EVENTI

PRECISAZIONE
Oggi, domenica 19 aprile 2015, ho rivisto questa pagina del mio sito. E'stata scritta  qualche anno fa  allo scopo di 'dire il mio 'quotidiano'. Mi pareva infatti fosse interessante e utile per qualcuno. In realtà col tempo mi sono reso conto che questa intenzione non poteva essere supportata  dal sito. Richiedeva troppo tempo e molto spazio. Così, dopo notizie di qualche giorno (controlla....) ho spostato il 'racconto delle vicende quotidiane i n altre pagine (ad es. 'Pensiero del giorno' oppure, 'Schizzi mentali', o pagine personalizzate ('Edith Stein, Santa Teresa,Alessandro Galimberti, ecc.) che si possono trovare nella colonna a latere che si può consultare sempre tenendo presente i suggerimenti offerti nella pagina 'Leggi'. Il 'quotidiano'  invece ha trovato ampio spazio in una cartella di windows che però non è possibile  inserire nel  in questo sito..
Ho ritenuto importante fare questa precisazione visto che questa pagina prende il titolo: "Pronto ad incominciare" ma siamo alla primavera del 2012, qualche mese dopo il 'pensionamento'. Chiedo scusa.



 
PRONTO AD INCOMINCIARE 

TANTO PER CAPIRCI.....
C
ol passare dei giorni mi sono accorto che in questo mini-sito senza pretese, angolo di confidenze, memorie,, meditazioni, spazio di fotografie significative, mancava una paginetta nella quale poter dire il 'quotidiano'. Non certo pettegolezzi. Ma presa di coscienza di quanto ai diversi livelli avviene attorno a me, coinvolgendomi e nel contempo tutto ciò che giorno dopo giorno costruisce la società e santifica la Chiesa.
Non so come potrò avere questa costanza di  prendere nota degli eventi. La vita è così complessa....E tuttavia sento che non mi posso permettere di lasciarla correre via senza 'possederla' in qualche misura perchè non la sopporti soltanto ma la condivida nella speranza.
Ed eccomi qui pronto a cominciare.....So che si potrà annche sorridere su questi...infantili propositi (....ma come puoi pensare che a qualcuno possa interessare ciò che tu senti importante?). Ma sapete bene che nella vita alle volte, qualche 'osè, di un certo tipo dobbiamo pur permettercelo. Con le scuse doverose.
😘

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DI  RITORNO DAL  LIBANO (06.05.20\12)
Tutto si è svolto come da programma. Sono rientrato in casa alle 23.30 del 2 maggio. Stanco, Sofferente a motivo del malanno al ginocchio. Ma felice. Ho incomtrato il Vescovo Mons. Hanna, ho visitato il patriarcato dove risiede, il suo ufficio. Ho saputo dei suoi impegni piuttosto pesanti. Sempre con il sorriso sul suo volto sereno, Monsignore è stato con il gruppoper tre giorni, accompagnandoci in visita a monasteri, portandoci dal patriarca emerito, spiegandoci il perchè del Libano si può dire che è terra dei santi. Siamo passati per la Bekaa fino a Baalbeck, abbiamo visitato le imponenti rovine del tempio di Giove, e poi le famose città citate nella Bibbia e nei Vangeli: Tiro e Sidone ed anche la città più antica del mondo Biblos. Abbiamo raggiunto anche  la 'Cana' libanese che storici, archeologi e biblisti sempre piùritnegono sia la Cana dei Vangeli, raggiunta da Gesù con i suoi discepoli. Siamo saliti fino ad Harissa per raggiungere la >Vergine del Libano. Ospiti del grande albergo Betania abbiamo visto con i nostri occhi nella notte del 1 maggio salire le rampe del monte fino al santuario centinaia e centinaia di giovani. Impressionante davvero la fede di questa gente.
Ma sarebbe davvero troppo lungo accennare ai luoghi visitati (cme la valle dei santi, il castello dei Drusi, la montagna dei cedri).
Penso dobba invece dire ciò che mi sono portato dentro seppure 'rotto' mentre si svolgeva il viaggio-pellegrinaggio. Ci sono società e popoli che hanno una storia antica. Gente che ha vissuto pericolosamente sempre, fin dai tempi antichi perchè la looro terra è appetibile, ma soprattutto perchè terra di passaggio. Sostando sul pullman in attesa del ritorno del gruppo in visita a qualche luogo sentivo il tempo passare sopra quella terra antica
Guardavo la gente che mi passavo accanto  per capire la loro storia di oggi. Volti ripicamente arabi, ma anche tanti volti tipicamente libanesi: una sfumatura umbratile sul viso, capelli neri,tratti umani  inconfondibili di una razza che viene da lontano: la gente fenicia.
Non credo di poter tornare in quel paese: mi resterà però nel cuore, prima ancora che nella memoria. Ho creduto per un attimo di non essere straniero in quella terra, tra quella gente. Non è così. Perchè ognuno sta dove i misteriosi disegni di un Dio che ama ci ha messo a vivere. Resta però l'affettuosa simpatia, il desiderio di  sentirsi accolti. Lo penserò e ne seguirò da vicino le vicende future....


 Martedì 17 febbraio 2012
DECANATO IN SEREGNO

Forse qualche laico ancora non sa cosa sia il decanato. E' una struttura organizzativa della diocesi milanese che raccoglie più parrochie  guidato da un presbitero, appunto il decano che ha il compito precipuo di sostenere e promuovere la comunione presbiterale, ossia una sincera comunione fraterna tra i preti attivi nella pastorale di un territorio (appunto quello di Seregno e di Giussano) ed anche preti che raggiunoi il, limite massio dell'età 'buona' per la vitapastorale vivono la loro dimensione sacerdotale nella 'regione' del pensionamento dove sono stati inviati a concludere la loro vita.
Questa mattina però devo riconoscere che la riunione dei presbiteri del decanato è stata interessante perchè sono stati toccati temi di vita pastorale  di grande attualità e nel contempo sono stati percepiti esigenze nuove, mi pare,  relative all'amministrazione dei sacramenti per chi vive una relazione irregolare (divorziati, conviventi...) e alla loro traduzione nella vicenda degli uomini e delle donne cristiane dle nostro tempo.
Un tema interessante. Purtroppo si sorvola sulla questione. Si continua a non risolvere i problemi in attesa, comunque, che una ricerca teologica e una dichiaraszione del magistero diano indicazioni nuove. Forse le stesse finora seguite, ma per caità, le motivano non con le 'pandette' morali degli antichi professotri del seminario. 'Pandette'  battute a macchine (neanche il libro di morale)per la delicatezza delle questioni trattate. Qualcosa di riservato!
Forse dobbiamo attendere a due ricerche: studiare un poco di più le Scritture, il magistero, la ricerca teologica; e entrare con minor sicumera e più delicatezza nel vissuto della gente cristiana del nostro tempo. Entrambi ci mancano. Chissà che lo Spirito Santo, anima della Chiesa, non risvegli nella coscienza cristiana qualcosa di nuovo: lo Spirito fa fiorire il deserto!
Sono ritornato a casa portandomi dentro la speranza che la navigazione della chiesa su questo mare un poco agitato del nostro secolo si faccia più sicura, più ricca di speranza e conduca tutti, preti e laici, ad accogliere la 'grazia del Signore', oggi, al di là della legge😉.

IN DECANATO CON I PRESBITERI.
SUL 'MISTERO DELLA CHIESA' IN BERNANOS

Giovedì 22 marzo 2012

Bernanos e il mistero della Chiesa. Un’attualità sconcertante.

  • Martedì 20 marzo a Robbiano si è tenuto il presbiterio decanale. Ci sono andato. Don Alessandro ha aperto l’incontro ‘pastorale’ (quello spirituale l’aveva risolto il Prevosto con la meditazione del giorno) parlando della trasmissione della fede nel contesto attuale della Chiesa e della società. Diversi sono stati gli interventi e tutti di un certo rilievo.. Ho creduto di esprimere la mia opinione con un breve intervento, anche se non ho avuto tutto il tempo necessario per spiegarmi meglio, rifacendomi a un  grande scrittore francecese.
  • Ho ricordato che lo ‘stato del pensionamento’ mi permette di leggere molto. Così ho ricordato che avevo appena terminato la lettura di un libretto di G. Bernanos (attualmente introvabile nelle librerie): “Un uomo solo” dove il grande scrittore  parla della Chiesa del suo tempo alla quale non risparmia critiche anche pesanti.
  • Mi ha molto interessato una sua riflessione sul ‘mistero della Chiesa’. Egli scrive (a pag. 16) : “Nella Chiesa c’è un mistero. Nessuno, senza contraddirsi, in modo ridicolo, pretenderebbe di  esigere che un incredulo creda  nel mistero della Chiesa. (e oggi molti sono increduli davanti all’unica Chiesa che loro conoscono, quella gerarchica, quella dei vescovi e dei preti). Ma – continua Bernanos – se lo vediamo gironzolarsi attorno, non siamo nel diritto di dirgli che perde assolutamente il tempo se si ferma sulle inezie, se vi si cerca altro che non sia il Cristo? ...Sì, o cerchi Cristo o abbandoni la partita. Poiché se non vi cerca Cristo e solo Cristo, arà senza fallo e suo malgrado uno stupido e un complice della stessa mediocrità che fin dai suoi primi passi lo ha scandalizzato (osservando la Chiesa) farà parte di questa stessa mediocrità....No, il diploma non fa il sacerdote, ma il sacramento. In nome del sacramento egli insegna. Il miscredente può dubitare della realtà del sacramento ma avrebbe torto se ne rigettasse a priori l’ipotesi...La grande impresa divina – la Chiesa – non può essere gustata dalla mediocrità dei suoi strumenti Ho già citato altre volte la frase, per me indimenticabile, di un giovane domenicano ucciso a Verdun, Padre Clerissac: “ Soffrire per la Chiesa non à nulla, bisogna soffrire da Lei”!....E ancora: “Indubbiamente la Chiesa è umana e divina ad un tempo e perciò non è del tutto estranea a nessuno dei vizi dell’uomo, ma c’è nel fariseismo ( altrove Bernanos scrive che il fariseismo seguita a circolare nelle vene del gran corpo che è la Chiesa e ogni volta che la carità si affievolisce l’infezione cronica sbocca in una crisi acuta...”)  una malizia particolare che affatica crudelissimamente la pazienza dei santi e il più delle volte non fa che inacidire o rivoltare i poveri cristiani simili a me."  (non vi pare che stia parlando di un oggi ecclesiale così pervaso da una febbre che lui chiama fariseismo e che induce molte persone a sopportare o a lasciare la loro chiesa? Di questo si è parlato quella mattina ma senza riportare il nome proprio della febbre che circolo nel ‘gran corpo’)
  • Ma Bernanos riprende: “Si riforma la Chiesa soffrendo per lei, si riforma la Chiesa visibile soffrendo per la Chiesa invisibile. Si riformano i vizi della Chiesa solo dando senza risparmio l’esempio delle sue più eroiche virtù!”....La Chiesa non ha bisogno dunque di riformatori, ma di santi!...
  • Sono suggestioni  capaci di supportare il disagio e la delusione che si provano quando nella Chiesa scoppiano scandali impressionanti: l’uso scriteriato del denaro, il potere senza umanità, le pedofilia, una struttura rigida, incapace di ‘ascoltare l’uomo peccatore per il quale e solo per lui Cristo è venuto a dare la vita....
  • Mi sono detto tornando a casa: “Davvero don Pino non ti resta,  in questo piccolo tempo che ti rimane,  di condividere la sofferenza dei santi, tu che santo non sei....” Davvero non imprecare contro questi abusi che sporcano l’immagine della Chiesa di Cristo: ma nel silenzio soffri di queste mancanze  della tua Chiesa e amala, amala con tutto il cuore. Solo così la tua Chiesa ‘si rinnoverà’.😮

PERDONO.... .
Riprendo a scrivere su questo diario nel mio 'piccolo mondo' che è questo sito solo oggi 17 aprile. E' trascorso quasi un'intera quaresima. Sono stati celebrati i misteri pasquali nelle tre parrocchie della mia comunità pastorale di San Luca. Ho studiato a lungo con l'intenzione di dare contenuti interessanti all'altro mio sito, quello dedicato a Gerusalemme e al Patriarcato latino di Sua Beatitudine Mons, Fouad Twal. Ho letto molti romanzi. E ho pregato a lungo. Ogni giorno. Una preghiera che partiva dal breviario per spaziare poi alle letture del giorno e alle mie 'emozioni interiorii'  facendomi scoprire una ricchezza personale che non conoscevo.
Per la verità su questo sito alla pagine 'Predicazione' ho voluto pubblicare le mie omelie di quaresima. Ho incontrato molte persone.Ho cercato di condividere i loro problemi....
Ma la nota più illuminante di questo periodo è la sensazione di  essere in cammino soltanto verso una mèta. Non ce ne sono altre....E' questa percezione che nel silenzio del mio studio mi fa sentire vivo....E' un cammino che ha un solo sbocco....Non c'è altro che possa in qualche modo sostituire questa 'emozione interiore':sto andando verso quell'incontro che per anni ho soltanto ricordato davanti alla salma della mia gente recitando il salmo : "Quando verrò e vedrò il volto di Dio....."
Dovrei dunque annotare in questo diario eventi che si succedono in questo personale percorso. Eventi relativi non solo alla mia storia o a quella dei miei familiari, ma anchequelli della 'mia' attuale comunità cristiana, o quella della mia diocesi o della Chiesa universale che il Santo Padre guida con saggezza straordinaria e potente forze di fede nel Cristo e che proprio in questi giorni ricorda i suoi 85 anni di vita  e i suoi 7 anni di pontificato.
Dopo aver chiesto perdono di questo silenzio vedo se posso dire qualcosa di mio su alcuni eventi di Chiesa, recenti.

17 aprile 2012 - Mons. Cattaneo
* Comincio ricordamdo che qualche settimana fa, quando era il Giovedì santo, l'arcivescovo Scola durante la Messa crismale comunicò la sua nuova squadra di stretti collaboratori: Vicario generale e vicari di zona. In attesa di altre nomine. Qualche sorpresa mi pare ci sia stata anche se la scelta  dei nuovi mi è parsa intelligente e furba: due martiniani, due di Tettamanzi e uno di CL. Un Vicario generrale al di sopra di tutti. E così terminata l'avventura diocesana di  Mons. Armando Cattaneo, Vicario episcopale per la zona di Monza fino al prossimo giugno. Gli ho telefonato per l'amicizia che corre sincera tra noi. Mi ha detto della sua serenità anche se credo supponga che in qualche misura giudizi non sempre bemevoli nel suo operato saranno stati comunicati all'Arcivescovo. E sono contento per Lui. Mi  è stato vicino. Mi ha sostenuto quando decisi di dare le dimissioni. Ha cercato di sistemarmi da...qualche parte in modo da poter stare vicino alla mia gente di casa. Mi ha voluto bene. E ha avuto sempre un'attenzione premurosa nei miei confronti. Spero che Gli venga riconosciuto il sacrificio che il suo ministero gli ha richiesto.Lo vedremo prevosto  in qualche grande città della Diocesi.Il Signore lo aiuti soprattutto lo illumini nelle sue scelte pastroali.

Il Convegno:'La famiglia: lavoro e festa' del prossimo Giugno
* Nelle parrocchie si sta lavorando, almeno così pare stando agli interventi e alle iniziative in atto in Diocesi , per arrivare preparati a celebrare l'evento che vedrà raccolte le famiglie del mondo ai primi di giugno, quando sarà presente anche il Santo Padre. La macchina organizzativa mi è sembrata complessa e ben articolata. Ho l'impressione, stando alle notizie che arrivano, che molte famiglie si sono rese accoglienti e molte persone soprattutto giovani hanno dato disponibilità per una presenza di volonariato in quei giorni. Mi pare che la catechesi si sia svolta bene nei decanati, anche la giornata di festa nelle parrocchie ha visto una condivisione interessante anche se disturbata dalla pioggia. Mi pare di trovarmi  immerso nell'evento del Congresso Eucaristico nazionale di 20 anni fa sempre con la presenza del Santo Padre. Quel giorno fu un diluvio: ma la gente presente era ...infinita, nel fango e sotto la pioggia per poi intravvedere il sole tra le nuvole illuminare il santo Padre, là al Gallaratese, Ricordi. Ora sta davanti a noi  questo evento. Ha 'impegnato' la pastorale di tutti questi mesi....Passerà...spero lasci un segno e non capiti che tutto sia riposto nei sotterranei della Curia, come successe allora per proiettati invece su un futuro che la pastorale di Martini indicava. Sono eventi. Hanno la loro ragione d'essere.Ma non risolvono la questione prioritaria dell'uomo moderno: la fede in Gesù Cristo. Spero anzi sono sicuro che sia il Santo Padre come Scola non mancheranno di proettarsi con l'intera Chiesa verso Colui che ne è la sorgente: il Risorto!

19 aprile 2012- Sorella Chiera Veronica
Un avvenimento della mia vita personale che mi ha riempito di profonda gratitudine...... Ieri nel pomeriggio mi sono recato al Monastero delle Clarisse in Piazza Piccoli Martiri a Gorla (Milano)
Ci sono stato nel lontano 1982 accompagnando una giovane ragazza della mia comunità  Aveva a lungo meditato il dono della sua vita a Cristo Gesù in una realtà di totale dedizione : la clausura che fa tanta paura alle donne giovani del nostro tempo. Avevamo fatto insieme un piccolo cammino. Il discernimento l'ha condotta alla decisione che fu presa in quell'anno, al termine dei suoi studi all'Università Cattolica. Si chiamava al secolo Daniela Longoni: un 'tusin' che sapeva suonare la chiotarra, che animava le liturgie con i suoi canti 'moderni', sempre sorridente e disponbile, capace di ascoltare con attenzione  le sue  adolescenti in ricerca. Quello fu un giorno che mi rimase impresso nella memoria, anzi nell'intimità della mia coscienza. Quando l'ho vista,spalancato il grande portale d'ingresso alla clausura nel monastero, accolta dalle sue consorelle in attesa con il sorriso sulle labbra, non ho potuto risparmiarmi le lacrime. Già allora ero un sentimentalone: pensavo che Gesù l'aveva presa per sempre. E sapevo che ora il suo amore per Lui era compiuto. un rapportoche nel tempo (sono passati tret'ann) che mi èstato confermato nel parlatoio del monastero ieri: ?Ora vivo per Lui, nella gioia'. Un sussurro che mi ha fatto capire che nel tempo l'amore era cresciuto in profondità. Le rimangono - mi ha detto - solo alcuni mesi e poi il suo sevizio alla comunità - è Madre superiora - terminerà e allora sarà solo 'sorella Chiara Veronica'.
In questi anni mi sono permesso di icontrarLa solo una volta: avevo bisogno di sentirmela vicina in un momento difficile della mia esperienza pastorale.  Oggi dopo giorni di riflessione personale mi sono deciso. Ed eccomi con Lei: piccola, gracile, col suo sorriso e una luce negli occhi che stringe quasi fossero fessure attraverso le quali si potrebbe arrivare a intuire la vita interiore che sta vivendo. Davvero Gesù è affascinante: Lui solo può motivare una scelta così radicale vissuta con tanta  gioia -così mi disse - fino ad oggi.
Vorrei poter raccontare qualche altra emozione provata nel parlatoio del monastero, ieri.  Ma le voglio risentire nella mia preghiera 'da solo' nel mio piccolo eremo. Perchè deve sapere Sorella Chiesa Veronica che ora non mi rimane che quel futuro, il mio domani che desidero - come scrive Agostino - poichè da pensionato di Dio non ho altra meta a cui tendere. Solo anch'io pur nel mondo in un casa - bella per la verità, accogliente - in ricerca di quella comunione di affetto, nella preghiera e nello studio, con Colui che ho incontrato fin da giovane e che insieme anche a sorella Chiara Veronica ho cercato allora, giovane prete, di intrattenermi.
Benedico il Signore. E dico grazie a Sorella   Chiesa Veronica. Chissà che possa ritrovarla ancora per parlare di Lui e capire di quale amore siamo stati amati!

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19 aprile 2012 - UNA SERATA PER IL VIAGGIO IN LIBANO

A sera si sono ritrovati nel mio eremo, in Seregno,   i partecipanti al viaggio programmato per la prossima settimana in Libano, in visita non solo al paese fenicio ma anche per incontrare S. Ecc.za Mons. Hanna vescovo della chiesa maronita.
Innanzitutto giudico l'evento importante per me, parroco in Garbagnate e in Lissone. Mons. Hanna fu ed è ancora oggi un amico carissimo, quasi un fratello. La sua disponbilità al ministero delle confessioni nelle due cittadine in tempo di Natale e di Pasqua, lo hanno tenuto legato alle nostre vicende per quasi vent'anni. Pensavo che in qualche misura anche i lissonesi gli fossero grati per i diciasette anni   vissuti con Monsignore. Siamo in pochi però, una decina di amici che hanno ritenuto di dover esprimere a Lui  la gratitudine della comunità lissonese e anche, data l'ìopportunità perconoscere da vicino uno dei paesi più ricchi di storia e di fede (la Chiesa maronita) dell'Oriente. C'è anche da far presente il periodo 'magro' che stiamo vivendo e le disponibilità finanziarie non sono di tutti. Questo in parte spiega il fatto che siano stati in pochi a condividere l'esperienza.
C'è anche da annotare le incertezze fino all'ultimo della motivazione pastorale del viaggio:  mi è parso che il parroco  di Lissone sia stato quasi costretto a dare il suo assenso al viaggio
forse perchè non ritiene pastoralmente utile e significativo la presenza e l'attività in campo culturale di una struttura ormai vecchia di dodici anni che è Communio2000. Dispiace, ma è giusto che ogni parroco provveda al suo ministero seguendo le logiche di fede e di pastorale che lo animano. Sono sicuro che potrà esprimersi inqeusto ambito in modalità diverse.
E' stata comunque una bella serata vissuta  lo stile di sempre, rapporti sereni, cordiali, sinceri hanno animato i nostri discorsi. E siamo pronti a cvivere questa altra vicenda culturale.
La speranza cè che si possa in qualche modo continuare: ma è necessario che anch'io stia bene e non abbia quegli acciacchi che in questi giorni mi hanno reso faticoso il cammino. Darò relazione dei giornilibanesi vissuti insieme agli amici di un tempo e di oggi.


16 MAGGIO 2012 - 'A MIA MADRE'
Nel quotidiano di un 'pensionato' ci sono giorni particolari. Cominciano 'stancamente'. C'è infatti da capire ciò che sei chiamato a  fare o meglio ad essere , oggi. E' la fatica di dare un senso al tempo quando ti appare chiaramente che non ce n'è uno!Poi proseguendo  ti fai attento a qualche 'segnale' che ti pare provenga da chissà dove. Sembra che ti venga accanto qualcuno che ti suggerisca una possibilità di impegno. Non accetti di riconoscere che non hai nulla da fare....E' deludente. E allora quel 'segnale' ti pprende, ti affidi e ti lasci condurre dove non hai mai pensato di andare....
Ecco ciò che è successo quest'oggi. Tutto è cominciato così. Un segnale: l'immagine di mia madre, la sua bontà esigente, la sua consapevolezza di essere responsdabile di me, anche se prete, pur per di più  giovane e attraente, in un tempo di contestazione. E la sua immagine, intravista alla finestra di casa, a tarda notte quando facevo ritorno da un impegno di pastorale mi è tornata alla mente. Mi attendeva: dal suo cuore di certo saliva al Signore la preghiera per me, nella notte, alzata alla finestra in attesa del mio ritorno a casa...!
Ed ecco allora che mi sono ricordato di un'esperienza 'mistica' di Agostino vissuta con sua madre. Sono andato a cercarmela nelle sue 'Confessioni'. E lo riporto.
Un giorno partito male....si è colorato di nostalgia e di amore riconoscente  per  colei che fu per me madre due volte, generandomi a questa vita e custodendomi nel mio ministero arruffato, generoso...che lei credeva per il tempo in cui vivevo il mio essere prete,pericoloso.
Ecco la testimonianza di Agostino. L'ho rintracciato su una rivista mariana.

P ochi giorni prima che lei morisse... accadde, credo per misteriosa disposizione delle tue vie, che ci trovassimo lei ed io soli... C’era un grande silenzio... Parlavamo, fra noi, soavissimamente, dimentichi del passato e protesi verso l’avvenire. Ci domandavamo, davanti alla presenza della verità e cioè di te, o Signore, quale fosse mai quella vita eterna dei beati che “nessun occhio vide, nessun orecchio udì, che rimane inaccessibile alla mente umana”. Aprivamo avidamente il nostro cuore al fluire celeste della tua fonte, la fonte della vita, che è in te, per esserne un poco irrorati, per quanto era possibile alla nostra intelligenza, e poterci così formare un’idea di tanta sublimità.
Eravamo giunti alla conclusione che qualsiasi piacere dei sensi del corpo, anche nel maggior splendore fisico, non solo non deve essere paragonato alla felicità di quella vita, ma nemmeno nominato; ci rivolgemmo poi con maggior intensità d’affetto verso l’“Ente in sé”, ripercorrendo a poco a poco tutte le creature materiali fin su al cielo da cui il sole, la luna e le stelle mandano la loro luce sulla terra. E la nostra vista interiore si spinse più in alto, nella contemplazione, nell’esaltazione, nell’ammirazione delle tue opere; e arrivammo al pensiero umano, e passammo oltre, per raggiungere le regioni infinite della tua inesauribile fecondità, nelle quali nutri Israele con il cibo della verità, dove la vita è la sapienza che dà l’essere a tutte le cose presenti, passate e future: ed essa non ha successione, ma è come fu, come sarà, sempre. Anzi meglio, non esiste in lei un “fu”, un “sarà”, ma solo “è”, perché è eterna: il fu e il sarà non appartengono all’eternità. E mentre parlavamo e anelavamo ad essa la cogliemmo un poco con lo slancio del cuore e sospirando vi lasciammo unite le primizie dello spirito per ridiscendere al suono delle nostre labbra, dove la parola trova il suo inizio e la sua fine. Quale possibilità di confronto tra essa e il tuo Verbo, che permane in se stesso, e non invecchia e rinnova tutto? (Confessioni X).

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E' LA SERA DELLA VIGILIA DI PENTECOSTE 2012
VOGLIO RITROVARE QUELLA' PAROLA
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Come ogni sera amo aprire il sito dell'Ansa per conoscere le ultime notizie. E questa sera mi tsono trovato davanti a una fotografia che mi ha profondamente scosso. Un cielo plumbeo, minaccioso senza squarci sia pur piccoli di azzruro copre, soffoca, quasi la stupenda basilica di San Pietro in Roma, l'ampio colonnato del Bernini...Un'immagine eloquente dei giorni che la Chiesa sta vivendo. I cristiani, quelli con i quali ho potuto conversare ne soffrono: li ho visti però sereni anche se consapevoli della bufera in atto nellqa Chiesa,là dove vive il Vicario di Cristo, là dove una guida sicura sta portando la Chiesa di Cristo, con l'aiuto dello Spirito santo, al di là  dei travagli umani, al di là del peccato dei suoi uomini. Quando a conclusione del suo intervento ai membri del Rinnovamento dello Spirito si congeda da loro ricordando la parabole del Cristo: " Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia” (Mt 7, 24-25), mostra chiaramente di essere consapevole del difficile momento che la Chiesa sta attraversando.
Ma l'esperienza iniziale del dono dello Spirito che oggi viene celebrato in tutta la Chiesa fa venire in mente le promesse del Cristo. 'Vi manderò dal Padre, lo Spirito Paraclito'. Il Consolatore.
Preferisco però pensare a questa misteriosa presenza anche ai nostri giorni come una certezza assoluta che le vicende umane soltanto hanno il limite del tempo. Quelle della Chiesa, sia pure terribili (come potevano essere le persecuzioni dei tempi antichi e le sofferenze di tante comunità cristiane nel mondo d'oggi) sono 'per sempre': è la Chiesa che rende presente l'Eternità nel tempo. Volete che essa venga meno? Che sarà dell'uomo? Le vicende umane che vedono coinvolti uomini di Chiesa e la sporcano agli occhi del mondo,  sono l'esteriorità del Corpo ecclesiale. In realtà essa vive nello Spirito che  anima la sua storia di santità. Per questo il papa oggi ha chiesto ai suoi amici del Rinnovamento: "
Continuate a testimoniare la gioia della fede in Cristo, la bellezza di essere discepoli di Cristo, la potenza d’amore che il suo Vangelo sprigiona nella storia, come pure l’incomparabile grazia che ogni credente può sperimentare nella Chiesa con la pratica santificante dei Sacramenti e l’esercizio umile e disinteressato dei carismi, che, come dice san Paolo, vanno sempre utilizzati per il bene comune”. E ancora: " “Non cedete alla tentazione della mediocrità e dell’abitudine! Coltivate nell’animo desideri alti e generosi! Fate vostri i pensieri, i sentimenti, le azioni di Gesù!”



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IL 'QUARANTESIMO DI SACERDOZIO DI DON SERGIO LOFORESE, VICARIO AL LAZZARETTO

E'  la mattina di domenica 16 giugno 2012, terza domenica dopo la Pentecoste. A lungo preparato dalla genialità di Don Gabriele il giovane vicario della Comunità pastorale di San Luca in Seregno, si è celebrato con solennità un anniversario sacerdotale, quello di Don Sergio prete di Cristo da 40 anni condiviso da una comunità riunita in assemblea liturgica e accompagnata dalla corale della parrocchia guidata magistralmente da Don Norberto, il capace e colto sacerdote del Seminario, in aiuto alla comunità del Lazzaretto.
Una commovente manifestazione di affetto grato a un prete che si spende per la sua parrocchia, anche con sacrificio personale. Ho visto la cordialità di molte persone manifestare la propria gratitudine al 'suo prete'.
Pensavo, mentre si succedevano i graziosi doni preparati per la circostanza , come un 'prete' gode di queste espressioni che sa sincere: sa però che tutto finisce presto e presto sarà chiamato al gravoso impegno, sovente svolto nella soliutdine di badare alle anime e ai luoghi dove le anime a lui affidate sono solite ritrovarsi, la chiesa,i campi, le sale di riunioni.....
E' irrepetibile poi quello che è seguito al giubilo e agli aplausi della comunità presente per Don Sergio: In conclusione del rito ha preso la parola Don Giovanni, il parroco della Comunità Pastorale e in un silenzio  stupito legge quella lettera nella quale il Vicario episcopale a nome del Cardinale trasferisce Don Giovanni Olgiati in due altre parrocchie in Magenta. Non più parroco. Semplice vicario. Tornato alla sedia l'ho osservato bene: sul suo viso un sorriso sereno, sincero. Come se quanto aveva appena comunicato era cosa per altri. L'ho ammirato. E mi dispiace che così presto lasci qesta comunità pastorale: bisognava stringere i denti e rimanere ancora qualche tempo: poi i frutti sarebbero arrivati. Ho alzato lo sguardo alle curiose e interessanti e belle vetrate che stanno sopra l'altare della Vergine Addolorata. Una in particolare mi ha colpito: rappresenta il velo della Veronica con stampato il volto del Cristo nella sofferenza. Potete pensare ciò che mi è passato per la mente.....E' la storia di ogni prete: l''immagine vera di un prete che si è donato a Cristo e alla sua Chiesa è proprio quella: l'Ecce homo stampato su un velo di donna....
Al termine ho raggiunto subito il mio 'eremo' perchè sentivo che dovevo scrivere qualcosa di quanto ho vissuto. Attendo ora di condividere il pasto con tanta gente e con DonSergio, Ci sarà, anche LUi, Don Giovanni!.....


Da sinistra: Don Giovanni Olgiati, Don Gabriele Villa, Don Sergio Loforese in una celebrazione eucaristica al lLazzaretto '

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IL CONGEDO DI  MONS. MOTTA (01.07.2012)
Il suo primo giorno da 'pensionato di Dio' Mons. Motta l'ha passato con gli amici del Cai di Seregno in montagna al rifugio seregnese. Lassù ha celebrato la sua prima messa da pensionato. L'annoto perchè mi è tornato alla mente il giorno in cui ho celebrato al Lazzaretto, assieme ai due presbiteri 'attivi' nella locale pastorale Don Sergio e Don Gabriele. Smarrito. In cuore un senso di profonda solitudine. Non avevo più la 'mia gente'....L'ho scritto quel sentimento, in una confidenza dei miei primi giorni da pensionato.
Monsignor Motta forse non  vivrà queste 'emozioni' particolari: la sua robusta fibra umana, fisica e psichica, l'avrà sorretto dandogli fiducia e serenità, Glielo auguro di cuore.La sua nuova missione - l'attenzione ai preti anziani della zona di Lecco - lo assorbirà interamente. Saprà di certo dare un senso alle ore della solitudine.. E poi attingerà al suo patrimonio personale di fede che ha tradotto in un ministero intelligente, generoso per tanti anni al servizio della Santa Chiesa.

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I GIORNI COI MONACI A MONTE OLIVETO MAGGIORE.......(05.08.2012)...................

Dopo quasi dieci anni ho cercato di nuovo il silenzio nelle mura di un'antica abbazia benedettina, Monte Oliveto maggiore, in quel di Siena, condividendo la giornata della comunità monastica olivetana.
Ci sono giunto dopo un lungo viaggio in compagnia di Adriano Muschiato. Anche lui cercava il silenzio (aveva con sè il bel libretto di Rhaner "Tu sei il silenzio"). Ci attendeva Don Celso, il monaco cgino di Francesco. Cordiale, premuroso ci accompagnò alle nostre celle per la prima notte in Abbazia. Cominciavo a vivere il tempo dell'anima anche se purtroppo il primo giorno l'ho vissuto in una modalità che mi ha lasciato 'triste' quasi avessi perduto una straordinaria occasione per arrivare a 'stare con me stesso'

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DON GIOVANI OLGIATI LASCIA......

Sta per chiudersi il mio primo anno da pensionato. Cercherò di capire come l'ho vissuto , quale significato abbia avuto per me, e come sia stato un'opportunità per vivere più icoscientemente il mio essere prete.
Ma proprio in questa ultima pate d'agosto vedo affannarsi per un altro traslocco Don Giovanni Olgiati, il repsonsabile della comunità pastorale San Luca che mi h accolto con tanta amicizia e enorme liberalità. Ma non andrà in pensione. Sarà un 'vicario' di due parrocchie - Ponte Vecchio e Pontenuovo - della comunità pastorale di Magenta. E' successo infatti che a motivo del cambio del prevosto diSeregno, avendo terminato il suo mandato Mons. Motta alla fine di giugno, il nuovo Prevosto, Mons. Molinari,  ha desiderato mantenere in Seregno le due comunità pastorali, quella del centro (Parrocchia di San Giuseppe, S. Valeria e al Ceredo) e quella di periferia di San Luca (S. Ambrogio San Carlo, Lazzaretto) chiedendo che in questa venisse un amministratore parrocchiale in attesa di confluire in un'unica comunità pastorale che comprenderà le sei parrocchie dfi Seregno. Questa ipotesi non prevista a suo tempo ha purtroppo dato corso alle decisioni prese a suo tempo da Don Giovanni con il Vicario Mons. Cattaneo. Ha preferito infatti lasciare la sua comunità,accettando la proposta che gli era stata fatta. Don Giovanni è un prete eccellente: vive il suo sacerdozio e quindi il suo ministero con fede, nell'obbedienza, anche in sofferenza per difficoltà insospettate ma che col passare del tempo si sono rese pesanti. La decisione presa  lo ha reso sereno, come se gli fosse stato tolto un peso divenuto ormai insopportabile. L'ho ringraziato manifestandogli non solo stima ma sincera amicizia, L'ho ringraziato della sua generosità nell'accogliermi, promettendo una preghiera perchè il suo ministero sia sereno e fecondo. Mi riprometto di andarlo a fargli visita. (06.08.2012)

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UNA DOMENICA PER DIRE 'ADDIO'
IL SALUTO GRATO A DON GIOVANNI OLGIATI

E così, giunti a fine agosto, è arrivato il giorno della 'festa' organizzata a S. Ambrogio per dire 'grazie' a Don Giovani Olgiati che chiuderà il suo ministero in Seregno venerdì 31 agosto. C'era davvero tanta gente nella bella chiesa di S. Ambrogio: gente venuta ache dalle altre due parrocchie, quella della Madonna Addolorata al Lazzaretto e quella di San Carlo che compongono la Comunità pastorale 'San Luca', almeno a tutt'oggi..... C'erano i membri del Consilgio pastorale, delle Corali delle tre parrocchie, della Confraternità del SS. Sacrament, del gruppo delle catechiste. Concelebravano con Don Giovanni che presiedeva Mons. Bruno Molinari, prevosto di Seregno, Don Sergio, vicario al La zzaretto e i due giovani preti degli Oratori, Don Alessandro e Don Gabriele. Presente anche Don Norberto. Una lunga liturgia e una sofferta e, ma serena riflessione di Don Giovanni che di certo avrà lasciato qualche segno nelle coscienze delle persone presenti. Al termine un aperitivo preparato aha reso possibile  un 'momernto amicale' dove Don Giovanni ha potuto salutare tante persone, che per anni sono stati i suoi fedeli parrocchiani. E' seguito poi il pranzo all'Oratorio.
Ho raggiunto la Chiesa di S. Ambrogio, dopo aver celebrato la S. Messa a San carlo. Mi sono portato in cantoria, proprio dietro il presbsiterio e da lì ho potuto seguire almeno in parte, la celebrazione eucaristica. Hanno salutato Don Giovanni il prevosto  Mons. Bruno e Don Sergio.
 Non mi nascondo che ho vissuto questo momento con sincera commozione: devo a Don Giovanni l'accoglienza fraterna calda e rispettosa nella sua comunità! A Lui va la mia gratitudine e la preghiera sincera per il suo futuro ministero.
Devo però confessare anche che ho parlato di Lui nelle liturgie che ho celebrato: a San Carlo e in serata. E la mia omelia, che è anche un commento al vangelo della domenica, la pubblico, quasi  .a dire quanto mi senta coinvolto in questa vicenda.


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DOMENICA CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA"

Macc 7, 1-2; 20-41 - 1 Cor 4,7-14 - Mt 10,28-42

  • Intanto apro questa mia riflessione domenicale ricordandovi un evento importante della nostra comunità pastorale. Oggi con umiltà, profondo senso di gratitudine, e sincera stima esprimiamo a Don Giovanni Olgiati un saluto che viene dal cuore poiché in obbedienza al suo Arcivescovo lascia la responsabilità pastorale di questa comunità per vivere il suo ministero come vicario in due piccole e vivaci parrocchie  della comunità pastorale di Magenta, Ponte Nuovo e Ponte vecchio.
  • Ogni prete di Cristo è uno degli inviati di cui parla Cristo, quando manda i suoi discepoli in missione nei villaggi della Galilea: “Strada facendo predicate dicendo che il Regno dei cieli è vicino....”. Ogni prete di Cristo è un ‘nomade di Dio’: entra in una comunità, ama la sua gente e la serve, esercitando il suo ministero come ha insegnato Gesù. Poi chiamato altrove la lascia portandola comunque sempre con sé nel suo cuore. Un prete sa amare, come ogni altro uomo. Il suo amore sono la sua gente. Un prete custodisce nel suo intimo il vissuto: i vostri volti, le vostre parole,  la vostra amicizia, la  vostra fiducia, la vostra collaborazione al suo ministero fanno parte ormai della sua storia di uomo e di prete. Anche i rifiuti, le resistenze, le difficoltà sofferte. “Tutto è grazia”, disse il giovane prete del ‘Diario di un curato di campagna’ , stringendo morente la mano di un amico spretato che gli aveva dato l’assoluzione avendola richiesta con insistenza. E Don Giovanni questo lo sa, lo sa bene!...Tutto è grazia!
  • Così è per quel prete che è passato tra di noi portandovi l’amore di Cristo per ciascuno. Ora se ne va altrove: l’aspettano e l’accolgono con gratitudine...
  • Il nostro è dunque un saluto che si carica di gratitudine e nel contempo è una preghiera perché là dove andrà possa vivere un ministero sereno e fecondo.
  • Anche il brano de vangelo di Matteo di questa domenica fa parte delle confidenze che Gesù fece ai suoi discepoli prima di inviarli in missione. Anzitutto Gesù chiede loro di non avere paura. Sono i suoi, quelli che ha accolto nel suo gruppo. Li rassicura mandandoli in missione, sapendo che non tutto sarà facile: “Non abbiate paura perché voi valete più di molti passeri”. Poi fa loro una promessa:” Se avrete il coraggio di riconoscermi davanti agli uomini, cioè se parlerete di me e del Regno che io porto all’uomo, anch’io vi riconoscerò quando sarete davanti al Padre mio”. E’ in gioco la sua parola. E’ parola di Cristo sapete. E la fatica pastorale, le sofferenze che alle volte il ministero  richiede  sono lì a rendere evidente che il regno annunciato domanda interiore forza e coraggio che solo Lui col dono del suo Spirito sa dare. E’ sulla sua parola che un prete gioca i suoi giorni! Solo sulla sua parola!
  • In questo brano Gesù tocca un  delicato problema. Quale rapporto ha con i discepoli che ha scelto?Con poche parole ma forte e decise egli spiega le relazioni che gli ha con loro. ......Possiamo dire con i suoi preti di oggi.
  • Gesù dice senza mezzi termini che Egli sarà un problema per ogni uomo o donna, e quindi anche per ciascuno di noi. Infatti i discepoli e noi tutti siamo chiamati a  prendere posizione davanti a Lui. Ogni prete di Cristo questo lo deve dire a tutti coloro che gli vengono affidati, nella sua comunità,  e poi sostenere il cammino di ciascuno fino all’ incontro illuminante con Lui. Ogni prete è chiamato a annunciare Cristo. E non dovrà nascondere che scegliere Cristo è per la verità una lotta interiore: per questo Cristo porta l’inquietudine e non la pace dentro il cuore di ognuno di noi quando siamo chiamati a prendere posizione. La pace verrà poi, quando la decisione sarà presa. Scegliere Cristo dopo essersi confrontati con Lui comporta sperimentare la pace interiore.
  • In questa conversazione di Gesù con i suoi discepoli prima di inviarli in missione c’è una parola commovente che dà loro dà forza e serenità. E sembra una parola  rivolta sì ai discepoli di allora, ma penso che l’abbia detta  anche per  i preti di tutti i tempi,  per i  preti dei nostri giorni. Egli sa che incontreranno difficoltà e delusioni, sa che non sempre saranno bene accolti, che saranno contestati e criticati. Addirittura rifiutati come scrive Marco.
  • A loro Gesù confida: "Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie chi mi ha mandato...Chi darà da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di voi in verità vi dico non perderà la sua ricompensa”
  • Ogni prete di Cristo conosce questa parola del suo Signore. La sua scelta è stata in realtà una scelta radicale di Cristo e in Lui ha  ricevuto in dono il coraggio, la forza e la fiducia  per svolgere il proprio mandato, il ministero in ogni contesto umano, in ogni comunità di cristiani, dovunque andrà! Sarà sempre grato a chi nella sua fatica pastorale gli avrà dato ‘un bicchiere d’acqua fresca’....e non aceto! .
  • Ogni prete sa che nella sua missione  al popolo di Dio ha consegnato la parola di Gesù.  avendo nel suo cuore di pastore la fiducia e la gioia di aver donato la speranza che dalla fede nasce in chi accoglie Cristo!
  • Don Giovanni se ne va ma ci lascia la speranza nel domani....la possiamo riconoscere come uno dei suoi doni ripassando in fretta e con sincerità gli anni vissuti con lui". 

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Il vescovo maronita

Mons. Hanna Alwan a Seregno %0

 

UN EVENTO DI FEDE NELLA COMUNITA' DI SAN LUCA.
LA PRESENZA DI UN VESCOVO MARONITA:
 MONS. HANNA  ALWAN

Domenica 7 ottobre nella comunità di San Luca in Seregno è stata amministrata la S. Cresima nelle tre parrocchie che la compngono. Dal Libano èvenuto appositamenteper questa solenne ricorrenza S. Ecc.za Mons. Hanna Alwan, invitati dal presbiterio di San Luca. Mi è stato chiesto di scrivere un breve resocnonto di quell'evento. Eccolo. Riporto anche il 'grazie' da Libano ddel vescovo maronita Mons. Alwan Hana.

"La città attendeva il giorno in cui Mons. Bruno Molinari avrebbe fatto il suo ingresso come Pastore, prevosto della Basilica di San Giuseppe. In comunità ci si era preparati per bene. Il programma era completo.  I presbiteri e il Consiglio pastorale avevano definito il programma dei momenti dell’evento. Domenica 7 ottobre sarebbe stata una giornata stupenda anche se faticosa per Monsignor Molinari. La gente cristiana lo avrebbe avvicinato e forse per la prima volta avrebbe avuto la possibilità di comunicare con Lui, personalmente. La sua affabilità  avrebbe messo a proprio agio chiunque  avesse desiderato almeno salutarlo e darGli il benvenuto. E di gente ce n’è stata davvero tanta nelle diverse convocazioni del giorno.  A sera di certo avrebbe pregato il Signore che per il ministero del nostro Arcivescovo, l’aveva condotto a guidare questa porzione di Chiesa.Seppure stanco avrebbe sentito  nel cuore tanta fiducia  per sil suo futuro pastorale, tanta serenità e la promessa di un impegno totale al servizio della ‘sua’gente sarebbe stata rinnovata nel suo dialogo personale con il Signore.

Ma Monsignore mi ha sorpreso quando  l’ho raggiunto per telefono chiedendogli se gradiva organizzare una serata  presso il ‘mio antico amore’ il Circolo Culturale San Giuseppe’ con Sua Ecc.za Mons. Hanna Alwan, vescovo della Chiesa maronita in Libano.  Era in Seregno presso la comunità di San Luca dove domenica 7 ottobre avrebbe amministrato la S. Cresima nelle tre parrocchie della B.V. Addolorata al Lazzaretto, a San Carlo e a S. Ambrogio.  Con rammarico mi ha risposto che non sarebbe stato possibile perché la sera di Venerdì 5 ottobre il Circolo aveva organizzato una serata sul Cardinal Martini con Padre Sorge e Andrea Maria Valli, il noto vaticanista. Però, aggiunse subito, con mia sorpresa, che lo avrebbe accolto volentieri nella serata di sabato 6 ottobre per la celebrazione della Messa vigiliare, proprio a ridosso della ‘sua grande giornata’ quando avrebbe celebrato il suo solenne ‘ingresso’ in città!

E così sabato 6 ottobre, in Basilica alla S. Messa delle 18, la gente cristiana presente ha potuto pregare con un ‘testimone’ nelle terre dove si vive la fede nei rischi quotidiani. Mons. Hanna è amico fraterno da tanti anni.  L’avevo vicino quando insegnava in Roma nelle Università romane ‘Diritto canonico orientale’, quando aveva ricostruito il Collegio maronita chiuso da decenni in Roma, quando operava nella Sacra Rota come giudice. Una personalità squisita, umile e colto, Mons, Hanna ha condiviso l’esperienza del suo popolo in Libano accogliendo  il Santo Padre Benedetto XVI che nonostante i rischi  aveva voluto firmare di persona nella  terra dei cedri e degli eremiti l’esortazione apostolica dopo il Sinodo dei patriarchi d’oriente celebrato un anno prima.  La Chiesa maronita è in una  fase di rinnovamento dopo l’elezione del nuovo patriarca, Sua Beatitudine          Béchara Pierre Raï. Fu proprio questo  nuovo Pastore, il papa dei maroniti, a voler accanto a sé, richiamandolo da Roma Mons. Hanna affidandogli il compito di riorganizzare l’intera chiesa. Un anno fa i preti della comunità di San Luca lo avevano invitato a presiedere le liturgie durante le quali nelle parrocchie sarebbe stata amministrata la Cresima ai loro ragazzi. E’ venuto apposta dal Libano e per la prima volta ha amministrato Il sacramento della Confermazione.  La sua gioia è stata grande e sincera per l’esperienza vissuta in particolare per l’accoglienza ricevuta come confessa lui stesso nella pagina di ringraziamento che mi ha voluto inviare.

Posso esprimere una speranza? Dopo questa ‘visita’ straordinaria  vorrei  tanto che Mons. Hanna diventasse amico della Chiesa che sta in Seregno. Possa nascere una ‘relazione’ profonda così che Seregno, il suo presbiterio, la sua gente, si senta in futuro legata a quella terra ‘benedetta’  vivendo concretamente quella ‘comunione ecclesiale’ che in tante occasioni il Santo Padre ha suggerito. Una ‘comunione’ che permetta di condividere problemi, difficoltà, speranze nella preghiera e nell’accoglienza reciproca. E se mi viene perdonato....mi piacerebbe che capitasse anche per il Libano quanto è successo tanto tempo fa con la Polonia. Seregno possa vivere una relazione fraterna con la Chiesa maronita libanese proprio come è successo con quella comunità  cristiana polacca di S. Floriano e di Cracovia dove è nata l’affettuosa ed esaltante amicizia con il Santo Padre Giovanni Paolo II, nei tempi dell’oppressione comunista e vissuta con entusiasmo negli anni che seguirono.  Don Pino. Nella stessa occasione, sabato 6 ottobre, S. Eccellenza , ebbe modo di incontrare in Lissone amici da lunga data per aver condiviso con loro esperienze culturali in varie parti del mondo. Una frugale cena prima di tenere un’interessante conversazione sulla situazione politica e religiosa in Libano e nell’Oriente presso Casa Canonica in Lissone. Ho ricevuto da S. Eccellenza Mons. Alwan una paginetta di ringraziamenti. Penso ci stia in questo piccolo servizio. La sua parola rivela la sua sorpresa per l’accoglienza che gli è stata riservata dai seregnesi"

I RINGRAZIAMENTI DI S. ECC.ZA MONS, ALWAN

"I due giorni che ho passato nella comunità di Seregno, tra le sue chiese, i suoi fedeli, preti,ragazzi e ragazze mi hanno recato tanta gioia e felicità nel cuore per diversi motivi. Il primo perchè per me è stata la prima volta che celebro il sacramento della Cresima anche perchè sono Vescovo solo da un anno e perchè nella mia chiesa orientale maronita il sacramento della Cresima si amministra assieme al battesimo e quindi non si celebrano cresime in questo modo ad un gruppo di giovani insieme, per cui la celebrazione rimarrà un bellissimo ricordo nella mia memoria ministeriale.

Il secondo motivo è stato la bella ed affettuosa accoglienza che mi è stata riservata in tutte le chiese e da tutti i sacerdoti: Don Giuseppe a San Carlo, Don Sergio e Don Gabriele al Lazzaretto, Don Alessandro a S. Ambrogio e soprattutto dal Rev.mo Prevosto Mons. Bruno Molinari che mi ha cordialmente accolto onorandomi della celebrazione della santa messa prefestiva di sabato sera, 6 ottobre, nella sua Basilica, salutandomi con bellissime ed incoraggianti parole per me, per la mia patria e la ia Chiesa, dimostrando un mirabile spirito di apertura e un vero senso dell'universalità della Chiesa: così hanno agito tutti gli altri  confratelli sacerdoti nelle loro chiese.

Il terzo motivo è stato il ritrovarmi con carissimi amici ai quali mi lega una vera e autentica amicizia come Don Pino e altri. E' il ritorno con molto piascere in Italia, il paese che ho amato e dove ho passato i migliori ventisei anni, la metà della mia vita. E' l'incontro con gli amici di Lissone che conosco da 17 anni, e soprattutto per l'interessamento di tutti i partecipanti al mio intervento  sui problemi del Medio Oriente, alla visita del uccessore di Pietro nel mio paese, il Libano e sulla sua Esortazione Apostolica postsinodale; è la volontà di conoscere l'altro e la sua realtà da fonti dirette con spirito  di lodevole apertura al sapere.

Il mio compatriota Gibran Khalil Gibran scrisse nel suo 'Profeta': " E colui che è versato nella scienza dei numeri può raccontare qalcosa delle ragioni del peso e della misura, ma non può condurvi colà: Poichè la visione di un uomo non presta le sue ali a un altro uomo. E proprio come ciascuno di voi sta da solo nella conoscenza di Dio, così ciascuno di voi deve essere solo nella sua conoscenza di Dio e nella sua comprensione della terra". Mons. Hanna.

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Conferenza di Mons. Hanna sul Papa in Libano