Ferrara

Via Borgovado. Giorgio ha raggiuntyo l'ingresso del monastero

Le tre carmelitane seregnesi. manca Madre Paola,.

Al di là della grata del parlatoio piccolo

Un sorriso gioioso

E' Suor Maria Benedetta di Dio - Mariuccia Frigerio

C'è gioia in quel viso

E' Suor Maria Grazia della Trinità. Roberta Pellegatta

Un sorriso indimenticabile

Suor Maria Raffaella dell'Eucaristia. E' Betty Viganò

DA EDITH STEIN

AL CARMELO OGGI

Pagina in allestimento

Mi sono deciso a conoscere meglio le claustrali dopo essere stato ai monasteri di Concenedo, di Cividino, di Ferrara....e oggi - 17 agosto 2014 - di Echt, al Carmelo da dove le SS naziste preseroTeresa Benedetta della Croce e la sorella Rose, perchè ebree, per avviarle al campo di sterminio ad Auschwistz dove vennero uccise e bruciate nei forni crematori. Da Echt ho ricevuto una telefonata dal gruppo di Lissone che nel loro viaggio in Olanda   ha fatto visita all'ultimo Carmelo di Santa Elisabetta della Croce, 'testimone di fede' nella comunità pastorale cittadina di Lissone. Per questo motivo ho detto di essere stato anch'io in quel Carmelo, visto con gli occhi della gente che amo. Comunque lo vedrò perchè Gianni,il mio fotografo, non mancherà di farmi avere il CD del viaggio.

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Domenica 17 agosto 2014

LE CLAUSTRALI  DI FERRARA

Desideravo rivedere le giovani donne che negli anni ’70-80,  lasciarono Seregno per entrare in clausura tra le carmelitane scalze di  Ferrara, al monastero di  Santa Madre Teresa della Trasveberazione. Da tempo  un pensiero mi stimolava...”Prima di chiudere la tua vita, va a salutarle e chiedi loro di raccomandarti a Colui che è lo Sposo della loro vita”! Ho resistito a lungo. Pensavo infatti che per loro fosse una scocciatura. Qualche giorno fa – siamo in agosto 2014 – finalmente mi sono deciso. Ho chiesto a Giorgio Sala, che a lungo in Lissone mi fu vicino nel mio ministero pastorale di accompagnarmi. Ci siamo messi in viaggio. Un percorso lungo, fino a Verona e poi a Rovigo infine a Ferrara.  Per la verità già una volta avevo  fatto visita’alle monache seregnesi cercandole in quella vietta nel cuore della Ferrara antica,in Via Borgovado’. Ci siamo arrivati e dopo aver posteggiato  ci siamo permessi una piccola sosta prima di entrare nella ‘porta stretta’ del Monastero. Una bibita per rinfrescarci , qualche parola scambiata con alcuni anziani sulla piccola piazzetta a lato della splendida chiesa di S. Maria di Borgo Vado che visitiamo, stupiti! Raggiungiamo l‘ingresso al monastero. Entriamo. Una piccola sala di attesa e in un angolo ‘la ruota’ della clausura. Suoniamo e un voce giovanile,  dolce ci chiede chi siamo e chi cerchiamo. Le dico che desideravo parlare con una ‘ragazza’ (di un tempo....)  di nome Mariuccia Frigerio (non conoscevo in fatti il suo nome di religiosa!). Un’attesa. Forse ero emozionato oppure imbarazzato. Giorgio guardava con interesse e stupore per la prima volta il luogo dove eravamo. La monaca per la ruota ci fece avere una chiave e ci disse di aprire la porta a lato della ruota.  Entriamo così nel ‘parlatoio piccolo’ (quello grande non l’abbiamo visto). E rimaniamo in attesa. Eccole...Una dopo l’altra: Suor Maria Benedetta da Dio Padre  (Mariuccia Frigerio), Suor Maria Grazia della Trinità (Roberta Pellegatta); Suor Maria Raffaella dell’Eucaristia (Betty Viganò);. Erano tre...e la quarta? E’ la badessa, assente per impegni legati al suo ministero: Madre Maria Paola dello Spirito Santo (Claudia Tremolada). Un luminoso sorriso sui loro volti, una gioia esplosiva, nelle loro voci :  mi parevano tanto contente di incontrarmi...così, d’improvviso (non le avevo avvertite:  sapevo che loro ci sono sempre, lì!) tanto da provare intimamente una vera emozione. Per un attimo, sufficiente però, ho pensato al loro quotidiano...alla loro vita tra le quattro mura del loro monastero che dovrebbe essere grande e bello, al loro giorno regolato da una campanella che li chiamava o alla preghiera all’alba, o allo studio o al lavoro, alla preghiera di sesta e nona e al vespero...alla ricreazione e al silenzioso pasto del pranzo  o della cena.  Ho incrociato il loro sguardo e ho cominciato a dialogare con  loro. Un dialogo intenso, condiviso su tanti temi, in particolare sulla loro grande santa a me tanto cara, Santa Teresa Benedetta della Croce. Mariuccia si è premurata di farmi sapere che è stato da poco pubblicato un libro scritto da un Padre Carmelitano di Germania – Padre Ulrich Dobhan - a un corso di formazione per le monache dal titolo ‘Dall’incredulità alla vera fede’, itinerario biografico-spirituale di Edith Stein nel suo contesto” tenutosi  nel 2012 all’eremo del Carmelo di Cassano Valcuvia. Me ne hanno regalato una copia....Ho dimenticato purtroppo di lasciare il mio ‘dono’....Provvederò al più presto..).  Dovevo motivare la visita....Poichè da tempo eerco di conoscere la spiritualità carmelitana (il mio confessore è infatti un carmelitano, e poi  un ragazzo della mia parrocchia in Lissone ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale ad Arenzano, padre Paolo della Sacra Famiglia...e altro)  desideravo che loro mi promettessero di mandarmi una testimonianza personale. Conoscere ciò che vive una donna nel dono radicale di se stesse in una clausura è una provocazione alla mia povertà spirituale. Santa Teresa d’Avila, la Madre,  ha rivelato a loro che si può venire ferite nel cuore di carne dall’amore  di Cristo....E’ questo infatti il significato della difficile parola, trasveberazione, immortalata  nella famosa scultura del Bernini. .  Qualche ricordo di tempi vissuti nella serenità giovanile, accenni ad alcune persone a loro care....Hanno ascoltato anche le mie ‘piccole confidenze’...confessando loro che ora nel tempo del pensionamento vivo ore e ore  nel mio ‘eremo’ intento alla preghiera, alla lettura e allo studio...e poi anche a questo ‘piccolo coso’ che è il mio sito! Un sorso di aranciata bella fresca, un rosario ‘unico’ fatto con i frutti di una pianta del loro orto, e ancora tante confidenze...Era mezzogiorno, ormai. Un colloquio durato quasi un’ora e mezzo...! Ho voluto che mi concedessero di fare loro un foto da aggiungere sul mio ‘sito’ Sono state generose!  Dovevamo però lasciarle. Una stretta di mano attraverso le sbarre della grande grata, un sorriso da e per ciascuna...Siamo ritornati nella saletta  di attesa. Chiusa la porta del parlatorio, consegnata la piccola chiave alla ruota, siamo usciti sulla stretta strada acciottolata...Avevo le lacrime agli occhi (senza sentimentalismi...) So che non li rivedrò....il 24 agosto 1788, anniversario della Riforma, la chiesa del Monastero fu benedetta e vi si celebrò la Prima S.Messa. Sarà ‘festa’ per la comunità carmelitana di Ferrara....In quel giorno, qui a  Seregno, celebrerò l’Eucaristia ringraziando il Signore per la  loro ‘carità’...

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17 agosto 2014

Ho fatto visita alle carmelitane seregnesi in Ferrara. Là vivono la loro scelta religiosa... Attendo  la loro testimonianza...Per cercare di cogliere il senso e il valore di una decisione così radicale da richiedere il dono totale della loro vita. Mi sono domandato perché...Qualcuno potrebbe anche dire: “Ma tu che sei prete dovresti saperlo...” per la verità tante volte nei miei lunghi anni di ministero ho cercato di spiegare le ragioni  di coloro che scelgono la clausura...Ma qui ero davanti a donne vere....al di là di una grata...sorridenti e affettuose in  dialogo con un prete che le aveva conosciute ancora giovani...E’ un’altra cosa! Erano lì, a dirmi che Dio val bene una vita! E in Lui essere intimamente e in una relazione fraterna quotidiana con le sorelle, davvero felici. Ho letto in un sito claustrale carmelitano: “La nostra vita claustrale è una testimonianza e un segno per  ogni uomo dell’esigenza profonda, assoluta dell’amore di Dio”. Che altro cercare per spiegare quella ‘presenza’ sorridente al di là della grata?  Mi sono chiesto quale fosse l’esperienza claustrale  più cercata nella esperienza delle monache. Qualcuno o qualcosa doveva occupare la loro anima, la loro vita intima.  Mentre si svolge il nostro rotolo vitale ci sono pensieri, desideri, speranze che non si possono nascondere: una persona di mondo ha nella sua intimità un cumulo di desideri che poi cerca di realizzare nel vissuto concreto dei suoi giorni: successo, potere, denari, amori piccoli o grandi.....Per una claustrale, carmelitana per di più, cosa può occupare la sua intimità? Ho cercato una risposta, andando per il web. Ho incrociato questa confidenza: “ Le nostre vite silenziose, la Parola ascoltata, pregata e vissuta nel silenzio, nella solitudine e in comunità proclamano al mondo che solo Dio può rispondere ai desideri infiniti del cuore umano”. Io penso che per queste donne ogni giorno sia  una stupenda proposta di gioia da vivere intensamente: “Nell’amore vicendevole, nel servizio reciproco, nella vita fraterna, appassionate alla storia dell'uomo, alle vicende del mondo, al cammino della Chiesa”. Vivono la vita in pienezza, dimentiche di se stesse aperte alla storia, pronte al dono quotidiano di se stesse perché ogni uomo o donna possa sentire che da  Qualcuno sono amati, proprio come loro sono state cercate e invitate a una relazione intima e personale con Lui!

Ma ci deve essere qualcosa di più profondo, di più...segreto. Ho cercato ancora per arrivare a intuire ciò che ‘dentro’ vive una carmelitana. Se ci arrivo, potrò forse  fare del mio ‘essere’ prete, qui e ora, nel tempo ultimo della mia vita, una nuova e più vera ‘scoperta’! Forse questo ‘segreto’ mondo intimo di una claustrale è confidato in queste espressioni: “Come donne che vivono il carisma carmelitano, realizziamo il valore della femminilità facendo di noi stesse un dono al Cristo.” La claustrali rispondono alla chiamata convertendosi quotidianamente a una relazione sponsale, così come è reale la relazione tra la Chiesa e il suo Signore. Sono dunque donne che amano e rispondono con tutta la loro femminilità all’amore di Cristo.... Quel monastero porta un nome che mi ha incuriosito: “Santa Madre Teresa nella Transverberazione”.....Di questo allora dirò qualcosa....

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 Santa Teresa trasverberata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Beh...non è una parola molto in uso nel nostro conversare e neppure nello studio....Ci deve essere di mezzo il latino o no? Deve indicare ‘qualcosa’ di straordinario se  non è parola ‘conosciuta’. Ho potuto però ‘scoprire’ la sua origine e quindi sul suo significato. La transverberazione è parola che deriva proprio dal latino: ‘trans verberatio: da transverberare’ , cioè trafiggere, trapassare da parte a parte. E’ una parola che viene usata , nell'agiografia cattolica,  per spiegare l'esperienza mistica di poche persone  ferite dall'intervento sovrannaturale di Dio . a Ferrara la comunità claustrale porta proprio questo ‘titolo’ ovviamente riferendosi alla Madre Teresa d’Avila , il cui cuore  è stato trafitto durante un'estasi da un angelo con una freccia infuocata (come rappresentato nella celebre scultura del Bernini)

 

 

....bernini......................

 13 ottobre 2014

Ieri sera, era domenica - prima di coricarmi - ho aperto la pagine dei messaggi.  Ho avuto una sorpresa, e anche una piccola emozione. Le carmelitane scalze di Ferrara  alle quali avevo fatto visita in agosto (forse per l'ultima volta, data l'età...!) avevano mantenuto la promessa che mi avevavo fatto. Avrebbero inviato una testimonianza che avrei potuto mettere su questa pagina. Ho aperto subito la loro email ho letto 'avidamente' la loro testimonianza scritta da una di loro, quella ragazsza dal volto dolce  che sprizza gioia (come il volto delle sue  sorelle). Come promesso la pubblico. Se prima di questa testimonianza  avevo cercato di capire la loro scelta nelle riflessioni riportate sopra, ora avevo uno scritto che mi permette di capire come si possa vivere un'intera vita  tra quattro mura del monastero, nell'esperienza dell'amicizia, nell'umiltà, nella gioia in ricerca di un incontro pieno con Colui che è lo 'sposo'. Ovviamente le ringrazio. Quel 'finalmente'' con cui mi hanno fatto avere la loro testimonianza mi fa pensare che in fondo non ero dimenticato. Aspettavano  il momento buono.Vorrei dire lroro di tenermi presente, quando dal loro animo innamorata di Gesù, salirà la pre ghiera, quella parola che viene dall'anima e che rivela i pensieri più personali nel dialogo con Lui.

Aggiungo poi che ho gradito le due 'memorie' di Santa Teresa che allego.  Sto infatti leggendo l'autobiografia della santa, rimanendo tra l'altro sorpreso di venire a sapere che era una bella e ricca ragazza della grande borghesia spagnola. Sono stato a Avila, ho una documentazione completa, ho celebrato anche nella chiesa a Lei dedicata. Sopratuttto voglio capire  la sua straordinaria esperienza (finirò di leggere la voluminosa biogragfia scritta da Lei) mistica e la sua infaticabile opera di risanamento dell'ordine carmelitano. Poi...la 'mia' santa, Teresa Benedetta della croce che scelse, lei ebrea, filosofa, in ricerca della Verità', il Carmelo, mi aiuterà in questo momento dove intimo e profondo è il desiderio di 'vedere il volto di Dio' come canta l'antico salmo. Non so quanti visitando questo sito (sono oltre 180.000 gli accessi) si fermeranno alla pagina 'Le carmelitane' all'interno della pagina 'Edith Stein'). So però che quanto pubblicherò raccogliendo l'invito delle carmelitane di Ferrara a me molto care, sarà una 'presenza' che parlerà al cuore di chi si sarà fermato...qui! Grazie dunque a loro....

UNO SGUARDO NUOVO

Vivo da 25 anni al Carmelo di Ferrara e ogni volta che mi chiedono di raccontare com’è nata la mia vocazione faccio fatica ad esprimere ciò che mi è accaduto e rischio di dilungarmi in particolari che a me dicono molto, ma a chi ascolta sembrano poco significativi. Vorrei dunque esprimere in sintesi l’esperienza che ho avuto il dono di vivere: quella di un incontro “prepotente” che si è affacciato alla mia vita.

Come san Paolo, che dopo la sua conversione ha avuto bisogno di un po’ di giorni per recuperare la vista, così quando Gesù mi si è manifestato (ancora non so bene come?!!!) ho avuto bisogno di tempo… perché Lui ha cambiato il mio sguardo su me stessa, sulla vita, sugli altri!

Il modo in cui vedevo prima non valeva più…e non sapevo nemmeno come dovevo vedere… Dovevo solo aspettare che ogni elemento emergesse dalla nebbia e prendesse contorni nitidi. Una sola cosa capivo: vedevo con occhi nuovi, il cuore era libero dall’apatia, dall’insoddisfazione, dalla stanchezza di una ricerca senza un fine! La gioia mi urgeva dentro, una gioia che veniva dall’incontro con Gesù, che mi aveva liberata dai miei legacci interiori, facendomi sentire nuova…dentro!

Dice bene una canzone di don Stefano Colombo:

“TU, COSì VICINO,

TU, E UN UOMO NUOVO IO

RINASCO ORA,

UN UOMO UN PO’ PIU’ VERO

ACCANTO A TE”. (dal CD “Un po’ della mia fede”)

Mi sentivo un’altra perché sentivo Lui vicino, Lui amico e percepivo il suo prendermi per mano.

L’unica paura era tornare indietro, perdere questa libertà, questa gioia, questa nuova amicizia. Ma la sua fedeltà mi ha fatto andare avanti, fino a scoprire di voler fare come LUI: dare la vita!

Auguro a tanti di ricevere in dono uno sguardo nuovo!!!

Suor Mariagrazia della Trinità – carmelitana scalza

SANTA TERESA DI GESU’

PROFILO BIOGRAFICO

Avila (Spagna) 1536. Una giovane donna di ventun’anni bussa alla porta del monastero delle Carmelitane. Veste in modo elegante e raffinato. E’bella. Tutto le riesce bene. Non le manca nulla apparentemente. L’aspetta un brillante avvenire ed è guardata da tutti con ammirazione.

Ma ha sete, una sete profonda, che nessuna acqua al mondo è capace di soddisfare. Si è convinta che solo Gesù può donarle “l’acqua viva” che disseta. Era già capitato alla Samaritana e sembra ora un luogo comune: ma, davvero, d’allora in poi è capitato, e capita ancora, a milioni di persone.

E’ un amore che è nato, e cresce dentro di lei, irresistibile, praticando ciò che lei chiama orazione.

E altro non è che una conversazione intima d’amicizia, frequentemente promossa e sostenuta nel silenzio e nella solitudine, con Colui da cui sa di essere amata.

Questo Gesù, sempre più esigente e geloso, le fa capire di non più tollerare che il cuore di Teresa resti ancora troppo coinvolto con certe amicizie umane, che per quanto siano irreprensibili, occupano troppo il suo amore, impedendole di mettersi completamente a disposizione di Colui che non ha esitato a dare la sua vita per lei. E’necessario che la brillante Donna Teresa de Ahumada y Cepeda come la chiamano ancora nel monastero, diventi la bruciante tutta innamorata Teresa di Gesù. Ed è proprio ciò che capita un giorno di primavera del 1554, mentre prega davanti a un Cristo tutto coperto di piaghe. D’allora si sente addosso lo sguardo di Lui accorato e quasi implorante amore.

Da quel momento, la sua vita più non le appartiene, non è più sua, ma di Gesù in lei.

Eresie, scismi, e guerre affliggono la Chiesa in Europa. Fame, pestilenze, ignoranza... “quante anime si perdono”.

Che fare per arrestare questo disastro?

“Avrei dato mille volte la vita pur di salvare anche una sola di queste anime... Ma, essendo donna e imperfetta, mi vedevo impossibilitata a realizzare ciò che avrei voluto per la gloria di Dio. Il mio grande desiderio era, ed è tuttora, che, dato che Egli ha tanti nemici e così pochi amici, questi almeno Gli fossero devoti. Mi decisi dunque di fare quel poco che dipendeva da me: seguire i consigli evangelici con tutta la perfezione possibile e indurre a quest’impegno le religiose di questo monastero”.

Questo monastero è quello di San Giuseppe ad Avila, fondato un po’ fuori le mura il 24 agosto 1562e sarà seguito da altri, impostati sullo stesso modulo. Un modulo di vita rigorosamente evangelica, dove si pratica la povertà, la semplicità, il distacco, nella solitudine e nella preghiera, in comunione fraterna.

Per la realizzazione di un’opera così prodigiosa, Teresa trova un aiuto in un altro gigante di santità, San Giovanni della Croce, capofila del ramo maschile della riforma teresiana.

Come quest’ultimo, la Santa del Carmelo ci ha lasciato il suo pensiero e la sua grande e riconosciuta esperienza mistica in libri che sono considerati veri gioielli della letteratura spagnola e cristiana. L’orazione è l’argomento dominante, indispensabile per una seria, progressiva, esaltante esperienza di Dio.

Parte da una considerazione molto elementare: ciascuno di noi, fin dal Battesimo, porta in sé, nel profondo del proprio cuore, il Creatore del mondo, il Sole di Giustizia. Che ci pensiamo o no, che noi lo rifiutiamo o che l’amiamo, è Lui che ci dona la Vita e la Luce, è Lui che ci fa il dono di respirare e di cantare. Fare orazione è esporre la propria anima ai raggi di questo Sole per lasciarci da Lui riscaldare e illuminare.

Praticare tali autorevoli insegnamenti porta ad una trasformazione della propria vita.

Teresa di Gesù muore a sessantasette anni, consumata dalle fatiche per la fondazione dei suoi diciassette monasteri.

Prima di spirare esclama: “Signore mio e Sposo mio, è arrivata finalmente l’ora in cui potrò saziarmi di Te, che ho tanto  desiderato!”.

 

SANTA TERESA DI GESÙ

INSEGNA A PREGARE 

Teresa di Gesù ha scritto moltissimo sulla preghiera e tuttavia sembra allergica all’indicazione di un metodo pratico. Soltanto in alcuni momenti, sollecitata dalla richiesta delle sue monache, si lascia andare a qualche consiglio che riflette molto da vicino la sua esperienza di preghiera. Uno di questi testi preziosi si trova al capitolo 26 del Cammino di Perfezione, leggiamolo attentamente:

“Il segno della croce, l’esame di coscienza e la confessione dei peccati: si sa che queste devono essere le prime cose. Poi, siccome sei sola, procura di avere compagnia. E quale compagnia è meglio di quella del Maestro? (...) Immagina lo stesso Signore vicino a te, e guarda con quale amore e umiltà ti sta insegnando. Credimi: finché puoi, non stare senza un simile amico. Se ti abitui a tenertelo vicino, ed egli vede che lo fai con amore e vai cercando di fargli piacere, non potrai scrollartelo di dosso. Non ti verrà mai meno, ti aiuterà in tutte le tue difficoltà, l’avrai sempre con te dovunque. Credi che sia poca cosa un tale amico al tuo fianco? (...)

Voi, che non potete meditare molto o fermare il pensiero su qualcosa senza distrarvi, abituatevi, abituatevi a questo! So che lo potete fare, perché anch’io per molti anni ho sofferto di non poter riposare il pensiero su qualcosa, ed è molto penoso. Ma so anche che il Signore non ci lascia tanto soli, da non tenerci compagnia, se arriviamo a chiederglielo con umiltà. (...)Questo voglio dire: tu puoi abituarti a camminare in compagnia di questo vero Maestro.

Non ti chiedo ora di fissare troppo il pensiero su di lui, né di formulare molti concetti o di fare grandi e sublimi considerazioni con il tuo ragionamento; desidero solo che tu lo guardi. (...) Mai, figlia mia, lo Sposo distoglie i suoi occhi da te: non è bastato l’aver sopportato da parte tua mille infedeltà e abomini contro di lui perché tralasciasse di guardarti! E allora, cosa sarebbe mai distogliere lo sguardo dalle cose esteriori e guardarlo qualche volta? Guarda bene che non desidera altro che lo guardiamo, come dice alla sposa del Cantico (cfr. Ct 2,14); lo troverai nella misura in cui lo desideri. Tiene talmente in considerazione il nostro ritornare a guardarlo, che non lascerà nulla d’intentato.

Così dicono che deve essere una donna per dimostrarsi una buona moglie nei confronti di suo marito: se egli è triste, anch’ella deve mostrarsi triste; e gioiosa, se egli è nella gioia - anche se non lo è mai -! Questo con verità, senza finzione, fa il Signore con noi: si china verso il servo, e vuole che sia tu la padrona, per corrispondere alla tua volontà.

Se sei nella gioia, guardalo risorto: il solo immaginare com’è uscito dal sepolcro ti farà gioire. Con che splendore! Con che bellezza! Con che maestà! Che vittoria! Che gioia! Come chi è uscito talmente vittorioso da una battaglia, da conquistare un gran regno, e lo vuole donare tutto a te! E insieme vuole donarti se stesso! E allora, è gran cosa che tu di tanto in tanto alzi gli occhi per guardare Colui che tanto ti dona?

Se invece sei triste o in mezzo a qualche problema, guardalo sulla via del Giardino [degli olivi]. Che grande dolore si portava nel cuore, se lui stesso ne parla e se ne lamenta! Oppure guardalo legato alla colonna, pieno di dolori, con le carni a brandelli per il troppo grande amore: tanto patire, perseguitato dagli uni, sputacchiato dagli altri, rinnegato dai suoi amici, abbandonato da loro, senza nessuno che si preoccupi di lui, intirizzito dal freddo, lasciato così solo che potete consolarvi l’un l’altra. Oppure guardalo sotto il peso della croce, quando non gli permettevano neppure di respirare. E allora ti guarderà con occhi tanto belli e compassionevoli, pieni di lacrime, e dimenticherà i suoi dolori per consolare i tuoi, solamente perché vai da lui a consolarlo, e volgi il tuo capo per guardarlo.

OSignore del mondo, vero mio sposo!” -glipotrai dire, se ti si è intenerito il cuore vedendolo così, che non vorrai solo guardarlo, ma desidererai parlare con lui (non con preghiere o formule, ma per dirgli spontaneamente la pena del tuo cuore, una preghiera che egli ama enormemente) - “sei così bisognoso, mio Signore e mio bene, che desideri accogliere una povera compagnia come quella che io ti posso offrire? (...) Camminiamo insieme, Signore! Dovunque andrai, voglio venire; dove tu passerai, anch’io voglio passare”.

(...) Avvicinati a questo buon Maestro ben determinata ad imparare ciò che ti insegna, e Sua Maestà farà in modo che tu diventi un buon discepolo, né ti abbandonerà, se tu non lo abbandoni. Guarda le parole pronunciate da quella bocca divina, perché già dalla prima parola capirai l’amore che ha per te, e non è un dono da poco per il discepolo vedersi amato dal suo Maestro!” (C 26,1-10).

 Foto Le mura di Avila a Ávila - 550x370 - Autore: Redazione, foto 2 di 8

Le mura di Avila

SANTA TERESA DI GESU’

AMORE DI DIO, AMORE RECIPROCO

Bisogna disporsi all’incontro con Dio nel cuore della vita.

Teresa ci insegna un’orazione radicata nella vita concreta.

“Prima di parlarvi dell’interiore, cioè dell’orazione, dirò di alcune cose molto necessarie per quelle che vogliono battere questo cammino: tanto necessarie che con esse potranno molto progredire nel servizio di Dio anche senza essere grandi contemplative, mentre senza di esse nessuna potrà farlo. Mi fermerò a parlarvi di tre cose… la prima è l’amore reciproco; la seconda, il distacco da tutto ciò che è creato; la terza, l’autentica umiltà.” (Cammino di perfezione 4, 3-4)

Teresa possiede al più alto grado il dono di amare e di essere amata: è piena di fascino, ricca di un’affettività esuberante, di doti naturali; suscita la simpatia, l’affetto; ama far piacere. Sotto l’azione della grazia, questi doni naturali devono essere purificati e portati alla loro perfezione: Teresa deve divenire simile a Gesù nella carità fraterna.

Per Teresa, l’orazione è un’amicizia. Anche la carità fraterna è un’amicizia: è vivere l’amicizia di Dio nei confronti degli altri. Scrive: “Per noi la volontà di Dio non consiste che in due cose: nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo. Qui devono convergere tutti i nostri sforzi (…) Il segno più sicuro per conoscere se pratichiamo questi due precetti è vedere con quale perfezione osserviamo quello che riguarda il prossimo. Benché vi siano molti indizi per conoscere se amiamo Dio, tuttavia non possiamo mai esserne sicuri, mentre lo possiamo essere quanto all’amore del prossimo. Anzi, più vi vedrete innanzi nell’amore del prossimo, più lo sarete anche nell’amore di Dio: statene sicure” (Castello V.3,8)

Quali sono le caratteristiche di quest’amore fraterno? Come metterlo in pratica per spianare il cammino dell’orazione? Teresa invita le sue sorelle all’aiuto reciproco: secondo lei, bisogna saper entrare nei sentimenti dell’altra, condividere le sue gioie e soprattutto le sue anche più piccole difficoltà. “Tale è l’amore che vorrei vedere tra voi. Forse da principio non sarà tanto perfetto, ma il Signore lo verrà perfezionando. Cominciamo col ricorrere ai mezzi opportuni, e non preoccupatevi se va frammisto a qualche tenerezza naturale, perché se questa riguarda tutte indistintamente, non vi sarà di alcun danno. Sentire e mostrare tenerezza, essere sensibili alle pene e alle più piccole infermità delle sorelle è bene e a volte necessario. Può accadere talvolta che una cosa da nulla sia a una sorella di maggior tormento che non una prova assai grande, essendovi persone così impressionabili che s’inquietano per ogni piccola difficoltà. Ma non lasciate voi di compatirle, se siete di temperamento contrario. Può darsi che il Signore ci risparmi queste pene per darcene altre che a noi sembreranno pesanti, ma che le nostre sorelle stimeranno leggere. In queste cose non bisogna mai giudicare le altre da noi stesse: invece di considerarci in quelle circostanze in cui il Signore ci ha rese forti senza alcuna nostra fatica, consideriamoci in quelle in cui siamo state più deboli. Quest’avviso è assai importante e c’insegna come compatire le sorelle quando sono in angustia, sia pure per le più piccole cose.” (Cammino di perfezione 7,5-6)

E’ facile applicare questo accorgimento di Teresa ad ogni stato di vita: renderci prossimo all’altro come Gesù è stato. Condividere la vita, il lavoro, le gioie, le pene, lodare insieme il Signore è un aiuto potente nel cammino dell’orazione. Ci si sostiene l’un l’altro nell’amore, si coltivano una grande benevolenza, lo sguardo amico,  parole di stima verso gli altri, atti concreti a loro servizio.

 Foto Chiesa di Santa Teresa a Ávila - 550x398 - Autore: Redazione, foto 3 di 8

Chiesa di Santa Teresa ad Avila

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Domenica 1 marzo 2015

Ho davanti a me sulla scrivania del mio studio una copia de 'Il castello interiore' che tento di leggere avendo come guida Padre Antonio Maria Sicari,  ("Nel Castello interiore. di Santa Teresa d'Avila" edizioni Paoline) Leggo pochissime pagine quasi ogni giorno e cerco di addentrarmi nel castello della grande carmelitana. Intanto mi permetto di  immaginare il castello così come me lo trovo  descritto e disegnato in un sito carmelitano. Interessante. Sarà ovviamente mia premura poi cercare di chiarire le mie emozioni, i miei pensieri, il mio stupore e i miei desideri a mano a mano che...entro nel castello.

 

IL CASTELLO INTERIORE

(SANTA TERESA D’AVILA

Santa Teresa d’Avila inizia la sua opera, “Il castello interiore”, spiegando come la nostra anima assomiglia fortemente ad un prezioso e delicatissimo castello, formato da tante stanze e dentro al quale vi si accede solo mediante la preghiera e la meditazione, necessarie entrambe per avere un vero e piacevole dialogo con Dio. Da qui ci insegnerà alcuni trucchi che usa con noi il demonio, ma la bellezza vera di quest’opera sta soprattutto nel suo fluire semplice e chiaro, tipico di un’anima eletta.

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Lunedì 2 marzo 2015

Scende la sera di questo giorno 'inutile' (cfr. pensiero del giorno 6, in questo sito) Stavo chiudendo il computer quando mi sono ricordato di non aver consultato il sito di Radio Vaticana. Così l'ho aperto  e letto  velocemente.  Come sempre notizie dal mondo e prima ancora gli interventi di Papa Francesco.  C'era però una 'pagina' che mi ha incuriosito.Radio Vaticana   parlava di  Santa Teresa d'Avila. Da tempo sono in lettura delle opere della grande riformatrice del Carmelo: la sua autobiografia; "Libro della mia vita" e 'Il castello interiore', entrambi editi  dalle Paoline.  Una lettura impegnativa lo riconosco. Per questo mi sono servito di uno studio davvero molto 'ben fatto' di Padre Antonio Maria Sicari, un carmelitano che deve aver studiato sia la personalità di Santa Teresa d'Avila, come la sua spiritualità. Lo ringrazio anche perchè 'entro' nel castello interiore guidato dalle sue riflessioni. Sarei in difficoltà se non ci fosse questo suo lavoro: "Nel Castello interiore di Santa Teresa d'Avila", edito da Jaca Book con un'introduzione dedicata al confronto tra questa opera di Santa Teresa d'Avila e il romanzo di Kafka 'Il Castello'. L'introduzione  - L'inaccessibile castello. Da Franz Kafka a Santa Teresa". Proprio  questo interessante confronto mi ha spinto a leggere   'Il Castello' del grande scrittore praghese.  Ppichè Santa Teresa mi è 'vicina quotidianamente, ho letto con enorme piacere quanto scrive Radio Vaticana.

"A Roma Claudia Koll legge la vita di Santa Teresa d'Avila

. Per tre settimane  consecutive Claudia Koll, Giulio Base e Vincenzo Bocciarelli si alterneranno nella lettura delle agiografie scritte da padre Antonio Maria Sicari. Il servizio di Paolo Ondarza:

Festeggia 10 anni la rassegna Ritratti di Santi, appuntamento ormai tradizionale nella Quaresima romana. Questa sera Claudia Koll racconta la vita di Santa Teresa d’Avila, a 500 anni dalla nascita. Emozionante accostarsi alla mistica spagnola accanto alla scultura berniniana che la ritrae in estasi nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, confessa l’attrice:

R. - Per me è come fare un corso di esercizi spirituali perché leggendo e approfondendo il testo, anche direttamente durante la lettura al pubblico, percepisco qualcosa del santo. Ogni volta dico di sì a questa proposta che mi viene fatta proprio perché per me è motivo di crescita.

D. - C’è un aspetto che l’affascina particolarmente di Santa Teresa d’Avila?

R. - Sicuramente l’intelligenza spirituale, partendo anche dal desiderio che aveva fin da bambina di conoscere Dio.

D. - Ritratti di Santi, riproponendo le vite di questi giganti della fede, le attualizza, offrendole in particolare ai giovani, con i quali lei è in costante rapporto nell’accademia che dirige. Sono attratti dai santi?

R. – Sono dei modelli importanti anche per i giovani. Ho visto che quando si studia un personaggio in accademia, si riceve qualcosa da quel personaggio. Se la persona, il personaggio è positivo lascia nel cuore dell’attore dei segni positivi; se chiaramente è un personaggio negativo trasmette della negatività. Ho visto, ad esempio, un ragazzo che aveva problemi di relazioni affettive crescere attraverso il personaggio che interpretava, mentre ho visto il peso che si porta dento un attore quando interpreta un personaggio negativo. Allora, dagli americani abbiamo imparato questo metodo di mettere l’attore di fronte ad una sedia vuota, dialogare con il personaggio e prendere le distanze da questo personaggio negativo proprio per non assorbire i suoi comportamenti, i suoi pensieri negativi …

D. – La sua vicinanza ai giovani che sta raccontato, è bene ricordarlo, avviene in un contesto accademico molto particolare, molto diverso dalle tradizionali accademie …

R. – Sì, la Star Rose Academy è un’accademia fondata dalle Suore Orsoline della Sacra Famiglia che hanno creduto nel progetto di portare la fede nell’arte. L’accademia è ispirata alla Lettera agli artisti di Giovanni Paolo II, dove c’è questa consapevolezza che l’artista ha una vocazione; è una chiamata anche da parte di Dio quella di essere un artista che porta la bellezza, la gioia, la speranza, la luce nel mondo. Quindi è un progetto ambizioso dove i ragazzi vengono formati in tutte le arti: a cantare, a danzare, a recitare e a impegnarsi ad entrare nel mondo dello spettacolo portando la luce e la bellezza della fede. E’ un impegno ambizioso perché non facile: bisogna avere un po’ della follia di chi è innamorato di Dio. Noi abbiamo delle esperienza belle, forti in accademia.

D. - Ci sono alcune letture che hanno cambiato la sua vita?

R. – Sicuramente il Diario di Santa Faustina. Bisogna dire innanzitutto che è il Signore che cambia il cuore delle persone. Però sicuramene leggendo “Storia di un’anima” di Santa Teresina, ho compreso che dovevo fare un cammino di spoliazione di tante maschere per diventare sempre più semplice davanti a Dio per lasciarmi plasmare da lui. E quindi “Storia di un’anima” è stata la prima lettura importante che ho fatto, chiaramente dopo il Vangelo, la Parola di Dio che è lampada ai nostri passi. Successivamente il Diario di Santa Faustina, che continua a stupirmi per la sua profondità di esperienza: una donna chiamata dal Signore a fare un percorso importante sulla misericordia che ci ha consegnato nel suo diario. Il terzo santo che io desidero conoscere ed approfondire è proprio Santa Teresa D’Avila, Teresa la grande.

D. - Sarà dunque una serata particolarmente significativa questa …

R. - Per me sì, e spero anche per gli altri.

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