PAGINA IN ALLESTIMENTO

 

IL 'PERCHE'

DI QUESTA PAGINA NEL MIO SITO

Ogni giorno mi premuro di essere aggiornato su avvenimenti relativi alla mia 'Chiesa', al Sommo Pontefce.... Mi servo di diversi 'siti' che documentano le vicende ecclesiali giorno dopo giorno. Un esempio: sto raccogliendo materiale interessante sulla celebrazione ormai imminente dell'anno della fede proposto dal Santo Padre; seguo con appassionata condivisione le vicende politiche della Siria che ho visitato diverse volte e che ora sta vivendo la tragedia della guerra civile dove i cristiani vengono 'travolti'; sono interessato alle sorti di un paese che amo profondamente, il Libano, dove ho diversi amici e che mi ha ospitato diverse volte (nella foto il Vescovo maronita Hanna Alwan); sono personalmente coivolto nella vita della Chiesa in Terra Santa grazie al patriarca latino Sua Beatitudine Twal Fouad e al suo vescovo vicario generale S. Ecc. Mons. Shomali....ecc.

A motivo di questa mia voglia di conoscere per condividere è nata l'idea di dedicare una pagina di questo mio 'piccolo sito' al Libano e a una delle sue  Chiese più numerose, la Chiesa maronita.

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PER PRIMO UN POCO DI STORIA DELLA CHIESA MARONITA

 Ritengo necessario dare alcune notizie sulla Chiesa Maronita diffusa nel mondo ma nata e radicata nel Libano. Sono ricorso a quanto sta scritto in un sito sulle Chiese del Medioriente aggiornato a tutto settembre.

Credo sia davvero complicato per un cristiano occidentale comprendere le vicende della Chiesa nel Medioriente. Di certo non è necessario conoscere la storia della Chiesa dal suo inizio fino ad oggi per accedere ai doni del Cristo. Ma attraverso secoli la fede si è precisata procurando non poche sofferenze, come diviosni, eresie, scomuniche che a noi oggi sembrano incomprensibili nelle loro ragioni o motivazioni. Si assiste così a una presenza di Chiese in quell'area decisiva per la storia cristiana, diversificata,, ciascuna con i suoi riti e i suoi santi, ciascuna con la sua capacità di testimoniare il Signore Gesù.

Sarebbe un'impresa pensare di fare una panoramica, seppure limitata di queste presenze fraterne tra loro e in ricerca di una accoglienza reciproca in una comunione fraterna che Gesù stesso ha chiesto ai suoi apostoli.

Però,  per motivi personali e per una simpatia sincera nata da tempo, desidero far conoscere la Chiesa maronita. E' imminente infatti la visita di Benedetto XVI proprio ad Harissa nel Libano (dove diverse volte ho soggiornato) Il Santo Padre porterà alle chiese orientali il documento conclusivo da Lui approvato dopo il recente evento del Concilio deile Chiese cattoliche orientali dello scorso anno.

Chiedo scusa al Patriarca della Chiesa maronita e a S. Ec cellenza Mons. Hanna Alwan per ciò che intendo offrire a chi avrà il coraggio di leggermi. La fatica non è da poco. Ma mi conforta il pensiero di aver occupato il mio...tempo di pensionato di Dio, nel modo che ritengo migliore.

Chiesa Cattolica Maronita

Introduzione

Con i suoi 3.200.000 fedeli quella Maronita è ,dopo quella Ucraina, la più grande Chiesa Cattolica Orientale. I Maroniti sostengono di essere stati sempre in comunione con Roma. Alcuni studiosi ritengono invece  la  Chiesa di origine  monotelita: tuttavia ben poco è noto della storia di questo periodo e d'altra parte le differenze e le controversie cristologiche venivano talora enfatizzate per motivi anche politici sicchè sarebbe cosa non semplice chiarire se effettivamente i Maroniti aderirono a tale dottrina. Questa Chiesa Orientale è inoltre integralmente cattolica.

Primate

S.B. Bechara Pierre Rai , Patriarca di Antiochia e tutto l'Oriente. Il Patriarca si avvale nella cura della diocesi patriarcale di un protosincello.  Il Sinodo Patriarcale è costituito da tutti i vescovi maroniti.  Per le notizie relative al Patriarcato vedi in giurisdizioni. S.B. è nato nel 1940, ordinato sacerdote nel 1967, è stato consacrato Vescovo nel 1986,è diventato Patriarca nel 2011 ..

Cronologia

Cronologia del Patriarcato prima delle divisioni

Cronologia della Chiesa Cattolica Maronita

410 Morte di S.Marone  ,fondatore dei monaci Maroniti. Come i suoi immediati successori (sono noti Ciro, Gabriele I ,Paolo Tawaghan) non viene considerato Patriarca ma una sorta di Archimandrita di una federazione di monasteri.

451 IV Concilio Ecumenico, a Calcedonia.  Tra i  Calcedonesi vi sono anche i monaci di S.Marone che in questo periodo si rifugiano sul monte Libano mantenendo la liturgia sira (secondo la tradizione liturgica di S.Efrem e di S.Giacomo di Saroug sviluppatasi a  Nisibi ed Edessa) distinguendosi così dagli altri non calcedonesi che verranno gradualmente bizantinizzati.

544 I non calcedonesi eleggono come loro Patriarca Sergio di Tella. Lo scisma diventa definitivo.I Maroniti, per quanto è noto, sono fedeli al credo di Nicea.

622-681 Controversia sul Monotelitismo: condannato al 6° Concilio Ecumenico di Costantinopoli.I Maroniti secondo alcuni avrebbero aderito a tale dottrina ,cosa da essi  negata.

638 L'imperatore Eraclio   sposa (nel suo Ekthesis) la dottrina  Monotelita esponendolo come la dottrina ufficiale della Chiesa. Antiochia cade sotto gli invasori arabi. Percepiti come alleati del nemico Bizantino, i greci locali vengono perseguitati e  il trono patriarcale resta  spesso vacante o occupato da un Patriarca non residente durante il 7° e prima  metà dell' 8° secolo.681 VI Concilio Ecumenico, III a Costantinopoli .Condanna del monotelitismo.Viene deposto il patriarca di Antiochia, Makarios, per aver abbracciato il Monotelitismo. Macario verrà imprigionato a Roma.684 I Maroniti diventano indipendenti in seguito alla sconfitta che Giovanni Maron infligge all'esercito di  Giustiniano II.

687 Profittando della situazione confusa e delle frequenti vacanze del Patriarcato (il Patriarca dell'epoca è Teofane) ,Giovanni Maron viene eletto primo Patriarca maronita,si stabilisce  a Kfarhay. Secondo la tradizione sarebbe stato consacrato Patriarca di Antiochia da un delegato Papale (secondo una tradizione sarebbe anzi andato a Roma) .I Bizantini reagiscono con le armi e vengono sconfitti ad Amioun.694 Persecuzione particolarmente cruenta contro i Maroniti da parte dei Bizantini.

 938 Il Patriarca Giovanni II cerca senza successo  di portare la sede ad Antiochia.Alla fine trasferisce la sede da Kfarfay   a Aakoura nel cuore della foresta del Libano . Poco è noto della storia maronita durante tale residenza durata per il  successivo mezzo millennio. La sede patriarcale in realtà non fu neanche fissa e il Patriarca ebbe a risiedere a Yanuh , Mayfuq, poi a Lehfed, a Habil ,di nuovo  a Yanuh, a Kfifan ,di nuovo a Kfarhay, a Kafre ,a Yanuh di nuovo, a Hardine, a Mayfuq di nuovo.

 E' possibile che le Crociate abbiano rinsaldato i legami con Roma. Sappiamo comunque poco a tale proposito.

 1182 E' noto un documento di tale anno che conferma a comunione con Roma.

1215 Il Patriarca partecipa al quarto Concilio Laterano .Durante il regno di  Geremia, Papa Innocenzo III indirizza ai Maroniti la bolla Quia Divinae Sapientiae .

 1250 I Mamelucchi conquistano Antiochia.Inizia un difficile periodo di vessazioni nei confronti dei Cristiani della regione. E’ in questo periodo che la regione diviene gradualmente a maggioranza islamica.

 1440 Il Patriarca si trasferisce a Kannoubine .

 1562 un vescovo maronita è inviato dal Patriarca per rappresentarlo all'ultima sessione del Consiglio di Trento. 

1571  Gli Ottomani perseguitano i Maroniti in quanto interpretano la loro fedeltà al Papa come una sottomissione ad un potere temporale.

1634 Gli Ottomani perseguitano ancora i Maroniti in quanto interpretano la loro fedeltà al Papa come una sottomissione ad un potere temporale. 1638La Franciasi dichiara protettrice dei Cattolici nell'Impero Ottomano.

1736 Inseguito a tentativi di latinizzazione un sinodo si tiene  a Louaizeh. Si stabilisce di attuare una organizzazione di tipo diocesano che peraltro avrà attuazione nel secolo successivo(prima si era sempre avuta una organizzazione monastica).

 1790 Il Patriarca si trasferisce di fatti da Kannoubine a Bkerke (sede ufficiale dal 1823).

 1864 Sollevazione antiottomana dei Maroniti in Libano con a capo Youssef Karam.Sotto pressione francese gli Ottomani costituiscono una provincia autonoma del Libano con governatore cristiano.

1890 Per il Patriarca John el-Hajj (1890-98) diviene necessario comportarsi oltre che come capo spirituale anche politico della nazione libanese ,in ciò aiutato dalla  conferenza di Parigi che decide un  intervento militare in Libano .

1899 Viene costruita l'attuale residenza patriarcale di Bkerke.1919 Il Patriarca Elias Howayek (1899-1931) è a capo della delegazione libanese ala Conferenza di Pace di Versailles  che accetta le sue proposte per un Libano indipendente sotto mandato francese.

1943 Il Libano accede all'indipendenza.Le cariche dello Stato vengono divise tra Cristiani e Musulmani.1948 Nasce lo Stato d'Israele:molti Palestinesi si trasferiscono nel Libano.

 1965 Il Patriarca Paul-Pierre Meouchi diventa Cardinale.1967 Inizio delle guerre arabo-israeliane;il Libano  non entra in guerra ma le basi palestinesi ivi presenti saranno frequentemente oggetto delle incursioni israeliane.1969 Scontri tra l'esercito libanese e commandos palestinesi.

 1975 Inizio delle Guerre civili tra Cristiani e Musulmani.1978 Israele occupa una fascia di territorio nel sud del paese poi posta sotto il formale controllo delle milizie cristiane.1981 I Siriani occupano di fatto alcune aree del paese.1982 Massacro di Sabra e Chatila da parte delle truppe israeliane che occupano la metà meridionale del Libano. Intervento di un contingene internazionale di pace.Il Maronita Amin Gemayel diventa Presidente.1983 Gli Israeliani si ritirano nella fascia sud.Ne profittano i Drusi per acquisire importanti posizioni a danno dei Cristiani :L'OLP attaccata da altri Palestinesi vicini alla Siria è costretta a lasciare il Libano.

Nasrallah Sfeir  (1986-2011)

1990 Il Presidente Cristiano Elias Hrawi firma un trattato di cooperazione conla Siriadi cui difatti accetta la tutela.

1994 Il Patriarca Nasrallah Pierre Sfeir diventa Cardinale.

1997 Visita del S.Padre in Libano.

2000 Il Primo Ministro (musulmano) al-Harari viene ricevuto in Vaticano.

410 Morte di S.Marone  ,fondatore dei monaci Maroniti. Come i suoi immediati successori (sono noti Ciro, Gabriele I ,Paolo Tawaghan) non viene considerato Patriarca ma una sorta di Archimandrita di una federazione di monasteri.

451 IV Concilio Ecumenico, a Calcedonia.  Tra i  Calcedonesi vi sono anche i monaci di S.Marone che in questo periodo si rifugiano sul monte Libano mantenendo la liturgia sira (secondo la tradizione liturgica di S.Efrem e di S.Giacomo di Saroug sviluppatasi a  Nisibi ed Edessa) distinguendosi così dagli altri non calcedonesi che verranno gradualmente bizantinizzati.

544 I non calcedonesi eleggono come loro Patriarca Sergio di Tella. Lo scisma diventa definitivo.I Maroniti, per quanto è noto, sono fedeli al credo di Nicea.

622-681 Controversia sul Monotelitismo: condannato al 6° Concilio Ecumenico di Costantinopoli.I Maroniti secondo alcuni avrebbero aderito a tale dottrina ,cosa da essi  negata.

638 L'imperatore Eraclio   sposa (nel suo Ekthesis) la dottrina  Monotelita esponendolo come la dottrina ufficiale della Chiesa. Antiochia cade sotto gli invasori arabi. Percepiti come alleati del nemico Bizantino, i greci locali vengono perseguitati e  il trono patriarcale resta  spesso vacante o occupato da un Patriarca non residente durante il 7° e prima  metà dell' 8° secolo.

681 VI Concilio Ecumenico, III a Costantinopoli .Condanna del monotelitismo.Viene deposto il patriarca di Antiochia, Makarios, per aver abbracciato il Monotelitismo. Macario verrà imprigionato a Roma.

684 I Maroniti diventano indipendenti in seguito alla sconfitta che Giovanni Maron infligge all'esercito di  Giustiniano II.

Giovanni Maron (685-707)

687 Profittando della situazione confusa e delle frequenti vacanze del Patriarcato (il Patriarca dell'epoca è Teofane) ,Giovanni Maron viene eletto primo Patriarca maronita,si stabilisce  a Kfarhay. Secondo la tradizione sarebbe stato consacrato Patriarca di Antiochia da un delegato Papale (secondo una tradizione sarebbe anzi andato a Roma) .I Bizantini reagiscono con le armi e vengono sconfitti ad Amioun.

694 Persecuzione particolarmente cruenta contro i Maroniti da parte dei Bizantini.

938 Il Patriarca Giovanni II cerca senza successo  di portare la sede ad Antiochia.Alla fine trasferisce la sede da Kfarfay   a Aakoura nel cuore della foresta del Libano . Poco è noto della storia maronita durante tale residenza durata per il  successivo mezzo millennio. La sede patriarcale in realtà non fu neanche fissa e il Patriarca ebbe a risiedere a Yanuh , Mayfuq, poi a Lehfed, a Habil ,di nuovo  a Yanuh, a Kfifan ,di nuovo a Kfarhay, a Kafre ,a Yanuh di nuovo, a Hardine, a Mayfuq di nuovo.

 

 E' possibile che le Crociate abbiano rinsaldato i legami con Roma. Sappiamo comunque poco a tale proposito.

1182 E' noto un documento di tale anno che conferma a comunione con Roma.

1215 Il Patriarca partecipa al quarto Concilio Laterano .Durante il regno di  Geremia, Papa Innocenzo III indirizza ai Maroniti la bolla Quia Divinae Sapientiae .

 1250 I Mamelucchi conquistano Antiochia.Inizia un difficile periodo di vessazioni nei confronti dei Cristiani della regione. E’ in questo periodo che la regione diviene gradualmente a maggioranza islamica.

1440 Il Patriarca si trasferisce a Kannoubine .

1562 un vescovo maronita è inviato dal Patriarca per rappresentarlo all'ultima sessione del Consiglio di Trento. 

1571  Gli Ottomani perseguitano i Maroniti in quanto interpretano la loro fedeltà al Papa come una sottomissione ad un potere temporale.

1736 Inseguito a tentativi di latinizzazione un sinodo si tiene  a Louaizeh. Si stabilisce di attuare una organizzazione di tipo diocesano che peraltro avrà attuazione nel secolo successivo(prima si era sempre avuta una organizzazione monastica).

1790 Il Patriarca si trasferisce di fatti da Kannoubine a Bkerke (sede ufficiale dal 1823).

 1864 Sollevazione antiottomana dei Maroniti in Libano con a capo Youssef Karam.Sotto pressione francese gli Ottomani costituiscono una provincia autonoma del Libano con governatore cristiano.

1890 Per il Patriarca John el-Hajj (1890-98) diviene necessario comportarsi oltre che come capo spirituale anche politico della nazione libanese ,in ciò aiutato dalla  conferenza di Parigi che decide un  intervento militare in Libano .

1899 Viene costruita l'attuale residenza patriarcale di Bkerke.1919 Il Patriarca Elias Howayek (1899-1931) è a capo della delegazione libanese alla Conferenza di Pace di Versailles  che accetta le sue proposte per un Libano indipendente sotto mandato francese.

1943 Il Libano accede all'indipendenza.Le cariche dello Stato vengono divise tra Cristiani e Musulmani.1948 Nasce lo Stato d'Israele:molti Palestinesi si trasferiscono nel Libano.

 1965 Il Patriarca Paul-Pierre Meouchi diventa Cardinale.1967 Inizio delle guerre arabo-israeliane;il Libano  non entra in guerra ma le basi palestinesi ivi presenti saranno frequentemente oggetto delle incursioni israeliane.1969 Scontri tra l'esercito libanese e commandos palestinesi.

 1975 Inizio delle Guerre civili tra Cristiani e Musulmani.1978 Israele occupa una fascia di territorio nel sud del paese poi posta sotto il formale controllo delle milizie cristiane.1981 I Siriani occupano di fatto alcune aree del paese.1982 Massacro di Sabra e Chatila da parte delle truppe israeliane che occupano la metà meridionale del Libano. Intervento di un contingene internazionale di pace.Il Maronita Amin Gemayel diventa Presidente.1983 Gli Israeliani si ritirano nella fascia sud.Ne profittano i Drusi per acquisire importanti posizioni a danno dei Cristiani :L'OLP attaccata da altri Palestinesi vicini alla Siria è costretta a lasciare il Libano.

1990 Il Presidente Cristiano Elias Hrawi firma un trattato di cooperazione conla Siriadi cui difatti accetta la tutela

1994 Il Patriarca Nasrallah Pierre Sfeir diventa Cardinale.

1997 Visita del S.Padre in Libano.

2000 Il Primo Ministro (musulmano) al-Harari viene ricevuto in Vaticano.

 

 

 

6/09/2012 

"Il Libano è un tesoro di esperienza intercultural

Nel libretto sul viaggio apostolico di Benedetto XVI il testo in arabo e francese di presentazione pubblicato sul sito della Santa Sede. E giunge anche l'appello dei vescovi maroniti

 Benedetto XVI parte per il Libano la prossima settimana con l'obiettivo di
aiutare il Paese arabo a rimanere un ''tesoro di esperienza di vita e di collaborazione intercomunitaria ed interculturale'' per l'Oriente come per l'Occidente e per confortare le vittime delle violenze, della precarietà e di
ogni forma di disperazione.

E' quanto si legge nel Messale del 24.esimo viaggio apostolico di Papa Ratzinger. Il libretto, parte in francese e parte in arabo, è stato pubblicato sul sito della Santa Sede.

Nell'incontro con i giovani a Bkerké, sede del Patriarcato maronita, il prossimo 15 settembre, Benedetto XVI, le preghiere saranno letto in francese, arabo, greco, armeno e inglese.

In particolare, i giovani pregheranno per avere la forza e coraggio per servire la pace nel Paese, per restare nella loro terra, per costruire società in cui l'uomo venga rispettato nella sua dignità.

Nella messa finale del giorno dopo, invece, i fedeli pregheranno per ''un Medio Oriente riconciliato, per i governanti affinchè lavorino per il benessere e la coesione sociale, per i vescovi e patriarchi perchè sappiano guidare il loro gregge con luce, forza e determinazione, per i sofferenti e per l'unità'''.

L’auspicio che la visita di Benedetto XVI in Libano aiuti la pacificazione della intera regione è stato espresso dai vescovi maroniti, riuniti ieri e Bkerk‚ per il loro incontro mensile. Lo riferisce la Radiovaticana, riferendo che i vescovi maroniti hanno invitato i fedeli libanesi ad accogliere in massa Benedetto XVI perchè questo viaggio apostolico «possa assicurare un’autentica primavera per i cristiani e i popoli della regione».

I presuli hanno anche ringraziato il presidente della Repubblica Michel Suleimane e i comitati organizzatori per il loro impegno per la buona riuscita dell’evento, e hanno plaudito l’atteggiamento dei «nostri fratelli musulmani, che hanno dato il benvenuto al Santo Padre».

I presuli hanno infine espresso l’auspicio che la visita di Benedetto XVI sia la premessa della pacificazione del Libano e della regione e che «possa rafforzare la presenza dei cristiani e dare impulso a un loro ruolo più dinamico».

Durante un incontro nei giorni scorsi con il patriarca dei Maroniti Beshara Rai, nella città di Diman, alla presenza di altri otto ministri dell’esecutivo, il primo
ministro Nagib Mikati ha confermato che tutto il Paese aspetta con gioia la visita di Benedetto XVI sottolineando che «è il benvenuto in Libano»

 

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Benedetto XVI in Libano: uno dei viaggi più delicati del pontificato.

 

LIBANO – Dal 14 al 16 settembre, Benedetto XVI va a parlare ai cristiani d’Oriente. Il contesto è teso. Essi si aspettano il suo sostegno spirituale e un incoraggiamento a restare sulla terra delle loro radici. Riportiamo una agenzia della AFP che disegna il profilo di questo viaggio collocato sotto il segno della pace.

CITTA’ DEL VATICANO, 11 settembre 2012 (AFP) – Benedetto XVI si recherà da venerdì a domenica in Libano, un viaggio con una alta posta in gioco e non senza rischi in questo paese addossato alla Siria e dove ogni sua parola sugli equilibri politici e il pluralismo religioso in Medio Oriente sarà scrutata  e soppesata.A 85 anni, il papa ci ha tenuto a fare questo viaggio, forse il più difficile del suo pontificato, in ragione della tragedia che vivono molti cristiani d’Oriente nella culla del cristianesimo per via dell’avanzata dell’islamismo radicale.“Il mio viaggio apostolico in Libano e per estensione nell’insieme del Medio Oriente si colloca sotto il segno della pace”, ha assicurato il papa domenica, invitando “la comunità internazionale” a sostenere in primo luogo “la riconciliazione”.Benedetto XVI pronuncerà non meno di sette discorsi durante la sua prima visita in Libano dove i cristiani rappresentano il 34,9% e i musulmani il 64,9 dei 4,6 milioni di abitanti.I musulmani del Libano dovrebbero accogliere calorosamente il papa, benché qualche imam radicale nel mondo arabo abbia dichiarato che egli non è il benvenuto.I grandi appuntamenti saranno un incontro sabato al palazzo presidenziale di Baabda coi responsabili politici e religiosi, tra cui i capi delle comunità musulmane (sciita, sunnita, alauita e drusa), poi una messa solenne sul City Center Waterfront di Beirut, domenica.

Le attese, nelle comunità cristiane molto insicure a causa del conflitto siriano,  sono grandi Esse sperano che le sue parole siano pacificatrici e che non renderanno più difficile la situazione già tesa che vivono i 13/15 milioni di cristiani presenti  nella polveriera rappresentata dal Medio Oriente.

 Benedetto XVI potrebbe tuttavia deludere i Libanesi che attendono risposte politiche.

 Venendo in Libano, il papa dà “un segno di partecipazione e di incoraggiamento” agli abitanti di una regione tormentata “senza lasciarsi condizionare dalle circostanze”  ha dichiarato a Roma il suo portavoce padre Federico Lombardi.“Il papa non si presenta come un potente capo politico” e non bisogna attendersi dei “grandi interventi di natura politica” circa la Siria o altri argomenti, ha aggiunto padre Lombardi.

 Il patriarca melkita Gregorio III Laham ha già chiesto di riconoscere lo Stato palestinese, considerando che questo tema fondamentale abbia “una grande ricaduta” sui cristiani di tutta la regione. Implicitamente, lui ritiene che questo riconoscimento, migliorando la percezione dei cristiani aiuterebbe a stabilizzare la loro presenza.

 La pubblicazione, in anticipo, su un sito ecclesiale,  di questa dichiarazione che il Patriarca avrebbe dovuto fare venerdì nella basilica di San Paolo di Harissa, a nord di Beirut, è stata deplorata dal portavoce del Vaticano.

 Benedetto XVI dovrebbe in sostanza invitare i cristiani a lavorare per la pace e la democrazia, in buona intesa con l’Islam. Dovrebbe esaltare un modello di laicità che garantisca la diversità religiosa, e potrebbe adottare toni più fermi per chiedere ai musulmani di rispettare l’identità cristiana.

 Questo messaggio dovrebbe essere rinnovato con un appello ai cristiani di passar oltre le loro numerose divisioni. Dovrebbe riprendere il tema del suo predecessore Giovanni Paolo II affermando che il Libano multiconfessionale, col suo 34%  di cristiani, è “un messaggio” per tutta la regione,

 Benedetto XVI, firmando “l’esortazione apostolica”, frutto del sinodo per il Medio Oriente che egli aveva presieduto nel 2010, dovrebbe lanciare un forte appello ai cristiani a resistere alla tentazione dell’esilio. Un esilio che si è accentuato dopo gli inizi nel 2011 della “Primavera Araba”.

 Il papa dovrebbe perorare la causa dell’accoglienza dei rifugiati in Libano: Palestinesi, Iracheni e ormai Siriani (55000 registrati ma, secondo la Caritas,  potrebbero il numero di 150000), ma anche opporsi alle situazioni di moderna schiavitù che colpisce gli immigrati per lavoro.

 Riguardo la Siria, Benedetto XVI, dal Vaticano,  ha già lanciato pressanti appelli per una soluzione politica e la fine dei massacri

 Padre Miguel Angel Ayuso Guixot segretario (numero due) del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, nello scorso fine settimana, in occasione di una riunione a Istanbul, ha dato qualche elemento circa la posizione della Santa Sede: i cristiani devono essere “ponti”. Le aspirazioni del popolo siriano sono legittime e non possono essere considerate semplicemente frutto di influenza esterna,

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notizia del 2012-09-13 13:10:06 radio Vaticana

Il Papa domani in Libano. Il patriarca Raï: porterà una primavera cristiana in Medio Oriente


Ultimi preparativi a Beirut che si appresta ad accogliere domani Benedetto XVI per il suo 24.mo viaggio apostolico internazionale. La visita in Libano, quindici anni dopo quella di Giovanni Paolo II, avviene in occasione della firma dell’Esortazione apostolica “Ecclesia in Medio Oriente”. Tante le dimensioni di questa visita di tre giorni dall’incoraggiamento ai fedeli della regione ad un rinnovo della speranza dei giovani; dal dialogo ecumenico a quello islamo-cristiano. E su tutto la dimensione della pace, come ci riferisce il nostro inviato a Beirut, Alessandro Gisotti: 
“La pace sia con voi”: il motto del viaggio del Papa, declinato in più lingue, campeggia in tutte le vie principali di Beirut, vestita a festa per l’arrivo di Benedetto XVI. Poster giganti del Papa e bandiere vaticane sono presenti in ogni quartiere della capitale libanese, compresi quelli a maggioranza musulmana. Pace è la parola che più frequentemente viene associata dai libanesi a questa visita del Papa. E di pace questa terra ha urgente bisogno. Lo ricordano i palazzi di Beirut crivellati durante la guerra civile nel Paese, che restano in piedi accanto ai nuovi grattacieli che cambiano di continuo il profilo della città. Lo ricordano le distanze geografiche: la Siria, sconvolta dalla guerra, dista solo poche decine di chilometri da Beirut. Il Libano, mosaico di religioni e culture, attende dunque con trepidazione il Papa. E proprio con questo spirito di convivenza e dialogo si è svolta ieri nella capitale libanese una veglia di preghiera per dare il benvenuto al Papa, alla quale hanno preso parte giovani cristiani e musulmani. Uniti nel ribadire le ragioni del dialogo e del rispetto reciproco. Proprio i giovani aspettano con particolare emozione l’incontro con il Papa: una piccola Gmg del Medio Oriente che avrà come cornice il piazzale antistante il Patriarcato maronita di Bkerké. Intanto fervono gli ultimi preparativi nei luoghi che ospiteranno gli eventi papali dalla basilica greco-melkita di Saint Paul dove verrà firmata l’Esortazione apostolica per il Medio Oriente al City Center Waterfront di Beirut dove si svolgerà la grande Messa a conclusione del viaggio. “Il Libano – aveva detto Giovanni Paolo II 15 anni fa – è più di un Paese, è un messaggio”. E oggi il Libano attende Benedetto XVI, messaggero di pace e di speranza. Tra tanta gioia, si registra purtroppo anche un atto di vandalismo a danno della chiesa armena cattolica di Santa Croce nel quartiere Zalka di Beirut. In un comunicato, il Patriarcato armeno cattolico rende noto che sono state rovinate delle immagine sacre ed è stata danneggiata una statua di Santa Rita. Le autorità competenti hanno aperto un’inchiesta su quanto successo. Un fatto riprovevole che tuttavia non rovina il clima di festa e speranza che accompagna queste ore prima dell’arrivo del Papa.
Ma cosa rappresenta questo viaggio per il Libano e per il Medio Oriente? Alessandro Gisotti lo ha chiesto al patriarca maronita Béchara Boutros Raï:
R. - Riguardo al Libano, la visita del Santo Padre darà una bella immagine del Paese, cioè come una terra di incontro, non una terra di guerra. Perché, sfortunatamente, in genere i mass media parlano del Libano come se fosse una terra di violenza e di guerre. Venendo, il Papa dimostrerà al mondo che si tratta di un Paese totalmente diverso: un Paese di pace e di incontro. Darà poi un incoraggiamento a tutte le popolazioni del Medio Oriente, siano esse cristiane, musulmane o altro, perché per loro il Papa dirà una parola di speranza e metterà in rilievo anche il valore di questi Paesi del Medio Oriente, la loro storia, e la presenza cristiana che c’è da duemila anni. I cristiani hanno avuto il loro ruolo importante, hanno portato la cultura del Vangelo alle culture locali … Quindi, questo Medio Oriente che vive un travaglio di avvenimenti, cerca una primavera di democrazia, di libertà, di diritti dell’uomo. Il Papa porterà un grande contributo sia con la sua presenza, sia con i suoi discorsi, sia anche tramite l’Esortazione apostolica. Per noi cristiani del Medio Oriente, sarà un cammino verso una primavera cristiana perché porterà il rinnovamento della vita ecclesiale e cristiana. Inoltre, ritengo che la Primavera araba, tanto desiderata e di cui tanto si parla, arriverà come frutto del contributo di una primavera cristiana.
D. – Quale contributo potrà dare alla Chiesa del Medio Oriente l’Esortazione apostolica post-sinodale?
R. – Prima di tutto, il documento parlerà dei problemi, delle sfide, porterà delle soluzioni, aprirà orizzonti di speranza. Noi, come Chiese, avremo il nostro incontro – prima tra i patriarchi e i vescovi cattolici, poi con gli ortodossi – per vedere insieme come applicare l’Esortazione apostolica e impostare una comune strategia di apostolato che poi dovremo comunicare ai nostri fratelli musulmani perché loro hanno sempre paura che si tratti di questioni politiche: no, non è così! Già il titolo – “Comunione e testimonianza” – già di per sé porta tutto quello che darà tranquillità ai musulmani. Poi, le dirò, i primi ad acquistare l’Esortazione apostolica saranno proprio i musulmani, perché sono molto interessati. Io penso – sono sicuro! – che l’Esortazione apostolica sia un dono della Divina Provvidenza in questo momento storico che il Medio Oriente sta attraversando. Per me, questa Assemblea speciale per il Medio Oriente è stata profetica. Infatti, se ricordate, appena terminata l’Assemblea sinodale del 2010, sono iniziati i noti avvenimenti in diversi Paesi arabi. Vuol dire che questa Assemblea è stata provvidenziale, e per questo io dico che si tratta di una “primavera ecclesiale e cristiana”, che sarà la via per la Primavera araba. Una Primavera araba attraverso la guerra, la violenza, la distruzione non arriva ad una vera primavera. Ma la primavera dello Spirito, che parla adesso alle Chiese del Medio Oriente. Tutto questo è l’Esortazione apostolica: ciò che dice lo Spirito oggi alle Chiese del Medio Oriente. E questa sarà la Primavera!
D. – Il Papa ha detto: “Questa visita in Libano è sotto il segno della pace”. Quanto la sua presenza – anche soltanto la sua presenza e la sua parola – potrà aiutare a costruire nuove vie di pace per tutto il Medio Oriente?
R. – Già la figura del Papa trasmette tranquillità e pace nel cuore; e poi, il suo messaggio caloroso, che porterà insieme con principi ed indicazioni di pace, sarà apprezzato tanto, tanto da tutti. Non solo dai cristiani: anche dai musulmani. I musulmani sono davvero entusiasti per la visita del Papa …

 Il rettore del Santuario di Harissa: la Vergine Maria, simbolo dell'unità tra cristiani e musulmani


Oggi pomeriggio, dunque, il Papa firmerà l’Esortazione apostolica post-sinodale per il Medio Oriente nella Basilica greco-melkita di St. Paul sulla collina di Harissa. Un luogo, questo, particolarmente simbolico dove sorge il Santuario di Nostra Signora del Libano, il più importante santuario mariano del Medio Oriente. Il nostro inviato Alessandro Gisotti ha intervistato il rettore del Santuario, padre Khalil Alwan:

R. – E’ un santuario nazionale e internazionale, perché i libanesi che venerano la Vergine Maria – sia cristiani che musulmani – hanno portato la nostra Signora del Libano ovunque sono andati all’estero. Abbiamo, infatti, all’estero 35 chiese con il nome di Nostra Signora del Libano. Il Santuario fu fondato nel 1908, in occasione dell’apparizione della Vergine Maria a Bernadette di Lourdes. Hanno scelto questa collina, al centro del Libano.

D. – Harissa è un luogo caro, non solo ai cristiani, ma anche ai musulmani del Libano...

R. – Sì, due anni fa è stato dichiarato festa nazionale il giorno dell’Annunciazione alla Vergine. Tutto il Paese, dunque, festeggia il 25 marzo. Questa figura santa della Vergine Maria è un simbolo dell’unità dei cristiani e dei musulmani. Il Santuario si trova accanto alla Nunziatura apostolica, dove il Santo Padre alloggerà.

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Seguendo momento dopo momento la visita del Papa in Libano dovrei raccogliere tante testimonianze sulla straordinaria esperienza ecclesiale vissuta dai cristiani d'oriente accogliendo il Santo Padre. Visitando i siti opportuni si potrà conoscere il pensiero del Santo Padre che ha affrontato il viaggio con coraggio e fiducia, pellegrino di pace, riuscendo a parlare non solo ai cristiani cattolici ma anche ai cristiani delle altre confessioni e protestanti presenti in  Libano ed anche ai mussulmani.

Sarà opportuno 'leggere ' attentamente i discorsi del Papa in questa circostanza proprio quando il mondo islamico è in agitazione, compreso il sud del Libano.

Ma mi è sembrato interessante raccogliere i giudizi delle personalità cristiane e non, a quanto ha detto il Santo Padre nei giorni libanesi. Per questo  riporto alcune di queste testimonianze. Ci aiutano a capire cosa e come hanno vissuto i nostri fratelli d'oriente questi giorni incontrando il Padre comune.

Cominciamo con la testimonianza di un Patriarca, quello siro-cattolico.

(La Chiesa cattolica sira è una patriarcale Chiesa sui iuris in comunione con la Chiesa cattolica. È la Chiesa degli ortodossi siriaci che si sono riuniti con Roma a partire dal 1783, conservando la loro lingua, il loro rito (siriaco-occidentale) e la loro legislazione ecclesiastica.
La Chiesa ha una propria gerarchia, sotto l'autorità di un patriarca, che porta il titolo di Patriarca di Antiochia dei Siri. Dal 20 gennaio 2009 il nuovo Patriarca è Mar Ephrem Joseph Younan (già vescovo della diocesi di «Nostra Signora della Liberazione per gli Stati Uniti ed il Canada»), che ha assunto il nome di Mar Ignatius Joseph III Younan. La sede è a Beirut (Libano), ma la maggior parte dei fedeli vivono in Iraq (42.000) e Siria (26.000), mentre 55.000 vivono nella diaspora.

Il titolo di patriarca di Antiochia è molto disputato ed è portato, oltre che dal Patriarca siro-cattolico, da altri quattro altri capi di Chiese cristiane.

Incontro ecumenico. Il patriarca Younan:

testimoniare uniti Cristo in Medio Oriente


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Significativamente, l’ultimo evento del viaggio apostolico del Papa in Libano sarà l’incontro ecumenico, ospitato oggi pomeriggio nel Patriarcato siro-cattolico di Charfet. Sull’importanza che questa visita in Libano potrà dare all’impegno per l’unità dei cristiani, il nostro inviato Alessandro Gisotti ha intervistato il patriarca siro cattolico Youssif Younan: R. - Noi abbiamo la speranza che aprirà una nuova strada per riconoscerci gli uni gli altri, per rispettarci, per arricchirci gli uni gli altri … Questa è la nostra speranza: che noi qui in Medio Oriente, come battezzati, non possiamo testimoniare la nostra fede, se non quando viviamo una vera comunione tra di noi. Prima di tutto le Chiese cattoliche, sicuramente diverse nei riti e nelle tradizioni, però chiamate a vivere la comunione vera dato che queste Chiese cattoliche sono unite alla sede romana. Poi, anche tra cattolici ed altri battezzati dobbiamo sapere andare oltre il passato – a volte triste - delle controversie teologiche, oltre le formule dogmatiche, per ritrovare il Signore che ci ha detto di amarci gli uni gli altri e di essere uniti in Lui. Quindi, noi non potremmo - come cristiani - vivere la nostra missione di evangelizzare, di testimoniare se non nella comunione vera. Qui c’è ancora da lavorare. Però, noi non possiamo lamentarci e dire, come alcuni fanno, che i cristiani devono unirsi: noi siamo già uniti, nella fede siamo già uniti. Poi, sul piano pastorale, abbiamo bisogno ancora di fare degli sforzi …

D. - Il tema del Sinodo è stato “Comunione e testimonianza”. Ecco, quanto è importante la testimonianza comune dei cristiani nel rapporto, nel dialogo con i musulmani?

R. - In Occidente non si comprende ancora quali sfide dobbiamo affrontare in questo mondo nel quale viviamo. Noi non abbiamo il permesso di evangelizzare, come lo avete voi nel mondo cosiddetto democratico oppure cosiddetto laico. Quindi, noi non dobbiamo ingannarci: certo, dobbiamo essere sempre fiduciosi nel Signore che ci ha promesso di essere con noi, però dobbiamo lavorare tutti, sia in Oriente sia in Occidente, affinché si possa arrivare a sistemi nei quali si rispetti la libertà vera di religione e di coscienza, libertà dell’espressione religiosa. Di questo abbiamo bisogno. E l’Occidente deve aiutarci a chiedere alle istanze internazionali di essere coerenti con i diritti dell’uomo. Noi viviamo nel XXI secolo, non viviamo più nel Medio Evo! Quindi, noi abbiamo bisogno che l’Occidente ci aiuti e che questo aiuto non si risolva in sforzi piuttosto ipocriti che dicono: “Voi vivete in questo mondo, dovete accettare la logica di questo mondo”. Va bene. Noi accettiamo la logica di questo mondo, ma vogliamo vivere la nostra fede. Ma non ce la lasciano vivere con libertà, e quindi non possiamo esprimere la nostra fede nella verità. E qui io mi richiamo a ciò che il Santo Padre ci ha insegnato e che ha scritto: proclamare la verità nella carità e vivere la carità nella verità.

Sulla testimonianza comune dei cristiani in medio Oriente, ascoltiamo anche mons. Joseph Mouawad, vescovo della Curia Patriarcale Maronita:

R. – I cristiani, soprattutto in Libano, sono chiamati ad essere sempre più uniti e la visita del Santo Padre li aiuta in questo, come li aiuta anche a riscoprire di nuovo la loro missione in Medio Oriente, che è quella di essere testimoni di Gesù Cristo, per trasmettere alla società del Medio Oriente la verità di Cristo e l’amore di Cristo, tramite la parola e l’azione.

D. – La visita si conclude proprio con un incontro ecumenico. Come si guarda a questo momento?
R. – Certamente in Oriente ci sono diverse Chiese – soprattutto le Chiese ortodosse – e ci sono comunità protestanti - e il Sinodo ha incoraggiato la Chiesa a romuovere di più le relazioni con gli altri cristiani.


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Quando il Papa è ripartito per Roma ha rivolto un ultimo saluto ai libanesi, cristiani e mussulmani. Sono rimasto colpito dalla bontà di questo Uomo di Dio: Egli deve aver vissuto questi giorni intensamente. Partecipe di ogni singolo momento condividendo la preghiera di tutto quel popolo che si è radunato per manifestarGli affetto e devozione. La sua calda, affettuosa parola lascia nel cuore un senso di fiducia.Confesso che leggendo il servizio di Radio vaticana  ho provato una forte emozione. Davvero quest'Uomo sa parlare al cuore della gente: bisogna, bisogna che ci si fermi ad ascoltarlo perchè Egli laxcia cadere nelle coscienze parole e sentimenti di speranza e di fiducia. Credo che abbia anche vissuto intimamente il dramma di quelle terre e le prove che i cristiani devono saper affrontare nelle terre d'Oriente. Ha lasciato trasparire più volte la sua 'condivisione' alla sofferenza di molti ma nel contempo ha invitato ad avere coraggio e fiducia, lavorando assieme perchè in quella terra benedetta fiorisca la pace nella giustizia. Riporto qui alcune parole del saluto del papa al Libano all'aeroporto di Beirut prima di ritornare a Roma. Grazie a Radio Vaticana.

Il Papa saluta il Libano: resista con coraggio a ciò che può distruggere la sua pace


 

 

 

 

 

 

 

 

Benedetto XVI ha concluso stasera a Beirut il suo viaggio apostolico in Libano. Nella cerimonia di congedo, all’aeroporto internazionale “Rafiq Hariri”, ha ringraziato tutto il popolo libanese, cristiani e musulmani, che lo hanno accolto con entusiasmo e affetto in questa visita indimenticabile. Quindi, ha incoraggiato il Libano a continuare ad essere uno spazio di pace per tutto il Medio Oriente. L’indirizzo di saluto al Papa è stato rivolto dal presidente libanese Michel Suleiman che ha parlato di "visita storica" che ha portato "un messaggio di speranza a tutto il Medio Oriente". Da Beirut, il servizio del nostro inviato, Alessandro Gisotti:


“Possa il Libano continuare ad essere uno spazio in cui gli uomini e le donne vivano in armonia e in pace gli uni con gli altri”: con queste parole, il Papa si è congedato dal Libano al termine di un viaggio memorabile all’insegna della testimonianza, della comunione e della pace.

Una cerimonia, all’aeroporto “Rafiq Hariri” di Beirut, nella quale Benedetto XVI ha ricevuto un ultimo caloroso saluto da parte dei libanesi, significativamente anche di alcuni capi religiosi musulmani. La cerimonia ha offerto l’occasione al Papa di riproporre il motto del suo viaggio, Salami O-tikum, “La pace sia con voi”:

“Je prie Dieu pour le Liban, afin qu’il vive…”
“Prego Dio per il Libano – ha detto – affinché viva in pace e resista con coraggio a tutto ciò che potrebbe distruggerla o minacciarla”. Auguro al Libano, ha aggiunto, “di continuare a permettere la pluralità delle tradizioni religiose e a non ascoltare la voce di coloro che vogliono impedirla”. Quindi, ha augurato al Libano di “rafforzare la comunione tra tutti i suoi abitanti, qualunque sia la loro comunità e la loro religione, rifiutando in modo risoluto tutto ciò che potrebbe condurre alla disunione, e scegliendo con determinazione la fraternità”. Quindi si è soffermato sul valore straordinario della visita in Libano:

“Le monde arabe et le monde entier…”
“Il mondo arabo e il mondo intero – ha affermato – avranno visto in questi tempi agitati, dei cristiani e dei musulmani riuniti per celebrare la pace”. Il Papa ha ringraziato tutti coloro che si sono impegnati per la riuscita del viaggio e in particolare le “comunità musulmane”. Un’accoglienza, ha detto, che mi ha “dato il desiderio di ritornare”. Il Papa ha voluto ringraziare tutto il popolo libanese, che – ha affermato – “forma un ricco e bel mosaico e che ha saputo manifestare al Successore di Pietro il proprio entusiasmo, con l’apporto multiforme e specifico di ogni comunità”. Ed ha ricordato i tanti momenti indimenticabili di questa visita, ufficiali e privati. Un soggiorno, ha confidato, “troppo breve”:

“Je rends grâce à Dieu pour ces occasions…”
“Rendo grazie a Dio –ha detto – per queste occasioni che ha permesso”, per gli incontri e “per la preghiera fatta da tutti e per tutti in Libano e in Medio Oriente, qualunque sia l’origine o la confessione religiosa di partenza”. Il Papa ha affidato le speranze di tutti i libanesi alla Vergine Maria, “venerata con devozione e tenerezza”, “modello sicuro per proseguire sulla via di una fraternità vissuta ed autentica”. Quindi, si è congedato con una benedizione colma di affetto e gratitudine:

“Que Dieu bénisse le Liban et tous les Libanais…”
“Dio benedica il Libano e tutti i libanesi”, ha detto”: “Non cessi di attirarli a sé per donare loro la vita eterna! Li colmi ella sua gioia, della sua pace e della sua luce! Dio benedica tutto il Medio Oriente”

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Il patriarca maronita Raï: il viaggio del Papa in Libano, evento storico e provvidenziale




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti positivi in tutto il Medio Oriente a conclusione del viaggio del Papa in Libano. Il presidente libanese Michel Suleiman ha parlato di "visita storica" che ha portato "un messaggio di speranza a tutto il Medio Oriente". Ascoltiamo in proposito il patriarca maronita Béchara Boutros Raï:

R. - Io personalmente, insieme a tutti i libanesi, ringrazio il Signore per questo evento storico, ma anche provvidenziale. I libanesi, così come i cristiani del Medio Oriente, si sentivano come sull’orlo di un precipizio: cominciavano a perdere la loro speranza e cominciavano a dimenticare che hanno un ruolo da giocare. La visita del Papa, le parole che ha detto, l’Esortazione Apostolica, le celebrazioni, hanno fatto rinascere nei libanesi, musulmani e cristiani, il valore di questo Paese, quello della convivialità che è il messaggio che ci si aspetta dal Libano e la sua missione nel Medio Oriente, perché il Libano si distingue da tutti gli altri Paesi. Hanno capito questo suo valore. Tutti noi cristiani del Medio Oriente abbiamo sentito molti commenti su questo viaggio e ci siamo sentiti incoraggiati: hanno capito che i cristiani non sono una minoranza, ma sono la presenza della Chiesa, della Chiesa universale. Vogliamo quindi ringraziare il Signore, perché ci ha mandato questo evento storico e divino attraverso la persona del Papa, attraverso quanto ha fatto e detto. Tutte le cerimonie, tutti gli incontri sono stati fatti in favore di tutto il Libano, dei cristiani e dei musulmani. La cosa migliore che possiamo ricordare è quello che ha detto il Papa, congedandosi dai libanesi all’aeroporto: “Il vostro calore e il vostro cuore mi hanno dato il desiderio di ritornare”. Questo è un bel messaggio e una bella testimonianza del Pontefice.


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Dal sito di Radio Vaticana trovo questa testimonianza che può aiiutarci a capire quanto sta succedendo in questi giorni dopo la provocazione della pubblicazione delle vignette sul profeta Maometto. Oggi, venerdì,è stata una giornata di manifestazioni anche violente in tati paesi dell'Occidente. Possiamo cercare di capire a situazione che si è erificata: l'intervista che segue è un utile contributo a una visione  e a un giudizio più serio sulle dramatica vicenda.

Per una riflessione su quanto sta accadendo per le vignette e il film ritenuto blasfemo, Benedetta Capelli ha raccolto l’opinione di padre Samir Khalil Samir, docente di Storia della cultura araba e Islamologia all’Università Saint Joseph di Beirut:

R. – Il problema è che nel contesto arabo musulmano noi stiamo vivendo una frustrazione grandissima, perché ci sentiamo molto in ritardo riguardo al mondo mentre una volta eravamo, invece, tra i più avanzati. Questo ci rende vulnerabili a qualunque cosa. Basta che qualcuna faccia un’allusione e ci sentiamo aggrediti. Da noi, c’è gente che approfitta dell’ignoranza e delle emozioni della gente e le usa per dire: “Andiamo a rispondere a questo blasfemo!”.

D. – Secondo lei, non ci dovrebbe essere uno scatto di responsabilità da parte dell’Occidente?

R. – Nessuno Stato è in questione qui. Sono soltanto individui: una persona ha fatto un film, ma che c’entra l’America in tutto questo? Non dobbiamo limitare la libertà, dobbiamo avere una maggiore etica e dire: va bene, tu hai il diritto di farlo, ma questa è una cosa buona? Su questo punto, sì, l’Occidente deve fare un passo. Anche da parte nostra, in Oriente e nel mondo musulmano, dobbiamo fare dei passi: dobbiamo passare – direi come nella linea del Papa – dall’emozione alla ragione e la ragione – come lui la definisce - include anche l’etica. Per uscire da questa situazione, ciascuno di noi ha un passo da fare. Non si può impedire la libertà, si può solo correggerla attraverso l’etica e la spiritualità.

D. – Lei ha citato Papa Benedetto XVI che è reduce da un viaggio in Libano veramente pieno di significato. Il Libano diventa, a questo punto, modello per Oriente e per Occidente…

R. – Non è il modello, ma è un modello utile soprattutto perché essendo un Paese arabo, può aiutare tutti i Paesi arabi. E anche perché essendo un Paese dove i cristiani rappresentano un 40%, può aiutare anche l’Occidente di cultura cristiana a rivedere certe cose. E questa era l’idea del Santo Padre nei suoi discorsi, così come nell’Esortazione Apostolica. Penso ai due paragrafi essenziali dell’Esortazione, il 29 e il 30, dove parla della laicità sana e del fondamentalismo: proprio i problemi nei quali viviamo. Il Papa dice che ci vuole un equilibrio tra i due, senza escludere nessuno dei due. Il Libano è più aperto a questa doppia dimensione: la religione non è esclusa, ma la politica nel settore politico ha l’ultima parola. Questo può servire da modello in primo luogo per il mondo arabo musulmano, ma può anche essere utile per l’Occidente.

(Inserito venerdì 21 settembre 2012)

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 IL PATRIARCA MARONITA A MILANO.

Ho desiderato tanto inontrare Sua Beatitutine Mar Bechara Al Rai, patriarca della Chiesa maronita.Solo per dirGli che ho potuto servirmi dei suoi preti quado venivano le feste cristiane nelle parrocchie dove sono stato come pastore e responsabile pastorale. E dirGli grazie. Nel contempo per esprimere anche la mia devozione a una chiesa che vive in un contesto così difficile con entusiasmo, fedekltà, generosa disponibilità agli eventi visti nella dimensione dell'eterno. Ora Lui verrà a Milano. Vorrei poterci essere anch'io, anche se i suoi fedeli di certo se lo terranno caro. Purtroppo non potrò essere presente pur avendo ricevuto sdal Consolato Milanese del Libano l'invito a partecipare. E' la Giornata missionaria e qui dove vivo i miei giorni da pensionato di Dio ho da servire le comunità. Ma se qualcuno che pur mi conosce vorrà portare il mio devoto saluto e benvenuto gli sarò grato. Pregherò in comunione con i maroniti stretti attorno al loro Patriarca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   



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Noi, qui in Occidente non riusciamo a comprendere ciò che ha voluto dire la presenza del Papa in Libano: un evento che ha detto il coraggio e la serenità di questo pontefice decidendo di recarsi in quella terra proprio nei giorni in cui l'Islam stava vivendo la forte reazione alle vignette blasfeme contro il profeta Maometto. Nel contempo la parola del Santo Padre ha immesso nelle chiese d'oriente una fiducia nel futuro, una speranza per la loro testimonianza, una forza spirituale nel vivere la loro comunione.

Ed è davvero emozionante raccogliere le impressioni  del viaggio del Papa e della sua Parola ai libanesi e  ai cristiani d'Oriente. Dal sito di Radio Vaticana, ad esempio, oggi, riporto una testimonianza  davvero commovente a proposito dell'incontro che il papa ha avuto con i giovani, cristiani e mussulmani, nel a Berkè, sede del patriarcato maroni

 

 


I giovani del Libano: raccogliamo già i frutti dell’incontro con il Papa


 

 

 

 

 

 

Un evento indimenticabile che porta già i suoi frutti: una settimana fa, i giovani del Libano e del Medio Oriente vivevano la loro piccola Gmg con il Papa nel piazzale antistante il Patriarcato maronita di Bkerké, a Beirut. Per una testimonianza su quanto questo evento sia entrato nel cuore dei giovani libanesi, Alessandro Gisotti ha intervistato il coordinatore dell’incontro, padre Toufic Bou Hadir:

R. – Really I cannot describe the blessed...
Davvero non posso descrivere quanto sia stato benedetto quell’incontro. Tutti i giovani che hanno partecipato direttamente a Bkerké o attraverso i media sono stati contagiati dalla gioia e dalla speranza. Credono davvero di aver vissuto una nuova Pentecoste, una reale presenza dello Spirito Santo. E’ stato davvero un momento incredibile e toccante per noi e anche per il Papa. Siamo stati anche colpiti dal fatto che il Papa abbia partecipato con emozione a questo momento. Ha seguito con sollecitudine ogni dettaglio e nel suo volto abbiamo visto quanto sia stato felice.

D. – “E’ il momento per i musulmani e i cristiani – il Papa ha detto – di mettersi insieme e porre fine alla violenza e alla guerra”. Come i giovani libanesi possono affrontare questa sfida, dopo la visita del Papa?

R. – What was really impressive...
Quello che ha davvero impressionato è che la comunità musulmana, la delegazione dei giovani di tutte le comunità musulmane, abbia partecipato al raduno dei giovani di Bkerke, e anche alla cerimonia di benvenuto al Papa all’aeroporto di Beirut. Il Papa ha reso omaggio alla presenza musulmana all’incontro dei giovani. “Cristiani e musulmani possono vivere insieme senza odio”: quando il Papa ha pronunciato queste parole, alcuni giovani musulmani si sono alzati in piedi e hanno applaudito con emozione. Questa coesistenza è per noi ora davvero una sfida!

D. – Qual è il messaggio più importante, l’eredità spirituale che il Papa ha offerto ai giovani del Libano e del Medio Oriente?

R. – I think many messages…
Penso che ci siano molti messaggi nella visita del Papa. Questa visita è stato davvero un modo per portare la verità evangelica. Quando il Papa ha detto, echeggiando le parole del Beato Giovanni Paolo II, “Non abbiate paura: aprite le porte delle vostre menti e dei vostri cuori a Cristo” ci ha esortato a non farci prendere dalle frustrazioni del momento e a non cercare rifugio in mondi paralleli. In questo incontro abbiamo davvero ricevuto una promessa per la nostra gioventù!

(Inserito sabato 22 settembre 2012)

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Da tempo ormai stiamo assitendo alla drammatica guerra civile in Siria. Soffre tutta la popolazione, cristiani e mussulmani. Migliaia sono i profughi nei paesi vicini, in particolare in Giordania dove vengono accolti dal re e dalle istituzioni. Qui in Occidente non ci rendiamo conto delle sofferenze che questa guerra procura: soprattutto ci è difficile capire fino in fondo le ragioni degli insorti e quelle del re e del governo. I cristiani vivono una stagione carica di paura per il futuro. Il regime  sembra appoggiarsi anche sulla presenza cristiana in Siria. Gli insorti sono invece convinti che questo atteggiamento di favore che il potere  riserva ai cristiani sia  di  facciata.

Penso alle difficoltà che i nostri fratelli stanno incontrando mentre infuria la guerra in particolare ad Aleppo (che ho visitato almeno due volte)

Sul  sito di Radio Vaticana è apparsa una intervista a una personalità della resistenza siriana. E' una presa di posizione precisa e nel contempo è una riflessione che potrebbe aiutarci a capire qualcosa di più di quanto sta succedendo laggiù, un paese stupendo che ha conosciuto il cristianesimo fin dall'inizio.

Sto cercando di capire. Intanto non manca la preghiera per tutta quella gente che soffre in particolare per la Chiesa, le comunità cristiane. Sappiano accogliere con speranza anche le parole di conforto e di incoraggiamento del Santo Padre nel suo recente viaggio in Libano.

 

22/09/2012 

«Il Papa loda la Primavera araba: i cristiani non stiano con Assad»

 

George Sabra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

George Sabra, il dissidente siriano portavoce del Consiglio nazionale, denuncia la “falsa protezione” accordata ai cristiani dal regime. L’Italia? “Ci aiuta a formare la nuova classe dirigente”

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Non ho mai sentito nessun patriarca né autorità religiosa parlare chiaro sulla Siria come ha fatto il Papa durante il suo viaggio in Libano. E’ inammissibile complicità di cristiani con Assad». Seduto su un divano appartato dell’Hotel Ergife, attentamente scortato dalle forze dell’ordine, il cristiano George Sabra, storico dissidente e portavoce del Consiglio nazionale che raggruppa gli oppositori all’estero, dopo esser stato ricevuto da Benedetto XVI, denuncia a «Vatican Insider» la «falsa protezione» accordata dal regime ai seguaci di Gesù. E’ la prima volta che, ufficialmente, la Santa Sede prende contatto con la rivoluzione siriana. E Sabra, per anni detenuto nelle prigioni del regime perché dissidente, ha ringraziato Joseph Ratzinger «per quello che ha detto in Libano».

Le autorità cristiane del Medio Oriente temono che la caduta di Assad favorisca il fondamentalismo islamico. E’ un timore fondato?

«No e infatti il Papa ha fugato ogni equivoco. In Siria dietro la facciata della protezione delle minoranze c’è un regime poliziesco che è riuscito a penetrare in molte istituzioni religiose cristiane e musulmane. Non sono bastati 40mila morti, due milioni e mezzo di case distrutte e 400 mila espatriati per far intervenire la comunità internazionale. Le iniziative dell’Onu e della Lega Araba sono fallite per colpa di Assad. Quanto altro male dovremo subire per superare i veti di Russia e Cina? Le bombe di questi mesi sono cadute senza distinzioni sulle moschee come sulle chiese, sui musulmani come sui cristiani. Il 10 aprile del 2011 sono stato arrestato e in galera con me c’erano decine e decine di giovani, cristiani come me. Quello che abbiamo sentito da Benedetto XVI non lo abbiamo sentito da nessun'altra autorità religiosa del Medio Oriente».

Perché le parole del Papa sulla Siria sono “storiche”?

«Il Papa ha detto che la primavera araba è una ricerca di dignità e libertà da parte dei popoli arabi e ha detto ai cristiani che non devono lasciare i loro paesi perché ne fanno parte e non sono ospiti ma devono perseguire assieme agli altri la libertà e la democrazia. Per questo la sua visita è un sostegno alla nostra causa e alla causa della libertà. I cristiani non hanno bisogno di chi li protegge perché sono comproprietari del paese assieme agli altri siriani. Posso dire di essere fiero di essere cristiano dopo aver finalmente sentito una voce cristiana vera».

E’ possibile la riconciliazione chiesta da Assad e sostenuta da leader religiosi cristiani in Siria e nei paesi vicini?

«Non ci si può riconciliare con un regime che uccide il suo popolo. Se Assad se ne va, saremo riconciliati. La vera riconciliazione a cui lavorare è quella tra settori della società divisi in questi anni dal regime. Non vogliamo vendetta, ma dobbiamo voltare pagina. Vogliamo rassicurare la Santa Sede che il cambiamento in Medio Oriente, al contrario di quel che si dice, non comporta nessun pericolo per i cristiani e nessuna deriva islamista. Il pericolo, per i cristiani come per le altre confessioni, sono i regimi dittatoriali. Siamo delusi dalla comunità internazionale. L’atteggiamento di Russia e Cina ha bloccato ogni soluzione politica. I siriani sono rimasti soli con bombardamenti, cannoneggiamenti e missili. Nessuno ha abbandonato la rivoluzione e nessuno imporrà al popolo siriano di rinunciare alla libertà".

Qual è il ruolo dell’Italia?

«L’Italia fa parte dei paesi amici della Siria, ha mandato per prima ospedali da campo in Giordania ed ha già iniziato corsi di formazione per il dopo-Assad. Apprezziamo gli sforzi economici e ne siamo grati, ma non basta perché quello che è avvenuto in Siria non è un terremoto, ma una rivoluzione. C'è un problema politico e gli aiuti umanitari non bastano. Eventualmente serve anche un intervento militare. Senza agitare spettri che non esistono. Al Qaida e i jihadisti non hanno alcun radicamento nella società siriana e quelli che si trovano nel Paese sono un’esigua minoranza tra i combattenti. Non siamo preoccupati della presunta deriva fondamentalista della rivolta. Non abbiamo alcuna preoccupazione perché come dimostra la storia del nostro Paese in Siria non ci sono mai stati seri problemi interconfessionali».

Si parla di milizie islamiste..

«Tra i combattenti che militano nell’Esercito libero o in altri gruppi armati anti-regime vi sono miliziani stranieri e fondamentalisti ma il loro impatto è minimo : parliamo di numeri, facendo l’esempio specifico di Aleppo. Ad Aleppo noi abbiamo al momento settemila combattenti. Di questi 150 vengono dall’estero, da Paesi come la Libia e l’Arabia Saudita, oltre ad alcune unità, che non arriveranno alla decina, di quelli che non sono neanche arabi. Noi siamo sicuri che come sono venuti così se ne andranno quando la guerra sarà finita. Siamo serenissimi al riguardo, perché al Qaida o i jihadisti non hanno alcun radicamento nella nostra società, tra i musulmani della Siria. Del resto l’intervento a sostegno della rivolta di organizzazioni fondamentaliste islamiche, questo è la logica conseguenza del protrarsi della guerra e del silenzio della comunità internazionale. Dopo mesi di bombardamenti indiscriminati delle nostre città e di chi vi abita e in assenza di una partecipazione della comunità internazionale per alleviare le loro pene. Ci sono delle organizzazioni che si sono sentite in dovere di aiutare. E tra queste ci saranno anche quelle che appartengono alla galassia del cosiddetto fondamentalismo islamico».

 

(Inserito sabato 22 settembre 2012)

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L'arcivescovo dei maroniti di Cipro sulle speranze della "Primavera araba"


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parla della “necessità di avere pazienza” mons. Youssef Soueif, di origini libanesi e arcivescovo dei maroniti di Cipro, e dice che “ci vuole tempo” per vedere i frutti della cosiddetta “Primavera araba”. È questo il suo convincimento espresso ieri sera a Bruxelles, nella sede della Comece, presentando la “Ecclesia in Medio Oriente”. Nel concludere il dibattito attorno alla questione medio orientale e alla presenza e partenza dei cristiani da queste terre -riferisce l'agenzia Sir - l’arcivescovo ha affermato che “adesso è il momento giusto per essere presenti, per dialogare, per lavorare attraverso le istituzioni sociali, culturali e l’esercizio della cittadinanza”. Occorre fare presto perché i due terzi della comunità cristiana hanno lasciato l’Iraq mentre altrettanto sta accadendo in Siria e altrove: “È una fuga per salvare la propria vita, per cercare lavoro, ma soprattutto è una fuga ‘psicologica’ dalla loro terra che pure è stata la culla del cristianesimo”. Un’emorragia che impoverisce tutti: la Chiesa, le comunità locali, la società civile. “I mass media - ha commentato - non aiutano a creare consapevolezza sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente”, anche per questo “occorre rafforzare le iniziative di pellegrinaggi, gemellaggi, legami tra le Chiese in Europa e le Chiese locali per conoscere, sostenere, incoraggiare”. “L’Esortazione post-sinodale ‘Ecclesia in Medio Oriente’ traccia una road map che servirà per i prossimi 20-25 anni, per il tempo che sarà necessario a raggiungere la maturità” ha sottolineato l’arcivescovo Soueif nella prima parte dell’incontro alla Comece. “I temi di cui il Papa scrive nel secondo capitolo del documento”, ha spiegato mons. Soueif, “rappresentano delle sfide positive molto alte: l’ecumenismo spirituale e del servizio, il dialogo interreligioso nella sua dimensione di dialogo della e nella vita quotidiana, la ‘sana laicità’, la libertà religiosa” e, parafrasando il n.28 del documento post-sinodale, ha affermato: “Se il Medio Oriente imparasse a vivere la fratellanza universale diventerebbe anche una esperienza positiva per il mondo intero”. L’arcivescovo ha quindi raccontato di come, nella ordinarietà della vita e degli incontri, “i musulmani ci dicono che la nostra presenza è un bisogno per loro perché esprime la possibilità di un dialogo”, e che ”nonostante le divisioni, le esperienze in comune sono molto ricche e vive”. L’arcivescovo cipriota, nel presentare la struttura del documento post-sinodale, ha anche raccontato la propria esperienza al Sinodo speciale per il Medio Oriente che si è tenuto nel 2010 e di cui è stato segretario: “I Padri sinodali hanno tracciato un disegno schietto e franco della situazione e dei problemi, soprattutto ecclesiali e spirituali, della regione”. Secondo mons. Soueif, uno dei frutti del Sinodo è stato il fatto che Benedetto XVI abbia scelto come titolo per il suo viaggio in Libano la frase di Gesù risorto “Vi dono la pace”, a indicare che nella regione “è necessaria la pace politica, ma soprattutto è necessaria la pace dei cuori, interiore, che è un dono di Gesù per tutti”. E a chi nel dibattito ha chiesto quali fossero le reazioni, la disponibilità delle altre comunità a questi inviti, l’arcivescovo ha risposto: “Io credo nel valore del prendere iniziative, nel rispetto per le diverse sensibilità, sempre pronti al dialogo, anche in settori diversi come la musica, l’arte, la dimensione sociale. Prudenti, ma aperti”. Un esempio di questa prudenza, è stato rintracciato ad esempio nel fatto che il documento post-sinodale non usi mai il termine “democrazia”, ma faccia riferimento ai valori di libertà, cittadinanza, rispetto della dignità umana e di diritti fondamentali, anche presenti nelle altre culture e religioni. (R.P.)

(Da Radio vaticana)

Inserito venerdì 28 settembre 2012)

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IL PATRIARCA DEI MARONITI ELETTO CARDINALE DI SANTA MADRE CHIESA

Per l'amore che porto a quella terra, il Libano,  soprattutto a quella Chiesa, maronia,  condivido la  gioia dell'intero paese esoprattutto dei cristiani  per la  elezione a Cardinale di Santa Madre Chiuesa del patriarca Bechara Boutros Rai.

Il Santo Padre con questa elezione ha rinnovato la sua 'predilezione per quel paese espressa più volte nel corso della sua recente visita, felice della straordinaria accoglienza che Gli venne fatta sia dalle autorità come dallacomunità libanese, giovani, ragazzi e, adulti, mussulmani e cristiani. Il difficile momento che quella società così articolata, in una fragile  modalità di governo citata come esempio di convinvenza pacifica danche dal Santo Padre, potrà trovare motivo di sollecitazione per ritrovare al più presto la serenità dei rapporti grazie anche a questa prestigiosa nomina.

Per quanto mi riguarda vorrei, anche a nome degli amici lissonesi, pregare S. Ecc.za Mons. Hanna Alwan, vescovo coaidutore del Patriarca nella sede patriarcale di esprimere il mio augurio per la sua testimonianza nella Chiesa universale, collaboratore stretto del Santo Padre nella conduzione della Chiesa Cattolica. Possa dire al Patriarca ora Cardinale che personalmente gli voglio bene come fosse il vescovo che mi ha fatto prete, tanti anni fa. Tutte le volte che recitando il Breviario leggo del Libano, sia nella pagine dell'Antico Testamento come in quelle del Novo, il mio pensiero corre immediatamente laggiù, e rivedere volti e comunità e poi valli e mare, montagne e pianure come la Bekàa.....

 

 

 

Bechara Boutros Rai
Patriarca di Antiochia dei maroniti in Libano, è nato a Himlaya, arcieparchia di Antelias dei Maroniti, il 25 febbraio 1940. Ha compiuto gli studi secondari nel convento di Notre-Dame a Louayzè e gli studi filosofici e teologici a Roma alla Lateranense, dopo aver emesso i voti religiosi nell’Ordine Maronita della Beata Vergine Maria (Mariamita).  Ha conseguito il dottorato in diritto canonico e la licenza in sacra teologia e per diversi anni è stato direttore delloscolasticato del suo Ordine a Roma. È stato ordinato sacerdote il 3 settembre 1967. Ha fondato l’Istituto delle lingue straniere a Louayzè. È stato direttore della Scuola di Santa Rita a Dbay‚ e giudice del tribunale patriarcale. Il 2 maggio 1986, il Sinodo Patriarcale Maronita l’ha eletto Vicario Patriarcale con sede titolare di Cesarea di Filippo. È stato consacrato vescovo il 12 luglio 1986. È stato membro del sinodo permanente e nel 2009 ha assunto la presidenza della Commissione della Chiesa Maronita per le Comunicazioni. Il 15 marzo 2011 è stato eletto 77ø Patriarca d’Antiochia dei Maroniti.

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Giorni fa ho ricevuto un gradito invito. La comunità maronita di Milano mi invitava infatti a partecipare al Concistoro che si sarebbe tenuto a Roma alla fine di Novembre,quando il Santo Padre ordinerà 6 cardinali tra i quali ci sarà anche  il Patriarca maronita.

Purtroppo non mi sarà possibile condividere la gioia dei maroniti per questo evento. Spero ci sia anche S. Ecc.za Mons. Hanna i chiamato a svolgere un  ministero ministero per la Chiesa maronita proprio dall'attuale Patriarca. Colgo l'occasione per raggiungerlo con un pensiero amicale che contienere tutti i sentimenti più preziosi e riconoscenti per lui. Da Radio Vaticana prendo un'intervsta fatta al neo-cardinale: mi pare sia davvero molto interessante, meritevole di essere letta.

Concistoro: oggi il Papa crea sei nuovi cardinali.

Intervista col patriarca Béchara Raï


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi alle 11.00, alla vigilia della Solennità di Cristo Re, il Papa presiederà nella Basilica Vaticana il Concistoro per la creazione di 6 nuovi cardinali: i nuovi porporati provengono da tre continenti: America, Africa e Asia. Si tratta di mons. James Michael Harvey, finora prefetto della Casa Pontificia, nominato ieri arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura; Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano); Sua Beatitudine Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India); mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria); mons. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà (Colombia), e mons. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila (Filippine). “I cardinali – ha ricordato il Papa il 24 ottobre scorso - hanno il compito di aiutare il Successore di Pietro nello svolgimento del suo Ministero di confermare i fratelli nella fede e di essere principio e fondamento dell’unità e della comunione della Chiesa”. Si tratta del quinto Concistoro di Benedetto XVI. Tracey McLure ha chiesto al patriarca maronita Béchara Boutros Raï come stia attendendo questo importante momento:

R. – Con molta, molta gioia e anche con molta gratitudine al Santo Padre che ha voluto fare questo gesto per il Libano e per la Chiesa in Libano. Io cercherò, come ha auspicato il Santo Padre, di aiutare a far crescere la mia comunità ecclesiale nella comunione e nella testimonianza. La notizia è stata accolta da tutti – all’interno del Libano e fuori dal Paese – con grande entusiasmo, e tutti l’hanno letta come un sostegno alla Chiesa in questo momento molto critico del Libano e del Medio Oriente. E’ previsto che almeno 500 persone vengano dal Libano e altre da altri Paesi per esprimere la loro gioia e anche per esprimere la loro gratitudine al Santo Padre. Il pellegrinaggio sarà guidato dal presidente della Repubblica libanese, che verrà per ringraziare il Santo Padre. Io considero l’elevazione alla porpora una nuova spinta all’apostolato che possiamo dare alla Chiesa in Libano e alle Chiese tutte in Medio Oriente. E speriamo di potere andare avanti! Questo entusiasmo non è stato espresso soltanto dai cristiani, ma anche dai musulmani: ci saranno anche molti musulmani; tutte le comunità saranno presenti e tutte le fazioni politiche, per dire come il tessuto sociale libanese sia compatto. Purtroppo, la politica è tutta un’altra cosa. Il Libano subisce le crisi regionali con implicazioni internazionali, non senza problemi interni. Perciò, questo rappresenta anche un momento di gioia e di ripresa.

D. – Al suo ritorno in Libano, quali saranno le sfide maggiori che dovrà affrontare?
R. – Io ho scelto come motto del mio patriarcato “Comunione e amore”, perché la nostra società libanese e mediorientale ha bisogno di essere più unita. Comunione con Dio, unione con tutte le persone. Abbiamo sempre più bisogno di comunione e di amore perché viviamo molti conflitti, molte divisioni politiche. La vita sociale tra i libanesi musulmani e cristiani dei diversi gruppi e delle diverse fazioni politiche procede molto bene. Ma viene la politica e divide, crea conflitti, mancanza di fiducia e questo influisce molto sulla vita pubblica perché le istituzioni sono paralizzate. Abbiamo un grande problema economico e sociale dovuto alla crisi politica. Quindi la sfida essenziale è andare avanti, ri-creare, ri-costruire l’unità interna e poi sostenere i nostri fratelli cristiani del Medio Oriente e creare maggiori legami con i musulmani per alleggerire un po’ le tensioni causate dai radicali e dai fondamentalisti. Questi sono i maggiori problemi che vogliamo affrontare.

D. – In Libano si è parlato spesso della possibilità di creare un nuovo Stato che non contempli la religione, cioè uno Stato non confessionale. Potrebbe funzionare?
R. – No, è impossibile. Il Libano ha la caratteristica di avere separato la religione e lo Stato. L’unica cosa è che non sono i partiti ad essere rappresentati nel governo, quanto le rappresentanze delle confessioni religiose, secondo il loro numero: questo si chiama “il patto libanese”. Noi viviamo in un mondo musulmano che mai separa la religione dallo Stato: la religione per loro è tutto. E il Libano, in un ambiente come questo, profondamente religioso, teocratico, islamico, ha operato questa separazione. Quindi i musulmani libanesi hanno rinunciato alla loro tendenza teocratica e i cristiani hanno rinunciato alla laicità nel senso occidentale dell’accezione. Quindi, il Libano è un Paese che separa religione e Stato e la vita pubblica viene compartecipata da tutti secondo la rappresentanza confessionale. Questo non è male: il problema è che la politica regionale è una politica islamista e quindi influisce su di noi e così i libanesi si dividono.

D. – Vediamo, infatti, i grandi conflitti in Medio Oriente …
R. – Sì, adesso, per esempio, il grande conflitto in Medio Oriente è tra sunniti e sciiti: lei sente parlare di riforme, democrazia, guerre … No: il problema è un grande conflitto sunnita-sciita a livello regionale, con alleanze e ripercussioni internazionali. Questo è il conflitto che subisce il Libano. Adesso in Libano il conflitto è tra musulmani sunniti e sciiti: un conflitto politico.

D. – E il Libano resta un modello per gli altri Paesi mediorientali …
R. - Direi che vivendo in Medio Oriente, il Libano offre un esempio – come diceva Giovanni Paolo II – non solo per l’Oriente, ma anche per l’Occidente. Un esempio per l’Oriente dove tutto è organizzato secondo un sistema religioso: in questo Paese, il sistema non è religioso ma rispetta le religioni. E all’Occidente dice lo stesso: può esistere uno Stato laico, che separi la religione dallo Stato ma che non per questo ignori Dio. Il famoso articolo 9 della Costituzione libanese, che è unico sia in Oriente sia in Occidente, dice: “Il Libano, rendendo omaggio a Dio, rispetta tutte le religioni, riconosce la libertà di culto e di coscienza e tutte le libertà pubbliche, e garantisce lo Statuto personale delle diverse comunità”. Questo significa che lo Stato libanese, pur essendo laico e pur separando la religione dallo Stato, non interferisce mai – a livello legislativo – su questioni di religione o di matrimonio o affetti: queste le lascia alle norme confessionali. Di per sé questo faciliterebbe ottimamente la vita sociale, a formare un bel mosaico, finché la politica viene a toccare il tasto confessionale. Però, noi ci teniamo a rimanere in questo sistema, anche se è difficile perché oggi tutto il Medio Oriente si orienta verso il radicalismo islamico: in Egitto, in Siria, ora, sta accadendo lo stesso … Oggi parlano della Legge islamica, vogliono islamizzare tutto: perché non possiamo vivere insieme, rispettandoci gli uni gli altri?

 

 


 

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Su 'Vaticaninsider' appare questa notizia a proposito dei matrimoni civili in Libano. E' una questione importante e tocca i rapporti tra le religioni che coesistono in quel paese e i loro rapporti con personalità dello Stato libanese. Ancora una volta notizie di questo tipo ci permettono di capire le problematiche che situazioni storiche, culturali, religiose e politiche creano nel quotidiano della gente libanese. Chissà se un esperto in materia, S. Ecc.za Mons. Hanna che ben conosciamo ci potrà dire qualcosa quando gli capiterà di leggere questo mio piccolo sito. Non posso dimenticare quella terra che amo profondamente.

 

14/02/2013 

 

"Il matrimonio civile può affiancare non sostituire quello religioso"

 

Patriarca Bechara Boutros Rai

 

 

 

 

 

 

 

 

La

Chiesa maronita suggerisce una soluzione sulla questione

Giacomo Galeazzi
Città del Vaticano

 

Il matrimonio civile può affiancare ma non sostituire il matrimonio religioso.La Chiesa maronita suggerisce una soluzione su una controversia che infuria nel paese del Medio Oriente con la più alta percentuale di cristiani. La discussione pubblica si è riaccesa a novembre, quando una coppia di ragazzi appartenenti a famiglie musulmane sciite ha firmato il contratto di matrimonio civile davanti a un avvocato e non davanti a una corte religiosa, depositandolo poi presso la consulta del Ministero degli interni, in attesa di un parere ufficiale.

Finora, le coppie libanesi che vogliono celebrare il proprio matrimonio con rito civile ricorrono all'escamotage di sposarsi civilmente a Cipro per poi far registrare in Libano la propria unione. Una proposta autorevole arriva ora dalle autorità ecclesiastiche maronite che intendono affrontare definitvamente una spinosa dibattuta da tempo nel paese dei cedri."Il tema può essere affrontato in maniera proficua solo tenendo distinti gli aspetti civili e quelli religiosi del vincolo matrimoniale", ha stabilito l'episcopato maronita riguaardo a un possibile riconoscimento dei matrimoni tra cittadini libanesi, celebrati con rito civile.Nell’incontro mensile svoltosi nella sede patriarcale di Bkerkè, sotto la guida del Patriarca Bechara Boutros Rai, i vescovi della Chiesa maronita hanno espresso una posizione interlocutoria su una argomento tornato nelle ultime settimane al centro del dibattito politico-mediatico libanese.

Nel comunicato finale del vertice, sottolinea "Fides" (agenzia del dicastero vaticano per le Missioni), i vescovi libanesi prendono atto che l'eventuale approvazione del matrimonio civile in Libano comporta necessariamente un emendamento all'articolo nove della Costituzione. Per i cristiani maroniti, notano, “il matrimonio è uno dei sacramenti della Chiesa e il matrimonio civile non può rimpiazzare questo sacramento. Dunque, quelli che si uniscono in matrimonio civile, se sono credenti, sono tenuti a rettificare il proprio status sposandosi in chiesa, per potersi avvicinare agli altri sacramenti”.

Distinguere tra aspetti civili e religiosi del matrimonio rappresenta, dunque, un punto di partenza per venire incontro alle richieste dei cittadini libanesi che intendono sposarsi con rito civile e non religioso.  Il mese scorso, il presidente libanese, il cristiano maronita Michel Sleiman, ha espresso il suo parere favorevole a un pieno riconoscimento giuridico dei matrimoni civili. Un rifiuto radicale a inserire la questione nell'agenda politica è venuta dal Gran Mufti Mohammad Rashid Qabbani. La massima autorità dell'Islam sciita in Libano ha emesso una fatwa per diffidare tutti i politici e i ministri musulmani dal sostenere qualsiasi forma di inquadramento legale del matrimonio civile, se non vogliono essere considerati come degli “apostati”.La Chiesa maronita è una comunità sui iuris in seno alla Chiesa Cattolica, da sempre in comunione con Roma anche se mantiene una liturgia e un calendario propri: celebra la sua liturgia in arabo, eccetto nei canti antichi e nelle preghiere ancestrali dell'Eucaristia per i quali utilizza l'aramaico

E' stata fondata da san Marone, vissuto tra il IV e il V secolo come eremita sulle montagne del Tauro, nei pressi di Cirro, un'antica città della Siria settentrionale, che in vita si guadagnò la fama di taumaturgo e godé di una grande reputazione come direttore spirituale.Attualmente la Chiesa maronita conta più di 3 milioni di fedeli ed è presente in Libano, Siria, Egitto, Terra Santa, e nei Paesi della diaspora come Argentina e Australia. Due anni fa Benedetto XVI ha concesso la “Ecclesiastica Communio” al 77° Patriarca di Antiochia dei Maroniti Béchara Boutros Raï, eletto dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Maronita per succedere in questo incarico al Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, che ha rassegnato le dimissioni all'età di 90 anni. 

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(01.03.2013)

No davvero, non ho dimenticato la Chiesa maronita. Mi è cara e mi sento immerso nella sua testimonianza a Cristo in una terra così segnata dalla sofferenza come è il Libano nel Medio Oriente. Voi lo sapete: questa mia personale relazione con la Chiesa di San Marone nasce prima di tutto da una amicizia fraterna  con S. Ecc.za Mons. Hanna Alwan che per anni fu generoso collaboratore al mio ministero prima in Garbagnate Milanese e poi in Lissone. Era docente a Roma di diritto canonico orientale, poi direttore del Collegio maronita in Roma e poi giudice della Sacra Rota. E poi il mio affetto a quella Chiesa nasce dagli incontri che a più riprese ho avuto con sacerdoti, giovani e anizani, accoglienti, impegnati, generosi. Il Libano l'ho visitato più volte e in diverse occasione ho potuto visitare le 'presenze' pastorali nel paese dei Cedri, come scuole, collegi, centri di spiritualità.....Oggi Radio Vaticana ha dato la notizia di un evento importante in ambito ecumenico: il patriarca maronita Bechara Boutros Rai,è i n visita a Mosca al patriarca di tutte le Russie,. Il Patriarca maronita è impegnato in contatti con le confessioni religiose in medio oriente cercandodi fare anche piccoli poassi verso una rinnovata comunione fraterna con i cristiani di altre confessioni in medio Oriente. per questo ho pensato a Lui in queste ore perchè il dono quotidiano dello Spirito nello svolgimento della sua missione possa dare frutti in futuro. E proprio in questo momento della vita della Chiesa Cattolica che definisco 'carismatico' (per la certa presenza dello Spirito di Cristo) in attesa del Conclave al quale lo stesso Patriarca maronita parteciperà tra poco.Ecco la notizia di Radio Vaticana.

 

Mosca: il card. Rai e il patriarca Kirill insieme nella cattedrale dell’Annunciazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel  corso di una cerimonia religiosa celebrata mercoledì, festa di San Marone secondo il calendario liturgico ortodosso, nella cattedrale dell'Annunciazione a Mosca, il patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie Kirill I e il patriarca maronita di Antiochia e di tutto l'Oriente, il card. Bechara Rai, hanno collocato all'interno del luogo di culto una reliquia di questo grande santo del IV secolo. Dono della Santa Sede, la reliquia è stata affidata al patriarca Rai dal nunzio apostolico a Mosca il giorno stesso del suo arrivo nella capitale russa, dove è impegnato in questi giorni in una visita pastorale. Si tratta di un frammento osseo prelevato dal cranio del grande santo, che ha dato il suo nome alla comunità maronita. Il cranio nella sua interezza è conservato in un reliquiario, situato nel duomo di Milano, in Italia. Posto dentro una scatola in legno pregiato, la reliquia è stata dapprima portata in processione all'esterno della cattedrale, poi al suo interno prima di essere esposta alla venerazione dei fedeli, tra i quali vi era un nutrito gruppo di persone appartenenti alla comunità libanese locale. Anche l'arcivescovo metropolita Hilarion, responsabile delle Relazioni esterne del Patriarcato ortodosso di Mosca, ha partecipato alla celebrazione. La cerimonia ha suggellato una tradizione consolidata di incontri bilaterali tra la Chiesa maronita e il patriarcato di Mosca, inaugurati dal patriarca emerito Nasrallah Sfeir, e confermata da una visita in Libano del patriarca di Mosca nel novembre 2011. Per il Vaticano, questo ecumenismo della santità è parte di un processo di riavvicinamento con le Chiese orientali del quale è oggi investito il patriarca Rai, in qualità di membro della Congregazione per le Chiese orientali. Ed è proprio in qualità di membro della congregazione pontificia che il capo della Chiesa maronita ha già compiuto, in passato, diverse visite pastorali a Cipro, ad Antiochia (Turchia), Iraq, Egitto, Giordania, Romania, India e, più di recente, a Damasco in Siria. Ieri il patriarca Rai è stato ricevuto da Sergei Naryshkine, presidente della Duma (la Camera bassa russa); al centro dei colloqui la questione siriana. Oggi, 1° marzo, il patriarca Rai celebrerà la messa nella cattedrale cattolica dell'Immacolata concezione, dove incontrerà mons. Paolo Pezzi, arcivescovo metropolita della Madre di Dio a Mosca. Sempre oggi farà ritorno in Libano, in attesa della convocazione della data del Conclave per eleggere il successore di Benedetto XVI. (R.P.)