Edith Stein - Santa Teresa Benedetta della Croce

"Ciò che si è appreso negli studi non va perso; diviene una 'forma mentis'cioè un patrimonio acquisito che non si perde più. Si  possiede molto di più di ciò che si è appreso. E quando occorre, questo patrimonio ridiventa attuale"

Questo vale per il tempo degli studi o per quanto si è appreso nella vicenda umana personale: le proprie esperienze, gli eventi particolari, le emozioni, le delusioni, le sofferenze, le speranze di una lunga vita vissuta intensamente? Ogni tanto ritornano e sostengono il cammino dell'oggi. E' quanto viene detto e scritto in questa pagina 'personale'.

DAL 1 SETTEMBRE

AL 31 DICEMBRE 2014

Martedì 1 settembre 2014

Nel mio ministero di prete vivevo (e vivo)  con 'fatica spirituale' il  mistero del perdono che mi era stato dato nell'ora della ordinazione sacerdotale.. Una  fatica che nasceva dalla coscienza della mia povertà umana e spirituale. Eppure con l'ordinazione sacerdotale mi fu dato il potere di rimettere il peccato e di consegnare alle coscienze di chi chiedeva in ginocchio nei confessionale  il perdono che solo Dio può dare. Al di là della grata o nel dialogo in studio avevo davanti a me un uomo o una donna che   nel loro quotidiano avevano fatto l'esperienza del male. Il peccato premeva nella coscienza: e il riconosscerlo avrebbe messo a nudo la sua umanità. Quante volte mi sono chiesto perchè un cristiano che ha conosciuto l'amore di Dio, la promessa del suo Cristo tornava a peccare. Lo pensavo degli altri, di chi mi stava davanti. Ma lo pensavo e lo penso anche per me. Quale mistero è il cuore  dell'uomo. Credo che molti non si permettono di interrogarsi su  questo 'enigma' dell'interiorità personale. Si va avanti.Si pecca e si avverte il bisogno del perdono di un  Dio che si è fatto conoscere misericordioso. Resta in tutta la sua 'pregnanza' questa 'realtà' interiore. Per questo tante volte ho riletto il passo dell'apostolo Paolo nella lettera ai  Romani (Cap.7,15ss) che qui riporto. Aggiungerò poi uno straordinario commento del grande Ambrogio

"....io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. ... Io so  che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; iio non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. ..... Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra...."

I commenti esegetici del passo non sono sufficienti per 'capire' l'umano.  Ora non dico del mio 'intimo'. Vale per me  ciò che ha 'confessato' Paolo. Dico di chi mi ha cercato perchè prete di Cristo potevo dare il perdono di  Dio. Un incontro che si vive alla presenza di Qualcuno pronto ad accogliere fra le sue braccia paterne il 'peccatore'. Ciò che mi preme dire però è che in ogni incontro con chi ha cercato un prete  per il perdono dovrebbe essere vissuto empaticamente. L'empatia di Edith Stein è la modalità  con cui si dovrebbe vivere l'incontro penitenziale. 'Ascoltare' nel  silenzio rispettoso del rapporto spirituale il cuore che si apre,  come se si cercasse di condividerne la sofferenza spirituale  e il desiderio della pace del perdono. Ma sentiamo il grande dottore Ambrogio: "..Spesso si insinua in noi l'attrattiva delle passioni terrene  e l'accecamento della vanità ottenebra la nostra mente in modo che  fermi il tuo pensiero proprio  su quello che ti sforzi di evitare e lo vai rimuginando nell'animo tuo. Guardarsi da tale tendenza è difficile per l'uomo, impossibile spogliarsene del tutto. Perciò il profeta afferma che tutto ciò si esaurisce  nel desiderio più che attuarsi concretamente. "Rivolge il mio cuore" egli dice " ai tuoi insegnamenti e non all'avarizia . Non sono in nostro potere, infatti, il nostro cuore  e i nostri pensieri che con il loro improvviso offuscarsi confondono la nostra mente e il nostro animo, trascinandoli in una direzione diversa da quella che ti eri proposta, ti richiamano ai desideri  mondani, insinuano in essi preoccupazione materiali, suscitano sentimenti voluttuosi, intessano fantasie seducenti e proprio mentre ci prepariamo  a elevare la nostra mente , vani pensieri penetrati in noi ci risospingono per lo più  verso ciò che è terreno...." (Dal trattto: La fuga dal mondo")

Quando per il potere che la Chiesa mi ha dato e per l'amore che Gesù ha per quella persona che si è confessata, avrò dato il perdono di Dio, la mia 'fatica spirituale' si attenuerà al pensiero che un uomo ha incontrato la tenerezza di Dio...

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20 ottobre 2014

Troppo il tempo passato senzza lasciare, in questa pagina, un pensiero, una confidenza, un desiderio. Mi dispiace perchè nel silenzio di giorni vissuti nel mio eremo molti pensieri, molte domande, interrogativi su temi diversi hanno occupato la mia mente e turbato il mio cuore. Qualche tempo fa ho trovato nella mia biblioteca un piccolo libretto che non sapevo di avere. Porta il titolo"Pensieri'. Appartengono a Edit Stein, Santa Teresa Benedetta della  Croce. E' un piccolo libretto   inserito in una collana di testi relativi ai grandi testimoni della fede. 'Pensieri' raccoglie i pensieri di Edith. Nella prefazione con onestà viene riconosciuto che si tratta di una raccolta limitata 'ispirata alla famosa 'Scientia Crucis' a 'La preghera della C>hiesa' e a testi sparsi su 'La donna' e spunti presi dalle sue lettere....". L'ho aperto, con curiosità. Pensavo che meditando quanto ha scritto Edith ne avrei avuto un benessere spirituale. Così giorno dopo giorno ho avuto come supporto  al mio cammino spirituale queste riflessioni di Edit.

Oggi 20 ottobre, mi sono fermnato  a meditare sia pure brevemente queste limpide riflessioni, da filosofa che fa teologia.  Forse sarebbe meglio riconoscere che anche in queste espressioni scritte con un linguaggio che non può fare a meno del filosofare, si intravvede un'anima tesa alla ricerca della verità su se stessa e sul mistero di Dio: "L'essere di Dio,la vita di Dio, l'essenza di Dio è amore. L'essenza più intima dell'amore è la donazione. Dio che pè amore si dona alle creature che Egli stesso ha creato per amore. Chi si dona a  Dio raggiunge, nell'unione di amore con Lui,la massima pienezza del proprio essere che è insieme conoscenza, donazione del cuore e atto libero" Edith si china su se stessa e cerca di cairsi contemplando quel io al quale si è donata, sentendoLo Amore. A pensarci bene questa ricerca in parte confesso d'averla vissuta, pure io. Molte volte mi sono chiesto chi davvero ero, se mi conoscevo intimamente,....non è facile percorrere questo strada soprattutto quando un ministero ti prende interamente. Eppure è solo questo che conta.L'altro , il passato pastorale non è che roba di poco conto. Vorrei continuare questa ricerca per inoltrarmi nella 'mia essenza - scrive Edih -che è conoscenza, libertà donazione.

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21 ottobre 2014

Avevo bisogno oggi di un pensiero che mi aiutasse ad andare oltre questo quotidiano così pigro, così ripetitivo, così vuoto. Di conseguenza avevo bisogno di superare questa sensazione che mi accompagna nel tempo del mio pensionamento.,  cercando ciò che il giorno alle volte nasconde. Mi ha risposto Edith con la sua straordinaria capacità di leggere l'umano. Ho letto e meditato un suo pensiero: "Per poterci donare a Dio con amore dobbiamo riconoscerlo come Colui che ama".  Tante sono le persone confuse e indecise davanti al mistero di Dio. La loro vita comunque va avanti e offre tante opportunità per cercare di fare chiarezza sui loro interrogativi. Anch'io molte volte ho invitato giovani e adulti, qualche anziano a rintracciare nella loro interiorità qualche  emozione o sensazione religiosa, qualche impressione di una Presenza che interpella. Io stesso ho  fatto esperienza di tutto questo, specialmente in alcuni momenti di 'crisi' umana.  Riconosco che non è  facile arrivare a cogliere il mistero di una Presenza particolare nella nostra vita,  una presenza che ci conosce e ci ama. Edith lo sa anche per la storia sua personale. Così ha potuto scrivere questa parola: non riusciremo mai ad amare Dio se non ci accorgiamo che prima è Lui che ama noi. E' sufficiente prendere coscienza di questo per dare ai nostri giorni serenità, fiducia, gioia. Qualche volta è successo!

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 22 ottobre 2014

Ritorno ai miei anni di giovane sacerdote. Allora a Cracovia in Polonia era arcivescovo e poi cardinale Karl Woityla. Una persona aperta al futuro per il quale stava lavorando nella sua Polonia. Soprattutto una persona che sapeva comunicare con semplicità, con cordialità, mettendo a suo agio ognuno che stesse con Lui. Me lo ricordo (e c'è una foto che lo documenta) che qui a Seregno in una sua visita mi prese sottobraccio camminando verso la casa del prevosto Ricordo sia pure con fatica, la sua voce robusta e amche qualche sua parola, nel nostro incontro....Ricordo l'impegno che misi per realizzare una comunione fraterna con la comunità di San Floriano, dove Lui aveva svolto il ministero tra i giovani il primo anno del suo sacerdozio...Ma i ricordi appartengono alla mia esperienza 'umana'. E questo basta.  Sul piano spirituale la sua parola, dopo la sua elezione al pontificato con il nome di Giovanni Paolo II, è divenuta una costante nella mia vita di fede. Una parola che sapeva di filosofia, ma che odorava di sana teologia. Oggi la Chiesa celebra la sua memoria, la prima dopo la canonizzazione dell'aprile scorso con Papa Giovanni XXIII. Mi è cara la sua memoria..sincera e continua è la mia devozione,desideroso di capire la sua 'Parola', il suo insegnamento,  al servizio della Chiesa. Il pensiero di oggi, facendo memoria di Lui, mi conduce alla riconoscenza: grazie, Padre Santo!

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23  ottobre 2014

Come ogni giorno prego con i testi , le memorie, le orazioni del braviario, il libro di preghiera quotidiana dei sacerdoti. Così ho  fatto anche questa mattina. Appena aperto l 'ufficio delle letture, per la prima ora di preghiera,  (Giovedì della prima settimana) mi sono fermato su quanto in una strofa dell'inno iniziale veniva suggerito. Mi sono fermato imbarazzato. Vi ho trovato in queste poche parole tutta una visione dell'umano, un racconto dell'intimità dell'uomo, i , sentimenti nascosti nel proprio intimo.

"Superba innocenza non ci illuda, il cuore nell'orgoglio non si esalti, non si deprima per le sue cadute"

L'innocenza , anche in noi preti, può farci pensare di avere meriti ai quali il Signore deve essere riconoscente! In una persona rimanere innocente non deve essere facile. Non parlo solo della dimensione sessuale ma indico anche tanti aspetti dell'umano , ossia una purezza interiore nei rapporti con gli altri, nei rapporti con le cose, il denaro, il desiderio di grandezza, la sporcizia  dei pensieri dove si costruiscono disegni    non certo innocenti. E' per questo che ogni giorno celebrando l'Eucaristia chiediamo per prima cosa il perdono. L'innocenza è un dono del Signore e frutto dell'impegno spirituale  di ogni credente. Ma anche la seconda parte di questa strofa dell'inno mattutino è interessante.  Ci viene ricordato che almeno un pizzico di orgoglio alberga nella nostra intitmità. . Ci viene raccomandato per questo di non esaltarci. L'orgoglio è all'origine infatti di atteggiamenti diversi:. E' fonte di comportamenti sbagliati, produce tristezza, suggerisce progetti di male, motiva desideri di superiorità, finisce addirittura per creare personalità prepotenti, avide.... Ma  mi piace tanto la chiusa di queste poche righe  dell'inno; "Il cuore non si deprima per le sue cadute". Mi rende sereno quando avverto le mie debolezze. Le definisce cadute. Riconosce che  c'è un rischio nel costatare la propria debolezze, nel ricercare le 'cadute', quello di lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, quando ci si sente indegni dell'amore che ci ha chiamato all'incontro con Dio in Gesù. Questa parola apre a chiunque si riconosca peccatore un 'dopo' sereno per il perdono che gli verrà dato. per questo 'nessuno si deprima quando sperimenta la sua 'caduta'.

Poche parole, una sapienza evangelica che ci rimette in cammino. Davvero l'Ufficio' è un testo sapienziale olre ad essere un libro di preghiera, di preghiera della Chiesa.

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Lunedì 10 novembre 2014

Di ritorno dall'incontro con un medico dell'Ospedale di Desio, il Dott. Mantovani, ha saputo che devo esere ricoverato per un intervento al cuore. Tornato a casa ho pregato il 'breviario'. Nell'Ufficio delle letture ho recitato il samo 73. Mi ha  sorpreso. In particolare alcuni versetti del salmo che riprendo.  Aggiungo poi un commento da un discorso di Sant'Agostino. Quasi una approfondita 'lectio divina'. Ciò che mi ha portato tanta serenità nella mia vita, oggi,  è sapere che 'Lui' mi tiene per mano, anche se non ne sono degno. Mi piace pensare che 'qualcuno abbia cura di me e del mio futuro.

 

SALMO 73

23 Ma io sono sempre con te:
tu mi hai preso per la mano destra.

24 Mi guiderai secondo i tuoi disegni
e poi mi accoglierai nella gloria.

25 Chi avrò per me nel cielo?
Con te non desidero nulla sulla terra.

28 Per me, il mio bene è stare vicino a Dio;
nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,
per narrare tutte le tue opere.

Commento di s. Agostino
Dio ci sostiene con la sua grazia.

30[v 24.] Poiché dunque, sebbene divenuto bestia, non mi sono allontanato dal mio Dio, continua: Hai tenuto la mano della mia destra. Non dice: ” La mia mano destra “, ma: La mano della mia destra. Se c’èuna mano della destra, la mano ha la sua mano!… Hai tenuto la mano della mia destra, per guidarmi. Che vuoi dire: La mano? Vuol dire ” il potere “. Diciamo, infatti, che uno ha qualcosa in mano quando l’ha in suo potere. Così come il diavolo disse a Dio a proposito di Giobbe: Stendi la tua mano e togli ciò che ha 30. Che vuol dire: Stendi la tua mano? Vuol dire: ” Dammi il potere “. Chiama ” mano di Dio ” il potere di Dio. Così sta scritto anche altrove: La morte e la vita nelle mani della lingua 31. Forse che la lingua ha le mani? Che vuol dire, allora: Nelle mani della lingua? Vuol dire: In potere della lingua. E ” In potere della lingua ” che significa? Dalla tua bocca sarai giustificato e dalla tua bocca sarai condannato 32Hai tenuto, pertanto, la mano della mia destra, cioè, il potere della mia destra. Qual era la mia destra? L’essere io sempre con te. Nella sinistra avevo l’essere divenuto bestia; cioè il fatto che in me c’erano desideri terreni, ma era la mia destra l’essere sempre con te. Di questa mia destra tu hai tenuto la mano, cioè hai governato il potere. Quale potere? Hai dato loro il potere di diventare figli di Dio 33. Già ha cominciato ad essere tra i figli di Dio, appartenendo al Nuovo Testamento. E osserva come è tenuta la mano della sua destra. Nella tua volontà mi hai condotto. Che vuol dire: Nella tua volontà? Vuol dire: Non per i miei meriti. Che vuol dire, ripeto: Nella tua volontà? Ascolta l’Apostolo, che dapprima era stato anche lui una bestia, desiderando le cose terrene e vivendo secondo il Vecchio Testamento. Cosa dice? Io dapprima fui bestemmiatore, e persecutore, e prepotente; ma ho ottenuto misericordia 34Che vuol dire, dunque: Nella tua volontà? Per grazia di Dio sono ciò che sono 35. E con la gloria mi hai assunto. Chi ci spiegherà, chi ci dirà dove sia stato assunto e in quale gloria? Aspettiamolo con perseveranza, perché questo accadrà nella resurrezione. Alla fine si compiranno le parole: Con la gloria mi hai assunto.

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 Martedì 11 novembre - San Martino

Come ogni giorno   apro il libretto di Edith per una breve riflessione su un suo pensiero. Mi fa bene. Anche perchè è la vita e la sua esperienza di religiosa che la conduce a quei 'lampi di pensiero' raccolti poi in questo 'aureo' libretto. La provocazione di oggi (il testo non dice dove, in quale opera, sta scritto) è 'famosa'. La riprendo perchè mi ricorda quanto ancora debbo aprire il mio cuore alla misericordia.

"Non mi è mai piaciuto - scrive Edith -pensare  che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile. Dio è verità. Chi cerca la verità cerca Dio, lo sappia o no".

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12 novembre 2014

Credo di non avere mai cessato di 'ritirarmi' nella mia interiorità, quasi una ' cella' di un monastero spirituale  dove poter 'stare' solo con me stesso.  Anche quando l'impegno pastorale era massimo. Sapevo e so che lì, in quella realtà personale  potevo rivedere le mie difficoltà, le mie debolezze ed anche le mie speranze. Un uomo, credo, è quello che è 'dentro', dove nessun altro può  accedere .   Leggendo Edith Stein mi sono imbattuto in un suo pensiero checondivido: " Se nell'intimo del nostro cuore abbiamo costruito una cella ben protetta in cui ci ritiriamo il più spesso possibile, non ci mancherà mai niente. dovumque ci troveremo"

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Domenica 16 novembre  2014

Inizia l’avvento e quindi il nuovo anno liturgico. Non si fa festa anche se è il capodanno della Chiesa. Come succede per il capodanno civile. Tutto procede come se nulla fosse. Eppure oggi è un giorno del tutto particolare. Si riprende nella Chiesa il cammino verso la parusia (prima domenica di avvento) del Cristo. Un cammino dentro la rivelazione (letture quotidiane dei libri santi), in compagnia dei santi di tutti i tempi (il santorale) per dare compimento al desiderio del discepolo che sempre cerca una comunione profonda con il Maestro. Col tempo di avvento si ricomincia da capo, sul piano personale, a ricercare quella comunione con Gesù Risorto che stenta nel quotidiano a diventare ‘esperienza viva’. Per la verità, solo questo conta per giungere al ‘portone’ con la speranza che sia Lui ad accoglierci, dopo la fatica di giorni alla sua ricerca. 

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Giovedì 27 novembre 2014

Sono passati sei giorni da quando un bisturi mi fece un taglio al petto. Il medico chirurgo stava per 'impiantarmi' un pacemaker a sostegno dell'ormai mio stanco cuore.  Sei giorni e ce ne saranno altri prima che si risolva felicemente l'intervento. Intanto un poco di sofferenza...Soprattutto tempi di 'dolce attesa' di poter riprendere i miei impegni già così pochiSì, perchè di ore vissute nel sonno sono state tante anche se interrotte da improvvisi 'stilettate'...  Per la verità il mio stato di salute non è ottimale. Il mio carissimo medico personale, Marco, mi segue con affetto. Di lui mi fido e mi affido. Ma sopattutto questi interiori sentimenti vanno a Colui che mi ama come  scrive San Gregorio di Nissa nel suo commento al cantico dei cantici: "Come potrei non amare te quando tu hai tanto amato me? Mi hai amato tanto da dare la tua vita.... Questo 'affidamento interiore' mi sostiene nella prova che sto vivendo....Devo il grazie anche alla mia gente di casa così premurosa nei miei confronti. Davvero sono il segno che il  Signore mi vuole bene!

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Giovedì 4 dicembre 2014

Qualche notizia sullo sviluppo del mio malanno. Passati 13 giorni pare che 'qualcosa' non sia proprio a posto del tutto. Domani vedrò il dottore che mi dirà qualcosa. Il timore che mi porto dentro è di dover tornare in ospedale.... Lasciamo che la malattia abbia il suo corso.

Intanto, pur stanco, non smetto di tornare al mio Signore. Mi permetto di 'accogliere' le riflessione della 'mia' san ta, Teresa Benedetta della Croce che proprio oggi,  mi ha detto: "Mettiamo le nostre mani nelle mani del  Figlio di Dio, pronunciamo il nostro 'sì' in risposta al suo 'seguimi' e allora saremo una 'cosa' sua e la sua vita divina potrà traboccare liberamnte in noi"

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Venerdì 5 dicembre 2014

 Santa Teresa Benedetta della croce, l'amata santa dell amia vita di prete, mi suggerisce oggi di riflettere, pregando, quanto ho scritto ed è rimasto famoso. Una parola che penetra nel buio della vita e la illumina: "Se Dio è in noi e Dio è amore  è inevitabile che noi siamo fratelli. Perciò il nostro amore del prossimo è la misura del nostro amore per Dio". Ciò mette l'incontro cn Dio nella realtà dell'incontro con il prossimo. Ciò significa anche che il misticismo - il rapporto unico con Dio -  non aliena dalla quotidinità, vissuta  con 'gli altri', con il prossimo. Immergersi nel mistero di Dio comporta inevitabilmente accostarsi ad ogni creatura con il cuore pieno di affetto e disponibile all'ascolto e al dono (empatia, carità....)

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10 dicembre 2014

Viviamo un tempo sereno. I gravi problemi che hanno reso doloroso il ministero di Papa Paolo VI si sono notevolmente attenuati. Ce ne sono altri è vero,  ma di tipo diverso. Il 'Papa nella bufera' ha dovuto affrontare le tremende accuse dall'interno della Chiesa cattolica e spesso li ha dovuti affrontare da solo. Oggi Papa Francsco con il suo largo sorriso ha reso possibile conoscere a tanta gente anche cattolica  la vera Chiesa di Cristo, lanciandola verso tutti per donare la tenerezza di Dio e la carezza del Signore Gesù. E' proprio questo aspetto che una preghiera del breviario ambrosiano oggi mi ha fatto scoprire, recitando  il vepero (4 domenica di Avvento, vesperi di Giovedì). La preghiera mi ha affascinato: "Cristo onnipotente che offrendo il tuo sangue ti sei stretta la Chiesa in un amplesso eterno, rendila fedele a questo amore infeffabile perchè possa  rifulgere un giorno nella gloria. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

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Mercoledì31 gennaio 2014

Sono passati giorni che ho cercato di vivere nella fede, ponendomi ancora una volta davanti a un Infante che la Madre 'coccola' anche se in contesti di estrema povertà. Sì scrivo di Gesù appena nato!  Ho vissuto la memoria del Natale di Gesù nella fede. Il richiamo liturgico conduce a percepire nella vita  attuale, la presenza di una  misteriosa Persona, che ha 'visitato' il suo popolo e l'ha salvato. Ho sentito ripetere più volte nei testi della preghiera della Chiesa, l'appellativo 'Salvatore'. Usiamo piuttosto l'invcazione 'Signore'. In realtà quel Bimbo inizia la sua storia umana, Lui che è il Verbo di Dio, per giungere a quella morte che lo fa 'Salvatore' dell'uomo. Ma cosa significhi questo 'nome' riconosciuto a Gesù di Nazareth lo possiamo comprendere solo se in noi c'è la coscienza della nostra condizione mortale dalla quale proprio Lui morendo ci ha liberato. Egli, quel piccolo Bimbo, è il salvatore perchè libera  ogni uomo o donna dalla miseria della condizione umana segnata dal peccato. Ci salva dal 'male eterno'! Così la parola 'Salvatore' va ad aggiungersi all'altra espressione 'Redentore'. Gesù bambino giunge , fatto giovane uomo, alla sua croce , morendo in sacrificio per noi per 'redimerci' dal male profondo e radicale, quella colpa che segna il destino umano fin dalle origini, e diventa così il nostro 'Salvatore'. Non ho potuto vivere ancora una volta un Natale dolciastro, sentimentale, soffocato da tanti sentimenti pur nobili e belli come qurelli familiari. Ho vissuto un Natale 'personale' con l'animo  piena di  un'emozione   che è rimasta 'in me' per tutto il giorno anche se sono stato a tavola con i miei familiari, secondo la tradizione. L'emozione di sentirmi 'salvato' proprio ponendomi davanti al mio 'presepe' davvero molto bello,(lavoro delicato di Francesco) contemplando la classica scena natalizia. Un'emozione  che colora di speranza i giorni che 'passando uno dopo l'altro' mi avvicinano all'Incontro. Un Natale nel tempo per credere e sperare un natale nell'eternità!                       

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