17 dicembre 2017

Nell'agosto di quest'anno avevo ccercato di pensare alla presenzadel 'male' persona, il demonio. nel mondo, nelle società, nelle coscienze. Avevo anche fatto ricerche soprattutto per sentire il parere di illustri esorcisti noti nel mondo cristiano, come Padre Amorth. Ma poi su questo sito all'improvviso tutto è scomparso. Era una bella ricerca che voleva offrire temi di notevole interesse a chi osa ancora leggermi. Ne è passato del tempo,in questi mesi ho vissuto immerso in difficoltà e in sofferenza. Mesi che hnno  segnato il mio tempo da pensionato. Ne parlerò perchè questo è un sito che racconta la piccola insignificante storia di un prete. Forse può offrire a tanti laici cristiani ed anche a persone non credenti una conoscenza reale dell'identità spirituale di un uomo che ha scelto di seguire il Signore Gesù. Lo faccio con sincerità nella speranza che possa essere utile a tante persone.

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Su questa 'presenza' minacciosa del male-persona, tornerò più avanti anche perchè davanti alle situazioni umane tanto 'cattive' sia livello individuale, familiare come a  livello di popolo, di società, di contesti inernazionali continuanoa interrogarmi come se qualcuno mi chiedesse una qualche ragione, un spiegazione. Un prete ha da fare davanti alla cattiveria delle persone: deve are una testimonianza credibile perchè chi fa il male trovi un motivo per non più commetterlo. Un prete, è vero, ha un potere ricevuto nel momento della sua ordinazione, il potere di 'perdonare'. Questo ovviamente suppone che si venga a trovare davanti al male, al peccato, ma a livello personale. Resta però quella nebbia pessante che grava sull'umanità dove il male-persona si trova a suo agio. Che può fare allora un prete? Alle volte nel prezioso ministero della riconciliazione un sacerdote di Cristo  sente  la gioia sapendo che per la misericordia di  Dio un fratello o una sorella sono tornati dal loro  Pastore che li'aveva a lungo cercati. Ecco una esperienza che un prete fa, la conoscenza della 'gioia' evangelica.Un prete di Cristo prova goia quando può perdonare nella fede della Chiesa e per il potere ricevuto dal suo Signore il 'male-persona.  Si dice che dopo la confessione un credente s sente libero, sereno, fiducioso, contento dunque...Per la verità tutti questi sentimenti li vive in prim apersona il confessore ,. Ed è di questa gioia che vorrei parlare...ma prima devo pensarci su a partire dal mio ministero al confessionale che continua anche nel tempo della pensione. A risentirci.

 

GENNAIO 2018

Ho vissuto l'ormai famoso ultimo dell'anno' non tra botti e champagne ma nel silenzio del mio eremo e ho provato una 'piccola gioia'. Mentre cominciavano nella notte i botti e la serata stava arrivando al 'clou' degli ultimi secondi mi sono ritrovato a meditare su quanto mi è stato dato in tutti questi anni all'inizio di uno nuovo, il 2018! Quanta speranza in chi scende in piazza o ascolta un concerto di cantanti famosi e sorseggia un 'brut' per dire 'benvenuto al nuovo 'tempo', il piccolo 2018! Ma il futuro pur tanto atteso è totalmente sconosciuto...Potremmo confessare tutte le nostre attese e forse anche i nostri timori e saremmo nella verità. Verrà 'quel giorno', uno dopo l'altro portando con sè le attese o le paure, la gioia o il timore trovandoci forse sorpresi...

In quella notte da calendario civile nel mio eremo invece pensavo al tempo vissuto, il sesto anno di pensionamento. Ho scoperto motivi per ringraziare chi mi ha voluto bene, chi si è preso cura di me,chi ha compreso le mie difficoltà...E' la 'piccola gioia' di quell'ultima ora del 2017! Una gioia per aver vissuto un tempo di grazia. L'ho condivisa spiritualmente con coloro che sempre mi hanno fatto sentire di non essere solo. Che potevo desiderare di più?

Forse non sono stati a leggere  e meditare la parola che il nostro arcivescovo Mario Delpini ha rivolto ai giovani convenuti in Dio nel settembre dello scorso anno. Vale la pena davvero di postare qualche passaggio del suo accorato appello ai giovani. Farà bene anche a noi....

Delpini si introduce con un domanda alla quale dà diverse risposte.

"Dove andate, mendicanti della gioia?

Noi non andiamo da nessuna parte, noi non mendichiamo più. Ci accontentiamo di molto meno. Noi sappiamo già troppo della vita: la gioia non esiste. ....

Noi non andiamo da nessuna parte, non mendichiamo più. Noi, mendicanti della gioia, corriamo in massa là dove si vende l’eccitazione di una notte, noi ci divertiamo un sacco. Ogni capriccio trova soddisfazione: non si deve cercare lontano.......

Noi, mendicanti della gioia, ci lasciamo travolgere dall’innamoramento di una stagione e ci esaltiamo per l’euforia di una avventura che chiamiamo amore. Viviamo in uno stato di passione incontenibile sperimentando d’essere importanti per lui, per lei, scrivendo messaggi memorabili e sciocchezze irripetibili, struggendoci in attesa di un incontro, di una carezza, di una parola. Siamo invasi dalla gioia. Stiamo insieme per quel tanto che dura e mettiamo nel conto che finiremo per trovarci insopportabili e farci del male. Intanto però siamo nel vortice di un’emozione e la chiamiamo felicità.

Dove andate, mendicanti della gioia?

L’ANGELO DEL SIGNORE FU MANDATO DA DIO

Vengo a visitarvi, mendicanti della gioia – irrompe l’angelo di Dio. Vengo a casa tua, mendicante della gioia. Vengo mandato da Dio, alleato della tua gioia.

Non c’è gioia, senza l’annunciazione dell’angelo mandato da Dio. Perché Dio conosce il segreto della gioia:

Non c’è gioia senza annunciazione: un angelo del Signore è stato mandato da Dio, è stato mandato per te.

Se ti trova a casa presso di te, se ti trova disponibile, l’angelo di Dio entra nella tua vita e ti porta il messaggio che gli è stato affidato da Dio.

La prima parola che ti rivolge, in nome di Dio, è: rallegrati, esulta di gioia! Dio ti vuole felice.

E la seconda parola che l’angelo di Dio ti rivolge, in nome di Dio, è: tu sei degno di essere amato, tu sei meritevole di stima, tu sei buono, buona, bello, bella, a te è stata destinata la grazia di essere figlio di Dio. Non disprezzarti, non sottovalutarti, non dire: io non valgo niente. Per te la grazia è abbondante.

La terza parola che l’angelo di Dio ti rivolge, in nome di Dio, è la vocazione santa,Non sei al mondo per caso e per niente. Il Signore è con te, per dare compimento, insieme con te, al suo desiderio di salvare tutti.

Dove andate mendicanti della gioia?"

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GENNAIO 2018

Delpini è 'originale', soprattutto è 'atuale'. Riesce a provocarci partendo dalla realtà che viviamo. Parlando a questi giovani mostra di conoscerli bene.  Sa dei loro sforzi per cercare felicità. Sa che non ne sono capaci perhè immersi nel provvisorio con tutti la loro ansia di verità. Alla fine Delpini, arcivescoivo semplice e profondo, riconosce quanto di 'bello' c'è nel cuore di tanti giovani del nostro tempo e di questa 'amara e deludente' società. Li ama chiedendo loro di andare oltre il loro mendicare la gioia, e indicand loro una via, in fondo invitandoli a mettersi in ascolto dell'annuncio che risuona sempre nel uore e nella vita di ognuno di noi. L'Annunciazione è sì esperienza della giovane ragazza Maria di Nazareth, ma è anche evento che si rinnova per ognuno di noi.....

Tutto questo mi porta a continuare la mia ricerca sulla gioia anche perchè pure io la desidero e l'attendo. So che  mi verrà data.  Anche a me  sarà rivolta  quella parola che stordisce: "rallegrati Don Pino, il Signore è con Te". Solo che essa risuona in un contesto personale che per l'età, le memorie, le scelte pare impedire che io riesca a sentire l'annuncio e così trovarmi nella gioia che viene da un  Altro! Per questo cerco di passare i giorni, fose gli ultimi, nella speranza. Desiderare la gioia è desiderare l'incontro con la sua fonte, quel Dio che si prende cura di noi sempre ....

2 LUGLIO 2018

Niente sorpresa perchè  tento di riprendere una possibile e desiderata relazione con coloro che mi hanno seguito fino ad ora da tanti anni su questo 'amabile' mio sito personale. Niente sorpresa perchè nei giorni vissuti fino ad ora ho conosciuto l'amarezza della solitudine, la paura dell'isolamento, la tristezza per la difficoltà che ancora oggi incontro nel riconoscere la mia personale situazione di salute. Non ho infatti ancora accettato di....non essere più come prima, come una volta.....Credo che il nascosto motivo di questa personale situazione di fatica nel quotidiano dipenda in gran parte proprio da questo.

Riprendo dunque, con un proposito serio, a dialogare con...qualcuno per riuscire a comprendere quanto in realtà io viva il rapporto 'umano' pur nella solitudine del pensionamento. Ma niente pianti e lamentele. Vorrei affermarlo anche per coloco che sono o in futuro saranno nella mie attuali condizioni spirituali. Il 'taedium vitae' è vero! Mi sovviene allora quando Papa Francesco ha  inviato al mondo intero  il 25 giugno scorso  inte con la sua twitter: "La fede in Gesù Cristo libera dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento, ed è la sorgente di una gioia che nessuno può toglierci". Tempo fa scrissi della gioia: confesso che in questi lunghi mesi ho fatto fatica a inserirla nel tempo quotidiano. Per la verità ho cercato di lasciarmi prendere da questo desiderato sentire: Gesù al quale ho sempre rivolto la mia orazione umile e sincera, giorno dopo giorno, ancora non occupava tutto il mio cuore. Questa parola del Santo Padre mi giunge come un rimprovero, per un verso, e come provocazione per un altro. Che altro infatti desiderare in questi ultimi anni della mia vita se non l'intenso, profondo, concreto rapporto con Gesù il Risorto?

31 luglio 2018

Ho cercato a lungo nel web qualcno che sapesse spsiegarmi in che consista la gioia. Per l'uomo di sempre e di oggi risulta essere sovente un'illusione, un evento momentaneo, alle fine un sogno. La vita semrbra che non conosca la gioia. Forse sono un poco pessimista ma l'invadenza dei mass media è tale che non riesco più a sopportare sorrisi negli spot o nei racconti 'inventati' e portati sulo schermo. Naturalmente  domina l'amore nelle sue espressioni. Nella ricerca mi sono imbattuto in un testo 'datato' nel 1911. Mi è sembrato utile alla mia ricerca. Il titolo è davvero  intrigante. La gioia e la felicità  richiedono chiarezza nel vissuto di ognuno di noi. Chissà se siamo in grado di capire quando la gioia invade la nostra piccola storia e la felicità  viene  sperimentata nel nostro vivere.

NEcco il lavoro di una riercatrice a propoosito del significato dei due termini che nella ricaduta concreta  in noi forse ci aiuta a dare più senso e valore ai nostri giorni.

 

Gioia e felicità non sono la stessa cosa

 

 Qualcosa accomuna questi concetti: entrambi hanno perso nel tempo, e soprattutto nella cultura occidentale, il loro significato originario e più profondo.

Nel linguaggio comune, la gioia è associata ad un'emozione, uno stato passeggero. Tuttavia il suo significato originario è tutt'altro che effimero, dato che la sua lontana etimologia sanscrita rinvia al termine di yuj (lo stesso da cui deriva la parola yoga), generalmente tradotto come “unione dell’anima individuale con lo spirito universale”[1]. C'è qui un senso di connessione tra il terreno e il celeste, dell’uomo con il divino e degli uomini tra loro; una dimensione sacra della gioia che si è persa nel tempo, soprattutto nella cultura occidentale. Appena il legame viene ripristinato, la gioia investe indirettamente tutti gli aspetti della vita (perché 'contribuisce' ad essi) e ci riporta al concetto di gioia di vivere come sentimento edificante avvertito da tutta la coscienza, tutte le dimensioni dell’essere. Da una semplice emozione, essa si trasforma quindi in sentimento, in stato; diventa una manifestazione della reliance  dell'anima individuale con una dimensione superiore. In questo modo la gioia invade tutto l'essere e connette 'l’alto' con 'il basso', lo spazio interno e quello esterno, il soggetto e l’oggetto, l’individuo e gli altri. La parola felicità è oggi per lo più associata al concetto di benessere e più spesso ancora, ad uno stato di benessere materiale. ..... La felicità intesa come benessere è molto alla moda oggi. Negli ultimi dieci anni, le ricerche sul tema della felicità hanno stimolato teorie e dibattiti in tutti i settori, dalla salute all'economia alle scienze sociali. "

Beh, un'idea posso farmela: la gioia è di pochi, la felicità lgata all'economia(cfr.  i comportamenti d giovani e ragazze, oggi...), pare alla portata di mano di tutti. Solo che spesso per arrivare alla felicità si deve affrontare un contesto che la rende come un frutto posto in alto su un albero>: dsponibile sì, ma dificilmente rggiungibile.

Dovrei continuare nella ricerca perchè in ultima analisi una persona oggi vive cercando nelle modalità più divrerse sia la gioia (difificile!) sia la felicità (facile)

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Ma guarda un po'! 29 agosto 2019

La solita storia. Sono passati mesi, sono successe molte cose anche tristi....e ho tralasciato di aggiornare questo sito, e quindi questa pagina sulla gioia. L'altro giorno nella meditazione quotidiana ho letto  una parola della 'mia' santa, Teresa Benedetta della Croce che mi ha condotto a scoprire l'origine della gioia che possiamo gustare nei giorni stanchi della vita, soprattutto quando si fa carica di anni. Ecco il pensiero di Santa Teresa Benedetta: "La vita interiore è la sorgente più profonda e più pura della gioia". Ogni giorno cerchiamo senza forse mai trovarla quella gioia che  tanto desideriamo. Sì, alle volte anzi frequentemente, ci illudiamo per qualche esperienza 'positiva', confondiamo la gioia spesso con il 'piacere' (non solo quello sessuale o quello della tavola, s'intende',) ma poi, quando ci tocca di essere soli con noi stessi percepiamo la delusione, e riprendiamo a cercare....Sì, forse siamo davvero cercatori di gioia. Santa Teresa con una parola illuminante ci chiede di 'rientrare' nella  nostra  intimità. Lei la chiama 'vita interiore'. Eh sì, accanto alla vita fisica, sentimentale intellettuale ci ricorda che c'è in noi un'altra vita, quella interiore che sta nel profondo di noi stessi nella purezza della nostra identità. Solo che si fa fatica a riconoscerla. Legittima dunque la domanda sulla vita interiore. Sapere cosa sia può renderci  più facile viverla e gustarla. Non oso dare un definizione e neppure una descrizione: solo  mi permetto di confessare che la ritengo il nocciolo' della mia esistenza attorno al quale si svolgono e si sviluppano le altre 'vite', quella fisica, quella morale,quella sentimentale, quella razionale, quella relazionale. Ciò significa che il rapporto con la mia vita interiore (che dovrebbe essermi sempre presente) è la sorgente più profonda e più pura della gioia della qquale sento il bisogno nei miei giorni. La gioia dunque è 'in noi'

 

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