Alleppey, meta del viaggio straordinario in India

Il video, da You tube, pare proprio aver filmato il nostro itinerario. Prima di incontrare la comunità diocesana di Alleppey, il suo vescovo e Padre Joe, ci siamo serviti di questo traghetto che poi ci ha portato al grande hotel. L'abbiamo preso proprio a una 'piccola stazione, dove solitamente aspettano gli indù per le loro necessità logistiche. Il battellino però era riservato anoi, del gruppo....lungo le 'strade d'acqua, sulle.Backwaters, tutto era affascinante: sulle rive le persone ci salutavano, uomini indaffarati, donne impegnate, lunghe file di ragazze sui sentieri....e le house-boat (le kettuvallam)....che ci passavano accanto suscitando un interesse inevitabile.....Si vive sul fiume...e non solo per turismo!

Il Kerala

Un filmato interessante: offre in visione angoli stupendi del Kerala, volli e momenti di vita.Il Kerala non è il Tamil Nadu!

 PAGINA IN ALLESTIMENTO

PICCOLA CRONACA

DI UN VIAGGIO INCREDIBILE

 QUARTA PAGINA

11 giorni per conoscere da vicino l'India

Il Kerala

Alleppey e Cochin

Il nostro viaggio ‘corre’ verso l’appuntamento programmato: Alleppey. Alle spalle ormai il Tamil Nadu, uno stato dove l’influenza mussulmana è arrivata solo marginalmente. Nell’anima quei riti che abbiamo visti celebrati nei maestosi templi indiani. Sono riti arcaici, dove la normativa brahamanica determina non solo quanto di religioso c’è negli indù ma anche la loro vita sociale, culturale, da secoli.

Negli occhi tutti quei templi di “importanza storico e mistica  dalla città santa di Kanchipuram, che dal IX secolo è sede di un Acharya. Da Madurai, Tirunchirapalli, Thanjavur, Mahabalipuram: è un mondo ricco di interesse sia per la profondità dei miti e delle leggende, rese immortali nelle inimmaginabili rappresentazioni in pietra e sculture di gran pregio artistico che ornano con profusione i templi, che per la vivacità religiosa che si manifesta nelle cerimonie e nelle feste, e anche negli Ashram, come ad Auroville, nonché per la diversità culturale che riscontriamo a Pondicherry , dove i riti arcaici dell’induismo si sono conservati in modo integro e si trovano i complessi templari più maestosi del subcontinente..

Ora siamo entrati nel Kerala.

Forse i miei amici non si erano accorti dell'emozione che mi cresceva 'dentro': stavo infatti per incontrare persone a me care in una delle città del Kerala, Alleppey: un giovane vescovo indiano, intelligente, generoso, attivo , Eccellenza Mons. Stephen, un suo prete, Padre Joe che da studente in Roma venne più volte nella mia parrocchia in Lissone, una diocesi della Chiesa Cattolica......

Una vicenda per lo meno strana, quella....Qualche anno fa, come al solito, celebrata l’Eucaristia, sono sceso  nella grande parrocchiale per salutare la ‘mia gente’. Era per me un modo  per stringere conoscenze nuove e sentire le vicende di tante persone della comunità. Da qualche tempo avevo ‘visto’ in preghiere due personcine indiane. Due ragazze...Sole. Mi seguivano con lo sguardo, quando passavo accanto a loro inginocchiate sulla panca quasi volessero dirmi qualcosa. Una domenica mattina le ho importunate...Sì, chiesi loro da dove venivano e come mai si trovassero in Lissone. Dove abitavano....Seppi che erano del Kerala e si trovavano da anni in Italia a Roma al servizio di una casa religiosa. Sono state loro a parlarmi del loro vescovo e dei suoi impegni pastorali a favore dei ragazzi, cristiani, mussulmani e indiani, di Alleppey. Nacque una simpatia che sfociò in un contatto con il loro Vescovo che poi venne per  diversi anni in visita alla comunità di Lissone dove ero parroco. Abbiamo cominciato i nostri rapporti  accogliendo un suo studente a Roma , appunto Padre Joe e abbiamo approfondito la nostra ‘comunione ecclesiale’  cercando di aiutare il vescovo che stava costruendo una grande scuola capace di quasi mille studenti, in Alleppy.....Ed ora mi trovavo ormai vicino a quella città del sud dell’India. Sentivo crescere una incomprensibile tensione: stavo per ‘visitare’ di persona quanto la comunità di Lissone aveva contribuito a costruire, una scuola in Alleppey, soprattutto stavo per accarezzare tanti piccoli indiani che da tempo si erano preparati ad accoglierci, guidati dalle loro ‘eleganti maestre’ e dal loro capace direttore....

Ma è ancora presto. Partiti dunque da Periyar dopo una scarpinata  sulla colline di una riserva di piante di spezie diverse, ci attende una sorpresa. La giovane guida, Sanim,  sorridendo, ci invita a  provare un’emozione particolare.

Salire su un elefante e immergerci nel folto della lussureggiante vegetazione...un poco impauriti, ben saldi alle maniglie  seduti sopra l’enorme creatura che solenne e calmo, guidato da un indiano si muoveva  quasi con delicatezza per non spaventare i...passeggeri. Ci sono saliti tutti...tranne il sottoscritto... Temevo, una volta salito al dorso dell’animale che non sarei mai riuscito a scendere....data la mia stazza!  Sembravano dei bambini felici e lo erano: spensierati in un angolo folto di alberi e arbusti: passava  l’ elefante con gentilezza e loro sopra col sorriso a salutare.....Un’ora di relax prima di riprendere il viaggio per le strade del Kerala. Sostiamo davanti a uno splendido complesso cristiano: il Kerala dunque non è il Tamil. Qui i cristiani ci sono e si fanno vedere con le loro opere e la loro presenza. Si sale  al St Francis Mount Ashara, il ‘Franciscan Brothers’, un imponente chiesa in granito,a Pampanar. dall’architettura interessante con motivi indiani evidenti,  posta su una collina immersa in un verde straordinario (non ricordo il nome di quell’erba....più tardi ho saputo che si trattava di piantagione di the....ecco come si raccoglie)..Kerala, nell'India che guarda altrove

Una suora francescana della Maha Chiesa Pattumala immersa tra le piante di the stacca ad una ad una le foglie mature del prezioso the...

Mount St. Francis, Pattumala Church And Pilgrim Centre in Kerala, India.E' una chiesa cattolica  romana, francescana, Pattumala centro di pellegrinaggio situato sul Monte San Francesco..Il Matha Chiesa Pattumala è una chiesa cattolica romana in Kerala dedicato alla Madonna della Salute . E 'servito dalla Congregazione dei Fratelli Missionari di San Francesco (CMSF). La chiesa è costruita interamente in granito, è un centro mariano pellegrino. E 'situato in mezzo a piantagioni di tè. Il nome Pattumala significa "Collina drappeggiato in seta". Si trova a 17 km da Peermade e 27 km da Thekkady

.Stupiti ritorniamo al pulmino per giungere ad Alleppey.

Ma sarebbe una dimenticanza imperdonabile non ricercare notizie su questo stato dell’India del Sud.

 “Un vero balzo nella natura generosa e splendente è quello che porta al Kerala, la terra del cocco (keera), delle spezie odorose e dell’acqua. Il superbo aspetto naturalistico di questa striscia di terra affacciata sul mare si svela nei grandi parchi protetti, come quello di Periyar, nelle rinomate piantagioni di pepe e te, nelle unicità dei luoghi come le Backwaters, sonnolente vie d’acqua tra le terre emerse su cui si muovono vere case galleggianti e piccole imbarcazioni. 

Sul lago Vembanad le "Backwaters", una fitta rete di canali navigabili nella parte meridionale del Kerala , al cui centro si trova Kumarakom, offrono una delle più interessanti immagini che il viaggiatore riporti dall'India del Sud. Circa 1500 km di strade d'acqua, sulle cui strette rive affacciano abitazioni minuscole quanto la striscia di terra che le ospita. Navigare a bordo di un piccolo battello o sulle, le tipiche imbarcazioni da pesca adattate per il turismo a house-boat (le kettuvallam sono delle imbarcazioni a remi e a motore e case galleggianti tipiche dello stato indiano del Kerala: usate in origine per il trasporto di merci, costituiscono ora anche una forma di alloggio per i turisti che effettuano delle crociere in quest'area), è

 

 

 

 

 

 

un'opportunità di conoscere una vera “città fluviale” e l' immensa rete di laghi, lagune e canali che formano parte integrale della vita della regione. Inaccessibili e sconosciute per molto tempo,oggi le Backwaters permettono di conoscere un ambiente circondato da una vegetazione unica, regno di molti uccelli di diversa specie e inframmezzato da piccoli villaggi spesso in equilibrio su una striscia di terra tra la laguna, le piantagioni di riso, le palme e il traffico costante delle imbarcazioni : qui si vive sull’acqua ed ogni aspetto della quotidianità vi si adatta. Navigando lenti si incontrano piccole barche che portano anziani , donne, giovani scolari che devono raggiungere i loro maestri; fasci di fieno ed erbe di risaia verdeggiano su altri gusci di legno, pigri pescatori immoti sui legni leggeri si riparano dal sole sotto ombrelli colorati. Il "Santuario degli uccelli" è detta tutta l'area che da Kumarakom si snoda lungo la rete di laghi ed i canali fino ad Allepey sulle cui acque , assieme alle "snake boats" e alle kettuvallam, si può placidamente navigare anche in canoa, magari all'alba o al tramonto, quando dalle rive si affacciano antichi volti di anziani muti, occhi curiosi di bimbi o donne dagli abiti coloratissimi che incedono dondolando il passo come immagini d'altri tempi” .

(Cfr. Sidershow)

Nel programma del viaggio trovo che a Kumarakom ci siamo andati: era domenica 21 febbraio. Ma nella mia memoria, purtroppo, questo luogo proprio non me lo ricordo. Ho cercato di sapere qualcosa  del luogo e ho saputo che si tratta di un raggruppamento di piccole isole sul Lago Vembanad, ed è parte della regione di Kuttanad. Il santuario degli uccelli qui, che si estende attraverso 14 acri, è il ritrovo preferito di uccelli migratori ed è un paradiso per ornitologo. Egrette, anhinga, aironi, alzavole, uccelli acquatici, cuculo, anatre selvatiche e uccelli migratori come la Cicogna Siberiana fanno visita qui in stormi, affascinando i visitatori. Il modo migliore per vedere tutti gli uccelli del Santuario Kumarakom e una gita in barca attorno alle isole. Ma non ricordo di esserci stato: qualcuno del gruppo potrebbe anche farmi sapere se ricorda questa visita. Mi spiace. Comunque va detto che è uno dei luoghi più frequentati dai turisti di tutto il mondo. E’ un angolo del magico Kerala. Devo farmi perdonare perché ancora di seguito si trova un ‘raccontare’ affascinante di una ragazza nel Kerala. L’intitola ’Magico Kerala’: “Una vegetazione rigogliosissima, lunghe e candide spiagge, rilievi montuosi ricoperti da piantagioni di tè e di caffè e soprattutto una rete di canali navigabili che ci consentono di assaporare un’India ben diversa : questo è il Kerala! E’ una dimensione più umana e meno frenetica, un’autentica simbiosi con la natura. Anche la religiosità è vissuta più tranquillamente: nei paesi che attraversiamo non vediamo il frenetico accalcarsi davanti alle statue delle divinità indù e non troviamo tracce di “puja” lungo le strade; le moschee sono visitabili senza troppi problemi e ci sono numerose chiese cattoliche: in Kerala, infatti, un quarto della popolazione è cristiano. Intendiamoci bene, non è un paese senza problemi: anche qui un’ampia percentuale della popolazione è povera, ma vive dignitosamente con ciò che ricava dalla pesca, dall’artigianato, dall’allevamento, non si coglie la miseria, la rabbia o la frustrazione. Certamente non ci sono i capolavori d’arte moghul, né i shikhara dei templi induisti, ma la navigazione nelle backwaters è estremamente rilassante e ricca di scoperte: intravediamo piccoli villaggi, poco più che gruppi di capanne, qualche chiesetta, palme da cocco e magrovie, tanti manghi, molte piante acquatiche, risaie lussureggianti, piccole moschee. Molte persone, indaffarate sulla riva, ci salutano cordialmente: donne che lavano i panni, uomini intenti alla pesca, ragazzi che corrono paralleli al nostro ferry boat. Molte case galleggianti scivolano silenziosamente accanto a noi. Sui canali la vita scorre lentamente, seguendo il ritmo della corrente che senza fretta ci porta verso Alappuzha – la nostra Alleppey -  il principale porto delle backwaters, da dove proseguiremo in pullman per Cochin.”.

Un momento.....ma dove si trovano nel Kerala gli imponenti templi degli indù? Pare non ce siano. Passando nei villaggi si intravvedono invece piccole chiese cristiane, qualche moschea...Sono sorpreso perchè il passaggio da un 'modo di vivere' il quotidiano , intriso di una 'devozione' pagana, nel Tamil Nadu se è permesso usare questa terminologia, è stato repentino.  Lungo la strada incontriamo una 'presenza' critiana davvero davvero splendida. Sì è un tempio, una grande chiesa che si raggiunge salendo una ripida scala, costruito su una collina avendo ai lati culture dal verde intenso. Mi fu detto anche come si chiama quell'erba....Non c'è solo devozione a un dio temuto o cercato, ma una fede che opera tra le persone e le fa essere una comunità, secondo la logica di un Vangelo che viene da lontano. Per la verità, anche  facendo riferimento ai miei precedenti viaggi inI ndia (e nel Nepal mai avrei supposto la presenza della Chiesa così organizzata e attiva come quella che ho conosciuto nel Kerala. Più aventi  riferirò  a questo proposito quanto ho personalmente vissuto nella diocesi di Alleppey.

Comunque c'è chi ha  descritto questa 'nuova realtà' in uno stato del sud dell'India dove il potere è in mano ai marxisti. Ma leggiamo qualche spunto di un reportage dal Kerala, corredato da una precisa e avvincente ricostruzione  delle particolarità del cristianesimo della regione, scritta dal sacerdote e patrologo Thomas Koonammakkal.
Qui di seguito è riportato un ampio estratto di questo reportage. L'autore è caporedattore del "Giornale del Popolo" di Lugano. E' stato pubblicato sulla rivista 'Oasis' del patriarcato di Venezia.

"I sorprendenti segreti del Kerala"
di Luca Fiore

"Siamo fiori diversi di un'unica pianta". Sceglie questa immagine Basheer Rawther, avvocato di Changanacherry, per descrivere il rapporto tra indù, musulmani e cristiani che vivono in Kerala. Non importa che Rawther appartenga alla comunità musulmana. Chiedete a chiunque per strada e vi risponderà più o meno allo stesso modo. Questa regione a sud-ovest dell'India sembra essere un mondo a parte rispetto a l'immagine che negli ultimi mesi il Paese ha dato di se stesso. Qui, tutto sommato, gli attentati terroristici di Mumbai, che dista poco più di mille chilometri, e i pogrom contro i cristiani dell'Orissa sono visti come fatti drammatici ma lontani. [...] Il Kerala, in questo contesto, si pone come un'eccezione di cui non si può non tener conto.
Basta poco, arrivati in Kerala, per capire che le cose funzionano diversamente rispetto ai grandi centri del paese cui tutto il mondo guarda per i suoi record economici. Niente fasti della Bollywood che scintilla negli alberghi di Mumbai, niente fermento da Silicon Valley che si respira a Bangalore. La vita scorre lenta, come le piccole canoe che attraversano le acque interne, le backwaters, che costeggiano il litorale e penetrano nell'entroterra. [...] Lungo il loro tragitto si incontrano piccoli villaggi con moschee, templi e scuole, e minuscoli agglomerati di case dove la gente vive su strette strisce di terra bonificata, larghe pochi metri. [...] Le donne vestono quasi esclusivamente il sari o il salwar kameez, la tunica a pantaloni, ed è raro vedere abiti femminili all'occidentale. Per gli uomini è diverso, anche se il lungi, un pezzo di stoffa colorato che viene avvolto attorno alla vita, è la più comune tenuta per i momenti informali. In Kerala non è raro vedere lungo le strade grandi elefanti che vengono utilizzati come bestie da lavoro: trasportano tronchi d'albero o vengono utilizzati come "montacarichi" nelle falegnamerie. [...]
I 35 milioni di abitanti del Kerala vivono con un reddito medio pro capite di 550 euro l'anno. I due pilastri dell'economia locale sono la pesca e l'agricoltura, tanto che le centinaia di migliaia di laureati di ottimo livello nelle università locali sono costretti a cercare lavoro nel resto dell'India oppure sull'altra costa del Mare Arabico. Quasi un milione e mezzo di abitanti (circa il 4 per cento) vive all'estero, in modo particolare nei paesi del Golfo Persico. Non è un mistero che a sostenere l'economia locale siano le rimesse degli immigrati e, ora che lo sviluppo di città come Dubai è paralizzato dalla crisi economica, è prevedibile che il flusso di denaro dall'estero sia destinato a rallentare.
I CRISTIANI DI SAN TOMMASO
Ma il Kerala vanta altri primati. Nel 1957, infatti, diventa la prima regione del subcontinente in cui le elezioni democratiche sono vinte da un partito marxista. Si tratta, poi, del primo stato indiano per quanto riguarda l'alfabetizzazione: il 91 per cento contro il 65 per cento del resto del Paese; è prima regione indiana per longevità (dieci anni in più rispetto ai 69 anni della media nazionale) e soffre delle minori disparità socio-economiche tra uomini e donne o fra caste. Infine, il Kerala è lo stato indiano con il più alto tasso di pluralismo religioso. Siamo di fronte, infatti, a un coriaceo esempio di convivenza in atto, a dispetto del mosaico di comunità che lo compongono: la maggioranza della popolazione è indù, ma il 25 per cento è musulmana e il 20 per cento è cristiana. Un'enormità se si pensa che la media della popolazione cristiana in India si attesta al 2,3 per cento. [...]
La convivenza tra i diversi gruppi religiosi, in Kerala, risale a tempi immemorabili. San Francesco Saverio, il missionario gesuita spagnolo giunto su queste rive indiane sulla scia di Vasco da Gama, dovette costatare con sorpresa l'esistenza di un'importante presenza cristiana di rito siriaco. L'arrivo del cristianesimo in India, infatti, viene fissato dalla tradizione al 52 d.C., quando l'apostolo Tommaso giunse in Kerala grazie ai contatti con le colonie di mercanti ebrei già presenti sulle coste del Mare Arabico. A Chennai, Madras, è conservata la tomba dell'apostolo e i cristiani di queste zone vengono chiamati i cristiani di San Tommaso. Nonostante non vi sia dal punto di vista storico certezza circa l'arrivo dell'apostolo fin sulle coste del Kerala, le Chiese locali – in particolare quelle di rito siriaco – sono fiere del legame diretto con la tradizione apostolica. L'arrivo pacifico dell'islam, invece, risale al VII secolo; ne furono tramite i mercanti arabi di spezie. [...]
Il reportage continua  e presenta alcuni aspetti della realtà sociale, politica e religiosa di  questo popolo. Così ci facciamo un'idea più precisa
del 'magico Kerala'

LA TENTAZIONE DELLA VIOLENZA
"Non c'è dubbio – spiegava nel 1966 l'antropologo francese Louis Dumont nel suo monumentale 'Homo Hierarchicus' – che spesso gli intoccabili, convertendosi al cristianesimo abbiano risposto al richiamo di una religione egualitaria predicata dai potenti, ma non risulta che la loro situazione sociale sia di fatto migliorata, sia nell'ambiente indù, sia perfino, nell'ambiente cristiano".
Se da una parte è vero che il fardello del sistema castale grava ancora sulla società del Kerala, come del resto in tutta l'India, la promozione dell'istruzione da parte della Chiesa certamente ha permesso di attenuare la rigida gerarchizzazione della società e ha dato la possibilità a molti figli delle caste più basse e agli intoccabili di migliorare la propria condizione sociale.

D'altro canto è anche vero che, come afferma Dumont, neppure i cristiani del Kerala sono del tutto esenti dal concepire la società in senso castale.In fondo la casta è impressa sul destino degli indiani tramite il nome della propria famiglia. E il nome uno se lo porta fin nella tomba. Questo, in ogni caso, vale anche per i cristiani.
Nonostante il Kerala debba essere considerato, a ragione, un esempio di convivenza interreligiosa, negli ultimi anni non sono mancati scontri tra le diverse comunità, in particolare tra indù e musulmani. Nei confronti dei cristiani gli episodi di violenza finora hanno interessato le cose, raramente le persone. Può capitare, infatti, che una chiesa venga presa di mira dal lancio di sassi o qualche cappella votiva sia distrutta, ma in Kerala nessuno ancora si è spinto a uccidere per ragioni religiose. Nel 2004 in un villaggio vicino alla città di Kozhikode, Calicut, 35 persone, armate di spranghe di ferro e urlando slogan induisti, hanno attaccato 4 suore e 3 fratelli dell'ordine di Madre Teresa. Alcuni assalitori intimarono alle suore di lasciare il villaggio e di smettere di convertire fedeli indù al cristianesimo. Si tratta tuttavia di un caso isolato. È vero, però, che nell'ultimo decennio il Bharatiya Janata Party, partito nazionalista indù al governo in India fino al 2004 ma minoritario in Kerala, ha fatto sentire con voce sempre più forte le proprie rivendicazioni per "un'India degli indù".
Parallelamente sono aumentati gli episodi di violenza riconducibili al Rashtriya Swayamsevak Sangh, considerato il braccio violento del BJP. Nelle madrasse islamiche si è incominciato a predicare il jihad contro gli oppressori indù. In diverse occasioni alcuni militanti islamici sono stati arrestati mentre combattevano in Kashmir, ed è capitato anche che le stesse organizzazioni islamiche considerate fondamentaliste abbiano condannato apertamente l'utilizzo delle madrasse come nascondiglio per armi ed esplosivi. Si sa, inoltre, che finanziamenti arrivano direttamente dall'Iran, dal Pakistan e da altri Paesi del Medio Oriente. Negli ultimi anni ha ottenuto sempre più successo il National Development Front, un movimento islamista che si concentra nella difesa dei diritti socio-economici dei musulmani, dei dalit e delle altre backward classes. Recentemente l'NDP ha annunciato che si impegnerà a fondo nella Dawa, la predicazione missionaria nei confronti delle altre comunità, e ha accusato le altre associazioni musulmane di trascurare questo tipo di attività. Nella regione è in crescita anche la Jamaat-islami, un'organizzazione che cerca di diffondere "la vera consapevolezza" nella società musulmana e di purificarla da tutti i rituali non islamici e dalle superstizioni. Attualmente in Kerala questo movimento assume toni più moderati che nel resto dell'India e si è detto disponibile al dialogo con le altre religioni. L'altra organizzazione emergente è lo Students Islamic Movement of India che invoca la "liberazione dell'India" attraverso la sua trasformazione in uno Stato islamico.
Resta il fatto che la maggioranza dei mappila, come comunemente vengono chiamati i musulmani del Kerala, non ha per ora ceduto alle sirene del fondamentalismo. "I musulmani del Kerala – spiega l'islamologo padre James Narithookil – si distinguono dai musulmani del resto dell'India innanzitutto per la lingua che è il mappila malayalam, un misto di dialetto del nord del Kerala e arabo, mentre nel resto dell'India i musulmani parlano l'urdu. L'arabo, infatti, era la lingua del commercio sulle coste del Kerala ben prima della diffusione dell'islam. Rispetto ai musulmani del resto dell'India, quelli del Kerala sono più istruiti e più socievoli. In loro si trova sicuramente una maggior propensione all'armonia e alla convivenza interreligiosa e sono maggiormente disponibili a cooperare con indù e cristiani per il progresso sociale e morale". [...]
PERCHÈ IL KERALA FA ECCEZIONE
Ma qual è, davvero, il segreto del Kerala? Che cosa permette a questo fazzoletto di terra di rimanere, nonostante le eccezioni e le contraddizioni, un'oasi di convivenza? Se si chiede ai leader cristiani, indù o musulmani perché il Kerala non è ancora l'Orissa, la risposta è sempre la stessa: "education". [...] Come detto, in questa regione il tasso di alfabetizzazione è il più alto dell'India e si attesta su standard europei. Varie sono le ragioni di questo record, ma non c'è dubbio che la presenza millenaria di una consistente comunità cristiana locale abbia promosso, attraverso un impegno visibile, la diffusione non solo di istituzioni educative, ma anche di una mentalità altrimenti impossibile nel resto dell'India indù e musulmana. Ancora prima dell'arrivo dei portoghesi, furono i sacerdoti cristiani a iniziare a insegnare ai fedeli a leggere e a scrivere il siriaco per poter seguire la liturgia, visto che le uniche scuole esistenti prima di allora erano sostanzialmente centri di formazione per la casta più elevata, quella dei bramini. Oggi la presenza dei cristiani nella regione è certamente massiccia. Si pensi che per quanto riguarda solo i cattolici, che sono circa 4,8 milioni, si contano 29 diocesi, più di 4200 parrocchie, 8000 preti, 31 mila suore. [...]
Un altro record del Kerala è il fiorire di vocazioni religiose. Quasi tutte le diocesi, infatti, hanno un seminario minore e il Kerala è una delle poche regioni in grado di "esportare" sacerdoti e suore. Le ragioni di questo fenomeno sono diverse e non facili da individuare. Secondo Joseph Perumthottam, arcivescovo di Chaganacherry, il motivo principale è da ricercare nell'educazione che questi ragazzi ricevono in casa dai genitori: "Ci sono ancora molte famiglie che vivono  un profondo attaccamento alla religione e presso di loro è  forte la stima per la vocazione al sacerdozio. Così non impediscono a priori che i propri figli intraprendano questa strada. Va detto, però, che anche da noi i numeri si stanno piano piano assottigliando". Una così grande ricchezza di "forza lavoro" permette alla Chiesa cattolica di gestire oltre 5800 istituzioni educative: 1800 asili, 1300 scuole elementari, 650 scuole medie, 1000 scuole superiori, 600 scuole professionali e svariate università. Se si pensa che il governo locale sovvenziona circa 12 mila centri scolastici e che non tutte le scuole cattoliche sono sovvenzionate, appare chiaro che la Chiesa in Kerala sostiene il 50-60 per cento dell'istruzione della regione. Si tratta di scuole aperte a tutti, nelle quali musulmani, indù e cristiani – oltre a ricevere un'istruzione di primo livello – imparano a conoscersi, stimarsi, perfino a diventare amici. Per quanto possa suonare strano alla mentalità europea, le scuole cristiane, per la stragrande maggioranza cattoliche, non sono percepite dagli indù come una minaccia o uno strumento di proselitismo. [...] L'influenza della Chiesa cattolica sulla mentalità della popolazione locale passa anche da un intensissimo impegno nel sociale. Anche qui i numeri parlano chiaro: 300 orfanotrofi, 400 case di riposo, 440 ospedali e 91 pubblicazioni

L'INSIDIA MARXISTA
In questo quadro assai composito, un ruolo decisivo per il futuro del Kerala lo svolge il partito comunista che ha la maggioranza nel governo locale. Nel corso dei decenni, è vero, il partito comunista si è alternato con il partito del congresso ma è sempre rimasto il primo partito raccogliendo consensi da tutti i gruppi religiosi della regione. Alle ultime elezioni locali svoltesi due anni fa, i comunisti sono tornati al potere e hanno iniziato un duro braccio di ferro con la Chiesa cattolica.

Kerala, nell'India
 che guarda altrove

(Manifestazione marxista a Cochin per la campagna elettorale)

Oggetto del contendere è proprio la libertà di educazione. Nel 2007, infatti, il Governo ha proposto una riforma del sistema educativo che, secondo la Chiesa cattolica, ha come obiettivo quello di creare un controllo politico sulle scuole sovvenzionate, togliendo il diritto a chi le dirige di scegliere collaboratori e ammettere gli studenti. Anche dal punto di vista culturale la politica nelle scuole pubbliche va nella direzione di un discredito delle esperienze religiose, tanto che a protestare contro l'introduzione di libri di testo che promuovono l'ateismo non sono state solo associazioni musulmane, indù e cristiane, ma anche organizzazioni laiche.
I vescovi del Kerala non perdono occasione per esprimere la loro preoccupazione. Per monsignor Powathil si è trattato di una strategia elettorale per attirare l'attenzione in vista delle recenti elezioni nazionali. Tanto che sono state diverse le proposte provocatorie avanzate da commissioni governative negli ultimi anni: sanzioni per il terzo figlio, introduzione dell'eutanasia e via dicendo. Per il capo della Chiesa siro-malankarese, il catholicos Mar Baselios Cleemis, è proprio l'avanzata del secolarismo e dell'ateismo, e le loro ricadute sul piano sociale, a costituire una delle maggiori sfide per la Chiesa, ma anche per il Kerala.
La posta in gioco è alta: se è vero che la Chiesa svolge un ruolo di primo piano nel preservare il carattere pacifico della convivenza del Kerala, attaccando il suo ruolo educativo non si fa altro che indebolire il sistema immunitario della regione contro gli opposti fondamentalismi. Chi è al potere oggi non sembra rendersene conto, probabilmente perché non capisce quanto l'esempio del Kerala possa significare per il futuro dell'India tutta.
(Da "Oasis" anno V n. 9, luglio 2009) La rivista del patriarcato di Venezia che ha pubblicato l'inchiesta

Ormai dunque siamo vicini ad Alleppey. In me cresce la tensione: so che ci è stata preparata una straordinaria accoglienza. L’attendo per commuovermi...Ed è stato così.... Eravamo ancora sul grazioso pulmino che correva su strade polverose attraverso villaggi e la verdissima vegetazione. A lato scorreva un braccio delle backwaters: per la strada ci salutavano...Non sapevamo dove eravamo. Nelle vicinanze di Alleppey, o forse dentro la città diretti a un ‘collegio indiano’ una grande scuola. L’abbiamo saputo quando finalmente il nostro bus si fermò alle porte di questa straordinaria scuola.------

Il seguitodel racconto l'ho postato sulla pagina 'Incredibile India 5'. Vi prego di darle una lettura sia pur rapida. Forse vi permetterà di conoscere un'altra realtà viva di quella terra, riconoscerete la vostra identità cristiana là, nel sud dell'India, nell'incontro e nelle relazioni con vescovi e sacerdoti di una Chiesa cattolica, quella in Alleppey. Non più indiani davanti ai loro idoli ma indiani raccolti in assemblea pastorali e liturgiche in comunione fraterna. Ne vedremo tanti, intenti nella lode al Signore, Immenso e amante Dio nel figlio suo Gesù Cristo. Leggete questa pagina per favore!

Ma il Kerala è un'India .....diversa. Ci manca ancora di prendere coscienza di un modo di vivere che era sotto i nostri occhi in quel mondo così affascinante. Ci era stato detto che la presenza cristiana era abbastanza numerosa e vedevamo, passeggiando per la città, chiese agli angoli di  strade sommerse di inarrestabili indiani, che,  quasi correndo avanti oltre le piccole botteghe che si aprivano ai lati ripiene di tanta mercanzia polverosa, andavano al loro appuntamento...Ci era stata detto anche che lì comandavano i comunisti.....e c'erano anche mussulmani....Eppure la vita scorreva serena: alle divisioni   in caste ci potevano essere anche divisioni per religioni o convinzioni ideologiche...non doveva essere così....La città era 'semplice' sembrava mancare dei grattacieli delle città del Nord, non c'erano i segni di una antica dominazione...c'era la natura lussureggiante e le limpide acque che scorrevano lente accanto a noi...Per capire questo fenomeno unico nell'India di una convivenza condivisia ricordo qui la testimonianza riportata poco sopra di di un personaggio indiano, Basheer Rawther,: "Siamo fiori diversi di un'unica pianta".

 Il 22 febbraio 2010 eravamo ad Alleppey. Il programma dell'agenzia diceva: "Intera giornata in pullman a disposizione per le vostre visite. Pernottamento." E' stata la 'giornata' attesa poichè abbiamo vissuto ore straordinarie con la comunità diocesana di Alleppey, con il suo Vescovo, con i suoi preti, con Padre Joe, con i ragazzi del College. "Little floor", con i ragazzi disabili seguiti dalla carità della diocesi....Tutto questo lo racconto in un'altra pagina di 'Incredibile India', la numero 5 che raccomando di leggere.

Continuiamo il racconto di questo straordinario viaggio che sta per terminare: Da Alleppey infatti ci portiamo a Cochin che ci ha coinvolti nella sua affascinante vivacità.

Da: Alappuzha, Kerala, India A: Kochi, Kerala, India

Cochin dista da Allepey circa 50 chilometri. In un'ora o poco più la si raggiunge. Siamo partiti dal fascinoso hotel di Alleppey - Hotel Lake Palace - al mattino per giungere in città. Per la verità le emozioni della prestigiosa accoglienza al gruppo da parte di tutta la Diocesi stavano 'dentro di noi'...Io facevo fatica a dimenticare tanto che anche ora che ne scrivo sento il richiamo che viene da quella terra....Se non fosse avanti negli anni e se non temessi di disturbare ci passerei dei mesi laggiù....accanto a cristiani sorridenti, sereni, accoglienti.....nel ritmo pacato come le acque del "Backwaters"di una vita immersa nella natura lussureggiante.

Ma ci mancava di fare visita a una delle città più importanti del Kerala, dopo la capitale. Una metropoli di oltre 600.000 abitanti, che si offre al turista come una qualsiasi città dell'occidente, salvo poi ad accorgersi che alla periferia ci sono le baraccopoli.

File:Kochi India slums.jpg

Ho letto che la città ha avuto il suo sviluppo dopo l'anno 2003. Uno  sviluppo forsennato tanto da arrivare a gareggiare addirittura con la capitale. Si trova sul mare è localizzata sulla costa sud-ovest dell'India, all'estremità settentrionale di una penisola lunga 19 km e larga 1,5 km. Verso ovest, si apre il Mare arabico, su cui confluiscono, ad est, i fiumi che si originano tra i monti dei Ghati Kochi fu un notevole centro di commercio delle spezie fin dalle sue origini: era conosciuta in Europa sia dai Greci (che in India venivano chiamati Yavanas), sia dai Romani; vi erano rapporti commerciali pure con gli Ebrei e gli Arabi, ad occidente, e i Cinesi, ad est. Kochi sorse come importante centro di commercio soprattutto dopo la distruzione del porto di Kodungallur (Cranganore) ad opera di un'inondazione del fiume Periyar nel 1341; i primi riferimenti torici di questa città si ritrovano tra i manoscritti del commerciante cinese Ma Huan, durante la sua visita in città nel XV secolo. Altri importanti riferimenti ci giungono dal viaggiatore italiano Niccolò Da Conti, che visitò Kochi nel 1440 .

Pur ancora dominato dalle emozione del giorno precedente ho potuto osservare che Cochin doveva essere una città cosmopolita. Mi pareva che ci fosse altra gente oltre gli indiani anche perchè tutti vestivano all'occidentale. Si passeggiavatranquillamente sotto gli enormi alberi dei quali non ricordo il nome ma che mi hanno fatto impressione. Camminando in città con Samin visitiamo alcuni 'posti storici' con sufficiente interesse. Ci attende anche una gitya in barca...davvero interessante passando accanto alle famose reti dia pesca ben note come simboli di Cochin: ma sono reti cinesi e al di fuori della Cina Cochin è l'unica città che le ha volute. Il mercato del esce...meraviglioso anche se problemi igienici ci hanno turbato....Qualche notizia storica può essere di aiuto per capire l'oggi di questa città. In fondo anche il loro passato, del quale restano testimonianze, permette di capire meglio il presente. Le ho trovate conme sempre su Wikipedia: " Kochi cominciò ad acquistare importanza agli inizi del XV secolo quando vide un flusso migratorio dal vicino e antico porto di Cranganore  che si era progressivamente insabbiato. Fra questi numerosi commercianti ebrei che, secondo la tradizione, si erano installati su questo tratto di costa del Malabar fin dai tempi della distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera dell'imperatore Tito (70 d.C.). Quando, verso la fine del secolo, vi arrivarono i Portoghesi, la città formava un piccolo regno i cui sovrani erano impegnati a contrastare i progetti espansionistici dei sovrani di Calicut. I nuovi venuti furono bene accolti in quanto si vedeva in loro un valido alleato contro le mire egemoniche dei Zamorin che regnavano a Calicut. Fu così che nel 1501 i Portoghesi poterono costruire un forte. Trent'anni più tardi San Francesco Saverio vi fondò una missione apostolica. Gli Olandesi si installarono a Kochi nel 1595 e riuscirono a cacciar via i Portoghesi nel 1663. Il loro dominio durò poco più di un secolo. Gli Inglesi, infatti, si impossessarono del loro forte nel 1793"

La guida ci porta anzitutto alla Chiesa di San Francesco

Chiesa di San Francesco a Fort Cochin

L'interno della Chiesa di San Francesco

Deliziosa chiesa antica.; contiene il sepolcro vuoto di  Vasca de Gama, Dopo decenni i resti del navigatore furono  portati a Lisbona. Ma c'è molto da vedere. Vanno apprezzate le  tavolette di pietra commemorative che ricoprono le pareti. E' così possibile ottenere una conoscenza dei primi arrivati qui e sono vissuti e morti a Cochin,: olandesi, inglesi...davvero affascinante....

File:Cochin
 St. Francis Church.jpg

La chiesa di S.Francesco è la più antica chiesa Europea eretta in India, risale al 1503 e fu voluta dai frati francescani Portoghesi, fu inizialmente costruita in legno e poi eretta di nuovo in pietra. Nel 1779 subì l’intervento degli Olandesi Protestanti ed in seguito fu convertita in chiesa Anglicana dagli Inglesi, oggi invece è amministrata dalla Chiesa del Sud dell’India. Qui fu  sepolto  il corpo di Vasco da Gama nel 1524, anche se i resti sono stati riportati a Lisbona, rimane ancora oggi la sua lapide. 

Un'altra meta è stata la Vasco da Gama Square.. Si arriva alla piazza percorrendo la River Rd, ovvero la strada che costeggia il fiume. Da qui è possibile vedere all’opera le reti cinesi (chinese fishing nets), introdotte dai mercanti della corte di Kublai Khan, è l’unico posto oltre alla Cina dove si possono trovare questi grandi bilancini da pesca in tek dall’architettura bizzarra, rigorosamente manovrati a mano, o meglio “a peso”, perché a differenza delle nostre reti, queste vengono calate letteralmente passeggiando lungo il braccio principale. Dopo alcuni minuti vengono tirate su con l’ausilio di pesi e carrucole.

Reti da pesca cinesi

La stanchezza si faceva ormai sentire ma lo spettacolo  che avavamo davanti era davvero  incredibile....abbiamo preso una barca e dopo aver indossato i gialli e gonfi salvagenti veniamo portati in giro per la grande baia. Vedevamo la città dal mare in una gaia spensieratezza dettata anche dal riposo sulla comoda barca intenti solo a riempirsi gli occhi di quelle immagini che Gianni poi documenterà nelle stupende foto  alcune delle quale sono stati postate in questo sito. Era il tramonto...il sole scendeva in un orizzonte di fuoco...Le palme e gli altri alberi cercavano di coprirlo ma la sua ìimmensa luce' sfolgorava sulla baia....Ho nella mente ciò che,pensoso,   ho detto nel silenzio di quella realtà d'altro mondo: "Quanto sono belle le opere del Signore......... Benedite sole e luna il Signore, benedite uomini il Signore.... !"Tacevo, ricordo appoggiato alla spalliera della sicura barca che...correva sulle acque della baia,,,e lasciavo che tutto ciò che sfreccìava davanti a me entrasse nella mia memoria per non perderlo mai più.....La barca passò anche accanto ai pescatori sulla riva...quintali di pesci e grida gioiose di uomini che salutavano....Gioia quasi infantile ci prese, tutti....E dalla barca immerse nel crepuscolo le grandi reti cinesi si stagliavano all'orizzonte.....parevano lontane...Lo sfolgorante e ultimo raggio di sole finiva con il tramonto del grande astro nelle acque della grande baia.....Si faceva sera!

In precedenza però la giovane guida secondo programma ci portò in visita ad altre 'presenze storiche nella città. Secondo programma. Dapprima il palazzo olandedese  a Mattancherry.

Palazzo Mattancherry con il suo fascino medievale,  'stato costruito dai portoghesi e presentato al Veera Kerala Varma (1537-1565), Raja di Kochi, nel 1555 dC. Gli olandesi fecero delle  ristrutturazioni nel 1663, e da allora in poi fu popolarmente chiamato Palazzo olandese.  Oggi, è una galleria di ritratti di Cochin Rajas notevole per alcuni tra i migliori murales mitologiche in India nelle migliori tradizioni dell'arte dei templi Hindu. Il palazzo fu costruito per placare il re dopo aver saccheggiato un tempio nelle vicinanze.

Il Palazzo

Il palazzo è una struttura quadrangolare costruito in Nalukettu stile, lo stile tradizionale dell'architettura del  Kerala con un cortile al centro. Nel cortile si trova un piccolo tempio dedicato a 'Pazhayannur Bhagavati', la dea protettrice della famiglia reale Kochi . Ci sono altri due templi su entrambi i lati del palazzo, uno dedicato al Signore Krishna e l'altra al Signore Shiva . Alcuni elementi di architettura, come per esempio la natura delle sue arcate e la percentuale delle sue camere sono indicativi di influenza europea in stile di base Nāluketttu. 

 

Murales

Numerosi affreschi raffiguranti indù arte religiosa adornano le pareti del Palazzo.

La gloria del palazzo poggia su un gran numero di affreschi, eseguiti secondo le migliori tradizioni dell'arte dei templi Hindu,  La  camera da letto  del re o Palliyara, a sinistra dell'ingresso è degno di nota con il suo basso soffitto in legno  I dipinti sono attribuiti alla vena artistica della mente di Veera Kerala Verma . 

Le camere scale superiori, in particolare quello della sala dell'incoronazione contengono alcuni murales. Le notevoli composizioni di questa sezione sono - Lakshmi seduto sul loto, dormendo Vishnu (Ananthasayanamurti), Shiva e Parvati seduti con Ardhanariswara e altre dee, l'incoronazione di Rama e Krishna sollevamento monte Govardhana

Beh...tutto bello soprattutto per i richiami storici. Ma quel giorno ci siamo saliti a fatica immersi in una folla di indiani che venivano in visita. Per la verità i cosiddetti tesori di quel palazzo non li ricordo tranne qualche ritratto e soprattutto i murales. Siamo scesi abbastanza velocemente dalle stanze superiori....

Sanim aveva ancora una proposta da farci. Muoversi in visita alla sinagoga ebraica nell'omonimo quartiere. Una viuzza stretta in un quartiere della città vecchia. C'era gente in visita. Turisti come noi.

 The Mattancherry Synagogue in Kochi. Photo:H. Vibhu

 La presenza degli ebrei in Cochin sembra essere da antica data. Ne è una testimonianza l'antica sinagoga posta nel cuore della città vecchia tra stradine  affollate. Qualcuno, come noi che l'ha visitata ha scritto un commento interessante: nella sinagoga 'un ebreo non manca mai. Legge la Bibbia in qualche angolo. E' ancora una sinagoga viva per gli ebrei della città. La visita non dura molto...c'è da camminare per il quartiere e qui sì ci sono sorprese: negozi immensi dove si può trovare di tutto. Sono gli antiquari. Immaginarsi le nostre donne....Ricordo il 'desiderio' di qualcuna di noi di possedere un elefantino commosse tutti quanti...finchè quualcuno s'è deciso ad acquistarlo. Era davvero...carino! E' così vero?

Ho trovato un commento interessante di una giovane turista: "E'  un posto assolutamente da non perdere se siete a fort kochin,  ,interessantissimo dal mio punto di vista, Mattancherry con i suoi negozi di antiquariato, mezzi rigattieri, gallerie d'arte e varie boutiques è un posto in cui spendere almeno mezza giornata e magari qualche rupia (qualcosa troverete sicuramente!!!!). trovo molto affascinante raggiungere mattan....da fort cochin a piedi osservando tutti i vari negozi di qualsiasi tipo che si incontrano durante il percorso, e tutte le attività che si svolgono, non abbiate paura nel curiosare all'indiana e chiedere tutto cio sarà ripagato"

Il nostro Gianni ci mostrerà con la sua documentazione fotografica  quella zona e quei negozi stracolmi di ogni ben di Dio...arte indiana ovviamente!

Ma il viaggio stava per finire. Ho dato uno sguardo al programma dell'agenzia: ""In serata, trasferimento all'aeoporto per l'imbarco  sul volo notturno di rientro. Nelle primissime ore del giorno dopo, la partenza. In mezzo a una folla di indiani raggiungiamo l'aeroporto.

Attendiamo le prime ore del mattino...Quando l'aeromobile si stacca un nodo mi prende alla gola: lascio un mondo che sa di antico, lascio un'umanità che ho cercato di conoscere, lascio una filosofia tutta da studiare, lascia il sorriso dei piccoli e la pace degli adulti, lascia una civiltà che si sta svegliando e che in pochi anni è  arrivata ad essere forse la seconda potenza economica del mondo. Il futuro sta dalla loro parte....ma loro gli hindi non sapranno e  non potranno fare a meno dei loro poemi, delle loro divinità perchè sono uomini  e donne che 'cercano il senso della loro vita....L'aereo, mastodontico corre per il cielo all'alba. Sotto si succedono paesaggi  sconosciuti fino a Abu Dabhi, nell'aeroporto immenso, simbolo di una ricchezza sfrontata, impressionante testimonianza della ricchezza di quel paese Cfr. video) ....Una sosta e poi il ritorno.....A casa...A casa....nel cuore uno struggente desiderio: ritorno all'India!

Un'idea...solo un'idea di ciò che è l'aeroporto degli Emirati arabi.....