Eremo di Montecastello.

La grotta 'mariana' all'interno dell'eremo

Eremo di Montecastello

La gentile terrazza interna

Eremo di Montecastello

Giorgio con Suor Vincenza che ci ha guidato alla visita 'parizale' della casa.

Eremo di Montecastello

Dalla terrazza una vista del lago di Garda

Santuario della Madonna della stella

 

 Stavo lavorando attorno ai miei progetti, nello studio di casa, quando nel silenzio di un pomeriggio ombroso, la graziosa campana della chiesa della parrocchia della Madonna Addolorata al Lazzaretto in Seregno cominciò a rilasciare strani rintocchi....Pareva piangesse....E non smetteva..... Mi sono chiesto il motivo di questa dolce voce che sembrava spargere nell'aria un richiamo...Qualcosa doveva essere successo: erano solo le 15.30.....Non ho pensato che in quel momento per decisione del Cardinale Scola ogni parrocchia era invitata a dare l'annuncio alla gente cristiana, alle città della grande diocesi milanese  della morte di un prete che fu per tanti anni loro Pastore,; il Cardinale Carlo Maria Martini. Per la verità, mentre i rintocchi divenuti mesi quasi pianto (la campana ha questo suomìno davvero...!) ho continuato il mio lavoro. Poco più tardi però, gettando uno sguardoal sito della mia diocesi venni a sapere che era morto il cardinale  della 'Parola'. Hopregato per lui....a lungo ho cercato di rivedere la mia condivisione al suo ministero, la fiducia che ebbe per me quando mi chiese di pensare il Congresso Eucaristico Nazionale, quando volle che entrassi nel ministero concreto nominandomi parroco di Garbagnate Milanese prima e di Lissone. la bella cittadina brianzola, poi.

Per prima cosa dovendo esprimere qualche personale  sentimento nella triste, umanamente parlando, circostanza della sua morte, conrfesso di avere sempre  avuto non solo stima ma anche e soprattutto soggezione ogni volta che mi toccava di intrattenermi con Lui. Lo ricordo, ad esempio, a Lourdes, in occasione del Congresso eucaristico internazionale.  In hotel, il Moderne, ci capitava di intrattenerci in qualche discussione su temi che mi interessavano molto, soprattutto di letteratura italiana e straniera. Mi ascoltava e interveniva con la sua enorme cultura, dialogava con me semplice prete con amabilità...Ricordo quando mi accolse in arcivescovado per dirmi se accettavo d occuparmi del Congresso...ll suo sorriso, i suoi occhi vivaci e pensosi (sì, occhi che lasciavano trasparire il suo pensare a  chi gli stava davanti) , la sua parola calda e affettuosa mi sono rimasti impressi nella memoria. Lo rividi altre volte, a pranzo con Lui nella sua casa oppure in altri colloqui quando mi affidà la cura pastorale della Parrocchia di Garbagnate Milanese.... Mi sarà perdonato se in questa circostanza ho voluto ricorrere ai miei personali ricordi. Tutto questo però mostra quanto mi tocchi 'dentro' la sua scomparsa. Altri e più autorevoli personaggi diranno di Lui molte verità. Io l'ho incontrato amabile, sorridente, paziente, attento anche ai miei personali problemi.....Soprattutto quando ebbi un momento di crisi lavorando per oltre un anno rinchiuso nelle squallide mura di un ufficio in Via S. Antonio....Seppi che era venuto a conoscenz<a delle mie difficoltà: mi fece sapere, tramite Mons. Basadonna, che anche e soprattutto così si serve la Chiesa del Signore. Mi chiedeva di continuare a studiare il Comgresso, di prepararlo a dovere...

Nel comunicato di Radio Vaticana Padre Lombardi esprime una sintesi della personalità e del ministero del Cardinal Martini. Mi trova d'accordo: ma lascio ad altri di  fare ulteriuori riflessioni. Padre Lombardi tratteggia infatti così la fidura del Cardinale: "La formazione e la personalità di Martini erano quelle di un gesuita studioso della Sacra Scrittura. La Parola di Dio era il punto di partenza e il fondamento del suo approccio ad ogni aspetto della realtà e di ogni suo intervento, gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola la matrice della sua spiritualità e della sua pedagogia spirituale, del rapporto continuo, diretto e concreto, fra la lettura della Parola di Dio e la vita, del discernimento spirituale e della decisione alla luce del Vangelo".

Tengo detro di me  ricordi del suo passaggio nella mia vita: Gli sono grato della sua amabilità e della sua fiducia in me. La mia preghiera allora non è altro che un 'accompagnarLo' all'incontro con il Verbo del quale ha parlato a lungo, per vivere quell'esperienza di eternità che Lui sapeva bene essere stata promessa a chi crede nel Verbo Incarnato, quel Cristo che ha annunciato a tutti anche ai lontani con fiducia e profondo rispetto. Il Signore Gesù lo abbracci, ora che l'ha raggiunto...per sempre!

LA NOTIZIA DELLA SUA MORTE 

Padre Lombardi: "Il cardinale Martini, un grande evangelizzatore"


La morte del cardinale Carlo Maria Martini è un evento che suscita grande emozione ben aldilà dei confini della pur vastissima Archidiocesi di Milano, che ha governato per 22 anni. Si tratta infatti di un vescovo che con la sua parola, i suoi numerosi scritti, le sue innovatrici iniziative pastorali ha saputo testimoniare e annunciare efficacemente la fede agli uomini del nostro tempo, guadagnandosi la stima e il rispetto di vicini e lontani, ispirando nell’esercizio del loro ministero tanti confratelli nell’episcopato in molte parti del mondo.

La formazione e la personalità di Martini erano quelle di un gesuita studioso della Sacra Scrittura. La Parola di Dio era il punto di partenza e il fondamento del suo approccio ad ogni aspetto della realtà e di ogni suo intervento, gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola la matrice della sua spiritualità e della sua pedagogia spirituale, del rapporto continuo, diretto e concreto, fra la lettura della Parola di Dio e la vita, del discernimento spirituale e della decisione alla luce del Vangelo.
Fu coraggiosa intuizione di Giovanni Paolo II mettere la ricchezza culturale e spirituale di colui che era stato fino allora uno studioso, Rettore del Biblico e poi della Gregoriana, al servizio del governo pastorale di una delle diocesi più grandi del mondo. Il suo fu uno stile di governo caratteristico. Nel suo recente ultimo piccolo libro – “il Vescovo” – Martini scrive: “Non pensi il vescovo di poter guidare efficacemente la gente a lui affidata con la molteplicità delle prescrizioni e dei decreti, con le proibizioni e i giudizi negativi. Punti invece sulla formazione interiore, sul gusto e sul fascino della Sacra Scrittura, presenti le motivazioni positive del nostro agire secondo il Vangelo. Otterrà così molto di più che non con rigidi richiami all’osservanza delle norme”. E’ un’eredità preziosa, su cui riflettere seriamente quando cerchiamo le vie della “nuova evangelizzazione”.

COMUNICATO DELLA CURIA DI MILANO

Milano, 31 agosto 2012

L'arcivescovo di Milano il cardinale Angelo Scola e il Consiglio episcopale milanese, appresa la notizia della morte del cardinale Carlo Maria Martini, si sono raccolti in preghiera.

Grati a Dio per il dono della sua persona e del suo lungo ministero, invitano tutti, famiglie, comunità parrocchiali e religiose a intensificare la preghiera.

L'Arcivescovo, il Consiglio episcopale e il Capitolo della Cattedrale accoglieranno la salma del cardinale Martini in Duomo a Milano sabato 1 settembre alle ore 12.00.

Da quel momento sarà possibile renderle omaggio sino ai funerali che verranno celebrati lunedì 3 settembre alle ore 16.00.

Per le celebrazioni eucaristiche di domenica 2 settembre l'Ufficio liturgico della Curia predisporrà intenzioni di preghiera particolari.

Per tutti gli aspetti pratici relativi ai funerali verrà data opportuna comunicazione.

Card. Tettamanzi; "L'uomo della Parola offerta a tutti"

Mi pare di rivederlo, il carissimo Card. Martini, come al nostro ultimo incontro del 22 agosto u.s. a Gallarate, con un’indomita volontà di lottare per la vita, sino in fondo e insieme affidato con straordinaria serenità alla volontà del Signore.
Sapendo della gravità della situazione ho ricevuto con particolare intensità spirituale la sua benedizione, impartita, come al solito, con grande calma e con gli occhi socchiusi.
E come non ricordare la benedizione che Lui ha voluto da me, Lui che mi ha consacrato Vescovo e che è stato il predecessore sulla Cattedra di Ambrogio?
Sì, l’uomo della Parola: studiata, insegnata, resa guida del cammino pastorale e strumento della vita spirituale; Parola offerta a tutti: ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà.
Una parola necessaria – preziosa poiché proveniente dall’Alto – per affrontare e sciogliere tutti i problemi del cuore umano e della società.
E poi l’orizzonte europeo e mondiale della sua parola e del suo servizio con la libertà e la responsabilità di chi ama la Chiesa e la sua missione di salvezza, oggi in particolare.
E quel Pastorale “pesante” di cui mi ha parlato il settembre 2002 che ha trovato il suo coronamento nel periodo della malattia e della sofferenza: un peso che diviene ora un’intercessione dal cielo per tutti noi, uomini bisognosi di credere in Cristo e trovare in Lui pace, speranza, coraggio e gioia vera!

IL CORDOGLIO DEL SANTO PADRE

 

CARDINALE MARTINI: SERVITORE FEDELE E INSIGNE PASTORE
Città del Vaticano, 1 settembre 2012 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato un telegramma di cordoglio al Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia) per la scomparsa, ieri, all'età di 85 anni, del Cardinale Carlo Maria Martini, S.I., Arcivescovo emerito della medesima Arcidiocesi.
"Appresa con tristezza la notizia della morte del Cardinale Carlo Maria Martini dopo lunga infermità, vissuta con animo sereno e con fiducioso abbandono alla volontà del Signore, desidero esprimere a lei ed all’intera comunità diocesana come pure ai familiari del compianto Porporato la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa. Ricordo con gratitudine la sua intensa opera apostolica profusa quale zelante religioso figlio spirituale di sant’Ignazio, esperto docente, autorevole biblista e apprezzato Rettore della Pontificia Università Gregoriana e del Pontificio Istituto Biblico, e quindi come solerte e saggio Arcivescovo di codesta Arcidiocesi ambrosiana. Penso altresì al competente e fervido servizio da lui reso alla parola di Dio, aprendo sempre più alla comunità ecclesiale i tesori della Sacra Scrittura, specialmente attraverso la promozione della lectio divina. Elevo fervide preghiere al signore affinché, per intercessione della Beata Vergine Maria, accolga questo suo fedele servitore e insigne pastore nella celeste Gerusalemme, e di cuore imparto a quanti ne piangono la scomparsa la confortatrice Benedizione Apostolica".
Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato a sua volta un telegramma al Cardinale Scola nel quale esprime, a nome suo personale e a nome della Segreteria di Stato e di tutta la Curia Romana, il suo profondo cordoglio per la scomparsa del porporato che "ha testimoniato e insegnato il primato della vita spirituale e al tempo stesso l'ascolto attento dell'uomo nelle sue diverse condizioni esistenziali e sociali". Il Segretario di Stato ricorda il Cardinale Martini quale "esperto e appassionato della Sacra Scrittura, che ha saputo far conoscere e meditare a tutte le componenti del popolo di Dio e a tante persone in cerca della verità".

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QUALCHE PENSIERO PERSONALE SULLA POSSENTE FIGURA DI CARLO MARIA MARTINI.

Si si sono chiusi occhi che hanno cercato di penetrare nel Mistero del Verbo, la Parola di Dio fatta carne nel seno di una giovane fanciulla ebrea. E' muta una voce che alta e umile si è elevata nella Chiesa per dire la sua fedeltà alla Parola da accogliere, in cui credere, da amare e da pregare. Il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano ha smosso un poco l'apatica fede dei cattolici di questo tempo. Le folle che  lo raggiungono ora che sta nella bara nel suo Duomo in Milano dicono  con la loro semplice presenza e non per curiosità, che qualcosa del loro animo si è svegliato: la parola del loro Pastore che per 22 anni li ha guidati alla ricerca del Verbo che è Luce ai nostri passi.

Un uomo, un cristiano, un prete, un vescovo che ha cercato di parlare  alla gente di questo nostro tempo così annebbiato nei valori: e teso nell'affanno della sopravvivenza, Nella fedeltà all'insegnamento della sua Chiesa, il presule ha  saputo affrontare gli scabrosi problemi della vita moderna, incontrando uomini di oensiero, credenti e non credenti, in un confronto aperto nel rispetto delle opinioni. Ora comprendo che il suo quotidiano aprirsi al confronto con personalità del mondo religioso, intellettuale, sociale nasceva dall'aver inteso che solo  'convertendo' i potenti si poteva davvero servire i 'poveri' del Vangelo, cambiando le regole della vita e operando sulle strutture di peccato che irretiscono le società.  Il suo sorriso amabile, il suo sgurado profondo e sereno, la sua parlata inconfondibile i suoi gesti eloquenti, la sua profonda religiosità nel presiedere le liturgie solenni del popolo di Dio, tutto torna alla memoria per farci comprendere di aver vissuto accanto ad un uomo 'venuto tra noi' madnato dallo Spirito (era frequente  il ricorso alla presenza dello Spirito nella sua vita) per infondere speranza nel futuro a tutti noi.

E ' ancora un motivo di sofferenza sentire o leggere pensieri di scrittori, giornalisti, filosofi, ecc che anche in queste ore 'usano' di Lui per confondere l'animo dei semplici e degli umili che hanno incontrato l'Atrcivescvo e lo hanno riconosciuto come 'voce di Dio' nel nostro tempo.

Metto in questo sito  articoli su di Lui che possono aiutarci a fare luce nel momento presente a proposito dei giudizi sulla sua opera, sul suo ministero, sul suo passaggio in terra ambrosiana e nella Chiesa Cattolica.

Che cosa lascia il cardinal Martini

Lunedì, 3 settembre 2012 - 08:20:00

di Antonino D'Anna

Qual è l'eredità che Carlo Maria Martini, già Arcivescovo di Milano, ha lasciato alla Chiesa? Un'eredità – almeno in prima battuta – che va di pari passo con i problemi della Chiesa cattolica rimasti irrisolti dalla fine del Concilio Vaticano II. Martini si è sostanzialmente espresso nell'ambito di quella continua necessità di riforma della Chiesa che alcune volte lo ha posto in contrapposizione con una certa parte del cattolicesimo, la più conservatrice che non sempre gli ha riservato parole o analisi serene.

IL DIALOGO- Martini è stato l'uomo del dialogo. Ha capito – e in questo è stato pienamente nello spirito del Vaticano II – che bisognava andare verso il mondo. E andare verso il mondo non vuol dire rinnegare la propria fede o diventare protestanti come gli è stato rimproverato, ma cercare di capire le angosce dell'uomo moderno e dargli la risposta di una Parola, quella del Cristo in cui ha creduto, che gli portasse conforto. Fine biblista, Martini ha attraversato i decenni della “Milano da bere” e poi degli anni tormentati di Tangentopoli cercando di non perdere mai il “polso” della città e intervenendo facendo sentire la sua voce autorevole nei confronti della politica. È stato anche l'uomo del dialogo con chi non crede, istituendo un'apposita cattedra per i non credenti e cercando di portare loro la testimonianza cristiana. Come ha giustamente ricordato il Papa alla notizia della morte, il cardinale Martini ha compiuto una grande opera di evangelizzazione in questo mondo e per l'uomo moderno. Già negli anni '90, prima dell'11 settembre, il cardinale aveva parlato dell'Islam e spiegato perché questa religione non fosse da temere: aveva però capito che i due culti avrebbero dovuto discutere e incontrarsi nell'amore per evitare guerre di religione. Quest'appello è stato ascoltato?

I GRANDI TEMI- Ancora: Martini si è posto davanti ai grandi temi del nostro mondo. Aumentano sempre più le persone che, per varie malattie o per incidenti si trovano in condizioni nelle quali ormai non possono più disporre di loro e della loro vita. Martini, con molto rispetto, si è avvicinato al caso  di Piergiorgio Welby, e nel suo libro “Credere e Conoscere” ha ribadito: “Le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona”. Ora, quest'espressione non è né eretica (come qualcuno da parte cattolica potrebbe ritenere) né progressista (come da parte laica si sta cercando di fare in queste ore, in cui è iniziata la corsa ad accaparrarsi un così illustre defunto per farne il simbolo della lotta pro eutanasia); non è altro, ancora una volta, che la discussione sull'accanimento terapeutico (ossia l'uso sproporzionato di cure che non arrecano ormai alcun effetto al malato), un concetto presente nel catechismo della Chiesa cattolica al n° 2278. Catechismo, ricordiamo ai lettori, che è in maggior parte opera dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI.

LA CHIESA- Anche sotto il piano ecclesiologico, il cardinale lascia delle proposte. I problemi sul piatto, qui, sono i soliti: scemano le vocazioni, emergono i preti sposati, il ruolo dei divorziati. Ora, mentre sul tema della mancanza di clero Martini pensava ad esempio al ricorso ai “viri probati”, cioè uomini di provata religiosità – già sposati – che avrebbero potuto ricevere l'Ordine (e nei primi secoli la Chiesa se n'è servita), sui divorziati il cardinale aveva proposto un Concilio. Al di là della provocazione, qui Martini ha avuto un altro punto di contatto con Ratzinger che guardacaso ha sentito la necessità di ricordare ai divorziati (risposati e no) che la Chiesa c'è anche per loro e non sono fuori dalla comunità dei battezzati. Certo, non si tratta di un Concilio: ma questo dimostra come certi temi fossero nella sensibilità di entrambi (e nella statura di entrambi). Quanto agli omosessuali, Martini ha sempre tenuto presente la differenza tra il matrimonio cattolico e il riconoscimento – da parte dello Stato – delle unioni stabili tra due omosessuali. Attenzione: il porporato non ha parlato di matrimonio omosessuale (e anzi ha precisato che per lui “la coppia omosessuale, in quanto tale, non potrà mai essere equiparata in tutto al matrimonio”), ma di un riconoscimento per le unioni gay stabili. Ancora: sull'AIDS ha ricordato che: “Certamente l'uso del profilattico può costituire in certe situazioni un male minore. C'è poi la situazione particolare di sposi uno dei quali è affetto da Aids (...) Ma la questione è piuttosto se convenga che siano le autorità religiose a propagandare un tale mezzo di difesa, quasi ritenendo che gli altri mezzi moralmente sostenibili, compresa l'astinenza, vengano messi in secondo piano, mentre si rischia di promuovere un atteggiamento irresponsabile”.

VERSO LA CHIESA DEL 2100- Insomma, chi è stato Carlo Maria Martini? Un santo o un grande eretico? Un religioso illuminato o un uomo che ha tradito la sua missione? È stato un grande seminatore: ha presentato, partendo dallo spirito conciliare, la dottrina cattolica alla luce del mondo di oggi. Ma non ha rinunciato al cattolicesimo, che è quanto bisogna riconoscergli, né lo ha tradito. Il suo pensiero, complesso e molto ampio, è certamente qualcosa con cui la Chiesa di oggi e di domani dovrà misurarsi. È successo altre volte nella storia del cattolicesimo e succederà ancora E come altre figure in vita criticate e a volte ostracizzate, ha espresso idee e opinioni che in futuro vedremo tornare. Non adesso, non subito: ma se la Chiesa celebrerà un altro Concilio in questo secolo, le idee martiniane torneranno e troveranno probabilmente ascolto in una futura aula conciliare. E non è detto che la Chiesa del 2100 sia più vicina alle idee di Martini di quanto ora possiamo immaginare.

 Da 'Affariitaliani.i'

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La verità: il cardinale Martini non è mai stato un’alternativa

Davide Rondoni – Il Vostro Quotidiano 03/09/2012

Certi ambienti radicaloidi hanno voluto vedere in lui l'alfiere di una Chiesa "eticista" che non esiste. Era popolare presso i salotti buoni, forse si è attardato troppo davanti allo specchio... Di certo non è stato mai un reale problema per Woytjla e Ratzinger.

Solo chi non ha idea di cosa sia la storia delle Chiesa può entusiasmarsi a sottolineare differenze o divisioni tra il defunto card. Martini e una parte che sarebbe rappresentata da papa Ratzinger – peraltro cordiale amico ed eletto papa col voto di Martini medesimo e dei “suoi”. Solo qualche anticlericale fuori dal tempo può ritenere che Martini abbia rappresentato una vera alternativa di pensiero e pastorale alla guida di Woytjla e di Ratzinger. Basterebbe vedere la storia dei dissidi corsi tra grandi teologi come Abelardo e S. Bernardo, Giuglielmo da Thierry, per avere una idea di cosa vuol dire alternativa. Quelli litigavano sulla conoscenza di Dio, mica facevano distinguo noiosi su sondini o metodi di fecondazione, quisquiglie etiche o bioetiche come quelle per cui si scaldano gli articolisti radicaloidi che dominano nei nostri maggiori quotidiani.

Il card. Martini non fu mai una alternativa. Non ne aveva la forza. E questo non è un difetto, beninteso, ma un fatto. Non fosse stato messo da Woytjla alla guida della più grande diocesi del mondo, Martini sarebbe rimasto un oscuro brillante studioso di Sacre Scritture. E dunque per quale motivo –se fosse stato davvero un’alternativa – offrire da parte di Woytjla la cattedra forse seconda come importanza nel mondo? Il papa polacco dalle scarpe grosse e dal cervello fino sapeva che da lì non potevano venire seri problemi. E di fatti non ne sono venuti. Specie per chi come Woytjla e Ratzinger non ha una idea “eticista” della Chiesa, che è quella invece amata dagli estimatori del card. Martini, che appunto lo ritenevano più vicino a loro, i moderni, gli illuminati, per motivi etici. Ma non s’erano accorti che la partita era persa in partenza. Semplicemente perchè la partita non era quella.

Non si trattava di opporre due idee etiche, come invece piacerebbe ai media che suonavano campane a festa a ogni intervento del cardinale emerito di Milano, di cui si diceva che aveva scelto il nascondimento – salvo tenere una rubrica di lettere di una pagina intera sul Corriere della Sera, strano nascondimento… Il fatto è che Woytjla e Ratzinger hanno riproposto in modi diversi ma sintonici una Chiesa che non fonda se stessa sull’etica, ma sull’Avvenimento. Lo notò con timore e spiazzamento un editoriale di Ezio Mauro alla prima enciclica di papa Ratzinger. O almeno ci stanno provando nonostante tutte le resistenze interne ed esterne, le resistenze di chi intende sempre ributtare la proposta cristiana nell’angusto campo del dibattito bioetico o filologico.

Con Giovanni Paolo II e ora con Ratzinger riprende vigore l’idea di una Chiesa popolare, segnata dall’essere avvenimento nella storia, dalla testimonianza drammaticamente vissuta in tutti gli ambienti, dalla carità alla scienza alla politica. Una Chiesa che parla di Gesù e lo incarna come presenza nella storia. Una Chiesa che in definitiva non si lascia valutare da oscillazioni di carattere bioetico o politico, inevitabili nella storia, ma solo dalla testimonianza a Gesù. Invece, mai visto un intervento che riguardasse Gesù pubblicamente rilanciato da questi mediaticamente potenti amici del card. Martini, da coloro che lo hanno usato per rafforzare agli occhi dei loro lettori l’idea di una Chiesa eticista. Non ho visto in queste ore nessuno di questi estimatori dire di Martini: mi ha fatto scoprire Gesù. Eppure la sua fede era chiara, limpida! Ma allora la Chiesa serve per dibattiti etici?

Martini non poteva essere una alternativa alla Chiesa che non si riduce a filologia biblica o a coscienza etica del mondo – mondo che peraltro non la vuole né la cerca per questo – semplicemente perché non aveva una idea alternativa di Chiesa. Aveva aggiornato certi argomenti, aveva di certo registrato inquietudini di tanti credenti. Ma pensare che uno creda o no a seconda della posizione del magistero sulla fecondazione artificiale o cose del genere, significa ridurre Nostro Signore e la Chiesa a una macchietta. Significa pensare che l’etica sia più importante della Grazia. ll che di certo il card. Martini non credeva. Che Dio debba essere una specie di suocero comprensivo è immagine che piace ai laici e ai nemici della Chiesa. A chi è interessato a far passare la fede come un enorme scrupolo che non fa vivere appieno. Tutte queste cose – che Martini di certo non pensava ma faceva pensare, secondo il difetto tipico dell’intellettuale non pastore – non rappresentano un’alternativa d’esperienza della Chiesa, sono questioni per così dire “secondarie”. Che certo indeboliscono il tessuto ecclesiale – ed è quel che è successo a Milano negli anni del pastore Martini – ma che non rappresentano una alternativa sostanziale, per quanto strombazzata come tale da media superficiali e “interessati”

I gesuiti si sa hanno sempre avuto il vezzo – e il carisma – di fare i suggeritori dei potenti. E quindi devono essere ben accetti, presentabili. Lo ha ammesso anche l’attuale premier Monti. Il card. Martini è stato il mio faro e il mio consigliere, ha scritto sul loro Corriere. Non mi pare di aver sentito nessuno dei potenti italiani degli ultimi trent’anni ammettere una cosa del genere a proposito di nessun cardinale. Ci pensate cosa sarebbe venuto fuori se un Casini o un Berlusconi avessero detto: mi ispiro a Ruini? Verrebbe da dire dunque che il vero “potere” di Martini non era nella Chiesa, ma fuori. Dove il potere è mondano e muove giornali, banche, ministeri. I suoi articoli e discorsi facevano di lui (e dei suoi imitatori) il tipo di quella preoccupazione che Charles Péguy vedeva come difetto del cristiano: l’aspirazione a che nei salotti buoni non si sorridesse di lui.

Il cardinale Martini piaceva alla gente che piace (e che ha potere vero). Lo sapeva, secondo me ne soffriva pure, anche se sapeva dosare bene strappi e assicurazioni. Uno che dice di sé “sono l’ante-papa” accetta di non aver la forza d’essere una vera alternativa, e conferma solo una dose un po’ patetica d’orgoglio smisurato, tipicamente “gesuitico”. In questo senso mi faceva tenerezza, come un ragazzo un po’ timido ma e goffo. Pronunciarsi come “moderno”, “più avanti”, “illuminato” è quel che piaceva anche ai suoi sponsor e potentissimi seguaci. Ma la storia è strana, e a volte – come sanno bene coloro che la studiano senza paraocchi – proprio a chi si definiva con sussiego “moderno” è toccata la parte di chi restava indietro, di chi non capiva il verso degli eventi. Il card. Martini era di certo un grande uomo di fede. Forse avrebbe fatto meglio a non attardarsi troppo allo specchio che gli veniva retto da chi in realtà non amava e gliene fregava poco della sua fede limpida e profonda, ma si serviva di lui per una antica e sempre nuova battaglia.

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Martini e il cristianesimo aperto, sofferto e dialogante

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Il cardinale

Il cardinale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La morte del cardinale sta suscitando grande emozione nella chiesa e nel mondo laico con il quale infaticabile il vescovo biblista cercò sempre il confronto

Andrea Tornielli
Città del Vaticano

 
Con la morte del cardinale Carlo Maria Martini, scompare un grande protagonista della vita della Chiesa degli ultimi trent’anni. Arcivescovo di Milano per 22 anni, Carlo Maria Martini è stato spesso considerato quasi l’antagonista di Giovanni Paolo II, il Papa che lo aveva scelto e inviato appena cinquantaduenne alla guida della diocesi più grande d’Europa, tra le più importanti del mondo.
Quello di Martini è stato sempre considerato un cristianesimo aperto, sofferto, dialogante. Basti ricordare ciò che ha significato la «Cattedra dei non credenti» attraverso la quale il cardinale voleva interloquire con chi non crede, con chi è in ricerca, con chi è macerato dai dubbi. Ma non bisogna dimenticare che il cardinale emerito di Milano scomparso oggi dopo una lunga malattia è stato l’arcivescovo della «Parola di Dio», della meditazione, della preghiera, dell’eucaristia. E dunque sarebbe fargli torto il volerlo schiacciare soltanto sul cliché del «vescovo liberal», pronto a fare il controcanto al Papa e alla dottrina ufficiale.
È vero che più volte, negli anni del pontificato di Wojtyla – che hanno coinciso quasi interamente con quelli del suo episcopato – Martini ha espresso aperture o si è mostrato possibilista su certe materie quasi volendo marcare una differenza con la linea romana. Ma è vero anche che spesso sue frasi o dichiarazioni sono state enfatizzate per contrapporlo a Giovanni Paolo II, presentandolo per almeno dieci anni come il più «papabile», candidato di punta dell’ala liberal.

Mentre altre affermazioni – basti pensare alle parole dette in difesa della vita e contro l’aborto, in favore della parità scolastica o per proporre una integrazione attenta e intelligente dei musulmani presenti in città che nulla aveva a che spartire con certo «buonismo» - sono passate quasi inosservate
Anche nei confronti di Benedetto XVI, suo coetaneo, professore come lui, Martini non ha mancato di marcare qualche differenza. E non soltanto per aver avanzato, come ha fatto, obiezioni al libro «Gesù di Nazaret» (sicuramente apprezzate da Ratzinger più di tanti indistinti encomi). Il cardinale gesuita, in tema di divorziati risposati, riconoscimento delle unioni gay, e bioetica ha infatti espresso posizioni che hanno fatto discutere anche negli ultimi anni, ed è sembrato possibilista, al di là della stessa dottrina morale cattolica.
Eppure oggi a colpire di più, più ancora della «Cattedra dei non credenti» o della «Scuola della parola», dei suoi innumerevoli libri – che confidava di non aver mai scritto, essendo quasi sempre sbobinature dei suoi interventi – è stato forse il modo con cui ha affrontato la sua malattia, il morbo di Parkinson, lo stesso male che aveva reso difficili gli ultimi anni di Papa Wojtyla. Martini, sempre più impedito nella parola e nei movimenti, si è consumato lentamente, apparendo ancora più essenziale. Era sempre stato capace di parole profonde e mai banali, parole di speranza anche per chi era lontano dalla fede. Ma la sofferenza dell’ultimo periodo lo ha reso vicino e compagno di strada a tantissimi ammalati.
Sarebbe sbagliato, nel ricordalo il giorno in cui è morto, parlare del suo rifiuto dell’accanimento terapeutico da lui manifestato negli ultimi tempi come se ciò rappresentasse l’ultimo controcanto di Martini di fronte alla dottrina «ufficiale». Vale la pena ricordare che la Chiesa non è favorevole all’accanimento terapeutico, e che anche Papa Wojtyla non volle tornare al Policlinico Gemelli dopo l’ultima crisi.
 
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ARCIDIOCESI DI MILANO
CELEBRAZIONE DELLE ESEQUIE
DI SUA EMINENZA IL SIGNOR CARDINALE
CARLO MARIA MARTINI
ARCIVESCOVO EMERITO DI MILANO
DUOMO DI MILANO
3 SETTEMBRE 2012
OMELIA DI S.E.R. CARD. ANGELO SCOLA, ARCIVESCOVO


1. «Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me» (Lc 22, 28-29). La lunga vita del Cardinal Martini è specchio trasparente di questa perseveranza, anche nella prova della malattia e della morte. Ed ora Gesù as-sicura lui e noi con lui: “Io faccio con te, come il Padre ha fatto con me”. Per lui è pronto un regno come quello che il Padre ha disposto per il Figlio Suo, l’Amato. Il fatto che non sia un luogo fisico, a nostra misura, non ci autorizza a ridurre il paradiso ad una favola. Il Cardinal Martini, che ha annunciato e studiato la
Risurrezione, l’ha più volte sottolineato. Con parole tanto semplici quanto potenti San Paolo ne coglie la natura quando scrive: «Per sempre saremo con il Signore» (1Ts 4, 17). Il nostro Cardinale Carlo Maria, tanto amato, non si è quindi dileguato in un cielo remoto e inaccessibile. Egli, entrando nel Regno partecipa del potere di Cristo sulla morte ed entra nella comunione con il Dio vivente. Per questo, in un certo vero senso, si può dire di lui ciò che Benedetto XVI ha scritto di Gesù asceso al Padre: «Il suo andare via è al contempo un venire, un nuovo modo di vicinanza a tutti noi” (cfr. J. Ratzinger, Gesù di Nazaret 2, 315).
Carissimi, siamo qui convocati dalla figura imponente di questo uomo di Chiesa, per esprimergli la nostra commossa gratitudine. In questi giorni una lunga fila di credenti e non credenti si è resa a lui presente.
Caro Padre, noi ora, con i molti che ci seguono attraverso i mezzi di comunicazione, ti facciamo corona. E lo facciamo perché nella luce del Risorto, garante del tuo compiuto destino, sappiamo dove sei.
Sei nella vita piena, sei con noi. Questa è la nostra speranza certa. Non siamo qui per il tuo passato, ma per il tuo presente e per il nostro futuro.
2. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27, 46). Il terribile interrogativo di Gesù sulla croce è in realtà implorante preghiera. Estremo abbandono al disegno del Padre. E qual è questo disegno? Che il Crocifisso incorpori in Sé tutto il dolore degli uomini. Il Figlio di Dio ha assunto tutto dell’uomo, tranne il peccato, a tal punto che la Sua drammatica invocazione finale abbraccia l’umano grido di orrore di fronte alla morte per placarlo.
Alla morte di Gesù ben si addice la preghiera del poeta Rilke: «Dà, o Signore, a ciascuno la sua morte. La morte che fiorì da quella vita, in cui ciascuno amò, pensò, sofferse» (R. M. Rilke, Das Buch von der Armut und vom Tode, Das Stundenbuch 1903). Chi muore nel Signore, col Signore è destinato a risorgere. Per questo la sua morte è un fiorire. La morte del Cardinale è stata veramente personale perché destinata alla sua personale, inconfondibile risurrezione, al suo personale modo di stare per sempre con il
Signore e in Lui con tutti noi. Niente e nessuno ci può strappare questa consolante verità. Neppure la dura, sarcastica obiezione di Adorno che liquida la preghiera di Rilke come «un miserevole inganno con cui si cerca di nascondere il fatto che gli uomini, ormai, crepano e basta» (T. W Adorno, Minima moralia, Einaudi, Torino 1988, 284). A smentirla è l’imponente manifestazione di affetto e di fede di questi giorni verso l’Arcivescovo.
3. Il Cardinal Martini non ci ha lasciato un testamento spirituale, nel senso esplicito della parola. La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a lungo. Ha, però, scelto la frase da porre sulla sua tomba, tratta dal Salmo 119 [118]: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino». In tal modo, egli stesso ci ha dato la chiave per interpretare la sua esistenza e il suo ministero.
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me non lo respingerò» (Gv 6, 37). La luce della Parola di Dio, sulla scia del Concilio Vaticano II, abbondantemente profusa dal Cardinale su tutti gli uomini e le donne, non solo della terra ambrosiana, è il dono attraverso il quale Gesù accoglie chiunque decide di seguirLo. Perché – aggiunge il Vangelo di Giovanni - la volontà del Padre è che Egli non perda nulla, ma lo risusciti nell’ultimo giorno (cfr. Gv 6, 39). Dio è veramente vicino a ciascun uomo, qualunque sia la situazione in cui versa, la posizione del suo cuore, l’orientamento della sua ragione, l’energia della
sua azione. Dobbiamo però definitivamente superare un atteggiamento molto diffuso circa il dono della fede. Il nostro Padre Ambrogio a proposito del Salmo scelto dal Cardinale, afferma: «Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo. Benché possa entrare, nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole… Quelli che lo desiderano ricevono la
chiarezza dell'eterno fulgore che nessuna notte riesce ad alterare» (Ambrogio, Commento al Salmo 118, Nn. 12. 13-14; CSEL 62, 258-259).
Affidare al Padre questo amato Pastore significa assumersi fino in fondo la responsabilità di credere e di testimoniare il bene della fede a tutti. Ci chiede di diventare, con lui, mendicanti di Cristo. Dolorosamente consapevoli di portare il tesoro della nostra fede in vasi di creta, gridiamo al Signore: «Credo; aiuta la mia incredulità» (Mc 9, 24).
Questo è il grande lascito del Cardinale: davvero egli si struggeva per non perdere nessuno e nulla (cfr. Gv 6, 39). Egli, che viveva eucaristicamente nella fede della risurrezione, ha sempre cercato di abbracciare tutto l’uomo e tutti gli uomini. Lo ha potuto fare proprio perché era ben radicato nella certezza incrollabile che Gesù Cristo, con la Sua morte e risurrezione, è perennemente offerto alla libertà di ognuno.
4. Oggi la Chiesa celebra la memoria del papa San Gregorio Magno. Dalla sua celebre opera La regola pastorale, il Cardinal Martini ha tratto il suo motto episcopale: «Pro veritate adversa diligere», per amore della verità, abbracciare le avversità (II, 3, 3). In questa scelta brilla lo spirito ignaziano del Cardinal Martini: la tensione al discernimento e alla purificazione, come condizioni ascetiche per far spazio a Dio e per imparare quel distacco che solo garantisce l’autentico possesso, cioè, il vero bene delle persone e delle
cose. Così il pastore che ora affidiamo al Padre ha amato il suo popolo, spendendosi fino alla fine. Anch’io ho potuto far tesoro del suo aiuto fin nell’ultimo affettuoso colloquio, una settimana prima della sua morte.
Nell’attitudine salvifica, pienamente pastorale, del suo ministero egli ha riversato la competenza scritturistica, l’attenzione alla realtà contemporanea, la disponibilità all’accoglienza di tutti, la sensibilità ecumenica e al dialogo interreligioso, la cura per i poveri e i più bisognosi, la ricerca di vie di riconciliazione per il bene della Chiesa e della società civile.
Nella Chiesa le diversità di temperamento e di sensibilità, come le diverse letture delle urgenze del tempo, esprimono la legge della comunione: la pluriformità nell’unità. Questa legge scaturisce da un atteggiamento agostiniano molto caro al Cardinale: chi ha trovato Cristo, proprio perché certo della Sua presenza, continua, indomito, a cercare.
5. Facciamo ora nostra di tutto cuore la preghiera del Prefazio di questa solenne liturgia di suffragio: «È nostro vivo desiderio che il tuo servo Carlo Maria venga annoverato nel regno celeste tra i santi pastori del tuo gregge e possa raggiungere la ricompensa di coloro con i quali ha condiviso fedelmente le fatichedella stessa missione». Pensiamo alla lunga catena dei nostri arcivescovi, soprattutto a Sant’Ambrogio e aSan Carlo.
Caro Arcivescovo Carlo Maria, la Madonnina, l’Assunta, con gli Angeli e i Santi che affollano il nostro Duomo, ti accompagni alla meta che tanto hai bramato: vedere Dio faccia a faccia. Amen.

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Sciacallaggio sulla morte di Martini. Ma nessuno sa che la Chiesa rifiuta da sempre l'accanimento terapeutico?
pubblicata da Papa Benedetto XVI il giorno Sabato 1 settembre 2012 alle ore 16.01 ·

  

E' ufficiale: l'anafabetismo religioso è alle stelle. Il Cardinale Martini è morto, rifiutando l'accanimento terapeutico. Apriti cielo: tutti i media hanno presentato il gesto del prelato come un atto di rivolta e dissenso al Magistero della Chiesa, ignorando -tuttavia- che la Chiesa è da sempre che ne consente il rifiuto; la stessa scelta fu presa anche dal morente Giovanni Paolo II.  

Da Vendola a Fo, fino ai Radicali: il cardinale è divenuto l'eroe del dissenso tra i prelati.

Il leader di Sel Nichi Vendola ha affermato che Martini "sceglie il primato della dignità , un atto straordinario su cui tutti, a partire dai vertici della chiesa, devono riflettere". Parte del popolo della Rete, al solito sensibile alle suggestioni tanto al chilo, adotta seduta stante il porporato morente ed inizia a rumoreggiare di "ultima lezione teologica" e di "esempio alla Chiesa per la Chiesa": "Almeno Martini sapeva che il Medioevo è finito". Gran parte -invece- ne approfitta per dar sfogo al livore anticlericale: "Questi maledetti preti negano alle persone una morte dignitosa, ma per essi sclegono eccome. Ipocriti". Non son neppure mancati -e come avrebbe potuto essere diversamente?- quelli che hanno poi augurato al cardinale (e poi al resto del clero) di finire all'Inferno. Ammirevole. 

Da lì in avanti, il coro è pressoché unanime. Estrema sinistra, Radicali, maestri del pensiero radical chic, persino qualche isolata voce di centrodestra, come quella del deputato del Pdl Alfonso Papa ("Il suo no al sondino fa riflettere"). Parenti Welby ed Englaro a tracciare paralleli tra le vicende dei propri cari e quella di Martini. Dario Fo butta lì che la scelta di rifiutare l’accanimento terapeutico "è stupenda e mostra che tipo di persona fosse". Tutti in fila  per rendere il più ipocrita degli omaggi, per travestire da pietà la smania di andare a sventolare quel corpo in faccia alla Chiesa dicendo: visto che anche i vostri ci danno ragione?

Ma la situazione -invero- è alquanto triste, e attesta non solo una generale ignoranza crassa (della società e dei media), che non porta a fare alcun distinguo tra eutanasia e accanimento terapeutico, ma anche l'analfabetismo religioso di quanti attaccano la Chiesa senza neppure conoscerne la dottrina. 

Che differenza c'è tra eutanasia e accanimento terapeutico?

L'eutanasia è il procurare intenzionalmente la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica. L'individuo, tuttavia, non è in fin di vita. Si tratta di una scelta di non accettazione della compromissione della propria condizione fisica, per cui si sceglie la morte come via di fuga. Questa è l'eutanasia, a cui la Chiesa è da sempre contraria

Il rifiuto dell'accanimento terapeutico è -invece- il prendere semplicemente atto che non c’è più niente da fare, che non c’è alcun intervento che può cambiare una situazione ormai irreversibile, per cui vengono interrotte quelle pratiche mediche volte solo al prolungare al malato un'agonia dall'esito di morte ormai certo. 

Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma: «L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente».  

Ribadisce pure il documento della Pontificia accademia per la vita sul “Rispetto della dignità del morente” del 2000:

«Nell’immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile e imminente è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita poiché vi è grande differenza etica tra ‘procurare la morte e ‘permettere la morte’: il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa».

Ed è la migliore descrizione della scelta del cardinale Martini.

Se mi è concesso, vorrei concludere citando il pensiero di un utente della rete, Claudio Bazzocchi, che pure si proclama ateo e comunista, ma non anticlericale, il quale afferma dal suo profilo facebook:

"Caro Cardinale, nessuno di loro ha mai letto i tuoi libri, nessuno di loro sa del tuo lavoro di biblista e nessuno conosce la tua opera pastorale. Anzi, ogni giorno predicano il più greve e volgare materialismo e si esercitano in battute cretine contro i credenti e i loro pastori. Oggi è uscita una notizia a proposito del rifiuto dell'accanimento terapeutico e sei diventato il loro mito. Siamo rimasti qui, vivi, fra le nostre passioni tristi".

di Giacomo Diana

Carrón: sono addolorato, potevamo collaborare di più

 di Juliàn Carron -  “Corriere della Sera” del 4 settembre 2012

Caro direttore,

la morte del cardinale Martini mi consente di riflettere su alcune parole-chiave della sua vita e sul rapporto con don Giussani e col movimento di Comunione e liberazione. La mia vuole essere una semplice testimonianza.

Ecumenismo. La sua capacità di entrare in rapporto con tutti testimonia la tensione del cardinale intercettare ogni briciolo di verità che si trova in chiunque incontriamo. Chi ha incontrato Cristonon può non avere questa passione ecumenica. Mi ha colpito come il cardinale rispondeva a chi glidomandava quale considerava il momento culminante della vita di Gesù (il discorso della montagnao l'ultima cena o la preghiera nell'orto degli ulivi): «No. Il momento culminante è la Resurrezione,quando scoperchia il suo sepolcro e appare a Maria e a Maddalena». È la certezza che introduce la resurrezione di Cristo che spalanca lo sguardo del cristiano.

L'antico termine oikumene sottolinea che lo sguardo cristiano vibra di un impeto che lo rendecapace di esaltare tutto il bene che c'è in tutto ciò che si incontra, come ricordava don Giussani:«L'ecumenismo non è allora una tolleranza generica, ma è un amore alla verità che è presente, fosseanche per un frammento, in chiunque. Nulla è escluso di questo sguardo positivo. Se c'è un millesimo di verità in una cosa, lo affermo». Solo una tensione così può generare una vera pace fra gli uomini, anche questa una preoccupazione costante del cardinale Martini. Carità come condivisione dei bisogni. Noi dobbiamo fare tesoro di questo desiderio di intercettare il bisogno degli uomini che l'Arcivescovo incontrava lungo il cammino della vita. La Chiesa non puòessere mai indifferente alle domande e ai bisogni degli uomini. Queste domande, che sono le nostre,sono una sfida per noi credenti, perché solo così ci rendiamo conto se abbiamo qualcosa nella nostra esperienza da comunicare a chi ci chiede ragione della nostra speranza. Questo è il vantaggio del tempo presente per noi credenti: non è sufficiente la ripetizione formale delle verità della fede, come ci ricorda continuamente Benedetto XVI. Gli uomini attendono da noi la comunicazione della nostra esperienza, non un discorso astratto, sia pure corretto e pulito. Come ci richiamò Paolo VI: la nostra epoca ha bisogno di testimoni, più che di maestri. Solo il testimone può essere maestro. Sono sicuro che il cardinale Martini, dal Cielo, ci accompagnerà a condividere i bisogni degli uomini e a trovare strade per risponderne che siano all'altezza delle loro domande.

Quanto al rapporto con Cl, don Giussani ci parlava sempre della paternità del cardinale Martini, che aveva abbracciato e accettato nella diocesi di Milano una realtà come Cl. Nel suo cuore di pastore sempre c'è stato spazio per noi. Ricordo la gratitudine di don Giussani quando l'Arcivescovo gli concesse di aprire una cappella in uno dei locali della sede centrale del movimento a Milano, così da avere il Signore presente sempre.

E come l'arcivescovo Montini, che inizialmente confessava di non capire il metodo di don Giussani ma ne vedeva i frutti, anche il cardinale Martini ci incoraggiava ad andare avanti. Mi commuovono ancora le parole che rivolse a don Giussani nel 1995, durante un incontro di sacerdoti, quando ringraziò «il Signore che ha dato a monsignor Giussani questo dono di riesprimere continuamente il nucleo del cristianesimo. "Ecco, tu, ogni volta che parli, ritorni sempre a questo nucleo, che è'Incarnazione, e — con mille modi diversi — lo riproponi"». Per questo ci rincresce e ci addolora se non abbiamo trovato sempre il modo più adeguato di collaborare alla sua ardua missione e se possiamo aver dato pretesto per interpretazioni equivoche del nostro rapporto con lui, a cominciare da me stesso. Un rapporto che non è mai venuto meno all'obbedienza al Vescovo a qualunque costo, come ci ha sempre testimoniato don Giussani.

Sono sicuro che, insieme a don Giussani, ci accompagnerà dal Cielo a diventare sempre di più quello per cui lo Spirito ha suscitato proprio nella Chiesa ambrosiana un carisma come quello di Cl. La morte del cardinale Martini e di don Giussani costituiscono un richiamo per tutti noi che, nella varietà di sensibilità, abbiamo a cuore la Chiesa ambrosiana. Mi auguro che non ci stanchiamo mai di cercare quella collaborazione che è indispensabile — soprattutto oggi — per la missione della Chiesa, così come ne parlava il cardinale nel 1991: «La "novità" della cosiddetta "nuova evangelizzazione" non va cercata in nuove tecniche di annuncio, ma innanzitutto nel ritrovato entusiasmo di sentirsi credenti e nella fiducia dell'azione dello Spirito Santo», così da «evangelizzare per contagio… da persona a persona».

presidente della Fraternità di Cl

 

6/09/2012 

"Polemiche su Martini? Farne un idolo per metterlo a tacere”

Il gesuita Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, sul dibattito e le emozioni suscitate dalla morte del grande cardinale gesuita

Alessandro Speciale

Dentro e fuori i social network, la morte del cardinale Carlo Maria Martini ha innescato un acceso dibattito. La sua scelta di rifiutare l’accanimento terapeutico, l’omaggio di laici e non credenti, le sue prese di posizione su temi controversi come il celibato, le coppie omosessuali, la struttura del potere nella Chiesa, così come la sua profonda cultura biblica e la sua capacità di mettersi in dialogo con le istanze più complesse del mondo contemporaneo hanno messo in moto una discussione sul ruolo della Chiesa e sul suo rapporto con la società di oggi.

Per fare il punto sul dibattito – tra le accuse di strumentalizzazione della figura del cardinale biblista e le etichette che gli sono state cucite addosso – Vatican Insiderha parlato con padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica e gesuita proprio come Martini:

 

Martini è stato salutato come l’ultimo dei ‘liberali’ all’interno della Chiesa – o almeno dei suoi piani più alti. È una caratterizzazione adeguata?

La categoria ermeneutica del "liberalismo" attribuita al cardinal Martini ha, a mio avviso, lo svantaggio di polverizzare la forza della sua presenza "profetica", cioè capace di parlare di Dio a tutti, nella Chiesa italiana e universale, rendendola faziosa, di parte, non "cattolica" nel senso di universale. Il modo migliore per mettere a tacere la forza di un "profeta" è infatti quello di trasformarlo in un idolo. E' vizio antico: persino nella Chiesa delle origini, a Corinto qualcuno diceva "Io sono di Paolo" e altri "Io sono di Apollo", provocando l'irritazione di Paolo per la faziosità inconcludente.

Cosa è stato quindi veramente Martini per la Chiesa?

Carlo Maria Martini è stato un "instancabile servitore del Vangelo e della Chiesa", come lo ha definito il Papa. Di tutta la Chiesa. E lo ha fatto con la sua sensibilità importantissima per la Chiesa dei nostri tempi, da figura imponente. Martini ha saputo interpretare il mondo per la Chiesa e la Chiesa per il mondo. Con linguaggio piano e diretto ha saputo comunicare la fede come potenza che aiuta l'uomo a impegnarsi nel mondo.

Eppure, Martini ha espresso spesso posizioni diverse da quelle del Magistero ufficiale della Chiesa…

Da vero gesuita ha vissuto intensamente la sua fede anche cercando di capire le ragioni di chi la fede non ce l'ha. Ha sempre cercato di abbracciare tutto l’uomo e tutti gli uomini, come ha detto il card. Scola nella sua omelia ai funerali. Qualcuno, cogliendo in lui una dimensione di tormento e di dubbio, l'ha interpretata in forma scettica o polemica. E invece stiamo parlando di un uomo che ha saputo attraversare i dubbi e le incertezze dell'uomo del nostro tempo per poter vivere in prima persona e comunicare da pastore della Chiesa una fede grande, piena di fiducia, ma incarnata e consapevole. Del resto il cuore del messaggio di Martini è quello legato alla centralità non del dubbio ma della Parola di Dio nella vita personale e della Chiesa.

In che modo?

Io credo che l'interpretazione più profonda del magistero e della vita di Martini sia proprio nella Bibbia, nel senso che ha incarnato e fatto proprio il linguaggio, i generi e le figure così diverse presenti al suo interno. Riconosciamo in lui ora i tratti del salmista che loda, ora i tratti del Giobbe che fa lamento; ora i tratti del Qohelet che si interroga e pondera la vanità, ora i tratti di Geremia che si sente chiamato con passione irrefrenabile... Evidenziare un aspetto per tacere gli altri è fuorviante.

Quindi per lei chi ne fa un’icona di una parte non rende un buon servizio alla sua memoria e al suo messaggio?

Occorre capire che il legame con la Parola di Dio e non solamente la sua intelligenza gli ha permesso di essere uno spirito non "liberale" ma "libero", autenticamente libero. E Martini si è lamentato spesso in contesti privati del fatto di essere tirato per la giacca e interpretato grazie a cliché. Dunque non credo ai dualismi e credo che tutta la Chiesa goda dell'eredità martiniana, non solo una parte. Ovviamente nella Chiesa sono presenti diverse anime, non c'è alcun dubbio su questo. Ma nella Chiesa le sensibilità differenti, come le differenti letture delle urgenze del tempo, esprimono la sua vocazione che è all’unità e non alla monoliticità. Insomma, chiudere Martini nella categoria "liberale" significa uccidere la portata del suo messaggio.

Eppure, probabilmente, è anche perché percepito come ‘diverso’ dal resto della Chiesa che centinaia di migliaia di persone si sono sentite toccate dalla sua morte, e si sono messe in fila per rendergli omaggio…

 C'è da considerare il fiume umano che ha voluto rendere omaggio al cardinal Martini e capire che cosa significa accompagnare l'uomo d'oggi che si interroga o, al contrario, appare fin troppo sicuro davanti a questioni mai presentatesi prima e così urgenti come adesso. Occorre infrangere la tranquillizzante contrapposizione netta tra liberali e conservatori per discernere (verbo caro al cardinale e alla tradizione gesuitica) nella Chiesa che cosa è vitale e che cosa segna una involuzione.

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Lunedì 7 Luglio 2014

ALL'EREMO DI MONTECASTELLO

ORA DEDICATO A CARLO MARIA MARTINI

 

Dal sito della Diocesi ho saputo che il Cardinale Scola con tutti i vescovi lombardi venerdì scorso, 4  luglio,  avevano concluso i giorni del loro ritiro spirituale con una cerimonia 'di memoria'. Si erano riuniti all'eremo di Montecastello dove amava recarsi per la meditazione personale e la predicazione in giorni di ritiro, il Cardinal Martini. La piccola cerimonia, significativa,anche se modesta è consistita nella benedizione di un alto rilievo bronzeo  di Martini all'ingresso dell'eremo e nella dedicazione della casa a Lui che tanto amava questo luogo. L'eremo dunque porta questo nome: Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano e cardinale di Santa Madre Chiesa.

Gli sono stato vicino  nei suoi primi anni come Pastore della Chiesa milanese collaborando come segretario del Congresso eucaristico nazionale dell'83 deciso dal Cardinale Colombo e affidato alla intelligente personalità di Mons. Basadonna. Ho lavorato  tanto, davvero, nel silenzio per i primi due anni per preparare l'intera comunità ecclesiale italiana ai giorni del Congresso.So che anche per l'arcivescovo furono anni impegnativi, anche su questo versante. Quell'evento è caduto nel dimenticatoio per anni....Solo ora è stato ripreso con un articolo interessante apparso su 'Scuola Cattolica 'di aprile-maggio 2014: "L'Eucaristia centro e forma della Chiesa'  a cura di P. Caspani e N. Valli.

Per questo mi sono deciso a recarmi in visita all'eremo posto su un roccione che sovrasta il lago di Garda, poco distante da Tignale. Un lungo viaggio (oltre 160 kilometri) lungo la gardesano occidentale. Avevo con me un caro amico personale al quale dico grazie....Sono salito fino alla bella chiesa di Montecastello dedicata alla Madre del Signore e poi sul suo fianco ho raggiunto l'eremo. Ci ha aperto, anche se ormai era mezzogiorno,Suor Vincenza una dorotea che vive in quell'angolo di paradiso nel silenzio,di fronte alla distesa del Garda in vista dell'intera gardesana orientale. Una visita...fugace, purtroppo. Una sosta davanti  al bronzeo profilo d Martini all'ingresso della casa. Un pensiero... un'emozione.....un sentimento filiale nei suoi confronti...Lo ammiravo nei giorni del mio ministero ora  gli voglio bene come 'Uno' che nella mia vita ha lasciato un segno....anche se ho vissuto con fatica quella responsabilità, cosciente di aver dato poco......

L'eremo di Montecastello è  un posto dove la preghiera è facile...andarci se possibile è una fortuna....Lo auguro a chi sta cercando di rispondere alla voce di Qualcuno che gli chiede di essere santo. A pensare che lì ci è passato anche don Renato....credo si sia anche fermato: dopo tutto la voglia di diventare santo  è qualcosa che ti 'ruga' dentro, sempre!