Di nuovo in dialogo

 

introduzione ..alla ripresa

Di nuovo in dialogo....con chi ha il coraggio di leggermi. In dialogo giorno dopo giorno con qualche pensiero che mi nasce 'dentro' o con qualche richiamo culturale, spirituale, liturgico, scritturistico, teologico che incrocio nelle diverse letture nelle quali sono impegnato.

Devo confessare  per corretteza  che 'questo esercizio  spirituale' viene ripreso dopo quasi due mesi di silenzio.L'ultimo '0pensiero del giorno' risale infatti alla fine di giugno (Cfr. Pensiero del giorno 3'). Mi sono domandato perchè ho lasciato passare così tanto tempo...Per la verità ho vissuto giorni 'stanchi'. Mi ripromettevo di scrivere  sulla pagina di 'Pensiero del giorno3'. Poi mi  saliva in me una tale noia che alla fine lasciavo perdere. Un periodo  faticoso dal punto di vista del 'pensare', dello scrivere. E poi, per sincerità, mi sentivo 'vuoto dentro'. E' un'esperienza che non auguro a nessuno. Ho continuato a cercare...ma niente mi pareva importante e utile sia alla mia vita culturale che spirituale e tanto meno agli altri...Un senso dunque di incipiente  inerzia mentale  della quale mi accorgevo senza però avere la convinzione di dover riprendere e al più presto. Pensare costa...o no? Parlare molto meno...Scrivere è difficile alle volte....Alla fine mi sono ripromesso di 'ricominciare'....Ed ecco questa pagina che faccio partire dall'inizio di agosto 2014

PENSIERO DEL GIORNO DAL 1 AGOSTO 2014

Venerdì 1 agosto 2014

Stando alle comunicazioni settimanali degli operatori del mio sito '123homepage.it' sono quasi 150.000 le persone che hanno visitato questo mio 'coso'. Non riesco però a capire come ogni settimana mi viene comunicato che altre 1500 o 2000 si sono fermate sul sito. E' vero che il sito è su goegle e quindi a tutti è possibile accedervi sapendo ovviamente l'indirizzo. ma resta comunque sempre  un mistero . Beh...se sono stato utile a quqalcuno ne sono davvero contento. Intanto però vorrei far sapere quanto costi  costruire e seguire un sito. Per questo, a mia utilità e per informazioni doverose ai miei ipotetici lettori, allego qui un interessante documento che ...spiega tutto e mi conforta nelle scelte che ho fatto...da solo, anche se principiante!

 Mainograz

Una delle preoccupazioni di chi scrive in internet è di essere frainteso. È invece sottinteso che (forse) verrà rilanciato, (forse) fatto a pezzi, (forse) estrapolato, (forse) citato, (forse) saccheggiato. Non mi pongo la questione se tutto ciò (mi) faccia piacere o meno. Rilevo semplicemente che è così. Anzi, nella cacofonia generale, essere rilanciati o citati a volte è un onore [mi lusinga che un mio post venga aggregato ad altri, meglio se da blogger di fama]. Il punto è che pezzi di noi possono essere rilanciati, ma tutti i frammenti colgono di noi solo elementi parziali e inconsistenti. E la nostra scrittura può accondiscendere, prestarsi, essere già frammento, ammiccare, solleticare questo modo di scrivere, riconoscerlo, accreditarlo e consolidarlo.
Oppure no.
Se può ammaliare l’essere aggregati o ritagliati, scrivere con questi obiettivi genera uno strano tipo di scrittura. E qui sta un’immensa fatica: scrivere per catturare i lettori a una lettura che li induca a salvare i post, a rilanciare integralmente, a stampare e a conservare, a discutere…

Punto sei

Quanto a Twitter (che uso poco) posso comprendere che scritture banalmente descrittive finiscano per testimoniare presenze disingaggiate (ma il cazzeggio rimane un piacere). Osservazioni casuali rimbalzano saturando lo spazio cognitivo e emotivo. Ci sono alcune scritture brevissime che invece sono fulminanti. Spiegano la foto di cui sono co-didascalia (e a volte sostituiscono la foto). Parlano della realtà e contemporaneamente della persona che scrive. Spingono a riflettere, si incastrano nei nostri pensieri, ritornano, ci fanno piacere o dispiacere. Scritture-pensiero, attivanti…  

Punto cinque

Pensarci bene prima di pubblicare. Non copiare, non rilanciare e basta. Non limitarsi a citare, non inoltrare senza un perché. Produrre da sé, qualcosa di proprio. C’è spazio per tutti. Scrivere in internet è inclusivo. Basta un commento, una piccola collana di commenti per costruire un post. Un punto di vista, il desiderio di non lasciarsi sfuggire un’intuizione. Una battuta.
A una condizione: che siano contributi intenzionali e accurati.

Punto quattro

Produrre un video. Si fa strada la multimedialità. Vorrei essere capace di produrre un video, pensare una storia, girarla con il mio cellulare, montarla, metterci musica e parole… A dirsi non sembra difficile. Sul web 2.0 scrivere in forma multimediale richiede competenze che vanno costruite.

Punto tre

Un sito web… i template disponibili sono infiniti, gli hosting gratuiti innumerevoli, WordPress è a disposizione. Tutto sembra così easy e cool, tutto così a portata di mano. Quello che Lanier intende dire – usando il verbo ‘creare’ – mi pare sia meglio esprimibile con il verbo ‘costruire’: il punto non è aprire un sito web, ma farlo vivere, rappresentarsi e sostenere l’impegno continuativo richiesto. Un sito che abbia un ‘quid distintivo’ che dica qualcosa di interessante, di utile, che valga la pena considerare.
Fare un blog da visitare di tanto in tanto, non è cosa semplice.

Punto due

Scrivere 2.0… Sedurre? Appassionare? Incuriosire? Dialogare? L’importante è che sia produzione propria. Ma non è facile essere creativi, inventare qualcosa di accattivante o di gustoso, esprimere se stessi senza accodarsi: i modelli da seguire si insinuano, presenti anche quando ci si colloca per differenza. L’indicazione si riferisce alla cura con la quale scrivere, ingrediente segreto dell’attrazione.

Punto uno

Sull’anonimato sono d’accordo quando si tratta di prendere posizione. In generale non gradisco le amicizie in Facebook camuffate e i falsi profili… Anche se mi capita di mettere in dubbio il mio punto di vista. ria.

E dunque?

La fatica di scrivere (produrre) in internet è oggetto di studio e di confronto. Jaron Lanier presenta un punto di vista non conformista. Rileggendo le sue sei speranzose indicazioni, il denominatore che le collega è un richiamo alla produzione originale, all’affermare se stessi per mezzo del proprio lavoro. Il titolo del libro di Lanier da cui ho tratto la citazione, per un certo tempo mi è stato incomprensibile. Adesso penso che intenda dire che non ha senso lasciarsi trasformare in un gadget, consentire che da soggetti si possa venire ricombinati in forma di oggetti.
E in rete un qualche rischio c’è.

PS

INTERESSANTI CITAZIONI SULLO SCRIVERE

Ho letto e meditato a lungo su queste osservazioni poichè di fatto io lavoro quotidianamente sul 'mio coso', questo sito. E per la verità una sua 'identità' la possiede e chiunque si sofferma qualche istante a visitarlo si renderà conto che chi lo scruve è...un prete, desideroso di cultura, attento alle vicende dell'oggi. Si affida, forse troppo a Wiki, ma mi prende l'idea che sia legittimo disporre di quanto altri hanno 'trovato e pubblicato': è una forma di comunicazione rispettosa e utile. per la verità, però, fare un blog, organizzare un sito è impegnativo...Forse solo chi lo fa per mestiere si troverà contento...e anche chi è in pensione e dispone di molto tempo...come è il mio caso!

3. "Non c'è correzione, per quanto marginale o insignificante, che non valga la pena di effettuare. Di cento correzioni, ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme, possono determinare un nuovo livello del testo".
(Theodor Adorno, Minima moralia, 1951)


4. "Scrivere è un'occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza".
(Stephen King, On Writing, 2000)

7. "Noi [scrittori] rubiamo da tutto e da tutti".
(Philip Pullman)



8. "Cancella spesso, se vuoi scrivere cose che siano degne d’essere lette".
(Orazio)

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 Sabato 2 agosto 2014

Ritorno su quanto ho scritto e postato ieri sulla fatica dello sccrivere. Alle volte mi pare di essere del tutto incapace di scrivere. Arrivo a pensare che non mi riesce proprio di   dire il mio pensiero. E non mi nascondo qualche sentimento di delusione, un poco di amarezza prendendo atto di non riuscire ad essere 'chiaro' come vorrei quando esprimo un mio pensiero. Ma...forse non possiedo la lingua... dovrei leggere...un dizionario italiano. Potrebbe essere che  arrivi a scrivere qualcosa di assennato..O no?

la gioia o la fatica dello scrivere

penna da scrittore

Questa notte ho scritto per molte ore di fila, con la penna, come mi suggerisce Marta; la penna è ancora lo strumento che mi si addice di più. Vedremo se qualcosa la si vedrà sul blog. Quello che posso dire che a penna o battendo sui tasti del computer, lo scrivere è una gioia straordinaria e nel momento in cui lo fai non ti importa se qualcuno leggerà o no quello che senti e cerchi di esprimere.
Lo fai per te e perchè senti che è importante, sempre per te, fissare quella esperienza in un racconto, in una poesia, in una domanda scritta al mondo. Scrivere comporta fatica fisica innanzitutto : fanno male i polpacci dopo un po’ di tempo e devi sgranchirti per evitare i crampi… poi c’è il male al collo, alle prime vertebre cervicali e c’è una ginnastica specifica. Invece sparisce la stanchezza mentale, non esiste sonno, anzi la lucidità aumenta, aiutata dal silenzio e dal tempo dilatato davanti a te.
Scrivere è gioia innanzitutto e poi fatica ed è giusto che ci siano entrambe perchè sono le leve necessarie per cercare di rendere comprensibile un pensiero.
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Domenica 3 agosto 2014
Sta per incominciare  il tempo delle vacanze per i sacerdoti della comunità pastorale di Seregno (per la verità la comunità pastorale 'San Giovanni Paolo II' inizierà ufficialmente solo il 1 di settembre.)  Un tempo, questo, che mi chiede una disponibilità generosa per dare ad ogni parrocchia la messa quotidiana. Così mi sono trovato...necessario per il mio prevosto, Mons. Bruno. Esco dal mio eremo quasi solo per recarmi nelle diverse parrocchie per celebrare la Messa. Sono contento di essere utile. Quando però faccio ritorno al mio eremo sento la 'solitudine' che in parte risolvo nella preghiera liturgica (il breviario) e con la lettura,  anche se alle volte sento l'anima turbata per l'assenza di un dialogo 'vitale'. Ho iniziato la lettura di un libro particolare di  Espedita Fisher, dal titolo Clausura. Le testimoni dell'assoluto'. Mi pareva che potesse darmi una mano in questo tratto di strada. Non è male. Vi ho trovato il racconto autobiografico della scrittrice, alternato a una serie di ritratti di monache di clausura (vi ho trovato anche Cristiana Dobner di Concenedo    e pure Madre Anna Maria Canopi che ho  conosciuto al tempo del mio ministero pastorale). Al termine, letto il libro,  cercherò di raccogliere in sintesi ciò che mi ha lasciato non solo nella memoria ma nell'anima.  In fondo mi  sono messo a leggerlo proprio per questo, in ricerca di una luce che risplenda di nuovo nel mio eremo.
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18 agosto 2014
E' quasi notte fonda. Ho ripreso in mano il breviario per cercare una preghiera. L'inno del vespero del giorno canta: "Tu solo sazi o  Dio la nostra fame, in te la sete del cuore si estingue, tu sei la fonte della vera gioia, tu nella notte sei l'unica luce" (Lunedì della 4 settimana).
Tento di addormentarmi. Il pensiero di Lui mi tiene però sveglio....Mi fido di Lui!
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19 agosto 2014
E' il mattino di un altro giorno. E' la memoria di San Bernardo (ricordo  Mons. Citterio che mi volle a Seregno, giovane prete). Ho iniziato la preghiera , l'ufficio delle letture.. Un cantico tratto da Giobbe (28, 28) mi ha costretto a meditare sul corso dei miei giorni che si avviano  al compimento degli 8o anni: "...disse all'uomo: 'Ecco, temere Dio, questo è sapienza * schivare il male questo è intelligenza". Che vado cercando dunque?  Sto alla presenza di Lui, vorrei non perderLo mai di vista, desidero sentire il calore del suo amore...Se lo perdessi sarei stolto. Il male che procede dal cuore, amche dal mio, non mi conduca all'insipienza......
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Domenica 24 agosto 2014
Alle volte mi ritrovo a pensare alla condizione umana. Si nasce incapaci perfino di vedere il piccolo mondo  dove sta la culla che ti ha accolto; si cresce e la 'lavagna' della nostra anima comincia a riempirsi di segni; ci si inoltra nella vita   facendo esperienze diverse, belle, interessanti oppure brutte e schifose; ci si lascia prendere da progetti quando gli anni cominciano a crescere....si vive la gioia dell'amore umano, l'esperienza dell'essere genitori, ci si muove nel tempo che scorre verso qualcosa che poteva dare un senso alla fatica del vivere, finalmente si arriva nel tempo dello stupore....Il tempo che chiude il tuo oggi che diventa incomprensibile nonostante un passato vissuto intensamente. E' il tempo della domanda di fondo, una domanda  alla quale non sai dare una risposta sicura, certa: "Cosa è stata la mia vita?". Sono stato un uomo? sì o no?
Oggi,, ventunesima domenica dopo pentecoste, ho letto la seconda lettura del Breviario ambrosiano, tratta dalla lettera che Sant'Ignazio scrisse ai romani mentre era in viaggio proprio per morire martire a Roma. Ho trovato una sua affermazione che mi ha provocato di nuovo nella riflessione sulla mia vicenda personale: "Lasciate che io raggiunga la pura luce: giunto là, sarò veramente un uomo". La pienezza della propria umanità allora si trova 'oltre' al di là del portone....Gli sono appresso e forse busserò presto..:Vorrei ritrovarmi finalmente 'uomo' come  mi ha pensato Dio, immenso mistero d'amore, come mi ha voluto!
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Lunedì 25 agosto 2014
S. Ambrogio meritava una lettura più attenta...Ho letto pagine del grande vescovo di Milano, tutte però  dal Breviario ambrosiano. Oggi però mi affido al suo pensiero per vivere il mio 'tempo'  con maggiore attenzione. E' lui infatti che rivolge inviti forti e chiari a chi ha fatto la scelta cristiana. Nel suo trattato 'I sei giorni della creazione' si può infatti leggerne alcuni: "Bada a te stesso perchè hai una carne pronta a cadere. Venga a visitarti, medico buono delle anime, la Parola divina, sparga su di te gli insegnamenti del Signore come rimedi salutari. Bada a testesso perchè le parole celate nel tuo cuore non siano inique; serpeggiano infatti come veleno e causano  contagi mortali. Bada a te stesso per non dimenticare Dio che ti ha creato e non pronunciare inutilmente il suo nome".A pensarci bene e con onestà intellettuale dobbiamo prendere coscienza della nostra carnalità che si 'sente' non solo a livello sessuale ma in tutto il nostro modo di essere  del quale abbiamo una cura straordinaria e soprarttutto per il quale avvertiamo la  potenza del corpo nell'unicità della nostra persona: L'apparire vince sull'essere. Si cerca  infatti, oggi in particolare, di essere 'visibili'  Di qui la stravaganza che si scrive sukl proprio corpo, dai capelli alle 'stringhe (addirittura' su tutto il corpo). Basta guardare ai cosidetti 'campioni' per rendersene conto. Sant'Ambrogio ci invita a fare attenzione.Quasi volesse dire: Va bene il tuo corpo ma non permettergli di prenderti interamente. E poi quell'invito a entrare nell'intimo del mondo degli affetti e del pensare....Il santo fa emergere soprattutto la debolezza 'interiore': affetti e pensieri (sono noti a noi soli) sono  sentieri che portano dentro di noi fino a farci scoprire la nostra nudità spirituale...Bada a te stesso. Prova a pensarci, mi dice il Santo.....
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Tanto per rivelare il mio sito

giuseppe caimi