La Chiesa maronita

I maroniti sono anche in Terra Santa. Il loro pastore è un arcivescovo. Qui nel video prodotto dai francescani di Terra Santa una testimonianza dell'arcivescovo Mons. Nabil Sayah

Eventi, informazioni, suggestioni, riflessioni

SSua Beatitudine Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti è stato accolto nel Collegio cardinalizio nel corso di una suggestiva celebrazione presieduta al Santo Padre Benedetto XVI nella basilica di San Pietro, Sabato 24 Novembre. Il significato e il valore di questo evento per la Chiesa maronita come per le atlre chiese diffuse nel mondo e presiedute dai nuovi Cardinali è stato ampiamente precisato dal papa nel discorso che ha tenuto durante le commovente celebrazione.  Mi è sembrato di intuire nel disegno pastorale del Papa scegliendo altri Cardinali nel piccolo Concistoro di questi giorni il proposito di indicare come la Chiesa oggi debba cercare in ogni modo di sentirsi unita, nella comunione di tutte le sue realtà. L'unità della Chiesa perchè sappia dare una  illuminata trestimonianza al mondo moderno comunque sempre in ricerca di 'qualcosa' o di ualcuno' che la conduca alla pienezza della verità e alla pace nel rispetto reciproco.

In questo mio sito senza pretese ma con l'intenzione esplicita di condividere la testimonianza di una Chiesa immersa nelle turbolenze sociali, culturali e politiche del Medio Oriente ho voluto anche dare spazio alla notizia data da Zenit che ha riassunto il pensiero del Papa nella circostanza  del solenne rito celebrato in San Pietro,  cuore della Chiesa universale.

Colgo anche l'occasione per significare a Sua Beatitudine il mio pensiero augurale per il suo ministero nella prestigiosa chiesa maronita e nel contempo assicurarGli una preghiera 'modesta  ma pura e vera, come è quella di  anziano prete in pensione.Gli offro il mio ossequio e la se lo permette il mio affetto!

Sei nuovi cardinali per esprimere il volto della Chiesa universale

 Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti, cardinale di Santa Madre Chiesa.

Nella cerimonia per la creazione dei nuovi porporati, Benedetto XVI ha ricordato la prospettiva universale della Chiesa cattolica, quale carattere fondamentale della sua missione

di Salvatore Cernuzio

CITTA’ DEL VATICANO, sabato, 24 novembre 2012 (ZENIT.org) – Aggregati alla Chiesa universale, per rafforzare i legami spirituali che uniscono la Chiesa intera, vivificata da Cristo e stretta attorno al Successore di Pietro. È questo il compito e l’onore che spetta ai sei nuovi porporati creati, questa mattina, da Benedetto XVI nel “mini-Concistoro” celebrato nella Basilica Vaticana.

I neo-cardinali sono: mons. James Michael Harvey, già prefetto della Casa Pontificia, nominato ieri arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura; Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano); Sua Beatitudine Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India); mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria); mons. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà (Colombia), e mons. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila (Filippine).

Si tratta del quinto Concistoro di Benedetto XVI; il primo così poco “affollato” rispetto a quelli del 2006, 2007, 2010 e soprattutto dello scorso febbraio, che aveva visto la creazione di 22 nuovi cardinali, di cui sette italiani e quindici stranieri, con dieci porporati scelti tra capi Dicastero della Curia romana.

La novità, invece, del piccolo Concistoro di oggi è che oltre ad allargare a 211 il numero dei porporati - di cui 120 elettori e 91 ultraottantenni – spinge la Chiesa cattolica al di là dei confini dell’Europa, ammettendo al Collegio cardinalizio sei presuli provenienti da tre continenti e da Paesi diversi: Stati Uniti, Libano, India, Nigeria, Colombia e Filippine.

Annunciandolo al termine del Sinodo dei Vescovi di ottobre, infatti, il Santo Padre pronunciò queste esatte parole: “Ho voluto, con questo piccolo Concistoro, completare il Concistoro di febbraio, proprio nel contesto della Nuova Evangelizzazione, con un gesto dell'universalità della Chiesa, mostrando che la Chiesa è Chiesa di tutti i popoli, parla in tutte le lingue, è sempre Chiesa di Pentecoste; non Chiesa di un Continente, ma Chiesa universale".

E proprio sul carattere dell'universalità della Chiesa si è incentrato il Pontefice nella sua allocuzione di stamane. “La Chiesa è cattolica perché Cristo abbraccia nella sua missione di salvezza tutta l’umanità” ha ribadito. 

Esordendo con le parole della solenne professione di fede - «Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica» - il Papa si è soffermato sul significato del termine «cattolica», quale “tratto essenziale della Chiesa e della sua missione”. Nello specifico, ha spiegato, “mentre la missione di Gesù nella sua vita terrena era limitata al popolo giudaico, era tuttavia orientata dall’inizio a portare a tutti i popoli la luce del Vangelo e a far entrare tutte le nazioni nel Regno di Dio”.

Tale prospettiva “universalistica” affiora dalla presentazione che Gesù fa di se stesso come «Figlio dell’uomo» (Mc 10,33). “Gesù – ha spiegato Benedetto XVI - si serve di questa espressione ricca e complessa e la riferisce a Se stesso per manifestare il vero carattere del suo messianismo, come missione destinata a tutto l’uomo e ad ogni uomo, superando ogni particolarismo etnico, nazionale e religioso”.

L'universalità della Chiesa di oggi attinge, quindi, alla sequela di Cristo, ovvero “all’universalità dell’unico disegno divino di salvezza del mondo”, che porta alla “comunione con Dio” e “vince frammentazione e dispersione”. Ciò, ha soggiunto, “emerge con chiarezza il giorno della Pentecoste, quando lo Spirito Santo ricolma della sua presenza la prima comunità cristiana, perché il Vangelo si estenda a tutte le nazioni e faccia crescere in tutti i popoli l’unico Popolo di Dio”. 

Pertanto la missione universale della Chiesa, ha precisato il Santo Padre, “non sale dal basso, ma scende dall’alto, dallo Spirito Santo, e fin dal suo primo istante è orientata ad esprimersi in ogni cultura per formare così l’unico Popolo di Dio”.

In quest’ottica “si colloca anche il Collegio Cardinalizio”, in quanto espressione del "volto della Chiesa universale”. “Attraverso questo Concistoro – ha affermato Benedetto XVI - desidero porre in risalto che la Chiesa è Chiesa di tutti i popoli, e pertanto si esprime nelle varie culture dei diversi Continenti. È la Chiesa di Pentecoste, che nella polifonia delle voci innalza un unico canto armonioso al Dio vivente”.

Rivolgendosi ai nuovi Cardinali, il Papa ha spiegato la simbolicità dei segni che accompagnano il rito odierno. La berretta rossa per ricordare «che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all’effusione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio». E l’anello come monito: «Sappi che con l’amore del Principe degli Apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa».

La cerimonia è proseguita con il rito di creazione e la proclamazione solenne dei nuovi Cardinali, insieme all'annuncio dell’Ordine presbiteriale o diaconale assegnatogli, oltre che del titolo o della diaconia della Chiesa dell’Urbe. E' seguita poi la professione di fede dei porporati davanti al popolo di Dio e il giuramento di fedeltà e obbedienza al Papa e ai Suoi successori.

Dopo la consegna dell’anello cardinalizio e l’imposizione della berretta, Benedetto XVI ha infine auspicato che i nuovi cardinali siano suoi “preziosi cooperatori”, mediante anche la “collaborazione con i dicasteri della Curia Romana”, e che si sentano sempre chiamati “a rendere coraggiosa testimonianza a Cristo”.

 

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La Chiesa in Medio Oriente si muove. Dopo l'esortazione sinodale da parte del Papa, i vescovi del Medio Oeriente si sono già incontrati per mettere a fuoco quanto il Papa ha indicato e per trovare le modalità per rendere attuale, diffuso e quindi conosciuto queldocumento papale che è uscito dopo il Sinodo dei vescovi di quella terra a Roma.La fede radicata da due millernni  in quelle popolazioni, ritrova l'entusiamo dei credenti, guidati dai loro Pastori e li sostiene nella loro testimonianza e nel contempo nel loro impegno di evangelizzazione. Quando vedo questi uomini che portano la responsabilità delle loro chiese, radunarsi e discutere insieme sui temi di attualità nelle condizioni in cui si trovare a vivere la loro fede, mi sento davvero come fossi escluso da questo vivace  movimento che coinvolge i frateli di quelle terre. L'essere 'in pensione' tuttavia mi è stato più volte ripetuto non comporta questa 'sensazione di esclusione' ma indica e offre altre modalità di presenzanella vicenda della Chiesa di Cristo 'nel tempo e in quei luoghi'. E' pur vero che il mio interesse mi porta all'ascolto della parola del mio Vescovo, ed è anche vero che per quanto si renda opportuno resto sempre disponibile alla pastorale quotidiana nella realtà di Chiesa nella quale mi trovo a vivere questi miei giorni.

Ma  il desiderio di condividere le fatioche pastorali in quella parte del mondo che ha visto la nascita della Chiesa e il suo progressivo sviluppo storico mi affascina, non solo mi interessa, ma mi coinvolge. Anche da lotano. Non mi resta dunque che 'seguire gli eventi e pregare.

 

Apertura del II Congresso dei Patriarchi e Vescovi cattolici del Medio Oriente

 

 

 

BEIRUT– Il 3 dicembre 2012 si è aperto alla Maison Béthanie di  Harissa (Libano) il II Congresso generale dei Patriarchi e Vescovi Cattolici del Medio Oriente. Organizzato dal CPCO (Consiglio dei Patriarchi Cattolici d’Oriente) e dall’APECL (Assemblea dei Patriarchi e Vescovi del Libano), sotto la presidenza del Patriarca maronita Beshara Raï, il Congresso riunisce 120 partecipanti.

 

Tra i 120 partecipanti ci sono 4 Patriarchi e 3 rappresentanti dei Patriarchi assenti per ragioni di salute o personali, 77 Vescovi di tutti i riti, 14 Superiori e Superiore maggiori del Libano, 21 esperti, conferenzieri e segretari. Il Nunzio Apostolico in Libano, S.E. Mons. Gabriele Caccia, ha anche partecipato alla preghiera d’inaugurazione, pronunciando un messaggio di saluti e auguri.

 

Il Patriarcato Latino è rappresentato da S.E. Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario patriarcale per Israele, da S.E. Mons. Maroun Lahham, Vicario patriarcale per la Giordania, che anche rappresenta il Patriarca Fouad Twal, da P. Evencio Herrera Diaz, Vicario patriarcale per Cipro e da Mons. Rafiq Khoury, professore del Seminario di Beit Jala, in qualità di esperto e conferenziere. I rappresentanti sono stati invitati a proporre un intervento sulla situazione dei loro paesi e soprattutto sulla comunione ecclesiale ed i fenomeni dell’emigrazione e immigrazione.

 

La Terra Santa è rappresentata inoltre da S.E. Mons. Elias Chacour, Arcivescovo melchita di Acri, da S.E. Mons. Yasser Ayyash, Arcivescovo melchita di Petra e Philadelphia, da S.E. Mons. Moussa Hage, Arcivescovo maronita di Haifa, Gerusalemme ed Amman e da S.E. Mons. Joseph Soueif, Arcivescovo maronita di Cipro.

 

La CELRA (Conferenza dei Vescovi Latini delle Regioni Arabe), oltre ai membri del Patriarcato Latino, è rappresentata anche da S.E. Mons. Paul Dahdah, Vicario Apostolico del Libano, da S.E. Mons. Jean Sleiman, Arcivescovo di Bagdad, e da S.E. Mons. Paul Hinder, Vicario Apostolico di Arabia.

 

Come recepire oggi l’Esortazione Apostolica nelle nostre Chiese Orientali?

 

Il primo Congresso generale si tenne nel 1999, a Notre-Dame du Mont in Libano ed ebbe per tema “Le Chiese Orientali Cattoliche sulla soglia del terzo millennio”. Più di 200 persone vi parteciparono. In questo secondo congresso mancano i Vescovi della diaspora che hanno già avuto più occasioni di venire in Libano quest’anno, i Vescovi della CERNA e i Superiori e le Superiore maggiori di tutto il Medio Oriente. A 13 anni dal  I Congresso è molto interessante esaminare i numerosi cambiamenti avvenuti nelle nostre Chiese Orientali e nei nostri paesi del Medio Oriente in questo lasso di tempo.

 

Il tema di questo II Congresso è “Come recepire l’Ecclesia in Medio Oriente nelle nostre Chiese Orientali, nelle circostanze attuali dei nostri paesi”. La riflessione, lo scambio ed il programma dei Patriarchi e dei Vescovi sono incentrati su sette temi: la Chiesa in Medio Oriente, il servizio della Parola, il servizio della carità, la famiglia, la comunione ecclesiale, il dialogo interreligioso, le trasformazioni politiche in Medio Oriente.

 

Il programma del Congresso che terminerà la sera del 5, prevede 4 sessioni al giorno, ogni sessione è consacrata a uno dei 7 temi. Ogni sessione offre due conferenze di esperti ed un tempo libero di scambio e di proposte. Al termine del Congresso verranno pubblicati un messaggio per i fedeli ed un comunicato per la stampa, un comitato ad hoc raccoglierà raccomandazioni e proposte pratiche e ne assicurerà il proseguimento e l’accompagnamento.

 

Come hanno sottolineato tutti i partecipanti : abbiamo sufficienti documenti e abbiamo parlato molto. E’ tempo ora della pratica e dell’azione, soprattutto dell’azione in comunione.

 

Dal nostro corrispondente in Libano

 

PS : Per vedere il programma dettagliato del Congresso, cliccare qui.

 

 

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Su 'Vaticaninsider' una notizia che ci permette di intuire quanto stiano soffrendo i cristiani nella situazione politica in Siria dove le armi hanno preso il posto del dialogo. . Anche una rapida lettura permette di sentirsi impegnati accanto ai cristiani di Siria a promuovere con i mezzi che posediamo, la possibilità di un periodo di tregua che preluda  ad accordi e quindi alla pace. Ma si avverte un senso di timore davanti alla triste situazione in Siria.  Lascio a chi legge di dare una risposta alle domande che inevitabilmente sorgono davanti alla recrudescenza della lotta armata.

 

9/02/2013 

Siria, il maronita Rai per il nuovo patriarca John X Yazigi

 

John X Yazigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domani importante appuntamento nella nazione martoriata dalla guerra, l'investitura della chiesa greco-ortodossa

Redazione
Roma

Ancora scontri oggi tra ribelli e forze governative, accompagnati da bombardamenti, su alcuni sobborghi e anche un quartiere periferico di Damasco, mentre nella capitale siriana è giunto nel pomeriggio il patriarca dei cattolici maroniti libanesi, cardinale Beshara al Rahi.

Al Rahi, che è arrivato a Damasco via terra e in serata ha celebrato una messa nella cattedrale maronita di Sant'Antonio, è nella capitale siriana per partecipare, domani, alla cerimonia di insediamento del nuovo patriarca greco-ortodosso del Levante e di Antiochia, Youhanna al Yaziji, capo della più importante Chiesa cristiana di Siria. È la prima visita di un patriarca maronita libanese nel vicino Paese dall'indipendenza del Libano, sul finire della Seconda guerra mondiale.

La presenza di Al Rahi e di altri patriarchi non ortodossi della regione, secondo il quotidiano libanese An Nahar, sarebbe un segno di «solidarietà fra le Chiese cristiane alla luce del conflitto in Siria», dove la comunità cristiana, che conta poco più del 5 per cento della popolazione, non nasconde i suoi timori per un futuro incerto nel caso che una caduta del regime laico del presidente Bashar al Assad dovesse lasciare il posto ad un sistema di governo islamico.

E lo stesso An Nahar non esclude che i rappresentanti delle varie Chiese presenti alla cerimonia possano incontrare lo stesso Assad. Ma Al Rahi, che prima di partire ha parlato della sua visita con il presidente libanese Michel Suleiman, ha affermato che all'origine della sua missione vi sono solo ragioni «spirituali».

Anche oggi, secondo l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), le forze del regime hanno bombardato un quartiere periferico di Damasco, quello di Al Qadam, oltre ai sobborghi di Zamalka, Ain Tarma e Al Mleiha, dove è forte la presenza dei ribelli. Bombardamenti sono segnalati anche nelle province di Homs, Hama e Dayr az Zor.

L'agenzia governativa Sana riferisce che «diversi terroristi», vale a dire ribelli armati, sono stati uccisi dalle forze regolari mentre cercavano di dare l'assalto a un distaccamento militare a Kfar Nasej, nella provincia di Damasco. Mentre, secondo l'ong, importanti perdite vi sono state sia tra i ribelli sia tra le forze governative durante combattimenti vicino all'aeroporto militare di Mangh, nella provincia di Aleppo.

Il presidente Assad ha deciso intanto un rimpasto con l'entrata nel governo di sei nuovi ministri, ma senza cambiamenti nei dicasteri chiave degli Esteri, della Difesa e dell'Interno. Gli avvicendamenti più importanti riguardano i ministeri del Petrolio, dove si insedia Suleiman Abbas, e quello delle Finanze, dove entra in carica Ismail Ismail.

 I maroniti sono anche in Terra Santa. Il loro pastore è un arcivescovo. Qui nel video prodotto dai francescani di Terra Santa una testimonianza dell'arcivescovo.

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Ecco una notizia che apre alla speranza. Da Radio Vaticana un'intervista al patriarca maronita su un'iniziativa ecumenica. Dobbiamo seguirla con interesse. 

 

l Patriarca Rai: presto un summit tra i Patriarchi ortodossi e cattolici del Medio Oriente



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Stiamo preparando un incontro di tutti i Patriarchi ortodossi e cattolici del Medio Oriente, per promuovere l'unità tra i cristiani e affrontare insieme i problemi e le sofferenze che ci troviamo a condividere in questo difficile momento storico”. Lo annuncia all'agenzia Fides il card. Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, in questi giorni a Roma per partecipare al Conclave. Il summit con i Patriarchi mediorientali sarà un momento importante nella fitta rete di contatti ecumenici che hanno coinvolto negli ultimi mesi il Capo della Chiesa maronita, creato cardinale da Benedetto XVI all'ultimo Concistoro del 24 novembre 2012. All'inizio di quello stesso mese, il card. Rai aveva presenziato all'intronizzazione del nuovo Papa copto ortodosso Tawadros II. Il 10 febbraio scorso è stato lui l'unico Patriarca presente all'intronizzazione del nuovo Patriarca greco-ortodosso di Antiochia Yohanna X Yazigi, avvenuta a Damasco. Nei prossimi giorni avrebbe dovuto prender parte all'inizio del ministero del nuovo arcivescovo di Canterbury Justin Welby (impegno cancellato a causa del Conclave). E conta di onorare presto l'invito ricevuto a visitare il Monte Athos. “Le possibilità di ritornare a una completa unità” spiega a Fides il Patriarca Rai “viene studiata ad alti livelli. Intanto, noi possiamo vivere la comunione sul piano concreto dell'annuncio evangelico e della condivisione delle iniziative sociali, caritative e culturali. Si tratta di un ecumenismo concreto, senza troppi discorsi. E' l'ecumenismo che tanti battezzati già vivono nella loro quotidianità”. Il card. Rai ha avuto incontri recenti anche con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e con l'arcivescovo ortodosso di Atene Hieronymos. Dal 26 febbraio al 1° marzo, prima di venire a Roma per il Conclave, il Patriarca Rai ha visitato la capitale russa su invito del Patriarca di Mosca Kirill. Durante la trasferta moscovita, Il capo della Chiesa maronita ha avuto lunghi colloqui con lo stesso Kirill e con il Metropolita Hilarion (responsabile del dipartimento del Patriarcato di Mosca per le relazioni esterne) intorno all'attuale condizione dei cristiani in Medio Oriente. Il card. Rai a Mosca ha incontrato anche il Presidente della Duma Sergej Naryshkin con alcuni suoi collaboratori, manifestando apprezzamento per la linea a favore di un negoziato tra regime e opposizione assunta dalla Russia in merito al conflitto siriano. (R.P.)

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(18.03.2012)

Seguo con una certa apprensione gli eventi politici in Libano. Con speranza ha saputo da Radio Vaticana che ilpatriarca maronita Noutros Rai ha avuto contatti con la delegazione libanese giunta a Roma per l'inizio del ponteificato di Papa Francesco. E' una notizia. Nutro la speranza che qualcosa di positivo sorga da questi incontri....In Libano ...si sta come in Italia?!

 

Libano: incontri romani tra il Patriarca Rai e i leader politici libanesi sulla legge elettorale

Nella giornata di oggi sono proseguite a Roma le consultazioni riservate tra il Patriarca di Antiochia dei Maroniti Boutros Bechara Rai e i dirigenti politici della delegazione libanese giunti a Roma per partecipare alla messa d'inizio del ministero petrino di Papa Francesco. Al centro dei colloqui c'è l'impasse sulla legge elettorale che sta paralizzando la vita politica in Libano in un momento molto delicato, mentre cresce il pericolo che il conflitto siriano destabilizzi il Paese dei Cedri. Già ieri il Patriarca Rai – che in qualità di membro del Collegio cardinalizio ha preso parte al Conclave – aveva avuto intensi colloqui con il Presidente della Camera Nabih Berri e con il Primo Ministro Nagib Mikati. Oggi le consultazioni sono proseguite presso il Pontificio Collegio Maronita di via di Porta Pinciana con la partecipazione del ministro libanese dell'Ambiente Nazem Khoury, giunto anche lui a Roma. Ieri il Presidente della Camera Berri ha rilasciato alla stampa libanese dichiarazioni piene di aspettative: “Come la fumata bianca s'è levata da questo Paese” ha detto il politico libanese di confessione sciita “noi speriamo che le preghiere del Patriarca, così come l'iniziativa da parte sua ci aiuteranno a far levare una fumata bianca annunciatrice della fine dei nostri problemi, soprattutto per quanto riguarda la legge elettorale”. (R.P.)

 

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Da Radio Vaticana una bella notizia. La Via Crucis del Venerdì santo presieduta da Papa Francesco sarà guidata dal Patriarca Maronita Rai Boutros che ha steso le meditazioni. Saranno i giovani libanesi a portare la croce per le 'stazioni' della Via Crucis al Colosseo.

Riportiamo qui il servizio di Radio Vaticana

 

 

Via Crucis al Colosseo: anticipazioni sui testi delle meditazioni

Sono i giovani del Libano quest’anno a dar voce alle meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo. A loro, sotto la guida del patriarca di Antiochia dei maroniti, il cardinale Béchara Boutros Raï, Benedetto XVI aveva chiesto di esprimere, nelle XIV stazioni della Passione di Cristo, le ansie e le attese dei popoli del Medio Oriente. E così, nell’anfiteatro Flavio, la cristianità conoscerà le ingiustizie, le divisioni fra cristiani, il fondamentalismo e la violenza che dilaniano i popoli mediorientali, ma anche le sofferenze e i mali dell’intera umanità. La Libreria Editrice Vaticana pubblicherà le meditazioni della Via Crucis lunedì prossimo, Tiziana Campisi ce ne anticipa i contenuti:

“Una speranza salda, una fede viva”: sono gli strumenti che la Via Crucis consegna al cristiano per “camminare in una vita nuova”. Se meditare il percorso di Cristo verso il Calvario significa anche guardare al male e al peccato che feriscono l’umanità, le meditazioni scritte da un gruppo di giovani libanesi sotto la guida del patriarca di Antiochia dei maroniti, il cardinale Béchara Boutros Raï, offrono una risposta ai pregiudizi e all’odio “che induriscono i … cuori e conducono a conflitti religiosi”, all’ingiustizia senza limiti e alla violenza. La fiducia in Dio rialza, la forza dello Spirito sostiene, unisce alla volontà di Dio e insegna che l’amore può tutto: eccola la risposta dalla terra dei cedri. Giunge da chi ha vissuto la sofferenza, da chi ha patito discriminazioni, da chi non vede riconosciuti i propri diritti.

Al Colosseo, la sera del Venerdì Santo, le nuove generazioni del Libano chiederanno il rispetto della libertà religiosa (VII stazione) - “così le diverse religioni potranno ‘mettersi insieme per servire il bene comune e contribuire allo sviluppo di ogni persona e alla edificazione della società’” -, porteranno le sofferenze dei popoli del Medio Oriente. Nelle donne di Gerusalemme che piangono Gesù, si potranno intravedere le donne di oggi ferite nella loro dignità e violentate dalle discriminazioni (VIII stazione), nel peso dei peccati umani - la Croce che fa cadere Cristo per tre volte - la ferita di quelle divisioni che nella Chiesa (IX stazione) “allontanano i cristiani gli uni dagli altri”. C’è la realtà contemporanea nelle meditazioni dei giovani libanesi, ma ci sono anche intense preghiere a Dio: per coloro che, similmente a Pilato, “impegnano la loro autorità al servizio dell’ingiustizia e calpestano la dignità dell’uomo e il suo diritto alla vita” (I stazione), per chi crede “di potersi sostituire a Dio e determinare da se stesso il bene e il male”, “in nome della ragione, del potere o del denaro”, per quel “laicismo cieco che soffoca i valori della fede e della morale in nome di una presunta difesa dell’uomo”.

Di fronte al “fondamentalismo violento che prende a pretesto la difesa dei valori religiosi” (II stazione), poi, l’invito è a guardare Cristo, che si è identificato con i deboli. E allora i popoli umiliati e sofferenti, “in particolare quelli dell’Oriente martoriato” possono portare proprio con Lui “la loro croce di speranza”. Note di liturgia orientale sono disseminate nelle meditazioni di quest’anno, ispirate anche all’esortazione post-sinodale di Benedetto XVI “Ecclesia in Medio Oriente”, e nella XII stazione che ricorda la morte di Gesù sulla Croce, viene esaltata la vita in Cristo; é così che nasce la preghiera per quanti promuovono l’aborto e difendono l’eutanasia, “perché si impegnino nell’edificazione della civiltà della vita e dell’amore”. Infine la deposizione di Gesù, che conduce al silenzio del Sabato Santo, è la grande apertura alla speranza, soprattutto per quanti cercano il senso della vita, perché credano che Cristo ha vinto la morte e il peccato.

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Questa intervista ci aiuta a capire l'impatto che l'elezione al pontificato di Papa Francesco ha avuto con il mondo mussulmano. Chi meglio di patriarca maronita potevadare trisposte creeddibili alle domande preparate dal giornalista, davvero persona capace che cura un suo sito 'www.rosso,porpora.it" interessante, attuale, competente e veritiero. U grazie a Lui per questo prezioso 'dono'ì dell'intervista al Patriarca Bechara Rai.

 

INTERVISTA AL PATRIARCA BECHARA RAI SU PAPA FRANCESCO E I MUSULMANI 

GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 27 marzo 2013

Tra i protagonisti del dialogo in Medio Oriente tra cristiani e musulmani, il patriarca libanese maronita Béchara Boutros Raï ci ha rilasciato volentieri un’intervista, in particolare sull’eco dell’elezione di papa Francesco nel mondo islamico. 

Figura di grande rilievo istituzionale nel Paese dei Cedri, creato cardinale da Benedetto XVI nello scorso novembre, Raï – su incarico dello stesso papa Ratzinger – ha anche guidato alcuni giovani libanesi nella stesura del testo delle meditazioni che saranno lette durante la tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo.

Patriarca, come è stata accolta l’elezione di papa Francesco tra i cristiani del Medio Oriente?

La notizia della fumata bianca è stata seguita in diretta anche da tutte le emittenti radio televisive del Libano e di altri diversi Paesi arabi. Il nuovo Papa ha subito si è subito conquistato la simpatia e ha acceso l’entusiasmo nei cuori dei cristiani libanesi. Anche in quelli dei Paesi arabi, che auspicano un leader che possa intervenire presso le istanze internazionali in favore della pace e della convivenza fraterna e pacifica fra tutti i componenti dei loro rispettivi Paesi ( in particolare Siria, Egitto, Iraq) che vivono oggi momenti di dura prova.

E tra i musulmani mediorientali?

La notizia della scelta di papa Francesco è stata accolta favorevolmente sia dai musulmani moderati nel Libano che dai loro simili nei Paesi arabi senza distinzione fra sunniti, sciiti o drusi. Pur non conoscendolo ancora, i musulmani come i cristiani sperano molto nel nuovo Papa e vedono nel Capo della Chiesa una persona carismatica che ispira rispetto e fiducia, perché le due visite degli ultimi Papi in Libano e in alcuni Paesi arabi hanno lasciato un’ottima impressione ed un positivo impatto nella mente dei musulmani. Essi infatti hanno constatato che il Papa è un uomo pacifico, che invita solo alla riconciliazione, al dialogo, alla preghiera e al rispetto della dignità dell’uomo e denuncia apertamente ogni forma di violenza, guerra e distruzione.

Come è stato accolto il nome Francesco? Suscita fiducia, speranze? Richiama ancora in qualche modo l’incontro del 1219 tra Francesco d’Assisi e il sultano Malik-al-Kamil vicino a Damietta, in Egitto?  

Gran parte dei musulmani (come dei cristiani), ascoltando e leggendo le spiegazioni fornite riguardo al significato del nome Francesco – che fa riferimento a san Francesco d’Assisi – ha molto apprezzato la scelta. Essa indica chiaramente il programma del Pontificato, incentrato in modo particolare sull’attenzione ai poveri, agli emarginati e ai più bisognosi nella società nonché sul dialogo islamo-cristiano. Francesco è un nome che palesa una grande apertura al dialogo con il mondo musulmano sull’esempio del santo di Assisi, che incontrò il Sultano in Egitto per  cercare e proporre la via pacifica del dialogo fraterno come mezzo di soluzione ai conflitti. Già San Francesco è noto al mondo musulmano anche a motivo degli incontri interreligiosi di Assisi, promossi su iniziativa del Beato Papa Giovanni Paolo II.  Certo il programma del pontificato del nuovo Papa, così segnato sin dall’inizio dall’inizio dal nome Francesco, suscita fiducia e tanta speranza.  

Nel discorso di venerdì 22 marzo al Corpo diplomatico papa Francesco ha detto tra l’altro: “E’ importante intensificare il dialogo tra le varie religioni, penso innanzitutto a quello con l’Islam, e ho molto apprezzato la presenza, durante la Messa di inizio del mio ministero, di tante autorità civili e religiose del mondo islamico”. Pensa che queste parole saranno seguite da atti concreti, tesi a valorizzare ciò che unisce piuttosto che ciò che divide?

La notevole presenza di capi di Stato e delegazioni del mondo musulmano alla Messa di inizio Pontificato è un chiaro riflesso della loro volontà di apertura alla Chiesa in generale e alla politica di pace del Vaticano, ormai ben nota al mondo musulmano.  Sono fiducioso d’altra parte che il Papa farà seguire a queste sue parole degli atti concreti e sono anche altrettanto fiducioso nella positiva reazione dei musulmani moderati ad ogni iniziativa di dialogo e di mutua comprensione. Certamente papa Francesco darà nuova forza e una nuova dimensione al Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso.

Alcuni giovani libanesi, sotto la Sua guida, hanno redatto il testo della Via Crucis di quest’anno al Colosseo. Nel testo si parla costantemente anche delle sofferenze delle popolazioni del Medio Oriente: si può essere fiduciosi che tanti giovani mediorientali superino gli odi atavici e percorrano finalmente la via della pace? Oppure è oggi un’illusione? Le giovani generazioni libanesi sono sulla buona strada del dialogo e della convivenza fondata su ciò che è comune oppure evidenziano anche loro rancori e diffidenze?

I giovani libanesi, nella redazione del testo della Via Crucis, si sono espressi confessando le loro preoccupazioni e le sofferenze del loro Paese e dei Paesi del Medio Oriente, ma hanno ugualmente manifestato le loro speranze nel futuro perché non c’è morte senza resurrezione per chi confida nel Signore. Tutti i giovani libanesi cristiani e musulmani, grazie a Dio, hanno maturato una buona esperienza percorrendo la via della convivenza pacifica su ciò che è comune e ciò che unisce. Si sono già messi sulla buona strada dopo tutto ciò che hanno dovuto soffrire nella guerra del Libano: sono ormai in grado di superare ogni rancore ed ogni diffidenza. Speriamo che i tempi futuri e la politica non soffochino queste speranze nate nei cuori dei giovani con progetti di guerre, distruzioni e divisioni. Un gruppo di 45 giovani libanesi sono giunti a Roma, per partecipare alla Via Crucis guidata dal Santo Padre al Colosseo. Le loro meditazioni sono state pubblicate in un libretto in arabo e francese per essere utilizzate nelle nostre chiese parrocchiali il Venerdì Santo.

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(venerdì 12 2013) Ho di freqente precisato che il mio 'quotidiano impegno' è quello di seguire gli eventi sia in Palestina come nel Medio Oriente a partire dalla voce dei protagonisti. La stampa che dà molto spazio agli opinionisti e risolvono in poche parole gli interventi spesso articolati dei protagonisti non mi dà fiducia. La 'loro voce' dice la loro sofferenza: sto parlando dei patriarchi d'oriente di qualsiasi confessione cristiana, in particolare del patriarca latino e di quello maronita,

E' il caso di oggi. Una splendida conferenza del patriarca maronita Boutros Rai a Parigi tocca da vicino la triste situazione dei cristiani in quelle terre anche a motivo della cosidetta 'primavera araba'. Da noi a questo proposito tutto tace. Si assiste a  violenze senza limiti nell'assoluta inerzia. La pace credo sia quella dei politici dell'occidente: è la pace penosa di chi non vuole vedere ciò che c'è e dell'assoluto bisogno dell'aiuto che deve essere dato alla gente di quei paesi. Ma forse c'è qualche altro  motivo vero nascosto che frena ogni onesto, deciso intervento perchè ci sia pace...

Ma ascoltiamo in questa notizia di Asia news ciò che ha detto il patriarca maronita a Parigi: facciamone tesoro.

12/04/2013 11:10
FRANCIA – LIBANO
Patriarca Rai: la Primavera araba deve diventare “Primavera dell’uomo”
di Fady Noun


In un intervento a Parigi, il cardinale racconta la realtà cristiana nei Paesi arabi e musulmani. Egli sottolinea il ruolo della minoranza nello sviluppo della società e auspica la fine del dispotismo e della repressione. L’appello alla comunità internazionale per la fine delle violenze e la riproposizione del Libano quale modello di pace e convivenza fra fedi diverse per Oriente e Occidente.

 

 

 

 

 

 

Parigi (AsiaNews) - In visita ufficiale in Francia, il Patriarca maronita card. Bechara Rai ha tenuto una conferenza partendo dal titolo "La presenza cristiana in un contesto teocratico". L'evento si è tenuto il 10 aprile scorso presso l'Istituto cattolico di Parigi, nel quadro di un simposio dedicato a "Cristo e Cesare, l'opinione delle Chiese" organizzato dall'Istituto superiore di studi ecumenici (Iseo), in seno allo stesso istituto cattolico e guidato da p. Jacques-Noël Peres.

Il testo della lezione è attuale e formativo per due diverse ragioni. Esso sottolinea l'ambiguità della "Primavera araba", così come è percepita dalle Chiese orientali e fornisce, in aggiunta, le informazioni sul contenuto dei colloqui che il Patriarca Rai ha potuto intrattenere con diversi funzionari francesi e il presidente François Hollande in primis.

Tra i molti punti analizzati il Patriarca sottolinea che per riscattare, se non addirittura giustificare la violenza che ha caratterizzato la "Primavera araba", essa deve trasformarsi in una "Primavera dell'uomo". Il card. Rai analizza in profondità il cambio che è avvenuto nel regime egiziano e mette in guardia contro il pericolo dell'estremizzazione dell'islam moderato, in mancanza di una influenza significativa del pensiero politico cristiano, custode dei diritti inviolabili dell'uomo, in un ambiente teocratico - musulmano o ebreo - "spesso chiuso all'alterità".

L'ambiguità della Primavera araba

All'inizio del suo intervento parigino, il capo della Chiesa maronita ha affermato: "Da un lato, la Primavera araba si è rivelata una rivolta efficace contro i sistemi totalitari [...] Il diritto dei popoli di decidere da soli il proprio destino ritrova, in questo modo, tutta la sua grandezza". Da un altro lato, il più oscuro, il crollo dei sistemi totalitari ha spianato in alcuni casi la strada del potere all'estremismo islamico, sotto il manto della democrazia e delle riforme politiche. [...] "Noi - ha aggiunto il card. Rai - sosteniamo che le riforme politiche e la democrazia debbano essere opera delle popolazioni interessate, in base alle loro rispettive aspirazioni. In questi Paesi, la cosiddetta maggioranza 'silenziosa' deve potersi esprimere liberamente. La sua moderazione è una necessità".

Tornando alle fondamenta del contributo cristiano allo sviluppo integrale delle loro società, il Patriarca Rai ha inoltre precisato senza mezze misure: "È grazie a Gesù che il cristiano si mostra sensibile alla dignità della persona umana e alla libertà religiosa che ne consegue. È a causa dell'amore per Dio e per l'umanità, glorificando la doppia natura di Cristo e l'amore per la vita eterna, che i cristiani hanno edificato scuole, ospedali e istituti di ogni genere, dove tutti vengono accolti senza discriminazione alcuna (cf. Mt 25, 31 ss). Ed è per questi motivi che i cristiani dimostrano una particolare attenzione ai diritti fondamentali della persona umana. Peraltro non è affatto giusto affermare che questi diritti non sono altro che diritti 'cristiani' dell'uomo. Essi sono semplicemente i punti cardine della dignità della persona umana e di tutti i cittadini a prescindere dalle origini, dalle convinzioni religiose e dalle loro scelte politiche". (Ecclesia in Medio Oriente n. 25).   

Arabismo e il pluralismo

Il Patriarca maronita ha precisato che nella storia, durante il periodo della cosiddetta "Nahda", il Rinascimento arabo, "i cristiani hanno introdotto due nozioni fondamentali: l'arabismo e la pluralità". "L'arabismo - ha continuato - è quello dell'uomo, non della religione: esso è relativo alla modernità, non al fanatismo e al declino. La pluralità è quella relativa all'uomo e alla collettività, in quanto pilastro di uno Stato civile moderno, non quello delle comunità e delle entità frantumate, a scapito dell'unità nazionale e politica. Il pilastro esistenziale primario e immutabile dell'arabismo e della pluralità, è l'uomo nella sua dignità, nella sua libertà e nei suoi diritti. È con questo spirito che i cristiani hanno avviato l'azione politica ed è attraverso la porta dell'umanesimo che hanno integrato l'arabismo. Questo spirito è ancora valido e buono per un ruolo nuovo all'interno della "Primavera araba", che potrebbe beneficiarne fino a diventare "Primavera dell'uomo", mettendo fine al dispotismo, alla repressione, alla dominazione, al soffocamento delle libertà e alla corruzione".

I doveri dell'Occidente

Partendo da questo presupposto, conclude il Patriarca, è compito delle potenze occidentali "mantenere una presenza cristiana effettiva e influente nelle nazioni del Medio oriente, a dispetto della crescente influenza dei gruppi fondamentalisti e jihadisti che potrebbero spingere i mussulmani, in maggioranza moderati, verso un fondamentalismo che è minaccia per la pace nel mondo".

La comunità internazionale, continua il cardinale, deve al tempo stesso "lottare contro l'emarginazione dei cristiani e assicurarsi che siano ben integrati nel contesto della vita sociale, culturale e politica dei loro Paesi di origine". "Non si tratta affatto - insiste il Patriarca - di affidare a una maggioranza il compito di proteggere una minoranza, ma di un diritto fondamentale comune a tutti, senza distinzione e senza discriminazione alcuna". Essa deve "contenere il sanguinoso conflitto fra sunniti e sciiti e lottare contro la divisione delle nazioni in mini-Stati confessionali, che rappresenta una minaccia per la pace di tutto il Medio oriente, con ripercussioni su scala mondiale [...]; mettere in atto una politica di accoglienza su base umanitaria, quando è necessario, ma senza favorire in alcun caso l'emigrazione dei cristiani dalle terre d'Oriente, quanto piuttosto aiutarli a rafforzare il loro legame attraverso progetti di sviluppo specifici".

Per inciso, il Patriarca è indignato per il fatto che "in Siria non si è più in grado di capire quali siano le ragioni della violenza e della guerra fra le due fazioni in lotta. Non vediamo altro che massacri, distruzioni e fuga di cittadini. Le nazioni di Oriente e Occidente non fanno altro che fomentare la guerra senza alcun appello alle parti in lotta a favore della pace, del dialogo e dei negoziati". "In questi tempi di crisi - conclude il Patriarca - e di ricerca della verità, la nostra speranza è quella di vedere che il Libano si faccia portatore del suo ruolo di messaggero [di pace e convivenza]". Parlando in particolare di questa realtà, il Beato papa Giovanni Paolo II ha affermato che "il Libano è più di un Paese: è un messaggio di libertà e un modello di pluralismo per l'Oriente e l'Occidente".

 

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Amo la chiesa maronita. Amo i suoi preti generosi e aperti nella realtà socio-politica tormentata edifficile del loro paese, il Libano. Amo quella terra dove eremiti vivendo in modo radicale la sequela di Cristo, hanno profondamente segnato la storia e la fede dei libanesi.

Su Radio vaticana ho trovato una notizia che mi ha ftto piacere perchè rivela l'inensa attività pastorale in corso in quella Chiesa che si sta rapidamente rinnovando. La notizia poi ci aiuta a capire quanto sia diffusa nel mondo la presenza dei maroniti e come essi vivano la loro fede in società dell'Occidente così diverse da quella del Medio Oriente.

 

Argentina: dall'Assemblea dei vescovi e superiori maroniti appello per la pace in Siria

Con un forte richiamo ai politici libanesi, un pressante appello per la pace in Siria e la proposta di convocare un congresso mondiale maronita si è conclusa nei giorni scorsi a San Miguel di Tucuman, in Argentina, la terza Assemblea generale dei vescovi e dei superiori religiosi maroniti delle due Americhe e di Francia. Al centro dell’incontro - al quale è intervenuto il patriarca card. Béchara Boutros Raï - l'impasse sulla legge elettorale che sta paralizzando la vita politica in Libano; la crisi sociale ed economica nel Paese; le conseguenze nella regione della guerra in Siria e i rapporti tra la Chiesa maronita libanese e quelle della diaspora. Nel comunicato finale - ripreso dal quotidiano libanese “L’Orient le Jour” - i leader religiosi maroniti “constatano con dolore le difficoltà dell’esercizio della democrazia e del funzionamento delle istituzioni nel Paese, causate - affermano – da divisioni politiche e confessionali” e dalle varie appartenenze alle aree di influenza dei centri del potere regionali e internazionali. Tutto questo, denuncia il comunicato, “a scapito della felicità del popolo del Libano, del futuro dei suoi giovani, del suo posto nella regione e del suo ruolo come agente di progresso, di modernità, stabilità e pace". A nome di tutti i maroniti nel mondo, i leader religiosi della diaspora libanese richiamano quindi tutte le parti politiche ai loro doveri verso la Nazione: quello di promulgare al più presto una nuova legge elettorale “giusta e in grado di garantire l'unità nazionale e la convivenza” e quello di formare un nuovo governo “capace di affrontare le attuali sfide”. Riferendosi alla situazione socio-economica in Libano, la nota denuncia poi “la crisi sociale e il declino del tenore di vita della società libanese; il diffondersi della corruzione nel settore pubblico; l'aumento del debito estero; il calo dell'occupazione; l'aumento della criminalità; i rapimenti e l'uso delle armi”. Sul fronte esterno, si lamentano invece le gravi ripercussioni della guerra in Siria , in particolare l'afflusso massiccio di rifugiati siriani in Libano che non è in grado di accoglierli tutti. Di qui in conclusione il pressante appello ai leader politici libanesi a non anteporre “i loro interessi particolari all’interesse generale” e ai protagonisti della guerra siriana e alla comunità internazionale a trovare subito una soluzione pacifica al conflitto per consentire ai rifugiati di fare rientro nelle loro case. Durante i lavori ampio spazio è stato dato anche ai rapporti tra la Chiesa maronita libanese e le diocesi della diaspora. I partecipanti hanno espresso la volontà di rafforzare tali legami, sottolineando, a questo scopo, l’importanza di visite pastorali regolari dei vescovi libanesi nei vari Paesi della diaspora; di rafforzare il lavoro di apostolico soprattutto nelle Chiese maronite in America Latina e quindi di una formazione adeguata per il clero incaricato di questa missione. Essi hanno altresì chiesto di accelerare la traduzione dei testi liturgici della tradizione maronita nelle lingue parlate nei Paesi di immigrazione, come anche di quella del Catechismo della Chiesa maronita messa a punto negli Stati Uniti. Infine, dalla riunione è emersa la proposta di convocare un congresso maronita mondiale la cui preparazione sarebbe affidata alla Sede Patriarcale in Libano in coordinamento con le istituzioni maronite nel mondo. La prossima Assemblea assemblea generale dei vescovi e dei superiori religiosi maroniti delle due Americhe e di Francia è prevista a Città del Messico nel 2015. (L.Z.)

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22.05.2013

S. ECCELLENZA MONS, HANNA ALWAN A ROMA...E IN SEREGNO

In questi giorni in Seregno si è celebrata  la memoria di evento capitato 30 anni fa, proprio il 21 maggio 1983. Si stava concludendo il 20° Congresso eucaristico nazionale. Anch'io stavo finendo la mia fatica di tre anni dedicati  nel silenzio allo studio e alla elaborazione dei testi pastorali per la celebrazione del grande evento nazionale. La conclusione prevedeva la visita  del Santo Padre Giovanni Paolo II. Ecosì avvenne che in quei giorni di maggio il papa di allora raccogliesse la devozione e l'affetto del popolo  ambrosiano, allora guidato dalla saggezza e dalla santità diel Card. Martini. Nella programmazione delle sua visita fu deciso che il papa passasse in visita anche la zona della Brianza. Passò per Desio, si fermò al Collegio arcivescovile, visitò la Casa di papa Pio XI e poi venne a Seregno che altre volte, da Cardinale aveva visitato.  E con la parrocchia della Basilica di San Giuseppe (allora Collegiata) si creò una relazione amicale che condusse l'allora Arcivescovo di Cracovia a chiedere il dono di alcune campane per la storica parrocchia di San  Floriano. Il parroco Mons. Citterio, che divenne poi vescovo ausliare di Milano, accetto l'invito e fece fondere le campane che furono spedite in Polonia. Un evento che rimase storico. In diverse occasione il Cardinale di Cracovia passò a Seregno sepre accolto con affetto e stima da Mons. Gandini. Il quale accolse un dono del presule: un suo studente in Roma  si trattenne in casa del Prevosto nel tempo d'estate e in altre occasioni per diversi anni: Don Stanislao Rylko. Per farla breve (l'intero racconto si può trovare su questo sito in una pagina che indicherò) Divenuto Cardinale S. Eminenza Mons Rylko accolse l'invito dell'attuale prevosto a venire in Seregno a fare memoria di quell'evento straordinario che fu la visita del Papa nel 1983. Il Cardinale venne in questi grioni e rivolse la sua illuminata parola più volte (la sua testimonianza è riportata in quella pagina).

Ed è stata una straordinaria circostanza che in questi giorni S. Eccellenza Mons, Hanna Alwan vescovo maronita di Beirut si trovasse in Roma per il tempo della sua docenza alla Sacra Rota. Così i due presuli si sono incontrati...nel mio piccolo eremo Un'opportunità che ebbero entrambi perchè per anni furono ospiti della casa del clero di Roma...nel loro tempo giovane.

Ed ecco che Monsignor Hanna ha trovato accolgienza e ascolto anche in Seregno (non solo in Lissone, sua amata città) dove per ia verità già era stato presente per amministrare la Cresima ai ragazzi della Comunità pastorale San Luca. E' stata per me una gioia grande averli entrambi nel mio eremo e passare quasi una giornata intera con loro!

Avevo ricevuto pochi giorni prima alcune foto dell'incontro che S. Eccellenza Mons. Hanna ebbecon Papa Francesco. Ho voluto che ne venisse data notizia anche su questo 'insignificante' sito che mi permette di vivere in una dimensione  più ampia il mio tempo di pensionato di Dio. Ringrazio Mons, Hanna della sua profonda amicizia. Gli prometto di seguirlo nel suo duro lavoro nella curia maronita di Beirut accanto al suo Patriarca. E' la preghiera diun semplice prete che ama vivere l'amicizia sincera....A Lui il mio grazie per essere stato qui, di nuovo....Ecco le foto di Roma.