L'omelia di Scola nel decanato di Lissone

MI SONO DECISO.....

Dal titolo si può intuire la mia difficoltà a  scrivere di Lissone, la comunità cristiana che mi ha avuto come pastore per quasi 17 anni. Mi ero infatti ripromesso di non tornare...sui miei passi se non per fare memoria di esperienze 'umane e sacerdotali' che hanno in parte segnato il mio ministero. Sono stato fedele a questo proposito. Qualcuno però mi ha suggerito d ' seguire' Lissone, oggi, senza dunque venire meno al proposito originario. Ci ha pensato su e ho deciso che non era giusto dimenticare di accompagnare il cammino di questa chiesa, poi che seguo le vicende ecclesiali  nel mondo:  la chiesa ambrosiana, la chiesa maronita, la chiesa di Gerusalemme, ecc. Ed eccomi qui costretto ad aprire una nuova pagina per 'condivideere', come si legge nel 'titolo' l'esperienza di Chiesa in Lissone. Comincio, oggi, 28 aprile 2015 e riprendo in un video l'omelia che il nostro Cardinale ha rivolto ai cristiani e al presbterio decanale di Lissone. Cercherò,  servendomi anche del 'sito' della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo che l'Angelo con fatica ma con intelligente e generoso impegno mantiene in vita. Da lì prenderò, facendo altro ricerche, quanto e come si vive la fede nella comunità di Santa   Teresa Benedetta della Croce.

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Pochi giorni fa il Cardinale Scola ha fatto visita, purtroppo fugace, al decanato di Lissone. Ha celebrato l'Eucaristia con i suoi presbiteri delle comunità cristiane del decanato, ha incontrato la gente felice di ascoltarlo e di baciarGli l'anello episcopale. Ha quindi rivolto la sua parola alla comunità presente nella prepositurale di Lissone. Di questo evento  aveva scritto il nostro 'Angelo' presentando la figura del Vescovo. . Fedele all'impegno che ho asssunto offro a chi mi legge quanto è stato  scritto sul sito della Comunità dei Santi Pietro e Paolo in Lissone. Il testo è di Angelo.

E’ un nostro preciso impegno conoscere il magistero del vescovo, capire dove e in che modo ci vuole portare, condividere le scelte.
Il Vescovo non può rimanere una figura lontana, che ricordiamo sì ogni giorno nella messa, ma niente di più.
Almeno la lettera pastorale che ogni anno il vescovo ci invia, deve essere conosciuta e ispirare le scelte della parrocchia.
E’ questo il modo autentico di essere vicini al vescovo.
Per esempio, martedì sera abbiamo avuto una preziosa occasione, purtroppo con scarsa partecipazione, per conoscere il pensiero del Vescovo.
Il Vicario Generale della Diocesi, mons. Mario Delpini, ci ha parlato di un importante atto del magistero del vescovo, il Discorso alla città di Milano, nella festa di S. Ambrogio dello scorso anno: “Un nuovo umanesimo per Milano e le terre ambrosiane”. 
Ci ha aiutati a comprendere il significato dell’espressione “Nuovo Umanesimo” e quindi ad essere più il sintonia con il Vescovo.

Aver accolto ieri il Vescovo ha avuto il significato di sentire la sua voce, vederlo e incontrarlo di persona,  percepire che la sua parola  è stata pronunciata per noi, comunità cristiana del decanato di Lissone, calata nella nostra realtà.
E come siamo stati contenti noi di averlo accolto penso che anche Lui sia stato contento di incontrarci.
Una comunità non certo perfetta, che sente la fatica di avvicinare i giovani, di portare avanti tradizioni e abitudini forse sorpassate ma che non si ha il coraggio di tralasciare, una comunità forse un po’ timida, quasi timorosa anche solo di proporre la bellezza del vangelo, un po’ troppo sulla difensiva.
Ma nonostante questo, anzi proprio dentro a questi limiti, una comunità viva, che ancora crede al Signore Gesù, e come splendidamente ha saputo fare nel passato, riesce ad esprimere anche oggi uomini e donne che nella vita di tutti i giorni si ispirano al vangelo per le scelte della vita.

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Giovedì 340 aprile 2015

Il Cardinale Scola ha rivolto la sua parola ai sacerdoti e ai fedeli del decanato di Seregno. Ha parlato a braccio, evidentemente,  perchè non ho trovato da nessuna parte la sua omelia. Però dal sito della Comunità Santa Teresa dellqa Croce il solerte e prezioso Angelo Santambrogio ha riassunto l'omelia del Vescovo. Lo ringrazio e affido a questo piccolo 'coso' che è il mio sito quanto ha scritto Angelo.

Sabato sera, 18 aprile, i lissonesi si sono stretti con tanto affetto attorno al vescovo e il vescovo ha ricambiato con altrettanta cordialità.
La chiesa prepositurale, dal vescovo definita stupenda, maestosa come un duomo, era gremita di persone provenienti dalle parrocchie del decanato.
La messa è stata celebrata dal vescovo con tutti i sacerdoti; coro, lettori e ministri dell’altare provenivano da tutte le parrocchie.

E’ stato un forte momento di comunione, nella speranza che dia frutti anche per il futuro. Il vescovo ci è vicino sempre con il magistero, con la vita esemplare e preoccupandosi per ogni comunità cristiana a lui affidata.
Ogni giorno preghiamo per lui nella celebrazione della messa e non solo, e cerchiamo di seguire il cammino che ci indica.
Sabato però era tra noi, le sue parole sono state dette per noi, il suo sguardo si è posato su di noi. Le parole che ha pronunciato nell’omelia hanno voluto essere una attualizzazione della parola di Dio nella nostra vita di oggi.
Ci ha ricordato che la sete, il desiderio insopprimibile che l’uomo ha di Dio, trova risposta nella persona di Gesù. Mostraci il Padre e ci basta, chiede Filippo. Chi ha visto me ha visto il Padre, risponde Gesù.
Chi incontra Gesù, e lo accetta nella fede, diventa un uomo nuovo, capace di assumersi la responsabilità di vivere nella verità, operando il bene e rifuggendo sempre il male, in qualsiasi forma si presenti.  
L’uomo nuovo, che ha incontrato il Cristo, è un uomo di comunione, che sa stare in relazione con tutti, che entra in modo attivo nel piano salvifico di Gesù. Do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo, che è la chiesa (Col 1,24).
La comunione è la regola per i rapporti tra gli uomini, in particolare all’interno delle nostre comunità cristiane.
A conclusione della messa, l’arcivescovo ci ha indicato tre piste di lavoro su cui impegnare le forze.
La prima: continuare, anche se faticoso, il cammino per edificare le Comunità Pastorali.
Devono diventare lo strumento per una rinnovata attenzione missionaria verso la nostra gente.
La seconda: una efficace pastorale giovanile, insegnando loro ad amare generosamente, senza paure e timori.
La terza: rafforzare l’attenzione alle famiglie, le quali devono diventare le protagoniste della pastorale, giocarsi come famiglie all’interno della chiesa.
Questa visita del vescovo ci aiuti a pensare a lui come il pastore cui possiamo guardare e con lui camminare verso l’unico Pastore eterno, il Signore Gesù, Via, Verità e Vita come ci ha ricordato il vangelo di oggi.

 

 

Le campane di Lissone

Un suono robusto, soprattutto quando rintocca il campanone. Un 'canto dolce e forte', quando le campane là sullo slanciato campanlie annunciano le solennità, la festa. E' un suono, il loro che ha dato fastidio a qualcuno ma che con le disposizioni del giudice di Monza si è definito 'opportunamente' perchè non manchi alla città laboriosa un richiamo' all'Eterno, un invito alla lode, un mesto rintocco per uno che tornato alla casa del Padre......