Madurai. Il rito della notte di Shiva e Parvati

Una sera di febbraio 2010 c'ero anchio, con altri amici lissonesi, a seguire stupito, impressdionato dalla serietà degli officianti l'entrata di Shiva nella camera di Parvati. Gianni ha documentato ampiamente questo rito e la nostra meraviglia. Ma come è possibile tutto questo? E la devozioni sincera di quella gente?

 PAGINA IN ALLESTIMENTO

PICCOLA CRONACA

DI UN VIAGGIO INCREDIBILE

TERZA PAGINA

11 giorni per conoscere da vicino l'India

Da  Tanjore a Trichy

Il Tamil Nadu è’ lo stato che forse meglio rappresenta l’India del sud , situato nella punta meridionale estrema del paese e affacciato sullo Sri Lanka. Pianeggiante e ricco di verde, è terra di campagne e risaie: qui si raggiunge la maggior produzione e varietà di riso in India. Due fiumi lo designano, Kaveri e Vagai, mentre la costa del Coromandel lo caratterizza affacciandosi ad est sul golfo del Bengala. La popolazione Tamil, di antichissime origini, ha una propria lingua ed un’organizzazione sociale ancora abbastanza rigida nella sua suddivisione in caste. La sua cultura ha regalato elevatissimi esempi d’arte e d’architettura narrati, come un filo rosso che ne descrive l’evoluzione, dai molti siti religiosi che punteggiano l’itinerario di viaggio a sud.

Da Pondicherry  a Tanjore 

Da Tanjore  a Trichy  

Iniziando questa terza pagina del mio ‘ricercare’ il vero volto dell’India ripropongo l’itinerario del viaggio che abbiamo fatto nel lontano 2010 in febbraio. Osservando la cartina è evidente che abbiamo praticamente attraversato il Tamil nadu, una regione del sud dell’India che ha come capitale  Madras o Chennai. Arrivati in Kerala la ‘Terra del sole’ siamo stati ospiti come vedremo del vescovo della città, Mons. Stephen, accolti da un sacerdote amico, attualmente Vicario del Vescovo, Padre Joe che ci ha fatto da guida.

Il Tamil Nadu, “la Terra dei Tamil”, è la vera anima dell’India meridionale. Questo stato, che oggi conta quasi 63.000.000 di abitanti, fu la culla della civiltà dravidica, un’antica cultura caratterizzata da usanze uniche al mondo. Ovunque: templi colossali con torreggianti gopuram decorati con decine di colori, intricate sculture rupestri, musica evocativa e complesse danze rituali.  Un Gopura, o Gopuram, è una torre monumentale, solitamente ornata, posta all'entrata di ciascun tempio, specialmente in India meridionale. Questo tipo di elemento architettonico è tipico dello stile dravidico. Sulla loro cima si trova il kalasam, un puntale in pietra a forma di bulbo. Fungevano da portoni che si aprivano nelle mura che circondavano il tempio. In questo stato spesso ci si sente sopraffatti dal fervore religioso mentre si osservano i fedeli effettuare le puja o ci si immerge nel colore e nella confusione di una delle tante feste religiose.. La regione è stata abitata sin dai tempi preistorici, e la storia di Tamil Nadu e della civiltà della gente tamil sono tra le più antiche al mondo. E’ lo stato che forse meglio rappresenta l’India del sud , situato nella punta meridionale estrema del paese e affacciato sullo Sri Lanka. Pianeggiante e ricco di verde, è terra di campagne e risaie: qui si raggiunge la maggior produzione e varietà di riso in India. La popolazione Tamil, di antichissime origini, ha una propria lingua ed un’organizzazione sociale ancora abbastanza rigida nella sua suddivisione in caste. La sua cultura ha regalato elevatissimi esempi d’arte e d’architettura narrati, come un filo rosso che ne descrive l’evoluzione, dai molti siti religiosi che punteggiano l’itinerario di viaggio a sud.

 Attraversando questa terra che porta ancora i segni di un passato unico,  a bordo di quel pulmino addobbato all’indù, informati dalla nostra guida, Sanim, continuamente impegnati a osservare lo stile di vita degli hindi, sia nelle città, come nei villaggi, stupiti davanti a templi ‘impossibili’ e per un certo verso affascinanti, ci veniva incontro questa terra con le sue foreste, con le sue strade alle volte sterrate, con i villaggi ai bordi delle strade, nascosti da grossi alberi, custoditi alle volte anche da elefanti., con donne più o meno giovani intente al loro lavoro....Un mondo tanto diverso dal nostro, indecifrabile,  retto da leggi religiose non scritte ma penetrate nell’anima e nel vissuto quotidiano di quella gente... Il loro sorriso al nostro passaggio con un simpatico gesto di saluto ci metteva a nostro agio: pareva alla fine un mondo noto, che ci aspettava quasi volesse  assorbirci in quella straordinaria visione della vita....Una sensazione curiosa, ma vera...Almeno per me.

Da Pondicherry a Tanjore ci sono 171 chilometri. Ci si sposta dunque all’interno del Tamil.  Ci sono voluti quasi quattro ore. Ma sul nostro bus ci si sta bene, si parla, si commenta perché già le impressioni diventano ‘possesso’ personale e ognuno ha qualcosa da dire.Il gruppo vive un’amicizia vera, si sta bene insieme. Personalmente avverto la stanchezza delle gambe. Gli anni si fanno sentire. Ma la pazienza della mia gente è enorme...Così mi accompagno a loro con serenità anche se dentro mi porto il timore di procurare qualche problema.  Non ho ancora fatto cenno al ‘tempo’ che abbiamo trovato. Là, di febbraio c’è primavera avanzata. Se pensate che per entrare nei templi bisognava togliersi le scarpe alle porte della grande torre d’ingresso si può comprendere come   il tempo fosse davvero bello. Alla fine faceva anche caldo, soprattutto nelle ore centrali del giorno. Ma il viaggio è stato davvero favorito da un clima piacevole, in un ambiente naturale  dal verde intenso,  contrassegnato da stupendi fiori...Un mondo che sarebbe ‘fatato’ se non  fosse dominato dall’intensità della vita degli hindi. Penetrando nel Tamil abbiamo incontrato anche dalle dolci colline dalla lussureggiante natura.

 Quando finalmente arriviamo a Tanjore la curiosità, ancora viva, ci muove di corsa  al grande tempio di Brihadeshwara. Di corsa,per davvero.

Qualcuno che già c’era stato aveva così commentato la visita: “Questo tempio interamente in granito massiccio era così favoloso  come nient'altro che abbiamo visto in India.  E' il monumento più grande dei Chola (sito Patrimonio Mondiale) e il più grande tempio dell'India meridionale. Immagino che pochi turisti rendono giù qui, anche se sono venuti a Chennai, ma ne vale sicuramente la pena. E' incredibile vedere la struttura 1.000 anni in condizioni perfette e ancora utilizzata per la preghiera ogni giorno. L'enorme gopura sono coperti con intagli intricati e figure scolpite alcune più grandi di vita che in genere sorpassano i dettagli di quelli sulla vimana. Ma la dimensione ancora maggiore e proporzioni perfette del vimana sono stupende, e immaginare come i suoi blocchi di granito furono trasportati fino duecento metri in aria così tanto tempo fa, è mindboggling (strabiliante) .L’abbiamo visitato attentamente come dimostra lo shervo....Ci siamo un poco dispersi nei vialetti del grande tempio. Sì, c’era gente , devoti di certo, ma  turisti davvero pochi. Lì abbiamo incontrato un gruppo italiano. Sorpresa....!Si stavano togliendo pure loro  le scarpe per entrare nel fantastico tempio. La guida Sanim non ha mancato di condurci in visita spiegandoci ciò che stava sotto i nostri occhi. Ma forse per saperne di più vale la pena di ‘ricercare’ qualche notizia. Forse qualcuno potrebbe farci...un pensierino! Mi servo di cenni trovati su Wikipedia che davvero è una straordinaria miniera culturale.  “Questo tempio è uno dei luoghi più pregiati dell'India architettoniche. Il vimana o (tempio torre) è di 66 m di altezza ed è tra le più alte del suo genere in tutto il mondo. Il Kumbam ( Kalasha o Chikharam) (apice o la struttura a bulbo in alto) del tempio è scolpito su una pietra.  Vi è una grande statua di Nandi (toro sacro), ricavata da una singola roccia, all'ingresso di circa 16 metri di lunghezza e 13 metri di altezza. Il complesso del tempio si trova sulle rive di un fiume che è stato incanalato per fare un fossato intorno alle mura esterne del complesso, le pareti essendo costruita come una fortezza.

Una prima parete rettangolare circostante, 270 m per 140 m, segna il confine esterno. Il tempio principale si trova al centro del quadrilatero spazioso composto da un santuario, un Nandi , una sala colonne e una sala riunioni ( mandapas ), e molti sotto- santuari . La parte più importante del tempio è il mandapa ( una  sala all'aperto o padiglione per i rituali pubblici. che è circondata da mura massicce. All'interno si trova una pietra enorme linga .

Nel Dravida stile, il Karuvarai assume la forma di una miniatura vimana con altre funzioni esclusive per sud architettura tempio indiano, come la parete interna con la parete esterna creando un pradakshina (questa parola significa ‘girare attorno a un centro’. Questa deambulazione è un rituale diffuso in India e ha un simbolismo: si gira attorno a un lingam, al bue Nandi,a una divinità, attorno al cadavere nei riti della cremazione  . La deambulazione può essere in senso orario o in senso antiorario. Nel primo caso si ha appunto pradakshina  che significa ‘verso destra’ ed è riservata ai riti fausti e in onore della divinità; quando invece è antiorario abbiamo la Prasvya, ossia verso sinistra. E’ un movimento riservato ai riti funebri o addirittura ai riti di magia nera. Ora ho capito ciò che ho visto un video sui riti funebri dove l’erede maschio è chiamato ad appiccare il fuoco alla pira dove giace il corpo del defunto dopo aver fatto tre (o sette) giri antiorari intorno alla pira funebre)  intorno al Garbhagriha per circumambulazione ( pradakshina ). La camera dove si trova l'immagine del dio è il sancta sanctorum , il Garbhagriha , il piccolo santuario non illuminato di un tempio indù. La parola sanscrita  Garbhagriha significa il santuario più interno di un tempio indù in cui risiede la murti (idolo o icona ) della  prima divinità del tempio. Letteralmente la parola significa "camera grembo", dal sanscrito parole garbha per seno e griha per la casa. Solo i "sacerdoti" sono autorizzati a entrare nel tempio.

(N.B. Garbhagriha significa il santuario più interno di un tempio indù in cui risiede la murti (idolo o icona ) della  prima divinità del tempio. Letteralmente la parola significa "camera grembo", dal sanscrito parole garbha per seno e griha per la casa. Solo i "sacerdoti" sono autorizzati a entrare nel tempio). Ka memoria si carica di tante'cose' 

Trichy si trova tra le campagne nel cuore del Tamil Nadu a 60 kilometri da Tanjore. E’ una citta’ piuttosto ricca e florida sia economicamente ( il fiume Cauvery sul quale si affaccia rende tutta la zona estremamente fertile ) che culturalmente ( questa città fin dall’antichità  è sempre stata un importante centro della cultura Tamil.. e noi abbiamo conosciuto già qualcosa del tempo della dinastia dei Chola al Museo di Madras dove abbiamo visto (e spiegato) molti bronzi di quell’epoca. L’attuale sobborgo di Uraly della città di Trichy fu  la capitale dei Chola Due sono i santuari della città, uno dedicato a Shiva e l’altro, in cima, dedicato a Ganesh . La sera ci ede riposare all’hotel, grande e accogliente. Dopo cena ci attende una sorpresa:  nell’hotel si sta celebrando la festa di un matrimonio hindù, alla grande! Rimaniamo sorpresi dal fatto che gli sposi assieme ai loro genitori posano su enormi manifesti esposti per le strade  initando a condividere il loro evento gioioso all’hotel. Probabilmente  chi raccoglieva l’invito doveva portare un dono da offrire alla coppia di sposi. Ci siamo permessi di entrare nella grande festa: musica ssordante e poi su un paco riccamente addobbato, la splendida sposa seduta come una regina e accanto lo sposo accoglieva l’omaggio  dei presenti. Una ritualità complessa e affascinante. Rimaniamo stupiti coinvolti in quella gioia diffusa nella sera. Vorrò  cercare di capire come nell’induismo si celebrano i matrimoni (sarà un futuro ‘excursus’). Al mattino, dopo aver posato davanti al curioso ingresso al salone delle feste, ci  muoviamo verso il grande tempio.

L’attrazione della città infatti è  l’antico complesso templare di Srirangam, che sorge su di una mega-isola all’interno del fiume Cauvery .

 Corme tempio è composto da 7 torri  concentriche ( le prime 4 pero sono più un villaggio/bazaar che un tempio ),. Tutte si possono ammirare molto bene dal tetto della quinta muraglia . Purtroppo l’ingresso al sancta sanctorum del tempio di Srirangam, e’ vietato ai non induisti.  Ci siamo andati sempre con la stessa ‘curiosità’ che ‘questa India’ generava in noi tutti : stupore e gioia per un verso e domande e interrogativi per un altro. Qualcuno scuoteva la testa. Qualche altro  si permetteva qualche commento non certo benevolo. La realtà però era quella che scorreva davanti ai nostri occhi.

Ci affrettiamo dunque  per visitare uno di questi templi il più importante. Come al solito ci viene chiesto di toglierci le scarpe. All’interno del tempio si deve camminare e a lungo! Qualcuno..impreca. Ma questo è richiesto: un evidente segno di rispetto del luogo ritenuto sacro, anche se la folla enorme va e viene, chiacchierando e sostando in preghiera davanti a qualche divinità. Lì  nel tempio, come descrivo in un  ‘excursus’, ogni giorno, al mattino e alla sera vengono celebrati riti  antichissimi se si pensa che essi provengono dai Veda, le ‘rivelazioni’ all’origine dell’induismo. E’ una ‘liturgia’ complessa dove tutto ha un senso ma dove tutto si svolge attorno a un idolo. E’  questo che stupisce: dal rito sull’idolo sempre celebrato con ossessiva precisione davvero le persone ‘devote’  pensano a una divinità viva? Non credo sia idolatria pura. Ma  neanche penso che   sia ‘religione autentica’ intesa come rapporto tra un’entità suprema e una libertà umana.

Mi è difficile raccontare ciò che ho visto  entrando in quel tempio: mi sono sentito come ‘oppresso’ pur camminando in corridoi immensi dove nelle nicchie c’erano idoli di ogni tipo. Quasi mi sentivo osservato....La giovane guida cercava di spiegarci qualcosa di quel mondo: ma lo sguardo  finiva sempre là dove l’idolo ci vedeva passare. Ciò che davvero conta, in questo raccontare, sono le sensazioni e le impressioni che provavo. Pensavo ai numerosi fedeli che entravano nel tempio. Camminavano sicuri, decisi, sapevo che andavano a dire qualcosa a un idolo. Mi domandavo allora: come possono spiegare la loro vita, i loro guai, come  cosa potevano dire all’idolo (che comunque veniva adorato per ciò che lui solo poteva e sapeva fare per coloro che lo pregavano), quale era il loro futuro....la reincarnazione, già, non ci pensavo.......l’assoluta certezza che sarebbero tornati a vivere anche se in condizioni diverse per poter giungere alla definitiva liberazione del corpo ed entrare nel ‘tutto’....Attraversato il tempio ci siamo trovati davanti al grande fiume  Kaveri, uno dei fiumi più grandi dell’India che nasce nel Nord e sfocia nel golfo del Bengala.  La gente entrava nelle acque del grande fiume che scorreva davanti ai nostri occhi. Uomini e donne vestite con il loro sari,  sparsi lungo le rive s’immergevano secondo il rituale così come ho visto fare all’alba di un giorno qualsiasi sulle rive del Gange a Varanasi. Altre donne lavavano i panni. Sulle rive ed anche dentro il tempio nelle vicinanze del fiume in gruppo i devoti stavano raccolti attenti  a qualche rito che un bramano faceva.

Ci ha impressionato uno di questi gruppi dove, ci è stato detto, era raccolta una famiglia che guidata probabilmente da un bramino (o dal figlio maggiore)  si stava facendo una puja per il padre morto (tutto è documentato nel sider..... ). I gingilli (ma è giusto dire così?) i fiori, il piccolo fuoco, in vasetti con creme sconosciute passavano tra le mani del bramano, il tutto raccolto entro un quadrato disegnato da  fettucce,  . Impressionante l’attenzione dei devoti presenti....Con fatica ci distacchiamo da questa ‘scoperta’ e ritorniamo ...alle nostre scarpe: all’uscita tanti poveri che con uno sguardo sereno e fiducioso tendevano le mani per accogliere una piccola offerta....

La visita di questo tempio mi ha lasciato sconvolto. Confesso di aver seguito questi due riti (altri erano sparsi sia nel tempio come sulle rive)  non con semplice  curiosità. Del resto non avrei potuto...Non potevo infatti disprezzare chi viveva una situazione umana dolorosa (come la morte di un padre) in una modalità che comunque  li rendeva sereni....Ho intuito che l’uomo cerca sempre motivi per andare  oltre l’impossibile...Usciamo dal tempio di Srirangam – Sri Ranganathaswamy -. Loro, i poveri sono sempre lì. Uomini e donne seduti alle porte chiedono un’elemosina. Non importunano chi passa: ti guardano, stendono la mano aperta, attendono e sorridono...vestono miseramente, all’indiana, gli uomini portano la lunga barba, le donne raccolte nei loro sari pudorate passano il giorno salutando con speranza la folla di pellegrini e di turisti in visita devota o curiosa all’0immenso tempio. Qualcuno dei nostri si ferma e porge una moneta....

Bisogna però riprendere il viaggio. Il programma prevede un percorso  trasferimento notevole: da Tirchy e Madurai.  Sono 135 i kilometri da percorre su quelle strade mezzo asfaltate, quasi due ore di viaggio. Non ci si stanca di ‘guardare’: passano villeggi, sulla strada donne con grosse ceste sulla testa nei loro sari, rette, sembrano signore... bambini che giocano, vacche che circolano liberamente, qualche elefante vicino alle case, e villaggi dove scorre una vita fatta di cose semplici in condizioni che a noi sembrano di estrema povertà. Non mancano le biciclette lungo la strade e i motorini che fanno un baccano enorme e  i mini-bas gialli...E’ tutto che un mondo che si spalanca davanti ai nostri occhi curiosi...ai lati della strada per così dire maestra inizia la foresta. Loro , gli hindi vivono ai bordi della strada...

Ci saranno anche nella foresta: noi però dal piccolo pulmino li vediamo passare rivolti a a darci un saluto, con la mano alzata. Cordiali, sorridenti.... Avevo dimenticato il mio mondo....questo occidente falso perché costruito....Loro no, rispettavano  quella natura nella quale si sentivano a loro agio: ne facevano parte. Avevo dimenticato uno stile di vita scandito dalla natura. Noi abbiamo spinto la vita alla sera...alla notte....Loro facevano parte di quella natura nella quale ci trovavamo, mentre stavamo raggiungendo un’altra città straordinaria.

Madurai.

Ci siamo arrivati a sera. Dovevamo recarci allo stupendo tempio della dea Meenakshi (la moglie di Shiva, Parvati). La giovane guida ci aveva detto che avremmo assistito a un rito ‘quotidiano’ ma che per noi occidentali sarebbe stato una ‘provocazione’...

“Una leggenda narra che la figlia di un re Pandya, Meemakshi, “la bella dagli occhi di pesce”, nacque con tre seni. L’imperfezione, però, sarebbe sparita al momento opportuno. Quando la bella principessa salì al trono, alla morte del padre, affermò che avrebbe concesso la sua mano a colui c

l’avesse vinta in duello. Dopo vari scontri, Shiva la sfidò e la vinse; in quel momento alla donna sparì il terzo seno! Fu, dunque, celebrato il matrimonio e Meenakshi fu assimilata a Parvati

Riporto qui quasi  a testimonianza di ciò che poi racconterò quanto un turista italiano ha scritto di quel rito:” Finalmente giungiamo al tempio dedicato alla consorte di Shiva: la dea Parvati, detta anche Meenankshi. E' imponente, la sua grandiosità ricorda i templi egizi. Come sempre dobbiamo lasciare le scarpe all'ingresso e non sono ammesse né calze né altro genere di coperture per i piedi, quindi si passa al metal detector e si raggiunge una zona dove in una serie di gallerie dalle volte altissime, stazionano fiorai e venditori di offerte da portare alle divinità, più avanti in altre gallerie vediamo un incredibile numero di banchi, dove viene cucinato e venduto cibo caldo per i pellegrini. Proseguendo entriamo nella sala delle mille colonne ognuna delle quali è ornata da una scultura magistralmente illuminata”.

La nostra visita dura quasi tre ore ma torneremo qui dopo cena per assistere alla processione serale che accompagna il trasferimento del simulacro del dio Shiva nella camera da letto della consorte Parvati. ....A sera la guida ci conduce nel luogo dove avrà inizio la cerimonia e dopo una breve attesa dietro alle transenne insieme ad un folto gruppo di turisti internazionali ed a molti fedeli, sentiamo un rullo selvaggio di tamburi e il suono, per noi scordato, di alcune trombe, a questo punto da una porta escono di corsa alcuni bramini che sorreggono una portantina d'argento con le tendine di velluto rosso abbassate: lì c'è il dio Shiva! Il corteo si chiude con altri sacerdoti, che sempre correndo, recano in mano grosse fiaccole. La processione si dirige velocemente al tempio di Parvati dove sono in attesa altri preti, e quello che pare il "capo" celebra un breve rito alla fine del quale la portantina scompare nel santuario della dea. Consiglio la visita di Madurai a tutti coloro che dovessero recarsi nel Sud dell'India perchè si vivono emozioni che rimangono nel cuore”. Un racconto veritiero. Con la fantasia non avremmo potuto e saputo immaginare altro...Sara anche per noi a sera, dunque, quando dopo una lunga attesa finalmente possiamo  immergerci tra la folla per seguire il ‘rito’ dell’incontro  di Parvati con il suo Shiva.

Madurai è chiamata “ la città del nettare” in omaggio a Shiva che, secondo una leggenda antica,  molto gentilmente, ha lasciato cadere dalla sua lunga capigliatura, del nettare sulla città. Il tempio appare visibile da lontano con il suo grandioso Gopuram, una massa piramidale che innalza al cielo un universo di idoli rossi, neri, d’oro e d’argento, divinità mostruose ed assurde, abbarbicate in un disordine costruito.

Ci siamo andati al mattino, riservandoci di ritornare al vespero quando nel tempio si celebra la ‘dormizione’ di Parvati oMeemakshi con il marito Shiva.  Ci era stato detto che questo evento attira molti turisti ed è seguito con devozione dagli hindi.

Intanto visitiamo l’enorme tempio che ci accoglie come sempre a piedi nudi. La fatica di toglierci le scarpe è evidente nel gruppo e qualche...imprecazione accompagna...il rito! Passata la grande porta ci si immerge in un ambiente da favola.  E’ davvero difficile cercare di illustrare a parole lo straordinario ambiente sacro. Nello slidershow mi sono permesso di  offrire alcune splendide immagini di Gianni ‘clik’. Intanto a mano a mano che si camminava incontravamo o gruppi di devoti intenti alla lettura o in ascolto di un sadhu, una piccola scuola dunque all’interno del tempio, in una delle centinaia di sale. Passavano bramini seri e consapevoli  dell’importanza del loro ‘servizio’,  altri accompagnavano elefanti  all’esterno al suono di tamburi, e tanta gente si aggirava nei meandri di questo luogo imponente. Ci siamo portati davanti all’ormai famoso ‘lingam’ da poco lavato e intriso di latte, immerso in un un lago di fiori, con l’immancabile fumo devozionale.  Ricordo di aver visto, anche in questo tempio, un giovane steso sul pavimento, immobile. Pareva fosse schiacciato da un enorme peso...Non si muoveva. Sono rimasto con altri a lungo ad osservarlo.  Cercavo di capire il bisogno di quel giovane intento a una preghiera ‘assoluta’. Per lui in quei momenti non doveva esistere se quel dio che era venuto a pregare. Impressionante.

La visita della città ci ha permesso ancora una volta di osservare sempre con...ammirazione, l’intensità della vita quotidiana di quella gente.

Sui marciapiedi c’erano uomini che stiravano camicie e calzoni, altri che si lavavano con l’acqua ‘fresca’ delle condotte cittadine.   Giovani e ragazze sorridenti che ci accolgono e posano per noi. Splendide donne  erette e vestite con sari preziosi ....Le botteghe si susseguivano senza interruzione. Ci potevi trovare di tutto...Non è un bazar...E’ una delle tante strade che portano al tempio....

Ancora oggi, ogni sera si svolge la cerimonia dell’unione sessuale: al suono di trombe e tamburi, l’immagine di Shiva, portato su un palanchino d’argento da diversi uomini, avanza tra i fedeli, viene simbolicamente lavato, profumato, incensato e poi condotto nella camera di Parvati

Le divinità ci sorridono alcune beffarde e distanti, altre vive e reali come quelle di Shiva e Parvati che, dopo aver litigato per gelosia, fanno la pace, teneramente abbracciati, e allora la folla dei fedeli lancia loro pallottoline di burro (chiamate ghee) il cui odore un po’ rancido si mescola ai profumi dolciastri delle bacchette d’incenso, per “calmare i loro bollori. Entrare, per esempio nel mandapa delle mille colonne, dove le fiammelle delle lampade fanno uscire dall’ombra le figure delle dee e degli dei, sembra di penetrare nel mistero dell’aldilà e si percorre il lungo corridoio, scortati da mostri in groppa a cavalli, fino in fondo dove l’immagine di Shiva che danza nel cerchio di fuoco, l’antichissimo rito della creazione, ci risolleva”. (Foto Gianni)

Avrei potuto raccontare quanto ho visto quella sera al tempio, in una città importante del Tamil Nadu, come Madurai. Ho preferito raccogliere testimonianze di altri turisti chiedendo loro rispettosamente l’autorizzazione. Aggiungo soltanto un video e alcuni sidershow....Il raccontare infatti non basta: vedere è un’altra cosa. Posso dire però che ciò che ho visto introduce nella mia visione dell’India anche una dimensione dell’amore umano, addirittura dell’unione sessuale. Che altro ci fa quella dea con il dio che nella notte sta con Lui?. Del resto in India non pochi sono i templi che raccontano il ‘bramaputra’.... Scuro in volto ho fatto ritorno alle porte del tempio. Mi sono ripreso le scarpe e meditando in gruppo mi sono messo in cammino per prendere il bus. ! Era sera e la notte era  imminente.  La passiamo in un hotel magnifico. Per sognare..... l’umana vicenda dell’amore?

Faceva caldo quel giorno quando con la giovane guida abbiamo raggiunto un’altra meraviglia di Madurai: il palazzo di Thirumalai Nayak. Ci si muoveva con fatica in mezzo a una folla che andava e veniva ininterrottamente. Tutti indaffarati anche quando se ne stanno appoggiati agli stipiti dei loro negozi intenti al passaggio di noi turisti e della gente comune. In india si respira quasi un’ansia sconosciuta, la vita preme dentro di loro... Pare non debbano perdere tempo....Soffocante sensazione. Comunque alla fine raggiungiamo il palazzo di Thirumalai Nayak.. Una parola per introdurre la visita dopo aver atteso a lungo che le porte di aprissero, poiché la visita era a tempo e a gruppi singoli....Anzitutto per la sete ci fermiamo davanti a un cumulo di grossi frutti...In India ci sono dappertutto. Osserviamo che la gente si ferma, prende una cannuccia, la infila dentro il frutto e aspira. Curioso me ne prendo uno. Davvero c’è della buona acqua dentro...Tiro un respiro di sollievo. Finalmente le porte di aprono anche per noi. Entriamo. Ed è una meraviglia. 

Thirumalai Nayak è un re che ha regnato a Madurai tra il1623 e il 1659 . E 'stato il più notevole dei tredici Madurai Nayak del 17 ° secolo. I suoi contributi si trovano in molti edifici splendidi e templi di Madurai.  Thirumalai Nayak è stato un grande mecenate di arte e architettura tanto da definire uno stile architettonico sfociato appunto nello stile Madurai. Ha ricostruito e ristrutturato una serie di antichi templi del periodo Pandya.

Fu Lui a costruire il bellissimo palazzo chiamato Thirumalai Nayak Mahal o  Palazzo Thirumalai Nayak. Il palazzo è diviso in due parti principali, Swargavilasa e Rangavilasa. La residenza reale, il teatro, il santuario, appartamenti, armeria, reale padiglione musicale, laghetto e giardino ...Il cortile e la sala da ballo sono i maggiori centri di attrazione del palazzo.  

Lascio alla documentazione fotografica di illustrare le meraviglie di questo palazzo che fa a pugno con la convulsa e disordinata vita della città. Con il naso in su cerchiamo di capire il tipo di vita che questi ‘marajà’ facevano a quei tempi seppure sempre in pericolo a motivo in particolare della dominazione mussulmana. Quel titolo – marajà – mi ha fatto pensare a Salgari. Ne ho cercato l’origine su Wikipedia: “Maharaja in sanscrito significa "grande re", è l'antico titolo utilizzato per i sovrani indiani.. In un secondo tempo si diffuse l'usanza dei grandi signori feudali di fregiarsi di tale titolo per dimostrare la propria autonomia dalla famiglia regnante.Il termine veniva ancora adottato dai nobili indiani anche sotto la denominazione britannica, seppur con un valore puramente sociale vista la perdita del potere politico”. Un lusso  abbagliante. Un’architettura imponente tale da imporre timore in coloro che venivano in visita. La grande sala mi ha portato a ‘rivedere’ con la fantasia i grandi saloni delle feste dell’epoca imperiale in occidente, nei palazzi reali di mezza Europa. Ma lì si era nel 1600! Potevamo rimanere...in estasi se non fosse entrata una fiumana di ragazze che urlando e corrrendo ci hanno non poco disturbato anche se era piacevole vedere il sorriso di quelle personcine, vestite tutte alla stessa maniera da studenti...Così va il mondo. Contraddizioni evidenti con la convulsa vita fuori del palazzo, ma che non fanno problema in quel paese!

Usciamo dal palazzo, sostiamo un poco sotto la calura poi, come programmato ci portiamo di nuovo al tempio in attesa – piuttosto lunga purtroppo – dell’incontro amoroso di Shiva con la sua Parvati.....La notte ci attende....

Rimaniamo a lungo in attesa della celebrazione vespertina della notte d’amore di Parvati  con il  sposo Shiva. Ci si accorge che qualcosa sta per capitare dal passare continuo di bramini. Ci si stanca, anche perchè è la sera di un giorno impegnativo. Poco distante dal gruppo sul pavimento dell’immenso corridoi è stato composto un ‘mantra’ straordinariamente bello...E’ la preghiera che un devoto ha rivolto al suo dio.Qualcuno si cerca un posto dove riposarsi un poco in attesa. Intanto turisti e pellegrini affluiscono nel  vasto corridoio, davanti a una porta chiusa. A un certo momento tutti accorrono: preceduti da trombe, svolazzi di piume, tamburi e grida giunge Shiva sulla portantina che bramini piuttosto ‘disposti’ portano sulle spalle. Si fermano: tutti si assiepano per vedere meglio, un gran trambusto. Si apre la porta. Ma prima la portantina del dio viene posata, si compiono alcuni riti a noi del tutto incomprensibili e poi sempre in una fracasso, vociare e con musca ssordante di corsa Shva viene introdotta nella stanza dove l’attende Parvati. Subito la porta viene rinchiusa. Rimano come intontito: il rito dell’amore quotidiano, vespertino, si è compiuto. Mi domanda se questo proviene da una storia antica, da convinzioni ‘ create dai bramani...Come un uomo  riesce a condividere un rito così scomposto..... non  c’è preghiera. Ci sono gesti rituali. E basta. Rimane l’amore umano tra divinità assolute nel mondo induista, come Shiva e Parvati.  A testa china, lascio il luogo del rito concluso e quasi solo raggiungo a fatica l’uscita. Il tempio sta per chiudersi. Il buio prende gli enormi androni...Quasi corro, con un poco di timore...esco nella notte. Respiro un poco d’aria...pura! E penso...fossi un turista mi metterei a sorridere. Invece mi trovo investito da eventi che turbano e mi costringono ad essere pensoso e rispettoso. In India non si può essere turisti...si viene  coinvolti per ciò che si vede e si sente:non per condividere ,a per capire. Questo è l’anima  vera di chi si mette in viaggio dentro un mondo e una civiltà sconosciuta. Ho scoperto di essere un viaggiatore....

      Nel pomeriggio però prima di raggiungere il tempio per il rituale appena descritto come da programma abbiamo raggiunto un posto ‘unico’ in India, al confine del Kerala: il Parco nazionale di Periyar. È considerato uno dei parchi più belli di tutta l'India. Situato ad un'altitudine media di 1400 m. e comprende monti ammantati di fitte foreste, inframezzati da valli e praterie. Al suo centro si trova un lago artificiale della lunghezza massima di 31 km, formatosi nel 1895 con la costruzione della diga Mullaperiyar che sfrutta le acque del fiume Peiyar e del suo affluente Mullayar. Molto ricca la fauna del parco composta da elefanti, bisonti, cinghiali, daini. Molte specie di scimmie popolano le foreste, mentre tigri, leopardi ed orsi sono ridotti a pochi esemplari. Le rive del lago sono popolate da numerose specie di uccelli, alcuni molto rari . La guida ci ha portato a 4 chilometri da Periyar per una breve escursione a Kumily. Centro commerciale ex spice, la cittadina  è ancora in crescita e  le spezie ben sistemate ssi possono trovare  nei negozi lungo le strade. Ho fatto una piccola ricerca su quanto una guida del posto ci ha mostrato portandoci in una riserva di piante esotiche. Nel corso della Storia molte spedizioni sono giunte in India  per acquistare le spezie prodotte lungo la costa del Malabar, l'attuale Kerala. Fu questa infatti una delle destinazioni principali durante secoli per mercanti greci, romani, cinesi, arabi e poi europei in cerca di tessuti e spezie per i compratori occidentali. Dopo lo sbarco a Calicut di Vasco de Gama, nel 1498, il Portogallo controllò per secoli l'enorme e ricco mercato delle spezie in Europa, che fino ad allora era stato invece monopolio dei mercanti islamici. Le tre funzioni tradizionali delle spezie in India sono la  curativa, la preservativa e la culinaria. Una passeggiata ‘dentro quella riserva davvero interessante. Abbiamo potuto così  vedere da vicino, sorpresi,  le piante di tante spezie che pure sono usate anche nella cucina occidentale: cardamomo,   cumino: simpatici semini marroncini di forma allungata. Forse la spezia di base della cucina medio-orientale ed indiana, dall’aroma pungente e particolare.  Coriandolo  erba di aspetto simile al prezzemolo, di cui si usano sia i semi che le foglie.Curcuma. Dà il giallo del curry . Zenzero: radice aromatica e piccante. Peperoncino Certamente la spezia più usata nella cucina indiana, e ben conosciuta anche da noi. Salendo la collina, in mezzo a una selva raggiungiamo il cucuzzolo da dove possiamo vedere la distesa delle foreste...Ho immaginato la fauna in quei boschi sulle rive di qel lago che proprio in quei giorni era chiuso per lavori ai turisti. Potevamo vedere elefanti in libertà magari incontrare tigri, scimmie, leopardi, ecc. Li abbiamo invece solo sognati! Tornati in città le nostre donne hanno fatto ‘razzia’ di spezie. La giornata prevedeva la sorprendente visita nel tempio di Madurai. Poi, in hotel. Un altro giorno  si era chiuso.  Il sesto del nostro viaggio. Il Kerala, la terra degli dei era lì, davanti a noi. Da domani entreremo in quella terra: ci attendono ancora molte sorprese, soprattutto desideriamo arrivare ad Alleppey perché in quella città sapevamo di essere  attesi.  

 

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“INCREDIBILE INDIA 3”

 NB. Pubblicazioni sull’India sono numerose. Nel mio studio se ne possono trovare almeno una decina. Apro un libretto scritto da Giorgio Manganelli, uno scrittore ‘tardo’ ma interessante. Il volumetto si intitola: “Esperimento con l’India”. Alle pagine.85-87 l’autore descrive la sua ‘sosta e la sua  visita’  a Madurai. E’ un poema. Prendo solo alcuni passaggi particolarmente vivaci anche perché parla di sensazioni che anch’io ho provato visitando l’enorme tempo di Madurai: “Eccomi a Madurai....E’ una città sacra e forse santa...E’ una città non grande ma quanto basta per accogliere tutti i malesseri e le iniquità delle convivenza: questo luogo umanamente malsano si raccoglie attorno a un tempio sterminato, una città templare...un lunapark teologico nel quale fa gran festa il dio elefante Ganesa, dalla zanna spezzata giacchè usando quella a mo’ di penna trascrisse il Mahabharata...sacri bordelli sulle cui colonne si accoppiano i mistici devoti del sesso illuminante , nel rosario delle giaciture del Kamasutra, corridoi dove le famiglie dormono sul pavimento  fra un frastuono di canti e declamazioni ritmate, melopee composte dai poeta ufficiali del tempio in onore di Shiva e la consorte Parvati.....Quante persone affollano giorno e notte il tempio di Madurai? Forse diecimila, forse ventimila...... Imperfetto quadrilatero, ogni lato interrott0o da un gran portale su cui si librano i piani fittamente scolpiti e policromi, la folla degli dei....e dovunque stanze, passaggi, sale, ripostigli, luoghi per dei irrequieti e dovunque il ‘lingam’ insieme forma di violenza e di fecondità, il simbolo fallico di Shiva non diversamente da Parvati che come Kalì resta ‘la madre’ colei che si rivela solo a chi osa scommettere la distruzione del proprio corpo...”

 

 

 

 

Il 'nostro elefante' a al tempio di Tanjore

Nella rassegna delle 'nostre foto' del viaggio che sto raccontando si possono trovare fotografie dell'incontro con questo elefante: qualcuno i è fatto benedire dal grosso animale lasciandosi mettere la proboscide sulla testa....

A Trichy, il tempio di Srirangam

Questo tempio mi ha impressionato. Il video ci introduce nel tempio mostrandoci solo qualche angolo di una straordinaria costruzione nata da una concezione incredibile dell'esistenza umana. Si entra per'adorare un idolo' anche se esso è la traduzione di miti antichi ma soprattutto di ansie umane.

La famosa danza Bharatanatyam del Tamil Nadu

Ho voluto inserire questo video perchè il Tamil ha una storia stupenda di arte: la sua fede, per così dire, l'ha mostrata nei suoi enormi templi e nella vastissima serie di idoli, ma nella scultura e nell'arte della danza e del canto....