Un video relativo a un evento nell'India di oggi: (2013) il Kumb Mela

Mai avrei immaginato un evento simile. E' stato scritto che in quei giorni nella città santa passarono quasi centomilioni di indù. Ovviamente ...non tutti 'uomini santi'....Nel video infatti si vedono moltissimi indù assistere pure loro stupiti a quello spettacolo!

PAGINA IN ALLESTIMENTO

INCREDIBILE INDIA

'EXCURSUS 2

Questo secondo 'Excursus'mi è parso necessario per cercare di capire eventi, luoghi, riti, società della stupefacente India.Quanto più 'studio' questa  civiltà tanto più sento il desiderio di capirla: la mia fede cristiana, parrà strano, cresce a mano a mano che vengo a conoscere la religiosità 'pagana' di questa  parte dell'umanità. Torno a ripetere che porto un grande rispetto davanti a ciò che ho potuto vedere di persona nei miei viaggi inquel continente.  E mi domando come possa l'uomo che vive in questa realtà essere accolta dal Signore che ci ha creati e salvati in Gesù. Toccherà a Lui verificare la bontà e la verità di queste scelte di vita. Ma certamente anche loro fanno parte dell'umanità redenta da Cristo. E questo pensiero mi fa sereno a mano a mano che vengo a conoscere questo paese e la sua gente. Non tocca a me fareriflessioni sulla storia delle religioni, sui rapporti tra di loro....Questa è una ricerca che lascio ad altri. A  me tocca di sentire affetto e 'com-passione' per queste  persone avvolte nelle loro fantasie religiose.

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LA PRUNA KUMBH MELA E I NAGA BABA (SADHU O SANTONI)

Poichè questa pagina si apre con un video sulla  Pruna Kumbh Mela mi è parso opportuno cercare di conoscere questo evento straordinario. Il testo, ritrovato su Wikipedia appartiene a un sito al quale chiedo il permesso di utilizzarlo per  i miei pochi lettori.

 

La Purna Kumbh Mela (letteralmente: Kumbh Mela "Completa") è uno dei più grandi e importanti festival religiosi al mondo. In linea con il calendario induista, questo pellegrinaggio conduce milioni di persone alla confluenza di tre fiumi: il Gange, lo Yamuna, ed il mitico ed invisibile fiume Sarasvati. La festa si svolge con una periodicità di dodici anni in quattro diverse città: Allahabad, Haridwar, Ujjain e Nashik, la cui scelta è influenzata dalle confluenze planetarie e dai movimenti cosmologici.

 

Tra tutte, la più importante è Allahabad, dove si svolgerà il prossimo Purna Kumbh Mela tra il 27 gennaio e il 25 febbraio 2013. La città conta più di un milione di abitanti e sorge sulle rive del Gange, nella regione dell'Uttar Pradesh, a circa 600 kilometri da Nuova Delhi.

Durante il mese della festa nei suoi pressi sorge una vera e propria "città celeste", una tendopoli che si estende a perdita d'occhio pronta ad ospitare l'enorme afflusso di pellegrini che giungono da tutto il paese per partecipare alle celebrazioni.

 

All'interno del panorama culturale religioso induista, il pellegrinaggio è considerato come un viaggio di purificazione che culmina nella catartica immersione nelle acque del Gange. Quest'esperienza viene condivisa da milioni di persone e attrae, in particolar modo negli ultimi anni, un numero sempre più alto di occidentali, che giungono affascinati dalla religiosità indiana e dalla particolarità di questo evento così altamente spirituale.

 

MITO

Il significato del termine Kumbh deriva dal vaso contenente il Nettare dell'immortalità, che i semidei (i Deva) e demoni (Asura) si contesero; la vicenda è narrata nelle antiche scritture Vediche conosciute come Purana.

il mito vuole che in un passato lontano semidei e demoni produssero insieme il nettare dell'immortalità. I deva, poiché maledetti, erano ridotti allo stremo e troppo deboli: a causa di questa debolezza, il compito era troppo difficile perché lo portassero a termine da soli, e per questo motivo fecero un accordo con i demoni per terminarlo, con la promessa di spartire poi con essi il nettare dell'immortalità.

Si dice perciò che i deva e gli Asura si siano ritrovati lungo le rive del mare di latte che si trova nella regione celeste del cosmo e lì sia cominciato tutto.

Per il compito di zangolatura (tecnica per creare il burro attraverso lo sbattimento, la zangola è anche il nome del bidone in cui si produce normalmente il burro. ndr)dell'oceano di latte, la montagna Mandara fu utilizzata come l'asta, e Vasuki, il re dei serpenti, divenne la corda per la zangolatura. Con i Deva dietro Vasuki e i demoni davanti, fu dato inizio alla zangolatura. In un primo momento, la zangolatura dell'oceano di latte produsse un veleno mortale che Shiva bevve senza esserne danneggiato. Come Shiva bevve il veleno, qualche goccia cadde dalle sue mani e furono assimilate da scorpioni, serpenti, e altre creature mortali simili. Inoltre, durante la zangolatura, la montagna Mandara cominciò ad affondare in profondità nel mare, cosicché Vishnu, assunta la forma di una grande tartaruga, la sostenne sulla schiena. Infine, dopo molti ostacoli e dopo 1000 anni, Dhanwantari (semidio avatar di Vishnu, considerato il dio della medicina ayurvedica ndr) apparve con il vaso (kumbh) di nettare immortale nelle sue mani. I deva, essendo timorosi delle cattive intenzioni dei demoni, si impadronirono con la forza del vaso e lo affidarono ai quattro Dei - Brahaspati(Giove secondo l'astrologia vedica), Surya (Elios, il sole), Shani (Saturno, nell'astrologia vedica è figlio di Surya), e Chandra (la Luna).
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I Demoni, dopo aver appreso che la loro parte dell'accordo non era stata mantenuta, inseguirono i deva e la caccia continuò per 12 giorni e 12 notti. Ovunque i deva andassero con il vaso contenente il nettare, avvenivano aspri combattimenti.

Il mito vuole che durante questo inseguimento, qualche goccia del nettare cadesse in quattro punti - Allahabad, Haridwar, Ujjain e Nasik che si ritiene abbiano acquisito poteri mistici.

Poiché 12 giorni per un Dio sono equivalenti a 12 anni per gli esseri umani, il Kumbh Mela si celebra una volta ogni 12 anni in uno dei quattro posti - lungo le rive del fiume Godavari a Nasik, sul fiume Kshipra a Ujjain, sul fiume Gange ad Haridwar, e alla confluenza (Sangam in sancrito)  di Gange, Yamuna e Saraswati ad Allahabad, e la scelta del  luogo è dipendente dalla posizione di Giove, del Sole e della Luna. in questa occasione, dunque, milioni di devoti, si riuniscono per partecipare a fare il bagno rituale e le cerimonie per purificare se stessi di tutti i peccati.

 

All'evento religioso partecipano anche le donne, pellegrine da tutta l'India con i loro bambini


I NAGA BABA (o Shadu)

I Naga Baba sono considerati potentissimi yogi (per la maggioranza maschi, ma anche diverse femmine) e viaggiano sempre in un gruppo foltissimo (circa mezzo milione), completamente nudi e spesso coperti di cenere. Nessuno ha il permesso di avvicinarsi a loro, e quando passa la loro processione la polizia tiene a bada la folla che cerca di raccogliere la polvere toccata dai loro piedi. Si dice che i Naga Baba si spostino smaterializzandosi e rimaterializzandosi attraverso la corrente dei fiumi e i raggi del sole e della luna, grazie ai loro poteri mistici. E' un fatto che nessuno, tra le vaste folle che si dirigono al Kumbha Mela, li vede arrivare né ripartire. Arrivano al Triveni sangam nei momenti più propizi per il bagno rituale (specialmente nella luna nuova del mese di gennaio-febbraio), e dopo che hanno concluso le loro abluzioni e sono usciti dall'acqua il massiccio servizio d'ordine permette al resto della folla di bagnarsi nelle acque sacre.

 

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Divinità induiste

 

In questa pagina raccolgo notizie  su aspetti diversi della poliedrica realtà indiana, soprattutto in campo religioso. Credo infatti che l’ hindu sia una persona profondamente religiosa, anche se la sua religione sembra segnata dalla paura degli dei,  o dal desiderio di averlo e sentirlo vicino e nel contempo una persona che da ampio spazio  ai rito con il quale pensa di rendersi propizio la divinità. Di qui una religiosità contrassegnata da rituali complessi ma che vengono fatti propri per rendere migliore il proprio comportamento. Se ho capito bene l’hindu una morale ce l’ha ed è legata alle caratteristiche del dio che onora sia negli immensi templi come nelle catapecchie dei villaggi .Conoscere almeno le divinità più importanti è necessario per arrivare a intuire i comportamenti anche sociali degli indi.

 

Nell’ultimo viaggio in India ho cercato di  conoscere almeno qualcuna delle divinità onorate nei templi con rituali strani ai miei occhi di occidentaei. Ho visitato templi di Shiva. Mi pare di aver visitato anche un tempio dedicato a Visnù. Non ho ‘incontrato Brahma’.  Mi permetto allora di  presentare alcune di queste divinità usando di un testo interessante che ho rintracciato nella mia ricerca sul web. Ringrazio chi lo propone.

La religiosità hindu è popolata da una miriade di divinità:  secondo una tradizione, gli dei del pantheon sarebbero 33.333, o anche multipli di questo numero.Nella generale ricezione dell’induismo da parte occidentale, il politeismo è sentito come elemento caratteristico.
A prima vista ci si trova di fronte ad una folla pressoché sterminata di dei e dee, di esseri divini e demoniaci, di intere genealogie di divinità minori e di eroi, le cui vicende personali si intrecciano sul palcoscenico del trimundio (tre sistemi planetari in cui si configura l’universo fenomenico) su di uno sfondo apparentemente irreale e senza tempo.
Deva dalle sembianze umane e animali sono venerati secondo i precetti di elaborate liturgie che danno vita a suggestive forme di adorazione, comunque poco comprensibile.
Anche il ricercatore che si avvicina all’Induismo sprovvisto di una serie di dati fondamentali, non riesce a cogliere un disegno unico nel multiforme fenomeno cui assiste, per cui rimane frastornato e finisce per descriverlo come politeismo o panteismo, quando non riduce tutto a leggenda o superstizione. Niente tuttavia è più lontano dal vero.
Dietro questa caotica facciata esiste un’interiorità ben strutturata, un ordine preciso di valori, fisici e metafisici, e soprattutto la coscienza di un Essere supremo, di un Dio unico Signore dell’universo.
Ciascun hindu si proclama devoto di un dio particolare che considera supremo e del quale tutte le altre figure divine sono sentite come ipostasi o manifestazioni minori.
Questa divinità somma può essere Vishnu , Krishna, Rama oppure Shiva o la Dea.

Di solito la mente occidentale ritiene di trovarsi di fronte ad una religiosità fantasiosa e caotica Al livello popolare, la molteplicità di figure divine trova riscontro nella necessità di affrontare le difficoltà o le esigenze quotidiane. Nella storia del pensiero hindu il monismo è stato accentuato da diverse scuole filosofico-religiose, e per eccellenza dal vetanda, dove Dio può essere concepito privo di tratti personali; la stessa idea è stata espressa da grandi mistici fondatori di lunghe tradizioni di seguaci.
Gli esseri soprannaturali sono i deva, “celesti, dei” e gli asura, “demoni”.
I deva sorvegliano il ritmo e l’ordine del cosmo e della società, mentre gli asura prediligono la violazione, il disordine, il caos: buona parte della mitologia hindu è costituita dalle storie dei conflitti fra questi esseri. L’aspetto saliente di tali storie è che, alla sconfitta del demone, l’ordine socio-cosmico si restaura in maniera più completa e felice; per esempio, la vittoria di Rama sul demone Ravana inaugura il periodo più fulgido e perfetto della storia intera. Questo significa che anche il male svolge nel dinamismo universale una funzione necessaria e in ultima analisi benefica; chi lo rappresenta, perciò riveste un ruolo insostituibile, come quello dell’attore che in un dramma assume la parte dell’antagonista, del “cattivo”. Alla fine, anch’egli finirà per essere assolto in quanto sarà ucciso da un dio e con questo completamente purificato.

La Trimurti: Brahma, Vishnu, Shiva

L’ordine cosmico vedico è presieduto da tre divinità che si assumono la responsabilità della creazione (Brahma) del mantenimento  (Vishnu) e della dissoluzione dell’universo (Shiva). Noti come guna-avatara sono i tre esseri divini che presiedono alle influenze materiali rajoguna, sattvaguna e tamoguna.
Nella vasta letteratura puranica Brahma e Shiva vengono descritti come esseri molto potenti, due grandi devoti di Vishnu, sempre impegnati al suo Servizio, nell’interesse dell’armonia cosmica.

Brahma

Quando l’intelligenza della forma universale si manifestò separatamente, Brahma, il maestro dei Veda, entrò in essa col principio della comprensione; in questo modo gli esseri possono cogliere il significato delle cose.” ( Srimad Bhagavatam III, 6, 23    )

E’ la forma maschile del termine neutro brahman, che designa in origine l’essenza del sacrificio, l’energia spirituale dell’ Assoluto, e corrisponde allo Spirito della teologia occidentale.
Erede di Prajapati, il “Signore delle creature”, Dio creatore nei Veda, nell’induismo classico Brahma ha la funzione di mettere in moto il dispiegamento dell’universo, o meglio la sua “emanazione”. La sua vita , benché di lunghezza immensa non è eterna: la sua morte coincide con una “grande dissoluzione ” (mahapralaya) dell’universo. Successivamente, dall’ombelico di Vishnu disteso in sonno yogico spunta un fiore di loto, nel quale Brahma rinasce per dare un nuovo inizio alle cose.

Vishnu

Tu sei la Persona originale, la fonte di tutti gli esseri celesti e degli esseri di differenti specie, il più antico, l’immutabile. O Signore, Tu non hai alcuna origine, e nessuno Ti è superiore. Tu, che sei il non-nato, hai posto nell’energia esterna il seme di tutti gli esseri viventi.” ( Srimad Bhagavatam III, 5, 50)
“Possa Vishnu, che è l’esistente, imperituro, Brahma, che è Ishvara, che è spirito... concedere a noi la comprensione, la ricchezza e la liberazione finale” (Vishnupurana)
“Colui che tutto pervade”, Dio luminoso e benevolo, regale e protettivo, rappresenta la conservazione del mondo in cui mantiene il dharma, la legge sacra su cui tutto si regge. Quando nel mondo si verifica un declino nella giustizia, Vishnu si manifesta assumendo una forma particolare, per ristabilire il bene. Attribuiti anche ad altre figure divine, gli avatara (“discesa”) sono dieci: Matsya, il Pesce; Kurma , la Tartaruga; Varaha, il Cinghiale; Narasimba, l’Uomo-leone; Vamana, il Nano o Ragazzo; Parashurama, Rama con le scure; Rama ; Krishna; il Buddha e Kalki l’avatara che giungerà su un cavallo bianco alla fine della presente era del mondo (kali-yuga).
A Vishnu, o a uno dei suoi avatara - e segnatamente a Krishna, dal quale in diversi contesti storici non è sempre possibile distinguerlo, oppure a Rama - si indirizza la bhakti, il culto basato sulla devozione fatta di amore e fiducia.
Vishnu è chiamato con molti nomi: fra questi Narayana, “Colui che si muove nelle acque”, Keshava, “Dalle lunghe - o belle- chiome”, e Hari , il “Giallo-verde”.
Narayana è Dio, la Persona suprema. Da lui è nato Brahma, dal quale a sua volta è nato Shiva.” (dal Varaha-purana)

Shiva

Shiva non considera nessuno come suo parente, eppure non c’è nessuno che non abbia un legame con lui; non vede nessuno in modo favorevole o sfavorevole.
(Srimad Bhagavatam III, 14, 26)
Shiva è privo di attributi, di colore, di gusto, di odore, al di là della parola e del tatto, privo di qualità, immutabile, immobile” (Lingapurana)
Così come è avvenuto per Vishnu, anche Shiva è una divinità già presente nei Veda, sebbene non sia di primo piano. Egli è Rudra, “l’urlatore” imprevedibile e pericoloso dio delle oscure foreste, del sangue sacrificale, della caccia, delle epidemie che propaga con le sue frecce avvelenate.
Questo nucleo di valori rimane presente anche quando, nell’epica e nei Purana, si afferma Shiva, che è una manifestazione dell’Assoluto insieme con Brahma e Vishnu; sua infatti è la funzione di distruttore/riassorbitore del cosmo, di Signore della danza (Nataraja) attraverso la quale crea le illusorie forme del divenire e le dissolve.
E’ il “Benevolo”, supremo adepto dello yoga, archetipo di dominio totale dei sensi, modello per gran parte degli asceti itineranti dell’India anche odierna. La sua personalità si compone di contrasti: inquietante, spaventoso, il distruttore dell’universo, tuttavia egli è anche il più fascinoso e potente degli amanti, nonché perfetto padre di famiglia.
Il suo emblema nei templi è il linga, generalmente una pietra di forma fallica che fuoriesce da un basamento considerato la vulva (yoni) della dea sua consorte, la quale è poi la sua “potenza” (shakti), l’energia su cui si fonda l’operato del dio.
E’ interpretato nell’insieme e nelle sue parti, come carico di valenze metafisiche, e il suo legame con la sessualità viene negato da certe interpretazioni hindu; ma nella storia di questo simbolo non  manca la riproduzione anatomicamente accurata, il che ne conferma la valenza primaria, le cui origini remote sono forse da vedere in riti della fertilità,.
In ogni caso il linga non è infisso nella yoni, ma , appunto, se ne erge al di fuori. L’immagine è di un erotismo non consumato, ma piuttosto preservato in tutta la sua integrità, come vogliono le pratiche ascetiche che consentono in questo modo di accumulare potere: è infatti proprio l’asceta colui che dispone delle tecniche per conservare e accrescere la forza erotica,  colui che quindi ne è specialmente colmo.

La Dea Suprema

Nella letteratura vedica le figure divine femminili rivestono un’importanza molto marginale, mentre l’induismo più antico venera diverse dee, distinte per nome e mitologia.
A cominciare con il Devi Mahatmya (V-VII secolo) emerge alla luce dei testi la concezione di un’unica grande Dea Signora dell’universo, la quale possiede tutte le caratteristiche di onnipotenza e onnipervadenza ed esercita i ruoli di creazione, conservazione e dissoluzione del mondo che l’induismo attribuisce alla divinità somma. Essa viene chiamata semplicemente Devi, “Dea”, o Mahadevi, “Grande Dea”; può mutare nome, iconografia e mito in un’altra figura divina come Durga, Parvati, Lakshmi oppure Kali, con la quale viene di volta in volta identificata.
Dotata di solito di caratteristiche ambivalenti , di materna generosità e allo stesso tempo di sanguinaria ferocia quando è nel ruolo di guerriera che annienta i demoni nemici, concepita come trascendente e insieme immanente, essa incarna le grandi forze cosmiche: è considerata la shakti (“potenza”) suprema, la “natura” , Prakriti, da cui il mondo si evolve, e la maya, la grande illusione che vela all’uomo la realtà autentica delle cose.
 

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PROVVISORIO

Poichè cercherò di capire la dea Kalì che ho visto onorata in Calcutta inserisco qui  sotto provvisoriamente due video interessanti di un  luogo in Nepal dove in un santuario alla dea Kalì si fanno sacrifici di animali. Il luogo da me visitato vede la presenza di migliaia di devoti scendere dalle colline portando animali per il sacrifico,  fiori e offerte alla dea.

A ltre divinita' del pantheon induista

Non mi pare possano bastare queste poche notizie su alcune divinità dell’olimpo indiano. La mia curiosità durante i viaggi fatti in India e in Nepal ha fatto nascere il desiderio di conoscere meglio la religiosità di questo popolo . Non è possibile però dire qualcosa di questa ‘religione’, se di religione si tratta, senza approfondire le figure religiose alle quale un indù si vota in un rapporto che non ha alla base una fede ma un mito che tutto spiega, il mondo e l’uomo.

Ci sono studiosi che hanno cercato di presentare il ‘pantheon induista’ analizzando le singole divinità.  Eckard Scheleberger ha scritto un straordinario volume sulle divinità induiste. L’autore è tedesco nato nel 1950 vissuto diverso tempo anche nello Sri-Lanka, ha pubblicato  il risultato delle sue ricerche nel volume “Le divinità indiane’. Aspetto manifestazioni e simboli manuale di iconografia induista” ‘Edizione mediterranee’ nel 1999. Basta consultarlo velocemente per rimanere impressionati dalle molteplicità e dalla complessità delle divinità riconosciute e  invocate nell’induismo.

Ho presentato in sintesi la Trimurti. Ma ho visto ben altro e alcune divinità sono così importante nel vissuto quotidiano dell’indù da indurmi a ricercare notizie e informazioni su  alcune di loro. Sono: Sati, Parvati moglie di Shiva, la dea Kalì, Krisna.

 

Sati

Sati è una divinità induista, dal cui nome deriva l'omonima pratica funeraria indiana.

Mitologia

La dea Satī, una personificazione della divina Prakṛti, la Natura, prese forma umana per ordine di Brahmā. Nacque come figlia di Dakśa, uno dei figli di Brahmā, e di Prasuti. In quanto figlia di Dakśa è conosciuta anche come Dākśāyani.

Il matrimonio con Śiva

Nell’ordinare alla dea Satī di prendere forma umana, lo scopo di Brahmā era trovare una moglie devota per Śiva. Era perciò naturale che Satī già da bambina adorasse le favole e le leggende che riguardavano Śiva e che crescesse come sua ardente devota. Quando divenne una donna l’idea di sposare chiunque tranne Śiva divenne per lei un anatema. Ogni proposta di suo padre di sposare qualche re valoroso e ricco le faceva desiderare sempre di più l’asceta del monte Kailash, il dio degli dèi. Dopo aver vinto l’amore di Śiva con austere pratiche ascetiche, Satī si ritirò con il marito sul monte a lui sacro.

L’arroganza di Dakśa

Dakśa organizzò una volta un grande sacrificio a cui invitò tutti gli dèi tranne Śiva e Satī. Satī cercò di razionalizzare tale omissione, pensando che i genitori non li avessero invitati formalmente in quanto membri della famiglia. Pensò così di recarsi al sacrificio comunque.

Auto-immolazione

Dakśa accolse la figlia con freddezza e presto ebbero a discutere alacremente delle virtù (o della mancanza di virtù) di Śiva. Divenne così chiaro a Satī che suo padre riteneva il suo matrimonio un disonore familiare. Per la rabbia causata dall’ottusità paterna, Satī invocò i poteri yogici e si immolò bruciando dall’interno.

La rabbia di Śiva

Śiva in meditazione sul Kailash percepì la catastrofe. Creò un demone sanguinario, che si scagliò sulla scena del sacrificio e fece strage delle divinità convenute. Lo stesso Dakśa fu decapitato. Per il dolore della perdita Śiva cominciò a muovere i passi del Tāndava, la danza cosmica con cui periodicamente riassorbe l’universo, portando il corpo arso di Satī sulle spalle. Gli dèi preoccupati invocarono allora Viśnu, affinché fermasse la pericolosa danza. Viśnu scagliò allora il suo disco per smembrare il corpo di Satī, alleggerendo così il peso dalle spalle di Śiva e restituendogli la salute mentale. Il corpo di Satī fu smembrato in 51 pezzi che caddero in vari luoghi del territorio indostano. In corrispondenza d'ogni luogo in cui cadde una parte del corpo della dea sorse un luogo sacro chiamato Gli Śakti Pitha,. Luoghi sacerrimi di pellegrinaggio per tutti i seguaci dello śaktismo e dei Tantra. Il luogo più sacro di tutti si trova nell’Assam, nei pressi della città di Guwahati, dove precipitò la vulva di Satī.

Pratica funeraria

L'omonima pratica prevedeva che, una volta morto il marito, la vedova si bruciasse viva sulla pira funeraria del marito. Il rito era percepito come un atto di devozione verso il marito e solo le donne virtuose erano in grado di compierlo. Il rito si diffuse in epoca medievale tra le caste dei sacerdoti e dei militari, le più elevate, in un contesto in cui le donne erano considerate dai maschi esseri inferiori. Per gli uomini appartenenti a tali caste, la moglie era vista come un peso, in quanto non contribuiva all'economia familiare, ed era ritenuta una proprietà del marito. Dunque, nel caso della morte dell'uomo, la donna diventava una nullità e la prospettiva del suicidio era l'unica logica.

Alcuni eventi storici contribuirono a rafforzare la sacralità del rito: durante il Medioevo, quando l'India era in guerra contro il sultano di Delhi, le mogli dei soldati morti si gettavano in massa nel fuoco, compiendo dei veri e propri suicidi collettivi (jauhar). Il loro intento era quello di conservare il proprio onore sotto la minaccia del nemico, e al giorno d'oggi esistono ancora dei canti popolari che esaltano il sacrificio estremo di quelle donne.

Le cronache islamiche lo riportano come un fenomeno non legato solamente alla religione induista, ma socialmente diffuso in tutta la penisola arabica e in Persia fino all'abolizione della pratica con l'arrivo dell'islam.

Entità del fenomeno

Secondo i resoconti della Compagnia Britannica delle Indie Orientali, tra il 1813 ed il 1828 si verificarono mediamente 600 casi di sati all'anno, ma l'entità del fenomeno diminuì costantemente nei decenni successivi. Dal 1947 ad oggi se ne sono contati circa 40.

Ancora oggi la pratica sati è vietata dalla legge nei paesi a maggioranza Indù (India, Nepal): può essere arrestato sia chi la promuove, sia chi assiste passivamente all'evento. La maggior parte dell'opinione pubblica è attualmente contraria al rito sati, perciò i fenomeni di pressione sulle vedove sono molto rari, nonostante ci siano ancora donne che tentano il suicidio sul rogo funerario del marito

Da Wikipedia alla voce ‘Sati’.

 

 

 

La dea Kalì taglia la testa ai demoni - Rappresentazione teatrale?

Il tempio della dea Kalì sulle colline di Katmandu: DakshE' un luogo belissimo, sulle verdi colline nel Nepal, a trenta chilometri di Katmandu. Lì sta quel piccolo tempio dedicato alla dea Kalì dove vengono fatti ancora oggi a centinaia sacrifici di animali; polli, colombe, capretti Appicicato all'inferiata che delimitava il luodo dei sacrifici, vedevo un bramano tagliare la testa all'animale e versare sul pavimento il sangue, per poi restituire la carcassa senza la testa alla famiglia che si portava sulla collina a cibarsi della carne offerta alla dea. Un odore di sangue, una micidiale spzzatura nel recinto dei sacrifici. Non sono riuscito ad entrare nel tempio tanta era la ressa....Ora mi chiedo cosa pensa un indù quando raggiunge quel luogo per sacrificare alla dea. Cosa pensa? Credo che al di là del rituale la persona senta il bisogno di quqlcuno che lo aiuti ad affrontare la vita e il suo futuro nella ssicurezza che nasce dai miti conosciuti fin da bambino....

E' un luogo belissimo, sulle verdi colline nel Nepal, a trenta chilometri di Katmandu. Lì sta quel piccolo tempio dedicato alla dea Kalì dove vengono fatti ancora oggi a centinaia sacrifici di animali; polli, colombe, capretti Appicicato all'inferiata che delimitava il luodo dei sacrifici, vedevo un bramano tagliare la testa all'animale e versare sul pavimento il sangue, per poi restituire la carcassa senza la testa alla famiglia che si portava sulla collina a cibarsi della carne offerta alla dea. Un odore di sangue, una micidiale spzzatura nel recinto dei sacrifici. Non sono riuscito ad entrare nel tempio tanta era la ressa....Ora mi chiedo cosa pensa un indù quando raggiunge quel luogo per sacrificare alla dea. Cosa pensa? Credo che al di là del rituale la persona senta il bisogno di quqlcuno che lo aiuti ad affrontare la vita e il suo futuro nella ssicurezza che nasce dai miti conosciuti fin da bambino....

Ancora un video sul tempio della Dea Kalì a DakshinKali. RiAncora un documento della stressante vita al tempio della dea Kalì nel suo tempio a Dakshinkalì. Gli hindi, credo, temono e nel contempo aman questa dea, divinità dal doppio volto: la distruttrice dat temere e laenedfattrice alla quale rivolgersi con i doni votivi per chè sia presente e assente nel contempo nella loro vita. Il dono votivo sembra dire alla dea:"Non farmi de male" ed anche "Aiutami nel mio dolore". A migliaia vanno in pellegrinaggio. Là salgono per incontrare la dea. Chi Che cosa li muove? Penso alla mia fede in un Dio che in Gesù ci ha amato e ci attende in un incontro definitivo nella comunione con Lui. Una fede in Gesù, un uomo storico e non un mito, che ha offerto all'uomola possibilità di capire la propria vita, il proprio destino, le proprie responsabilit, chiamato ad essere discepoli su una strada che porta alla gioia! Quesdta mia fede mi permette di avere un plprofondo rispetto dei milioni di indiani che vivono immersi nella mitologia e nella filosofia delle loro scuole e dei loro acuti filosofi. Ma anche un sincero affetto per tutti loro: il desiderio di entrare nella vita felice, in qualunque modo, rivela la natura profonda di questa creatura stupenda che è l'uomo, un cercatore di Dio.

Ancora un documento della stressante vita al tempio della dea Kalì nel suo tempio a Dakshinkalì. Gli hindi, credo, temono e nel contempo aman questa dea, divinità dal doppio volto: la distruttrice dat temere e laenedfattrice alla quale rivolgersi con i doni votivi per chè sia presente e assente nel contempo nella loro vita. Il dono votivo sembra dire alla dea:"Non farmi de male" ed anche "Aiutami nel mio dolore". A migliaia vanno in pellegrinaggio. Là salgono per incontrare la dea. Chi Che cosa li muove? Penso alla mia fede in un Dio che in Gesù ci ha amato e ci attende in un incontro definitivo nella comunione con Lui. Una fede in Gesù, un uomo storico e non un mito, che ha offerto all'uomola possibilità di capire la propria vita, il proprio destino, le proprie responsabilit, chiamato ad essere discepoli su una strada che porta alla gioia! Quesdta mia fede mi permette di avere un plprofondo rispetto dei milioni di indiani che vivono immersi nella mitologia e nella filosofia delle loro scuole e dei loro acuti filosofi. Ma anche un sincero affetto per tutti loro: il desiderio di entrare nella vita felice, in qualunque modo, rivela la natura profonda di questa creatura stupenda che è l'uomo, un cercatore di Dio.

La casa dei morenti a Calcutta. Madre Teresa

Kalì, madrepericolosa. Questo video è provvisorio.