che si sono detti. Martini aveva i suoi amplificatori per fare udire la flebile voce, il Papa la stanchezza di questi giorni che tutti hanno notato. Di questa reciproca visita resta lo scambio di sguardi. Tutto quello che si potrebbe descrivere con parole o altro, è ben poca cosa pensando ai loro occhi.

Il cardinale Martini è contento e sereno, ma anche il Papa ha avuto giovamento da tale incontro. Le pupille di entrambi, ci hanno assicurato, erano luminose, luccicanti. Una frase, tra le altre, del porporato dopo quei minuti con il Santo Padre: «Ho incoraggiato il Papa a sorreggere la croce pesante di questo difficile periodo». Certo, è stata proferita a voce bassa, con la sua elegante cadenza rovinata dall'amplificatore, con uno sforzo notevole. E a tali parole gli abbiamo chiesto di aggiungerne anche qualcuna per noi. Martini è stato essenziale ma al tempo stesso eloquente: «Sono contento di questo incontro. Ho trovato il Papa provato, ma sono veramente felice di averlo visto di  persona. Mi ha ringraziato molto per la vicinanza in queste ore non facili. E io continuerò a pregare per lui e per la Chiesa».

Il lettore si immagini il Palazzo Arcivescovile. Martini lo ha abitato e in questi giorni è stato dichiarato, per la presenza del Pontefice, extraterritoriale. L'incontro è avvenuto lontano dall'appartamento del cardinale ed è rimasto molto riservato. Non ci sono foto, né particolari cronache. La discrezione e il rispetto per l'attuale arcivescovo ha guidato tutti i momenti. Martini, d'altra parte, come gesuita ha fatto un voto speciale di obbedienza al Papa e non sono certo le difficoltà di deambulazione o altro a fermarlo quando viene chiamato.

Che dire in margine all'avvenimento? Si potrebbe aggiungere che ci sono dei momenti impossibili da dimenticare. Le cose e gli uomini andranno avanti, gli scenari cambieranno, ma alcune emozioni non saranno cancellate dai giorni, né attutite. Quelle che il cardinale Martini e il Papa si sono scambiate con i loro sguardi e con le poche parole fanno parte di esse. Qualcuno un giorno lericorderà, nonostante non ci siano stati particolari testimoni, malgrado la mancanza di telecamere, fotografi, cronisti, collegamenti con la Rete e quel che è possibile immaginare. Due uomini, uno dinanzi all'altro. Che si abbracciano con le loro idee e le infinite speranze. E la fede checondividono. In un momento difficile, molto difficile.


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PADRE BRUNO TURATO E' TORNATO ALLA CASA DEL PADRE

Nel mio ministero pastorale nella comunità di Lissone ho conosciuto  diversi missionari in particolare del PIME. Tra questi un posto particolare nella mia vicenda pastorale sta Padre Bruno Turato, missionario per cinquantasei anni in Brasile. Solo la malattia l'ha costretto a tornare:  il suo grande desiderio era quella di poter essere sepolcto in brasile dovve ha speso la sua vita nell'annuncio del Vangelo. Ma la 'volontà del suo Signore' ha disposto diversamente. Dopo una lunga malattia, dolorosa vissuta con la forza di una fede che ha segnato tutta quanta la sua vita ha terminato la sua 'corsa' a Rancio di Lecco e là è stato

sepolto

 

Nel mio breviario tengo la sua immaginetta che  gli avevo regalato quando ha celebrato nella sua Prepositurale  in Lissone  il 60° di sacerdozio. Ha voluto che fosse scritto: "Canterò in eterno la misericordia di Dio' dal salmo 89. Ho ammirato in lui l'umiltà, la serenità, la gioia di essere prete e missionario. Mi parlava della sua Londrina la terza città del Sud del Brasile meridionale, nello stato del Paranà con oltre 500.000 abitanti dove è vissuto fino ai giorni del suo trasferimento in Italia per motivi di salute. Saggio e gentile, uomo di Dio, paziente e premuroso: capace di un amore totale per il paese al quale ha donato la sua vita dando testimonianza a Gesà nella chiesa brasiliana.

Ho scritto il mio cordoglio ai parenti, in particolare alla signora Elvira, la sorella,  che mi ha subito ringraziato. Lo ricorderò tra quei preti che hanno contribuito a sostenermi nel mio ministero sacerdotale nella sua città natale. Con lui canterò un giorno anch'io la  misericordia di Dio!


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IN COMUNIONE CON LA SIG.RA GIOVANNA CAMISASCA

Sabato 16  giugno 2012 in Duomo a  Milano l'arcivescovo Scola ha consacrato nell'Ordo Virginum la Signora Giovanna Camisasca della Comunità Pastorale San Luca, della parrocchia della Madonna Addolorata al Lazzaretto.

Per l'evento che mi ha confermato quanto e come Gesù continui ad innamorare i cristiani e continui a chiamare alla sua sequela , in modo totale e radicale, tante cristiani giovani e non più giovani, ho scritto una parola augurale alla signora che in parte riporto per chiarire il senso di una consacrazione così particolare come è quella di una donna vedova nel gruppo ddiocesano guidato da un mio compagno, Don Penna.


Nella foto la signora Giovanna ,  a sinistra e di spalle mentre legge la formula della consacrazione davanti all'arcivescovo Scola in Duomo a Milano, il 16 giugno u.s.

Gent.ma signora,

            ho saputo da Don Sergio che  oggi si è consacrata al Signore nell’Ordo viduarum. Da oggi dunque vive da ‘consacrata’: Ella ha risposto a una ‘chiamata’  del tutto singolare perché Le è dato di vivere più profondamente la consacrazione battesimale e la vocazione propria al matrimonio.

La  ‘morte del marito infatti  non ha distrutto l’amore fondato sul  sacramento e la  sua prova – l’essere vedova di un uomo che ha amato e ama, - è una chiamata ad appartenere a Lui senza condizione e senza riserve dentro una nuova tappa della sua vita coniugale.

           Ora ‘cammina’nella comunità cristiana del Lazzaretto insieme a coloro che hanno scelto la sequela radicale di Gesù, i suoi preti e le altre persone consacrate  Personalmente sento di vivere  una comunione profonda con Lei che per la consacrazione al Signore è chiamata a condividere la vita, la spiritualità e il cammino della Chiesa in questo  amato angolo della cittadina di Seregno, il Lazzaretto. 

            Possa vivere la  sua condizione vedovile non nel rimpianto del passato, ma affermando, in questa società così complessa che l'amore umano è possibile e più forte della morte e la  sua comunione nel Signore con lo sposo defunto è attesa gioiosa......

...........Il Dio di ogni consolazione la riempia di profonda gioia mentre sente ora di appartenere senza riserve a Lui, il Signore nostro Gesù che ci attende per l’abbraccio  che introduce nell’eternità: incontrerà Colui al quale ha donato i giorni della sua vita!

Con stima e nella comunione di preghiera.


                                                                   Don Pino Caimi

Seregno, 16 giugno 2012


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L'ORDINAZIONE SACERDOTALE DI

PADRE PAOLO DELLA SACRA FAMIGLIA

Un sabato di ottobre,  il 19, con le mie 'cugine' Rachele e Pinuccia, e con Angelo Santambrogio, sempre premuroso ho raggiunto Arenzano, dove il Vescovo  di La Spezia  Mons. Palletti avrebbe ordinato sacerdote per sempre questo figlio di Lissone della comunità parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria Paolo Arosio.  Ci sono arrivato abbastanza presto, ancor prima che la  chiesa si riempisse di fedeli. Mi sono messo ai lati del bellissimo presbiterio. Avrei seguito da vicino i momenti di Dio nella vita di quel giovane che lì in Arenzano ha conosciuto il Signore Gesù, è stato a lungo con Lui e lo ha seguito per sempre entrando nella  sua intimità (ho pensato al giovane discepolo Giovanni... )che lo ha scelto e lo ha chiamato alla sua sequela nella esperienza monastica dei Carmelitani Scalzi.



E' difficile raccontare le emozioni che ho provato in quei momenti mentre seguivo il santo rito dell'ordinazione sacerdotale. Quando è risuonato il canto d'ingresso e la processione raggiungeva l'altare il mio pensiero è corso a 'quel giorno', quando nella prima panca davanti all'altare del nostro Duomo di Milano assieme ai miei condfratelli ho accolto il cardinal Montini che tra poco mi avrebbe fatto prete per sempre. Già questo forse può suggerire a chi legge come abbia condiviso l'evento che stava per  compiersi. La ieratica figura del Vescovo presiedeva il santo rito che avrebbe cambiato la vita di quel giovane, di Padre Paolo della Sacra Famiglia. Mancava davvero poco e quel giovane avrebbe detto a se stesso  con stupore, con un pizzico di smarrimento, ma con  la sensazione di una definitività misteriosa legata alla fiducia senza riserva a Colui che l'aveva scelto e fatto suo: sono prete....per sempre!
Ripenso a quelle ore nella grande cattedrale....Ho vissuto con Padre Paolo tutto quei sentimenti: non mi nascondo  il turbamento che ho provato. Quel per sempre che Padre Paolo di certo ha colto in tutto quell'evento che lo ha visto protagonista,  è risuonato ancora una volta nel mio animo. Posso dire di averlo 'vissuto' con gioia...anche se ha richiesto alle volte sacrificio....Ho portato fino ad oggi sulle mie spalle il 'per sempre'...nella fedeltà a chi ha creduto in me, quel Signore che non ha disdegnato di accogliermi tra i suoi discepoli....E ho pianto  mentre nel canto gioioso il rito si svolgeva: le promesse, l'invocazione dei santi mentre Paolo era steso sul pavimento, l'unzione, l'invocazione allo Spirito Santo, l'abbraccio di pace dei confratelli.....


Ho sentito  l'affetto per quel ragazzo che stava iniziando il suo 'percorso' umano , monastico e sacerdotale... Con il pensiero gli ho affidato il 'mandato ricevuto' per il ministero di Papa Montini. Il mio essere prete, per il tempo che mi rimane, glielo dono perchè sia testimone della 'bellezza' della vita di un prete e lo supporti nelle difficoltà spirituali che non gli mancherano ma che renderanno maturo e vero quel 'principio' che sabato 19 ottobre ha ricevuto dal Vescovo.
Un pensiero corre ai suoi amabili genitori alla splendida ragazza che lo ha seguito nella sequela 'missionaria, Suor Marta, e all'altra sorella  già mamma e ancora in attesa della vita che pulsa nel suo intimo.  Sa bene il Signore ciò che deve a loro....li ricompenserà!








  UNA NOTIZIA 'INTERESSANTE: LA CONVERSIONE DI UN PASTORE PROTESTANTE.

Anche se non condivido alcuni passagi di questa notizia credo però  possa aiutarci tutti a percepire la 'novità dell'annuncio cristiano cattolico, soprattutto dopo il 'ciclone' Papa Francesco. Bisognerebbe che ogni persona che pensa con onestà non ritenga definitiva la propria opinione sul conto della Chiesa Cattolica, proprio come accadde a Gesù in Nazareth. I suoi compaesani avevano una conoscenza di lui dovuta alla sua lunga vita nel villaggio. Si erano fatti una opinione e da lì non si sono scostati. Per questo Gesù non ha ritenuto di fare qualche 'segno' (i suoi miracoli) data l'ottusità dei suoi compaesani. In paesi protestanti forse è davvero giunto il momento per una riflessione 'totale' sulla fede che professano in un ricercato dialogo con la fede cattolica, nel rispetto e nell'onestà della ricerca. E' questo il caso di un pastore protestante tra i più famosi in Svezia. Il 'pezzo' è tratto da 'www.aleteja.it' che ringrazio (La nuova Bussola)


Ulf Ekman, una conversione che scuote la Svezia

Nel deserto del protestantesimo nord europeo c'è ancora spazio per uomini di fede e conversioni coraggiose




















 
di Marco Respinti

Il coma del protestantesimo svedese è profondo, ma non produce solo il rifiuto totale della fede. Se infatti la Svenska Kyrkan, la Chiesa luterana di Svezia nata nel 1652, oggi fa acqua da mille buchi dottrinali, morali, pastorali, non sono pochi i veri credenti che lasciano la palude protestante per ingrossare le fila dell’attiva e combattiva minoranza cattolica (solo l’1,5%) del Paese. Poche settimane fa si è diffusa la notizia piuttosto sensazionale della conversione al cattolicesimo del pastore luterano Lars Eklebad, ora tocca al pastore pentecostale Ulf Ekman farsi cattolico, e la notizia à ancora più clamorosa.

In Svezia, infatti, Ekman è un nome popolarissimo. Nato nel 1950 a Gothenburg e comunista tesserato in gioventù, studente di Etnografia, Storia e Teologia all’Università di Uppsala, ordinato nel 1979 ministro di culto nella Chiesa di Svezia, trent’anni fa, nel 1983, ha fondato a Uppsala una comunità protestante pentecostale, Livets Ord (Parola di vita), piuttosto rinomata benché i pentecostali siano anch’essi solo una minoranza nel mare magnum del protestantesimo, oramai in gran parte solo nominale, di Svezia. Pur appartenendo dunque a una minoranza, Ekman si è ampiamente distinto per fede e fervore diventando, secondo Stefan Gustavsson, Segretario generale dell’Alleanza Evangelica Svedese, «il leader carismatico più dinamico e influente che la Svezia abbia conosciuto nell’ultimo mezzo secolo», e per di più notissimo pure all’estero. La sua Livets Ord ‒ di cui nel 2002 ha lasciato la guida ad altri onde concentrarsi sul lavoro internazionale ‒ conta 3mila fedeli devotissimi, 12 pastori, una scuola frequentata da un migliaio di alunni, diversi missionari attivi specialmente in Russia, Kazakistan e altre regioni ex sovietiche, nonché una ONG caritativa che aiuta i bimbi dell’India. Ha inoltre dato vita alla più grande scuola di studi biblici dell’intera Penisola scandinava, i suoi libri sono tradotti in 60 lingue e il suo programma televisivo di spiritualità è seguito in mezzo mondo. Che dunque a un certo punto Ekman lasci tutto per farsi battezzare nella Chiesa Cattolica è, dicono acuti osservatori del mondo scandinavo, un vero e proprio terremoto. E soprattutto per il modo in cui la cosa è avvenuta.

Ekman ha infatti annunciato l’intenzione, sua e di sua moglie Birgitta, di diventare cattolico il 3 marzo, di domenica, mentre presiedeva il culto della sua congregazione pentecostale sostituendo con questa notizia il sermone ai suoi fedeli. E lo ha fatto dicendo che sua moglie e lui hanno visto nella Chiesa Cattolica «un grande amore per Gesù e una teologia sana, fondata sulla Bibbia e sui dogmi classici», hanno sperimentato «la ricchezza della vita sacramentale», hanno constatato la logicità del mantenere «una solida struttura sacerdotale che conserva la fede della Chiesa e che la trasmette alle generazioni successive» e hanno incontrato «la forza etica e morale, una coerenza che è capace di confrontarsi con la mentalità del mondo, e una cura amorevole verso i poveri e i più deboli». Débâcle totale, insomma, di Martin Lutero e di tutto ciò che nei secoli da lui è nato, ricusato punto su punto e rifiutato per insipienza da uno dei suoi massimi e più convinti seguaci. «E, da ultimo ma non ultimo», questo il “colpo” finale di Ekman ai suoi fedeli, «siamo entrati in contatto con i rappresentanti di milioni di cattolici carismatici toccandone con mano la fede viva»: come dire che i cattolici non protestantizzati sanno anche “fare i protestanti” meglio dei protestanti veri…

Il riferimento dell’ex pastore protestante è peraltro di quelli forti. Ekman dice infatti che la conferma finale della bontà della sua a lungo meditata intenzione di farsi cattolico l’ha ricevuta dalla bocca di un pastore protestante appena ritornato dalla Charismatic Evangelical Leadership Conference svoltasi in febbraio in Texas sotto gli auspici di Kenneth Copeland, un famoso leader del movimento pentecostale Word of Faith, vale a dire la medesima corrente cui appartiene la Livets Ord di Ekman. Durante quel simposio, infatti, Papa Francesco ha inviato un video “fatto in casa”, ma evidentemente assai efficace, in cui ha invocato la nostalgia dell’unità dei cristiani, definendola un miracolo. Per Ekman è stato il segnale: «Il credere nell’unità dei cristiani», dice, «ha delle conseguenze pratiche».

E pensare che quando, nel 1989, il beato Giovanni Paolo II si recò in visita in Svezia, Ekman fu uno dei suoi più virulenti contestatori. Oggi invece che è, assieme alla moglie, un semplice fedele della parrocchia di Sankt Lars a Uppsala promuove il Catechismo della Chiesa Cattolica definendolo il miglior libro mai letto e crede fermamente nella «necessità di un’autorità definitiva», di una Papa il cui Magistero confermi nella fede i credenti, liberandoli dalla Babele delle interpretazioni.

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