Uzbekistan - Samarcanda

Nell'agosto del 2007 Communio2000, la struttura culturale della Comunità Pastorale di Lissone, organizzò uno straordinario viaggio in centro Asia, precisamente nell'Uzbekistan. Era un sogno. Era un'attesa da parte di molti lissonesi. Finalmente dopo vari tentativi il viaggi si realizzò e resterà indimenticabile. Umberto Cecchi ha scritto uno stupendo diario di viaggio in Uzsbekistn: "Sulla via dorata  per Samarcanda". Da questo splendido diario traggo alcune pagine, due per la verità. La prima su Bukara , la 'Santa Bukara di Dio e dei macelli'; la seconda su Samarcanda.
La prima: (a pag.199): "Una città, Bukhara che per i credenti è l'occhio di Dio sulla terra. Il pilastro dell'Islam. E per i laici è comunque'Bukhoro-i-Sharif', Bukhara la nobile. E nonostante questa sua predisposizione alla preghiera che scaturisce dalle sue 'madrasse (vedi foto) e dalle numerose moschee, che prende vigore dai minareti che sembrano offerte votive alla divinità (vedi foto), la città di Avicenna mantiene salda una sua vocazione alla laicità. Forse perchè là dove in genere si prega, qui si è anche ucciso, dove si benedice e si è maladetti o condfannati alla tortura, dove si fa l'amore si è scatenato l'odio. Dove si cantavano inni a Dio si sono stese pagine sublimi sull'uomo, sulle sue capacità intellettuali e sulle sue vocazioni a fare della ragione un punto di partenza verso la civiltà"  E a pag. 213 Cecchi scrive: "Nessun'altra città dà l'idea di essere così compatta, così ricca di fascino e di monumenti artistici condensati in così poco spazio (vedi foto) come Bukhara al tramonto. I cobalti e i blu sfumano assumendo tremuli riflessi verdastri e le crete diventano zolfi e le strade nastri di polvere chiara, irreale, mentre le pozze d'acqua degli 'hauz' ono occhi profondi, nerissimi che lentamente si chiudono sulla notte. E man mano che la luce si spnge e la città si accende e i suoi monumenti si allaganodi luce avvolti nelle brune di calore, via via che il vento sdi raffredda e passa veloce , gelido conme un respiro d'altri mondi, ci si rende conto che quella è l'ora di cancellare tutte le riserve mentali, tutte le atrocità della storia e pensare a vivere il presente muovendosi in compagnia delle ombre...."
E poi per Samarcanda Cecchi annota apag. 109: "Chi di noi, nomadi della fantasia non ha sognato Samarcanda e il suo bazar? Chi non l'ha immaginata lontana e ricca di voci e popolata da gente diversa da ogni altra,  miraggio impossibile da raggiungere se non per un qualche sortilegio? Anche Omar Khayyam l'aveva cercata con un'ansia diversa da quella che avevano molti. Lui l'aveva paragonata all'ansia che procurava la rcerca appassionata di una donna dal profumo di rose e d'incenso, o del vino moscato che odorava di frutta, e l'aveva cantata come l'aiuola coi fiori più belli dell'impero, destinata a non appassire mai nella mente dei saggi e dei poeti. perchè in questa città si era innamorato di una poetessa e perchè, sì, a Samarcanda aveva inventato la 'x', sempre usata dopo di lui per rappresentare un'incognita.." E a pag.134: "La Samarcanda antica, quella di sabbia sole e vento sui mattoni di argilla di Kashan e sulle ceramiche che si screpolano, si gira con estrema facilità: tutto quello che conta, fatta eccezione di poche cose è visibile  da lontano. E ovunque si vada  finiamo sempre per ritrovarci nella grande piazza del Registan. Deserta d'uomini e di cose. Uno spazio vuoto incorniciato da tre 'madrasse' che spalancano le loro immense 'iwan' in fronte al sole che batte impietoso sulla pavimentazione polverosa e si riflette sui mosaici a disegni geometrici e sul turchese delle cupole (vedi foto). In realtà la piazza è un luogo geometrico della mente e dell'anima, uno spazio vuoto che punta esclusivamente alla valorizzazione delle tre grandi costurzioni che lo racchiudono. Cè chi dice che le 'madrasse' sono solo tre e non quattro solo perchè Ulug-Bek, il grande matematico che fece erigere la prima che porta il suo nome, aveva lasciato precise istruzioni agli architetti nelle quali si spiegava che tre era il numero chiave di tutto. Era la perfezione. Guai a infrangere questa armonia. E l'indicazioni fu rispettata: nessuno volle mai ewrigere la quarta moschea...."
Ci siamo arrivati anche noi, di giorno e di notte. L?abbiamo vista immensa e misteriosa anche se occupata dalle strutture allestite per un grande concerto mondiale di musiche da tutto il mondo, al quale nella serata piena di luci artificiali abbiamo assistito.L'impressione fu enorme...Scrive ancora Cecchi: "Spiegare il Registan dal punto di vista prettamente urbanistico e architettonico è facile....pIù complesso è saper raccontare cosa tutto questo ha signiicato nei secoli per i cittadini di Samarcanda che in questa piazza hanno  consumato feste e tragedie, hanno incontrato la fede e conosciuto il dolore: E quali emozioni siano derivate ai viaggiatori di ogni epoca arrivati fin lì...."
E un giorno ci siamo arrivati anche noi: siamo tornati alle  niostre case portando nella memoria e nel cuore pensieri ed emozioni  difficili da comunicare. Rimangono nostre, dentro la nostra vita che da quei giorni si è fatta più ricca e più  bella...