Montisola, un giorno d'estate 2015

C'era foschia. Ma l'Iseo era lì davanti...al di là stava Montisola

Montisola

Il monte visto da Peschiera Borromeo

Montisola

Il pulmino che mi ha permesso di visitare tutti i paersi sul monte, per strade strette...

Montisola

Si ritorna a Peschiera da Montisola

Montisola

Uno scorcio mentre il pulmino sale...

VOGLIE D'ESTATE

Mi sono chiesto  perchè è nato in me questo desiderio di visitare luoghi non molto lontani dalla mia cittadina, ma mai 'gustati' nella loro bellezza. Nel mio eremo, solo, giorni interi ho dedicato alla 'ricerca' di angoli di questa nostra terra. Volevo appropriarmi di questi luoghi proprio come ho testardamente voluto andare per terre lontane, richiamato dal loro fascino e dalla loro storia. Mi ritrovo ora a provare stupore e gioia nel contemplare  la 'mia terra', sconosciuta e tanto bella. Forse per questo ho acquistato una raccolta di romanzi che la descrivono: I promessi sposi', Piccolo mondo antico, Il piacere di D'Annunzio (Da 'I magnifici sette capolavori della letteratura italiana', (I Mammut).  Li sto 'rileggendo' mentre con la mia Dacia in compagnia di qualche amico davvero caro corro per strade fino a giungere là dove pensavo di poter 'placare' questa voglia  di 'vivere il tempo immerso nella natura e nella storia della nostra terra.

Così in settimane successive ho visitato Montisola, sul lago d'Iseo con l'intenzione di giungere fino al santuario della Madonna della Ceriola sulla cima del monte. E poi alle isole Borromeo, l'isola Madre e quella detta 'dei pescatori', infine al Monte Tamaro sopra Rivera in Svizzera per ammirare un'opera dell'architetto famoso Botta e in Lugano, sul lungo lago nella chiesetta del XV secolo dove Bernardino Luini ha lasciato un affresco straordinario, giusto per invitare chi lo ammira alla meditazione sulla Passione di Cristo. Tre settimane, una dopo l'altra che mi hanno portato in giro per la terra lombarda (il Ticino una volta era parte della diocesi di Milano).

Di certo altri avranno scritto di questa pianura al Nord dell'Italia. La lombardia con i suoi laghi,  le sue città d'arte, il suo fiume, quel Po che l'attraversa, con i documenti del genio artistico di taanti suoi figli. con i poeti e gli scrittori che l'hanno resa famosa.  Il 'bel cielo di Lombardia' rende la pianura affascinante. Sempre diversa, sempre la stessa. Chi l'ha cantata ne ha sentito il delicato e forte profumo. Sì, il profumo della terra lombarda. Scrive Maria Carla Baroni:

PIANURA D’INVERNO
Vasta pianura dai pioppi cangianti
al variare del vento e della luce
aleggiata di nebbia d’argento.
Evanescente anche il sole lontano.    (Da Millenni di minuti)

E ancora

PIANURA D’ESTATE
Arsa assolata attonita pianura
nelle lunghe giornate di luglio
sotto il cielo latteo di calura.       (Da Canti d’amore e di lotta)

E penso alla Cascina Cristina dei miei nonni in Saronno:

CASCINE LOMBARDE
Belle d’estate
le grandi cascine tranquille

adagiate nella vasta pianura
quale dono sulla terra coltiva.
Antico modo di produzione e vita
sui ritmi lenti delle stagioni
e l’uso dei braccianti come animali.
Ora scheletri edilizi abbandonati
testimonianza".

Clemente Rebora il rosminiano poeta fa risuonare le campane di Lombardia:

Campana di Lombardia,
voce tua, voce mia,
voce voce che va via
e non dài malinconia.
Io non so che cosa sia,
se tacendo o risonando
vien fiducia verso l'alto
di guarir l'intimo pianto,
se nel petto è melodia
che domanda e che risponde,
se in pannocchie di armonia
risplendendo si trasfonde
cuore a cuore, voce a voce -
Voce, voce che vai via
e non dài malinconia.

Sul finire dei miei giorni accarezzo questa terra con il pensiero e con l'affetto del mio  cuore. La mia terra, così bella....! I luoghi che finora ha potuto vedere e dei quali dirò una parola sono una testimonianza di questo mio irruente sogno che mai avrei pensato di poter un giorno vederlo diventare realtà!

La Lombardia ha un suo dialetto. E tanti poeti dialettali che hanno amato la loro terra e hanno saputo raccontare la poesia di questa pianura,che si distende accogliente e premurosa....Il dialetto lombardo,il dialetto milanese è la mia prima lingua, imparata e parlata in famiglia con papà e mamma, ancora oggi con la sorella.....L'italiano mio è scolastico. Non sempre dispongo di una conoscenza adeguata anche se l'ho parlato a lungo. La semplicità nel dire l'ho nella lingua locale ed è bella e espressiva....La Lombardia è così la mia casa, qui sono cresciuto, qui ho vissuto il mio ministero pastorale, qui ho conosciuto  la gioia, le autentiche passioni,qui ho coltivato speranze, qui ho ricevuto tutto quello che sono.

La prima 'scoperta': Montisola; la seconda: Isola Madre e Isola dei pescatori; la terza: Monte Tamaro e Lugano. Di queste tre 'evasioni estive ' dal mio eremo racconto qui qualcosa. Tre sidershow sono piccoli documenti del mio vissuto in quelle 'gite fuori porta'!

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UN GIORNO...A MONTISOLA....DA SOLO!

Sto volentieri nel mio eremo. Si sta bene. Ma quando passano giorni e giorni che vivo leggendo, studiando, pregando avverto questa strana voglia di muovermi un poco. Così faccio ricerche  sul computer per rendermi conto di quanto mi offre questa amata terra lombarda. Di Montisola ho parlato a lungo con alcuni amici. Anzi ero d'accordo con loro che saremmo andati in visita...un bel giorno. Ma decisi di muovermi da solo.

   

Così presa la mia Dacia ho raggiunto Sarzano sulla sponda bresciana del lago d'Iseo. Preso il traghetto per un breve tragitto ho raggiunto Peschiera dove pareva esser lì  pronto per me un pulmino che mi avrebbe portato fino a Siviano il centro dell'Isola, sul monte. Sceso ho visitato  il paese, anche la Chiesa faticando però per  raggiungerla. Ci sono entrato per la preghiera.  Sceso dopo un pranzo in piazzetta di Siviano (c'erano anche ragazzi di una società sportiva bresciana con i loro allenatori) ho atteso il pulmino che passa a orari precisi per tutti i paesi del Monte.  Fino a Cure, dove avrei dovuto scendere per raggiungere il santuario della Madonna della  Ceriola. Ma la salita mi pareva troppo impegnativa. Non ci sono andato. Mi dispiace davvero. Mi pare di aver offeso l'isola.

Ecco il santuario della Madonna della Ceriola, che si trova sulla cima del monte che sovrasta l'isola, poco sopra la frazione Cure. Edificato nel 1500, probabilmente sui resti di una cappella dell'XI secolo. All'interno si possono osservare affreschi del XVI secolo e un'icona in legno dorato, dello stesso periodo, con le figure della Madonna con Bambino tra S. Faustino e Giovita.

A Siviano ho ammirato anche  la torre che si erge proprio davanti alla piazza del paese.

Un torre che risale al tempo del feudalesimo. La  Torre Martinengo a Siviano, di forma quadrata raggiunge i 20 metri d'altezza.L'isola vide dapprima nascere borghi agricoli nelle posizioni più elevate e, in epoca successiva, borghi di pescatori lungo la costa. Verso il secolo XIII, a difesa del territorio bresciano, gli Oldofredi vi costruirono un castello (ora rocca Martinengo, di proprietà privata). 

Visitando di sfuggita però i paesini del Monte (Cfr. cartina) ho potuto ammirare anche la vegetazione. Soprattutto ulivi e alcune specie di alberi tipicamente alpestri caratterizzano il nord e le parti più elevate del monte. Ma ciò che mi fece dire all'autista del puimino mentre guidava sicuro per strade 'interne' anguste e contorte : "E' un piccolo paradiso' sono stati gli ampi squarci della vegetazione che d'improvviso   mostravano il lago che si stendeva giù  lontano lontano. Un azzurro forte e intenso del lago  e sopra un cielo di un azzurro invece delicato e gentile. Ho vissuto ore serene immerso in quel 'piccolo mondo antico' dove non corrono macchine, ma solo motorini e biciclette, su e giù per le stradine dei borghi.  Ho conosciuto un mondo che pare sia rimasto da tempo ...'isola...to' dalle limpide acque dell'Iseo.  Ho visto e ho imparato a 'vedere' finalmente la bellezza di una natura che avevo dimenticato. Sono tornato con l'animo sereno. Fiducioso. Ho ripreso quindi il mio quotidiano  lavoro di pensionato 'di Dio' con animo grato.

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UN'ISOLA DA SOGNO,

L'ISOLA MADRE

Definita da Gustave Flaubert nel 1845 "il luogo più voluttuoso del mondo", l'Isola Madre è la più grande delle Isole Borromee; situata al largo di Stresa, nel Lago Maggiore e appartenente alla famiglia Borromeo da secoli, è stata aperta al pubblico nel 1978.

Un'altro giorno di questo giugno 2015 l'ho dedicato agli amici che  con la loro innata gentilezza hanno accolto il mio invito a visitare prima l'isola Madre e poi quella 'dei pescatori, le isole Borromee del grande lago maggiore di Lombardia. Quasi per dire loro la mia affettuosa gratitudine per l'amicizia che mi riservano trascrivo qui alcuni pensieri di S.  Ambrogio sull'amicizia, prima di mettermi a raccontare quel giorno!

"...Conservate l'amicizia che avete  stretta con alcune persone perchè è la più bella di tutte le cose di quaggiù.Infatti è un conforto in questa vita avere una persona cui aprire il proprio cuore. confidare i propri segreti, affidare  gli intimi pensieri del proprio animo così da poter contare su  un uomo fedele che nella prosperità si rallegri con te, condivida il tuo dolore ....."(I 'doveri' trattato, III)  S. Ambrogio, non c'è che dire,  conosceva bene l'animo umano e il suo insopprimibile bisogno di comunione.  Amici così sono per me quei due che mi hanno voluto portare in visita alle isole Borromee: Mario e Gianni. Grazie a loro!

Con qualche difficoltà per il traffico sull'autostrada, raggiunta Stresa, all'imbarcadero ci siamo prenotati un 'taxi' per l'Isola Madre. Mi sentivo bene perchè il desiderio di immergermi in quel mondo di alberi, fiori, prati tanto accuratamente coltivate stava per diventare realtà. Dal traghetto vedevo avvicinarsi l'isola: pareva che mi dicesse: "Finalmente...benvenuto!". Sceso, salita la piccola ripida scaletta che porta aall'unico ristorante dell'isola, proprio lì all'imbarcadero dell'isola, ci siamo inoltrati per i viali che conducono all'interno dell'isola.

Vedevo passare tanti fiori sui lati,tutti stupendi, anche per il loro profumo.  Sentivo che l'isola Madre stava per mostrarmi il suo vero volto, quei giardini che raccontano la bellezza' della natura ....

Camminando mi sono staccato un poco dagli amici miei: ho sfogliato quanto mi ero portato da casa, anche se continuavo a fare foto...non proprio belle! (Ma c'era Gianni: ero sicuro che avrei visto foto 'divine') Avevo con me il 'Cantico frate sole' di San Francesco. Non visto, camminando per sentieri leggevo la verità di quel canto. 

Ho letto da qualche parte che " Il cantico è' una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato,  La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore" Metre spostavo il mio sguardo su quanto mi stava davani, sentivo quelle parole intrise di stupore di gioia:

" Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba"...

Guardavo e pregavo....una bricciola della bellezza del mio Signore stava lì, in quel fiore, in quell'albero, in quel verde prato,.... Avevo bisogno di interrogare il mio animo stupito. Vedevo.... e contemplavo: quanto è diverso il 'guardare' che comprende in se stesso la voglia di possesso e che illude tanto....Non si può guardare un fiore con il desiderio di strapparselo per se.....Vedevo, come vedrò la bellezza piena che è il misterioso Iddio che mi accoglierà - lo spero - un giorno non tanto lontano....Sinceramente mentre camminavo per il grande stradone che porta  al palazzo dei Borromei .sentivo una profonda emozione: un giorno  contemplerò la bellezza infinita di un Dio che mi ama...E saliva dal mio animo la preghiera di Francesco: 'Laudato sii,  mio Signore'....."Mentre salivo al palazzo    ero solo: Mario e Gianni avevano preso un'altra strada. Ho fatto una piccola sosta (forse ero anche un pochino stanco...!) lasciando liberi i miei pensieri ...: davanti  a uno  scorcio del grande lago....Mi sono tornati alla mente le gite con la mia gente di Garbagnate, di Lissone, di Seregno....Sapevo che erano felici...per un giorno. E questo era la mia piccola gioia di pastore...ma non riuscivo  ovviamente  a fare 'mio',  la cattedrale, l'abbazia, i monti, gli affreschi e  le pitture, delle chiese che cosituivano la meta della proposta di catechesi 'itinerante'! All'isola madre ho potuto finalmente realizzare il 'desiderio' mai venuto meno nella mia anima di  fare 'mio' - se così posso dire - ciò che stavo visitando. Accanto alle siepi e macchie di azalee e rododendri, le spalliere di antiche camelie, cedri e limoni, i pergolati di glicini vetusti, vi crescono banani, magnolie e una collezione di ibischi (Hibiscus spp.), arbusti esotici e alberi come aceri, palme, eucalipti, grandi Gingko biloba e un monumentale cipresso del Kashmir (Cupressus cashmeriana), specie che nella sua terra di origine, ai piedi dell'Himalaya, sta scomparendo: ha oltre 200 anni di età, è alto circa 25 metri, 8 metri di circonferenza alla base, ed è il più grande esemplare d'Europa, definito da Stendhal (nom de plume di Marie-Henri Beyle, 1783-1842) "l'albero più bello del m  

Una lunga passeggiata, fino al  palazzo Borromeo (edificato nel XVI secolo sui resti della primitiva chiesa e relativo giardino all'inglese progettato .

Quando alla fine di giugno 2006 una violenta tromba d'aria si abbattè sull'Isola Madre di Verbania, fu il disastro: centinaia di arbusti e alberi rari si schiantarono e tra questi il secolare Cipresso del Kasmir.  L'esemplare di Cupressus cashmeriana, noto non solo in Italia per la sua bellezza ed imponenza, giaceva con la magnifica chioma a terra e con le radici spezzate rivolte al cielo.
Bisognava  sollevare un albero di 25 ton e recuperarne, soprattutto, la vitalità! 

Così appariva prima dell'uragano, la chioma del monmentale Cupressus cashmeriana dell'Isola Madre. Fu organizzato immediatamente  il recupero.Ci sono riusciti ed ora attendono monitorando l'albero che la ripresa si consolidi dopo l'immane lavoro anche scientifico che il cipresso ha richiesto per rimettersi in piedi.La foto che segue documenta il 'disastro.

Nel sidershow di Gianni è possibile vedere il grande cipresso oggi in piedi dopo la tromba d'aria

 Ed eccoci dopo l'estasi...botanica  passeggiando per il giardino all'inglese dell'isola, al palazzo Borromeo. Ci siamo entrati. La foto documenta l'ingresso al palazzo. Mi è difficile dire qualcosa di ciò che ho visto in un'ora di visita, passando per angoli splendidi del palazzo che  viene proposto a chi lo  visita  come doveva essere quando la famiglia Borromeo vi abitava. E' difficile soprattutto perchè ci si trova quasi d'improvviso immersi in un'atmosfera di altri tempi.Le sale di vita familiare e quelli dell'attività del padrone di casa, le stanze degli ospiti, i lunghi misteriosi corridoi, la sala da pranzo, le sale dei giochi dei bambini... e dappertutto oggetti autentici dell'epoca...e personaggi  'impalati, la servitù.... Straordinario!  Sognavo cercando di intuire lo stile di vita di quella nobile famiglia...Mi ha affascinato...anche se ho pure pensato alle case dei contadini dell'isola, dei giardinieri...

Terminata la visita facciamo ritorno all'imbarcadero: ma ci fermano alcuni turisti che si aggirano sui vialetti: c'erano due pavoni bianchi, uno appollaiato su un grosso albero, l'altro camminava a testa alta, altezzoso, senza ritegno, consapevole della sua bellezza: star  anche per me e per Gianni che li abbiamo a lungo fotografati. Peccato che non ha voluto farci vedere la sua 'ruota'!  Scendiamo  e dall'alto sotto i nostri occhi appare  la fontana del fiori di loto e delle ninfee....Una foto di Gianni lo documenta: un'ultima sorpresa della grande isola prima di lasciarci prendere il battello per raggiungere l'isola dei pescatori e metterci a tavola per il pranzo.

Una mattinata indimenticabile: emozioni e profumi di vita diversa...

Mentre il taxi ci porta all'isola dei pescatori superiamo l'isola Bella, altro stupendo gioiello del lago maggiore. E finalmente possiamo attraccare  al'isola e tra  una folla di gente impegnata nello shopping raggiungiamo il ristorante per il pranzo. Sta proprio in fondo all'isola che è piccola ma visitata da una folla di turisti. Ci passeremo anche noi per quelle piccole strade dove è esposto  ogni genere di mercanzie. Infatti dopo il pranzo scendendo all'imbarcadero  mi sono fermato con Mario a un negozio che sembrava un grotta dove una signora   mi ha preparato due grembiuli da cucina: una con la scritta Rachele l'altra con la scritta Pinuccia. Un regalo molto gradito alle mie due...cuginette di oltre 80 anni!

Qualche notizia su quest'isola che è la più piccola delle Borromeo. L''Isola dei Pescatori, detta anche Isola Superiore per la posizione più a nord rispetto alle altre isole del golfo, è sicuramente la più pittoresca delle Isole Borromee, nonchè l'unica a essere stabilmente abitata. Il suo piccolo e antico borgo si caratterizza per gli stretti vicoli su cui spiccano le tipiche abitazioni a più piani, con lunghi balconi adibiti all'essiccamento del pesce; gli abitanti dell'isola vivono, infatti, principalmente di pesca e di turismo.

Il suo inconfondibile e suggestivo profilo è contraddistinto dall'aguzzo campanile della Chiesa di San Vittore che spunta sui tetti rossi delle case e la sua riva è sempre occupata dalle piccole barche dei suoi cinquanta residenti.

Sull'isola si trovano negozietti tipici e rinomati ristoranti dove è possibile gustare piatti a base di pesce appena pescato, tradizione che perdura nel tempo e che non cessa di deliziare i palati di personaggi famosi e non solo. A questo proposito vale la pena ricordare l'aneddoto che nel 1935 vide Mussolini e gli altri protagonisti della Conferenza di Stresa optare per un fuoriprogramma sull'isola, attratti dal desiderio di gustarne il piatto più celebre, il pesce persico.

Giunti sull'isola è impossibile non visitare la Chiesa di San Vittore, eletta a monumento nazionale, che conserva tuttora l'originario abside con finestre monofore risalente al sec. XI. Al suo interno è conservato un affresco cinquecentesco raffigurante Sant'Agata, oltre ad alcune tele seicentesche e ai busti in legno degli apostoli Pietro e Andrea, patroni dei pescatori.

 

 

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UNA CHIESA 'MURATA'

SU UN MONTE IN SVIZZERA

 

Un mercoledì d'inizio luglio di questo anno di grazia (pe me, ovvio!) decisi di recarmi in Svizzera, al Monteceneri, più precisamente a un comune del famoso passo, Rivera. Ma questa volta non ero solo. Avevo infatt i invitato Giovanni Venier, giovane dei miei tempi antichi e generoso amico di questi giorni, e la sua signora, Daniela docente di arte al Liceo di Cesano Maderno, con la loro figlia Sara,insegnante di italiano storia e geografia (...complimenti!) alle medie a farmi compagnia, poichè si trattava di una gita non tanto di piacere, ma di tono culturale. Si trattava infatti di 'conoscere' un'opera dell'architetto ticnese, Mario Botta, un architetto di grande fama,   sul monte Tamaro, all'alpe Foppa (1500 metri): la straordinaria chiesa di Santa Maria degli Angeli  e di passare sul lungo lago di Lugano per contemplare la splendida crocifissione di Bernardino Luini nella Chiesa di Santa Maria degli angeli.

 

Una gita che mi ha permesso di gustare opere d'arte e quindi di regalarmi un 'piacere' interiore, intellettuale. C'era da ammirare anche lo splendido panorama che dalla chiesa all'alpe Foppa si offriva a noi, sulla valle e sul passo di Monteceneri.

Arrivati con l'ovovia all'alpe Foppa si è proposta ai nostri occhi questa chiesa che nascondeva il suo portale d'ingresso ma invitava a una passeggiata quasi fossimo in un castello, fin su alle merlature. Una lenta passeggiata fino al termine da dove potevamo gettare lo sguardo stupito sul paesaggio sottostante. Sotto di noi, la campana. Avrei desiderato sentirla suonare: il suo  suono di certo si rovescia sui paesi della valle....Tornati sui nostri passi passando per strette scalinate interne, finalmente si è presentata aperta e accoglienre la superba chiesa di mattoni, con le pitture (o forse incisioni sul marmo?) sopra le piccole finestre laterali. Una sosta. Una preghiera e poi un'attenta visita della Chiesa. a una sola navata. Tutto parlava di monti e di luce. perfino l'altare in legno, l'ambone disegnate con arte! Pitture (si fa per dire....non so infatti come erano state eseguite dal pittore  di casa), tutte commentate con frasi dai salmi o dalla liturgia...Non c'era tempo. Ma si poteva davvero meditare a lungo contemplando quelle mani aperte sul retro dell'altare in uno squarcio di luce dall'esterno..... Una chiesa fatta per pensare, una chiesa che richiama alcune figure veterotestamentarie. "Dio, mio fortezza,...il Signore mi ha portato sul monte e mi ha messo al sicuro....Sull'altura di Sion sta il santuario del Dio altissimo...." Con Daniela abbiamo cercato di leggere le scritte poste sopra le figure....Sccrive Botta: «Il perimetro interno della cappella è segnato da ventidue aperture poste a livello del pavimento, che permettono di scoprire lo straordinario paesaggio sulla valle e conservano, nella strombatura del muro, una serie di dipinti incisi da Cucchi attorno al tema di Maria degli Angeli, alla quale questa chiesa è dedicata. Lo spazio interno vive del grande contrasto fra i muri circolari senza forma, trattati in grassello nero nelle pareti, e le lineari sagomature bianche del soffitto, che introducono un 'baffo' di luce ritagliato fra i gradoni della copertura». [Mario Botta].

Si era fatto tardi: bisognava pranzare al bel ristorante all'alpe. Dopo una passeggiata della famiglia Venier  veniamo rimessi nell'ovovia fino a Rivera. Portavo dentro di me una sensazione strana: ma perchè una chiesa così lassù? Sentivo infatti che mi era stato dato un messaggio.Il Signore Iddio è la mia luce, la mia fortezza...è la roccia per la mia vita!

 Ripresa la nostra Dacia, (gyuida Giovanni Veneir!) ci portiamo abbastanza velocemente a Lugano. Con qualche difficoltà riusciamo a raggiungere il bel lungo lago dove si trova la chiesetta che custodisce, in mezzo a nuovi ed eleganti palazzi, l'affresco della crocifissione di Bernardino Luini. La chiesetta che presenta i segni della sua età,  sia sulla facciata come al suo interno è un prezioso 'testimone' dell'arte del '500. Daniela e Sara si fermano a cercare di vedere bene l'affresco: manca la luce infatti. Ci siamo inpegnati nella lettura dell'affresco ma con notevole fatica. allora mi sono permesso di aggiungere qui alcune note relative all'affresco come sempre recuperate su wikipedia che ringrazio:

"Affresco monumentale della Passione e Crocifissione di Cristo, uno dei capolavori di Bernardino Luini. Sulle spalle dell'arco mediano i Santi Rocco e Sebastiano, datati 1529, e sopra le arcate profeti adagiati. Sulla vasta parete affresco ricco di figure della Passione con le croci di Cristo e dei due ladroni in primo piano. Attorno ai soldati a cavallo sta un fitto gruppo di personaggi; ai piedi della croce, a sinistra San Giovanni e a destra la Maddalena inginocchiata; un po' più verso sud, il gruppo delle pie donne sostenenti la Vergine addolorata; sul lato opposto i soldati che giocano a dadi il mantello di Gesù. La croce di Cristo é circondata in alto da un gruppo di angeli. Nel piano mediano rialzato della scena dipinte due logge di colonne entro cui si svolgono gli episodi dell'incontro con Tommaso e della derisione, fra questi Cristo che porta la croce ed il Compianto.

Nel piano di fondo del paesaggio, a sinistra, la preghiera nell'Orto degli Ulivi, al centro una veduta paesaggistica, a destra, l'Ascensione. Del Luini sono anche l'affresco dell'Ultima Cena, sulla parete sud della navata (originariamente nel refettorio) e la bellissima Madonna con Gesù Bambino e San Giovannino sulla parete orientale della prima cappella laterale (un tempo lunetta del portale che immetteva nel cimitero). Ambedue le opere palesano un notevole influsso leonardesco".

Usciamo dalla piccola chiesa.  Avevo la prova dell'importanza  degli affreschi nelle nostre chiese antiche, anche quelle sperdute sui monti....Erano pitture che suggerivano e sostenevano la fede e la preghiera dei cristiani. Pochi erano quelli che sapevano leggere e scrivere: in chiesa potevano ascoltare le omelie che narravano i vangeli e lì sulle pareti gli affreschi di pittori dell'epoca che poi sono divenuti artisti di fama mondiale.

 Ma lo sguardo sugli affreschi è cambiata. Anch'io sono entrato in quella chiesina per 'vedere' il Luini famoso. La preghiera davanti allo scenario imponente sulla parete, sopra il grande arco,  che introduce all'interno dove si trova l'altare stupendo e l'ambone  , non  mi usciva dal cuore. Seduto contemplavo. E stupivo. Forse questo era preghiera davanti al sacrificio di Cristo così presentato dai pennelli di un grande artisista!

Usciamo, un'ultima foto di Sara  alla facciata del piccolo tempio e poi ci spostamo a 'vedere' il museo d'arte contemporanea di Lugano che si aprirà al pubblico nel prossimo settembre. Daniela ha cercato invano di entrare....grande è il suo desiderio di conoscere....!

Dopo un tempo di riposo (faceva tanto caldo) e un buon gelato, ripresa la Dacia facciamo ritorno a casa...Non era davvero tardi quando Giovanni posteggiava davanti a casa mia la Dacia 'cara'!....Un grazie. Un affettuoso saluto. Un...possibile arrivederci ancora in  Svizzera?

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UN EREMO

SOGNATO UNA NOTTE D'ESTATE

 

Quando mi sono svegliato dal lungo sonno, lunedì 20 luglio 2015 dopo la preghiera alla Madre del Signore "Inviolato fiore, porta lucente del cielo....'  ho preso coscienza che un'immagine, una foto di un 'luogo' antico, posto a strapiombo sul mare...quasi mi tormentava. Da tempo infatti sognavo di poterlo visitare: un eremo, e dunque un antico luogo di preghiera, ritornato ad essere un 'angolo di mondo' di impressionante bellezza, pur nella sua 'piccolezza': l'eremo di Santa Caterina del Sasso, a Leggiuno.

Così dopo aver celebrato la messa  ho preso la mia 'dacia' e mi sono messo in strada.  Mi sono dotato del mio 'navigatore, le racchette  per la neve con la punta di gomma, le mie medicine.... Il viaggio non doveva essere impegnativo. Dovevo prendere l'autostrada per Varese....ma ho sbagliato e così ho perso del tempo per riprendere l'autostrada. Giunto a Leggiuno. posteggiata la mia 'cara amica' ho raggiunto l'ingresso all'ascensore, un'opera davvero straordinaria che porta a livello dell'eremo. Potevo scendere per lo stretto sentiero . Ma ho pensato che...forse era meglio scendere con l'ascensore: per un'euro (andata e ritorno) non valeva la pena di fare fatica e magari correre qualche rischio. Sceso, sono uscito per un lungo corridoio all'aperto e davanti l'azzurro del lago maggiore e la sensazione di ...stare a galla, visto che mi trovavo sul roccione dove è stato costruito l'eremo...tanti anni fa!

Già, l'eremo. I suoi inizi risalgono al secolo XII quando un tale Alberto  Besozzi. un mercante del tempo,  salvatosi da un naufragio fece voto a Santa Caterina di Alessandria di ritirarsi in una grotta del posto per una vita da eremita dedicandosi alla preghiera  nella solitudine. Lì avrebbe costruito un cappella alla Santa ancora oggi individuabile sul fondo della Chiesa attuale. In seguito fa fatto beato: il suo corpo riposa all'interno della chiesa. Però l'eremo è un monastero. La sua origine risale al secolo XIV quando vennero costruite due chiese. Vi soggiornatono in preghiera i domenicani poi i frati dell'ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus, poi carmelitani.  Il monastero fu quindi soppresso nel 1770. Oggi è monumento nazionale e ora è di proprietà dall'amministrazione di Leggiuno che diede avvio a imponenti opere di restauro fino a riaprirlo ai visitatori nel 1980. Nel 1986 ritornarono i domenicani.E qui mi piace ricordare Padre Caccin che ha tanto amato questo eremo e che ho personalmente conosciuto ai tempi del Congresso eucaristico nazionale. Ora c'è una piccola comunità di benedettini.Si arriva alla chiesa  per un sentiero nella roccia sotto archi 'favolosi' che danno sul lago .  Per entrare nella chiesa si passa sotto un porticato rinascimentale con quattro archi a  tutto sesto. Lì si possono vedere i resti di un ciclo di affreschi attribuito al figlio di Bernardino Luini. Sulla sinistra si erge a strapiombo sul lago il campanile del secolo XIV.

 La chiesa è interessante: avevo bisogno di più tempo per rendermi conto della  sua evoluzione strutturale   poichè essa si sviluppa su cinque precedenti ambienti in origine separati: quattro sono le attuale cappelle. La quinta il sacello dove sono contenute le spoglie del beato Alberto Besozzi.  Sono rimasto dapprima in preghiera col pensiero al 'vissuto' antico' di questo eremo e del monastero. Qui hanno pregato tanti domenicani, carmelitani, benedettini....Qui nel silenzio della natura sopra  le acque di un lago azzurro quanto il cielo. C'erano 'turisti' col naso all'insù. Un fugace sguardo  agli antichi affreschi restaurati ...e via. Qui si dovrebbe venire non con la curiosità di un turista, ma con un desiderio sincero di silenzio per una meditazione continuata nell'ambito di una natura che 'parla' al cuore.(fiori e piante, angoli sfuggenti aperti sul mare....)  Visitare l'eremo di Santa Caterina del Sasso significa vivere un momento indimenticabile di cultura e raccoglimento spirituale  perché è un luogo mistico intriso di cristianità carismatica.
 

Ho cominciato a  soffermarmi su alcuni affreschi restaurati e quindi con parti mancanti. In particolare sulle pareti di una  cappella gli ultimi restauri hanno fatto riemergere i resti di un  ciclo trecentesco di affreschi, dove spicca lo splendido frammento di una Crocifissione.  Anche il presbiterio, luogo dove i monaci recitavano ogni giorno ad orari precisi la 'Laus Deo'meritava un'attenzione maggiore:  di puro stile barocco (1610-1612) con affreschi di De Advocatis, tra cui spiccano un "Matrimonio mistico" di S. Caterina, e le figure ai lati dell'altare delle beate Giuliana da Busto e Caterina da Pallanza.

Un altro rilevante documento figurativo dell'Eremo è rappresentato dalla Deposizione presente nella Sala capitolare.   La cupola è tutta da 'leggere': sta al cuore della chiesa e invita a 'guardare in alto'! Lassù sta la 'Gloria'!

Era ora di riprrendere la strada, risalire con il superbo e prezioso ascensore, prendere la Dacia e tornare a casa. Un altra gita d'estate'. Un altro momento culturale religioso per un'estate che non sopportavo più di viverla nel caldo asfissiante chiuso nella pur bella casa di Seregno. Alle 16 ero con la mia gente. Stanco, sì. ma felice e grato al Signore che mi ha guidato e custodito in un'altra avventura dello spirito.

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Mercoledì 29 luglio 2015

Le 'mie' gite di questa estate sono state per me che vivo giornate intere nel mio eremo 'momenti'  non di evasione ma di cultura, anche se sempre e tutte hanno comportato fatica. Ieri, martedì 28 luglio, ho chiesto a Giorgio Sala con il quale ho potuto visitare decine di luoghi interessanti (cattedrali, monasteri, abbazie ecc.)per il mio ministero pastorale di farmi compagnia in una 'gita' particolare.  Per quali ragioni? Innanzutto  devo riconoscere che mi sono sempre piaciuti i 'passi' svizzrir. Ne ha scollinati tanti (Grimsel pass, Bernina pass, Susten pass, Furka pass, Sempione, e anche il  Gran San Bernardo, il San bernardino, ecc.) Sapevo che da Airolo parte una 'strada nuova' per un passo che non avevo mai raggiunto. Un passo che porta dal Ticino al Vallese: il passo della Novena a quasi 2500 metri.

Volevo 'vederlo' e sostarvi per ammirare lo spettacolo dei monti che lo circondano. Ci siamo arrivati, abbastanza presto. Tutto il tempo per posare gli occhi su un ghiacciao  che s'erge a poca distanza. Ho capito che era un passo di 'passaggio': molte erano le moto posteggiate fuori dell'accogliente ristorante. Il piccolo lago appena fuori il locale dava al passo un tocco di serena bellezza. C'era tanto sole.  Ma faceva freddo. Ci siamo rimasti per ore, tutto il tempo anche per uno spuntino....  un bel piatto di pasta al sugo....! 

Un passo brullo  dal quale nel primo pomeriggio siamo scesi in vallate brulle e deserte fino a Briga per prendere poi la strada che porta al Sempione: un altro passo, un'altra sosta e poi il ritorno a casa. Una gita 'goduta' davvero, immerso finalmente  in un ambiente tante volte sognato nel mio eremo e che ora mi  si mostrava  nella sua caratteristica armonia svizzera.

Ma c'era anche un altro motivo per il quale ho scelto come meta di un'altra gita d'estate, il passo della No vena. Un motivo culturale, anzi religioso. Non ci avevo mai pensato prima. Ma i monti sono i luoghi biblici dove si sono compiuti gli eventi più significativi e decisivi della salvezza cristiana. Ecco, i monti nella Bibbia parlano di Dio, della sua onnipotenza, della sua grandezza. Riprendo una riflessione di padre  Pappalardo che mi è piaciuta e che mi ha permesso di capire come mai abbia sempre avvertito il fascino dei monti (il mare mi fa pena....! Perdonatemi): " Il termine onnipotente presente nella nostra Bibbia, nella nostra liturgia, nel nostro comune sentire di Dio, è la traduzione di una espressione ebraica che suona “El Saddaj”. Questa espressione, da coloro che hanno tradotto la bibbia in lingua greca (i settanta) è stata resa con “pantocrator” che testualmente significa “Signore di tutto”, “dominatore di tutto”, o forse anche solo “Signore, Dio dell’universo”. La versione latina della scrittura fatta ad opera del grande s. Girolamo, rende i termini “El Saddaj” – “pantocrator” con “onnipotens”: onnipotente......

La montagna è luogo evocativo della fede.Il termine ebraico “El Saddaj” che abbiamo ricordato poco fa, si compone di “El” che significa “Signore”, “Dio”, e “Saddaj” che è un termine che deriva da “sadù” che significa “montagna”. “El Saddaj” dunque è semplicemente “Dio della montagna”. E’ una espressione che viene utilizzata come nome proprio di Dio. E’ il più antico nome di Dio che la bibbia conosca. Lo troviamo più volte presente soprattutto nella storia dei patriarchi, prima che Dio riveli il suo nome “javhè” a Mosè dal roveto ardente (Es 3,13-14). Il nuovo nome rivelato da Dio non dice che si tratta di un Dio diverso. Javhè infatti si pone in continuità con il Dio dei padri: “Dio parlò a Mosè e gli disse: «Io sono il Signore! Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ( El Saddaj) ma con il mio nome di Signore non mi sono manifestato a loro.” (Es 6,3).

Ecco perchè fin da giovane i monti mi hanno sempre affascinato: mi parlavano di Dio, mi  conducevano a Dio...Non in piena coscienza.. ma quasi inavvertitamente, inconsciamente. Così quel giorno di una gita d'estate ho desiderato vedere quel passo.... Lassù per qualche tempo mi sono appartato e fissando il ghiacciao che ci stava sopra mi era facile pensare all'Onnipotente Signore. E' Lui che ho conosciuto, proprio come questo passo e di Lui ho sentito l'amore. Una piccola meditazione che mi ha condotto a sentire una gioia interiore sapendo che l'ONNIPOTENTE Iddio si è fatto premura di accogliermi nel suo affetto di Padre Onnipotente. Beh...Una gita può servire a farci pensare, o no?

Qui sotto ha inserito un altro sidershoww quasi a documentare il mio 'vissuto' di un giorno!

 

 

Isola madre

Un angolo del grande parco dell'isola

Isola madre

La fontana e il fior di loto

Isola Madre

Il pavone bianco: altezzoso e sicuro di sè

Isola Madre

Gli amici..veri: Gianni e Mario

Isola madre

Angolo del grande parco

Isola madre

Il cipresso del Kasmir si erge davanti al palazzo, sorretto da tante funi dopo la spaventsa troba d'aria

Isola madre

Desideravo fotografare ogni angolo di un 'paradiso terrestre'!

Isola madre

Laudato sii, mi Signore per sora nostra madre terra.....la quale produce con coloriti fiori ed erba..."

Isola madre

Camminando per vialetti ...guardati da piante stupende...

Palazzo Boirromeo all'isola Madre

La stanza dei giochi dei bambini

Palazzo Borromeo

Un salone di un palazzo interessante perfino bello!

Isola dei pescatori

Interno della Chiesa parrocchiale dell'isola dedicata a San Vittore

Isola dei Pescatori

Passeggiando per le strette viuzze dell'isola....

Isola dei pescatori

La signora mostra il grfembiule da cucina ...scritto sul momento. Pinuccia è la mia...cuginetta cuoca...si fa per dire!

All'alpe Foppa

Giovanni e Daniela sul percorso sopra la chiesa

Chiesa Santa Maria degli angeli di Botta

La campana sulla valle....

Monte Tamaro, alpe Foppa

Interno della chiesa 'murata': due mani aperte....

Finlamente l'ingresso alla chiesa

Al di là di un'imponente arco dopo camminamenti oscuri si arriva davanti all'ingresso della chiesa di Botta!

Santa Maria degli angioli a Lugano

la Facciata

Lugano, Chiesa di Santa Maria degli angioli

Sopra l'arco che porta all'altare il grande affreco di Bernadino Luini

A Rivera

La famiglia Venier

Chiesa di Botta all'alpe Foppa sul Monte Tamaro

Una scritta sopra ...una pittura?

Chiesa di Botta

Un suggestivo passaggio interno alle mura della chiesa

Lugano: lungomare

finisce un giorno con un gelatino sul lungo lago....per la verità poco gradito!

Al passo Novena 2500 metri

L'accogliente e prezioso ristorante al passo. Non ci sono altre case o alberghi!

Passo Novena - Svizzera

Il grande ghiacciao sullo sfondo del passo. Per questo fa freddo, lassù!

Passo della Novena: dal Ticino al Vallese

Il ghiacciao dall'interno del ristoranrte dopo un'otttima pastasciutta!

PassoNovena o passo Neufenen

Sì, sono proprio io: con le due bacchette che...mi tengono in equilibrio!

Passo Neufenen sopra Airolo

Lui è Giorgio, amico di lunghe passeggiate, per anni!