'La discesa del Gange'

E' Lui...Mons. Hanna

Un momento di riposo: sono così tante le 'cose viste' da essere colmi di domande?

Realxe....a un tempio

L'esultanza evidente dice con quanta curiosità il gruppo sta vivendo questi 'incontri' con la realtù dell'induismo

All'altare nella cripta di San Tomaso

Mons. Hanna celebra la S. Messa, in inglese e in italiano....!

Chiesa di San Tomaso

Ci hanno acolto due suorine. In preghiera nella cripta dove si trova il 'corpo' dell'apostolo, l'avengelizzatore dell'India.

Un'angolatura della chiesa di San Tomaso

E' nuova...costruita sul luodo dove c'era la vecchia cheisa memoria della 'venuta' dell'apostolo in India

In cripta nella chiesa di S. Tomaso

Una semplice ma intima cripta custodisce le reliquie del grande evangelizzatore dell'India.

Impressionante il colonnato del tempio

Quando si entra in queste strutturee nate da una 'devozione' a divnità incompresibili ci si sente davvero in difficoltà a darne una ragione...

Il rabbino nel tempio l'ha...trovata

E lei con devozione si lascia mettere il segno rosso sulla fronte. Custodirà i suoi pensieri!

Ancora nel tempio di Kailashamatha

Sanim è bravo. Riesce a intreressare il gruppoo...del resto non si capiva nulla se non il 'grandioso' sotto i nostri occhi

Nel tempoio di Kailashamatha

Ecco l'interno del tempio, la piccola cella del dio...Ci fermiamo anche noi...cerchiamo di capire come si riesca a pregare un cosa siimile...Ma una spiegazione ci de

Con un poco di immaginazione....

il 'linha', il fallo gigantesco del dio Shiva immerso nella vagina di pietra di Parvati...! Mah!

Si rimane sempre sconcertati davanti a uno spettacolosi

Sentivo di dover dare delle risposte adomande che mi facevo davanti a testimonianze così provocanti....

In visita al tempio di Kailashamatha

Risale al VII secolo. Dicono che sia una dellemeraviglie del mondo.....

Sanim cerca di...farci capire qualcosa di questo tempio

E' scavato nella roccia e porta i segni del tempio...ma è sempre affascinante

Un bramino 'devoto'

Una piccola edicola a un dio...il bramino si inchina...sono sicuro chenel suo cuore c'è un sentimento di pietà...la sua devozione è un monito per noi?.....

Anora al tempio di Kailashamatha

E' una roccia tutta quanta scolpita....se ne parla nel racconot.

E' sera. La isita al primo tempio: stupendo impressiona

Mi sono chiesto quale potrebbe essere l'origine di una struttura religiosa così imponente. Bisogna proprio conoscere la storia dell'India....

Sempre a Mahabalipuram

A sera, con un'illuminazione davvero accurata, il grande tempio semrava guardarci con ironia....

Nei templi il personaggio principi: ilbramano o bramino

Questa persona veste secondo le regole dei bramani che risalgano almano al 1000 a.c. e ancora oggi sono determinanti nella vita sociale dell'ìindiano

Provaci anche con 'tilaha'

Chi l'ha cerca0o il bramino? Cristiana e poi Mario. Ma che devozione!

A Madras, di ritorno dalla visita al grande tempio.

Siamo a Fort St GHeorge detto anche 'Città bianca'...Visiteremo la chiesa S. Mary anglicana e la bella cattedrale cattolica.

La nostra giovane guida: Sanim

A Madras Sanim ci porta in visita al Museo dei bronzi, il più importante dell'India

All'interno del prestigioso Museo dei bronzi

Sanima inizia la spiegazione dei bronzi, vetrina per vetrina...ma faccio fatica a capire!

Sanim ci mostra una divinità dell'induismo

Siamo agli inizi del viaggio e non comprendiamo quasi nulla delle spiegazioni di Sanim

Al 'Museo dei bronzi'

Ancora uno scorcio di piano superiore del Museo...di nuovo 'sconcerto'....

Eccolo: Shiva danzante....

Sanim cerca di spiegarci la divinità. Su questo sito si può trovare a presentazione di una delle divinità più importanti dell'olimpo iduista.

In uscita dall'aeroporto di Madras

...vorrei entrare in questa società in punta di piedi, rispettoso e curioso, guardando i volti della gente---

Tra le strade dell'antica Madras...

Chennai è una città vivace e grande...ci siamo immersi in quella marea umana...

Incredibile India

...chi viaggia in India scopre la pienezza dei sorrisi, la trasparenza dei volti dei bambini....

..Siamo a Mahabalipuram, 60 Km da Madras...

...lo sguardo coglie che gli uomini vestono all'occidentale o portano un abito bianco mentre le donne..portano il sari

E' sera a Mahabalipuram....

...stiamo per antrare nel maestoso tempio...

Un festival dedicato a Shiva

I sadhu a una festa del dio shiva raggruppati per una processione al fiume. Al loro passaggio anche gli hinù si fermano rispettosi a guardarli perchè li ritengono gli 'uomini santi'.

La caotica vita delle città e dei villaggi nel Tamil Nadu.

Siamo atterrati a Cheannai, Madras....E subito l'India ci offre il suo volto. Questo video in HD mostra la vivacità degli indù,del popolo del Tamil Nadu...

Gli 'uomini santi' dell'induismo: la vita dei sadhu

Questo video documenta la vita dei sadhu, cioè degli 'uomini santi' dell'induismo e la loro ricerca del senso ultimo del loro io attraverso pratiche e riti rigidamente precisati dai bramini video docume ultimo del loro io attraverso pratiche ew riti rigidamente precisati dai bramini nei secoli. E' un video che non solo sorprende ma impressiona.

Un tributo ai sadhu

Questo video l'ho aggiunto per cercare di avvicinarci a questi uomini 'santi' e tentare di capire la loro scelta di vita.

UN''ESPERIENZA CHE TI COSTRINGE A PENSARE

PICCOLA CRONACA

DI UN VIAGGIO INCREDIBILE'

Da Lissone a Madras a Cochin

11 giorni per 'conoscere' da vicino l'India

I primi due giorni: Milano/Madras; Madras /Mahabalipuram

Mahabalipuram/Kanchipuram; Kamchipuram/Madras

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Questa prima 'parte' del viaggio in India è corredata da

* 6 slideshow. Vanno ordinati secondo il programma del viaggio. Sono fotografie di Gianni....

* 7 video che documentano i vari momenti del nostro vissutoin India

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A pensarci bene vivere quasi in un eremo i propri giorni (a causa del pensionamento....!) ti porta a rivedere con la  fantasia alimentata da una preziosa documentazione fotografica esperienze di un tempo quando il Per iniziaredesiderio di conoscere e le esigenze dell'amicizia ti ha portato in tutto il mondo. Devo dire che mi pare troppo riduttivo soffermarsi sulle foto che documentano un viaggio, un incontro, un'esperienza amicale....La verità è che ogni foto porta con sè la memoria di emozioni, di sensazioni, di pensieri e di sentimenti che la rendono 'testimone' vero di un vissuto che comunque resta tuo, e quasi sempre 'incomunicabile'.

E 'così che sto ripassando la documentazione fotografica del viaggio in India. Mi sono deciso a pubblicarla in parte sul mio piccolo sito  in due riprese: la prima relativa ai numerosi templi pagani visitati, la seconda per rivivere le emozioni di un incontro straordinario con la comunità diocesana di Alleppey, con il suo vescovo e i suoi preti, con i ragazzi della 'Little floor' una scuola cattolica della diocesi che accoglie ragazzi indù, mussulmani e cristiani  e dove si parla e si insegna solo in inglese. Intanto però mi pare doveroso presentare il piccolo gruppo di lissonesi che hanno condiviso l'emozione della scoperta dell'incredibile India.

Ho portato dentro di me per anni il desiderio di ‘rivedere’ l’India,dopo averla visitata in due occasioni. Si era trattato di  esperienze turistiche nel nord dell’India.  La curiosità mi spingeva a visitarla e lo stupore mi lasciava stordito: Nuova Delhi,  Calcutta, Madre Teresa e il suo Ospedale dei morenti, Varanasi e la gita sul Gange all’alba, al sorgere del sole, Jaipur, fino a Katmandu nel Nepal. Turismo sì ma con un una confusione di emozioni e un fiume di domande inevase a mano a mano che mi accostavo a quella cultura, a quella civiltà, a quella umanità che mi sembrava peraltro profondamente religiosa. Fino a quando, quasi al termine del mio ministero pastorale in Lissone con un piccolo gruppo della comunità parrocchiale mi sono deciso a tornare in India, non più però al Nord ma al Sud. Il programma preparato dalla mia gente, capace e intelligente, prevedeva un lungo viaggio dal Golfo del Bengala all’oceano indiano: da Madras (Chennai in indo) a Cochin e Alleppey nel Kerala. Un viaggio di oltre 700 chilometri, all’interno della regione del Tamil Nadu e del Kerala. L’abbiamo percorso su un bus caratteristico e tipico delle città indiane. Un'autista  giovane ,  bravo nella guida assurda in quel traffico spesso caotico e una giovane guida mussulmana: Sanim.

 File:Varanasi
 cremation.jpg

Varanasi, la città santa dell'induismo, sul Gange. La città che mi ha impressionato. L'ho vista all'alba al sorgere del sole mentre migliaia di indù attendevano di entrare nel fiume e farsi...baciare dal sole nascente per essere liberati dai peccati. Sulla rive guru in meditazione trascendentale e pire do venivano bruciati i cadaveri...Una piccola bimba  su un barchetta si avvicin a noi per  donarci una conchiglia con un fior di loto....e una piccola candela accesa....

A Madras ci siamo arrivati dopo un lungo volo....Ma prima di seguire città dopo città questo ‘incredibile ‘viaggio’ per esigenze mie e credo anche di chi sta leggendo questa pagina, raccolgo qualche notizia generale che permette anche di ‘vedere’ con occhi diversi le fotografie scattate dal geniale Gianni.Tre pagine  di  cronaca di giorni indimenticabili, un’altra sulla sua religione, l’induismo; una terza sui templi, qna quarta sulla straordnaria amicizia con la Chiesa di Alleppey e il suo Vescovo; infine un cenno sui meravigliosi hotel che ci hanno ospitato.

L’INDIA

File:Map India.png

Quando ero bambino posando lo sguardo sugli atlanti del tempo  mi era facile ‘viaggiare con la fantasia’ fino alla ‘mitica India’. La lettura di Salgari poi alla mia immaginazione infantile forniva  anche ‘immagini’ affascinanti che il racconto riusciva a dipingere  in me...Forse è da quei giorni che mi è nata la grande voglia di raggiungerla e di ‘contemplarla’:i miei due viaggi precedenti infatti hanno avuto nota  precisa: contemplavo senza riuscire a capire nulla di quello che passava sotto i miei occhi . Vedevo l’imponente impressionante folla in Calcutta: le persone correvano, ciascuno sembrava dovesse fare le ultime faccende della vita, il viaggio in treno che da Nuova Delhi porta a Varanasi: stipato fin sopra le carrozze, i fiori stupendi e i frutti sulle panchine all’esterno  delle stazioni,  il barcone che per  i colpi dei rematori scivolava sulle acque del Gange quando il sole stava per sorgere all’orizzonte e là sulla sponda nella classica posa della meditazione trascendentale tanti indù sotto l’ombrello sacro immobili seguivano il percorso del grande astro e poco lontano un gruppo di persone sull’argine del grande fiume bruciavano le salme lasciando nell’aria un odore acre....Non capivo, non riuscivo a cogliere l’anima di quel popolo.....Guardavo, inarrestabile nel cogliere aspetti diversi di quella esperienza così diversa, così ‘affascinante’ per altro proprio perché non ne comprendevo il senso. La vita laggiù era un’altra cosa...

Purtroppo gli impegni pastorali non mi hanno mai permesso di ‘rubare’ del tempo per approfondire le sconcertanti esperienze. Ora mi ci metto di buona vena. Il mio vissuto  permetterà di veder crescere la mia cultura e nel contempo può offrirmi motivi di spirituale gioia.

Dunque l’India. Ho fatto ricerche sul web, ma ho letto anche diversi libri e consultato enciclopedie con il proposito di ‘dire’ in sintesi ciò che è indispensabile sapere per cominciare a entrare nel mondo dell’induismo.

Mi sono chiesto qual’era l’origine del nome che da sempre indica quell’immensa  regione della terra, in Oriente, al sud dell’Asia. Il viaggio che sto cercando di raccontare si svolse infatti  al sud del grandi ‘imbuto’. Quasi mille chilometri ma solo un ‘passaggio da sud-est a sud-ovest’ poco sopra la punta del triangolo indiano. Piccola cosa a fronte  dell’immenso territorio. E ho saputo che il nome ‘India’ deriva da Indo che a sua volta   deriva dalla parola persiana Indù, dal sanscrito Sindhu, la storica denominazione locale per il fiume Indo. Nella Costituzione indiana ci si riferisce all'India anche con il termine di Bharat, anch'esso nome ufficiale con pari status. Per la verità questo denominazione mi era del tutto sconosciuta nè l’ho sentita usare durante i miei viaggi.

 
   

Quando l’aereo della Lufthansa , enorme, dopo un viaggio davvero comodo, appoggiò le sue ruote sulla pista dall’aeroporto di Chennai (Madras) , una gioia grande, intima mi prese.  Guardavo chi era con me, la mia gente. Mi chiedevo se stesse provando le medesime emozioni mie. “Ora, mi dicevo, ci sono: vorrei davvero entrare in questa società in punta di piedi,  rispettoso e curioso, attento ai particolari, guardando i volti della gente”. Sì, i monumenti mi incuriosivano. Ma erano soprattutto loro, gli indiani, vere formiche instancabili che con ogni mezzo si spostavano rapidamente, o  quei ‘buchi ‘ sui lati delle strade nei quali stava stipata merce di ogni genere....e biciclette, e motorini, e qualche macchina, e gente a piedi, con ciabatte che battevano  le strade di terra piena....con un volto sereno anche se visibile era la loro povertà.

Chennai o Madras è una vivace e grande  città, la quarta dell’India per popolazione. Di 4.300.000 abitanti, capoluogo del distretto di Chennai, nello stato federato del Tamil Nadu di cui è la capitale. Chennai è il nome attuale, in  precedenza la città aveva nome Madras. Oggi Madras è il quartiere storico al cuore della città.  Il nostro albergo dove abbiamo riposato per una notte era il ‘Tay Connemara’ accogliente, di lusso, con piscina e tutti i confort in camera.. Ma non si poteva dare al riposo un’ora in più. Così scesi dall’hotel ci siamo immersi  in quella marea umana , in cerca del primo tempio. Intanto, impressionato, vedevo correre dal piccolo bus volti e volti di indù nei loro caratteristici abiti. (Cfr. VideoTutti intenti a ‘fare qualcosa’ a vendere, a comprare, a parlare. Tanti i piccoli negozietti che vendono ogni genere di cose e con le immancabili mucche a “passeggiare” tranquille tra risciò biciclette, motorini, bancarelle e persone. La confusione era  totale, almeno così mi pareva. Credo però che l’indo si senta davvero parte di quella umanità, sente che è la sua, la vive con serenità: lo sgusciare del bus tra gruppi di persone rasentando i piccoli negozi pieni di ogni tipo di merce pareva sul momento di mettere sotto qualcuno.  Non so  come facesse, ma li ha scansati tutti, lungo il viaggio!

Il sorriso degli indiani è un mistero....Nella mia ricerca mi sono imbattuto in una bella riflessione sul sorriso degli hindi in particolare sul volto dei bambini e delle giovani ragazze, di un noto studioso francese, David Le Breton  al quale chiedo scusa se mi approfitto di lui, pubblicata sul Corriere della sera lo scorso anno (24.09.2012) . Egli scrive: Chi viaggia in India scopre la pienezza dei sorrisi, la trasparenza dei volti dei bambini o delle donne, più di rado degli uomini. Sorrisi pieni, senza riserve che sembrano emanare dallo spessore dei loro corpi, e ne fanno affiorare l'anima sul loro volto. Il viaggiatore fa allora provvista di sorrisi nei suoi bagagli, ma anche di interrogativi: perché i bambini occidentali sorridono così poco, o allora con tanta inquietudine.

 

E perché i bambini Indiani sorridono con un tale abbandono, con una tale gioia? Nell'induismo darshana è il dono della presenza del guru quando si offre ai suoi discepoli, nelle vie e nei villaggi dell'India. C'è un darshana del sorriso degli umili da cui il viaggiatore ritorna illuminato. Il sorriso dei semplici è dello stesso ordine, un richiamo tranquillo a godere del mondo, e di questo istante miracoloso in cui i volti si guardano e si riconoscono. Il fatto di esistere merita almeno un sorriso di riconoscenza senza ragione perché sarebbero troppe le ragioni da ricordare”. (Cfr. Video: India, una casa, una barca, il sorriso dei bimbi'. Ringrazio l'autore)

Cominciano dunque un ‘cammino’ dentro l’induismo. Credo sia impegnativo data la complessità della materia. Servendomi però di testi diversi, studi, enciclopedie, wikipedia, dizionari di filosofia.

Mi ha incuriosito una parola sanscrita che ho trovato nel testo precedente: darhsana.Mi sono detto: se voglio conoscere il sorriso degli hindi forse questa parola può aiutarmi. Dunque ho deciso di cominciare da questo termine......ma, poiché avvicinarsi alla filosofia dell’induismo richiede davvero uno sforzo non indifferente , una pazienza notevole e una voglia di conoscere sincera, questo  ‘cammino’ dentro l’induismo l’ho percorso  in un ‘excursus’ che titola ‘India per il sito 4’, la filosofia dell’induismo allegata al racconto del viaggio. Tuttavia qui spiego il significato della parola darhsana e la documento con una foto. Sono le scuole filosiche che derivano dai Veda (i documenti antichi dell'induismo come viene spiegato nel sito). Queste scuole filosifche esistono e prolificano anche in Italia.

 Un 'maestro' con i ragazzi: una darhsana.

Dopo aver cercato di capire ‘qualcosa’ dell’induismo come filosofia di vita (come racconto nell'excursus 2) , mi accorgo di essermi distratto dall’intenzione di raccontare i momenti che abbiamo vissuto . Stupito del sorriso degli indiani, colpito dalla frenesia del loro correre per vivere, impressionato dal caos nel quale ci siamo trovati inseriti raggiungendo in un grazioso e abbastanza comodo pulmino l’hotel prenotato, ho cercato di avviare una ricerca addentrandomi – forse fin troppo – nel misterioso mondo dell’induismo e spiegandolo, come l’ho capito’ in uno degli ‘escursus’ allegati al racconto del viaggio. Forse qualcuno potrà  perdersi per strada...Vi assicuro che se avrete la pazienza  di  leggere le pagine dell’excursus sentirete anche voi il bisogno di ‘ricercare’ mediante soprattutto  i percorsi nel web le ragioni di questa società così diversa dalla nostra e  che presenta paurose differenze sociali pur nel comune sentire religioso. Quanto con fatica avrete letto sull’induismo sarà  per lo meno utile per ‘vedere’ con occhi diversi la realtà caotica che stava davanti ai nostri occhi. Davvero vale la pena di capire almeno questi concetti iniziali che sono stati spiegati.

Una parola ancora, prima di continuare il racconto indiano, per confessare che a un certo punto io stesso mi sono reso conto che quanto raccoglievo dalla ricerca e che cercavo di tradurre in modo organico e comprensibile necessitava di introdurre nel racconto,    degli ‘excursus’ su temi precisi del vasto mondo induista, che separati dal testo principale (appunto il racconto del viaggio) potessero essere spiegati meglio,  al servizio del desiderio di capire che cresceva di giorno in giorno e a mano a mano che si prendeva coscienza della necessità di dare almeno alcune risposte essenziali, ad alcune domande, quali ad esempio: cosa sono i Veda, quali sono le divinità più importanti dell’induismo,  come si svolgono i riti  religiosi nel templi, e come sorgono ancora oggi,  i  massicci,  imponenti templi dove centinaia di divinità parevano attendere  i loro fedeli....

Questi ‘excursus’ li potrete trovare sulla  quarta pagina del mio sito ‘Incredibile India ' (documentati anche con inedite foto e video), 

Usciti dall’aeroporto, in mezzo a una folla di indù inimmaginabile che con cartelli cercava il ‘cliente’ o amici e conoscenti, o familiari ci viene incontro la giovane guida Salim, mussulmano ,gentile, cordiale, sorridente, vestito all’europea quasi elegante.

  Ci  raccoglie in gruppo, un poco stanchi per il lungo viaggio con iu bagagli a mano e  dopo le presentazioni, ci fa alcune raccomandazioni e e ci dà le prime le prime notizie al nostro arrivo. Quindi ci avviamo al pulman (sì, si tratta infatti di un pulmino di trenta posti, addobbato secondo lo stile del paese). Due gli autisti, anch’essi gentili e pronti ai bagagli, sorridenti anche loro.

Entriamo  in città, ci dirigiamo verso Mahabalipuram dove si trova l’albergo, il  Taj Cannevara che le guide internazionali dicono ottimo. Davvero stupendo, ospitale, accogliente con tutti i servizi (dedicheremo un excursus agli hotel del viaggio con sider.....). Lungo il percorso dai finestrini i nostri sguardi si posano su quella folla indaffarata, in mezzo a biciclette, motorini, macchine e piccoli bus.

 

Lo sguardo coglie  subito che gli uomini vestono o all’occidentale o portano un abito bianco mentre le donne, più o meno giovani, tutte sono coperte di vesti dai colori bellissimi Scendono lungo il corpo che viene interamente coperto mentre il loro incedere è ritto... Forse la necessità di portare pesi sul capo le costringe  a camminare quasi fosse un incedere rituale.  

Un gruppo di donne, variamente vestito con il sari.... Si noti il vestito delle piccole....

 

Nascono domande. Lì per lì non sapevamo nulla dell’abbigliamento indiano. Così ho raccolto alcune notizie nel mio ‘viaggiare nel web’ che riporto per avere qualche idea più precisa di quel tumulto umano, attraversato da rumori assordanti dei motorini e dei bus.Le donne portano un sari : è una striscia di scucito stoffa , che vanno 4-9 metri di lunghezza, che è drappeggiato sul corpo in vari stili. Ci sono vari stili tradizionali di sari: uno è proprio a Kanchipuram al Sud. Lo stile più comune è  il sari da avvolgere intorno alla vita, con una estremità poi drappeggiato sopra la spalla scoprendo il diaframma. Il sari è solitamente indossato sopra una sottoveste .  Abbiamo notato che le adolescenti vestono in modo diverso, infatti indossano una veste  adatta alla loro età e lo si vede: calzoncini fino ai piedi e una tunica che copre il busto, quasi fosse una giacca Sempre delicate nei colori.  Le donne di solito indossano sari completi. Li guardiamo passare anche perché suscitano curiosità e in parte...ammirazione. Nelle loro sgargianti vesti, il sari, sembrano tutte nobildonne anche se qualcuna, anzi più di una mostra un volto rugato dove la bellezza è sfiorita.

 

Gli uomini portano abiti leggeri all’occidentale però sono numerosi quelli che vestono il dothi, l'abito indiano più antico conosciuto. Sono indaffarati e devono vestire comodi.  E il dothi è l’abito adatto: circa 4, 50 m. di cotone leggero, alto 1 m., normalmente bianco, con una sottile bordura ed una semplice e geometrica decorazione finale  le cui abbondanti pieghe erano rette in vita da una cintura.

Oggi è largamente ancora usato dagli uomini in tutto il Paese, con meno gioco di pieghe e senza cintura, ma la maniera di indossarlo spesso indica anche la professione, la casta e/o la provenienza della persona. Qualcuno, vedendoci passare ci saluta ma sono troppo impegnati...a correre  tranne alcuni che se ne stanno seduti davanti ai loro negozi che sembrano buchi e dove  offrono ogni genere di cose per la vita quotidiana delle famiglie.

Il gioviale bus coraggiosamente guidato dal  giovane autista si dirige verso Mahabalipuram a  circa 60 chilometri da Madras.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/41/Mahishasuramarthini_Mandapam-1.jpg

Poichè  molti scrittori hanno esaltato questa città (nel 1984 la città è stata iscritta nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco) è bene conoscerla meglio con qualche notizia che, come al solito prendo da Wikipedia. Ha un'origine antichissima: già nelVII secolo d.C. era un importante centro portuale della dinastia Pallava. Fra il VII e il IX secolo qui vennero edificati numerosi monumenti che elenchiamo perchè quando ci siamo passati in visita non ne abbiamo colto il valore e l'importanza.  Il gruppoo dei monumenti in gran parte monolitici e scolpiti nella pietra costituiscono il primo stadio dell'architettura dravidica. Sono templi scavati nella roccia, bassorilievi e veri e propri templi con sculture che costituiscono un notevole esempio di arte del periodo Pallava. Se ricordo bene abbiamo visto da vicino il Thirukadalmallai un tempio dedicato al dio Visnù costruito per proteggere la città dall'oceano; la 'discesa del Gange un enorme bassorilievo all'aperto che rappresenta la discesa della dea Ganga sulla terra. Il bassorilievo viene detto anche la 'Penitenza di Arjuna'. E' l'illustrazione di un episodio di uno dei più grandi poemi epici della letteratura induista, il Mahabbarata del grande poeta Barhavi. Ne parleremo altrove; poi ci siamo soffermati nella grotta di  Warava un tempio scavato nella roccia risalente al VI secolo; il tempio della spiaggia e i Pancha Rathas (i cinque carri) che sono strutture piramidali monolitiche che prendono il nome dei cinque figli di Pandava. Pare che tutti siano stati scolpiti in un unico grande pezzo di pietra.

Il sito è talmente importante per l'India che la sovrintendenza indiana ha dato inizio alle esplorazioni subacque allargo della costa per cercare di scoprire le rovine della città sottomarina, la città delle sette pagode.  Ho visto il gruppo ascoltare con interesse la dotta spiegazione del posto da parte di Sanim, sempre pià sorpresi dell'antichità di queste straordinarie opere. Se si fa un riferimento alla nostra storia Italia e in Europa iniziavano le invasioni bbarbariche, in particolare in Italia la discesa dei Longobardi fino a creare un regno con capitale Pavia....E' qui  che ho avvertito come la 'storia' sia in realtà un vissuto 'unico umano' anche se le espressioni umane a tutti  i livelli (arte, musica, letteratura, poesia, lavoro....)  hanno caratteri tipici e originali.  Non è difficile allora capire che la redenzione dell'uomo dal suo peccato e la libertà di figli di Dio che  Cristo  ha  operato  e meritato con il suo sacrificio investa l'umanità intera.....E' un pensiero che  merita di essere approfondito per sentire che la 'comunione fra le genti' è più profonda e più vera delle apparenti divisioni storiche e culturali.

Ma...andiamo avanti.....Arrivati all’hotel ci sistemiamo  ci riposiamo un poco ai bordi della piscina interna, assai bella e ‘gentile. E cominciamo a conoscere e a gustare la cucina del ‘Tamil’. Ma è tempo di mettersi in cammino.  Ormai la sera stava per scendere e le prime ombre rendevano strana e straordinaria l’atmosfera di quella città dove si erge imponente e ossessivo l’enorme tempio. In mezzo alla gente che si accalcava in quella  prima sera di febbraio a piedi ci portiamo fino al tempio. Una sosta con il naso all’insù: davanti ai nostri occhi la struttura religiosa di un tempio dedicato al dio Vishnu, costruito dai sovrani Pallava per proteggere la città dall'oceano.  Impressionante. Nel crepuscolo quel tempio ci apparve gigantesco, ma pieno di vita. Ininterrotta una fiumana di persone passava davanti a noi che fermi ci guardavamo d’attorno sorpresi di quell’andirivieni quasi frenetico. Devoti del dio entravano a sera nel tempo per la loro devozione. Ricordo di essere rimasto stupefatto vedendo un giovane hindù entrare quasi di corsa e buttarsi sul pavimento, le braccia allargate, il visto appiattito sul pavimento, immobile, mentre la gente indifferente gli passava accanto.  Pregava. Si affidava al dio che era venuto a invocare. Ho pensato ai suoi problemi e alla fiducia che mostrava di avere nei confronti del dio Visnù. Eravamo a piedi nudi. Gli induisti si tolgono sempre le scarpe prima di entrare in un tempio e le donne si coprono il capo in segno di rispetto. Ci siamo mossi guidati da Samir dentro il tempio alla ricerca del’immagine del dio: un linga avvolta da collane di fiori, servito dai bramani nudi a mezzo busto, con un piattino in mano che contiene una polvere. Ho saputo  solo ora chela visita non ha come unico scopo la preghiera, ma anche quello di avere un darshana (incontro) con la statua che rappresenta la divinità. Si fanno offerte (prasad) di frutta, fiori e incenso, che il sacerdote presenta alla divinità perché le benedica. Dopo di che le restituisce ai donatori e segna le loro fronti con un segno rosso di benedizione, detto tilaha. Questa cerimonia si chiama puja. Successivamente i fedeli girano in senso orario intorno al sacrario interno con la mano destra rivolta verso la statua. È con questa mano che gli induisti mangiano, perché la considerano pura e pulita.

Alcuni del gruppo si sono avvicinati al bramano per farsi fare quel ‘puntino rosso’ sulla fronte. Cristiana è la prima...Lei ...rischia sempre! La visita è finita a tarda sera. Il ritorno in hotel è avvenuto fra commenti e domande...Tutta quella gente si muove perchè sente di aver bisogno dell'aiuto del dio che onora....? Una religiosità autentica? Credo di sì anche se manipolata dai bramani o sacerdoti del dio. Sono persone che attendono di conoscere,senza averne coscienza il vero Dio che li ama e li chiama a salvezza....

Gesù è venuto anche per loro....! Mi porto dentro stupore e nel contempo affetto per tutta quella gente.

Un accenno alla struttura del tempio sarà dato nell’excursus che penso di  avviare tra poco.  Ogni tempio segna un tratto di storia dell’India e ogni tempio è costruito secondo regole precise......Vedere senza capire mi sembra poco ‘nobile’, anzi quasi sciocco. Emozioni non mancano ma sono superficiali. Troppo poco davvero.

Facciamo ritorno in hotel.  Ci si parla, ci si confida: quello che abbiamo cominciato a vedere ci lascia non solo sorpresi ma ...ammirati. Ci si interroga anche sulle molte divinità viste davanti alle quali c’è sempre qualcuno che prega o offre un dono. Soprattutto c’è il ‘segno di Visnù’ (vedi excursus 5), il linga o  lingam.

Presso la religione induista, il Liṅga; (letteralmente "marchio" o "segno"; reso anche come Lingam), consiste in un oggetto dalla forma ovale, simbolo fallico considerato una forma di Śiva. L'utilizzo di questo simbolo come oggetto di adorazione è una tradizione senza tempo in India.

Qui sotto una foto che documenta la puja ossia la cerimonia che prevede il dono di offerte al bramano che poi segna la fronte del donatore con un segno rosso di benedizione detto tilaha che si cobclude con un giro del donatore in senso orario dentro ilsacrario con la mano destra verso la statua.

La sorpresa è grande. Sinceramente non avevo capito cosa significasse quel ‘segno’ che si trova dappertutto nel tempio in particolare nella cella della divinità Shiva. Poi mi fu spiegato che è un fallo inserito in una piattaforma rotonda, la vagina,  evidente richiamo all’unione sessuale. Ci deve pur essere una spiegazione razionale in questo culto che pare provenga dall’antichità,  dalla regione del fiume Indo. Una spiegazione esauriente la si potrà trovare nel sito 2. 

Il mattino ci vede tutti pronti per cominciare la visita.  Il giorno inizia presto laggiù:  gli indù , già all’alba, riempiono le strade in un assordante traffico disordinato . Ci si muove con difficoltà. Ma il nostro autista è davvero bravo: si dirige da Mahabalipuram a Kanchipuram, una città capoluogo del Tamil Nadu di oltre 150.000 abitanti. C’è da vedere altri due templi, quello di Kailashanatha e quello di Ekanbaranathar.

Il tempio di Kailashanatha è il più antico tempio di Kanchi, eretto all’inizio del sec. VIII.

 

E’  dedicato a Siva rappresentato come nataraja  in molte pose.  Belle le sculture di animali ma il tempio  è costruito in arenaria e, nonostante i restauri, certe statue sono danneggiate. Ci inoltriamo, quasi timorosi. All’interno del tempio uncontinuo andirivieni di indù, in particolare di donne vestite col sari. Nelle nicchie le statue che mostrano Shiva in pose diverse. La nicchia del linga.Ci fermiamo per comprendere. Qualcuno sorride. Ma tutto il tempio è dedicato a Shiva. E gente che sosta, con le mani giunte e il capo chino. Mi sento un estraneo lì dentro: non capisco come si possa avere una relazione spirituale, comunque umana, con simboli così incomprensibili. Eppure chi si mette in preghiera qualcosa deve sentire in se stesso, qualcosa deve chiedere al dio che invoca....Il gruppo segue con crescente curiosità le spiegazioni che Samir cerca di dare, anche se il richiamo continuo a nomi e vicende indiane ci rendono ancor più incomprensibile quello che sta davanti a noi.

Un’altra sorpresa. Ma Samir spiega. Ci troviamo davanti  a Nandi, che nel pantheon della religione induista, è il nome della mitica cavalcatura di Shiva. Si tratta di un toro di colore bianco (simbolo di purezza), le cui quattro zampe rappresentano la Verità, la Rettitudine, la Pace e l'Amore.

Più che un semplice veicolo, Nandi si può considerare il costante e immancabile compagno di Shiva in tutti i suoi spostamenti; tant'è che in qualsiasi tempio dedicato a Shiva, di fronte al santuario principale, la presenza di una scultura di Nandi è una delle caratteristiche essenziali. Nel corso dei secoli Nandi ha acquisito un'importanza sempre maggiore, fino ad entrare nel pantheon induista come divinità a sé stante; infatti sono presenti in India vari templi dedicati esclusivamente a lui.

Nella simbologia induista, il toro simboleggia sia la forza che l'ignoranza; il fatto che Shiva utilizzi il toro come veicolo, rappresenta l'idea che questa figura divina rimuova l'ignoranza e allo stesso tempo conceda la forza della saggezza ai suoi devoti.

Inoltre il toro è chiamato Vrisha ; questa parola può assumere anche il significato di "Dharma" (lett. Rettitudine); ragion per cui, la raffigurazione di un toro accanto a Shiva sta ad indicare che, ovunque sia presente Dio, sono presenti anche rettitudine, purezza e giustizia.

Si cammina dentro il grande tempio. Ci sono i bramana  ai quali qualcuno di noi si avvicina per farsi mettere il bindi sulla fronte.

Il  bindi che vuol dire "goccia, particella, punto" è una decorazione per la fronte, indossata dalle donne dell'Asia del Sud (particolarmente in India).Tradizionalmente è un punto di colore rosso applicato al centro della fronte e vicino alle sopracciglia, ma può essere anche un pendente o un gioiello.

Il suo utilizzo storico indicava l'età dell'indossatrice, il suo stato civile, religioso ed etnico[, anche se con il passare degli anni il bindi ha cominciato ad essere indossato dalle donne asiatiche per una questione estetica, ed indifferentemente dal suo originale significato. L'area fra le sopracciglia (dove viene posizionato il bindi) viene considerata il sesto chakra, ajna, la sede della "saggezza nascosta". Questo chakra è il punto di uscita per l'energia Per tale ragione, si crede che il bindi posizionato in quel punto possa trattenere l'energia. Mario è compreso: sa ciò che deve chiedere al bramino. Vuole trattenere ...la poca energia che gli rimane? Anche il bramino pare sorpreso!

Finita la visita a questo tempio la guida ci accompagna sempre gentilmente spiegandoci il  significato di ciò che vediamo al tempio di Ekanbaranathar.

 

E’ il tempio più bello della città santa.  Si rimane davvero stupiti. Il gruppo si ferma all’ingresso e contempla quella massa di figure che ricoprono  tutto il tempio.da cima a fondo. All’interno ci deve essere anche un centro di lavorazione della seta. E’ la seta per il sari delle donne indiane.. Le donne sedute contrattano. Lo fanno anche le nostre donne. Uscendo qualcuno sosta accanto a una donna che offre povere ghirlande di fiori. Ovviamente per il turista. Non certo per la devozione.

Si rimane davvero affascinati sia dall’imponenza dell’edificio come dalle figure che lo decorano. Sono tutte divinità? E’ un forte richiamo dunque a un Altro? Ma nell’induismo un dio personale non esiste. Ci sono è vero tante divinità ma ognuna, a quanto pare, esprime una particolare relazione con l’umano. Vien voglia di dire che queste divinità sono l’espressione dell’uomo, quasi una raffigurazione di ciò che c’è in ogni essere umano...E’ così? Devo proprio, mi sono detto, capire qualcosa di questo, al mio ritorno. Così è stato: ho cercato  su enciclopedie, su trattati di autori famosi (Cfr. La storia dell’india di Tucci , la filosofia dell’induismo di      , Le divinità indiane di E. Schleberger, Miti e dei dell'India di Alai Danielou), sul web, parola per parola, su trattati diversi. Quello che sono riuscito a capire si trova in questo sito ma alla pagina ‘Incredibile India 3’. E’ un’impresa quasi impossibile. Posso confessare che mi è costato molto ordinare le idee per cercare  una sintesi che permetta di intendere la variopinta, contraddittoria eppure unica dottrina dell’induismo. Come davanti a  questo tempio, si ha l’impressione di un caos anche intellettuale che procede da millenni fino ai nostri giorni. Credo che bisogna viverci per capire.

Comunque  non posso fare spallucce davanti a ciò che vedo. Una società impostata su uno stile di vita, su una filosofia, su una religione (?) totalmente diversa dalla mia. Noi occidentali rimaniamo stupiti. Credo invece che se gli indù dovessero trasferirsi in occidente non si farebbero tante domande.  Saprebbero vivere all’occidentale senza tanti problemi. La loro visione della vita li rende capaci di accedere ai nostri paesi facilmente . Ma quella società, quel paese, almeno quanto abbiamo visto, lasciano un segno in chi ci passa con il desiderio di conoscere...

Spero che la mia gente  abbia attraversato l’India del Sud, dal Tamil Nadu al Kerala con questo sincero proposito di capire, di conoscere e non solo per diletto turistico.  

Dopo tante emozioni (e inevitabili domande per dare risposte a ciò che riusciamo a vedere senza capire!) ci rimettiamo in corsa sempre sul nostro ‘pullmino ‘ che sfreccia tra la disordinata folla e passando di villaggio in villaggio arriviamo di nuovo a Madras dove l’aereo della Lufthansa ci aveva lasciato. C’è da vedere ancora qualcosa di straordinario Soprattutto dobbiamo muoverci per poter celebrare la S. Messa.

A Madras c’è la cattedrale di S. Tommaso apostolo. E’ lì che ci rechiamo. La cattedrale è davvero maestosa e si staglia sopra i palazzi e la case della zona. Ci siamo domandati come è possibile che l’apostolo Tommaso, l’incredulo alla notizia della resurrezione del Maestro, quello che poi mise la sua  mano nel costato del Cristo  Risorto sia arrivato per davvero a Chennai... La storia è lunga da raccontare: Ricordiamo solamente ciò che i cristiani dell’India pensano di quel luogo e della presenza delle reliquie dell’apostolo. Quando i portoghesi giunsero a Mailapur, trovarono  una chiesa dedicata a San Tommaso in rovina, ad eccezione della piccola cappella che conteneva la tomba. Nel 1523 i portoghesi operarono un primo scavo nelle fondamenta della basilica denominata «casa di San Tommaso» (meta di pellegrinaggio dei cristiani dell'India) dove, secondo la tradizione, si trovava la tomba dell'apostolo. Venne ritrovata una sepoltura a parecchi metri più in basso rispetto al livello attuale dell'edificio, senza che fosse possibile però stabilire una datazione certa. Pochi metri più in là fu ritrovata parte di una pavimentazione: in base al tipo di ceramica usato fu possibile datare il livello al I secolo d.C.

Ricostruirono la chiesa, ma in scala più piccola. Questa chiesetta si mantenne in buone condizioni fino alla fine del XIX secolo. Tuttavia quattrocento anni di usura e di logoramenti hanno richiesto un certo prezzo. La struttura costruita dai portoghesi aveva bisogno di restauri. Nel 1893, sotto il vescovo Henrique Jose Read De Silva di Mailapur, il complesso fu demolito e venne costruita l'attuale cattedrale, mantenendo la tomba di San Tommaso al centro di un impianto architettonico in cui la torre più piccola si trova esattamente sopra la tomba.
Il luogo in cui è situata la tomba di San Tommaso è considerato un terreno sacro. Il 26 dicembre 2004, quando lo tsunami investì vaste zone dell'Asia, la costa Chennai fu una delle aree interessate. Sebbene la cattedrale di San Tommaso si erga praticamente sulla spiaggia, essa non fu colpita ed alcune migliaia di persone vi trovarono riparo per giorni. Inoltre non morì alcuna persona fra le migliaia di indigenti che vivevano nelle vicine capanne. L'acqua penetrò profondamente all'interno del territorio e attraversò la strada a nord e a sud del santuario, ma non toccò il complesso della chiesa.
Mentre non capiamo  come la zona abbia potuto così miracolosamente sfuggire al pericolo, molti abitanti di quei luoghi attribuiscono questo evento alla protezione di San Tommaso. Infatti esiste una sorta di asta, un sottile tronco d'albero, piantata in tempi remoti fra il luogo della sepoltura e il mare: la convinzione popolare tramanda che essa fu posta lì dallo stesso Tommaso a significare che "il mare non valicherà questo segnale". Sarà anche una leggenda, ma sta di fatto che tutti gli abitanti della costa, nelle vicinanze della cattedrale che ospita la tomba del Santo, furono salvati dalla furia delle acque.

Entrati nella cattedrale, davvero ordinata e signorile ci portiamo alla cripta del santo dove Mons. Hanna cerca ....‘disperatamente’  di provvedere al necessario per la liturgia. Trova il lezionario e il messale, ma  in inglese.  Mi rendo conto che potrà celebrare lui solo: e sarà così. Inglese, italiano tradotto sul momento e la Messa nel raccoglimento di tutti viene celebrata nella basilica dell’apostolo, anzi nella cripta-cappella. C’era per noi  anche un suorina della Cattedrale che ha fatto di tutto per darci la possibilità di celebrare. La cripta è davvero molto bella, intima fatta apposta per il silenzio e il raccoglimento. A pensare che appena fuori c’è il convulso traffico di Chennai e l’afflusso di gente nel vicino tempio di Kapaleeswara.

Riprendiamo la visita di Chennai. Arriviamo nel  pomeriggio al ‘Museo dei  bronzi’.

Una parola su questa visita che ci ha tenuto occupati alcune ore, affascinati dalla raccolta di divinità induiste messe in ordine nelle vetrine del museo. E’ il Government Museum, allestito in una serie di edifici costruiti dagli inglesi e noti con il nome di Pantheon Complex. In uno di essi è situata la galleria dei bronzi ICICI, con una collezione di arte chola molto bella e ben presentata. Fra i reperti di maggiore pregio ci sono il bronzo di Ardhanariswara, cioè l’incarnazione androgine di Shiva e numerose rappresentazioni di Natesa o Nataraja, cioè lo Shiva danzante con quattro braccia che calpesta un demone.

 

 

Ardhanariswara, l'incarnazione androgina di Shiva (in alto) ) e lo Schiva danzante q(qui sopra)

Chiedo scusa a questo punto della mia piccola cronaca di un viaggio ‘incredibile’ perché ritengo utile sapere qualcosa di più di questa ‘arte  ‘chola’ che ci ha lungamente interessato visitandone un museo tra i più importanti dell’India. Il termine chola indica una regione, uno stato del Tamil, una dinastia della quale si parla già dal 3 secolo a.C., Ma ci vollero circa mille anni perché nell’846 Vijayalaya Chola riuscisse a conquistare la città di Tanjore dando vita alla dinastia che ebbe un ruolo preminente nel panorama politico dell’India .   Sotto la dinastia dei Chola si ebbe ilmassimo apogeo delle maggiori manifestazioni artistiche prime fra tutte l’architettura, la scuyltura e l’oreficeria. A nostra guida al Museo dei bronzi, davvero paziente ha cercato di spiegare le opere raccolte  ed esposte. Shiva danzante o Natesa o Nataraja

Non ho capito proprio niente, lo confesso. Anche  gli altri del gruppo seguivano curiosi ma  con crescenti interrogativi la colta spiegazione dei bronzi esposti. Ho cercato, allora, anche a questo proposito di capire perché quest’arte è così importante in india. Ho così scoperto che ogni pezzo era unico, non replicabile poiché gli artisti  avevano adottato la tecnica della cera persa che permette di ultimare la statua solo dopo aver spezzato la matrice nella quale la lega di rame e stagno viene colata dopo la fusione.. Aiutandosi con la fiamma l’artista realizzava con la cera le varie parti della statua: testa, torso, mani, piedi, attributi. L’immagine definitiva veniva poi rifinita con estrema accuratezza tanto da poter distinguere le perle dalle collane, il motivo del tessuto e anche le ciocche dei capelli. L’artista poi avvolgeva in un guscio di argilla la figura. L’insieme veniva cotto, la cera si scioglieva lasciando una matrice cava nella quale veniva versato il bronzo fuso chiamato ‘pancha-loha’ cioè ‘cinque metalli’ perché la lega oltre che dal rame e dallo stagno era composta di zinco, oro e argento. L’artista poi rifiniva la statua asportando il metallo in eccesso. Uno dei soggetti più diffusi era propria la rappresentazione del dio Siva Nataraja, il signore della danza.

Può essere che questa descrizione del processo artistico che ci ha donato preziosi eleganti raffinati esemplari unici delle divinità, abbia stancato qualcuno. Ma ciò che sorprende è  venire a sapere che a quell’epoca, in India, c’erano artisti di straordinaria abilità al di là delle fantastiche rappresentazioni della divinità indù. Siamo intorno al 9 secolo  d.C.!

La sera sta per scendere. Manca ancora una visita. Si tratta del tempio di Kapaleeswara sempre in Chennai, nel sobborgo di Mylapore.

Kapaleeshwarar è un tempio di Shiva, costruito intorno al 7 secolo d.C. ed è un buon esempio di architettura dravidica.

 

Anche in India al vespero la gente scende per strada. Per raggiungere il tempio, in mezzo a una folla di persone affaccendate voltato  un angolo di una povera casa, ce lo vediamo davanti imponente, illuminato. E’ una struttura  di 37 metri di altezza posto in un’ insopportabile  strada. Non ricordo bene ma credo di aver visto le sculture in bronzo dei 63-Shaivate santi, che sono trasportati, durante il festival Aruvathumoovar, che si tiene in marzo-aprile. La gente vi entra e esce in un andirivieni che sconcerta: vanno a onorare il dio, lo cercano e si affidano a  lui, il ‘benevolo’. E’ curiosa la storia  che riguarda questo tempio. Perché  si chiama Kapaleeswara? C'è un episodio interessante alle spalle. Una volta Brahma non volle rendere omaggio a Shiva e Parvati quando li ha incontrati a Monte Kailash. Shiva si arrabbiò con il comportamento irrazionale di Brahma e  strappò uno  delle teste di Brahma per dargli una lezione. Brahma  spaventato e pentito per il suo atto, scese subito a Mylapore e vi istallò un lingam di piacere a Shiva, iniziando il rituale propiziatorio .

Fu in questo tempio che vidi entrare di corsa un giovane e gettarsi davanti a noi sul pavimento con le braccia aperte e rimanervi a lungo: pregava di certo, forse stava dicendo al dio di aiutarlo. Un uomo come me....che porta nel suo intimo non tanto il desiderio di Dio, ma il bisogno del suo aiuto per le delusioni, i problemi, le difficoltà del suo quotidiano!

E’ ormai la sera  della terza giornata del viaggio.  Le emozioni sono state tante, soprattutto avvertivo il bisogno di  capire bene ciò che osservavo attentamente durante le soste, seguendo le intelligenti spiegazioni di Sanim.  Ero in viaggio sulle strade affollate dell’India del Sud. Ero solo un turista? ‘Guarda e passa...’? Oppure devo lasciarmi interrogare soprattutto dagli atteggiamenti religiosi di questa gente che mi diventava sempre più amica....Gentili sempre, sorridenti...Non pesavano  neppure le insistenti richieste dei soliti venditori di souvenir o di cartoline, davanti ai templi....

Dovevo cercare di essere ‘un viaggiatore’ e lasciare che l’universo che mi si presentava davanti, natura e umanità entrassero nella mia intimità per sospingermi alla riflessione.

La voglia di riposare in un elegante albergo – il “Taj Cannemara” era...sincera. Ovviamente dopo una cena ‘all’indiana’. Per la verità l’albergo aveva la cucina internazionale, ma nei cibi si avvertiva la presenza di quelle ‘spezie’ che presto riconosceremo nel grande parco nazionale di Pariyar. Così fu La notte mi sorprese presto e il riposo fu sereno...non ho neppure sognato l’India!

 

 

 

FINE DELLA PRIMA PARTE

 

 

 

Questo racconto davvero senza pretese, scritto ad uso e consumo personale, può essere comunque riletto, sul mio sito personale: www.sacerambro.it. Si clicchi, sulla strisciata a sinistra , quasi un indice su ‘Incredibile India’. Si aprirà una finestra sempre sulla striscia. Si clicchi: “Incredibile India 1”. Lì troverete tutta la documentazione fotografica e interessanti video che mostrano eventi, riti, vita sociale,personaggi...dell’India moderna.”

 


Incredibile India. Immagini di un viaggio incedibile

Da Lissone l'enorme aereo ci portò a Dubai un gagantesco aeroporto impressionante...Un gruppo sosta...gustando qualcosa del posto..In attesa dell'aer

Incredibile india

Quando l'aereo degli Emirati dopo un viaggio davvero comodo appoggiò le sue ruote sulla pista...

In uscita dall'aeroporto di Chennai

Il gruppo, attraversato un'enorme folla in attesa, si sposta all'esterno

A Madras, verso il pulmino...

In uscita Mons. Hanna si accompagna alla giovane guida del lungo viaggio:....

Sono in India!

Anch'io con il mio bagaglio esco dall'aeroporto. Scrivo che ero intimamente emozionato.....

Tempio di Kapaleeswara.in Madras

Gianni documenta nel suo 'album fotografico ciò che abbiamo visto la sera del secondo giorno in india al ritorno in Chennai.....Angoli di questo tempio dedicato a Shiva adorata con il segno de linga sono impressi nella nostra memoria....