18.06.2013

E' un'altra pagina del sito dedicata alle vicende del Libano, la terra che amo e che ho visitato più volte, la Chiesa dei santi maroniti, la comunità cristiana dove svolge il suo ministero pastorale il giovane vescovo Mons. Alwan Hanna. Le  notizie che raccolgo sono quotidiane. Ma pubblico solo quelle che ritengo possano aiutare a capire la difficile situazione di tutto il Medio oriente in particolare, appunto, del Libano. L'arttività del patriarca è encomiabile.Credo proceda bene anche il rinnovamento della Chiesa maronita. Ma le difficoltà restano e preoccupano. Dal sito di Radio Vaticana ho raccolto questa notizia che mi ha fatto piacere, la consacrazione del Libano alla Madonna Immacolata avvenuta ad Harissa che ben conosco dove rettore è Mons. Kalil Alwan fratello di Mons. Hanna. La fiducia che i cristiani libanesi portano in Maria li sostiene nel procurare  con la loro attività e la loro testimonianza, al paese tempi più sereni denunciando anche chi lavora contro.

Libano: il Patriarca Rai consacra la nazione al Cuore Immacolato di Maria

Il patriarca di Antiochia dei Maroniti Boutros Bechara Rai ha consacrato il Libano e tutto il Medio Oriente al Cuore Immacolato di Maria, pregando che tutti i popoli della regione siano liberati “dai peccati che portano a divisioni, aggressioni e violenza”. L'atto solenne di consacrazione è avvenuto domenica scorsa, con la recita di una supplica letta in margine alla liturgia eucaristica presieduta dal Patriarca nel Santuario nazionale di Nostra Signora del Libano a Harissa, alla presenza del Presidente libanese Michel Sleiman e del Primo Ministro designato Tammam Salam. Tutt'intorno alla Basilica si è raccolta una moltitudine di fedeli per implorare con l'atto di consacrazione che il Paese dei cedri non sia travolto dal contagio di conflitti settari che dilaniano la Siria. Durante l'omelia, il card. Rai ha associato i musulmani all'atto di consacrazione, ricordando che il Libano è l'unico Paese dove la Solennità dell'Annunciazione, il 25 marzo, viene celebrata insieme da cristiani e musulmani come festa nazionale. Il Patriarca ha anche ribadito l'urgenza di una riconciliazione tra le forze politiche e in particolare tra le due coalizioni contrapposte – quella dell'8 marzo e quella del 14 marzo – , da lui stigmatizzate per aver compromesso “l'immagine del Libano e la sua coesistenza”, paralizzando le istituzioni e spingendo il popolo libanese a coinvolgersi nel conflitto siriano. Il Capo della Chiesa maronita ha anche ribadito il suo pieno supporto al Presidente Sleiman e ha definito l'esercito regolare libanese come l'unico, legittimo “protettore” del Libano. (R.P.)

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2  Luglio 2013

MI fa paura quanto sta succedendo in Libano....La situazione critica in cui versa la vicina Siria ha penose ripercussioni sulla fragile pace in Libano. Dal sito dei Francescani vengo a sapere che a Sidone, una città del Libano al sud, che ben conosco per averla visitata almeno quattro volte si è svolta una vera battaglia con morti e feriti....Rimango in attesa di sapere caltre notizie e intanto non mi resta che pregare, pregare per i miei confratelli maroniti, primi fra tutti il patriarca Boutros Rai, , S. Eccellenza Mons. Hanna Alwan e suo fratello Kalil....

 

In Libano decine di morti negli scontri a Sidone

di Carlo Giorgi | 25 giugno 2013

Militari libanesi per le strade di Sidone

In Libano aumentano in modo preoccupante gli scontri armati conseguenza del conflitto siriano. L’ultimo, sanguinosissimo, si è consumato tra domenica e lunedì nella città costiera di Sidone – fino ad oggi rimasta estranea al sangue – dove milizie fondamentaliste sunnite si sono scontrate con l’esercito libanese. Al termine della battaglia sono rimasti uccisi 17 militari, 40 fondamentalisti e due civili. Il giornale libanese online Al Akhbar, di seguito alla notizia degli scontri di Sidone, ha pubblicato oggi una mappa dei focolai che stanno infiammando il Paese. Secondo Al Akhbar sarebbero almeno quattro le aree critiche: la città di Tripoli, dove da molti mesi si combatte (come abbiamo raccontato più volte sul nostro sito); la città di Sidone; il quartiere di Tariq al-Jdideh, a Beirut; e la strada costiera tra Tripoli e Sidone, all’altezza dell’abitato di Nehme.

I gruppi armati che operano in Tripoli, Sidone e nel distretto Tariq al-Jdideh di Beirut hanno tutti metodi e organizzazioni simili – spiega Al Akhbar –, ciò significa che potrebbero essere coordinati dalla stessa struttura». I recenti scontri di Sidone, in particolare, sono stati provocati dalle milizie di Ahmad al-Assir, un salafita particolarmente noto in Libano per le sue posizioni antisiriane e i suoi gesti eclatanti. Lo scorso sabato circa 120 miliziani di al-Assir si sono riversati per le strade di Sidone sparando in aria e contro alcuni edifici che sarebbero appartenuti ad Hezbollah. I miliziani sarebbero stati a loro volta attaccati con mitragliatori e lancia granate, venendo dispersi. Il giorno dopo, domenica 23 giugno, però, i miliziani sarebbero passati al contrattacco aggredendo un checkpoint dell'esercito libanese e uccidendo tre soldati. Questo avrebbe portato alla reazione dei militari e alle decine di morti sul campo.

Gli scontri di Sidone costituiscono un passo preoccupante verso l’inasprimento della situazione libanese. Infatti è la prima volta che i seguaci di Ahmad al-Assir provano sul campo la loro forza militare. Fino ad oggi al-Assir si era limitato a violenti comizi contro Bashar al-Assad e contro il movimento sciita Hezbollah, nei quali invitava i suoi a combattere a fianco dei ribelli in Siria. In Libano, però, era stato protagonista solo di provocazioni al limite del lecito, come quando lo scorso inverno portò un pullman carico di salafiti (donne completamente velate e uomini dalla lunga barba) nella località sciistica di Faraya, tradizionalmente cristiana, suscitando feroci polemiche da parte maronita. La svolta militare di al-Assir adesso sembra però irreversibile: secondo il sito di informazione libanese Yalibnan, Bassam al-Dada esponente del Libero esercito siriano, ha dichiarato che al-Assir dopo gli scontri di domenica si sarebbe rifugiato in Siria, sotto la protezione del Libero esercito, dove avrebbe intenzione di organizzare un «Libero esercito libanese», sul modello del Libero esercito siriano poiché il Libano oggi sarebbe «occupato da Hezbollah».

La mappa dei focolai di guerra disseminati in Libano del giornale Al Akhbar spiega che a Tripoli i miliziani sunniti impegnati negli scontri sarebbero poche centinaia. Nel quartiere di Tariq al-Jdideh, a Beirut, sarebbero un migliaio ma con poca esperienza militare. Il vicino campo profughi palestinese di Sabra e Chatila fornirebbe però uomini armati alle milizie. Infine i gruppi di uomini armati che operano sulla strada costiera da Tripoli a Sidone sarebbero circa 200 e sarebbero impegnati a controllare questa via di comunicazione essenziale per il Paese.

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Deve essere davvero critica la situazione politica e quindi sociale in Libano se lo stesso patriarca Rai in una sua omelia ha fatto dichiarazioni piuttosto coraggiose davanti all'aggravarsi della situazione.  Non mi riesce di comunicare con Mons. Hanna: lui sa che condivido la loro passione, nella preghiera a San Marone, alla Vergine del Libano in Harissa, nel cercare di capire  quanto sta succedendo in quella terra dalla fede antica. Ciò che mi sorprende ogni giorno di più è la indifferenza degli islamici sciti o sunniti che siano davanti al morire della gente.Combattere sembra una ragione di vita, da quella parti: non importa se poi ci si lascia la pelle. Non è che scorrendo il Corano si possano trovare motivi perchè i credenti facciano delle scelte diverse da quelle attuali? Anche noi cristiani, quando la religione era mista alla politica, ci siamo battuti gli uni contro gli altri...Ma non per ragioni di fede...altri erano i motivi: l'egemonia di una potenza sulle altre...e la religione in quei contesti poteva servirel..No, vedere il Libano sfasciarsi sotto i colpi di una lotta intestina mi addolora...E loro, i maroniti, sono lì a dire che ci sono alre vie per risolvere gli inevitabili problemi legati a una convivenza tra diverse etnie e diverse religioni. Ecco quanto scrive Radio Vaticana sull'intervento del Patriarca maronita Rai.

 

 


Il patriarca Raï: le milizie confessionali porteranno il Libano alla rovina



 

Qualsiasi esercito non statale deve essere considerato “illegittimo” e provocherà il ritorno del Paese alla “legge della giungla e a un aumento dei crimini, fenomeno che purtroppo stiamo già registrando”. Così il patriarca di Antiochia dei maroniti Béchara Boutros Raï ha lanciato l'ennesimo allarme sul destino del Paese dei Cedri nel corso di un'omelia tenuta questa domenica ad Harissa. Il capo della Chiesa maronita ha invitato le fazioni politiche a riconciliarsi in un nuovo contratto sociale, sulla base del Patto nazionale del 1943 con cui cristiani e musulmani concordarono la gestione paritaria del potere politico e delle cariche istituzionali nel Libano divenuto indipendente dalla Francia. Secondo il patriarca, il conflitto tra le fazioni politiche sta contribuendo alla “distruzione del Paese”. Una deriva che può essere fermata solo ritornando al Patto fondativo “con il quale i libanesi costruirono il loro Paese sulla base della convivenza, preservando il Libano nei confronti di qualsiasi lealismo verso altre nazioni dell'Oriente o dell'Occidente”. Secondo il procuratore patriarcale maronita presso la Santa Sede, Francois Eid, i riferimenti storici contenuti nell'omelia del Patriarca Raï hanno un nesso evidente con la situazione drammatica vissuta oggi dal Paese: “Già nel 1943” spiega all'Agenzia Fides mons. Eid “i libanesi decisero di rimanere indipendenti rispetto ai blocchi geopolitici e alle potenze regionali che esercitavano la loro influenza nel Medio Oriente. Cristiani e musulmani sottoscrissero l'accordo sulla gestione del potere su base paritaria. Tale criterio è stato confermato dal Trattato di Taif, dopo la guerra civile. Ma adesso in molti, sulla base di considerazioni di ordine demografico, dicono che quella linea va accantonata per passare a una gestione tripartita del potere, che divida le cariche e i posti di responsabilità tra cristiani, sciiti e sunniti”. Anche l'accenno agli eserciti confessionali contenuto nell'omelia del Patriarca tocca, secondo mons. Eid, un nervo scoperto dell'attuale crisi libanese: “Le milizie sciite di Hezbollah sono scese al fianco del regime siriano. Mentre i miliziani salafiti sono andati in Siria per combattere al fianco dei ribelli. Il nostro Paese è già immerso in quel conflitto terribile. E questo, per il Libano, può essere devastante”.

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23 luglio 2013
Nei miei viaggi in Libano accompagnato da Mons. Hanna ho potuto visitare il sud del Libano a ridosso della terra di Israele. Ho attraversato l'intera regione fino a raggiungere il distaccamento italiano dell'Onu a colloquio con il suo comandante. Sidone, Tiro e ancora più giù (da quelle parti c'è anche l'antica cittadina fenicia  di Sarepta ben nota agli archeologi e sede vescovile. Attualmente il suo vescovo e S. Ecc.za Mons. Hanna Alwan, situata tra Tirco e Sidone).

In questi viaggi attraversando cittadine chiaramente islamiche mi venivano  indicate  le bandiere degli Hezbollah, appese sui piloni della luce o sugli ingressi di edifici pubblici. E una parte del Libano dove operano gli hezbollah anche in campo sociale. Forse è bene sapere alcune notizie che riprendo da Wikipedia per avere un'idea più precisa di quel mondo tanto confuso. "Hezbollah o izb Allāh  ossia Partito di Dio, è un partito politico sciita del Libano fondato nel giugno 1982, dotato di un'ala militare, con sede in Libano. Hezbollah è anche un importante finanziatore di servizi sociali scuole, ospedali e servizi agricoli per migliaia di libanesi, e svolge un ruolo significativo nella politica libanese.È considerato come un movimento di resistenza da gran parte del mondo arabo e musulmano. Alcuni paesi musulmani schierati con gli Stati Uniti come Arabia Saudita, Egitto (durante la dittatura di Hosni Mubarak) e Giordania hanno condannato le azioni di Hezbollah, mentre Siria e Iran sono favorevoli alle azioni dell'organizzazione.L'Unione Europea ha inizialmente rifiutato di qualificare Hezbollah come organizzazione terroristica, tuttavia, il Parlamento europeo ha adottato il 10 marzo 2005 una risoluzione, non vincolante, che di fatto accusa Hezbollah di aver condotto “attività terroriste”; il Consiglio d'Europa ha poi accusato Imad Mughiyah di essere membro di Hezbollah e di terrorismo; Stati Uniti, Egitto,Israele, Australia, e Canada la considerano parimenti organizzazione terroristica."

Oggi. da Radio Vaticana ci giunge una notizia che potrebbe avere conseguenze, scondo me, imprevedibili.

Per l’Ue, Hezbollah organizzazione terroristica



 

 

 

 

 

 

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L’Unione Europea ha inserito l’ala militare di Hezbollah nella lista nera del terrorismo. L’intento, secondo gli esperti, è di cercare di separare la parte militare del movimento da quella del partito che, in Libano, ha milioni di elettori. Soddisfazione della Casa Bianca, mentre la tv di Hezbollah ha criticato la decisione. Amedeo Lomonaco ha intervistato Lorenzo Trombetta, corrispondente da Beirut per l’Ansa.

R. - E’ una decisione importante, dal punto di vista politico ininfluente, perché i membri del braccio armato di Hezbollah, da quando la decisione entrerà in vigore in Europa, non potranno entrare nei Paesi membri dell’Unione con un visto e i loro eventuali beni presenti nelle banche europee saranno congelati; detto questo, è evidente che membri ufficiali dell’ala armata di Hezbollah non girano in Europa con tanta facilità e i loro beni - se c’erano in Europa - sono stati da tempo trasferiti altrove.

D. - E’ una decisione, questa, frutto di un ampio dibattito all’interno dell’Unione Europea...

R. - Il dibattito sulla messa al bando del braccio armato di Hezbollah da parte dell’Unione Europea va avanti da molto tempo. Hezbollah ha già avviato le eventuali contromosse da questo punto di vista: tra l’altro, i ministri dell’Unione Europea hanno detto nei giorni scorsi che questa eventuale decisione - che poi oggi è stata presa - non avrebbe influito sui rapporti politici tra Bruxelles e tutti gli attori politici libanesi, ricordando appunto che Hezbollah è un partito membro non solo del Parlamento, ma anche del governo dimissionario.

D. - Quali i sentori di una possibile operatività di Hezbollah in Europa?

R. - Ci sono stati due casi evidenti. Un membro di Hezbollah ha confessato al Tribunale cipriota di esser parte dell’organizzazione libanese e di essere lì a Cipro per coordinare delle attività e delle azioni del movimento sciita; mentre un anno fa - il 18 luglio del 2012 - in un attentato in Bulgaria, dove furono uccisi tra l’altro alcuni israeliani, le autorità bulgare hanno successivamente individuato alcuni membri di Hezbollah come autori, e forse addirittura anche mandanti, dell’attentato. Il processo è ancora in corso, ma soltanto l’ombra di un sospetto ha spinto alcuni membri dell’Unione Europea ad avanzare la richiesta di inserire Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche.

D. - L’intento è di cercare di separare l’ala militare del movimento da quella del partito, che ha milioni di elettori. E’ realizzabile questa divisione tra le due facce di Hezbollah?

R. - Non è riuscita da parte di altri Paesi europei, che hanno inserito già da anni Hezbollah nelle proprie liste nere nazionali. Per questo gli Stati Uniti, da tempo, hanno inserito tutta l’organizzazione - la parte politica e militare e quella sociale ed economica nella stessa lista terroristica, proprio perché è un partito i cui vertici dominano tutti i vari bracci della sua azione. Quindi è difficile distinguere poi, nel dettaglio, se un membro appartiene a quella ala o all’ala politica.

D. - In Libano, dove Hezbollah gestisce ospedali, scuole e strutture caritative, il movimento probabilmente non è percepito dalla maggior parte della popolazione come un’organizzazione terroristica…

R. - Assolutamente! Innanzitutto per la stragrande maggioranza dei libanesi, Hezbollah ha ancora una eredità, una legittimità come movimento di resistenza armato contro l’occupazione israeliana. Nessuno considera Hezbollah un movimento terroristico! Però la legittimità politica e pubblica di Hezbollah, in questi anni, ha subito un calo sempre più marcato: la legittimità di Hezbollah si è mantenuta, ma sono emerse delle crepe in questa sua popolarità, perché molti hanno sostenuto che Hezbollah avesse tirato dentro il Libano in una guerra - nel 2006 - dai costi umani e infrastrutturali molto alti. Queste ulteriori crepe sono emerse in modo più evidente da quanto Hezbollah è coinvolto militarmente e pubblicamente nella guerra in Siria, al fianco delle truppe del presidente Bashar al- Assad"

Dal sito di Radio Vaticana

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Da qualche tempo, forse un mese non aggiorno questo sito. Ho passato giorni in un viaggio in Francia, in Normandia e Britannia e quindici giorni alle terme di Pejo per le cure. Il 'silenzio' dunque non è dovuto a pigrizia. Ho continuato a seguire le vicende della Chiesa in medio oriente, in particolare in Libano dove ho amici e dove vorrei poter tornare almeno un'altra volta! In questi giorni - fine settembre 2013, ho avuto gradita la visita di Mons. Hanna, il vescovo maronita che ha celebrato in Seregno la solenne festività della Dedicazione della Basilica (Cfr nella pagina: Chiesa di Seregno una piccola cronaca dei giorni di Mons. Hanna)

Ora riprendo a 'dire' quanto riesco a capire delle vicende di quella terra martoriata e di quella Chiesa nella prova.  Anche per i presuli del Medio Oriente, di tutte le confessioni cristiane stanno interrogandosi sulla cosidetta 'primavera araba'. Si rendono conto,a mio parere, che non si tratta proprio di una primavera di quei popoli ma forse di un inoltrato inverno...Riporto qui una notizia presa da Radio Vaticana che è sempre attenta all'evolversi della situazione della Chiesa in Medio oriente.   Ho ritenuto anche di rendere nota un'intervista fatta al Patriarca dei maroniti Rai apparsa sul sito 'Rosso porprora'. Un'intervcista che permette di capire la difficile situazione in cui si trovano i cristiani del Medio oriemte.

 

BECHARA RAI: NO A INTERVENTO IN SIRIA, STRATEGIA PERVERSA IN LIBANO, INVERNO ARABO – di GIUSEPPE RUSCONI –  30 agosto 2013

Nel Medio Oriente anche il Libano (scosso negli ultimi giorni da gravi attentati) sta vivendo ore febbrili per le disastrose ripercussioni che un intervento militare in Siria avrebbe sui suoi fragili equilibri di Paese con forti componenti cristiane, sunnite e sciite. Nell’intervista che segue il patriarca maronita Béchara Boutros cardinale Raï, tradizionale garante dell’unità del Paese, esprime le sue preoccupate valutazioni sulla situazione libanese, sull’eventuale intervento in Siria, sulla cosiddetta ‘Primavera araba’, sulla strategia occidentale per un mondo arabo debole.  

Patriarca, è stato sorpreso dal gravissimo duplice attentato di venerdì scorso (45 i morti complessivi) a Tripoli? Oppure si poteva temere che succedesse?

Purtroppo negli ultimi tempi la violenza è notevolmente aumentata e si poteva temere di tutto. Non ci si aspettava però così tanta crudeltà, soprattutto perché le vittime sia degli attentati di Tripoli che di quello precedente di Beirut sono stati bambini, anziani, uomini e donne innocenti che non c’entravano nulla con i conflitti politici. Tali attentati sono legati agli avvenimenti in Siria e al conflitto regionale tra Sunniti e Sciiti.

Si può pensare che gli attentati, prima nel quartiere sciita di Beirut (il più sanguinoso il 15 agosto, con 27 morti) e poi nella città capoluogo del Libano settentrionale, siano espressione di una volontà di far precipitare anche il Libano in una nuova guerra civile?

Certamente dal modo, dal luogo e dal tempo in cui sono stati compiuti gli attentati, emerge chiaramente che gli autori mirano a contrapporre gli Sciiti ai Sunniti e a infiammare la miccia del conflitto civile in Libano. Tuttavia,  grazie a Dio e alla volontà dei cittadini semplici e al loro rifiuto delle guerre e della violenza, questi criminali attentati e micidiali piani non sono riusciti per ora a raggiungere i loro obiettivi. La gente non vuole più guerre, però lo spirito maligno e la volontà del male stanno insidiano ancora tante anime e  tentano sempre di immettervi il seme della discordia. Il Patriarcato sta facendo tutti gli sforzi necessari per giungere ad una riconciliazione sociale tra Sunniti e Sciiti. La riconciliazione politica è invece legata allo sviluppo del conflitto confessionale Sunniti-Sciiti, cioè tra Arabia Saudita (che sostiene i sunniti) e Iran (che appoggia gli sciiti).

La cosiddetta ‘Primavera araba’ è da tempo ormai caratterizzata da sanguinose divisioni interne al mondo musulmano, tra sciiti e sunniti, tra moderati e fondamentalisti. Lei teme che anche nel Libano si stia sviluppando la stessa perversa strategia?

Spero di no, ma gli eventi dimostrano purtroppo che qualche perversa strategia si sta già da tempo provando a imporre sulla piazza libanese. Noi stiamo cercando di far capire a tutti e soprattutto ai nostri politici che le divisioni e il linguaggio della violenza e degli armi non hanno mai risolto i problemi, anzi li hanno sempre maggiormente complicati e a caro prezzo di sangue umano innocente. Li abbiamo sempre invitati a mettersi attorno a un tavolo per discutere insieme e risolvere i problemi con il dialogo tra fratelli e ponendo come priorità il bene comune, la salvaguardia degli istituzioni dello Stato e la pace sociale. Ci stiamo ancora provando. Quanto alla "Primavera araba" non può essere raggiunta mediante la violenza e la guerra. IL Libano della convivialità esemplare tra Cristiani e Musulmani , del pluralismo e del sistema democratico, dovrebbe contribuire alla realizzazione della desiderata "Primavera araba".

Alcuni Stati dell’Occidente (oltre a qualche Stato arabo) hanno aiutato concretamente sia i Fratelli musulmani in Egitto che gli insorti anti-Assad in Siria. Perché?

Noi temiamo che l'aiuto ai Fratelli musulmani o ad altri gruppi fondamentalisti in Egitto o in Siria sia fatto solo per fomentare interminabili guerre e mettere gli uni contro gli altri a scopo di contribuire, in questo modo, alle divisioni e alla frammentazione dei Paesi arabi e alla creazione di piccole isole di regimi fanatici. Questo piano non solo elimina i Paesi forti dalla mappa del Medio Oriente ma come conseguenza avrà la presenza di piccoli Paesi fondamentalisti  pronti da veri e propri ordigni all'esplosione in qualsiasi momento serva a mantenere la regione in una perturbazione continua senza una pace durevole.

Sarebbe auspicabile oggi un intervento militare internazionale in Siria, analogamente a quello fatto nel 2003 contro l’Iraq da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti?

Assolutamente no. Sarebbe invece auspicabile che queste grandi potenze cerchino di non mandare armi per stimolare e infiammare le guerre e contribuire al versamento di altre sangue; piuttosto usino il loro peso politico per trovare soluzioni pacifiche che risparmino vittime e distruzioni. Sarebbe auspicabile che tutte le grandi potenze aiutino i Paesi in difficoltà a trovare soluzioni pacifiche ai loro conflitti con il dialogo e i negoziati politici,  invece di preparare interventi militari che non fanno altro che incrementare l'odio dei popoli verso tali grandi potenze, come è stato il caso dell'Iraq, dove abbiamo perso un milione di cristiani su un milione e mezzo. L'Iraq oggi e in balia del conflitto tra Sunniti e Sciiti.

Quali frutti fin qui ha portato la cosiddetta ‘Primavera araba’ ai cristiani del Medio Oriente?

Per ora questa primavera è stata solo un inverno e una notte senza alba, non solo per i cristiani ma anche per tutti quanti. Senza dubbio i cristiani continuano a pagare il prezzo più alto: basta vedere ciò che è successo poche settimane fa in Egitto, (incendi di chiese, massacri di cristiani, sfollamento ed esodi forzati) e l’identico fenomeno è accaduto in Iraq e continua a succedere ora anche in Siria e altrove. Il Medio Oriente che era la culla del cristianesimo si sta svuotando massicciamente di  cristiani, tra tante sofferenze e spesso non senza versamento di sangue.

Lei pensa che i cristiani del Libano, politicamente sempre divisi tra appoggio alla coalizione a guida sunnita e quella a guida sciita, possano finalmente trovare un’unità forte nel cercare di impedire una nuova guerra civile?

Da quando sono alla guida della Chiesa maronita sto cercando, in tutti i modi, di far capire ai politici maroniti che non siamo contro la loro partecipazione alle diverse coalizioni politiche nel Paese, ma che nel contempo devono essere uniti su alcune priorità e principi inalienabili che noi tutti dobbiamo difendere. Dobbiamo tutti essere uniti: in caso contrario sono in gioco la nostra stessa esistenza e la sopravvivenza del Libano stesso. Tra queste priorità figurano ad esempio l'indipendenza del Libano e la sua sovranità, la tutela delle istituzioni dello Stato, la neutralità del Libano, la difesa delle libertà e della vera democrazia, ecc… Senza dubbio i cristiani oggi hanno un ruolo e un dovere da assumere; soprattutto devono essere l'elemento pacificatore fra i due grandi gruppi islamici del Paese, ma non possono farlo finché sono divisi fra di loro.

Perché ha voluto andare a Tripoli domenica scorsa? Come hanno reagito gli esponenti delle comunità religiose sunnita e sciita e il popolo musulmano?

Sono andato domenica a Tripoli per presentare le condoglianze ed esprimere la mia solidarietà ai responsabili sunniti della città e ai familiari delle vittime; lunedì invece ho fatto la stessa visita a Beirut presso gli Sciiti, colpiti dall’altro gravissimo attentato. In tutte e due i casi ho voluto evidenziare la necessità di smettere di versare sangue: basta con la violenza fratricida, siamo tutti figli dello stesso Paese,   dobbiamo vivere insieme in pace, dialogando quando abbiamo divergenze. Non dobbiamo cadere nella trappola di chi vuole il male e la guerra civile, dobbiamo essere solidali anche perché ciò che nuoce all’uno nuoce pure all’altro: quando uno piange, piange anche l’altro, dato che siamo fratelli. Ho fatto un appello ai politici perché finalmente discutano seriamente sulla formazione del governo. La gente non ne può più del loro atteggiamento sbagliato e irresponsabile: le loro divisioni costituiscono un terreno fertile per gli attentati e indeboliscono gravemente la sicurezza del Paese. 

 

L'intervista è apparsa - in versione leggermente ridotta - sul 'Corriere del Ticino' del 5 settembre 2013 e sulla 'Gaceta' di Madrid ( cartacea e web) in traduzione spagnola. 

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Libano. I patriarchi cattolici d'Oriente: la primavera araba si è trasformata in ferro e fuoco



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella giornata di ieri (27 settembre 2013,  il Consiglio dei patriarchi cattolici d'Oriente si è riunito nella sede del patriarcato maronita a Bkerké (Libano) per una riflessione condivisa davanti alle convulsioni che sconvolgono la regione mediorientale, mettendo a rischio il futuro di comunità cristiane di tradizione apostolica radicate in quell'area. Alla riunione, ospitata dal patriarca maronita e card. Bechara Boutros Rai, hanno preso parte tra gli altri il patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, il patriarca greci-melkita Grégoire III Laham, il patriarca siro-cattolico Ignatius Yusuf III Yunan e il patriarca armeno cattolico Nerses Bedros XIX. Nell'intervento d'apertura, il patriarca Rai ha fatto riferimento al Sinodo ordinario sul Medio Oriente svoltosi in Vaticano nell'ottobre 2010, ricordando che proprio la fine di quel Sinodo “coincideva con l'inizio della Primavera araba. Disgraziatamente” ha commentato il patriarca maronita “quella Primavera si è trasformata in inverno, in ferro e fuoco, in stragi e distruzioni, proprio quando i popoli aspiravano a una nuova vita e a delle riforme, nell'universo della globalizzazione”. Oggi più che mai – ha continuato il cardinale libanese - “questa regione ha bisogno del Vangelo di Gesù, quello della pace, della verità, della fraternità e della giustizia, perché se il mondo perde il Vangelo, conoscerà una situazione di distruzione, come quella che noi viviamo oggi”. Il patriarca Rai ha anche riferito che i patriarchi cattolici d'Oriente si ritroveranno a Roma con Papa Francesco per un incontro “che avrà luogo a novembre e al quale si uniranno anche rappresentanti delle Chiese ortodosse”. L'incontro è previsto dopo l'Assemblea plenaria della Congregazione per le Chiese orientali. Nelle riunioni con il Papa e i suoi collaboratori, i patriarchi cattolici del Medio Oriente, insieme agli arcivescovi maggiori che guidano le altre compagini ecclesiali cattoliche di rito orientale, richiameranno l'attenzione su questioni pastorali e canoniche come l'elezione dei vescovi nelle Chiese cattoliche orientali. Il summit fornirà anche occasione per riflettere insieme sul futuro dei cristiani in Medio Oriente, nel tentativo di delineare criteri di discernimento pastorale condivisi davanti ai conflitti che dilaniano la regione, a partire dalla tragedia siriana. (R.P.)

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CHI E' S. ECC. MONS. HANNA ALWAN
 
Il mio rapporto con il Libano nasce dall'aver incontrato una persona squisita tanti anni fa. Giovane  prete maronita era in Roma per un ministero impegnativo,  Mons. Hanna Alwan accettò il mio invito a venire  a Garbagnate Milanese prima e poi a Lissone per le confessioni nei tempi forti: il Natale,  la Santa Pasqua, la settimana santa. Nacque una relazione fraterna, amicale che mi ha indotto a visitare più volte quella terra così ricca di storia e così bella, erede della civiltà fenicia, distesa lungo il mare mediterraneo con la storica capitale Beirut e la famosa Bekaa e le colline con la valle dei santi (nel sito si trova una descrizione di quella terra...). Ora che è Vescovo della Chiesa maronita e stretto collaboratore del Patriarca Boutros (Pietro) Rai è bene conoscerLo meglio. Ecco il suo profilo che  ci aiuta a entrare nella sua storia oltre che nella sua complessa personalità umana e sacerdotale. Spero che mi  conceda anche in futura la sua fraterna amicizia!
 

Mons. Hanna Alwan, è nato a Aytou (Libano) il 20 settembre 1954.
Dopo gli studi primari alla Scuola Francescana "Terra Santa" di Tripoli e secondari al Collegio degli Apostoli a Jounieh, ha studiato all’Università Cattolica di Friburgo (Svizzera) e all’Università Saint-Esprit di Kaslik, dove ha conseguito la licenza in teologia; quindi alla Pontificia Università Lateranense, ottenendo il dottorato in Utroque Iure sul tema " Diritto islamico e diritto canonico". In Libano ha seguito un corso di informatica giuridica presso il Ministero della Giustizia.
È religioso della Congregazione dei Missionari Libanesi Maroniti detti "Kremisti". È entrato in noviziato nel 1971 ed ha emesso i voti perpetui nel 1979. È stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1981 a Jounieh.Dal 1986 al 1991 è stato giudice al Tribunale Unificato Maronita, Procuratore Generale ed Economo della sua Congregazione religiosa (1988-1991). Nel contempo, ha svolto diverse mansioni: Direttore del Collège des Apôtres a Jounieh; Professore e Decano della sezione di Diritto canonico presso l’Istituto Superiore de La Sagesse a Beirut.
Chiamato a Roma nel 1991, è stato nominato prima Promotore di Giustizia Aggiunto, poi Difensore del Vincolo (1991-1996) e infine Prelato Uditore presso il Tribunale della Rota Romana (1996-2011), svolgendo, altresì, il compito di Docente di Giurisprudenza allo Studio Rotale.
È stato Rettore del Pontificio Collegio Maronita a Roma dal 2000 fino al 2010.È Consultore della Congregazione per le Chiese Orientali e Commissario presso la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
È autore di diverse pubblicazioni apparse in riviste di carattere giuridico.Oltre all’arabo, parla il francese, l’inglese, l’italiano ed il tedesco, e conosce lo spagnolo, il portoghese, il siriaco.
Mons. Hanna Alwan  é il Vescovo titolare della sede di Sarepta dei Maroniti.

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A queste notizie 'personali' su Mons. Hanna Alwan faccio seguire una sua intervista 'datata' del 2008. Allora Mons. Hanna era giudice della Sacra Rota, docente nelle università romane e rettore del Collegio Maronita. Un'intervista che ritengo 'utile' per conoscere il Libano e la Chiesa maronita. Con la sua solita chiarezza Monsignore ci apre alla conoscenza di una realtà del Medio Oriente oggi tormentata dalle ricadute drammatiche della guerra in Siria. Ringrazio 'Rosso porpora' per averla pubblicata e che riprendo integralmente nel  mio  sito.

 

INTERVISTA SUI MARONITI A MONS. HANNA ALWAN - 'Il CONSULENTE RE' DI APRILE 2008

A colloquio con monsignor Hanna Alwan, rettore del Pontificio Collegio Maronita di Roma, su passato e presente della Chiesa orientale che ha contribuito i misura determinante a plasmare l’identità del Libano – Le origini dei maroniti – I rapporti con la Chiesa latina – Le differenze con la liturgia romana – Le odierne divisioni dolorose tra i maroniti

Monsignor Alwan, come sono nati i maroniti? Le pongo questa domanda poiché c’è chi li fa risalire all’eremita san Marone del IV secolo e chi al vescovo san Giovanni Marone del VII secolo…

Possiamo dire che ambedue hanno ragione. Storicamente erano chiamati maroniti coloro che si rifacevano all’eremita san Marone (morto nel 410), che viveva su una montagna presso Apamea nell’attuale Siria. Erano cristiani come tutti, fedeli ai sette Concili ecumenici convocati fino ad allora: erano indicati come maroniti poiché vivevano secondo la spiritualità di san Marone e dei suoi discepoli. Invece la Chiesa maronita, istituzionalmente intesa, è nata con il vescovo san Giovanni Marone, che nel 687 i maroniti che erano nel Libano elessero come primo patriarca, con il titolo di patriarca d’Antiochia (e di tutto l’Oriente). E’ noto che ormai da anni Antiochia era caduta  in mano musulmana.    

Proseguiamo nella vicenda maronita. C’è chi dice che mai i maroniti si staccarono dalla Chiesa di Roma e chi invece annota che ciò avvenne: lo ‘strappo’ sarebbe stato ricucito grazie ai Crociati. Mi spieghi Lei…

Per rispondere bene alla domanda è necessario conoscere più che la storia la geografia dei maroniti. I maroniti, in parte fuggiti dalla Siria a causa dell’espansione musulmana, risiedevano in gran parte nella montagna del Libano. Lì erano quasi isolati dal resto della Cristianità; certo i loro vescovi partecipavano ai concili e ai sinodi della Chiesa universale, ma i fedeli vivevano proprio per ragioni geografiche ai margini della stessa. Teologicamente non c’è nessuna prova che si siano mai staccati dalla fede comune a tutti i cristiani; alcuni teologi e storici hanno accusato di ‘deviazioni’ la Chiesa maronita, di aver aderito all’eresia monotelita, condannata dal sesto Concilio ecumenico di Costaninopoli. Ma, ripeto, non esiste nessuna prova di ciò.

Del resto nel 1744 Benedetto XIV ha riconosciuto in un documento ufficiale l’ortodossia della Chiesa maronita…

Addirittura verso la fine del Seicento un alunno del Collegio maronita – poi divenuto patriarca – ha scritto diversi volumi apologetici del pensiero maronita, rispondendo alle accuse formulate. Oggi il patriarca Stefano Douaihy è considerato uno dei patriarchi più grandi della Chiesa maronita ed è in corso la sua causa di beatificazione.

E per quanto riguarda i contatti con i Crociati?

I maroniti stavano sulla montagna del Libano già prima dello scisma fra le Chiese d’Oriente e Roma; avevano solo un passaggio verso il mare. E’ vero che, con l’arrivo dei Crociati, hanno ripreso i contatti con l’Occidente. Però, lo ribadisco, mai si sono allontanati dalla Chiesa. Il maronita dice che la sua fede è quella di Pietro e magari nella storia non sempre ha saputo il nome del Pietro regnante. Il maronita crede fermamente al primato dei successori di Pietro.

 

Monsignor Alwan, la Chiesa maronita non è monolitica al suo interno, ma ha diverse componenti. Quali?

E’ opportuno prima evidenziare che la Chiesa maronita non è un ordine religioso, come pensa qualcuno, ma è una vera chiesa sui iuris: è formata da gerarchia e fedeli, divisi in parrocchie, raggruppate in eparchie (diocesi) con il loro vescovo. Poi ci sono, nell’alto della piramide, il sinodo e il patriarca, capo e padre (caput et pater) della Chiesa maronita. Come vede, l’organizzazione è analoga a quella della Chiesa latina di Roma e delle Chiese orientali. Nella Chiesa maronita esistono tre ordini religiosi e una congregazione religiosa, tutti maschili; mentre a livello femminile ci sono diversi monasteri sui iuris di monache e alcune congregazioni religiose. Gli ordini sono stati riconosciuti proprio dal patriarca Douaihy di cui abbiamo parlato prima e in seguito, approvati da Roma, sono divenuti di diritto pontificio. In precedenza erano molto diffusi gli eremiti sull’esempio di san Marone, sparsi in diversi monasteri nella regione; si raggrupparono alla fine del Seicento in due ordini, quello dei monaci maroniti e quello antoniano. Il primo si divise in due rami, quello libanese e quello aleppino, quest’ultimo dal nome della città siriana da cui venivano i fondatori. I monaci aleppini poi presero il nome di monaci mariamiti (Ordine maronita della Beata Vergine Maria). La congregazione religiosa è invece stata fondata verso la fine del XIX secolo, al tempo dell’Impero ottomano, dal vescovo Youhanna Habib che era uno dei due giudici civili del Libano, quello per i cristiani (l’altro era per i musulmani). Il giudice ammirava l’apostolato dei gesuiti e voleva farsi gesuita. Rifiutò di lasciarsi corrompere dall’emiro druso per una causa che giudicava, litigò con lui e lasciò la carriera giuridica. Andò dal patriarca, divenne sacerdote, poi vescovo e fondò la Congregazione dei missionari libanesi maroniti:  quella di cui ho l’onore di far parte.

Per quanto riguarda i rami femminili?

La congregazione della santa famiglia maronita è stata fondata da un patriarca. Analogamente a quanto successo in campo maschile, le religiose sparse in diversi monasteri si sono raggruppate nell’ordine delle monache maronite e quello delle antoniane. Oggi esistono ancora nella montagna libanese alcuni conventi di monache ‘autonome’ da ogni ordine o congregazione, con i loro propri statuti e costituzioni monacali.

In tale contesto qual è la funzione del Patriarca?

E’ il capo della Chiesa maronita. Il titolo di patriarca non è sostanzialmente simbolico o solo onorifico, come può essere quello della Chiesa latina di Gerusalemme o di Venezia. Il patriarca maronita è come tutti i patriarchi orientali capi di chiese, ha una vera giurisdizione sui fedeli maroniti compresi tutti i vescovi e gli istituti religiosi nel mondo. Il Sinodo dei vescovi maroniti, convocato e presieduto dal patriarca, esercita il potere supremo legislativo e giudiziario sulla Chiesa maronita Il potere amministrativo è del patriarca con il Sinodo permanente, un piccolo Sinodo formato da quattro vescovi.

Quali sono i rapporti con il Papa?

La Chiesa maronita è indipendente, definita in diritto canonico come chiesa sui iuris, così come le altre Chiese orientali; è unita a Roma, riconoscendo il Papa capo della Chiesa universale, successore di Pietro, che ha una giurisdizione diretta, immediata, ordinaria sui fedeli cattolici in tutto il mondo compresi anche quelli delle Chiese orientali. La comunione con Roma viene espressa tramite il patriarca, che un tempo riceveva il pallio dal Papa. Dopo la promulgazione del nuovo codice di diritto canonico, l’unione con Roma non si manifesta più con il pallio, ma con la lettera che il Papa scrive in risposta a quella inviatagli dal patriarca eletto, riaffermando la sua unione con l’intera Chiesa universale.

Quali le differenze principali nella liturgia tra Chiesa maronita e Chiesa latina?

La Chiesa maronita celebra secondo il rito siro-antiocheno. La struttura della celebrazione dell’Eucaristia non è molto diversa; le preghiere sì. Noi facciamo molto riferimento a preghiere dei padri delle Chiese orientali come i sant’Efrem, san Giacomo di Sarough, san Giovanni Crisostomo…

Molti i segni di croce, gli incensi…

L’atmosfera è più mistica, più orientale, più spirituale. Abbiamo un forte senso del sacro nella divina Eucaristia: durante la celebrazione bisogna far sentire la presenza del sacro con i segni di croce, l’incenso, le processioni, i canti…

Come si pone la Chiesa maronita nel confronti del celibato ecclesiastico?

Come le Chiese orientali, quella maronita da sempre ha un clero anche di coniugati. Il seminarista, prima di accedere all’ordinazione diagonale e presbiterale, deve decidere se sposarsi oppure non. Se opta per la prima ipotesi, si sposa e solo successivamente verrà ordinato. Fino a qualche tempo fa i nostri vescovi attendevano che la famiglia fosse solida, con qualche figlio, prima di ordinare il nuovo sacerdote. Oggi si attende un minimo di cinque anni dopo il matrimonio.

Il sacerdote sposato con figli dovrà occuparsi anche della propria famiglia, oltre che del proprio gregge… non è uno svantaggio pratico sotto diversi aspetti?

Certo il sacerdote che ha una famiglia di tre, quattro, cinque figli deve occuparsi di essa e del suo mantenimento: dunque ha meno tempo per dedicarsi alla pastorale e allo studio. E’ logico che in genere il clero celibe è più preparato, anche perché è più libero e ha più tempo per farlo.

Qual è la percentuale oggi di preti sposati in Libano?

Poco più di un terzo è sposato e generalmente si cura di parrocchie rurali, di montagna. Alcuni si dimostrano comunque molto attivi

Il sacerdote sposato può diventare vescovo?

Né vescovo né vicario generale. I vescovi prima erano scelti tutti tra i monaci.

Quali sono i rapporti nella storia tra la Chiesa maronita e l’entità chiamata Libano?

La Chiesa maronita non è nata in Libano, ma in Siria. Però pochi sono i maroniti in Siria, perché quel Paese è per la sua posizione geografica facile preda di invasioni, come è stato per quella musulmana. La maggior parte dei maroniti si è trasferita in Libano già dal tempo dei discepoli di san Marone, già dal V secolo. Probabilmente anche sulla costa, a Tiro e a Sidone, c’erano altri cristiani già ai tempi degli Apostoli: ma di loro non abbiamo notizie certe. Così i maroniti sono divenuti i “cristiani del Libano”: sulla montagna accoglievano tutti i popoli che chiedevano rifugio, anche perseguitati come drusi, sunniti, armeni ed altri. Un’altra forte comunità maronita è cresciuta già dai primi secoli a Cipro.

Però è l’identità del Libano che i maroniti hanno plasmato

Fino alla prima guerra mondiale il Libano era quasi identificato con i maroniti. L’Impero ottomano aveva lasciato un’ ampia autonomia di governo ai patriarchi maroniti e al Libano, ‘protetto’ dalle cinque potenze occidentali. I cristiani nel 1932 erano ancora il 62% della popolazione. E’ per opera dei patriarchi maroniti e per merito delle loro politiche ed amicizie con l’Occidente che il Libano ha ottenuto l’indipendenza nel 1943: nel “Patto nazionale” ai cristiani viene garantita la presidenza della Repubblica, ai sunniti quella del governo, agli sciiti quella del parlamento. Il parlamento è diviso per metà tra cristiani e musulmani. L’accordo allora fu solo verbale ed è stato messo per iscritto solo con gli accordi di Taif del 1990.      

Nel 1975 è incominciata una lunga guerra libanese

E’ iniziata come guerra tra palestinesi e libanesi, in particolare tra palestinesi e cristiano maroniti. In effetti i profughi palestinesi avevano i loro campi in posizione strategica fin dentro Beirut, così da controllare l’intera città. A un certo momento la popolazione, pur con tutta la comprensione possibile per il dramma dei profughi, non poteva più accettare tale situazione di subalternità libanese. Sono stati diciassette anni di scontri continui, in cui si sono affrontati tutti contro tutti, passando gli anni anche all’interno dello schieramento cristiano. Ne hanno approfittato diversi altri Stati, intervenendo pesantemente nella guerra per ragioni geopolitiche e per ambizioni territoriali.

Quello che fa impressione sono ad esempio gli scontri tra cristiani. Dipende forse anche dal fatto che in Libano ogni grande famiglia aveva una sorta di suo feudo?

Purtroppo questo dramma ha alla sua origine un residuo dell’eredità turca, che ha creato una mentalità feudale per dividere e comandare (come del resto è capitato anche in altre parti del mondo, ivi compreso l’Occidente). Le divisioni interne convenivano a tutti coloro che avevano mire strategiche sul Libano. Certo sarebbe stato e sarebbe opportuno che tale tipo di divisione interna sparisse!

Le divisioni tra i cristiani si registrano ancora oggi, nonostante gli appelli incessanti del patriarca. Pensi a tutto quanto si riferisce all’elezione del presidente della Repubblica: una parte dei cristiani è alleato con Hezbollah, un’altra parte con i sunniti…

Il Libano è un Paese cui molti guardano con attenzione, interessati a lasciarlo diviso per poterlo meglio utilizzare per obiettivi politici. Non è facile uscire da tale situazione. Può darsi che molti cristiani (e anche sunniti e anche sciiti) in cuor loro desiderino l’unità nazionale: ma per loro è difficile rompere le alleanze attuali, svincolarsi da chi dà loro i mezzi per vivere e per governare o dominare. In tale contesto è difficile essere ottimisti a breve termine sul futuro del Libano. 

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Martedì 19 novembre 2013

UNA PAROLA PER SPIEGARMI

Chi mi conosce sa quanto ami il Libano. Un paese che ho più volte visitato, una chiesa, quella maronita, che mi ha accolto più volte con fraterna amicizia e simpatia, un presbiterio impegnato, zelante intelligente, generoso. Perdonalità libanesi mi hanno concesso amicizia, come S. Ecc. Mons. Hanna Alwan. amico fraterno. Per questa mia 'devozione' a un paese che nell'antico testamento era ben conosciuto e tante volte citato e che Gesù ha visitato, passando per Tiro e Sidone, nel Libano del sud.  Per tutto questo ho voluto inserire, fino ad ora, tre pagine dedicate proprio allal Chiesa maronita e alle vicende spesso drammatiche di quell'amato paese.

Però da un po di tempo ho mancato di informare su  quanto succede in Libano. Ha fatto fatica a reperire notizie sul Web e il sito dei maroniti scritto in arabo non mi permette di  'conoscere'' la testimonianza cristiana che quella Chiesa offre al mondo intero.

Chiedo dunque scusa per tutto questo anche se è mia intenzione raccogliere notizie che nel loro insieme possono aiutarci a 'entrare' in quel mondo, e a conoscerne i problermi, le speranze, i timori...

Così la preghiera avrà il sapore anche della condivisione: è una preghiera che si eleva al Dio della pace e a Cristo principe della pace e alla Vergine, regina della pace ndelle comunità cristiane maronite  in Libano.....

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Martedì 19 Novembre 2013

Beirut. Bomba uccide 23 persone. Il card. Bechara Rai: confidiamo in "Ginevra 2"



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gravissimo attentato stamani a Beirut. Due violente esplosioni hanno colpito la zona dell’ambasciata iraniana in Libano. 23 morti e 146 feriti costituiscono il bilancio provvisorio dell’attacco terroristico, nel quale ha perso la vita, tra gli altri, anche l’addetto culturale dell’ambasciata, il religioso sciita Ibrahim Ansari. Tra le cause dell’accaduto, allo studio degli esperti le connessioni tra la guerra civile in Siria, l’appoggio al governo di Damasco da parte di Teheran, ma anche il ruolo nel conflitto della milizia sciita libanese hezbollah. Giancarlo La Vella ha intervistato il card. Béchara Boutros Raї, patriarca di Antiochia dei Maroniti, che oltre ad esprimere condanna e dolore per quanto avvenuto, fa un’analisi della situazione:

R. - Sappiamo che il contesto è sempre quello della guerra in Siria, dove Stati sunniti e Stati sciiti stanno combattendo attraverso siriani, mercenari, gruppi fondamentalisti. Poi, ci troviamo sempre anche nel contesto del famoso grande conflitto tra sunniti e sciiti nel mondo arabo mediorientale, conflitto che ha anche delle implicazioni internazionali. Quindi, c’è la partecipazione nella guerra in Siria di entrambe le parti.

D. - Qual è la via d’uscita, considerando che la comunità internazionale si sta comunque muovendo a livello diplomatico?

R. - Facciamo un nuovo appello affinché la Conferenza di pace “Ginevra 2” possa portare qualcosa di positivo. Noi vogliamo unire la nostra voce a quella del Santo Padre, per trovare una soluzione pacifica in Siria e anche in Iraq, e soprattutto per trovare una soluzione di intesa tra sunniti e sciiti, perché questo è alla base di tutti i problemi, oltre al problema del conflitto israelo-palestinese. Esprimiamo attraverso la Radio Vaticana la nostra condanna, ma anche il nostro auspicio rivolto alla comunità internazionale nel dire basta al fatto che della povera gente muoia tutti i giorni: sono vittime innocenti. Bisogna che le soluzioni diplomatiche prevalgano.

D. - Quando queste cose avvengono in Libano, la cosa è ancora più dolorosa perché il Paese è stato colpito da anni e anni di sanguinosa guerra civile…

 R. - Il Libano purtroppo paga per tutti. Paga le conseguenze dell’interminabile conflitto israelo-palestinese, paga il grande conflitto regionale, ormai divenuto internazionale, tra sunniti e sciiti, paga le conseguenze della guerra in corso in Siria.                                                                                                                                                                                                                                               Libano è diviso dal punto di vista politico; è bloccato. Non si riesce a formare un governo                 da sette mesi. Abbiamo 1 milione e mezzo di profughi siriani sul territorio libanese e mezzo milione di profughi palestinesi. Questo povero Libano, che rappresenta una porta aperta per tutti quanti, per l’intesa e la concordia, sta invece pagando per i conflitti di tutti gli altri. Anche in tal caso noi auspichiamo la mediazione dei Paesi amici, in particolar modo della Santa Sede, per salvare questo Paese, un Paese che tutti gli arabi descrivono come una necessità, una sorta di polmone. Però, nonostante questo, sta subendo gravi conseguenze.

Dal sito Radio Vaticana

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

Libano, 2010

A Sidone Mons. Hanna con Don Pino e la 'bella' sorella'!

Libano 2010

Mons. Hanna ai famosi 'cedri del Libano'

Libano 2010

Harissa, il monte sui svetta la Vergine patrona del Libano

Libano 2010

Mons. Hanna alla valle dei santi

Libano 2010

Al campo dell'Onu del contingente italiano. Il comandante con Mons. Hanna, Don Pino e il rettore del collegio maronita.