Sala Gandini: Il cardinal Rylko con le autorità della c

Dopo una bellissima testimonianza su Giovanni Paolo II la foto ricordo....

In Sala Gandini, la seradel 20 Giugno 2013

Il sindaco Mariani consegna al Cardinale 'il memoriale' della città

Sala delle conferenze al Circolo San Giuseppe

In visita alla bella Mostra su Giovanni Paolo II. Il Cardinale posa davanti al busto del Papa opera di un seregnese

In casa di Monsignore

Da sinistra: Mons. Hanna, Don Pino, ilCardinal Rylko!

Il Cardinale in visita alla Mostra

Una esposizione storica interessante e completa, arredata...anche dai froncoobolli di Renato, eccezzionali!

S. Eminenza il cardinale Stanislao Rylko, nella sacristia della Basilica di Seregno in attesa di celebrare la memoria della visita del Santo Padre il Papa Giovanni Paolo II alla città.

In Casa di Monsignor Molinari

Mons. Hanna e Mons Rylko assieme a Don Pino

Davati all'ingressso della casa di Monsignore

Monsignor Molinari con il cardinal Rylko e S. Ecc.za Mons Hanna vescovo maronita di Beirut

'Assieme'...prima della Messa

In sacristia della Basilica in attesa di iniziare la solenne liturgia della memoria dell'evento della venuta di Giovanni Paolo II in Seregno

In casa di Don Pino

Don Ferdinando parroco di Villasanta Don Pino, Il Cardinal Rylko, S. Ecc.za Mons. Hanna...un bel gruppo!

In sacristia con Mons. Molinari e Don Giuseppe Villa

Un foto chedocumenta la serenità di Don Giuseppe che è stato chiamato alla casa del Padre Venerdì scorso nella notte mentre era in vacanza a San Bartolomeo in Ligu

Momenti di vita di un prete

Nel 'mio' eremo

attento alle vicende pastorali della Chiesa in Seregno

Pagina in allestimento

Dalla Chiesa in Milano alla Chiesa che sta in Seregno, porzione della grande diocesi di S. Ambrogio. Ci sono appena arrivato. Mancava circa un mese quando alla fine agosto del 2011sarebbe terminato  il mandato ricevuto nel 1995 dall'allora arcivescovo Martini: parroco della parrocchia  centrale di Lissone, dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo. Il Viacario del tempo mi faceva premura. Per la verità cercava di farmi coraggio ben sapendo che l'entrare nel tempo del pensionamento anche per un prete è un evento di vita sconosciuto, in parte temuto anche se interiormente ci si poteva e doveva preparare.

 

Facciata

Comunque ancora pochi giorni e poi avrei lasciato la mia comunità alla quale ho dato tutto quello che potevo come prete e come 'amico'. Ma non sapevo dove sarei finito. Il Vicario. Mons. Cattaneo, mi aveva proposto un'appartamnto a Cesano Maderno. Rifiutai perchè avevo chiesto di potermi avvicinare  a mia sorella disabile, non avendo nessun'altra persona della famiglia che potesse seguirla. Sono andati tutti in Paradiso....Qualche nipote...ma dovevano pensare al loro futuro. C'ero io. Per questo  umilmente e con fiducia ho chiesto di poter ...finire in un piccolo appartamento fuori Lissone, il più vicino a mia sorella. Mi suggerì di andare in S. Valeria a Seregno.  Non potevo ovviamente rifiutare. Ma da un colloquio con l'allora Prevosto seppi che non era possibile, e a ragione. Dovevo cercare ancora altrove...Mancavano davvero pochi giorni. Fu Mons. Motta a suggerirmi di passare al Lazzaretto (la parrocchia dove nel 1958 ho iniziato il mio ministero pastorale!) dove c'era l'appartamento delle suore libero. Ho incontrato Don Giovanni Olgiati il responsabile della comunità pastorale 'San Luca"che mi portò in visita all'appartamento. Davvero carino anche se piccolo....Invitai lui e i suoi preti a farmi visita a Lissone dove si resero conto che venendo avrei dovuto alienare tutto quello che avevo, in particolare la mia 'amata e preziosa biblioteca'.Seppi poi che ne parlarono al Vicario e con un gesto straordinariamente grande decisero di 'allargare' la casa dandomi un'aula della vicina scuola,ora sfitta anch'essa. Ne risultò uno splendido 'eremo':la Provvidenza aveva fatto in modo di essere vicino a mia sorella e nel contempo mi concedeva di passare  l'ultima parte della mia vita nella preghiera, nello studio, nella lettura cercando comunqune di essere utile alla comunità del Lazzaretto...soprattutto attento a non dare fastidio.....

Ancora una volta il mio 'grazie' a Don Giovanni,  è carico di commozione: la sua liberalità e soprattutto la sua attenzione ai confratelli (Don Giovanni è un buono!) lo hanno condotto a donarmi n 'luogo di vita' ospitale, accogliente, luminoso.....

Ed ora sono qui da mesi con la 'mia principessa', Rachele, una cugina che tutto ha lasciato per stare con me fin dai tempi di Garbagnate Milanese. Anche Lei è un dono del Signore a un suo prete!.

Vedo la bella chiesa costruita da Don Giovanni Ferrè, vedo l'oratorio con i preziosi e curati campi di gioco, seguiti appassionatamente da Don Sergio Loforese, un prete dal sorriso sereno anche quando non sta bene,  al quale nulla sfugge, amante della sua Chiesa sempre  in ordine, ariosa e pulita, ordinata con una precisione 'svizzera'....Vedo i 'piccoli' della scuola naterna che 'vivono'la loro giornata proprio sotto il mio appartamento (Via A. Grandi, 7). Uno spettacolo di gioia. Li incontro sovente poichè le maestre mi invitanoa parlare ai piccoli cercando di spiegare i grandi misteri della fede cristiana...Si gioca nei bellissimi campi fino a tarda sera. Non manca nulla in questa comunità sotto la saggia guida di un pastore dal cuore grande per la verità un poco brontolone, ma sempre delicato verso tutti.

Ho chiesto a un carissimo mio amico, tecnico della comunicazione, di regalarmi un video da allegare a questa pagina. A Gianni, il 'mio' personale fotografo, amico fedele, di fare alcune foto che verrano messe in uno o più slideshow.

Qualcuno potrebbe rimproverarmi per queste confidenze....Sono eventi personali, è vero. Ma ogni esperienza 'umana' viene raccolta quando si cerca di conoscere da vicino una persona: così sono le biografie. Non ci sarà che scriverà qualcosa su di me, ma chi leggerà queste confidenze potrà riconoscere  tra riga e riga la mia serenità in questi eventi vissuti ...'in attesa' e ora 'realmente!

Per ora, nel raccontarmi, mi fermo qui....Appena avrò disponibili fotografie e video continuerò...le 'confidenze'.

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UNA 'STORICA VISITA' ALLA CHIESA DI SEREGNO

IL CARD. RYLKO TORNA A SEREGNO DOPO QUASI QUARANT'ANNI

Mons. Molinari, prevosto della città, era desideroso di rivivere un avvenimento che la città ricorda ancora oggi, a distanza di 30 anni, con vivissma emozione: la visita del Santo Padre GiovanniPaolo II, a Milano per il Congresso eucaristico nazionale.

Un giorno mi chiese di sentire se per quel giorno il 21 maggio 2013 ( memoria del giorno della visita del Papa) era disponibile a presiedere la liturgia della memoria un 'figlio prediletto' del Papa, S Eminenza il cardinal Rylko oggi presidente del Pontificio Consiglio dei laici.  Monsignore Molinari sapeva che avevo una stretta amicizia con il cardinale a motivo della sua lunga permanenza in Seregno ospite dell'allora prevosto, Mons. Luigi Gandini.

Mi chiese di raggiungere telefonicamente il cardinale per informarsi della sua disponibilità a venire a Seregno per quella data. Lo raggiunsi con una telefonata. E me lo sento gridare al telefono: "...Don Pino........" e quando seppe il motivo della mia telefonata mi chiese di attendere, ma ero sicuro che non avrebbe lasciato passare l'occasione per tornare a vedere la città che lo ebbe ospite....Ma gli dissi allora che il dialogo doveva svolgersi tra Lui e il Prevosto. E così avvenne. Tutto fu deciso: il lunedì 20 maggio sarebbe arrivato a Linate, nel pomeriggio sarebbe andato in visita alla città dei ...suoi giorni, la Seregno di oggi; a sera, dopo cena in Sala Gandini una conferenza che pubblico su questo sito interamente,. Il mattino successivo  era libero e a mezzogiorno l'incontro con il prebisterio della città. Infine alle 18 la S. Messa nella memoria dell'evento antico, la visita di Giovanni Paolo II. Ci sarebbe stato poi in Basilica un concerto dopo una visita alla Mostra allestita presso il Circolo San Giuseppe sulla storica venuta del Papa . Il programma era pieno.

Nel contempo era successo che S. Ecc.za Mons. Hanna vescovo maronita del Libano, docente a Roma, desiderava passare da me amico intimo da oltre trent'anni, almeno una giornata. Una cooincidenza davvero emozionante: avevo in casa mia due presuli, due amici..la mia gioia era davvero grande anche a motivo della 'memoria' di un passato che quasi improvvisamente diventava un presente inatteso. Bene: ci saranno entrambi. E la gioia della comunità sarà ancora più grande.

Andai personalmente a Linate ad accogliere il presule. Con Monsignore Molinari, l'eccellenza  Hanna Alwan rimasi a pranzo con Sua Eminenza in un ristorante tipico della nostra Brianza.Tutto si svolse come da programma.  La conferenza della sera del Lunedì 20 maggio ha visto una buona presenza.  Il sindaco presente ha donato una 'memoria' della città al Cardinale e a Mos. Hanna. Il testo della conferenza è qui riportato. La mattinata del 21 ci vide al 'Ghisallo' dove visitammo l'interessante museo mondiale dei ciclisti.Passammo per Bellagio splendida cittadina sul lago per raggiungere quindi la casa Prepositurale dove erano in attesa i sacerdoti per il pranzo. Nel pomeriggio un breve tempo di riposo e poi subito in Basilica dove si tenne la concelebrazione eucaristica della memoria. Un salto alla Mostra del Circolo San Giuseppe e quindi una frugale cena in Casa di Monsignore. E' sembrato opportuno non chiedere al Cardinale di presenziare al Concerto in Basilica, anche se molte persone sono rimaste un poco deluse.....

La notte in casa mia...e al mattino presto all'aeroporto. S. Eminenza il Cardinale Rylko tornava a Roma. Seppi poi che ringraziò Mons. Molinari della gioia che gli aveva  procurato con il suo invito...Una telefonata qualche giorno dopo mi intrattenne in confidenze....Un evento, una testimonianza, una memoria, una intima gioia...

  

XXX anniversario della visita
del Beato Giovanni Paolo II a Seregno
 

Seregno, 20 maggio 2013

 

Beato Giovanni Paolo II: il Papa chiamato a introdurre la Chiesa nel terzo millennio

1. Di Giovanni Paolo II si è scritto molto e molto si è parlato. Ed è stupefacente che, in tempi in cui l’attualità e l’attenzione che suscita si consumano nel giro di ventiquattr’ore, non accenni invece a spegnersi l’interesse per la sua persona. Il numero delle sue biografie, apparse in più lingue e scritte da cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, è sorprendente. E vastissima è la bibliografia degli studi dedicati al suo magistero.

 

Egli è stato un’autorità morale unica e punto fermo di riferimento per un’umanità disorientata da un drammatico relativismo in materia di valori e verità, in preda a uno spaventoso smarrimento spirituale, alla disperata ricerca di un senso. È riuscito a dare al papato dei nostri tempi una dimensione universale e planetaria, che oltrepassa i confini di Stati e continenti. Intrepido difensore dell’uomo, dei suoi diritti inalienabili – a cominciare dal fondamentale diritto alla vita –, della famiglia ai nostri giorni minacciata da più parti, Karol Wojtyła si è prodigato perché l’Europa tornasse finalmente a respirare con i suoi due polmoni, divenendo l’artefice della “primavera della libertà” nei Paesi dell’Europa centro-orientale per lunghi anni oppressi dal sistema totalitario del comunismo ateo. Buon samaritano, si chinava con amore sulle piaghe e sulle ferite dell’uomo, facendosi voce di chi non ha voce. La sua storia personale lo aveva reso compagno degli operai, di cui conosceva il duro lavoro e la fatica. Interlocutore esigente dei politici, degli intellettuali, degli scienziati del nostro tempo, egli è stato amico sensibile dei piccoli, dei deboli, dei poveri, degli emarginati, dei malati, di quanti sono nella sofferenza. Padre e fratello di tutti, tutti richiamava instancabilmente alla giustizia, alla solidarietà, al perdono e alla misericordia. Coraggioso operatore di pace in un mondo dove miseria e ingiustizie si accompagnano all’odio, alla violenza, alle guerre. Papa osannato dalle grandi folle che in tutti i continenti si radunavano attorno a lui per ascoltarne la parola e, al tempo stesso, Papa contestato per il suo coraggio di annunciare verità controcorrente, di screditare mode e tendenze dominanti, di denunciare il male ovunque si annidasse. Grande profeta dei nostri tempi e Papa scomodo, perché – come ogni profeta – provocatorio segno di contraddizione. Nell’era in cui l’immagine è diventata un business e in un mondo che idolatra la forma fisica e l’eterna giovinezza, che rincorre l’efficienza e il successo, che rifiuta e rimuove la realtà della vecchiaia, della malattia, della sofferenza e della morte, Giovanni Paolo II ha messo coraggiosamente sotto gli occhi di tutti la sua vecchiaia, la sua malattia, la sua sofferenza e alla fine la sua morte. E in questo messaggio che diceva del valore e della dignità della vita umana in ogni sua stagione, le nostre società, cieche e schiave del fitness, hanno letto l’ennesima provocazione. Scriveva Rex Murphy, un opinionista canadese della CBC: «Giovanni Paolo II è il leader più politicamente scorretto della scena mondiale e, secondo gran parte dei progressisti, sta sempre dalla parte sbagliata. Di volta in volta è il patriarca di una gerarchia intramontabile, l’antimateria del femminismo, l’uomo che ha mostrato i denti dinanzi a ogni riforma “modernista” [...]. Egli è stupendamente, irrimediabilmente, politicamente scorretto. Ma ciò è del tutto irrilevante. Perché nell’uomo c’è qualcosa di più forte delle mode, qualcosa di più profondo delle correnti di pensiero che fanno tendenza, ed è una lucidità che non si piega ai tempi».

Dotato di una personalità forte, poliedrica e affascinante, Giovanni Paolo II è stato un contemplativo, un mistico immerso nella vita di preghiera e un uomo d’azione sensibile alle questioni più scottanti; grande comunicatore e uomo dei media; intellettuale, filosofo e sportivo innamorato della natura, della montagna, dello sci; teologo che esplorava il mistero di Dio e pastore vicino alla gente e attento ai problemi quotidiani delle persone; uomo di pensiero e poeta che avvertiva, irresistibile, il bisogno di addentrarsi negli abissi del Mistero.

2. Il giornalista e saggista francese André Frossard descriveva così il giorno dell’inaugurazione del suo pontificato: «Quel giorno di ottobre in cui apparve per la prima volta sulla scalinata di San Pietro con un grande crocifisso piantato dinanzi, che reggeva con entrambe le mani come una spada, quando le sue prime parole “Non abbiate paura!” risuonarono nella piazza, in quello stesso momento tutti capirono che qualcosa si era mosso in Cielo e che, dopo l’uomo di buona volontà che aveva aperto il Concilio [Giovanni XXIII], dopo il grande dello spirito che lo aveva chiuso [Paolo VI], dopo un intermezzo dolce e fuggitivo come passaggio di colomba [Giovanni Paolo I], Dio ci inviava un testimone. Si sapeva che veniva dalla Polonia. Io avevo piuttosto l’impressione che avesse lasciato le reti sulle rive di qualche lago e che sulle orme dell’apostolo Pietro fosse arrivato direttamente dalla Galilea. Mai mi ero sentito così vicino al Vangelo. Perché, senza ombra di dubbio, quel “Non abbiate paura!” era rivolto a un mondo dove l’uomo ha paura dell’uomo, paura della vita come e forse più che della morte, paura delle folli energie che tiene prigioniere, paura di tutto, di niente e a volte della sua stessa paura».[1] Con toccante maestria e parole di rara densità spirituale Frossard porta a galla in questo passo la dimensione più profonda della personalità di Karol Wojtyła, grande testimone della fede in tempi che vedono dilagare secolarizzazione e modelli di vita senza Dio, in un mondo nel quale gli uomini vivono come se Dio non ci fosse – testimone fino all’effusione del sangue, in quell’inaudito attentato del 13 maggio 1981 a piazza San Pietro. E grande testimone della speranza in mezzo a una umanità che cerca disperatamente ragioni per vivere. «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32). È questa la missione affidata da Cristo a Pietro e ai suoi Successori. A quante persone in tutti i continenti Giovanni Paolo II ha ridato il coraggio di credere e di sperare! Quanti, nei quasi ventisette anni del suo pontificato, egli ha guidato alla scoperta di Cristo, unica e definitiva risposta alle domande più profonde del cuore umano: la domanda di felicità, la domanda di verità, la domanda di senso! Quanti cristiani ha aiutato a liberarsi da falsi complessi di inferiorità nei confronti della cultura postmoderna e a vivere il Vangelo! La sua fede e la sua speranza si sono stagliate come certezze incrollabili e hanno scosso le coscienze.

Questo Papa, per il quale il Concilio Vaticano II – ai cui lavori partecipò attivamente – costituiva la bussola della vita della Chiesa del terzo millennio, è stato un instancabile pellegrino del Vangelo attraverso tutti i continenti: sono stati 104 i suoi viaggi apostolici, 135 i Paesi visitati, circa 2.500 i discorsi pronunciati, 600 i giorni passati in viaggio, circa 1.200.000 i chilometri percorsi. A milioni di persone si è rivolto nelle loro lingue e milioni di persone lo hanno potuto avvicinare, gli hanno potuto parlare... Grande catechista delle udienze del mercoledì, autore di 14 encicliche, dalla Redemptor hominis alla Ecclesia de Eucaristia, di 14 esortazioni apostoliche postsinodali, di innumerevoli discorsi. Convinto promotore della collegialità episcopale, ha convocato 15 Sinodi. Ardentemente teso verso l’unità dei cristiani, Giovanni Paolo II è stato il Papa che ha aperto con determinazione orizzonti nuovi pure al dialogo con gli ebrei – nostri “fratelli maggiori” – e che, con i memorabili incontri di Assisi, ha dato un impulso forte al dialogo con le religioni non cristiane.

 

Tra le grandi priorità del suo ministero pastorale, i giovani, con i quali ebbe un rapporto vivacissimo iniziato il giorno stesso dell’inaugurazione del suo pontificato, quando diceva loro: «Voi siete l’avvenire del mondo, voi siete la speranza della Chiesa, voi siete la mia speranza». Un confronto che ha prodotto frutti di straordinaria portata, come le Giornate Mondiali della Gioventù, alle quali si deve la nascita di una generazione nuova di giovani che l’hanno ascoltato e l’hanno seguito come maestro e come amico: la “generazione di Giovanni Paolo II”, le sue “sentinelle del mattino”. E che dire della nuova stagione aggregativa dei fedeli laici?[2] Papa Wojtyła fu tra i primi a individuare nella fioritura di movimenti ecclesiali e di nuove comunità nella Chiesa postconciliare un provvidenziale intervento dello Spirito Santo, un dono prezioso da non sprecare, uno strumento di straordinaria efficacia per l’opera della nuova evangelizzazione.

Molto significativo quanto ha scritto su “30 Giorni” Marco Politi, un giornalista al di sopra di ogni sospetto di confessionalismo: «Karol Wojtyła, in primis, ha dimostrato con la parola, i gesti, la testimonianza che la fede è qualcosa di attuale e presente. Non è residuo del passato o roba da bigotti. È materia palpitante del vivere contemporaneo, perché proprio gli uomini, le donne e i giovani d’oggi cercano – spesso disperatamente – un senso da dare all’esistenza [...]. Conta il fatto che Giovanni Paolo II abbia riportato la fede in gioco e abbia ridato slancio a chi nella comunità dei credenti era ed è pronto a fare la sua parte nel portare la Buona Novella. Qualcuno all’inizio ha sorriso per la frenesia dei suoi viaggi, per le cerimonie infarcite di danze, canti, urla, applausi e coreografie un po’ kitsch. Ma presto si è capito che c’era un disegno semplice ed efficace nella tela infinita dei suoi spostamenti. Cercando le comunità cristiane in ogni angolo del globo, dando loro “voce” e visibilità, fosse pure per pochi giorni, mettendosi con loro a tu per tu, Giovanni Paolo II ha dato al miliardo e passa di cattolici di cinque continenti un forte senso di appartenenza, uno spirito di condivisione del destino del “popolo di Dio” che un papato sequestrato negli appartamenti vaticani non avrebbe potuto offrire».[3]

3. A onta di tratti iniziali di certo trionfalismo (papa Wojtyła superstar!) – tutt’altro che cercato – quello di Giovanni Paolo II è stato un pontificato drammaticamente segnato dal mistero della Croce, la verifica evangelica più sicura: l’attentato, l’infermità, la sofferenza, la debolezza e la dipendenza della vecchiaia. Un “atleta di Dio” costretto infine all’immobilità e un grande maestro della parola reso muto e costretto a un silenzio che diventò parola ancora più forte. Segnato dalla croce, fu apostolo della Divina Misericordia. E la sua morte, avvenuta proprio alla vigilia della solennità della Divina Misericordia da lui stesso voluta e istituita, non fu certo pura coincidenza. Il Beato Giovanni Paolo II ci ha lasciato una testimonianza luminosa di che cosa sia una vita vissuta in tutte le sue stagioni all’insegna di una fede incrollabile.

Egli è stato un Papa amato dal popolo perché sempre vicino all’uomo – specialmente all’uomo sofferente e povero – come padre, fratello e amico. Ancora in vita da molti considerato santo, in tanti si affidavano alle sue preghiere per le loro necessità. Ma la sua santità, confermata dal suo successore Benedetto XVI con l’atto di beatificazione il 1 maggio 2011 – non si lascia incapsulare nei rigidi schemi di una certa agiografia superficiale che tende a sostituire monumenti marmorei a uomini veri in carne e ossa. Karol Wojtyła era un uomo pieno di gioia di vivere, che amava la natura, lo sport, l’arte, che ha saputo coltivare amicizie durante una vita intera. La sua santità stava dentro una umanità piena, non intimidiva, non creava distanze, ma attirava e seduceva perché rendeva Dio più che mai vicino all’uomo, alla sua storia e alla sua quotidianità. La gente lo amava per questa speranza che egli aveva saputo restituire a tanta umanità del nostro tempo. E l’espressione più alta e toccante di questo amore è stata la preghiera corale che lo ha accompagnato nel suo ritorno alla casa del Padre, innalzandosi a Dio da tutti gli angoli della terra come un abbraccio della famiglia umana, per la quale egli era diventato luminoso punto di riferimento. E poi i suoi funerali. Ricordiamo tutti le interminabili schiere di credenti e non credenti, di ogni età e strato sociale, giunti a Roma da ogni dove per rendergli l’ultimo saluto dopo ore e ore di attesa: l’ultimo saluto a un amico carissimo, a un padre.

4. Tutto quanto detto fin qui prova la straordinaria ricchezza del suo pontificato e lo spessore degli eventi che lo hanno accompagnato. Ma, esiste una chiave ermeneutica generale, una linea guida che possa dare unità alla nostra lettura dei quasi ventisette anni di ministero petrino del Beato Giovanni Paolo II? Ebbene, questa chiave esiste ed è l’Anno 2000, il Grande Giubileo della Redenzione, un punto di riferimento costante nella vita di questo Pontefice. Fin dall’inizio, il suo ministero di Pastore universale della Chiesa è stato orientato a questa grande scadenza: la fine del secondo millennio dell’era cristiana e l’inizio del terzo. E, come egli stesso ebbe a rivelare, in proposito erano state profetiche le parole del cardinale Stefan Wyszynski, primate di Polonia, che proprio alla vigilia del 16 ottobre 1978, quando ormai la candidatura dell’Arcivescovo di Cracovia stava prendendo quota, gli aveva detto: «Se ti eleggono, non rifiutare». Per aggiungere, subito dopo l’elezione: «Tu condurrai la Chiesa nel nuovo millennio». Ma l’orizzonte del nuovo millennio era presente nel pensiero di Karol Wojtyła ancora prima. Ecco, come egli concludeva gli esercizi spirituali predicati nel 1976 a papa Paolo VI e alla Curia romana: «Siamo già entrati, con la fine dell’Anno Santo 1975, nell’ultimo venticinquennio del secondo millennio dopo Cristo, nuovo Avvento della Chiesa e dell’umanità. Tempo di attesa e insieme di una decisiva tentazione; in qualche modo sempre la stessa, che conosciamo dal terzo capitolo della Genesi, però in un senso sempre più radicale. Tempo di grande prova, ma anche di grande speranza. Proprio per questo tempo ci è stato dato il segno: Cristo, “segno di contraddizione” (Lc 2,34). E la donna vestita di sole: “Segno grandioso nel cielo” (cfr. Ap 12,1)».[4] Anche queste, parole profetiche. Come poteva prevedere l’allora arcivescovo di Cracovia che sarebbe stato proprio lui ad aprire la Porta Santa del Grande Giubileo a San Pietro nell’anno 2000? Davvero, possiamo esclamare con l’Apostolo: «O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie» (Rm 11,33)

Dati i precedenti, non sorprende che la Redemptor hominis, la prima enciclica di Giovanni Paolo II, l’enciclica programmatica del suo pontificato, inizi con queste parole: «Il Redentore dell’uomo, Gesù Cristo, è centro del cosmo e della storia. A lui si rivolgono il mio pensiero e il mio cuore in questa ora solenne, che la Chiesa e l’intera famiglia dell’umanità contemporanea stanno vivendo. Infatti, questo tempo, nel quale Dio per un suo arcano disegno, dopo il prediletto predecessore Giovanni Paolo I, mi ha affidato il servizio universale collegato con la cattedra di San Pietro a Roma, è già molto vicino all’anno duemila. È difficile dire, in questo momento, che cosa quell’anno segnerà sul quadrante della storia umana, e come esso sarà per i singoli popoli, nazioni, paesi e continenti, benché sin d’ora si tenti di prevedere taluni eventi. Per la Chiesa, per il Popolo di Dio, che si è esteso – sia pure in modo diseguale – fino ai più lontani confini della terra, quell’anno sarà l’anno di un gran Giubileo. Ci stiamo ormai avvicinando a tale data che – pur rispettando tutte le correzioni dovute all’esattezza cronologica – ci ricorderà e in modo particolare rinnoverà la consapevolezza della verità chiave della fede, espressa da san Giovanni agli inizi del suo Vangelo: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14)».[5] Come non rimanere stupiti rileggendo queste parole oggi? Il Grande Giubileo – vera pietra miliare nella vita della Chiesa – è stato per papa Wojtyła un preciso programma pastorale che egli seguirà sin dall’inizio del suo ministero petrino e che ha conferito una straordinaria organicità, coerenza e unità al suo lungo pontificato.

5. Nella lettera apostolica Tertio millennio adveniente è lo stesso Pontefice a fornire la lettura, secondo la chiave ermeneutica del Grande Giubileo del 2000, e del suo pontificato e della storia della Chiesa nel XX secolo. E lo fa, dimostrando che la storia non è un insieme confuso di avvenimenti casuali. Giovanni Paolo II invita a guardare alla storia piuttosto come a un mosaico nel quale ogni singolo tassello ha il suo preciso significato e, non senza sorprenderci, ci fa vedere che il filo conduttore di eventi apparentemente scollegati tra loro – il loro stesso epicentro – è Cristo. Ecco perché l’Anno 2000 non ha segnato in alcun modo, come alcuni temevano, il ritorno ciclico di uno spirito millenaristico manifestatosi varie volte nella storia della Chiesa, ma è stato bensì espressione viva di una modalità profondamente cristiana di vivere la storia e il tempo, che affonda le sue radici nel mistero dell’Incarnazione.

«Ogni giubileo – ha scritto Giovanni Paolo II – è preparato nella storia della Chiesa dalla divina Provvidenza. [...]. Convinti di ciò [...] ci volgiamo con sguardo di fede a questo nostro secolo, cercandovi ciò che rende testimonianza non solo alla storia dell’uomo, ma anche all’intervento divino nelle storie umane».[6] In questa prospettiva, il Papa parla del Concilio Vaticano II come di «un contributo significativo alla preparazione di quella nuova primavera di vita cristiana che dovrà essere rivelata dal Grande Giubileo».[7] Ma in questo processo entrano anche i pontefici del Novecento, ciascuno dei quali ha dato il proprio contributo nell’affrontare la grande sfida di “ricapitolare tutto in Cristo”; i Sinodi dei Vescovi del dopo Concilio e la celebrazione degli Anni Santi. Giovanni Paolo II non dimentica neppure i Giubilei locali o regionali che celebrano tappe significative nella storia della salvezza dei diversi popoli. «Vista in questa luce – egli ribadiva – tutta la storia cristiana ci appare come un unico fiume, al quale molti affluenti recano le loro acque. L’Anno 2000 ci invita ad incontrarci con rinnovata fedeltà e con approfondita comunione sulle sponde di questo grande fiume: il fiume della Rivelazione, del cristianesimo e della Chiesa, che scorre attraverso la storia dell’umanità a partire dall’evento accaduto a Nazaret, e poi a Betlemme duemila anni fa».[8]

In questo processo entrano, infine, lui stesso e il suo pontificato. Tutto il suo operato, i suoi grandi progetti pastorali, il suo insegnamento, i suoi viaggi apostolici “fino ai confini della terra” – tutto trova il suo senso pieno e il principio unificatore nel kairòs del Grande Giubileo dell’Anno 2000, del quale Giovanni Paolo II preparò il programma nei minimi dettagli attraverso un itinerario trinitario triennale – dedicato a Cristo, allo Spirito Santo e a Dio Padre. Le assemblee dei Sinodi continentali aiutarono a coinvolgere attivamente le Chiese locali nella preparazione del Giubileo. La lettera apostolica Tertio millennio adveniente, documento provvidenziale, penetrò così in modo capillare nel tessuto vivo della Chiesa.

Le stesse celebrazioni del Grande Giubileo – che il Papa, nonostante il precario stato di salute, volle presiedere personalmente, dando un esempio luminoso di coraggio e di speranza – superarono le aspettative più audaci. Fu davvero un “anno di grazia del Signore” per tutta la Chiesa, che ha varcato la soglia del nuovo millennio rinvigorita dall’influsso potente dello Spirito Santo.

6. Il Grande Giubileo, dono immenso per la Chiesa, ci ha stupiti tutti per i frutti spirituali generati nella vita delle comunità ecclesiali e delle singole persone. È stata l’epifania di una Chiesa viva che guarda al futuro con fiducia e coraggio. E il Papa, con la Novo millennio ineunte, intervenne ancora una volta per aiutarci ad approfondire la consapevolezza del dono ricevuto, della sua grandezza, della responsabilità di non sprecarlo. Nel pensiero di Giovanni Paolo II, il Giubileo non andava vissuto solo «come memoria del passato, ma come profezia dell’avvenire. Bisogna [perciò, egli scriveva] far tesoro della grazia ricevuta, traducendola in fervore di propositi e concrete linee operative».[9] La chiave che il Papa ci forniva per entrare in questa nuova stagione della storia erano le parole di Cristo rivolte agli apostoli: «Duc in altum!», «Prendete il largo!». La sua capacità di restituire tutta la freschezza di un significato che diventa vita a parole mille volte dette e ascoltate era sorprendente! Fu così per quel “Non abbiate paura!” dell’inizio del suo pontificato. Fu così quando scriveva: «Duc in altum! Questa parola risuona oggi per noi e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: “Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre” (Eb 13, 8)».[10]

 

Il programma che papa Wojtyła prospettava alla Chiesa è cristocentrico: ripartire da Cristo, cioè dalla contemplazione del suo volto. Scriveva: «Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi!».[11] E così, il Papa della nuova evangelizzazione ricordava a tutti una verità che forse troppo spesso viene data per scontata e che, invece, nella vita di molti tanto scontata non è. Nella Novo millennio ineunte Giovanni Paolo II tratteggiava alcuni principi fondamentali della nostra vocazione e della nostra missione di cristiani: la santità come «misura alta della vita cristiana ordinaria»,[12] la preghiera come condizione imprescindibile della vita cristiana e della missione, lo spirito di comunione, la testimonianza della carità... E in tutto ciò, egli sottolineava sempre l’“essere” prima che il “fare”, andando ancora una volta controcorrente rispetto a una mentalità oggi, purtroppo, diffusa anche nella Chiesa: «Il nostro tempo è tempo di continuo movimento che giunge spesso fino all’agitazione, col facile rischio del “fare per fare”. Dobbiamo resistere a questa tentazione, cercando di “essere” prima che di “fare”».[13]

 

7. Ma, introducendo la Chiesa nel terzo millennio dell’era cristiana, Giovanni Paolo II non si ferma alle parole. Come era ormai sua consuetudine, anche allora egli volle accompagnare le parole con gesti eloquenti. E nel 2002, durante l’ultimo viaggio nell’amata Patria, fece un atto di enorme valenza spirituale: l’affidamento del mondo intero alla Divina Misericordia. Nel Santuario di Łagiewniki il Papa parlò con forza: «Quanto bisogno della misericordia di Dio ha il mondo di oggi! In tutti i continenti, dal profondo della sofferenza umana, sembra alzarsi l’invocazione della misericordia. Dove dominano l’odio e la sete di vendetta, dove la guerra porta il dolore e la morte degli innocenti occorre la grazia della misericordia a placare le menti e i cuori, e a far scaturire la pace».[14] Quel gesto Giovanni Paolo II lo aveva maturato dentro di sé per anni. Come si può dedurre dalla stessa risposta che, nel corso di un colloquio con André Frossard, egli diede al giornalista francese che gli chiedeva quale fosse la sua preghiera per il mondo: «Invoco la Misericordia. Sì, invoco la Misericordia».[15]

Il secondo gesto con cui il Papa volle accompagnare la Chiesa nel nuovo millennio fu la proclamazione dell’Anno del Rosario con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, quasi un “coronamento mariano” per così dire della Novo millennio ineunte. Giovanni Paolo II invitava il Popolo di Dio a contemplare il volto di Cristo con Maria, alla scuola di Maria, con il Rosario in mano. E molti scoprirono che «recitare la corona del Rosario non è un ripiegamento intimistico, bensì una consapevole scelta di fede»,[16] che il Rosario è uno strumento di evangelizzazione di straordinaria potenza.

Entrambi questi atti del Papa furono come due grandi e luminosi indicatori di strada per la Chiesa. Nonostante l’età avanzata, la fragilità fisica e la sofferenza che pativa, era lui a dare coraggio a tutti: «Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull’aiuto di Cristo. Il Figlio di Dio, che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell’uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti».[17] Oggi forse più di ieri, queste parole rappresentano una sfida da raccogliere per la Chiesa ormai incamminata nel terzo millennio dell’era cristiana - ora, sotto la guida di Papa Francesco...


[1] A. Frossard, “N’ayez pas peur!”. Dialogue avec Jean Paul II, Éditions Robert Laffont, S.A., Paris 1982, p. 7.

[2] Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Christifideles laici, n. 29.

[3] M. Politi, Rimane lo stupore, “30 giorni”, n. 10, 2003.

[4] K. Wojtyła, Segno di contraddizione, Edizioni Vita e Pensiero, Milano 1977, p. 224.

[5] Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptor hominis, n. 1.

[6] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, n. 17.

[7] Ibidem, n. 18.

[8] Ibidem, n. 25.

[9] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte, n. 3.

[10] Ibidem, n. 1.

[11] Ibidem, n. 29.

[12] Ibidem, n. 31.

[13] Ibidem, n. 15.

[14] Giovanni Paolo II, Omelia per la dedicazione del Santuario di Łagiewniki alla Divina Misericordia, “L’Osservatore Romano”, 17-18 agosto 2002, p. 7.

[15] A. Frossard, “N’ayez pas peur!”. Dialogue avec Jean Paul II, cit., p. 323.

[16] Giovanni Paolo II, Catechesi all’udienza generale, “L’Osservatore Romano”, 30 ottobre 2003, p. 1.

[17] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte, n. 58.

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Mi pare però interessante risentire le parole che il papa allora, il 21 maggio 1983 rivolse all'immensa folla convenuta per accoglierlo in Seregno. Il papa quel giorno disse ai seregnesi:  

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II 
CON LA POPOLAZIONE DI SEREGNO

Sabato, 21 maggio 1983

Carissimi fratelli e sorelle di Seregno!

1. Vi ringrazio vivamente per la calorosa e amabile accoglienza in questa ospitale città di Seregno, a cui sono legato da una lunga consuetudine di affettuosa amicizia. Ringrazio, in particolare, lo zelante Prevosto, Monsignor Luigi Gandini, il quale, insieme con i suoi confratelli sacerdoti, si è adoperato per rendere possibile questa significativa sosta, in questo mio pellegrinaggio a Milano per il Congresso Eucaristico Nazionale. Rivolgo altresì un deferente pensiero al signor Sindaco e al Consiglio comunale.

Come voi sapete, non è la prima volta che io metto piede in questa bella ed operosa cittadina della Brianza, ricca di fiorente vitalità e di gloriose tradizioni di civiltà e di fede cristiana.

I...

Il vincolo che mi lega ad essa risale al lontano 1963, quando, invitato dall’allora Prevosto, Monsignor Bernardo Citterio, venni a celebrare la Santa Messa nella splendida Collegiata di San Giuseppe, che poi, nel 1981, ho avuto la gioia di elevare al rango di Basilica Minore.

È dunque un ritorno questo che compio oggi; esso avviene anche in adempimento di una promessa da me fatta all’indomani della mia elezione alla Cattedra di Pietro: “Quando verrò a Milano, passerò da Seregno”. Ed ecco, oggi, la promessa si avvera, e io sono qui in mezzo a voi per esprimervi, ancora una volta, la mia benevolenza e il mio particolare attaccamento.

2. Questo incontro richiama alla mia mente tutto quanto ho potuto osservare ed ammirare nelle mie precedenti visite a questa Comunità cristiana veramente attiva ed intraprendente: lo spirito missionario, il senso della solidarietà ecclesiale, l’apertura ai problemi che assillano gli altri fratelli meno fortunati. Mi sono noti gli aiuti da voi offerti alle Missioni e alle Comunità che vivono in difficili condizioni sociali, e non dimentico il dono di tre armoniose campane da voi destinate alla chiesa di San Floriano, nella mia diletta arcidiocesi di Cracovia.

Ma questa vostra presenza, questa vibrante manifestazione di fede sono per me oggi un ulteriore segno della vitalità spirituale e sociale di questa terra e mi fanno ben sperare per il futuro.

Sono certo che voi saprete tenere sempre alto il prestigio, che vi deriva da questi nobili ideali, con una vita esemplare, modellata su quella del Cristo, Redentore dell’uomo.

L’Anno Giubilare della Redenzione sia anche per voi un’occasione propizia per dare un orientamento sempre più decisamente cristiano alla vostra vita, e per tenere sempre nella loro giusta prospettiva quei valori assoluti che possono, soli, dare un significato profondo e uno scopo meritorio alla vostra vita: l’amore di Dio senza alcun compromesso e l’amore generoso verso il prossimo. L’Anno Santo esige da tutti questo slancio nuovo, questo cuore nuovo e questo spirito nuovo, ma ciò è possibile soltanto se vi lascerete afferrare completamente dal Cristo (cf. Fil 3, 12) e riconciliare nel suo sangue (cf. Rm 5, 11).

So che vi siete già inseriti in questa corrente di rinascita spirituale: mi auguro che l’incontro col Papa sia stimolo e incoraggiamento a proseguire il cammino con perseverante impegno e con sempre maggiore consapevolezza delle esigenze del Vangelo, e insieme sia sorgente feconda di frutti per ciascuno di voi, come per l’intera Comunità ecclesiale, per le istituzioni e associazioni alle quali appartenete.

3. Scorgendo in mezzo a voi interi nuclei familiari, desidero aggiungere un particolare pensiero alle famiglie, e specialmente ai genitori di oggi e di domani, ricordando che il germogliare e lo sviluppo della fede nel cuore dei figli è dovuto in gran parte all’ambiente familiare, che dal Concilio è stato definito “piccola Chiesa” o “Chiesa domestica”. Occorre che nella vita familiare i momenti destinati alla promozione dei valori cristiani, all’approfondimento delle principali istanze del Vangelo e dei Sacramenti della fede siano opportunamente moltiplicati e resi alla portata di tutti i membri.

Voi genitori, dando la vita ai vostri figli, avete assunto con questo vostro gesto d’amore la responsabilità di rendere loro ragione del significato, del valore e della speranza che in quel dono sono inclusi: di rendere cioè ragione del dono mirabile della vita che si rinnova di generazione in generazione e che ha un futuro, se si realizza nella fede, nella riconoscenza e nella corrispondenza dell’amore di Dio, che è principio della vita. Di questo amore divino, voi genitori siete testimoni e ministri. Voi infatti non scegliete in vista di un proprio bene egoistico la vita dei figli, ma in virtù di un amore e di un comandamento più grande di voi, per il quale generare è un atto di fede e di speranza.

Solo a questa luce soprannaturale, si potrà edificare una famiglia, che sia segno trasparente del mistero di Dio che la suscita e la sostiene; e rivelazione di quella vita eterna che è al di sopra dell’uomo e al di là della caducità dei tempi e delle generazioni, ma che ha bisogno del tempo e delle generazioni per manifestarsi al mondo.

4. Carissimi Seregnesi! Vi ho detto queste cose perché so che potete e sapete metterle in pratica: conosco la vostra generosità e la vostra fede!

Vi aiutino in questo impegno l’intercessione di san Giuseppe, vostro celeste patrono, della santissima Vergine, sua Sposa, da voi venerata nella chiesa di Santa Valeria; da parte mia vi rinnovo la promessa di un costante ricordo nella preghiera e tutti vi benedico nel nome del Signore.

Prima di concludere ha aggiunto, riferendosi al concetto espresso in precedenza sulla forza della luce soprannaturale:

Direi anche che in questa luce soprannaturale si può capire e si può vivere questo tragico incidente della piccola Silvia di cui il vostro prevosto ha parlato introducendo la nostra assemblea di oggi. Mi sento profondamente commosso e specialmente vicino alla famiglia, ai genitori. Sono fatti non tanto rari in questo Paese. Soffrono i genitori, soffrono i bambini; ma, come dico, solamente nella luce soprannaturale si può vivere e si può sopportare tutto questo, pensando anche che tutti noi e ovunque siamo anche se ci troviamo in balia di mani umane talvolta nefaste siamo sempre nelle mani di Dio”.

 

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TRE ANNI DI NASCOSTO LAVORO IN CURIA

per un momento come questo.....

Chiedo scusa, ma mi è capitato d'incontrarmi con una foto che ritrae un momento indimenticabile del XX Congresso Eucaristico Nazionale, quello che ha visto migliaia di giovani all'autodromo di Monza. Lo ricorda un articolo de 'Il Cittadino' nella memoria dei trentesimo della visita del grande Papa in Milano. Mi permetto di riprenderne una sezione.  Il ricordo è abbastanza veritiero. per quel giorno, per altri giorni ho vissuto per tre anni nelle stanze di Via S. Antonio, intento nello studio dell'organizzazione, al servizio di Mons. Basadonna. Lì a Monza, ero in angolo, vicino al Papa, ma nascosto...Sentivo che tutto avveniva come si era  pensato...Tra pocoavrei lasciato la Curia e mi sarei di nuovo gettato fra la gente, in un ministero che mi era mancato....

Se chiedi oggi ai ragazzi del 1983 di raccontare di quel pomeriggio di maggio a Monza, diranno della pioggia, della festa, di quel senso di moltitudine gioiosa mai visto prima in città. Erano in 500.000, quel 21 maggio di trent’anni fa, all’autodromo, per accogliere papa Giovanni Paolo II. «Lui ha sempre mostrato fiducia nei giovani e lo confermò anche in quell’occasione, chiamandoci “speranza della Chiesa e della società” - ricorda Cristina Gironi -. Durante quel discorso all’autodromo ci incitò a costruire una società nuova, capace di allontanare i fantasmi del passato, il terrorismo, la violenza, la contestazione». L’entusiasmo si era caricato con il passare dei giorni.

La tappa in autodromo, infatti, rappresentava la fase finale del ventesimo Congresso eucaristico nazionale, che ha vissuto anche a Monza alcuni significativi momenti. Tantissimi i giovani provenienti dagli oratori del decanato, che allora si resero disponibili per allestire le tende dentro al parco, dove si svolgevano i momenti di preghiera e le confessioni. «Non ci siamo persi una parola di quel discorso - racconta Giuseppe Civati - e quello che ancora oggi mi rimane è l’invito che papa Wojtyla ha rivolto a noi giovani di non avere paura di Cristo, ci ha detto di cercarlo in ogni momento della nostra vita». Un entusiasmo travolgente, nonostante le nuvole, la pioggia che poi in serata è arrivata e un’organizzazione non abituata a folle tanto numerose.......

 

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Lunedì 24 giugno 2013

 

 

 UN UOMO SAGGIO, UN PRETE VERO, UN AMICO ANTICO,

DON GIUSEPPE VILLA...

ORA E' CON IL FRATELLO DON  VITTORIO,  CHE MI FU VICINO  NEL MINISTERO DEI PRIMI ANNI IN SEREGNO

 

Quando la signora Duroni, responsabile decanale del Movimento Terza Età mi raggiunse con una telefonata quasi di primo mattino,seppi che era mancato improvvisamente a San Bartolomeo al mare dove si trovava per un periodo di vacanza, DON GIUSEPPE VILLA.  Ho avvertito che gli volevo bene perchè, pur nella serenità che la fede ci dona davanti alla morte di una persona cara, non mi sono mancate 'piccole' lacrime.Don Giuseppe rappresentava infatti il mio passato. Mentre lui viveva il suo ministero sacerdotale credo nella diocesi di Novara (mi pare fu parroco sul lago d'Orta, ) il fratello Vittorio pure lui sacerdote viveva con me il suo ministero come la salute gli permetteva. Abbiamo vissuto insieme a lungo, condividendo e fatiche di un impegno pastorale non facile. Veniva ogni giorno a casa: la mamma mentre lavoravamo ci preparava il the con il caffè...fino a quando la malattia lo condusse all'incontro con il suo Signore....Don Giuseppe sapeva di tutto questo e pure lui decise di chiedere di essere inserito nel clero ambrosiano e di venire a risiedere con impegni pastorali in Seregno. Vi rimase fino a quando il suo Signore lo  ha voluto per sè....

L'ho conosciuto saggio, prudente, disponibile nelle sue difficoltà, anche ora che  avvertiva il peso di una salute malandata...La sua parola era sempre al positivo: si complimetava sempre con coloro che accoglieva e ascoltava (diverse volte, a inontri con gli anziani del Movimento della Terza Età, mi avvicinava per dirmi; "Bravo...tutto molto bello! " Caro Don Giuseppe: il tuo sorriso ora  lo vedrà il tuo Signore...E credo che umile come sei ma grande nell'animo sacerdotale dirai al Signore che ha fatto tutto bene, e che le opere sue sono un incanto....come quel lago e quei graziosi  paesi delle sue rive  dove a lungo  hai lavorato  come sacerdote di Cristo.

Sarà difficile per me dimenticare te, Don Giuseppe e il tuo fratello Don Vittorio: vivrò il mio ultimo tempo in vostra compagnia....

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18 luglio 2013

La recente visita in Seregno  del Cardinale Stanislao Rylko, presidente del Consiglio dei laici e ultimo responsabile della 'Giornata della gioventù' mi ha condotto a raccogliere la sua testimonianza sia su Giovanni Paolo II del quale fu 'figlio spirituale' sia sulle grandi convocazioni giovanili ben note nel mondo intero: i giorni della gioventù cristiana! Le ha iniziate Lui in risposta a una lucida intuizione di Papa Woityla. Ne è quindi un testimone attendibile anche dell'evoluzione che in tanti anni ha avuto questa straordinaria convocazione giovanile. Per questo ho creduto utile per avvicinarci all'esperienza che tra qualche giorno avrà inizio in Brasile.presentare un'intervista pubblicata sul sito di 'Aletei' allo stesso  Cardinale sull'imminente Giornata.

Il card. Rylko racconta "il segreto" della riuscita delle GMG

Ad oltre un quarto di secolo dalla storica GMG di Buenos Aires, parla il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, l’organo vaticano che coordina tutte le GMG

 
       
     
Voi siete la speranza del Papa, siete la speranza della Chiesa”: così il beato Giovanni Paolo II nel lontano 1987, nell’Avenida 9 de Julio a Buenos Aires, davanti a migliaia di giovani festanti in quella che è stata la prima Giornata Mondiale della Gioventù celebrata fuori Roma. Nasceva così un evento ecclesiale che si è poi ripetuto in varie parti del mondo e che ha visto milioni di giovani testimoniare la propria fede, stringendosi intorno ai Papi: prima al beato Wojtyla, poi a Benedetto XVI e la prossima settimana a Rio de Janeiro a Papa Francesco, il primo Papa latinoamericano che torna così nell’amato continente.

Ad oltre un quarto di secolo dalla storica Giornata di Buenos Aires, Roberto Piermarini ha chiesto al cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, l’organo vaticano che coordina tutte le Gmg, qual è il segreto della riuscita delle Giornate Mondiali della Gioventù:

R. - È questa una domanda che ritorna di frequente. Molti si chiedono con stupore come, in questo tempo di secolarizzazione dilagante, la Chiesa riesca ad avere una forza attrattiva così potente nei confronti delle giovani generazioni e cosa spinga i giovani di tutto il mondo a rispondere così numerosi all’invito del Santo Padre. Ci si domanda, in sintesi, quale sia il segreto del grande successo di questi Raduni mondiali dei giovani attorno al Successore di Pietro. Il Beato Giovanni Paolo II ha detto una volta: “Quello che i giovani cercano nelle Gmg è Cristo stesso!”. In un mondo così confuso, in cui tante certezze crollano, molti giovani scoprono in Cristo un Amico di cui fidarsi, una Guida sicura, quella Roccia su cui possono costruire la propria esistenza. Scoprono poi nella Chiesa - spesso presentata dai media come un’istituzione fredda e lontana dall’uomo - una compagnia di amici che sostiene nel cammino della vita, una vera famiglia di dimensioni planetarie...

D. - Quali le novità per l’edizione di Rio della Giornata Mondiale della Gioventù?

R. - Ci sono delle importanti novità che vale la pena ricordare. Innanzitutto, dopo 26 anni la Gmg ritorna in America Latina. Inoltre, mentre Papa Benedetto XVI ha scelto Rio de Janeiro come luogo della celebrazione della Giornata e ha guidato l’iter di preparazione pastorale mediante il suo profondo Messaggio, sarà Papa Francesco – primo Papa Latino-americano – a presiedere l’evento. C’è da dire poi che, sebbene la struttura-base della Gmg sia sempre la stessa, ogni edizione di questo Raduno è diversa, perché cambia il contesto culturale e religioso del Paese e della Chiesa che lo ospita. E così a Rio, le bellezze naturali della città carioca, l’imponente statua del Cristo Redentore del Corcovado saranno, senza dubbio, fattori dominanti. Da non tralasciare poi la fede del popolo Latino-americano (e in particolare di quello del Brasile!) - una fede esuberante, piena di entusiasmo e di gioia… anche questo sarà un elemento che caratterizzerà questa Gmg.

D. - Quale impronta si vuole dare all’edizione della GMG di Rio con il tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli...”?

R. - Nel quadro dell’Anno della fede e del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, il Papa Benedetto XVI ha voluto sollecitare i giovani ad essere veri protagonisti nella missione dell’annuncio del Vangelo nel mondo di oggi. Per Papa Ratzinger le Gmg non sono altro che una “nuova evangelizzazione in atto”, quei luoghi dove nasce un “modo nuovo di essere cristiani: ringiovanito e pieno di entusiasmo e di gioia della fede”. In questa linea si collocano anche le frequenti sollecitazioni di Papa Francesco: “I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; ...è buono uscire da se stessi alle periferie del mondo e dell’esistenza per portare Gesù...”. Quella di Rio, dunque, è una Gmg prettamente missionaria...

D. - Card. Rylko, cosa è cambiato in questi 26 anni per le Gmg dopo la storica Giornata di Buenos Aires dell’87, proprio nella terra di Papa Francesco? Come sono cambiati i giovani in questo quarto di secolo?

R. - La quasi trentennale storia delle Gmg è un ottimo osservatorio del mondo dei giovani che nel corso di questi anni è cambiato profondamente. Negli anni ottanta erano ancora vive le correnti culturali del sessantotto, quelle cioè di una forte polarizzazione ideologica (comunismo/capitalismo), di una contestazione generalizzata e radicale del mondo circostante da parte dei giovani, legata all’utopia di poter creare un mondo diverso e alternativo a quello esistente... Oggi assistiamo invece a degli scenari culturali, sociali, economici, politici e religiosi completamente nuovi. E i giovani sono i primi ad avvertire le conseguenze di tali cambiamenti, sia in positivo che in negativo. Potremmo dire che i giovani sono un sismografo culturale molto sensibile... Le più grandi sfide di oggi sono la “crisi di Dio” e la sua eliminazione dall’orizzonte dell’uomo e la crisi dell’uomo che consiste nel mettere in questione la natura stessa dell’essere umano. In questo contesto di smarrimento culturale, morale e religioso, le Gmg diventano un importante laboratorio della fede e di ricerca di forme nuove e più efficaci per un dialogo tra la Chiesa e le giovani generazioni, secondo le parole del Beato Giovanni Paolo II: “La Chiesa ha tante cose da dire ai giovani e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa” (Christifideles laici, n.64). Le Gmg dimostrano, inoltre, che nel mondo dei giovani è in corso una specie di “rivoluzione silenziosa” - come la chiama qualcuno - che fa riscoprire, a non pochi di loro, Cristo come via, verità e vita... In sintesi, in ogni giovane c’è qualcosa che cambia e qualcosa che non cambia... Non cambiano sicuramente le domande circa il senso dell’esistenza e non cambia quella sete di Dio che abita il cuore di ogni uomo...

D. - Spesso si crede che le Gmg siano per i giovani un momento di festa e di comunione solo nel momento dell’evento e che poi, tornati nei propri Paesi tutto finisce. L’intuizione profetica del Beato Giovanni Paolo II quali frutti ha portato?

R. - Una delle principali sfide pastorali delle Gmg è proprio quella di costruire ponti tra questi eventi di straordinaria bellezza e l’ordinarietà della vita nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali - e in particolare un ponte con il quotidiano di ogni giovane... La Gmg non va intesa, infatti, in maniera riduttiva, e cioè come una celebrazione di cinque giorni alla presenza del Papa... La GMG è una semina evangelica che ha bisogno di essere preparata prima e seguita con cura dopo: solo così può portare dei frutti. E questi frutti spirituali sono tanti: vere e proprie conversioni; radicali cambiamenti di vita; scelte vocazionali del sacerdozio o della vita consacrata oppure del matrimonio cristiano; la scoperta del sacramento della riconciliazione e della preghiera in genere... Grazie alle Gmg, è nata una nuova generazione di giovani - i giovani del “sì” a Cristo e alla sua Chiesa - ma anche una nuova generazione di operatori di pastorale giovanile, più sensibili ai bisogni spirituali dei giovani...

D. - Cosa può rappresentare per il Brasile in particolare questa Gmg?

R. - Oggi si parla del Brasile come di una grande potenza economica mondiale emergente, ma al tempo stesso è un Paese che presenta gravi sfide sociali, culturali e religiose legate proprio al rapido sviluppo che sta avvenendo. Penso che la Gmg di Rio sia un forte richiamo per tutti a considerare le giovani generazioni come il “bene comune” più prezioso della società e a porre proprio i giovani al centro di ogni progetto di sviluppo. In realtà, però, spesso accade il contrario - e non solo in America Latina – e cioè sono i giovani a pagare il prezzo più alto in termini di emarginazione, povertà, disoccupazione... In questo momento i giovani Latino-americani hanno bisogno di un nuovo soffio di speranza, una speranza che la Gmg potrà dare... Anche la Chiesa del Brasile nutre grandi attese nei confronti della Giornata Mondiale. La pietà popolare - che è una grande ricchezza dell’America Latina – si trova oggi ad affrontare la sfida dell’aggressiva invasione delle sette. Essa, dunque, va evangelizzata in profondità. E proprio in questa ottica è nato il grande progetto della “missione continentale” in America Latina, all’interno del quale un ruolo di particolare rilievo spetta ai giovani. In questo senso la Gmg di Rio si presenta, sia per il Brasile che per tutta l’America Latina, come un dono veramente provvidenziale...

D. - Che testimonianza potranno dare i giovani brasiliani ai loro coetanei provenienti dal mondo occidentale così secolarizzato?

R. - Il grande dono che i giovani brasiliani possono condividere con i loro coetanei provenienti dal mondo occidentale è la gioia della fede, è la scelta di un cristianesimo vissuto con grande entusiasmo! Ricordiamo che per Papa Benedetto XVI le Gmg sono una “medicina contro la stanchezza del credere”, e - a sua volta - Papa Francesco nella sua prima enciclica Lumen fidei ha scritto: “Tutti abbiamo visto come, nelle Giornate Mondiali della Gioventù, i giovani mostrino la gioia della fede, l’impegno di vivere una fede sempre più salda e generosa”. Durante le Gmg i giovani di tutto il mondo testimoniano che la fede è possibile anche oggi, dicono con la loro vita che essere cristiani è bello e porta una grande felicità nel cuore...
 
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LA SOLENNITA' DELLA DEDICAZIONE DELLA BASILICA E LA GRANDE FESTA DEL S. CROCIFISSO VENERATO  DAI SEREGNESI IN BASILICA SAN GIUSEPPE
Una ricorrenza 'antica': generazioni di seregnesi hanno vissuto anno dopo anno questa ricorrenza.  La Basilica infatti rappresenta per la città il segno di una riconciliazione:  costruita sul territorio che venne chiamata Piazza Concordia a seguito delle incomprensioni tra le due precedenti chiese e le confraaternite del tempo. Ma importante anche la fiducia che i seregnesi ripongono in Gesù Crocifisso  collocato per la devozione in uno degli altari laterali. E ogni anno viene portato in processione per le strade della città. E' successo tutto anche quest'anno.
La novità è stata la presenza di un vescovo maronita venuto dal Libano dove vive con il suo Patriarcda, i sacerdoti e la gente maronita dalla fede forte, limpida e incarnata nella vita quotidiana: S. Eccellenza Mns. Hanna Alwan. Monsignor Molinari con la  ben nota delicatezza ha subito fferto al vescovo di celebrare la Messa in Basilica domenica  22 settembre alle ore 11.30 e di presiedere alla processione che si sarebbe svolta alla sera. Monsigno Hanna ospite di Don Pino ha passato il giorno di sabato con il suo gruppo di amici in Lissone. In mattinata di sabato  ha potuto anche visitare il 'famoso' Ghisallo' e l'interessante museo dei ciclisti per poi  raggiungere Pian Rancio e il bellissimo ristoro della Madonnina.  Nel pomeriggio dopo aver condiviso la '0vernice' della Mostra dei dipinti di seregnesi organizzata dal Circolo San Giuseppe si è recato a Lissone per la Messa vespertina delle 18 e  in serata per una conferenza. Tutto viene documentato dalle foto del capace Gianni. L'indomani come detto, dopo la solenne liturgia delle ore 10 presieduta da Don  Roberto Viganò che ricordava e ringraziava il Signore per i suoi 30 anni di sacerdozio, Mons. Hanna ha celebrato come detto la S. Messa. La festa era iniziata il giorno pma, sabato 21 settembre. Domenica la folla era mpressionante. Davvero tanta  gente. Al termine della pessione Mons. Hanna ha rivolto un pensiero di chiusura della processione.  Lo riporto perchè alla gente è piaciuto molto: "

Cristo è Risorto, E' veramente risorto Alleluia.

Cari confratelli nel sacerdozio carissimi fratelli e sorelle, alla fine di questa processione, il Signore ha benedetto le nostre strade, le nostre case, nostri locali e negozi e le nostre famiglie con la sua Santissima Croce. La Croce che era una volta uno strumento di morte maledetta, era segno di condanna e di maledizione, stoltezza per i pagani scandalo per gli giudei si è trasformato con la morte del Nostro Signore in uno strumento di salvezza e di redenzione, mezzo di grazia e benedizione, fonte di misericordia e di perdono.

Con la sua crocifissione sul legno della Croce, il Signore ci ha insegnato a portare le croci della nostra vita a purificare e sanare le nostre colpe, e a saper perdonare a chi ci offende. Ci ha insegnato a vincere le nostre debolezze a santificare la malattia, la sofferenza, ad affrontare con fiducia i problemi della vita e e a vincere le tentazione  portandone  il peso come uno strumento di salvezza come lui stesso ha fatto.

Nella nostra vita quotidiana non possono mancare le croci di ogni giorno, impariamo a portarle  con animo e spirito cristiano unendoli alla sofferenza di cristo che è santificatrice e sanatrice. Lui ci ha detto: “venite a me voi tutti affaticati e oppressi. Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Purtroppo in diversi posti del Mondo, il Signore è ancora appeso sulla croce con la sofferenza dei suoi discepoli, del suo corpo mistico, la sua Chiesa,  come in Siria in Libano il mio paese, in Irak, in Egitto, in Terra Santa, nel Medio Oriente, in Africa centrale, in Cina e in altri paesi nel Mondo. Il Signore sta soffrendo insieme ai suoi in quei paesi.  Ma Lui, il Cristo crocifisso e risorto si mette a fianco dei suoi  in questi momenti difficili e accetta le loro sofferenze per salvarli e salvare il mondo per le loro sofferenze.

Noi stasera che abbiamo goduto della benedizione della santa Croce, chiediamo a Lui, il primo sofferente che ha vinto la morte, di darci la sua pace e dare la pace a tutto il mondo e soprattutto a tutti quelli che per il suo Vangelo e a causa della loro appartenenza alla sua Chiesa soffrono ancora la persecuzione, che lui li fortifichi, li assista e li benedica e li sostenga con la speranza della sua resurrezione. Amen!

+ Hanna Alwan, vescovo maronita

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Lunedì 7 ottobre 2014

Sono appena terminate le esequie di Luigino Novara, il priore storico della Confraternita del SS. Sacramento della Basilica di Seregno. C'era molta gente in Basilica. Ha presieduto la liturgia Mpons. Molinari, l'attuale prevosto. Presente anche Mons. Motta che per 16 anni Luigino ha servito con uniltà, dedizione, semplicità. Ho voluto esserci anch'io non solo perchè gli devo gratitudine ma anche perchè ora seguo i confratelli per offrire loro spunti di catechesi. Gli sono grato perchè ospitò la mia casa di Seregno quando dovetti lasciarla per  servire la Chiesa diocesana come segretario del XX Congresso eucaristico nazionale.

L'omelia del Prevosto mi è piaciuta. Precisa, cordiale, affettuosa...

Per la liturgia funebre avevo scritto anch'io un indirizzo soprattutto rivolta ai confratelli presenti, assai numerosi. Non è stato possibile. Ma ora la pubblico qui perchè esprime un sentimento che Luigino, almeno lo penso, abbia coltivato per anni, ossia quello di vedere aggregarsi alla Confraternita tanti giovani per avviarli alla 'scoperta del Dio invisibile' e presente nel segno del pane, l'Eucaristia  alla quale per scelta un confratello è profondamente legato. Poche parole, ma sincere: "

  • La notizia della morte di Luigino mi ha sorpreso: l’avevo incontrato l’altra domenica. Un sorriso, un saluto, anche se visibile era la sua sofferenza., Ho pensato allora alla regola della Confraternita che dice: “Nel caso di malattia prolungata o di infermità  i confratelli del SS. Sacramento sono chiamati a vivere intensamente la pietà eucaristica offrendo con amore le proprie sofferenze, in unione al sacrificio della Croce, per la Chiesa e per l'umanità” Credo che Luigino abbia vissuto questo lungo tempo di malattia alla luce della sua regola di vita  che ben conosceva. A lui infatti si deve l’impegno costante intelligente fin dai miei tempi per la Confraternita  I ‘suoi giovani’ ora già adulti i suoi confratelli lo sanno perché grande è il loro affetto per Lui. E ora sono qui numerosi in preghiera per Lui!
  • Ma va detto anche che Luigino ha amato la sua comunità e la Chiesa, questa Basilica, e l’ha servita con intelligenza e totale dedizione. La sua è una eloquente testimonianza di laico impegnato dentro la comunità cristiana, servendola  soprattutto quando essa si raccoglie attorno all’Eucaristia.
  •  Spero tanto che la sua memoria il suo esempio di vita donata al Signore conduca i suoi confratelli  a rinnovare il loro impegno nel servire le loro   comunità. In questo contesto, triste per il distacco che la morte comporta ma sereno perché vissuto alla luce della fede nella resurrezione, mi permetto di richiamare alcune belle espressioni di papa Bergoglio alle confraternite: “Cari fratelli e sorelle, la Chiesa vi vuole bene! Siate una presenza attiva nella comunità come cellule vive, pietre viventi. Amate la Chiesa! Lasciatevi guidare da essa! Nelle parrocchie, nelle diocesi, siate un vero polmone di fede e di vita cristiana”,Così ha fatto Luigino, così fate voi tutti confratelli, nella speranza che altri laici generosi raccolgano il testimone lasciato da Luigino e inseriti nella confraternita, vivano la loro fede nell’Eucaristia  nella preghiera a Cristo Gesù e nel servizio alla sua comunità.
  • Grazie Luigino e prega il tuo e nostro Signore per tutti noi!

 

 Nella foto è il primo a destra.

 

 

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A DON PAOLO CONFALONIERI
Giovane prete, ordinato dal Cardinale Scola in duomo a Milano il 7 giugno 2014, Don Paolo è oggi sul piano personale 'un testimone' dell'amore di Cristo, che l'ha chiamato  alla piena sua sequela nel ministero dentro la sua Chiesa. Ma è anche 'testimone' che Gesù vale bene la propria vita. L'ordinazione sacerdotale infatti crea un legame 'misterioso e profondo con il mistero del Cristo. E' una 'faccenda' nota a Lui solo, a Don  Paolo. Nei giorni della sua 'gioia' condivisa non solo dai parenti ma anche dalla comunità di Santa Valeria, anzi di tutta la città di Seregno (le Messe celebrate nelle comunità parrocchiali, la processione serale a Santa Valeria, la preghiera corale cittadina con Lui....) avrà avuto modo di  riflettere sulle espressioni di giubilo della 'sua Chiesa'. Io gli offro la quotidiana preghiera perchè l'amore che ha reso possibile il dono della sua vita non venga meno. Se col tempo dovesse affievolirsi, sappia, che avvertirà un bisogno affettivo al quale non potrà sottrarsi. Cresca dunque con il correre degli anni sacerdotali il rapporto di amore con Cristo fino a sentirLo quasi fisicamente accanto nel suo impegnativo ministero.
Prego così, per te, Don Paolo...Ama e lasciati amare da Cristo. Il resto, le cose belle che saprai fare, sappi, che non valgono nulla se non sono  vissute per Lui e con Lui. Il Signore Gesù che ti ha scelto ti accompagni sulla strada che porta lontano....fino al 'portone' di casa....!Don Pino

 30 Luglio 2018
UNA NOTIZIA IN COMUNITA'
E' BELLA. PARE STRANO E IMPROPRIA QUESTA AFFERMAZIONE POICHE' LA NOTIZIA RIGUARDA UNA MORTE. E LA MORTE DI UN 'UMILE GENEROSO PRETE', DON G..fRANCO rEDAELLI, RESIDENTE IN COMUNITA' A SEREGNO. EGLI  HA CHIUSO I SUOI OCCHI DI CARNE AL MONDO PER APRIRLI ALL'ETERNO. QUEDSTA MATTIMA INFATTI IN  TRIUGGIO DOVE SI TROVAVA PER UN PERIODO DI VACANZA E DI PREGHIERA DON GIANFRANCO HA LASCIATO LA COMUNITà CHE LO AVEVA  ACCOLTO ANNI FA, QUANDO ENTRO' NEL TEMPO DEL PENSIONAMENTO. lA NOTIZIA DELLA SUA MORTE CI ADDOLORA MA NEL CONTEMPO, COME HANNO SAPUTO SCRIVERE I GRANDI SANTI, CI RENDE SERENI: CIO' CHE IN VITA HA DESIDERATO, IL VEDERE IL VOLTO DI GESU', SI E' COMPIUTO.lLA SUA GIOIA ORA E' PER SEMPRE.
HA SERVITO LA COMUNITà, LA CHIESA LOCALE CON FEDELTA'  QUOTIDIANA E PIENA DISPONIBILITA' ANCHE SE SOFFERENTE. MI E' DI ESEMPIO E MI CHIEDE ORA DI SAPERLO SEGUIRE PER ESSERE DOVE NOI PRETI ABBIAMO POSTO L'EVENTO GIOIOSO DI UN INCONTRO TANTO ATTESO.
SIAMO SOLITI IN QUESTE  SITUAZIONI RICHIMARE TUTTI ALLA PREGHIERA, NEL DIALOGO CON IL SIGONRE. SI', UNA PREGHIERA CHE SA DI GRATITUDINE PER LA TESTIMONINANZA CHE CI HA LASCIATO. UNA PREGHIERA CHE SA DI ATTESA PPOICHE' SAREMO CON IL SIGNORE NOSTRO MA ANCHE CON LUI, DOPO CHE L'ULTIMO GIORNO DI QUESTANOSTRA  VITA SI SARA' CHIUSO

Mons. Hanna

Una mattinata con Monsignore al Ghisallo. Quii la piccola e graziosa chiesa dei ciclisti.

Al Ghisallo

Mons. Hanna In compagnia di Don Pino

Muaseo del ciclismo al Ghisallo

Monsignore ha visitato con interesse il bellissimo museo dedicato ai campioni del ciclismo di tutti i tempi

Al Museo

Mons. Hanna si lascia 'riprendere' in visita al Museo

Alla 'Madonnina' un famoso ristorante

Con il titolare del ristorante in una località straordinaria e stupenda.

In Basilica a Seregno

La solenne celebrazione nella festa della Dedicazione della Basilica

I celebranti

Don Gimmi, Don Pino, il vescovo Maronita Hanna e Mons. Molnari

In Basilica a Seregno

Don Roberto Viganò che ha celebrat i suoi trent'anni di sacrdozion con Eccellenza Mons. Hanna e Mons. Molinari

A sera in basilica

La processione con il Santo Cricifisso

Al termine della processione

Il vescovo Mons. Hanna rivolge la sua parola prima della benedizione con il Santo Crocifisso