LUNEDI' 15 GENNAIO 2018

E' un pomeriggio 'stanco'. Per la verità, dopo la pennicchella di una mezz'ora ogni giorno devo tentare di impegnare il tempo,  visto che lo 'stato di pensionato, mi offre lunghe ore pomeridiane completamente disponibili. Subentra così un senso di inutilità , mentre il tempo scorre lentamente....Alle volte sono tentato di riprendere in mano il 'mio passato': ho una ventina di cartelle ancora 'intonse'. Non le ho mai 'rivisitate' e so che vi posso trovare tanti ricordi...ma, è paradossale' non mi tentano.  So che il passato non è poi importante per il mio 'oggi'. Forse lo è nella misura in cui scopro i miei errori. Per questo e per altri motivi mi rifiuto, almeno fino ad oggi, di riprenderli in mano. So che altri 'leggono' il loro passato per offrirlo nel bene e nel male a chi verrà dopo! Per la verità questo pensieero non mi ha mai attraversato la mente anz lo rifiuto decisamente. Il 'mio passato' resta mio, nel rispetto delle esperienze di altri.

Ed ecco allora che i pomeriggi dei miei giorni di pensionato di Dio mi provocano stanchezza.L'altro giorno quasi d'improvviso, mi ha attraversato la mente un pensiero che mi ha fatto sobbalzare, anzi mi ha offerto un motivo serio per vivere questi giornicosì 'inutili', almeno mi pare. Un pensiero che forse viene da lontano: perchè non fai della tuaa vita, delle tue ore un tempo interamnente dedicato al rapporto di fede con il tuo Signore pregando per la Chiesa, per l'umanità, per tutti coloro che vivono 'impegnati' a tuttti i livelli nel cammino della storia? Non puoi pensare, mi veniva detto, di stare alla presenza del 'misterioso Dio, in Gesù Signore, immerso nelle vicende umane ma viste come li vede Lui, il Signore Gesù? Un pensiero 'provocante davvero intrigante perchè vengo invitato a condividere per un verso le attese del Signore e per un altro le fatiche dell'umanità di questo tempo.

Non manco mai di aprire il web per sapere ciò che succede nel mondo e nella Chiesa. Alle volte mi esalto, quando leggendo  di Papa Francesco, dell'arcivescovo Delpini,  sento che la Chiesa è una presenza viva in questa società, in questa umanità disagiata. Ma alle volte sento pena  per la cattiveria di uomini e donne che vivono solo per se stessi, insensibili al dolore degli altri, sempre in ricerca del proprio benessere.

Venerdì 9 febbraio 2018

Ne è passato del tempo dall'ultimo 'pensiero' pubblicato. Già. I giorni  passati mi hanno sorpreso. L'influenza invernale che ha colpito tante persone in queste ultime settimane è arrivata fino a casa. Le mie 'cuginette' di oltrre ottant'anni hanno dovuto ricorrere al medico. Ma pare ora che il peggio sia passato. Per questo posso riprendere a 'confessare' i miei pensieri su questo 'piccolo coso' che è il mio sito personale.

Sono pensieri che coltivo dentro di me perchè mi convincono che ci sono ancora. Il senso della fine infatti può suggerire di 'fermarsi' cercando il silenzio. Quasi per dire: in fondo a che pssono servire  questi pensieri? Meglio vivere il tempo che rimane nel silenzio, non quello che alle volte si vive nei confronti del prossimo. No, quello che pone tutto ciò che sono nella quiete della mente, senza più desideri di conoscere, di sapere, senza più quella ricerca intellettuale che mi ha sempre sostenuto nel quotidiano. Il piacere della conoscenza, pur nella pochezza della mia intelligenza, ha sempre prevalso su ogni altro desiderio.

Ma 'la quiete' nel silenzio dei giorni non mi fa felice. Anche se avverto i sintomi del tempo vissuto (sono quasi ottantaquattro anni, ormai) non cesso di rifiutarmi alla voglia di silenzio e 'cerco' la conoscenza, cioè di sapere quanto più possibile di questa vita, di questo mondo, di questa società soprattutto di questa amata Chiesa!

(continua)

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21 APRILE 2018

Bene. Sono pur sempre nell'anno 2018, no? Anche se mi sono messo a scrivere qualcosa dopo oltre due mesi.  Un tempo questo vissuto con fatica a motivo degi acciacchi dell'età. Un tempo che mi ha visto riflettere a lungo sul finire dei giorni, sul morire che temo ma che attendo. Un tempo che mi è concesso per continuare anche se stancamente una ricerca, una conoscenza che credo mi verrà compiutamente donata quando sarà il momento: "Alla tua luce vedrò la luce".

In queste settimane ha letto  l'ultimo libro di Martini,  "I verbi di Dio" a cura delle 'Edizioni di Terra santa'. Mi è piaciuto molto. Suggrisco di leggerlo e meditarlo anche perchè vi si trovano confidenze che rendono più umano il grande vescovo milanese. S'impara molto da queste 'confessioni' che Martini fa in un corso di esercizi spirituali in Terra santa. Sono pensieri rivolti sì ai preti ma che possono aiutare anche i laici impegnati nel quotidiano a dare testimonianza cristiana.

Due suoi pensieri. Il  primo a proposito dei dieci comandamenti che Mosè diede al suo popolo. Martini si fa una domanda: "Questo è un racconto che pone molti interrogativi, pone molti problemi. La domanda fondamentale è che senso ha questo comandare di Dio dopo che ha liberato il suo popolo?...Era ovvio che Dio sovrano autore di ogni cosa si è formato questa comunità e ora la dirige per il suo bene con precetti giusti atti a creare le condizioni di un buon vivere comunitario. Questo è lo scopo del comando di  Dio. Queste precetti imparati nel catechismo connessi con la confessione, li abbiamo ritenuti precetti individuali (è un errore in cui sono caduto anch'io a lungo) Sono invece precetti collettivi leggi per una comunità: non sono dati a un singolo ma a un gruppo di uomini perchè con essi possano regolare la loro vita. Sono regole di vita, diremmo oggi, così che nessuno prevarichi sull'altro. Hanno come scopo il benessere di quella comunità che Dio avenola costituita, vuole che sia ordinata, giusta, con una giustizia sociale e distributiva ben sostenuta. E' molto ovvio questo comandare di Dio,. Esprime regole dello star bene insieme". ( "I verbi di Dio " pag. (88 ss.)

Per la verità è una 'notizia', una lettura dei comandamenti anche per me del tuto nuova. Per anni li ho ritenuti (e li ho predicati e insegnati airagazzi) come norme che reegolano la quotidana vita dell'uomo. In realtà essi sono norme che regolano la vita di una comunità. Questo mi induce a ritenere importante 'vivere'  i comandamenti nella comunità cristiana. E' come se qualcuno mi dicesse che il Signore si prende cura di me mi illumina nelle scelte quotidiane grazie al mio "'stare in comunità". La confessione sacramento d Crsito è un momento importante della mia vita di fede perchè esprimo le mie mancanze personali chiedendone perdono proprio grazie alla Chiesa nella quale vivo la mia avventura umana e cristiana.  ' E' straordinario tutto questo:  il Signore Iddio mi chiede l'obbedienza della fede in Lui praticando quei comandamenti che Lui ha dato all'umanità e alla Chiesa. La tentazione potrebbe essere questa: allora i miei peccati non li scopro a partire dai dieci comandamenti. E' una tentazione che manifesta una grande ignoranza: i comandamenti nel 'mio personale interiore' sono la modalità seconda la quale vivo la mia vita ecesiaale. Così che ogni mancanza finisce per essere un'offesa alla mia Chiesa. Forse per questo in ultima analisi la confessione è detta anche 'riconciliazione':  ricevere il perdono per il ministero sacerdotale significa trovare la pace nella propria esperienza di Chiesa!

DIO AMA

E' l'ultimo capitolo del libro di cui sopra: "I verbi di Dio". In queste ultime pagine il cardinale amato affronta con i suoi giovani preti un tema delicato, la sessualità soffermandosi per chiarine il senso vero sul comandamento che sembra affermare: "Non commettere atti impuri". Per la verità questo 'ordine' di Dio, inteso come è stato spiegato tante volte a lungo per i preti di un tempo era motivo di dure ammonizioni a coloro che lo confessavano. Un uso della propria sessualità scorretto veniva sentito come un grave peccato anche per adulti e anziani e non solo per ragazzi e ragazze del tempo. Ricordo che Benigni quando spiegò i   dieci comandamenti ha messo in ridicolo questa che pareva una norma assoluta.... Che ne dice il nostro amato arcivescovo. Per prima cosa egli dice che la formulazione 'antica'  del sesto comandamento non corrisponde alla norma  mosaica che sappiamo ha di mira il bene della vita del popolo. Così egli chiarisce che il sesto comandamento afferma: "Non fornicare".  A pag 134 Martini scrive "Non esiste un comandamento che proibisca come tali gli atti impuri, almeno non nel Decalogo. E allora che cosa pensare sul tema della purezza, come valutare questo fenomeno sul quale oggi la gioventù è molto disamorata? Oggi fra ragazzi e ragazze ci si permettono libertà che al nostro tempo sembravano peccaminose e scandalose.Su questo punto i giovani non ascoltano molto." Il Cardinale  mette in un certo modo in crisi il nostro modo di educare a una serena vita sessuale. Quello seguito da tempo.... Sembra quasi che egli voglia rassicurarci che il sesto comandamento debba essere inteso e spiegato in altro modo. E difatti, aggiunge': "E allora cosa fare? Come mettere ordine senza nello stesso tempo terrorizzare oppure fare dei proclami inutili come le 'grida' di Manzoni? E' un problema molto serio. Richiamo anzitutto alcuni punti fermi. Il sesto e il nono comandamento sono comandamenti santissimi e rigorosissimi, dunque bisogna insegnare ai giovani che il rispetto per la famiglia e la donna altrui è sacrosanto. Questo è un punto su cui non possiamo assolutamente desistere, perchè è difesa della famiglia, difesa del legame familiare, difesa anche dei figli. ...." Il Cardinale a questo punto avverte che oggi c'è un modo nuovo di pensare e giudicare questo 'invadente valore' nella coscienza e   nelle scelte di vita quotidiane: " Il primo è il fatto che ci si sposa molto tardi" E qui riprende una parola del teologo Paolo Pagliughi che gli ha fatto presente  che San Carlo faceva sposare le sue sorelline a 7 e a 10 anni con ragazzi di 12 anni prevedendo che al momento in cui sarebbero stati capaci di qualchecongiunimento sessuale l'avrebbero compiuto. Dunque una volta ci si sposava molto presto e quindi non esisteva il problema della castità giovanile sposandosi tra i 12 e 14 anni....Quando invece ci si sposa a 30 anni la situazione è diversa. Questo ha fatto sì che il problema crsescesse molto nella nostra società" Poi il cardinale ricorda altri fatti che stanno all'origine del disagio  giovanile davanti alla propria sessualità: "Un secondo fatto è la diffusione abnorme della pornografia facilitata dai mass media e da internet.....Un terzo fatto è che  oggi parecchia gente ha come un'ignoranza invincibile. E' inutile spiegare certe cose perchè non vengono capite...." Alla fine Martini offre la sua...ricetta: "Si dovrebbe favorire molto quella maturazione che san Paolo chiama del 'dominio di sè , una virtù che sono convinto dovrebbe crescere. Naaturalmente senza proclami terroristici. Nella nostra giovinezza (che è la mia aggiungo io) ci dicevano che nel campo della castità non esiste peccato veniale, ma tutto è peccato mortale e con questo ci spaventavano e ci mettevano all'erta (ricordo Benigni e la risata generale della gente presente in  TV) E' importantissima un'educazione al dominio di sè, alla capacità di tenere in mano i propri sentimenti, di tenere in mano non solo la propria sessualità (!), ma anche la sensualità"Non c'è che riconoscere il coraggio di Masrtini nell'affrontare temi così importanti e delicati anche nella vita del cristiano. Io personalmente lo ringrazio perchè da tempo ormai mettendomi accanto a persone che vivono in modo drammatico la propia natura riesco a dire loro che il Signore Gesù, morto e risorto per noi, non si metterà a giudicarci per questo. Dico sempre: guarda al dopo, guarda al domani...è sempre possibile e ci si riescem   superare le difficoltà morali che incontriamo nel quotidiano. Resta comunque vero che questo tema che nella predicazione raramente viene messo in evidenza è all'origine di tragedie coniugali e familiari. Il 'corpo' con le sue esigenze non dà mai pienezza di gioia...ed è questo che mi sembra necessario ricordare a chi si affida ad esso.

4 luglio 2018

Qualche tempo fa nel sito avevo postato la vita e alcune opere straordinarie di S. Efrem il Siro. Lo cerco...nel web perchè ha una stupefacente abilità nel presentarci i misteri diDio (Cfr. La perla....) Ora vorrei E di nuovo presentae S. Efrem che  nacque nel 306 a Nisibi, città della Mesopotamia governata con la forza della armi da Roma. Dei primi anni della sua vita si conoscono racconti molto diversi tra loro: certo, invece, il sacramento del battesimo ricevuto verso i 18 anni. Strinse una profonda e spirituale amicizia con il vescovo della città, Giacomo (santo, 15 luglio), con il quale contribuì a costruire e a guidare una scuola di teologia. Ordinato diacono prima del 338 dal vescovo Giacomo (303-338), visse e operò a Nisibi fino alla conquista persiana: Efrem, alternando la vita ascetica all’insegnamento, si ritirò gli ultimi anni presso Edessa dove morì il 9 giugno dell’anno 373: Un cristiano di altri tempi, testimone di una fede radicale e capace di slanci poetici e teologici sorprendenti (siamo nel 300).  Scrisse molto, poeticamente ma fu anche cosciente della fatica del credere Anche ai suoi tempi! Ho detto che mi è tanto piaciuta la sua 'preghiera della sera' da recitarla alla fine di ogni giorno  prima di entrare nella..notte. Ho conosciuto la lotta di cui parla S. Efrem, soprattutto, la fatica della 'perseveranza, sapendo che sto vivendo il tempo dell'attesa.ora Lo riporto qui anche per qualcuno che va cercando preghiere non melense e dolciastre, ma preghiere che sorgono dal profondo della propria vita: "

Preghiera prima di dormire (Efrem il Siro)

Donami, Signore, finché veglio,

di restare davanti a te, con grande attenzione,
e quando mi sarò addormentato,
allontana il peccato dal mio giaciglio.

 

Se al risveglio io pecco,
perdonami, Signore, nella tua bontà.
Se pecco mentre dormo,
la tua misericordia mi purifichi.

Per l’umiliazione della tua croce,
concedimi un sonno tranquillo;
liberami dai sogni malvagi
e dalle immagini turpi.

La notte trascorra in un riposo completo,
i demoni si allontanino da me
con i loro consigli perniciosi.

Inviami il messaggero di luce
perché vegli sulle mie membra;
liberami dai desideri malvagi
grazie al tuo corpo vivificante che ho mangiato.

Mi addormenterò nella pace,
il tuo sangue vegli su di me;
all’anima che hai plasmato secondo la tua immagine,
concedi la libertà.

Posa la mano sul corpo che hai impastato,
e le tue misericordie siano per lui come mura di difesa
e come un potente scudo.

Quando il corpo si riposerà
la tua forza lo protegga,
il mio riposo sia davanti a te,
come profumo d’incenso.

Il Maligno non si avvicini al mio giaciglio,
per l’intercessione di tua Madre,
e per il tuo sacrificio per noi;
allontana il demone della paura che mi nuoce.

Porta a compimento la promessa che hai fatto a mio riguardo, Signore,
conservami la vita per mezzo della croce,
e al mio risveglio ti renderò grazie,
per l’amore che hai manifestato alla mia debolezza.

Donami, Signore, per la tua tenerezza,
di ascoltare e compiere la tua volontà;
concedimi una sera tranquilla
e una notte santa.

O Cristo, nostro salvatore,
tu sei la vera luce,
a te la gloria, e su di noi le tue misericordie,
in questo come nell’ altro mondo.

Efrem il Siro

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5 Luglio 2018

 Ai primi di giugno ho vissuto quindici giorni di riposo al mare presso la casa di accoglienza dei Fatebenefratelli a Varazze. Giorni sereni. Erano necessari per la salute mia e dei miei cari. Sono stati giorni di preghiera, di riflessione, di meditazione, di lettura.  Ho così potuto rileggere coon interesse alcune pagine di Dostojesvski. Ho portato con me infatti un opuscolo che presentava la figura angosciosa dell'inquisitore. Il fascicoletto: "La leggenda del Grande Inquisitore' edito dal 'Messaggero Padova' del 1982 è davvero inquietante. In chiusura l'opuscoletto pubblica alcune pagine sempre dello stesso autore su 'Lo Starets Zossima' (compilata secondo le parole di Lui da Aleksei Fiodorovic Karamazov".

E' in quelle parole che mi è stato dato di entrare nella solitudine del pensionameno che ora da anni sto vivendo. Ne riporto qui alcuni passi davvero belli al punto di riportare serenità e fiducia nei miei pesanti giorni: "....Un antico dolore per un grande mistero della vita umana si trasforma a poco a poco in una quieta e tenera gioia: al bollente sangue della giovinezza succede, a poco a poco, la mite serena pace della vecchiaia: io benedico il quotidiano levarsi del sole, sempre, come prima: il mio cuore gli innalza un inno, ma ormai  preferisco il tramonto, i lunghi raggi obliqui e con essi
 i dolci, miti commossi ricordi, la care immagini di una lunga vita benedetta, e sopra ogni cosa la verità divina che intenerisce rappacifica e tutto perdona!

La mia vita è giunta al suo termine. Io lo so e lo sneto ma per ogni giorno che mi resta sento anche come la mia vita terrena  già si allacci ad un'altra vita eterna, sconosciuta ormai prossima. Il presentimento di quella vita mi fa palpitare l'anima di gioia, mi illumina la mente, mi fa piangere il cuore di felicità...."

Lo Starets  h scrtto di me, anche di me! Una lettura del mio'presente' intimo, Chiedo che mi venga dato di camminare verso la fine con questi sentimenti.