Conferenza sulla santa inSala grande

La bnedezione alla statua di santa Teresa postata in Prepositurale è stata preceduta da unincontro con du e carmelitani studiosi deklla Santa.

In Prepositurale

L'omelia del rettore del seminario carmelitano di Arenzano

Savanti all'edicola della statua in prepositurale

Don benedice e incensa l'immagine di Santa Teresa Nemedetta della Croce

Alcuni fedeli davanti all'edicola

La gente sorpresa: non conosceva Santa Teresa. E' stato distribuite oltre mille copie di una splendida rivista carmelitana sulla storia di Edith Stein

E' evidente la sorpresa...

Ma Edith Stein era anche bella nella sua veste di carmelitana.....

Prepositurale a Lissone

Davanti alla nuova edicola di Santa Teresa Benedetta della Croce, testimone di fede per la Comunità Pastorale

In Prepositurale a Lissone

Un momento della solenne liturgia presieduta dal rettore del seminario carmelitano di Arenzano

In Prepositurale a Lissone

Don Pino onora la Santa incensandone la splendida immagine

Prepositurale a Lissone

Il rettore del Seminario si avvia dopo la celebrazione all'angolo dove è stata collocata la statua della Santa

Davanti all'edicola di Santa Teresa Benedetta

Il gruppo di coloro che hanno lavorato con intelligenza per predisporre l'edicola. Il terzo da sinistra l'architetto Tino Fossati al quale si deve lo studio dell'ed

Gli inizi di una storia personale

E.....IL SEGUITO!

Ritorno ai giorni del mio vissuto in seminario. Negli studi avevo sempre cercato di dare la preferenza alla filosofia. Mi piaceva pensare. Soprattutto pensavo che avrei potutto arrivare più vicino alla verità. per questo ho avuto tanti maestri. Tutti affascinanti. Ma era così grande il desiderio di conoscere che ho finito per fare...confusioni anche se alla fine sono giunto  ad affidarmi al pensiero di San Tommaso, a quel tomismo che non sono riuscito però ad approfondire più di tanto.

In questa ricerca, per caso, ho  incontrato  Edith Stein. Questa giovane discepola di Husserl che stava imponendosi all'attenzione del mondo cattolico , con i suoi scritti e prima ancora con la sua famosa improvvisa conversione al cristianesimo dall'ebraismo dove era cresciuta e che  aveva abbandonato. In quegli anni le notizie erano ancora poche: EdithStein,Suor Teresa Benedetta del Croce, era da pochi anni morta nel lager di Aschwistz, nelle camere a gas, fedele al suo popolo, con una scelta personale di martirio volutamente mai evitato come avrebbero voluto diverse persone a Lei legate. Lessi la sua storia. Sono rimasto  turbato dalla sua testimonianza e ho desiderato conoscere il suo pensiero, anzi l'evoluzione del suo pensiero.

Purtroppo la vita pastorale e il ministero  intenso mi hanno impedito di portare avanti le mie ricerche e lo studio della personalità e della filosofia di Edith. Ma Lei è rimasta dentro di me....una presenza che  vivevo come fosse un amore: desideravo sempre poterLe dire tutto il mio affetto e la mia gratitudine per ciò che aveva  pensato, scritto e fatto nella sua vita e per il coraggio della sua scelta di fedeltà fino al martirio.

Così quando ebbi modo di arrivare a Lei nel tempo del mio ministero in Lissone, come parroco di una Unità Pastorale prima e poi di una Comunità pastorale feci in modo che il Consigio pastorale decidesse di affidarsi alla testimonianza cristiana di Edith : fu così che quella nuova esperienza ecclesiale prese nome 'Comunità pastorale Santa tTeresa Benedetta della Croce'. I laici intuirono che la proposta  aveva un significato enorme : il popolo aveva ora davanti a sè una persona che seppe arrivare a Cristo dall'ebraismo e successivamente dall'ateismo, una donna che si era affidata alla ragione con il suo filosofare ma che giunse alla fine alll'esperienza della mistica, una donna che seppe amare Cristo nel suo popolo, il popolo eletto al quale per natura apparteneva, fino al dono della sua vita nel lager nazista.

Passarono pochi mesi e il desiderio di poterLa 'incontrare' nella comunità, come fosse una di noi, crebbe così tanto che venne deciso di affidare a un artigiano della Val Gardena    nel Trentino,  una bottega tra le più famose nel mondo, la realizzazione della statua di Santa Teresa Benedetta. Nel ftrattempo l'architetto Fossati Tno provvedeva a studiare una splendida e moderna edicola dove posare l'immagine della santa da collocare all'angolo destro dell'altare maggiore. Nel 2006 un giovane carmelitano, rettore del seminario carmelitano di Arenzanocon alcuni seminaristi venne a presiedere la solenne liturgia nella memoria della Santa che si concluse con la  collocazione della statua nell'edicola dopo averla benedetta. In Lissone cominciò così il culto a una santa dei nostri tempi capace di indicare la via che porta a Cristo  e a sostenere una libera e radicale scelta di Lui, aperta alla ricerca razionale della verità fino ad incontrare la gioia immensa del misticismo.

Fu un culto inizialmente lento ma che col tempo esplose ed ora Lei, la santa del lager, la mistica della croce, l'atea convertita è un  una presenza amata e cercata nella grande chiesa prepositurale della cittadina brianzola.

L'ho lasciata lì, in quella prepositurale che ho tanto amato, quando salutai la comunità per giungere al tempo del silenzio e della preghiera, il tempo del pensionamento. Ma Lei è con me. Nella mia piccola biblioteca non mancano le sue opere più importanti. Seguo le vicende dei gruppi a Lei legati, le settimane di studio dedicate al suo pensiero. Ella è viva pù che mai nei miei giorni: e la seguirò d'ora in poi facendo conoscere quanto si dice e si scrive di Lei.

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I 70° anni dalla morte di Edith

Su 'Avvenire' di oggi, 9 agosto 2012,  è apparso un articolo a Lei dedicato che ne fa conoscere la vita e l'opera, il suo percorso religioso , la sua ricerca della verità, il suo sacrificio nel lager nazista (si crede il 9 agosto del 1942). Penso e mi auguro  che oggi, dove so io, sia stata offerta alla comunità una celebrazione degna di colei che un giorno non lontano il Consiglio pastorale scelse come sua testimone. Sinceramente è una delle poche volte che con la memoria faccio ritorno in quella comunità: come vorrei pormi davanti a quella bellissima statua che La raffigura, pensare a Lei per chiedergli il dono di essere 'testimone di Cristo' in questa stagione della mia vita, come seppe fare Lei in una circostanza decisiva e ultima della sua storia di donna,di cristiana, di religiosa.

Di quell'articolo pubblico la prima parte mentre ringrazio il giornalista, Mimmo Muolo,  che l'ha ricordata:

Una statua a Bad Neustadt, cittadina della Baviera, inaugurata domenica scorsa. Una Messa celebrata oggi nel campo di sterminio di Birkenau, in Polonia, a cui prenderà parte in rappresentanza della Conferenza episcopale tedesca monsignor Karl-Heinz Wiesemann, vescovo di Speyer. Un film che viene girato in queste settimane nell’Abbazia di Kremsmünster, in Austria, dal regista americano Joshua Sinclair. Si segnalano in diversi Paesi le iniziative per ricordare il transito al cielo di Teresa Benedetta della Croce, ovvero Edith Stein, santa e copatrona d’Europa, avvenuto il 9 agosto di 70 anni fa ad Auschwitz.

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 LA ViCENDA UMANA E INTELLETTUALE DI EDITH STEIN. LA SUA CONVERSIONE ALlA FEDE CATTOLICA. LA SUA DECISIONE DI FARSI CARMELITANA.

       
   

Edith Stein nacque nel 1891 a Breslavia, città appartenente allora alla Germania, come capoluogo della Slesia prussiana (oggi Wroclaw in Polonia). Era l'ultima di sette figli di una famiglia ebrea profondamente religiosa e attaccata alle tradizioni. Nacque in una festa religiosa ebraica, il 12 ottobre, giorno del Kippur, cioè dell'Espiazione. Già la madre vide questa circostanza come segno di predilezione di Dio e anticipazione di un particolare destino della figlia.

Intelligente, vivace, iniziata in età precoce agli interessi culturali dai fratelli maggiori, nel 1910 Edith è iscritta all'università di Breslavia, unica donna a seguire, in quell'anno, i corsi di filosofia. Disse una volta: "Lo studio della filosofia è un continuo camminare sull'orlo dell'abisso", ma lei, intellettualmente e spiritualmente matura, seppe farne una via privilegiata di incontro con la verità.

Seguendo un particolare seminario di studio, venne a contatto con il pensiero di Edmund Husserl, docente presso l'università di Gottinga. Ne nacque un interesse profondo. Fu presa da entusiasmo per l'autore, iniziatore della fenomenologia, che le parve "il filosofo" del suo tempo. Si trasferì all'università di Gottinga e fu subito presentata al filosofo Husserl..

Conobbe un altro fenomenologo, Max Scheler, molto diverso da Husserl, che provocava l'uditorio con intuizioni originali e ne accendeva lo spirito. In lei, che si dichiarava atea, Scheler riuscì a risvegliare il bisogno religioso, piuttosto sopito che spento. Da poco tempo Sheler era tornato alla fede cattolica ed esponeva il suo credo in modo affascinante.

 

     

I

 

 

 

Edith non giunse ancora alla fede, però si vide aprire dinanzi un nuovo ambito di fenomeni, di fronte ai quali non poteva rimanere insensibile. Alla scuola di Husserl infatti aveva imparato a contemplare qualsiasi cosa senza preconcetti. Ascoltando Scheler, cadevano le barriere dei pregiudizi razionalistici tra i quali era cresciuta senza saperlo. Dice lei stessa: ''Il mondo della fede mi si apriva improvvisamente dinanzi".

Nonostante le sue riserve sul pensiero filosofico di Husserl, Edith gli restò vicina, e nel 1916 lo seguì con l'incarico di assistente all'università di Friburgo, dove si laureò con una tesi dal titolo ll problema dell'empatia (Einfuhlung). L'anno dopo conseguì il dottorato summa cum laude presso la stessa università.

Nonostante le sue riserve sul pensiero filosofico di Husserl, Edith gli restò vicina, e nel 1916 lo seguì con l'incarico di assistente all'università di Friburgo, dove si laureò con una tesi dal titolo ll problema dell'empatia (Einfuhlung). L'anno dopo conseguì il dottorato summa cum laude presso la stessa università.

Per necessità di studi prima, per esigenze di amicizia poi, trascorse lunghi periodi estivi a Bergzabern, nel Palatinato, in casa dei coniugi Conrad-Martius. Fu nell'estate del 1921, durante uno di questi soggiorni, che Edith lesse - in una sola notte - la Vita di S.Teresa d'Avila, scritta da lei stessa. Nel chiudere il libro, ella dovette confessare a se stessa: "Questa è la Verità!".

Ricevette il battesimo a Bergzabern qualche mese dopo, il 1° gennaio 1922. Volle e ottenne di avere come madrina l'amica Hedwig Conrad-Martius, la quale era cristiana ma di confessione protestante. Aggiunse a Edith i nomi di Teresa ed Edvige.

Si recò quindi in famiglia, dall'anziana madre Augusta, per rivelarle quanto era avvenuto. Si mise in ginocchio e le disse: "Mamma, sono cattolica!". La madre, forte custode della fede d'lsraele, pianse. E pianse anche Edith. Entrambe sentivano che pur continuando ad amarsi intensamente, le loro vite si separavano per sempre. Ciascuna delle due trovò a modo suo, nella propria fede, il coraggio di offrire a Dio il sacrificio richiesto.

A Friburgo Edith cominciava a sentirsi a disagio. Avvertiva i primi richiami interiori della vocazione alla consacrazione totale al Dio di Gesù Cristo. Lasciò quindi il suo lavoro come assistente di Husserl, e scelse di passare all'insegnamento presso l'lstituto delle Domenicane di Spira (Speyer

Dio la chiamava per condurla nel deserto, parlare al suo cuore, farle condividere l'infinita sete di Gesù per la salvezza degli uomini. Liberamente e lietamente lasciava un mondo pieno di amici e di ammiratori, per entrare nel silenzio di una vita spoglia e silenziosa, attratta solo dall'amore di Gesù.. Il 15 ottobre 1933 dello stesso anno, Edith entrava nel Carmelo di Colonia. Aveva 42 anni.

L'anno dopo, la Domenica 15 aprile 1934, si compì il rito della vestizione religiosa, e fu monaca novizia col nome di Suor Teresa Benedetta della Croce.

Nel 1938 si compì l'iter della sua formazione carmelitana e il l° maggio emise la sua professione religiosa carmelitana per tutta la vita.

Ma il 31 dicembre 1938 si imponeva per Edith il dramma della croce. Per sfuggire alle leggi razziali contro gli ebrei, dovette lasciare il Carmelo di Colonia. Si rifugiò allora in Olanda, nel Carmelo di Echt. Il momento era tragico, per tutta l'Europa e particolarmente per coloro che erano perseguitati dai nazisti perché di stirpe ebraica. Il 23 marzo si offrì a Dio come vittima di espiazione. Il 9 giugno stese il testamento spirituale, nel quale evidenziava l'accettazione della morte per le grandi intenzioni dell'ora, mentre infuriava la seconda guerra mondiale.

Nel 1941, per incarico della Priora del monastero di Echt, incominciò e portò avanti finché potè una nuova opera, questa volta sulla teologia mistica di S.Giovanni della Croce. La intitolò: Scientia Crucis. L'opera rimase incompiuta, perché anche ad Echt fu raggiunta dai nazisti. Le squadre delle SS la deportarono nel campo di concentramento di Amersfort e poi in quello di Auschwitz. "Andiamo! - aveva detto uscendo con il suo povero bagaglio alla sorella Rose, che viveva presso la foresteria del monastero e fu catturata con lei - andiamo a morire per il nostro popolo!".

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PRIMI ACCENNI ALLA FILOSOFIA DI EDITH STEIN. IL SUO PERCORSO RELIGIOSO

 Itinerario filosofico - religioso

L'accettazione serena e consapevole di una tale fine presuppone una maturazione umana e spirituale completa, il tranquillo possesso, alla maniera possibile ad un essere umano finito, di quella somma Verità e di quel sommo Amore che è l'Essere eterno in se stesso.

A questo traguardo Edith era approdata passando attraverso una maturazione intellettuale e filosofica che si può considerare già compiuta quando lasciava il mondo per immergersi in Dio solo nella contemplazione, che è la vocazione monastica carmelitana.

 

Ciò che più colpisce in Edith Stein è la chiarezza del suo obiettivo, la continuità instancabile della ricerca con cui lo perseguì per tutta la vita. "La sete della verità - disse a proposito del tempo che precedette la conversione - era la mia sola preghiera". Questa ricerca, aprendosi all'Essere divino, diventerà ricerca di Dio, non del Dio delle astratte filosofie, ma del Dio personale, il Dio di Gesù Cristo.

Non fa meraviglia quindi che dalla fenomenologia la Stein sia approdata alla Scolastica e che in questa panoramica di luce totale sull'essere abbia potuto sentire l'esigenza di immergersi in una esperienza e in una dottrina di carattere mistico.

Negli anni trenta, esistevano vari circoli di pensatori neo-scolastici che trattavano frequentemente del rapporto tra filosofia e mistica, interessandosi soprattutto alle differenze fra le vie proposte da Tommaso d'Aquino e da Giovanni della Croce, per la vita spirituale.

Scrive Dubois: "Era l'epoca dei Congressi Tomisti, degli Studi Carmelitani, delle riunioni di Meudon, attorno a Jacques e Raissa Maritain. Testimoniano che in questo periodo del pensiero cristiano la vita di orazione e la ricerca della santità apparivano come forme dell'impegno del filosofo, nella realtà dell'esistenza".

A quell'epoca Edith aveva già maturato il superamento della posizione del suo maestro Husserl. I suoi interessi, quanto agli studi, gravitavano su San Tommaso e il suo spirito era orientato all'esperienza mistica carmelitana, eppure restava profondamente segnata dalla sua nascita alla filosofia nella scuola di Husserl.

Tutto l'orientamento del pensiero di Husserl attirava i discepoli. "Ogni coscienza è coscienza di qualche cosa. La parola d'ordine è ritornare alle cose e domandare loro ciò che dicono di se stesse, ottenendo così delle certezze che non risultano da teorie preconcette, da opinioni ricevute e non verificate. Erano prospettive attraenti. Formule come 'La verità è un assoluto', che Husserl aveva dato nella sua prima opera Indagini logiche erano una rottura con il relativismo" (Dumareau).

Edith era entrata così in una cerchia di persone legate dalla passione per la verità e da autentici rapporti umani. Notevole la testimonianza di Hedwig Conrad Martius: "Nati dallo Spirito! Io voglio esprimere con queste parole che non si trattava soltanto di un comune metodo di pensiero e di ricerca. Questo metodo ha costituito e costituisce fra i discepoli di Husserl un legame per il quale io non trovo paragone migliore di quello di una nascita naturale in uno spirito comune. Fin da principio dovette esserci un grande segreto, nascosto nell'intenzione di questo nuovo orientamento filosofico, una nostalgia di ritorno all'oggettivo, alla santità dell'essere, alla purezza e castità delle cose".

Benché il soggettivismo non sia stato completamente superato neppure da Husserl, in realtà l'apertura all'oggetto, propria dell'intenzione originaria di questa scuola nella quale la Stein ha avuto la sua formazione filosofica, spingeva molti discepoli più avanti, sulla via dell'oggettività, verso l'essere stesso.

Ciò che attirò fortemente la Stein fu l'apertura diretta della coscienza all'essere del mondo. "E' attraverso questa realtà dell'essere del mondo che Dio ci parla. Egli è là, dietro, è lui solo Colui che è. Aprirsi alla voce del mondo che parla alla coscienza è aprirsi a Dio, è ascoltare Dio. Il cammino della contemplazione è molto vicino" (J. De Fabrègues).

L'atteggiamento critico di Edith nei riguardi dello sviluppo della dottrina di Husserl in quella linea che fu definita "idealismo trascendentale'', favorì il suo ingresso nella prospettiva della Scolastica. E l'incontro con l'Essere infinito fece crescere nel suo spirito il germe della contem-plazione.

Procedendo con il metodo fenomenologico, nella prospettiva iniziale dell'aderenza all'oggettività delle cose, Edith trattò, nella sua prima produzione scientifica, alcuni temi di carattere psicologico, comunitario, sociale. Secondo uno dei più robusti studiosi della Stein, Reuben Guilead, "c'è un problema sul quale è concentrato tutto il suo interesse filosofico: quello della persona umana. Non è per caso che i suoi primi scritti gravitano attorno a questioni di natura psichica, comunitaria e sociale. Ora la ricerca dell'essenza della persona umana è indissolubilmente legata a quella della dimensione spirituale. Così non ci sorprende che, fin dai primi scritti, Edith Stein ponga la questione di una ontologia dello spirito".

 I TEMI DELLA RICERCA DI EDITH STEIN

Mi riprometto di prenderli tutti in esame. Sono affascinantiperchè conducono ad ad ogni persona, in qualsiasi condizioni si trovi, con un atteggiamento di disponibilità, di apertuera, di affetto, si potrebbe dire, di amore. Preludono quind ialla modalitè evangelica dei rapporti umani.

Scritti del periodo fenomenologico

Edith lavorò alla sua tesi di laurea sul "Problema dell'Empatia", concentrandosi sul soggetto. Col termine "Empatia" si traduce il tedesco "Einfulung", e viene così spiegato dalla stessa Edith: "E' una esperienza sui generis, l'esperienza dello stato di coscienza altrui in generale... l'esperienza che un io in generale ha di un altro io a questo simile".

Rispetto ad un altro studioso dello stesso problema, Theodor Lipps, il quale sostiene che può darsi una perfetta coincidenza fra l'io originario e l'io afferrato nell'Empatia, Edith si trova in una posizione discordante. Sostiene infatti che un'empatia perfetta in questo senso non è possibile. Se si può dare una certa partecipazione allo stato d'animo dell'altro, questo non significa che si possa coglierne perfettamente la situazione, gli impulsi e le motivazioni.

Se l'altro, con il quale il soggetto realizza un contatto, è persona spirituale, comprenderlo significa per Edith penetrare in quel mondo dei valori che costituisce il più intimo fondamento del suo essere. Per questo può bastare un solo gesto, un solo movimento, una sola parola, perché tutto è caratterizzato dalla personalità.

Nel saggio "Causalità psichica" la Stein, che ha appreso dal suo maestro Husserl la fenomenologia come scienza della coscienza, sostiene l'autonomia, e quindi il carattere personale della forza vitale spirituale di ciascuno. Infatti non tutti si aprono a determinati valori con il medesimo slancio e con la medesima capacità recettiva.

Esistono perfino dei fenomeni "unici", come sono quelli del santo e del mistico. Questo saggio risale all'epoca della conversione, ed è qui che Edith, attingendo alla propria esperienza, scrive una celebre pagina sullo "stato di riposo in Dio" che rigenera profondamente la persona.

Si sente qui vibrare l'accento di chi, avendo percepito interiormente una presenza misteriosa, l'azione proveniente dalla forza superiore di Dio, si abbandona liberamente ad un sentimento di intima sicurezza e sperimenta un nuovo senso di libertà, una forza, una rinascita. Edith ha raggiunto così l'unità di vita tra il cammino intellettuale e il cammino religioso:

    "Esiste uno stato di riposo in Dio, di totale sospensione di ogni attività della mente, nel quale non si possono più tracciare piani, né prendere decisioni, e nemmeno far nulla, ma in cui, consegnato tutto il proprio avvenire alla volontà divina, ci si abbandona al proprio destino.

    Questo stato un poco io l'ho provato, in seguito a un'esperienza che, oltrepassando le mie forze, consumò totalmente le mie energie spirituali e mi tolse ogni possibilità di azione. Paragonato all'arresto di attività per mancanza di slancio vitale, il riposo in Dio è qualcosa di completamente nuovo e irriducibile. Prima, era il silenzio della morte. Al suo posto subentra un senso di intima sicurezza, di liberazione da tutto ciò che è preoccupazione, obbligo, responsabilità riguardo all'agire. E mentre mi abbandono a questo sentimento, a poco a poco una vita nuova comincia a colmarmi e - senza alcuna tensione della mia volontà - a spingermi verso nuove realizzazioni.

    Questo afflusso vitale sembra sgorgare da un'attività e da una forza che non è la mia e che, senza fare alla mia alcuna violenza, diventa attiva in me. Il solo presupposto necessario a una tale rinascita spirituale sembra essere quella capacità passiva di accoglienza che si trova al fondo della struttura della persona".

Dalla centralità dell'io-coscienza alla centralità di Dio

Studiando la filosofia di San Tommaso d'Aquino, Edith Stein tracciava il confronto con la teoria fenomenologica di Husserl, e questo studio la portò a sviluppare il suo pensiero sempre più secondo prospettive e implicazioni di carattere religioso.

 

Scoprirà poco a poco che anche per San Tommaso il vero fondamento della conoscenza è l'incontro con la realtà creata, quindi con il mondo delle cose. Da tale fondamento l'intelligenza umana si eleva a comprendere la necessità di Dio creatore, e il cuore si apre all'accoglienza del suo mistero, che è l'amore infinito.

Nel suo cammino appassionato di ricerca della Verità, non le bastava più la teoria dell'essenza delle cose, per cui Husserl metteva l'essere delle cose stesse come "tra parentesi". Infatti secondo la Stein, l'essere è anteriore allo spirito che gli si pone dinanzi. Non accettava da Husserl una dottrina che pone una trascendenza senza Dio. Né andava d'accordo con Heidegger che puntava tutto sull'esistenza, come se quella potesse "spiegare se stessa" e costruire un sistema di certezze, annullando di fatto la trascendenza.

Cercò allora e trovò la chiarezza per una sua costruzione filosofica: mettere al punto di partenza l'essere che contiene in sé l'essenza, ma anche l'esistere concreto.

 "Essere finito ed Essere eterno"

Questo progetto di sintesi è stato attuato da Edith nella sua opera massima che, iniziata prima di entrare al Carmelo di Colonia, fu completata dopo la sua prima professione religiosa, per obbedienza ai suoi superiori. Si intitola: "Essere finito ed Essere eterno". E' un'opera nella quale i problemi della filosofia e i problemi della teologia si accordano.

Nella pace contemplativa della sua cella di carmelitana, Edith sperimenta personalmente cosa significa afferrare Dio nella fede, senza vederlo né possederlo, in quanto già ne siamo stati afferrati per grazia. Questa profonda "oscurità della fede" le fa intuire, al di là dei sensi e della ragione, la chiarezza di Dio verso il quale è incamminata.

E' l'esperienza della "notte", di cui tratta il dottore mistico San Giovanni della Croce. "Ma poiché il cammino nelle tenebre ci diventa difficile, ogni raggio di luce che scende nella notte, come un primo messaggero della chiarezza futura, costituisce un aiuto inestimabile per non smarrirsi. E anche la piccola luce della ragione naturale può rendere dei servizi apprezzabili".

Chiarita la funzione della filosofia, Edith Stein si interroga sull'essere dell'io, cioè l'essere finito, in relazione all'Essere eterno.

    "Donde viene questo essere che la persona sperimenta come ricevuto? ll mio essere, per quanto riguarda il modo in cui lo trovo dato e per come vi ritrovo me stesso, è un essere inconsistente. Io non sono da me! Da me sono nulla, in ogni attimo mi trovo di fronte al nulla e devo ricevere in dono, attimo per attimo, nuovamente l'essere. Eppure questo essere inconsistente è essere, e io in ogni istante sono in contatto con la pienezza dell'essere.

    Il divenire e il passare rivelano l'idea dell'essere vero, eternamente immutabile [...] In questo mio essere fugace colgo alcunché di duraturo. [...] E' la dolce beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio robusto, sicurezza oggettivamente considerata, non meno ragionevole. O sarebbe ragionevole il bambino che vivesse con il timore continuo che la madre lo lasciasse cadere?...

    Dio, per bocca dei profeti, mi dice che mi è più fedele del padre e della madre, che egli è lo stesso amore, allora riconosco quanto sia ragionevole la mia fiducia nel braccio che mi sostiene e quanto sia stolto ogni timore di cadere nel nulla, a meno che non mi stacchi io stesso dal braccio che mi sorregge".

Nel trattare dell'immagine della Trinità nella creazione, verso la fine dell'opera, Edith, già carmelitana professa, parla dell'anima nella quale l'io personale è di casa, come di uno spazio al centro di quella totalità che è composta dal corpo, dalla psiche e dallo spirito.

    "L'anima in quanto 'castello interiore', come l'ha chiarito la nostra S.Teresa d'Avila, non è puntiforme come l'io puro, ma è uno spazio, un castello con molte abitazioni, dove l'io si può muovere liberamente, andando ora verso l'esterno, ora ritirandosi sempre più verso l'interno. [...] L'anima non può vivere senza ricevere. Essa si nutre infatti dei contenuti che accoglie spiritualmente, vivendoli"

La vocazione della donna

Nel panorama degli scritti di Edith Stein, il tema della donna si colloca in relazione all'Essere eterno, perché l'Essere finito ha in se stesso un'orma luminosa e indistruttibile di Dio stesso. E' questo il fondamento della vocazione divina dell'uomo e della donna.

La Stein tratta della differenza dei sessi, problema dell'essere in sé e insieme problema psicologico e culturale. Uomo e donna sono chiamati a conservare la propria somiglianza con Dio, a dominare insieme la terra e a propagare il genere umano. Ma ciascuno deve farlo alla propria maniera! Deve rispettare e sviluppare cioè le caratteristiche proprie dell'essere uomo e dell'essere donna, pur nell'ambito di una vocazione fondamentale comune.

Il rapporto uomo-donna assunto da Paolo come simbolo per indicare l'unione di Cristo con la Chiesa, viene illuminato da quella stessa realtà di cui è segno. Così per la coppia umana diventa esemplare la perfezione del rapporto di Cristo con la Chiesa. Quando l'equilibrio fra l'uomo e la donna è compromesso, vengono a degenerare sia il ruolo paterno che il ruolo materno.

Nell'ambito del rapporto uomo-donna, Edith pone anche la questione del sacerdozio ministeriale nella Chiesa: merita considerazione la proposta del sacerdozio femminile o si tratta di un ministero riservato all'uomo?

 

La Chiesa delle origini aveva ammesso le vergini consacrate e le vedove a qualche forma partecipativa nell'ambito del servizio liturgico e aveva riconosciuto il diaconato femminile con una particolare "consacrazione". Ma lo sviluppo storico successivo ha portato ad una limitazione dei ministeri affidati alla donna, per influsso dell'antico testamento e del Diritto Romano.

I tempi attuali invece segnano un'ascesa della donna, dovuta al suo giusto desiderio di occupare nella Chiesa un posto corrispondente alle proprie attitudini. Anche perché -dice Edith Stein - la donna avverte la necessità di edificare la realtà ecclesiale con un contributo attivo, specificamente femminile.

Tali aspirazioni potranno un giorno essere raccolte e realizzate con l'ufficiale riconoscimento di determinati ministeri. Quanto al sacerdozio però, Edith non avrebbe difficoltà a riconoscerlo più adatto all'uomo, in considerazione del fatto che Dio si è incarnato sulla terra nella persona di Gesù di Nazareth, uomo Dio. Ma la diversa funzione ecclesiale non implica una differenziazione ontologica dei due generi, il maschile e il femminile.

Essere uomo o donna comporta un identico appello a seguire Cristo che "personifica l'ideale della perfezione umana, libera da ogni difetto, ricca dei tratti sia maschili che femminili". La vocazione divina della donna si innesta sul nucleo unitario della specie umana, sul suo essere in modo singolare persona. in ciò uguale all'uomo.

Questa vocazione della donna è naturale e religiosa insieme, nel senso che la vita, vissuta secondo l'articolarsi dell'umano che è proprio della femminilità, passando attraverso l'intesa profonda con l'uomo e interagendo con la sua vocazione, conduce alla comunione con Dio e può contribuire all'attuazione del suo piano nella storia.

Esiste nella donna una vocazione naturale, chiaramente detta nel suo stesso corpo. Infatti non si può negare "la realtà evidentissima che il corpo e 1'anima della donna sono strutturati per uno scopo particolare." E la parola chiara della Scrittura esprime ciò che, fin dall'inizio del mondo, l'esperienza quotidiana ci insegna: la donna è confermata per essere compagna dell'uomo e madre. Per questo scopo il suo corpo è particolarmente dotato e a questo scopo corrispondono anche le particolari caratteristiche della sua anima.

Il principio tomistico dell'anima forma corporis trova conferma nella particolare qualità delle facoltà psichiche e spirituali della donna e nei suoi atteggiamenti. "Il modo di pensare della donna, i suoi interessi, sono orientati verso ciò che è vivo, personale, verso l'oggetto considerato come un tutto. Proteggere, custodire, tutelare, nutrire, far crescere: questi sono gli intimi bisogni di una donna che sia veramente adulta. Sono bisogni materni! Ciò che non ha vita, la cosa, la interessa solo in quanto serve alla persona, non in se stessa".

Questo atteggiamento pratico della donna conduce a costatare qualche cosa di simile sul piano teoretico: "Il modo naturale di conoscere della donna non è tanto concettuale, quanto piuttosto contemplativo e sperimentale, orientato verso il concreto".

Se esiste una vocazione naturale della donna, la quale è umana e insieme religiosa, esiste pure, secondo la Stein, una molteplicità di vie aperte - al di là della famiglia - all'esplicazione delle doti naturali della donna.

    "Che la donna sia in grado di esercitare altre professioni oltre a quella di sposa e di madre, lo ha potuto negare solo chi era 'cieco' di fronte alla realtà! Nessuna donna è solo donna: ciascuna ha le proprie inclinazioni e i propri talenti naturali, come gli uomini. E questi talenti la rendono atta alle varie professioni di carattere artistico, scientifico, tecnico.

    In linea di massima, la disposizione individuale può orientare di preferenza verso qualsiasi campo, anche verso quelli che sono per sé lontani dalle caratteristiche femminili. [...] Ma se di queste cose si vuol parlare nel senso pieno del termine, è necessario che siano professioni i cui compiti oggettivi siano confacenti alle particolari caratteristiche della femminilità".

 

Dottrina ed esperienza mistica

Il Carmelo di Colonia, dove Edith Stein fece il suo ingresso il 14 ottobre 1933

Col crescere delle violenze della persecuzione nazista, come abbiamo visto, Edith Stein aveva lasciato il Carmelo di Colonia in Germania e si era rifugiata in Olanda, nel Carmelo di Echt. Lo aveva fatto con sofferenza raccolta, profondamente tranquilla perché unificata in se stessa e abbandonata a Dio. Era cosciente che anche quello era un passo del suo cammino verso l'Essere eterno.

Come all'epoca di Speyer si era messa alla scuola di san Tommaso, attingendo alla luce solare della Scolastica, ora la filosofa Edith, per obbedienza alla sua priora, si dedicava allo studio della dottrina mistica di san Giovanni della Croce, il dottore della "notte oscura" e del "nulla".

Ne nacque in primo luogo lo studio: "Vie alla conoscenza di Dio", e poi l'opera "Scientia Crucis". Allo studio di metafisica aveva dato come sottotitolo: "Salita verso il senso dell'essere". Ora giungeva, con "Scientia Crucis", sulla vetta del Carmelo, a gustare l'esperienza di Dio nell'oscurità della fede.

Ed era proprio la croce l'esperienza che stava vivendo sotto l'incalzare della minaccia nazista. Stese quindi la sua opera in fretta, presaga ormai della fine. E non potè porre la parola fine al volume, perché le SS naziste la strapparono dal Carmelo prima che fosse compiuta. Ma ciò che importa è che Edith continuò il suo cammino verso Dio.

Il commento alla dottrina di Giovanni della Croce, tracciato in "Scientia Crucis", lascia intravedere che Edith visse per esperienza quanto andava scrivendo. "Nelle angosce mortali della notte dello spirito, le imperfezioni dell'anima sono passate alla prova del fuoco, come il legno che nella fiamma viene essiccato da ogni traccia di umidità, per poi accendersi anch'esso dello splendore del fuoco. La fiamma che dapprima ha avvolto l'anima e poi l'ha incendiata è l'amore".

Essendo la "morte mistica" sulla propria croce il passaggio necessario verso la risurrezione, questo evento dello spirito si compirà partecipando alla crocifissione di Gesù, con una vita di rinuncia e di abbandono al dolore: "Quanto più perfetta sarà tale crocifissione, attiva o passiva, tanto più intensa ne risulterà la partecipazione alla vita divina".

In questo possono dirsi sintetizzati i motivi conduttori della "Scienza della Croce". Sono motivi che Edith visse con tutta la forza della sua personalità, in una apertura a Dio che al Carmelo, con l'oblazione della vita, crebbe di giorno in giorno.

"Quando potei rivederla da sola - lasciò scritto in una testimonianza dom Raphael Walzer, abate di Beuron, che era stato suo direttore spirituale - affermò che si sentiva a suo agio nel cuore e nello spirito, come a casa sua. Mi dette questa risposta con tutto lo slancio della sua natura infuocata. Devo dire che di fronte a lei non ero nemmeno tentato di invocare un prodigio della grazia. No, tutto sembrava perfettamente semplice e naturale, come la fioritura visibile della sua maturità spirituale. E' così che io penso anche al suo amore per la Croce e al suo desiderio di martirio: non come un atteggiamento cosciente del suo spirito, concretato da certe preghiere o da alcune aspirazioni ben definite, ma piuttosto come una disposizione profondamente radicata nel suo cuore di seguire il Signore ovunque. [...] La sua testimonianza dispensa forza e luce".

La stessa impressione ne ebbe il suo amico Dom Feuling, il quale testimoniò che "Edith nell'ambito religioso si era sviluppata. Lei che un tempo aveva lottato per la difesa dei valori spirituali in mezzo alla brillante cerchia dei suoi contemporanei, si trovava come nascosta, radicata profondamente in una vita che era conoscenza sperimentale della Verità. Aveva superato il piano delle dispute. Era passata al di là delle cose. Ormai guardava a partire dalla fede divina. Al di sopra del mondo umano della scienza filosofica e del sapere della teologia, ella era arrivata a quel grado di conoscenza sperimentale che si prova confusamente, collegata da S.Tommaso ai doni dello Spirito Santo".

Un messaggio di libertà e risurrezione

Se 1'esperienza di vita, in quanto 'sapere la realtà' è "il modo più completo, adeguato, totalizzante con cui il soggetto giunge al sapere e quindi raggiunge nel reale la Verità", veniamo a trovarci di fronte ad una prospettiva religiosa e ad uno stile di vita cristiana che in Edith Stein furono profondamente contrassegnati da una concezione personalistica e storica di alta tensione spirituale.

In questo quadro fondamentale, germogliò e crebbe l'esperienza cristiana, religiosa e mistica di Edith Stein, certamente una delle donne più significative del nostro secolo. Esperienza vicina a quella di due altre donne di stirpe ebraica: Simone Weil, per l'itinerario culturale e spirituale, Anna Frank, per il destino finale che fu l'olocausto.

Tutte e tre hanno rischiarato con il loro sacrificio, con i loro scritti, con le testimonianza della loro vita, uno dei periodi più foschi della storia europea. Edith Stein, ebrea di nascita e quindi sorella per stirpe di Gesù di Nazareth, anche lui rinnegato, cacciato dalla città santa e ucciso con una morte umiliante, si sentì chiamata ad offrirsi con lui per il suo popolo. Ebbe così la sorte, ma si può dire anche il privilegio raro, di sigillare nel sangue i principi sui quali aveva fondato la sua esperienza cristiana. E' per questo che il suo messaggio resta un grido di libertà e di risurrezione consegnato alla storia, alle donne e agli uomini di ogni tempo. Un messaggio consegnato però a titolo speciale a tutte le donne che riconoscono in Cristo la propria ragione di vita.

NOTA: Questo testo su Edith Stein, scritto da Sr Licinia Faresin, Orsolina, è stato pubblicato nel volume Cammini di resistenza al femminile, nel 1998, a cura del Centro Documentazione e Studi "Presenza Donna", di Vicenza.

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Il fascino di Edith non viene meno. Cerco notizie un poco dappertutto nel web. Qualcuno che mi aiuti a penetrare nella vicenda spirituale di questa donna che ha 'incontrato Cristo' e ha saputo riconoscerLo e,al quale ha donato l'ultima parte della sua vita. Ho trovato questa 'pagina' (i dati sono precisi e permettono a tutti di ritrovare questo sito) che  mi ha incuriosito. E' uno scritto di Santa Teresa Benedetta della Croce? oppure è una 'ricerca'  sulla intima personalityà di Edith. La riporto. Appena possibile la riprenderò per verificarla e comunque per approfondire la sua conoscenza. Spero che possa essere utile anche a chi, interessato a Lei, si fermerà per darne attenta lettura.

Edith Stein

Da L’Osservatore Romano del 27 settembre 2012

Storia del mio nome – Suor Teresa Benedetta della Croce

Questa è la storia del mio nome: suor Teresa Bene-detta della Croce. Nata ebrea. Nata donna. Si sa di essere ebrea come si sa di essere donna. O uomo. Un esistere in noi delle emozioni, del pensiero, del corpo, dei desideri. Prima della nascita scritti in una storia che ci porta. Come tutti, ma noi ebrei in modo impen-sato, segreto anche a noi, dispersi in mille diaspore nascoste. Certo straziante. È anche storia da portare. Quante volte ricominciati grazie a una promessa. Essere vivi poco poco. Un resto è stato Israele. Quante volte.

E poi raggiunti sul fondo. Sul fondo della speranza ormai delusa. Del desiderio ormai esausto. Della sterilità. Sono le donne a essere sterili nel nostro popolo. Sara, Rebecca, Rachele. E poi madri di moltitudini. A loro la rivelazione più santa: che a Dio nulla è impossibile. Che all’amore nulla è impossibile.

Ho lasciato la mia tradizione. Ho tramandato quel che ho ricevuto oppure ho tradito? Qualcuno l’ha detto.

Come ho potuto?

Condotta, sono stata condotta, per mano, a volte portata, evento dopo evento. La filosofia è stata disciplina. Fascino di un cercare necessario. Incontro con chi crede che con il nostro pensare possiamo raggiungere i confini dell’impensabile e restare vivi.

La prima guerra mi ha restituito alla terra da cui tutti veniamo, con potenza, i sentimenti che mi trapassavano nelle corsie d’ospedale insieme al dolore dei corpi, la morte che coglieva uomini colpiti in battaglia da altri uomini, poi colpiti da altri, catena di fuoco, a loro vicinissima, di loro compagna, ma viva. Di chi era la mia vita? Empatia che ci mescola.

Poi è arrivato il chiarore. Domande nuove. E sempre una domanda ha dentro un incontro. Persone trasparenti alla fede, divina forza che le abita.

E infine mi ha raggiunta la luce. Donna di tanti libri, un libro mi ha portato la lu-ce di una vita fatta tutta divina. Santa Teresa. Madre della mia nuova vita. Ecco il mio nome. E il Carmelo sarà casa del mio nuovo esistere. Perché?

Come ho potuto lasciare mia madre? Chiedono. «Libro dai sette sigilli» mi dicevano le sorelle. Come tutti. Come tutti. Chi conosce il segreto dell’uomo?

Sono stata invisibile in mezzo a tutti gli invisibili L’invisibile è attributo dell’eterno Invisibile come il fumo passato di un corpo ormai bruciato

Lasciare padre e madre. Non andare al funerale del padre. Sta nel Vangelo. Cosa può tener lontano un figlio dall’ultimo saluto al padre? Salvare una vita, si può rispondere. E può non essere sufficiente che la vita sia la propria. La propria per amore può essere data. Ma se è la vita di un altro. Di molti. Se è consegnarsi alla vita stessa. Allora forse si può non andare al funerale del padre. Io mio padre non l’ho conosciuto quasi.

Ma mia madre! Lo strazio di un quotidiano sentire il dolore di chi amiamo e che non ci può seguire, non può nemmeno immaginare, e allora si deve cercare ogni giorno la parola per addolcire o almeno non abbandonare a un solitario chiedersi. Quante lettere a mia madre, quante.

Essere cura è quel che possiamo sempre, anche verso il dolore provocato. Che pure non vogliamo.

Come ho potuto? Chiedono. Non si può quasi dire. Si scopre di essere nuova eppure si porta tutto con sé, non si abbandona nulla. Insopprimibile essere diversi come quando un amore ci investe. Perché è proprio un amore che ci investe. Un rovesciamento come quello del mio popolo. Altre donne nel Vangelo ce lo dicono.

Elisabetta, così vicina, così vicina al tutto che stava per capitare. Rovesciamento dell’impossibile.

E poi Maria. Impensabile essere madre, prima ancora che il suo corpo potesse im- maginare. Consegna reciproca, assoluta al divino che la abita.

E quando si trova l’amore non c’è altro in noi. Tutto ricomprendiamo. Volere quel che Lui vuole. La volontà di Dio è la verità di me. La mia felicità.

Nel mio corpo di donna ebrea. Le donne sono arca di ogni alleanza. Fra generi, in ogni vita che nasce. Fra cielo e terra, in Maria. Questo è il mio corpo di donna ebrea e cristiana. Questo è il mio sangue. Insieme a tutti mescolato. Alleanza benedetta. Come il mio popolo benedetto ogni giorno nel benedire Dio nello Shemà.

Mi chiamo anche Benedetta.

Lo studio è stato a lungo la mia cura per il mondo. Più stretta a Dio, più stretta al mondo. Che il pensiero degli uomini non sia paura del divino

La Croce è arrivata. Non si cerca la Croce.

Tutte le tenebre si sono rapprese intorno a noi, come un inganno di apocalisse tramata dagli inferi. Nella notte voluta da chi aveva in odio l’uomo, tutti gli uomini. Non solo noi ebrei. Il mistero dell’odiare se stessi nell’odio verso l’altro.

La seconda guerra ha visto questo mistero nelle nostre ceneri grigie.

Sono stata invisibile in mezzo a tutti gli invisibili. L’invisibile è attributo dell’eterno. Non la prima nel comune morire, non l’ultima, ma nel mezzo del nostro popolo. Invisibile come il fumo passato di un corpo ormai bruciato. Di tutti i corpi che hanno voluto di noi, nessuna anima conquistata, solo i corpi, che son nostri e con noi in Lui risorgeranno.

Questa è la storia del mio nome, sorella Teresa Benedetta della Croce.

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Visitando come mi è solito fare ogni giorno il sito della diocesi di Milano ho colto con stupore e gioia una notizia. A Seveso in Seminario si parlerà di Edith Stein, di santa Teresa Benedetta della croce. Quando venne deciso di scegliere come testimone di fede per la nascente comunità pastorale in Lissone proprio Lei, Edith Stein, sapevo che alla comunità veniva indicata una testimone quasi del tutto sconosciuta. Quando poi si decise di collocare una splendida edicola nella Prepositurale non pochi mi fecero sapere che sarebbe stata 'lasciata sola' perchè i cristiani erano all'oscuro della sua storia di ebrea convertita che scelse il Carmelo per condividere la Croce del suo e nostro Signore.

Non so come stiano le cose oggi in quel di Lissone. Ma quando presi congedo dalla comunità la devozione per Lei era cresciuta molto.

Sapere oggi che i giovani seminaristi hano scelto di riflettere sulla testimonianza di questa donna di fede  ho provato sinceramente un senso di profonda gioia. Ella, Santa Teresa Benedetta, giungeva a colloquio con giovani in cammino poer essere come lei testimoni 'attivi' nelle comunità cristiane della fede. Finalmente qualcuno ha ritenuto che Lei potesse dire ancora oggi ai giovani aperti alla ricerca quanto sia straordinariamente affascinante la sequela di Cristo fino a salire con Leui sulla Croce.

Riporto qui il testo che presenta l'iniziativa dei giovani seminaristi in programma nei giorni futuri in preparazione al Santo Natalee e offerta ai giovani della diocesi.

Un grazie a chi ha avuto l'idea. Una preghiera alla Santa perchè la sua parola giunga al cuore di questi giovani e li disponga a un dono senza riserve di se stessi al Signore.

 

Con Edith Stein
“a piedi scalzi” verso Natale

 

La figura e la spiritualità della carmelitana morta ad Auschwitz e proclamata patrona d’Europa da Giovanni Paolo II al centro della Veglia in programma al Seminario di Seveso

di Ylenia SPINELLI
Edith Stein

5.12.2012

Un titolo e una locandina forse poco natalizi per la veglia con i giovani della Diocesi, in programma sabato 15 dicembre dalle 20.45 al Seminario di Seveso, ma sicuramente molto intensi.

Il titolo “A piedi scalzi” fa infatti riferimento all’incontro con una delle figure femminili più rappresentative del Novecento, la carmelitana Edith Stein (1891-1942), proclamata patrona d’Europa nel 1999 da Giovanni Paolo II con il nome di Santa Teresa Benedetta della Croce. Ebrea, passata attraverso l’ateismo e la ricerca fenomenologica, prima donna a entrare in un ateneo di Filosofia, fu mistica, scrittrice e insegnante, testimone della verità e vittima della Shoah nel campo di sterminio di Auschwitz. Una figura non troppo frequentata, ma davvero ricca e in grado di parlare al cuore di tanti giovani che desiderano prepararsi all’incontro con Gesù in questo Natale.

Nelle tenebre che incombevano nella Germania nazista, Edith Stein camminò a piedi scalzi verso il suo Signore con una domanda intensissima anche per noi: «Chi sei dolce Luce, che mi colmi e rischiari l’oscurità del mio cuore?».

Nel corso della veglia, preparata dai seminaristi della comunità del Biennio, verranno letti con un accompagnamento musicale alcuni testi che ripercorrono le vicende esistenziali e il pensiero della Stein, a settant’anni dalla morte nel lager: la perdita del padre, l’infanzia in una famiglia ebrea a Breslau, la conversione al cattolicesimo, la scelta del Carmelo, la persecuzione, l’esilio al monastero di Echt in Olanda e infine la deportazione e la morte. Parte dei testi narrati della biografia della Stein sono tratti dall’opera omonima di Giampiero Pizzol, le musiche di Alessandro Nidi saranno suonate e cantate dal vivo dai seminaristi.

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Il desiderio di 'conoscere' Edith Stein

04.06.2013. Sonopassati mesi da quando ho inserito in questo mio sito notizie su Santa Teresa Benedetta della Croce. Per la verità non ho cessato di cercarne, soprattutto di 'carcarla'. Dovreei di nuovo prendermi in mano i suoi scritti, compreso l'ultimo che mi pare stava ancora scrivendolo quando vennero quelli delle SS a prenderla e portarla a morire. Per questo  sono rimasto sorpreso quando ho incontrato un 'sito' strano nel web: parlava di Lei citando una sua riflessione tratta dal suo libro: "Essere finito e essere eterno". Lo riporto perchè mi ha aiutato a entrare nel mondo interiore di questa donna che fin da giovane prete mi ha affascinato.

 

L’enigma del mio essere (Essere finito e Essere eterno)

Un passaggio bellissimo dalle meditazioni di Edith Stein:

Essere finito e Essere eterno

Il mio essere, per quanto riguarda il modo in cui lo trovo dato e per come vi ritrovo me stesso, è un essere inconsistente; io non sono da me, da me sono nulla, in ogni attimo mi trovo di fronte al nulla e devo ricevere in dono attimo per attimo nuovamente l’essere.
Di fronte all’innegabile realtà per cui il mio essere è fugace, prorogato, per così dire, di momento in momento e sempre esposto alla possibilità del nulla, sta l’altra realtà, altrettanto inconfutabile, che, nonostante questa fugacità io sono , e d’istante in istante sono conservato nell’essere e che io in questo mio essere fugace colgo alcunché di duraturo. So di essere conservato e per questo sono tranquillo e sicuro: non è la sicurezza dell’uomo che sta su un terreno solido per virtù propria, ma è la dolce, beata sicurezza del bambino sorretto da un braccio robusto, sicurezza, oggettivamente considerata, non meno ragionevole. O sarebbe “ragionevole” un bambino che vivesse con il timore che la madre lo lasciasse cadere?
Nel mio essere dunque mi incontro con un altro Essere, che non è il mio, ma che è il sostegno e il fondamento del mio essere, di per sé senza sostegno e senza fondamento.
Per due strade posso giungere a riconoscere l’essere eterno in questo fondamento del mio essere in cui mi incontro con me stesso; l’una è la via della fede quando Dio si rivela come l’Essente, il Creatore e il Conservatore e quando il Redentore ci dice: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna”; queste sono risposte chiare all’interrogativo concernente l’enigma del mio essere.

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05.06.2013. Accanto a Edith....

Lo sappiamo: pregare è difficile. Pregare è un'azione umana impegnativa che richiede alcune condizioni essenziali perchè sia vera, intensa, feconda. Alle volte la preghiera ci pesa addosso: il Breviario, il libro liturgico che accompagna e ritma la giornata del prete scorre veloce sotto gli occhi forse stanchi...L'anima è presa da altro. E si ha la sensazione di dire parole al vento.....Confesso che la preghiera della quale è intrisa la mia giornata sale sì a Dio e al Cristo risorto. Ma è arida perchè non ha dentro il cuore, ossia i miei sentimenti, la mia devozione, la verità di una Presenza affascinante. Ecco perchè navigando nel web avendo trovato due preghiere di Edith ho sentito il bisogno di riprenderle e inserirle in questo mio sito: mi capiterà di tornarvi e la preghiera  mi sarà più facile e più vera perchè, quello di Edith è un pregare denso che rivela la sua 'immersione' nel mistero di Dio.

Preghiera d'abbandono

Lasciami, Signore,
seguire ciecamente i tuoi sentieri,
non voglio cercare di capire le tue vie:
sono figlia tua.
Tu sei il Padre della Sapienza
e sei anche mio Padre,
e mi guidi nella notte:
                                           portami fino a te.
Signore, sia fatta la tua volontà:
"Sono pronta",
anche se in questo mondo
non appaghi nessuno dei miei desideri.
Tu sei il Signore del tempo,
il momento ti appartiene,
il tuo eterno presente lo voglio fare mio,
realizza ciò che
nella tua sapienza prevedi:
se mi chiami all'offerta nel silenzio,
aiutami a rispondere,
fa che chiuda gli occhi
su tutto ciò che sono,
perchè morta a me stessa,
non viva che per te.

Chi sei dolce Luce?

Chi sei, dolce Luce,
che ricolmi il mio essere
e rischiari
l’oscurità del mio cuore?
Mi conduci per mano
come una madre
e non mi abbandoni,
altrimenti non saprei muovere
più nemmeno un passo.
Tu sei lo spazio
che circonda
il mio essere
e lo prende con sé.
Se si allontanasse da te,
precipiterebbe nell’abisso
del nulla
nel quale tu
lo elevi all’essere.
Tu, più vicino a me
di me stessa
e più intimo
del mio stesso intimo,
eppure inafferrabile
e inconcepibile,
incontenibile in un nome:
Spirito Santo-Amore Eterno.

P.O.B. 9090 - 31090 Haifa- ISRAEL Tél: 972 (04) 8337384