La storia di un giovane da discoteca divenuto prete.

Questo giovane prete che viene dalla 'malagioventù' (sballo, droga, alcool, libertà assoluta...) mi ha quasi 'costretto' a pregare per Lui. Dia per una vita intera testimonianza a Cristo in mezzo ai giovani portandoli per lo meno a conoscerLo!

La vita. Riflessione e video

Domenica 3 febbraio 2012 nella Chiesa italiana si è celebrata la 'Giornata per la vita'. E' un appuntamento atteso nelle comunità cristiane. Nascono iniziative diverse mentre si afferma l'intoccabilità della vita anzi il dovere assoluto di provvedere alla sua piena realizzazione e nel contempo quando essa viene meno alla sua difesa. Mi capita di incontrare mamme in attesa.Non quele che mostrano con ostentata saccenteria il segno della  loro  gravidenza. Serve solo per alimentare i gossip di certi giornali che non hanno rispetto per niente e per nessuno. Ma mamme che vivono l'attesa. Sognano il volto della loro creatura l'osservano dal medico quando  le mostra il piccolo nell'intimità della sua persona, tabernacolo della vita. E rimango commosso. Penso a mia madre quando mi portava in seno e penso al suo sacrificio perchè io, figlio suo, creatura nata da lei, potessi crescere in umanità e nella fede che mi aveva trasmesso Penso a Lei con animo grato e al suo coraggio quando seppe di attendermi. Il suo terzo figlio.....Allora si parlava poco di aborto ed era proibito per legge, quando la legge era  al servizio della verità e del bene. Anche se di certo l'aborto clandestino c'era, vera piaga di un tempo 'povero' di  tesori ma ricco di sacrificio nell'amore.

E dell'aborto si è parlato anche in questa domenica a motivo, credo, dell'assuefazione che a partire da quell'anno infausto, nella società italiana è stata inserita la legge che ha stravolto la vita di donne e di famiglie, causando dolori e rimorsi per tutta la vita....Il rischio tremendo di abituarsi a dare la morte anzichè accogliere la vita! Si è parlato nel messaggio dei vescovi che per l'occasione hanno inviato alla comunità ecllesiale italiana, ovviamente completamente dimenticato dai massmedia.  Si parla dei soldi alla TV. Solo dei soldi con promesse addirittura ridicole e con programmi che neanche sfiorano i temi etici, autentici valori urgenti perchè la società italiana nella sua crisi economica possa avviarsi a risolverli.

Il messaggio dei Vescovi tratta proprio della vita  davanti al penoso stato in cui versa il nostro paese e al suo futuro incerto...Ne ho parlato anch'io nelle liturgie che ho celebrato qui al 'Lazzaretto' nella parrocchia della,BeataVergine Addolorata.  Un'assemblea molto attenta ha accolto questa mia parola che qui riporto perchè mi sembra possa in qualche modo offrire motivi di riflessione:"

"Chiudo con una parola sul tema della vita poiché oggi la Chiesa italiana celebra la Giornata della vita’. Il pensiero che vi lascio lo prendo direttamente dal messaggio dei vescovi. Esso fa riferimento alla situazione sociale ed economica nella quale ci troviamo e che in questa campagna elettorale accende in modo alle volte insopportabile scontri ‘villani’ indegni di persone che stanno cercando di arrivare al potere per il bene comune. Scrivono i vescovi “La disponibilità a generare ancora ben presente nella nostra cultura e nei giovani è un tutt’uno con la possibilità di crescita e di sviluppo: non si esce da questa fase critica generando meno figli o peggio ancora soffocando la vita con l’aborto. Bensì facendo forza sul dono grande di trasmettere la vita proprio in una situazione di crisi. Donare e generare la vita significa scegliere la via di un futuro sostenibile per un’Italia che si rinnova: è questa una scelta impegnativa ma possibile che richiede alla politica una gerarchia  di interventi e la decisione chiara di investire risorse sulla persona e sulla famiglia credendo ancora che la vita vince, anche la crisi”.In questi giorni seguendo la TV non ho mai sentito parlare di questi problemi etici, né della famiglia se non per del matrimonio gay, né della vita, né dell’età perduta. Sento parlare solo di denaro. Di scandali, di recondite trame di potere, di promesse mirate solo al benessere economico....Quando ci spiegheranno che nei loro programmi elettorali i temi etici non mancano  anzi sono prioritari?"

Allego a questo 'schizzo mentale' una documentazione video youtube' che ho trovato nella mia navigazione sul tema dell'aborto. E' la testimonianza scioccante di una ragazza sopravissuta all'aborto. Ringrazio un confratello che non conosco, Don Mario, che l'ha inserita nel grande mare dei video.Vale la pena di leggerla attentamente. Sconvolge davvero!

...............................

29 giugno 2015

La “Rosa Bianca”, la resistenza cattolica al nazismo

La rosa bianca

Oggi, 22 febbraio, ricordiamo l’uccisione dei principali componenti della “Rosa Bianca”, la cosiddetta “resistenza pacifica” al nazismo, che vennero arrestati, processati e condannati a morte mediante decapitazione nel 1943. Il gruppo era formato da un gruppo di studenti ventenni: Hans Scholl, sua sorella Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell, Willi Graf, ai quali si aggiunse il professor Kurt Huber.

Sono stati recentemente ricordati dal quotidiano “Il Garantista” (ovvero ciò che è riuscito a sopravvivere del quotidiano “Liberazione”, l’organo di stampa ufficiale di Rifondazione Comunista), peccato che nelle due pagine celebrative in cui si sono descritti approfonditamente i protagonisti del gruppo, mai è stato ricordata -nemmeno di passaggio- la loro profonda fede cristiana e cattolica, che fu anche ciò che li spronò nella coraggiosissima e quasi isolata sfida al nazismo. fu un movimento nato dall’amicizia tra alcuni studenti dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco che, tra il giugno del 1942 e il febbraio 1943, aiutati da alcuni sacerdoti cattolici, decisero di opporsi in modo cristiano e quindi nonviolento al regime della Germania nazista. La pagina Wikipedia che li riguarda è stranamente realizzata molto bene: essi credevano in un’Europa federale che aderisse ai principi cristiani di tolleranza e giustizia, appellandosi all’intellighenzia tedesca anche attraverso a volantini che vennero distribuiti in migliaia di copie. Erano legati a molti movimenti cattolici, in particolare erano amici di Otto Aicher tra i leader del quartiere cattolico Söflingen, sede di una forte resistenza cattolica al nazismo animata dal parroco Franz Weiss. L’ispirazione venne anche da “Quickborn” (Sorgente di vita), movimento cattolico guidato dal celebre teologo Romano Guardini. La maggior parte di loro era di fede protestante ma queste amicizie e la lettura degli autori del rinnovamento cattolico francese sarà alla base del progressivo avvicinamento al cattolicesimo. Ad ispirare l’idea dei volantini distribuiti clandestinamente, inviati per posta o messi nella buca delle lettere, furono anche le prediche fortemente critiche al nazismo (concordate con Pio XII) del vescovo Clemens August von Galen, nominato da Pio XII nel 1943 a prelato domestico di Sua Santità ed elevato a cardinale nel 1946.

Il 5 febbraio 1996 Franz Josef Mueller, membro della Rosa Bianca, sopravvissuto alla decapitazione e liberato dal carcere dagli americani, spiegò: «Il nostro gruppo di giovani ricevette impulsi determinanti per opera di tre giovani sacerdoti cattolici. Nella scuola non c’era la lezione di religione, ma noi ci incontravamo in privato, si può dire in gran segretezza, di notte, utilizzando gli ingressi posteriori. Il gruppo era costituito da quasi 20 giovani che non si esercitavano contro il nazionalsocialismo bensì nella lettura». Il movimento cercava anche rapporti con i prigionieri che arrivavano in Germania, dando loro conforto: « Con questi uomini, che secondo l’ideologia nazista provenivano da razze inferiori, cercavamo contatti: per primi con i polacchi, che erano persone molto gentili. Discutevano con noi, erano cattolici come noi, venivano con noi in chiesa alla domenica. Erano persone straordinariamente cortesi, sedevano a tavola con noi, e a Natale ricevevano regali; li trattavamo da persone».

Per chi volesse conoscere meglio la “Rosa Bianca” consigliamo il bellissimo film di Matt Rothemund, girato nel 2005, molto fedele ai fatti e chiamato appunto “La rosa bianca – Sophie Scholl”. I fratelli Scholl e Cristoph Probst vennero arrestati e processati a Monaco il 22 febbraio 1943, Christoph volle ricevere il battesimo, la comunione e l’estrema unzione dal cappellano Heinrich Sperr, scrivendo alla madre: «Ti ringrazio di avermi dato la vita. A pensarci bene, non è stata che un cammino verso Dio». «Fra pochi minuti ci rivedremo nell’eternità», disse ai suoi amici pochi istanti prima di morire. La piazza dove è ubicato l’atrio principale dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco è stata chiamata Geschwister-Scholl-Platz in memoria di Hans e Sophie Scholl.

 .........................

Da Wikipedia

 Rosa Bianca

 

« Uno spirito forte, un cuore tenero »

(motto ideato da Sophie Scholl)

.

La Rosa Bianca (in lingua tedesca: Die Weiße Rose) è stato un gruppo di studenti cristiani che si oppose in modo nonviolento al regime della Germania nazista. Il movimento fu attivo dal giugno 1942 al febbraio 1943, quando i principali componenti del gruppo vennero arrestati, processati e condannati a morte mediante decapitazione.

 

Storia

Operativo a Monaco di Baviera, il gruppo pubblicò sei opuscoli, che chiamavano i tedeschi a ingaggiare la resistenza passiva contro il regime nazista. Un settimo opuscolo, che potrebbe essere stato preparato, non venne mai distribuito perché il gruppo cadde nelle mani della Gestapo. Il gruppo era composto da cinque studenti: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, tutti poco più che ventenni. A essi si unì un professore, Kurt Huber, che stese gli ultimi due opuscoli.

Sebbene i membri della Rosa Bianca fossero tutti studenti all'Università Ludwig Maximilian di Monaco, avevano anche partecipato alla guerra sul fronte francese e su quello russo, dove furono testimoni delle atrocità commesse contro gli ebrei e sentirono che il rovesciamento delle sorti che la Wehrmacht soffrì a Stalingrado avrebbe alla fine portato alla sconfitta della Germania. Essi rigettavano la violenza della Germania nazista di Adolf Hitler e credevano in un'Europa federale che aderisse ai principi cristiani di tolleranza e giustizia. Citando estensivamente la Bibbia, Laozi, Aristotele e Novalis, così come Goethe e Schiller, si appellarono a quella che consideravano l'intellighenzia tedesca, credendo che si sarebbe intrinsecamente opposta al Nazismo. La loro ideologia si era formata seguendo le tesi del Quickborn (Sorgente di vita), un movimento cattolico guidato dal sacerdote d'origine italiana Romano Guardini [1] ed era stata influenzata oltre che dal parroco di Söflingen (un quartiere di Ulm in cui era presente una forte resistenza cattolica al nazismo) Franz Weiss anche da Carl Muth e Theodor Haecker, due intellettuali cattolici anti-nazisti, il cui pensiero influenzerà molto le scelte di resistenza pacifica del gruppo. [2] Questa, secondo i loro piani, doveva attuarsi attraverso la distribuzione di volantini in luoghi pubblici, il cui contenuto avrebbe dovuto risvegliare la coscienza del popolo tedesco.

In un primo momento, gli opuscoli vennero spediti in massa verso differenti città della Baviera e dell'Austria, poiché i membri ritenevano che la Germania meridionale fosse più ricettiva nei confronti del loro messaggio antimilitarista. In seguito a un lungo periodo di inattività, dopo il luglio 1942, la Rosa Bianca prese una posizione più vigorosa contro Hitler nel febbraio 1943, distribuendo gli ultimi due opuscoli e dipingendo slogan anti-hitleriani sui muri di Monaco, e addirittura sui cancelli dell'università. Lo spostamento delle loro posizioni risulta ovvio dalla lettura dell'intestazione dei loro nuovi opuscoli, sui quali si leggeva "Il movimento di resistenza in Germania".

Il sesto opuscolo venne distribuito nell'università il 18 febbraio 1943, in coincidenza con la fine delle lezioni. Quasi tutti i volantini vennero distribuiti in luoghi frequentati, Sophie Scholl prese la coraggiosa decisione di salire in cima alle scale dell'atrio e lanciare da lì gli ultimi volantini sugli studenti sottostanti. Venne individuata da un bidello nazista che la bloccò e la consegnò assieme al fratello alla polizia di regime. Gli altri membri attivi vennero subito fermati e il gruppo, assieme a tutti quelli a loro associati, venne sottoposto a interrogatorio da parte della Gestapo. Gli Scholl si assunsero immediatamente la piena responsabilità degli scritti sperando, invano, di proteggere i rimanenti membri del circolo; i funzionari della Gestapo che li interrogarono rimasero stupiti per il coraggio e la determinazione dei due giovani (la Gestapo torturò Sophie Scholl per quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio 1943[3]).

I fratelli Scholl e Probst furono i primi ad affrontare il processo, il 22 febbraio 1943 presso il Volksgerichtshof («tribunale del Popolo»), un tribunale politico speciale presieduto da Roland Freisler. Nel corso di un breve dibattimento, durato cinque ore, furono reputati colpevoli e ghigliottinati il giorno stesso. Le motivazioni della sentenza furono le seguenti:

« Gli accusati hanno, in tempo di guerra e per mezzo di volantini, incitato al sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti, e al rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo, hanno propagandato idee disfattiste e hanno diffamato il Führer in modo assai volgare, prestando così aiuto al nemico del Reich e indebolendo la sicurezza armata della nazione. Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte.[4] »

 

Gli altri membri chiave del gruppo, processati il 19 aprile 1943, furono anch'essi trovati colpevoli e decapitati nei mesi successivi. Amici e colleghi della Rosa Bianca, che aiutarono nella preparazione e distribuzione degli opuscoli e raccolsero fondi per la vedova e il giovane figlio di Probst (Probst aveva tre figli, di cui uno appena nato), vennero condannati al carcere con una pena oscillante tra i sei mesi e i dieci anni. Nel complesso a Monaco e Amburgo furono condannati a morte quindici appartenenti al gruppo e trentotto alla carcerazione. Questi ultimi alla fine della guerra furono liberati dalle truppe americane. Durante il nazismo il Volksgerichtshof da solo condannò a morte cinquemilatrecento persone.[3]

Influenza culturale e politica

Con la caduta del regime nazista, la Rosa Bianca divenne una rappresentazione della forma più pura di opposizione alla tirannia, senza interesse per il potere personale o l'autocelebrazione. La loro vicenda divenne così popolare che il compositore Carl Orff (che era rimasto in Germania durante la guerra) sostenne, per fugare da sé i sospetti di collusione con il regime nazista di fronte agli alleati che lo interrogavano, di essere stato uno dei fondatori della Rosa Bianca e venne rilasciato. Benché fosse personalmente in contatto con Huber, non ci sono prove che Orff fosse stato in alcun modo coinvolto nel movimento e probabilmente fece quella dichiarazione per sfuggire alla carcerazione.

La piazza dove è ubicato l'atrio principale dell'Università Ludwig-Maximilian di Monaco è stata battezzata "Geschwister-Scholl-Platz" (piazza fratelli Scholl) in onore di Hans e Sophie Scholl.

La fondazione "Weisse Rose" è stata costituita nel 1986 a Monaco di Baviera da componenti e superstiti del gruppo e da parenti e amici dei membri giustiziati, con lo scopo di promuovere la conoscenza storica e culturale del movimento di resistenza antinazista.

Nel 2005 è stato prodotto in Germania un film che narra gli accadimenti finali della vicenda dei partecipanti all'organizzazione clandestina, intitolato La Rosa Bianca - Sophie Scholl.

Alla Rosa Bianca è anche intitolato l'istituto di istruzione superiore di Cavalese in Trentino-Alto Adige. Il nome è stato inoltre utilizzato da alcuni movimenti culturali e politici.

Dall'unione delle sezioni linguistiche pubbliche della città di Trento è nato un Liceo Linguistico[5] che è stato intitolato a Sophie Scholl.

 ..................................

22 Febbraio: La Rosa Bianca, in memoria

Sophie Scholl

Il 22 Febbraio del 1943 Sophie e Hans Scholl e Christoph Probst furono condannati a morte e subito dopo assassinati dalla Germania nazionalsocialista. Dovrei dire “giustiziati”, è quella la parola giusta. Eppure a volte anche la lingua è sbagliata, la parola italiana che descrive un omicidio contiene in sé la radice della Giustizia, giustifica a priori la più sommaria delle azioni con l’autorità della Legge.

I tre furono ghigliottinati, come prevedeva la legge prussiana per i cittadini tedeschi. Avevano 22, 24 e 24 anni. Dei ragazzini, diremmo noi oggi, che siamo i popoli dell’eterna adolescenza. Loro invece erano giovani adulti, nati in un Paese problematico e cresciuti in un Paese oppresso, che avevano visto la Germania scivolare nella miseria spirituale e nell’inumanità, e che osservavano tutti i giorni lo scempio commesso ad opera dal loro Stato, le sue strategie per offuscarlo agli occhi del popolo, e l’indifferenza che (in)animava i loro concittadini.

La Rosa Bianca, questo il nome del loro gruppo di resistenza, chiamava il popolo all’azione – alla presa di coscienza della malattia mortale della società tedesca e alla resistenza passiva e non violenta al regime – in sei volantini che furono spediti per posta tra il 1942 e il 1943 a molti tedeschi, e furono infine distribuiti all’università di Monaco nell’azione che fu fatale ai fratelli Scholl e a Pabst.

I fratelli Scholl e i loro coetanei erano cresciuti nella gioventù hitleriana, nell’assenza completa di dibattito e diversificazione di pensiero. E si erano dovuti liberare dei pregiudizi di cui erano stati imbottiti da sempre e reinventare il sogno della libertà, per la quale combattevano con le parole, le loro e quelle dei grandi poeti tedeschi.

Gli altri componenti della Rosa Bianca furono rintracciati e arrestati nei mesi successivi, alcuni assassinati, altri imprigionati.

In uno Stato in cui il razzismo e l’ottusità erano legge, questo gruppo di universitari aveva intuito che la legge non è sempre conforme all’anima. Facevano leva con parole semplici sulla contraddizione di uno Stato – insieme di cittadini – che usa gli stessi invece di esser loro utile. Il meccanismo del terrore veniva spezzato dal loro pensiero, essi non erano caduti nella trappola della paura di fare o dire la cosa sbagliata, delle conseguenze fatali della verità in un sistema bugiardo.

E’ confortante pensare che qualcuno ci abbia creduto, che qualcuno ci creda – anche nei posti in cui chi dice la sua viene ghigliottinato, o bombardato. Anche dove gli altri fanno finta di niente – o mascherano i loro crimini con la chimera di un bene superiore.

Il processo agli Scholl e a Pabst fu spettacolare, demagogico e brevissimo, il verdetto scontato. Furono accusati di alto tradimento, favoreggiamento antipatriottico del nemico e demoralizzazione delle forze armate. Morirono probabilmente sperando che le loro armi facessero il giro del mondo.

Di seguito la traduzione del primo volantino distribuito dalla Rosa Bianca, datato giugno 1942. Vuole essere semplice e parlare al cuore delle persone, essere comprensibile a chiunque e appellarsi ai principi fondamentali che dovrebbero albergare nel cuore di ognuno. Dovrebbero.

I° Volantino della Rosa Bianca

Nulla è più indegno per un popolo di cultura che il lasciarsi “governare” senza resistere da una cricca di dominatori irresponsabili e guidati da istinti oscuri. Non si vergogna forse ogni onesto tedesco del suo governo, e chi di noi riesce a immaginare la proporzione dell’umiliazione che si abbatterà su di noi e sui nostri figli, quando finalmente il velo cadrà da davanti ai nostri occhi e i crimini orrendi, incommensurabili, verranno alla luce del sole?

Se il popolo tedesco è già così corrotto e decaduto nella sua più profonda natura da rinunciare senza scomporsi, nella superficiale fiducia in una sì dubbia legalità, alla cosa più elevata che l’uomo possegga, che lo eleva sopra ogni altra creatura, cioè al libero arbitrio, da rinunciare alla libertà dell’essere umano di intervenire esso stesso nella ruota della storia e sottometterla alla sua decisione razionale, se i tedeschi già sono così privi di ogni individualità, se sono diventati una tale massa codarda e insulsa, allora sì, essi meritano la rovina.

Goethe parla dei tedeschi come di un popolo tragico, al pari degli ebrei e dei greci, ma oggi si ha piuttosto l’impressione che essi siano un’orda di adepti superficiali e privi di volontà, prosciugati della loro essenza e ora derubati della loro sostanza, pronti a lasciarsi trascinare nella rovina. Sembra sia così – eppure non è così; piuttosto, si è rinchiuso ognuno attraverso una lenta e ingannevole oppressione in una prigione mentale, e solo quando già egli vi giaceva in ceppi gliene furono rivelate le fatali conseguenze. Solo pochi presagirono l’incombente rovina, e la ricompensa per il loro eroico ammonimento fu la morte. Si parlerà ancora molto del destino di questi uomini.

Se ognuno aspetta che l’altro cominci, i messaggeri di Nemesi vendicatrice si faranno sempre più vicini, e allora anche l’ultima vittima sarà gettata inutilmente tra le fauci dell’insaziabile bestia. Perciò è dovere di ognuno di essere responsabile come membro della cultura cristiana e occidentale, di ribellarsi coscientemente in quest’ultima ora quanto più gli sia possibile, di lavorare contro il flagello dell’umanità, contro il fascismo e ogni simile forma di Stato assoluto. Fate resistenza passiva – r e s i s t e n z a – ovunque voi siate, impedite a questa atea macchina da guerra di proseguire il suo corso, prima che sia troppo tardi, prima che le ultime città vengano ridotte a cumuli di macerie, come Colonia, e prima che l’ultima gioventù del popolo sia dissanguata da qualche parte per la tracotanza dei bruti. Non dimenticate che ogni popolo merita il governo che sopporta!

Da Friedrich Schiller, “La legislazione di Licurgo e Solone”:

“…. La legislazione di Licurgo, in relazione al suo scopo, è un capolavoro di politica e di antropologia. Lui voleva uno Stato forte, fondato su se stesso, indistruttibile; i suoi fini erano la forza politica e la stabilità, e tali fini egli ha conseguito, nella misura in cui le circostanze lo permettevano. Ma, quando si confronti questo scopo con quello dell’umanità, sarà una profonda disapprovazione a prendere il posto di quell’ammirazione che ci è suscitata ad un primo, fugace sguardo. Si può sacrificare tutto al bene dello Stato, solo non ciò per cui lo Stato stesso è unicamente mezzo. Lo Stato in sé non è mai fine, esso è importante soltanto come condizione sotto la quale è possibile realizzare lo scopo dell’umanità, e tale scopo altro non è che lo sviluppo di ogni forza dell’essere umano, il progresso. Se la costituzione dello Stato impedisce che ogni forza presente nell’uomo si sviluppi; se essa impedisce il progresso dello spirito, allora essa è riprovevole e dannosa, sia essa pure estremamente ragionata e secondo i suoi criteri completa. Dalla sua permanenza discenderà poi più colpa che gloria – diverrà solamente un malanno prolungato; quanto più durerà nel tempo, tanto più sarà nociva.

…Il vantaggio politico e la capacità di conquistarlo sono stati ottenuti a discapito di ogni sentimento morale. A Sparta non esisteva amore coniugale, amore materno, amore infantile, alcuna amicizia – non v’erano altro che cittadini, altro che virtù civile.

… Una legge dello Stato costrinse gli spartani alla disumanità nei confronti dei loro schiavi; con queste infelici vittime di un sacrificio cruento fu l’umanità stessa ad essere offesa e maltrattata. Nella stessa costituzione spartana si ritrova il pericoloso principio secondo il quale gli uomini sono da considerarsi mezzi, e non fini – a mezzo di questo furono demolite dalla legge le fondamenta del diritto di natura e della moralità.

…Quale spettacolo migliore quello del rude guerriero Caio Marco, il quale dal suo accampamento romano sacrifica la vendetta e la vittoria per non veder scorrere le lacrime della madre!”

“…Lo Stato (di Licurgo) potrebbe durare solamente se lo spirito del popolo restasse immobile; si potrebbe quindi conservare solamente nel momento in cui fallisse nel perseguimento dell’unico scopo degno di uno Stato.”

Da Il risveglio di Epimenide di Goethe – Atto II , scena IV:

Geni

Ciò che audacemente è uscito dall’abisso
può per un inflessibile destino

percorrere metà del mondo,
ma nell’abisso dovrà tornare.
Già incombe una paura mostruosa:
invano esso cercherà di resistere!
E tutti coloro che ancora ne dipendono
dovranno con esso perire.

Speranza:
Ora incontro i miei valorosi,
che si radunano nella notte
per tacere, non per dormire;
e la bella parola di Libertà
viene sussurrata e balbettata,
finché, con insolita freschezza,
dai gradini dei nostri templi
nuovamente entusiasti grideremo:
(con convinzione, a voce alta)
Libertà!
(con maggiore moderazione)
Libertà!
(riecheggiando da ogni parte)
Libertà!

Vi preghiamo di copiare e distribuire questo volantino in quante più copie possibili!

 

 

 

4/02/2013 

 

“Io, sopravvissuta all’aborto, ho ispirato il film October Baby”

Gianna Jessen

Gianna Jessen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’americana Gianna Jessen ha partecipato ad un incontro pubblico organizzato dal “Movimento per la vita” di Biella

Giuseppe Brienza
Roma

 

Gianna Jessen, 35 anni, sopravvissuta ad un aborto chimico richiesto dalla madre che non voleva assolutamente tenerla, è figura ormai nota nell’ambito del mondo “pro life” statunitense. Il “Movimento per la vita” italiano, sezione di Biella (www.mpvbiella.it), l’ha invitata il 1° febbraio scorso ad un incontro pubblico e, come accaduto in altre date del suo recente “tour” nel nostro Paese, gli organizzatori si sono visti costretti anche in questo caso a collegare una aula in videoconferenza per il numero imprevisto di partecipanti, oltre 800 persone.

La Jessen è diventata un personaggio-simbolo della lotta anti-abortista da quando la sua vicenda personale ha ispirato “October Baby” (USA 2011, regia di Andrew e Jon Erwin, con Rachel Hendrix, Jason Burkey, John Schneider e Jennifer Price), film stroncato dal “New York Times” , ma che ha conquistato il cuore del pubblico americano incassando oltre 3 milioni di dollari.

Gianna è nata viva in una clinica per aborti legata all’associazione statunitense “Planned Parenthood”. A aua madre, allora diciassettenne e al settimo mese di gravidanza, era stato consigliato di interrompere la gravidanza tramite aborto salino consistente nell’iniettare nell’utero una soluzione salina che corrode il feto e lo porta alla morte entro 24 ore.

A dispetto di quanto previsto, Gianna vede la luce perché la tecnica dell’aborto salino non funziona e nasce quindi viva sebbene la mancanza d’ossigeno all’interno dell’utero le procuri una paralisi cerebrale e muscolare. Tuttavia Gianna impara a camminare con tutore all’età di tre anni, a vent’anni riesce a camminare senza tutore e, nel 2006, arriva a partecipare alla famosa maratona di New York per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’aborto.

Come ha testimoniato nell’incontro di Biella, Gianna ha perdonato sua madre per aver tentato di ucciderla. Il suo dolore, infatti, “si è trasformato in speranza”, e la sua rabbia in desiderio di realizzare una missione che è divenuta la vocazione della sua vita, cioè “ottenere la parità di diritti al nascituro così come avviene per la donna che lo ha concepito”.

La giovane americana anche a Biella non ha fatto un discorso “pro life” organico e sistematico, ma ha cercato piuttosto di trasmettere una delle ragioni profonde del delitto abortivo: quella, cioè, ha affermato, “che sta dentro il cuore di quei genitori che uccidono proprio figlio. Da un lato una donna che mendica amore perché non è stata amata come figlia e non si vuole bene, d'altro lato un uomo vile che usa il corpo della donna e, poi, quando dovrebbe assumersi la responsabilità di difendere e proteggere la mamma e il bambino, fugge dimostrato tutta la sua codardia”.

Il discorso della Jessen ha rafforzato in quei dirigenti del “Movimento per la Vita” presenti a Biella, l’intenzione di denunciare l’esponenziale aumento dell’aborto eugenetico, quello cioè indirizzato ai bambini disabili che, in realtà, sarebbero maggiormente degni di cure e di amore, come ha sottolineato la relatrice.

Dopo aver sbancato i botteghini Usa, il dvd di “October Baby” è da poco uscito in Italia in Dvd, ed è stato proiettato in diverse sale in occasione dell’ultima “Giornata nazionale per la vita”, celebrata in tutta Italia Domenica scorsa, 3 febbraio. Occasione della quale ha approfittato Benedetto XVI, parlando all'Angelus, per invitare ad aderire alla iniziativa in difesa della vita “Uno di noi”, promossa dai “Movimenti per la Vita” europei come proposta di legge di iniziativa popolare dei cittadini dell’UE, per chiedere la protezione della vita umana a livello comunitario sin dal concepimento.

 ....................................

9 gennaio2014

Nella vita quotidiana succedono fatti che aprono alla sperranza. Nei media predomina la notizia di eventi negativi (violenze, sudiciume, intollerenze, omicidi, corruzioni, ingiustizie) tanto da lasciare un senso di delusione e di amarezza nell'anima. Possibile che l'uomo sia capace solo di fare del male? Qualcuno ha scritto che il bene non fa rumore. Forse è vero. per questo appena mi si presenta una notizia al positivo mi ritrovo a respirare aria pura, a ritrovare speranza. Torno a credere che la grazia di Cristo penetri le coscienze e le conduce a dare testimonianze di un vangelo puro! Ecco, come la notizia sopra riportata sopra di Gianna Jessen, oggi raccolgo da 'Aleteja' un video<  interessante.....Lo pubblico in questo mio sito perchè forse può aiutare qualcuno ad avere lo stesso sguardo di Dio su questa umanità ribelle e inqiueta. Ringrazio Aleteja.

..............................

 

October Baby, il trailer del film contro l’aborto che ha sconvolto l’America

Una ragazza che non sarebbe mai dovuta nascere, frutto di un aborto non riuscito, decide di cercare la madre biologica… e negli Usa è già un caso

Paolo Sinopoli - 06/04/2012

 

 
 
Invia a un amico
Stampa

 

October Baby, il trailer del film contro l’aborto che ha sconvolto l’America

Torna a galla, sul grande schermo, un tema spesso taciuto da Hollywood: l’aborto. Nonostante sia stato rifiutato dalle grandi produzioni americane e stroncato dalla critica (il New York Times lo ha definito addirittura «di una bruttezza rara»), October Baby ha conquistato il cuore del pubblico incassando oltre 3 milioni di dollari. Una cifra che, per un film indipendente distribuito in pugno di sale, non è affatto trascurabile. Prodotto con un budget irrisorio, il film è stato finanziato da organizzazioni cristiane (soprattutto evangeliche), movimenti anti-abortisti e da una casa di distribuzione di proprietà della Sony. Un successo inaspettato che porterà October Baby nuovamente nei cinema americani in ben 500 sale.

Protagonista del film è Hannah (Rachel Hendrix – nella foto), una ragazza di 19 anni che viene a conoscenza di una terribile verità: lei non sarebbe mai dovuta nascere. Hannah è, infatti, frutto di un aborto non riuscito e, una volta venuta alla luce, è stata adottata. Una scoperta che sconvolge la vita di questa ragazza, spingendola a cercare a tutti i costi la sua madre biologica.

L’idea è stata portata avanti da Jon ed Andrew Erwin, due fratelli dell’Alabama che, rimasti colpiti dalla testimonianza di Gianna Jessen, una “sopravvissuta” all’aborto, hanno sentito di non poter restare indifferenti di fronte alle sue parole. E così, i due cameramen del canale sportivo Espn hanno lottato con tutte le forze pur di portare sul grande schermo October Baby, girando il film in 4 settimane in Alabama. Il 10% dell’incasso verrà devoluto a una “charity” che si occupa di adozioni (“Every Life is Beautiful”), fondata dagli stessi registi. Per il momento non ci sono notizie di una distribuzione italiana, ma siamo sicuri che, in un modo o nell’altro, il film abbia buone possibilità di approdare anche nel Bel Paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gianna Jessen

In una conferenza a Melbourne nel 2008, Gianna Jessen racconta la sua vicenda di bambina non voluta, nata nonostante il tentativo di aborto della madre. Da 'Insider' la notizia che questa ragazza - Gianna Jessen - ha tenuto una conferenza in Italia. Forse è opportuno leggere l'articolo.

La storia di una ragazza che non doveva vivere

E' un 'trailer'. La presentazione di un film girato in America sull'aborto che ha scosso la coscienza di molti americani contro il parere dei critici piuttosto duri nei confronti del film stesso.

La rosa bianca

La rosa bianca. Il processo

L'onnipotente Hitler