Prepositurale di Lissone

la 'fuga' luminosa della Via Crucis

Prepositurale di Lissone

Il prezioso e artistico altare maggiore della chiesa

Prepositurale di Lissone

Un quadro della splendida via Crucissulla lesena destra della chiesa.

Prepositurale di Lissone

La Cappella dedicata alla Vergine santa

Prepositurale di Lissone

E' da 'contemplare' l'altare maggiore!

Prepositurale di Lissone

La parete interna della grande chiesa: il rosone e il dipinto mariano di antica data

chiesa prepositurale di Lissone

Luce su una colonna della splendida Via Crucis

Chiesa prepositurale di Lissone

La navata laterale sinistra. In fondo la cappella di Sant'Ilario di Poitiers

Chiesa prepositurale di Lissone

L'illuminazione dell'esterno absidale della chiesa

Chiesa prepositurale di Lissone

Il sinbolo dell Spirito santo al centro della cupola

Chiesa prepositurale di Lissone

Una panoramica della grande navata centrale

chiesa prepositurale di Lissone

La cupola illuminata in parte....

chiesa preposiurale di Lissone

S plendia immagine dela cupola illuminata a giorno. Stupenda.

Prepositurale di Lissone

Il prezioso crocifisso sopra l'altare

Prepositurale di Lissone

Ancora un'immagine della cupola illuminata in parte

L'OGGI, PIENEZZA DI UNA VICENDA VISSUTA

Un viaggio strano...

sui miei passi per dire grazie!

PAGINA IN ALLESTIMENTO

 

INCIPIT.....

Sono nel tempo del pensionamento dal 2011. E siamo a giugno del 2013. Un tempo ‘prezioso’ dove sovente nel silenzio e nella solitudine del mio eremo ho potuto a lungo tornare sui percorsi fatti per giungere fino ad ora. Ho cercato di vivere il mio sacerdozio in un ministero fatto di disponibilità alle esigenze di questa comunità cristiana al Lazzaretto che mi ha ospitato: liturgia, confessioni, incontri con vari gruppi...Ho pregato a lungo  durante il giorno, ho studiato e scritto molto....E’ l’oggi che vivo con gratitudine.... Ma da tempo sentivo il bisogno di raccontarmi,,,,proprio oggi quando nella preghiera del mattino abbiamo fatto memoria di  un missionario del Pime che Papa Benedetto ha fatto beato, Clemente Vismara, missionario in Birmania dove è morto alla bella età di 91 anni. Aveva scritto un libro sulla sua esperienza: è un racconto sincero dal quale traspare un’anima di evangelizzatore e un prete che sapeva amare gli ultimi....E mi sono venuti in mente allora molti di quei santi ‘grandi nella Chiesa'  e di quegli uomini famosi che hanno saputo e voluto raccontare la loro vicenda, una testimonianza di come la fede in Cristo supporti ogni momento della vita di una persona che a Lui si è interamente donata.

A partire dal quel grande uomo e cristiano, vescovo della Chiesa che fu Agostino di Ippona, con le sue Confessioni (che raccomando soprattutto ai giovani di avere il coraggio di leggere), fino all’autobiografia di Santa Teresina di Lisieux, Storia di un'anima, al convertito cardinale Paul Newnam con la “Apologia pro vita sua”, da Santa Teresa Benedetta della Croce a S. Ignazio di Loyola, e venendo ad  oggi, da Anna Nobili, cubista nei locali famosi di Milano  Claire Ly, buddista, sopravvissuta al tremendo eccidio dei pot-pot, scrivere di se stessi e su se stesso è divenuto un processo di ‘liberazione’per un verso,  e nel contempo uno sforzo immenso per entrare nella propria ‘identità personale che si sviluppa col passare degli eventi. Perfino  Gide lo dice nella sua autobiografia “Se il seme non muore”,

Non credo che questo desiderio di ‘tornare al passato' raccontandosi sia dovuto a un sentimento orrendo: la presunzione e neppure la voglia di ‘farsi conoscere’;  è invece   un umile ‘denudarsi letterariamente  parlando' per capire il mistero umano nella realtà personalmente vissuta.

Ed eccomi allora a raccontare il presente, prima di tutto. Poi di passo in passo torneremo...indietro nel tempo!

Questa pagina di un sito nato all’indomani del mio pensionamento che mi accompagna giorno dopo giorno a prendere coscienza della mia vita prende forma con umiltà. Forse in ‘sacerambro.it' mancava proprio questo, anche se qua e là nelle ormai numerose pagine del sito si possono trovare ‘confessioni’ narrate in contesti di particolare sofferenza interiore.

Credo che nulla del nostro vissuto debba andare perduto....In fondo sono ciò che ho voluto essere e che mi  è stato concesso di essere. Riconoscerlo conduce allo stupore di una Presenza che non è mai mancata nei giorni della mia vita ma della quale non sempre mi sono reso conto. E dallo stupore nasce alto e sincero il sentimento della gratitudine al Signore della vita al Cristo Gesù che non mi ha mai lasciato fino al grazie dovuto a tutti coloro che mi sono stati così vicini da impedirmi di  fare scelte  vitali sbagliate, familiari, amici, bimbi dal volto innocente.....

.....................................

LA PRIMA NOTA DI UNA SINFONIA DI VITA

Risuonò nel Duomo di Milano il 21 giugno 1958, proprio come oggi mentre scrivo questi pensieri. Una nota...'Sì' che dissi salendo dal mio arcivescovo, Giovanni Battista Montini,  nel giorno della mia ordinazione sacerdotale. Un 'sì bemolle, la nota sulla quale i complessi di fiato si intonano, un sì bemolle eseguito da una tuba da un corno o da un clarinetto (sono le mie poche conoscenze nusicali, retaggio di un passato faticoso ma gioiosa nella Cappella S. Cecilia'). Non un  'sì' pieno dunque, ma un 'semitono' appunto il 'sìbemolle'. Un 'sì' che non ha stonato ma ha dato un timbro del tutto particolare alla sinfonia  che ho cercato di costruire. Stava infatti  per nascere una sinfonia: giorno dopo giorno, attraversando il tempo vivendolo  nei luoghi più diversi, cercavo altre 'note' nei volti delle persone che incontravo. Cantavano anche loro, la loro 'personale nota': volevo che si unissero al mio canto per costruire questa sinfonia 'umana'  per la quale il mio arcivescovo mi aveva fatto prete, un meraviglioso canto all'eterno Dio e al Suo Figlio Gesù!

Tutto dunque è cominciato in quel giorno, nel lontano 1958 che si perde nella nebbia del tempo vissuto. Anche il cardinale in quel giorno disse qualcosa di simile ai novelli sacerdoti posti sulle panche ai suoi piedi in attesa di essere 'ordinati preti' dal suo ministero. Basta leggere la sua parola che ci rivolse quel giorno e che Papa Benedetto XVI  riprese quando venne in Milano qualche tempo fa per celebnrare il 'Family day 2000'

Oggi canto ancora il 'mio poema', come suggerisce il 'salmo' al mio Signore e gli offro quella musica che ho cercato di scrivere sul versante della mia vita. Ricordando quell'evento mi sono sentito spinto a verificare  la mia vicenda sacerdotale alla luce delle splendide parole dell'omelia che Montini tenne in Duomo...L'ho ricercata ed eccola anche per voi...Vi permetterà di capire il 'mistero del prete' e nel contempo vi aiuterà a perdonare le mie debolezze che hanno segnato il lungo cammino percorso fin qui.....prima di giungere là dove tutto è luce e tutto è musica!

Omelia del

Card. Gian Battista Montini

Per l’ordinazione sacerdotale in duomo

21 giugno 1958

Carissimi Sacerdoti novelli! Ecco: il rito è compiuto; il mistero è realizzato. Il Sacramento dell’Ordine Sacro vi ha fatto Sacerdoti, vi ha comunicato poteri divini, vi ha assimilato a Cristo, vi ha collocati nella Chiesa di Dio quali ministri del Vangelo e dell’Eucaristia, vi ha messi al nostro fianco quali collaboratori del nostro ministero, vi ha inseriti inquesta Diocesi dei Santi Ambrogio e Carlo, quali continuatori e interpreti della loro missione e del loro spirito. Voi siete, come Cristo, i partecipi della sua missione divina ed umana, Sacerdoti in eterno!

Tutto è compiuto!

Consummatum est! Il trepido sogno della vostra vocazione, il termine della vostra educazione, l’ascesa lenta e grave dell’altare, l’investitura dei poteri sacramentali, tutto è raggiunto. La lunga tensione dello spirito in attesa, lo sforzo diuturno della preparazione orante e vigilante, il segreto dialogo delle somme perplessità, delle intime confidenze, degli umili abbandoni, dell’amore trascendente ogni amore, qui si placa e si distende, come al termine del dialogo evangelico:  'et Verbum caro factum est';  Cristo ha allargato e compiuto su di voi il mistero del suo farsi uomo e Cristo si appresta a celebrare in voi il mistero del Suo amore per la gloria del Padre e per la salvezza degli uomini. La presenza operante di Cristo nelle vene della storia si accende in voi di piena attualità; è giusto godere, è giusto far festa.

Tutto è compiuto; ma, Confratelli carissimi, tutto comincia.

Incipit vita nova.

A questo mondo, che propriamente si definisce uno  status vitae,  un pellegrinaggio, ad una tappa un’altra succede, ed ogni traguardo è punto di partenza. Comincia la vita sacerdotale : un poema, un dramma, un mistero nuovo. Ed è questo che io voglio ricordarvi in questo momento, non già per parlarvi del Sacerdozio che avete ora ricevuto, non bastando a questo né il tempo, né l’animo, ma per accennare al primo dovere che scaturisce dal Sacramento ora a voi conferito.

Il primo dovere è quello che vi formiate una coscienza sacerdotale ; è quello cioè di avvertire quello che in voi si è compiuto e di dare a voi stessi un qualche concetto della novità, della trasformazione in voi stessi avvenuta.  ‘Videte qualem caritatem dedit nobis Pater’  (1 Gv. 3, 1). Un atto di riflessione si impone: un nome nuovo vi è dato, una personalità nuova è a voi comunicata, una comunione nuova con  Cristo è per voi stabilita. Imitate subito la Madonna, pensosa di quanto per lei accadeva: ‘Cogitabat qualis esset ista salutatio’ (Lc. 1, 29).

‘Maria autem conservabat omnia verba haec, conferens in corde suo’ (Lc. 2, 19-2, 51). Sant’Ambrogio  parlando ai suoi sacerdoti dei loro doveri, apre il suo trattato ricordando appunto questo primo dovere interiore:‘Possessio tua, mens tua est,aurun tuum, cor tuum est’, la tua ricchezza è la tua coscienza; il tuo oro, il tuo cuore (De Off. 1, 11). Vidico subito: non sarà facile esaurire l’argomento; una coscienza adeguata al grande dono fattoci dal Signore con il Sacerdozio non la potremo mai esattamente formare, non lo possiamo circa lo stato di grazia, e tanto meno lo possiamo circa lo stato di questa grazia. Ma l’inesauribile ricerca di ciò che siamo col Sacerdozio è uno degli aspetti ammirabili e fecondi del sacerdozio stesso; essa è fonte di perpetua meditazione, esso è sempre oggetto di scoperta e di meraviglia; esso è sempre novità e bellezza per chi vi dedica amoroso pensiero. Non è narcisismo; non è autosuggestione; non è orgoglio che contempla e gonfia se stesso; è riconoscimento dell’opera di Dio in noi:f ecit mihi magna qui potens est', ha fatto in me cose grandi Colui che è potente (Lc. 1, 49); ed è uno dei segreti per non invecchiare, e per mantenere quella freschezza di spirito, di cui ogni mattina abbiamo bisogno per accostarsi all’altare: ad Deum qui laetificat iuventutem meam,  al Dio che è mia gloria e mia esultanza (Salmo 42, 4).

E farete anche voi la beata esperienza dell’impossibilità di svolgere a monologo questa nuova coscienza, quasi fosse solitario rifiuto della personalità in se stessa, quasi esercizio di tormentato, o rassegnato solipsismo. No, la coscienza sacerdotale si pronuncia a dialogo, come Sant’ Agostino, che parlando di sé non sa sottrarsi dal continuo e spontaneo colloquio con Dio:‘Oramai io amo Te solo - egli scrive nei Soliloqui (1, 1-5) -  Te solo io seguo, Te solo io cerco, a Te solo servire io sono pronto, perché Te solo a buon diritto mi domini, ed esser tuo io desidero ‘. Un mistico moderno fa eco:  ‘Un giorno dopo l’altro sono sempre più cosciente di non essere nulla, se non il mio io di ogni giorno all’altare; questa consapevolezza... è in realtà un senso di sostituzione. Sono sostituito da un essere nel quale sono pienamente reale. Un Altro s’è presa la mia  identità (o l‘ha rivelata), e quest‘Altro è una terribile infanzia. Sto all‘altare, perdonate il mio linguaggio, queste parole non dovrebbero esser straordinarie, stare all‘altare con gli occhi lavati nella luce che è eternità, e divento uno che rinato per non invecchiare più’  (Merton, Il segno di Giona, 228). E non sarà questo interiore recesso per ricordare l’azione di Dio nell’anima sacerdotale uno spirituale egoismo, che si appaga dell’ammirazione del favore ricevuto, e che dalla coscienza della smisurata dignità conseguita trae persuasione di distanza dalle anime altrui e di diritti acquisiti da difendere e da vantare dinanzi agli altri; pericolo questo non ipotetico, tentazione questa non infrequente. Ma sarà implacabile stimolo e rinascente conforto alla somma di doveri, che dal sacerdozio derivano.

Quando Sant’ Agostino avverte quale sia l’ufficio che gli è affidato col sacerdozio, è invaso di trepidante commozione, e ne svela il segreto scrivendo al suo Vescovo Valerio: ‘Ecco il motivo di quelle lacrime, che alcuni cristiani in città durante l’ordinazione mi videro versare non sapendo la causa del mio pianto, col loro buon cuore cercavano di consolarmi con le migliori parole, ma che non servivano a lenire la mia ferita’  (Ep. 21, 2). Sì, la coscienza sacerdotale è l’avvertenza di una rete obbligante di nuovi, indeclinabili rapporti: rapporti con Dio, rapporti con Cristo, rapporti col mondo celeste, e rapporti col mondo terrestre,con l'umanità, con la Chiesa, con i fratelli, con quanti hanno bisogno del ministero di verità e di grazia di cui il sacerdozio carica l'eletto, fatto intermediario fra il cielo e la terra.

Se un giorno rinascesse in voi il desiderio della vostra libertà o l'attrattiva di costruire la vostra vita come vi piace, o se la stanchezza, o la noia, o l’avversità, vi rendessero difficile la preghiera da un lato, il servizio delle anime dall’altro, discendete nel cenacolo intimo della vostra coscienza sacerdotale, e vi sentirete di nuovo, inesorabilmente, lietamente, quasi da una molla potente, sospinti a riprendere amoroso contatto con Dio e umile servizio col prossimo.

E con la lucerna accesa interiormente  della coscienza sacerdotale potete camminare sicuri per le vie, che ormai vi si aprono davanti: le vie del secolo nostro, le vie della vita moderna, le vie della soffocante profanità, le vie dell’insinuante corruzione che il vostro ministero vi farà avvicinare e forse anche percorrere.

La continua consapevolezza di ciò che si è, la memoria abituale della propria sublimata personalità, ’avvertenza consueta del peso della croce imposta sulle spalle sacerdotali sono un talismano che immunizza dal contagio del mondo; sono una profilassi che abilita il medico delle anime ad accostare le piaghe senza esserne infetti. Vi sentirete diversi, oramai, dal mondo nel quale dovrete vivere, e capirete perché il mondo guarda a voi con stupore e antipatia. Ma vi sentirete, nello stesso tempo, amici premurosi e pazienti di questo mondo, che ha tanto bisogno di voi. Dal pensiero che voi vi formerete su voi stessi dipenderanno le vostre relazioni con la società che vi circonda; se avrete coscienza di essere luce e sale della terra, avrete di che illuminare gli altri e di che preservarli dalla decadenza morale, propria della natura umana.

Se avrete coscienza che Cristo è la vostra vita (Fil. 1, 21) e avrete in voi gli stessi sentimenti che ebbe Cristo Gesù (Fil. 2, 5), non vi spaventerà il dover celebrare nella vita quotidiana la legge suprema della carità, ch'è il sacrificio, il dono di sè per la salvezza altrui.

Ecco: ripeto a voi ciò che con le parole solenni del Pontificale in questo Rito vengo dicendo: 'agnoscite quod agitis... Filii dilectissimi, diligenter considerate Ordinem per vos susceptum'.

E sorretti da questa coscienza sacerdotale , e sempre vigili nel ridestarne il senso e nell'approfondirne lo sguardo interiore, camminate fidenti: lucerna della vostra vita è quest'occhio; se il vostro occhio è sano, tutta la vostra vita sarà illuminata (Mt. 6, 22).

Come io auguro per la vostra salvezza e per la gioia di questa Chiesa, che oggi vi saluta Suoi Sacerdoti'

La celebrazione liturgica dell'Ordinazione sacerdotale

Si è svolta nel Duomo di Milano il 21 Giugno 1958

 .........................

Un santuario mariano in Franciacorta. Il santuario del mio padre confessore.

Sulla 'confessione personale' ne parlo nella pagina 'Pensiero del giorno 3'.  Qui  raccolgo una notizia dal web sul santuario dove mi reco per la  confessione mensile da un padre carmelitano. Il santuario si trova ad Adro in Franciacorta. Un luogo posato nel verde, frequentato dalla gente bresciana e bergamasca. Un santuario 'modesto' se penso ai grandi santuari sparsi nel mondo. Lì si trova sempre un padre per la confessione. Lì si giunge in pellegrinaggio. Lì, si può veramente pregare: silenzio e pace. L'animo si apre al dialogo con il Signore Gesù che 'quella  ragazza' porta in braccio, giù nella piccola e raccolta cripta. Ho visto entrare uin santuario uomini, giovani e donne per dire una 'prece' (così si diceva ai tempi),  per raggiungere la Madre del Signore  per esprimere un desiderio, per raccontare una storia, per sentire la tenerezza di madre. Beh, così ho vissuto tante volte qualche tempo prima e dopo la confessione in quel santuario. Poi si esce e lo sguardo si perde nella distesa verde dei prati o sulle piccole colline coperte dai vigneti....

Vale pena di sapere qualcosa di più su questo luogo di raccoglimento e di preghiera in particolare alla 'Madre di Cristo amata'.....Così ho aggiunto qui le notizie raccolte nel web. Grazie a chi ha scritto di questo Luogo di pellegrinaggio mariano.

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA NEVE AD ADRO

Il Santuario, isolato ed immerso nel verde, a qualche chilometro dal lago d’Iseo, è stato eretto in seguito all’apparizione della Madonna ad un pastorello sordomuto di Adro, verificatasi l’8 luglio 1519 in località «La Cava».

La Madre di Nostro Signore concesse al piccolo pastore l’udito e la parola e lo incaricò di portare un messaggio alla popolazione di Adro, nel quale, tra l’altro, chiedeva l’erezione del Santuario. Fu immediatamente costruito un modesto Santuario, visitato anche da San Carlo Borromeo nel 1581 e che durò fino al 1750 circa.

Tanto il primo Santuario, quanto l’attuale furono costruiti dalla comunità di Adro, come manifestazione della sua fede, e rimasero, quindi, di sua proprietà, fino all’inizio del XIX secolo, quando passò alla parrocchia. Dal 1911 è assistito dai Frati Carmelitani Scalzi di Santa Teresa.

Il nuovo Santuario, realizzato su disegno dell’abate Gaspare Turbini, è del tardo Settecento, a pianta centrale, con cupola ottagonale.

Sotto l’altare è stata posta la cripta, detta «scurolo», annoverata tra le più suggestive d’Italia, con il gruppo in legno dorato del Poisa (Brescia), rappresentante la Madonna che parla con il pastorello.

Gli altari sono tre. Su quello di sinistra si trova un gruppo ligneo del Fantoni ritraente San Francesco da Paola ed altre due statue non meglio identificate.

L’altare di destra ha la pala del Teosa (Brescia), rappresentante San Carlo, a ricordo della visita del 1591. Sui pennacchi, che sorreggono la cupola (23 m), ci sono quattro grandi affreschi, pregevoli, ma di autore ignoto, che rappresentano i quattro profeti mariani (Mosè, David, Isaia e Salomone).

L’affresco principale si trova sul lato sinistro dell’altare maggiore e rappresenta il miracolo dell’apparizione; è della metà del Cinquecento ed era presente già nel Santuario primitivo. Fuori del Santuario c’è il porticato del Vantini (1825).

 ...................................

 Giovedì 19 giugno 2014

Oggi, secondo la normativa liturgica del rito ambrosiano, si celebra la solennità del 'Corpus Domini'. Per cinquant'anni e più ho vissuto nella fede e nella lode gioiosa questo giorno, celebrando il mistero della 'Presenza' del Cristo, in Corpo e sangue nell'Eucaristia nella comunità dei discepoli che il vescovo aveva affidato al mio ministero. Ma era di domenica, ed oggi è giovedì! Vivevo questo giorno nella gratitudine perchè la sua 'misteriosa e reale presenza'  nella comunità dei credenti dava senso e valore alla fatica di un ministero non sempre  facile. Ho passato ore davanti a quel tabernacolo nelle parrocchiali dove vivevo il mio sacerdozio. E volevo che il giorno liturgico riservato a questo ineffabile Mistero venisse celebrato con la  più alta solennità possibile. La corale, i piccoli della prima comunione. la banda, i sacerdoti, i chierichetti, le luci nella grande chiesa, alcuni alla Messa solenne altri alla serale processione per le strade della città. A sera tornavo a casa...il cuore gonfio per la testimonianza di fede che la 'mia gente' di allora aveva dato partecipando compatta e e raccolta sia alla liturgia eucaristica come  lungo il cammino per le strade della città portando il prezioso ostensorio dove stava 'quel Pane' che Lui, il Signore ci aveva dato l'ultima sera della sua vita.

Non è facile dimenticare tutto questo...e sinceramente non avrei fatto cenno alle mie emozioni e ai miei sentimenti di oggi se non mi fossi ritrovato a celebrare il 'Mistero' nella cripta della parrocchiale di S. Ambrogio in Seregno. A sera: poca gente, un'atmosfera completamente diversa da quella ora ricordata.  Quasi 'fredda', abituale anche se la liturgia era del 'Corpus Domini'. E' vero: C'è la liturgia serale a S. Valeria celebrata da Don Paolo il giovane prete appena ordinato dal cardinal Scola. E' vero anche che ci sarà la processione solenne dal santuario di Santa Valeria alla Basilica in centro alla città. Non mancherà gente. E sarà solenne anche perchè è una celebrazione unitaria alla quale partecipano tutte le parrocchie della comunità cittadina ormai imminente. Sarà per tutti loro una sera di fede. Non riuscirò ad essere partecipe anche per motivi di salute. Ma questo giorno occupa tanta parte delle mie memorie. Ed ora che sta finendo il giorno elevo al Signore la mia adorazione, come fossi davanti al tabernacolo dove Lui sta, in ascolto di una coscienza che vorebbe amare senza limiti ma che incontra la resistenza dell'umano. E' così che il 'Corpus Domini' di quest'anno mi   porta a provare ancora una volta 'stupore e gioia' contemplando 'mirabilia Dei', in quel Pane che ogni giorno prendo tra le mani sporche per offrirlo alla comunità...piccola ma ricca di fede.

Ho voluto ricordare anche visivamente quanto vivevo in quel giorno. Immagini tratte dal mio archivio per rinnovare la mia dedizione, prete come sono, al servizio del Cristo, pane vivo disceso dal cielo. Il Signore mi perdoni. Lo ringrazio!

 ................................

STUPORE E NOSTALGIA...

Ci sono dei momenti nei giorni di un 'pensionato di Dio' che scivolano via nel silenzio senza lasciare traccia di sentimenti e di desideri nella propria intimità...a meno cheti  succeda qualcosa che riveglia d'improvviso sentimenti ed emozioni di un passato davvero finito. E proprio il caso di oggi. Mi trovo nel mio eremo come al solito e ho deciso di sistemare tutti i miei CD (sono davvero tanti!). Giunto quasi al termine di un lavoro di catalogazione mi sono trovato tra le mani un piccolo CD. Non portava alcune indicazione. Mi sono deciso prima di buttarlo a vedere se mai ...dicesse quqalcosa della mia storia personale. Così l'ho inserito nel computer. E un'emozione fortissima mi ha preso perchè mi sono trovato davanti alla stupenda chiesa di Lissone superbamente illuminata a giorno. Nostalgia? Non tanto dell'evento ma di ciò che provato quella volta quando al termine dei lavori l'ho vista così bella...E stupore....L'ho lasciata così quando quasi tre anni fa sono entrato nel tempo del riposo...pastorale! Ho voluto  inserire la sua 'lucente memoria' nella pagina 'personale' di questo sito perchè voglio esprimere con sincerità il mio canto di lode al Signore che una comunità generosa onora ogni giorno, nella luce.... Scusatemi. E grazie!

Prensando a Santa Teresa Benedetta della Croce, la cui figura sta  nella deliziosa nicchia all'angolo dell'altare di San Giuseppe nella prepositurale di Lissone, mi sono ricordato di una sua preghiera allo Spirito Santo. L'ho ricercata e l'ho trovata. Allora ho pensato allo Spirito che , nella figura della colomba in raggi di sole, sta al  centro della meravigliosa cupola ed è delicatamete illuminato, lassù al cuore della grande cupola (vedi il secondo sideshov). E ho pregato... Forse così pregando in una chiesa illuminata a giorno si può capire che il nostro cammino ci porta a passare 'oltre' a entrare nella Luce 'sconosciuta' ma desiderata.

 

Spirito Santo, eterno Amore,
che sei dolce Luce che mi inondi
e rischiari la notte del mio cuore;
Tu ci guidi qual mano di una mamma;
ma se Tu ci lasci non più d'un passo solo avanzeremo!
Tu sei lo spazio che l'essere mio circonda e in cui si cela.
Se m'abbandoni cado nell'abisso del nulla,
da dove all'esser mi chiamasti.
Tu a me vicino più di me stessa, più intimo dell'intimo mio.
Eppur nessun Ti tocca o Ti comprende
e d'ogni nome infrangi le catene.
Spirito Santo, eterno Amore.

 .............................

18 agosto 2014

E' un giorno segnato dalla sofferenza interiore per la morte di Giulio Mosca. Fu per anni il mio 'costruttore'. Con la sua impresa ha servito la comunità provvedendo a intervenire sulle strutture, fin dall'inizio del mio ministero in Lissone. Anche se per carattere era piuttosto rservato l'ho trovato sempre disponibile alle esigenze della comunità che non poteva 'lasciar andare', così si dice, le opere dei padri: la casa parrocchiale,  Casa Canonica, la settecentesca chiesa del Borgo e quella di San Carlo, la Prepositurale. e altro. Con la sua generosità si sono potuti così fare tanti lavori...E' trsite anche se il pensiero di vederlo 'salire al portone', bussare e chiedere di entrare...Incontrerà la misericordia del suo Signore....La sua carezza e lo porterà nella pace al luogo della grande attesa......Qui penetra nell'anima la speranza cristiana che sostiene e conforta chi si trova nella prova. Così è per me.

In questa dolorosa circostanza ho  fatto sosta nella mia vita interiore. In questi giorni è segnata da un profondo desiderio di silenzio, di solitudine, di affetto spirituale. Quasi per puro caso mi è capitato di leggere una pagina del mio foglietto settimanale 'Insieme' edito per la comunità cittadina di Lissone. E ho capito che quanto avverto oggi,: silenzio, solitudine, affetto, preghiera, desiderio di pace nel Signore,  già da tempo stava 'dentro di me', allora, se scrivevo quanto ora pubblico. Un'iniziativa che poteva rivelare la mia intimità spirituale.

......................................

27 giugno 2015

In questa pagina del sito riservata alle mie vicende personali mi permetto di inserire eventi che ho condiviso personalmente. Poco sopra ho ricordato la scomparsa di un amico carissimo, Giulio Mosca, fatto che mi ha causato profondo dolore. Oggi invece documento quanto ho vissuto, celebrando l'Eucaristia nella quale  mio nipote, Matteo ha celebrato le sue nozze con Claudia nel sacramento del matrimonio. Lo faccio, documentandolo anche con alcune foto non proprio perfette. Matteo e Claudia hanno scelto l, santuario mariano ddella Madonna delle noce in Inverigo per unirsi in matrimonio.

Graziosa chiesina  posto nel cuore della brianza. Matteo, puntiglioso, preciso e intelligente ha preparato tutto con impegno così che alla sue nozze tutto fosse vissuto  serenamente.  Matteo è figlio di Marco Caimi nipote mio perchè figlio di mio fratello Sandro e della sua signora Carla Caligari.  Sandro mio fratello e nonno di Matteo era sì presente alle nozze,, ma spiritualmente. Sandro si trova altrove nella luce di Dio. Matteo aveva vicino tante persone della grande famiglie della mamma Ermanna e del papà Marco. Claudia, bellissima nel suo gentile vestito bianco stava con i suoi, papà e mamma e la sorella con i nipotini. Mi fermo qui nel  descrivere i protagonisti della celebrazione cristiana. Ora mi tocca di raccontare i miei pensieri poichè confesso che ho vissuto un 'pomeriggio nella gratitudine e nella fede', pregando il Signore di accompagnare questa 'mia gente' lungo il difficile percorso della loro comunione sponsale. Sono sentimenti segnati dall'affetto per loro e per i loro genitori.  Ho cercato di vivere un  mistero, l'amore umano assunto dall'amore del Signore. Non è facile credere in questo mistero perchè toglie dall'umano la comunione sponsale di Matteo e Claudia per immeterlo nel mistero di un  Dio d'amore. Ho cercato però di spiegarlo nella breve omelia che ho tenuto per loro.  Delle tre letture scelte dagli sposi,  riporto qui la riflessione sulla seconda perchè  sentivo che era importante cercare di conoscere i 'misteri della vita',  come lo è il matrimonio sacrmento per un uomo e una donna.

  • La parola di Paolo, il grande apostolo, vi porta dentro il mistero di Dio che nel Signore Gesù ha  fatto di ogni matrimonio, nel sacramento celebrato, l’immagine e la realtà dell’unione di Cristo con la Chiesa. Non abbiamo tempo per approfondire le straordinarie bellezze della nostra fede. Ma ora che celebrate il mistero del vostro matrimonio cercate di cogliervi la missione che vi viene affidata, quella di essere testimoni, per il pezzo di strada che farete insieme, dell’immenso amore di Cristo per la Chiesa, per tutti noi. Il vostro matrimonio sia un’icona del mistero cristiano! So che è difficile cogliere questo significato profondo del rapporto tra di voi che fa diverso il vostro matrimonio da tutte le altre forme di comunione tra uomo  e donna. C’è nel sacramento che celebrate una ‘grazia’ così misteriosa e reale che fa delle vostre nozze una straordinaria vicenda spirituale che va oltre a tutti gli affetti e le gioia dell’incontro amoroso. Cantate al Signore perché  sta facendo in voi qualcosa di grande alla quale potrete sempre ricorrere quando la comunione diventa i nsipida o turbata, soprattutto quando sentite la gioia del vostro volervi bene.

Al di là del pensiero mio stava anche un'intenzione che qualcuno ha inteso,  tanto di farmelo sapere quando ci siamo trovati al Castello di Pomerio in Erba per la cena sponsale. Ne parlerà, di certo,alla sua compagna.

Mi faceva triste sentire chi, parlando della liturgia sponsale ed eucaristica usava una parola che non ci sta nel linguaggio cristiano: "Una bella cerimonia, davvero!" no  gente cristiana, no: non eravamo a una 'cerimonia. Stavamo vivendo un 'mistero che per essere capito bisogna credere!

All'evento c'erano tutti mi miei pronipoti con la nonna Carla: Giacomo, Francesca, Michele, un trio da favola figli di Annalisa e Massimo; Chicca e Roberta figli di Ornella e Giorgio e poi la graziosa Gloria sorella di Matteo e figlia di Marco e Ermanna. C'era zia Antonia e i parenti di Ermanna, la sorella Giuliana e il fratello Sergio. Una gran bella 'umanità'! Rendo grazie al Signore. Sandro avrà visto tutto: e sarà stato felice di vedere un suo pronipote salire all'altare per celebrare il suo matrimonio.

...............................

 

Il perché di una ricerca

IN VISITA AI LUOGHI DEL SILENZIO E DELLA CONTEMPLAZIONE:

 I MONASTERI, LE ABBAZIE

Ho cercato di capire se in me e nella gente che ogni giorno incontro non alberga un desiderio interiore,  spesso non riconosciuto, di silenzio, di meditazione...di contemplazione...

‘Andare per monasteri e abbazie”, un’idea e una proposta che vorrei realizzare con la mia gente. Entrare nei luoghi del silenzio, della preghiera, della contemplazione per capire qualcosa di più di questa vita, pur così bella eppure così drammatica....! Per  questo assieme alla descrizione dell’abbazia a cura di Adriano Muschiato che ringrazio, offro oggi una riflessione  di una contemplativa sull’esperienza del silenzio che conduce all’incontro con Dio.

“L’uomo, oggi, pur vivendo rapporti interpersonali a distanza planetaria, sembra aver paura dell’intimità. Spesso dimostra di voler sfuggire dalla propria solitudine o dall’intimità con l’altro, occupando tutte le ore con molteplici impegni. Il non contatto con se stesso lo porta a non essere intimo né con sé, né con gli altri.

Essere intimo, infatti, è dedicarsi del tempo, per godersi la solitudine e rimanere in relazione con l’altro, al di là della reciprocità; è scoprirsi parte dell’armonia del creato custodito nel grembo trinitario. L’essere intimo è l’arte che insegna all’uomo a divenire contemplativo, a partire dalla consapevolezza di sé creato a immagine e somiglianza di Dio. Penetrare nella propria vita, è tuffarsi, infatti, nell’esperienza della contemplazione, dove l’uomo s’immerge continuamente in Dio, autore della bellezza, il quale disegna e dà forma all’universo. Contemplare  è

  • muoversi in Dio, che chiama per nome(cf Is 43,1) ogni creatura così preziosa ai suoi occhi (cf Is 43,4);
  • toccare la radice della mia umanità,  per rendere visibile, con il proprio esserci, il volto di Dio;
  • cogliere la propria unicità;
  • penetrare l’esistenza nel qui e ora e trovare Dio;
  • immergersi costantemente nella profondità esistenziale per sentire la vita di Dio che pulsa;
  • liberare i palpiti della vita nell’attimo presente;
  • comporre armonicamente i sentimenti gradevoli e non,  e vivere in atteggiamento di ascolto;
  • rimanere in relazione con l’altro, anche quando si è allontanato, solo in nome della forza dell’amore, come insegna Gesù;
  • sentire Dio presente in ogni creatura;
  • immergersi nella natura per respirare Dio

Contemplare è espandersi in  Dio …E Dio mi guarda ed è felice, perché godo del dono della vita e già nel mio sì all’esistenza, vissuta, in ogni attimo, in profondità, contemplo Dio”.

...................................

13 Luglio 2015

Solo una confidenza. Dmencia 13  luglio  sono passati in visita il mio presidente degli amici della Banda in Lissone con la sua signora e Francesco Mosca con la sua signora. Hanno partecipato alla S. Messa delle 10 nella chiesa della Beata Vergine Addolorata, hanno scambiato qualche parola con Don Sergio il vicario dela comunità, poi sono saliti in casa per una anichevole conversazione. non mi nascondo che è stato...un tuffo nel passato. Sono persone con le quali ho vissuto il mio ministero pastorale in Lissone. A tempo opportuno come da loro stabilito ci portiano al bel ristorante di Benito, il 'Pertegà' per un ottimo pranzo.  Ancora confidenze, qualche memoria (Giulio Mosca)  qualche ...pettegolezzo.  Un'ottima tavola. Prima di chiudere questo 'incontro' Benito ha voluto presentarci la targa del Comune che  gli riconosceva il 'valore' del suo lavoro da cinquant'anni in Seregno. Bella scritta che dice tutto d quel luogo tanto caro ai seregnesi e della personalità semplice e cordiale di Benito E' una memoria, questa che si rifà ai miei primi anni di ministero in Seregno qundo alle volte si andava  sotto la pergola antica, serviti dalla mamma di Benito! Ho vissuto una domenica dal sapore antico!

 

 
 

Loro, gli sposi - Matteo e Claudia - fanno l'ing resso nella grande sala dove gli invitati li attendevano. Saranno accolti da uno scrosiare di applausi ritmato....

Santuario Madonna della neve

Don Pino celebra la Messa assiste al matrimonio di Matteo e Claudia

Al santuario di Inverigo

Un momento delle liturgia del matrimonio cristiano

A cena, su richiesta!

Un 'bacio per dire 'eccomi'!

La celebrazione in Santuario

Sta per succedere qualcosa....

Nel silenzio dell'assemblea

Matteo e Claudia dicono il loro 'sì'!

Castello di Pomerio

La 'Titti' e l'Antonia

Alla cena sponsale

Loro, i genitori di Matteo: Ermanna e Marco...si vede che sono felici!

Alla cena sponsale

I genitori di Claudia

Sempre...a tavola!

I tre di mamma Annalisa e papà Massimo

C'è da sapere cosa si mangerà a cena

La nonna Carla e la mia principessa, Rachele

E' un cambiale a tempo?

No. E' una firma che vale una vita!

Appartiene alla famiglia Caimi

E Lei, Francesca...la preferita

Persone note!

La mamma di Maatteo con la sorella Gloria...beh...non c'è che dire!

La signora matrona

Era felice, lei, la nonna Carla!

Una domanica qualsiasi

Gli amici: da sinistra Francesco Mosca e Carletto Monguzzi

Un domenica con amici

A tavola dal Pertegà

E' il fratello di Giulio Mosca

Francesco...

Una domenica dal Pertegà in Seregno

Un ottimo pasto...tutti insieme!

Una domenica diversa

Benito mostra la targa al ...valor civile in Seregno!