Non è per una ragione 'culturale' che apro questa pagina nel mio sito. E neanche per pura curiosità dopo aver sostato in Cina sulla tomba di Matteo Ricci ne  corso di un viaggio del quale  scriverò a suo tempo. Ma è per una tensione apostolica fortissima ai nostri tempi che i recenti pontefici hanno espresso più volte. La figura del gesuita Ricci per un verso anticipa il valore insostituibile del dialogo se si vuole 'entrare' da cristiani  in Cina e portarvi l'Evangelo, E poi, in secondo istanza, Ricci mostra come il Vangelo può penetrare nel ricco mondo culturale della 'sua Cina e della 'nostra Cina': è il tema della inculturazione.

Ero  ancora uno studente in seminario quando sentii parlare di Matteo Ricci. Mi ha subito interessato e ho tentato sia pure con difficoltà  di saperne di più. Ma tutto si è fermato perchè divenuto prete mi sono tuffato nell'attività pastorale in particolare nel mondo dei giovani e nelle responsabilità parrocchiali,  ricercando e vivendo rapporti sempre più limpidi e sinceri con tante persone.Non cìè stato dunque più tempo per Matteo Ricci. Più avanti negli anni ormai prete maturo, divenni responsabile della comunità pastorale di Lissone, per motivi diversi la figura e l'opera di queswto grande gesuita mi hanno di nuovo interpellato. Così mi dotai di uno degli studi più accurati ,(Michela Fontana, Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming, Milano, Mondadori, 2005) leggendolo quasi per intero. Un bel vollume  scritto da una ricercatrice.  E questo perchè avevo progettato un viaggio 'culturale' in Cina con il preciso intento soprattutto di 'trovare' la tomba di Matteo Ricci che nessuna 'guida ufficiale'  allora sapeva dove fosse. Non avevo occasioni per raccogliere già in Cina informazioni in merito. Riuscii comunque, quasi per caso a trovarla in un luogo oggi riservato a un college la School of Beijing Municipal Committee A Tenggong Zhalan - Il cimitero di Padre Matteo Ricci. Un cimitero abbandonato e racchiuso da una cinta e sommerso da  una vegetazione trascurata.  Lì era sepolto il grande gesuita in un cimitero  dove riposanano per l'eternoincontro con Dio altri gesuiti, oltre quaranta, completamente abbandonati. Provvederò a pubblicare foto del luogo: oggi ha una degna sistemazione. Ma allora era completamente abbandonato. Quando riuscii a trovare la sua tomba  fui sinceramente emozionato. Volli essere fotograto accanto alla sua stele. Mi parve allora che la Cina, questa antica, saggia terra fosse ancora aperta all'annuncio cristiano anche in un contesto totalmente diverso da quello del 6oo al tempo di Martteo  Ricci. Oggi posso capire quanto Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI, e Papa Francesco abbiamo  guardato e  guardino  a quel paese tentando di avviare un dialogo con le autorità cinesi sempre convinti della loro posizone che rifiuta ogni contatto con il Vaticano.

Wikipedia scrive a proposito di questo cimitero dove è sepolto Padre Ricci: "Gli anni di storia documentati da queste lapidi sono ben 400. Nel 1610, a Pechino, morì il sacerdote gesuita italiano Matteo Ricci. L'imperatore del tempo, Wanli, che raramente si faceva disturbare dagli affari di stato, fece un'eccezione. Approvò la proposta di riservare un pezzo di terra per la sepoltura di Matteo Ricci a Tenggong Zhalan. Il luogo era situato al di là delle mura della città di Pechino, un chilometro fuori dalla Porta Fuchengmen. Nei 200 anni di storia della dinastia Ming, è la prima volta che si concede la sepoltura ad uno straniero sotto il suolo di Pechino. Dopo la sepoltura di Matteo Ricci, Tenggong Zhalan è diventato il cimitero dei missionari stranieri che sono morti a Pechino. Così questo piccolo fazzoletto di terra è diventato famoso.

Tenggong Zhalan ha superato le tempeste degli anni, attraversando periodi di onore e periodi di disgrazia. Spesso ha anche suscitato critiche e riflessioni. Dopo 400 anni di travaglio, ora il cimitero gode di una grande serenità, immerso in quel pacifico giardino che lo circonda. Oggi è arrivato il momento in cui si può gettare uno sguardo nel passato con una certa consapevolezza, conoscenza e riconoscenza"

 

 

CHI E' MATTEO RICCI

Nato a Macerata il 6 ottobre dei 1552 da nobile e importante famiglia, inizia gli studi in una scuola gesuita e nel 1568 si trasferisce a Roma per completare la sua formazione di letterato e di religioso. Nel 1572 entra nel noviziato a Sant'Andrea al Quirinale e presso il Collegio Romano segue i corsi diretti dal tedesco padre Cristoforo Clavio dal quale eredita la grande passione per le discipline scientifiche come la matematica, l'astronomia e la cartografia oltre alla conoscenza dei letterati classici.

All'epoca, il visitatore generale delle missioni dei Gesuiti in Oriente è padre Alessandro Valignano, incaricato anche della preparazione di alcuni missionari per una spedizione cattolica in Cina. Padre Ricci è uno degli uomini destinato al trasferimento e, dopo esser stato ordinato sacerdote, nel 1582 salpa alla volta della missione verso Macao. Costretto a rimanervi più del previsto a causa dell'interdizione della Cina agli stranieri, si dedica all'apprendimento della lingua e degli usi e costumi cinesi, vestendo successivamente gli abiti propri dei letterati.

Dopo avere invano tentato nel 1598 di raggiungere Pechino, Padre Matteo Ricci rientra a Nanchino dove rimane fino al 1601, anno in cui riesce finalmente a raggiungere la capitale. Non sono però anni infruttuosi: in questo periodo cresce e si rafforza il legame di stima reciproca con la classe colta e con le schiere governative cinesi tanto che, proprio grazie al rispetto di cui gode presso di esse, viene raccomandato per il suo ingresso a Pechino, capitale del "Regno di Mezzo", alla Corte Imperiale di Wanli. La fama di teologo, predicatore e letterato occidentale lo precede a tal punto che l'Imperatore, incuriosito e colpito dallo "straniero", gli concede il permesso di fondare una chiesa (sostenuta a spese dell'erario) e, ammettendolo spesso a corte, lo introduce nella cerchia dei mandarini, i più importanti funzionari imperiali.

Quando muore nel 1610, la comunità cristiana cinese, fondata da Padre Matteo Ricci, contava 500 convertiti di cui 400 solo a Pechino; tra questi-neofiti spiccano figure di primo piano della vita sociale, culturale e politica cinese, nonché alcuni parenti dell'Imperatore. Padre Matteo Ricci riceve, forse, il più alto riconoscimento, cioè il privilegio imperiale di un terreno di sepoltura nella capitale in quella che oggi è la School of Beijing Municipal Committee. Tale onore, impensabile per gli stranieri che non potevano essere inumati a Pechino, viene concesso dall'Imperatore su richiesta dei compagni di Padre Matteo Ricci in virtù del suo amore e della sua profonda stima per il popolo e la cultura cinese.

La tomba del gesuita maceratese si trova oggi all'interno del Cimitero di Zhalan, presso il Collegio Amministrativo di Pechino (Beijing Administrative College), situato nei pressi del Tempio delle Cinque Pagode, alla periferia nord-ovest della città.
............................
IL PERCHE' DEL MIO INTERESSE
PER MATTEO RICCI
 

Credo  che  debba dare spiegazione del mio... improvviso interesse per padre Matteo Ricci. Per la verità non è poi tanto  improvviso visto che ho nei miei ricordi un 'pelle grinaggio alla sua tomba quando le guide cinesi non sapevano neppure chi era Matteo Ricci. ma questo 'improvviso interesse' nasce dall'aver preso coscienza che è in atto e da tempo un impegnativo 'lavoro' pastorale per rendere possibile un dialogo tra il governo cinese e il vaticano anche per risolvere la  difficile situazione dei cattolici cinesi, divisi tra quelli della 'chiesa clandestina' e quelli riconosciuti dal governo nella chiesa 'statale.

Un'intervista fatta da Vaicaninsider in questi giorni permette di intuire quanto sia importante (anche a livello personale) ciò che si sta portando avanti a proposito di questo auspicato dialogo. Questa notizia mi ha indotto a raccogliere informazioni non solo sul passato (Matteo Ricci) ma anche sul presente.Ecco la notizia: "

«Francesco segue in Cina le orme del confratello Matteo Ricci»

Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica e ideatore del pellegrinaggio Macerata-Loreto, analizza per Vatican Insider l’avvicinamento della Santa Sede a Pechino

07/03/2015

giacomo galeazzi (vatican insider)

Cinque secoli dopo la sua missione nel celeste Impero il gesuita Matteo Ricci può essere un modello per l’attuale dialogo tra la Santa Sede e la Cina?

Sì, Matteo Ricci è un modello ancora oggi validissimo. Questo soprattutto per la sua disponibilità ad assumere i modelli di vita cinesi e la corrispondente cultura; per il continuo dialogo con le autorità locali e centrali dello Stato nonostante le difficoltà. Ciò che più di tutto può essere ripreso come principale modalità di evangelizzazione è l’inserimento della propria vita nei modelli correnti della vita e della mentalità cinesi. Il modello di evangelizzazione di padre Matteo Ricci comprendeva in ogni caso sia l’incontro con le persone, sia il dialogo con le autorità. Ciò è dimostrato dai suoi ripetuti tentativi per giungere ad incontrare le autorità centrali della Cina e lo stesso imperatore (cosa inimmaginabile per quei tempi). Questo metodo può essere tenuto presente oggi nel rapporto tra la Santa Sede e la Cina”.

Il dialogo tra Santa Sede e Cina percorre anche le strade della cultura. Nelle scorse settimane alla Biblioteca Casanatense di Roma sono stati presentati i primi 44 volumi della "Collezione delle opere storiche e letterarie cinesi di epoca Ming (1368-1644) e Qing (1644 - 1911) contenute nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Verso Pechino la carta culturale può rafforzare quella diplomatica?

“Per Padre Matteo Ricci sia l’azione culturale che quella diplomatica dovevano procedere insieme ed erano tutte e due indispensabili. L’azione diplomatica era efficace nella misura in cui si poteva penetrare ed elevare le aspirazioni umane della cultura cinese. Le due attività erano necessarie e si sostenevano a vicenda; erano considerate inter-indipendenti. L’aspetto culturale era essenziale perché i tentativi diplomatici potessero avere successo e viceversa. P. Matteo Ricci era giustamente attento ed interessato all’antica civiltà cinese. E intendeva rilevare gli eventuali punti di contatto con il cristianesimo. Era convinto che la rivelazione cristiana del mistero di Dio valorizzava e completava quanto di bello e di buono, di giusto e di santo, l’antica tradizione cinese aveva intuito”.


Il cardinale Agostino Casaroli, fautore della ostpolitik vaticana durante la Guerra Fredda, sosteneva che chi è saldo nella propria identità può dialogare con chiunque. L’inculturazione del gesuita Matteo Ricci è la linea guida anche per il suo confratello Jorge Mario Bergoglio che da giovane voleva fare il missionario in Asia e ora da Papa indica nell’estremo oriente il futuro della cristianità?

“La missione attuale dell’Estremo Oriente, ossia verso i popoli dell’Asia, è certamente ispirata dalla testimonianza dei primi padri Gesuiti, in modo particolare ciò avviene con papa Francesco. I metodi dell’attuale Pontefice sono nella continuità dell’azione di padre Matteo Ricci. Mi sembra che l’azione evangelizzatrice del gesuita maceratese sia uno dei pilastri  centrali, una guida tuttora valida ed illuminante, presa in seria considerazione. Come al tempo del Ricci, così Papa Francesco vede nell’Estremo Oriente il futuro della cristianità. In tutto questo mi sembra importante non dimenticare che come Matteo Ricci papa Francesco è preoccupato nella sua azione di dare ragione e testimonianza della fede cristiana. Io ho grande fiducia che Papa Francesco potrà ottenere molto dalla Cina per la sua capacità di dialogo e di passione per il bene del popolo cinese. Prego molto e faccio pregare per la straordinaria azione missionaria di questo nostro grande Papa”.

Cosa richiede dal punto di vista pastorale la nuova evangelizzazione in Cina?
“La nuova evangelizzazione in Cina oggi richiede anzitutto dal punto di vista pastorale la formazione di persone disposte a testimoniare Gesù Cristo con la propria vita. Questo è l’annuncio fondamentale della vita cristiana. In secondo luogo è necessaria l’introduzione di scritti, testi che offrono motivi giusti per la fede in Gesù Cristo, testi sia filosofici che teologici. Tutto ciò di ottima levatura in lingua cinese. Di questo oggi vi è estremo bisogno. In Cina oggi vi è la necessità, molto sentita, di verità, di giustizia e di una umanità degna dell’uomo”.